Il fallimento nel rilancio del Marsala. Tutti gli atti di una tragicommedia

Il fallimento nel rilancio del Marsala. Tutti gli atti di una tragicommedia

di Alessandro Morichetti

Roberto Loconte è uno studente del Master in Cultura del vino italiano presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Questo articolo è la sua prova d’esame in Enogiornalismo e Wine Blogging.

Come è possibile che il Marsala, grande vino d’Italia, sia potuto finire nella parte più bassa dello scaffale del supermercato? Per rispondere a questo interrogativo ho raccolto ed elaborato diversi dati; ecco la breve storia di cosa (non) è successo al mio vino di stile ossidativo preferito.

Nel 1896 Salvatore Mondini scrisse un opuscolo sull’Industria dei vini Marsala in Sicilia, dove suggeriva “razionalità nella concorrenza, limitando l’industria solo a quegli stabilimenti che possano esercitarla con mezzi convenienti” al fine di impedire un’inevitabile crisi. Era davvero questo il modo migliore per farlo? L’istituzione del Consorzio fra i produttori di Marsala avrebbe, se effettivamente realizzato, soddisfatto due scopi:

“1°)  La salvaguardia dei vigneti dalla filossera; vigneti dai quali si ricava la materia prima per la fabbricazione del Marsala”.
“2°) La regolamentazione al consumo, eliminando le cause di ogni dannosa concorrenza e mantenendo buone le qualità e convenienti i prezzi”.

Mondini comunicò le sue idee a Vincenzo Florio, “padre del commercio siciliano”, vedendo in lui la speranza isolana. Tuttavia, le sue ricerche evidenziarono un’ossidazione da parte degli industriali locali, riluttanti a ogni forma di associazione.

mondini

IL RILANCIO DEL MARSALA. 1949, tentativo uno
L’Assemblea regionale siciliana, agli inizi del 1949, propose al Parlamento il seguente disegno di legge: “Norme relative al territorio di produzione e alle caratteristiche dei vini tipici denominati Marsala”. Il fermento era causato dalla rapida decrescita delle esportazioni del Marsala, che dai 176.349 ettolitri del 1936 era passato ai 5.365 nel 1947 – a causa della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, l’urlo dei produttori non era solo di disperazione per queste perdite bensì di rabbia e livore contro le frodi che avvenivano fuori dalla zona di produzione. Inoltre, il grande tema  dell’autorizzazione alla produzione dei Marsala Speciali (Marsala all’uovo, crema, mandorla, nocciola) divenne realtà.

La legge 1069 del 4 novembre 1950 stabiliva così i nuovi termini:
–       Il vino Marsala deve avere gradazione alcolica non inferiore al 17 per cento di alcol per distillazione e contenuto zuccherino non inferiore al 5 per cento.
–       L’autorizzazione alla produzione di Marsala Speciali.

Nel 1961, dieci anni dopo la legge, il Presidente della Repubblica emanò il decreto 1644 per l’esecuzione della legge stessa.

 

IL RILANCIO DEL MARSALA. 1980, tentativo due
L’euforia produttiva e di benessere degli anni ’60 contagiò senza troppa difficoltà la scena del Marsala; chi credeva nella possibilità di innovare sulla base di quanto fatto negli anni precedenti vide, in quel momento, una strada in discesa di fronte a sé. Dopo vent’anni, con rinnovato immobilismo, la situazione precipitò nuovamente, ritrovandosi a dover ripensare al rilancio. Giacomo Rallo confessò che, con l’entrata in vigore della nuova legge (1069 del 4 novembre  1950), il Marsala sarebbe stato manipolato e prodotto in qualsiasi zona senza alcun ritegno, incrementando così la produzione. Le sue idee sostenevano un restringimento della zona produttiva al fine di limitarne la sua alterazione. Così, il 25 gennaio del 1980 l’onorevole Saladino propose un nuovo disegno di legge, ponendosi l’ormai eterno dilemma: Come arginare il decadimento del Marsala? Ecco le nuove idee:
–       La riduzione della zona di produzione del Marsala.
–       L’abolizione dei Marsala Speciali. Solo il Marsala all’uovo e zabaione facevano eccezione.

La patata bollente passò dapprima nelle mani dell’onorevole Cupelli, il quale considerò addirittura l’idea di una produzione del Marsala rosso o rubino per le nuove generazioni che cominciavano ad avvicinarsi a questo vino, e il divieto di impiego del mosto cotto per alcune declinazioni della categoria Marsala Fine.

Vento di speranza soffiava sulle vigne marsalesi, tantoché l’onorevole Bortolani nel 1982 prese atto di tutte le precedenti richieste e con uno schiaffo estese il divieto di utilizzare la denominazione Marsala anche alle due grandi eccezioni: Marsala all’uovo e Zabaione. Vennero coniati così i nomi Cremovo zabaione aromatizzato e Cremovo vino aromatizzato, a patto che, almeno l’ottanta per cento del volume fosse vino Marsala. Finalmente, si giunse all’approvazione della legge n.851 del 28 novembre 1984 in cui, la Nuova disciplina del vino Marsala aveva l’obiettivo di mettere fine alla sua viltà. Il processo durò quattro lunghi anni, ma tuttora ci si interroga sull’efficacia delle restrizioni imposte in materia di estensione della zona di produzione e sull’eliminazione degli speciali. Siamo arrivati al 2016 e, eccezion fatta per qualche voce – De Bartoli su tutti –  questa domanda si perde inesorabilmente nel silenzio che regna sovrano nel deserto siciliano.

L’esistenza di una categoria speciale che prevede l’aggiunta di altri ingredienti pur mantenendo lo stesso nome e la stessa denominazione del vino principale è una caratteristica che il Marsala non condivide con nessun altro vino. Ahimé, è proprio questa peculiarità ad aver diluito, nel corso dei decenni, la percezione qualitativa del prodotto stesso; quella che era una sottoproduzione è diventata il biglietto da visita dell’intera famiglia, il suo rappresentante più diffuso, e ha permesso, a chi della qualità se ne infischia, di salire sul carro di uno dei più grandi vini di questo paese.

Penso a Marsala e leggo i recenti sviluppi di Asti e il suo Moscato, altra storia dolce e amara insieme.

Roberto Loconte

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.

11 Commenti

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Michelangelo

circa 5 mesi fa - Link

Articolo molto interessante Roberto, soprattutto per quelli come me che metterebbero una tenda difronte al cancello di De Bartoli a Contrada Samperi. Molti esperti del settore enologico, tra cui anche Armando Castagno, definiscono il Marsala uno dei più grandi vini d'Italia e addirittura del mondo, eppure le vendite di tale prodotto non danno segni di risalita. A questo punto mi chiedo:" Ci sarà un terzo tentativo?". Io spero tanto di si. Grazie di averne parlato, anyway.

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Roberto

circa 5 mesi fa - Link

Prego Michelangelo! Secondo me non sarà facile arrivare al terzo tentativo. Spero che i wine teller in giro per il mondo possano portare avanti una promozione di cuore nei confronti del più grande vino d'Italia

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Nelle Nuvole

circa 5 mesi fa - Link

Non so se il Marsala sia il più grande vino d'Italia. Sarebbe come affermare che Venezia è la più bella città del mondo. Perché in entrambi i casi si tratta di due Fuori Concorso, due galassie diverse, uniche, al di fuori di qualsiasi classificazione.
Per questo, per me, il Marsala ha bisogno di una campagna progettuale a tutto campo. Ha bisogno di Spielberg, di Steve Jobs, della barchetta di Fidel Castro, di Dante Alighieri e Isaac Newton, di Winston Churchill e Vladimir Lenin, di Giotto, Caravaggio e Francis Bacon.
La terra c'è, il vino c'è, ci sono anche gli uomini, serve solo quanto sopra: una squadra possente come una portaerei e motivata come un branco di lupi affamati.

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Gregorio

circa 5 mesi fa - Link

Purtroppo per Marsala la squadra Spielberg, Jobs, Castro e compagnia esiste solo nella fantasia.
Nella realtà ora questa denominazione può sicuramente contare su un promotore motivato e motivante come Roberto! Bravo!

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Roberto

circa 5 mesi fa - Link

Se cominciamo noi sconosciuti a parlarne, forse in un lasso di tempo breve una nave carica di Marsala potrà riprendere a conquistare il mondo!

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Hamlet

circa 5 mesi fa - Link

nell'articolo manca completamente un pezzo di storia, una grandissima occasione mancata per il Marsala: nel 1963 c'è la legge che istituisce le donominazioni di orgine e il Marsala ottiene la Doc nel 1969. Perché con la Doc non si ottiene il rilancio del Marsala? Ovviamente la colpa è solo dei produttori, non di altri

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Roberto

circa 5 mesi fa - Link

Caro Hamlet,
hai assolutamente ragione! Nella ricerca intrapresa il riconoscimento della DOC nel 1969 è stato ignorato volutamente considerando che la DOC avrebbe concesso molteplici manipolazioni. Nella legge del 1969, infatti, vengono definite le zone di produzione, resa per ettaro e gradazione alcolica naturale minima (12°). Tuttavia, il cambiamento drastico si sarebbe dovuto riscontrare con la legge del 1984 data l'eliminazione degli SPECIALI. Sono d'accordo con te riguardo la responsabilità

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wine princess

circa 5 mesi fa - Link

Oggi compito in classe. Tema: descrivi un vino sotto i 10 euro che ti è piaciuto ed un altro sopra i 100 che non ti è piaciuto. Svolgimento: Chardonnay '15 Di Lenardo, gustoso e fragrante, ben riuscito, facilmente abbinabile a tantissimi piatti. Voto 91/100, prezzo pagato in enoteca 7 euro. Appius '10 San Michele Appiano, legno estremamente coprente, palato poco reattivo, bottiglia non terminata. Voto 58/100, prezzo pagato in enoteca 110 euro. Entrambi bevuti pochi giorni orsono, durante le feste. Baci baci baci... e perdonatemi se ho divagato dal marsala che era l'argomento dell'articolo, grazie.

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Mattia Grazioli

circa 5 mesi fa - Link

58/100... sarà stata difettata!!!

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Josè Pellegrini

circa 5 mesi fa - Link

Considero il Marsala uno dei capolavori della natura e dell'intelligenza antica degli uomini che l'hanno "inventato". E mi sono speso chiesta come non sia mai venuto in mente a nessuno di realizzare una fiction con la storia di Florio e della nascita di questo straordinario vino..Forse l'italia ha troppi capolavori per poterli sostenere tutti come si dovrebbe . Intanto noi che lo amiamo questo Marsala non smettiamo di parlarne .

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Roberto

circa 5 mesi fa - Link

Non sarebbe male come idea!!

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