Il concorso nazionale del Pinot nero non è così nazionale

Il concorso nazionale del Pinot nero non è così nazionale

di Jacopo Cossater

L’immagine in apertura vale forse più di ogni possibile parola. Quella che vedete è infatti la lista dei migliori Pinot nero italiani emersa dal tradizionale concorso organizzato a Montagna, poco a sud di Bolzano, e giunto quest’anno alla sua 17a edizione. Una classifica che non lascia spazio ad alcun dubbio: i migliori vini di questa tipologia vengono tutti prodotti in Alto Adige, senza se e senza ma. “Facile – diceva un amico che commentava con me i risultati dopo averli visti su Facebook – è una degustazione organizzata da un gruppo di altoatesini durante la quale una giuria composta soprattutto da altoatesini valuta in Alto Adige quasi esclusivamente vini altoatesini. Cos’altro ti aspetteresti?

Okkey, ma è davvero così? Proviamo a partire dall’inizio: ogni anno a ridosso di Vinitaly, in aprile quindi, viene organizzato in Alto Adige da una locale associazione un concorso per stabilire quale sia il più buono dei Pinot nero italiani. Magari vi ricordate, nel 2015 sono stato in giuria anche io, nel 2017 Giovanni Corazzol. Come è bene evidenziato sul sito si tratta di un evento organizzato dall’associazione “Giornate altoatesine Pinot Nero” in collaborazione con i comuni di Egna e di Montagna e il centro sperimentale Laimburg. Un concorso che “si propone di valorizzare e promuovere la qualità del Pinot nero, favorirne la conoscenza e le peculiarità territoriali”.

Quest’anno i Pinot nero in degustazione erano 83, una partecipazione che come in tutti i concorsi non è gratuita e che in questo particolare caso prevedeva un costo per azienda di 122,00 euro e di 12 bottiglie. Di questi, circa il 52% erano altoatesini, 43 vini su 83, percentuale che sale al 72 se si contano anche i Pinot nero prodotti nel vicino Trentino. Se ci pensate bene ci sta, nessun’altra zona può vantare non solo una produzione così omogenea ma anche una storicità altrettanto radicata. Questo un estratto da un bellissimo articolo dedicato proprio al Pinot nero in Italia uscito l’anno scorso su Civiltà del Bere:

L’Alto Adige è stato il primo territorio, tra quelli oggi italiani, a importarlo: barbatelle di Bourgogne noir furono fornite all’Associazione agraria tirolese nel 1838, quando peraltro l’Alto Adige era austriaco. Le zone di Gries, Novacella e Rametz fornivano buoni vini fermi da Blauburgunder (Pinot nero) a fine Ottocento. Al volgere del secolo la produzione – scarsa in termini numerici, ma già celebrata per qualità – riguardava anche altri territori altoatesini, tra i quali il borgo di Mazzon, in comune di Egna, oggi giustamente stimato uno dei più vocati per il Pinot nero fuori dalla Francia.

Di pari passo con il numero dei vini altoatesini in concorso la giuria, come sempre composta da enologi, sommelier, giornalisti: 16 su 38 provenivano quest’anno dalla provincia di Bolzano. Il 42% del totale, numero che sale al 63% se si contano anche i vicini trentini.

Tutto bene quindi, tutto giusto. Il sottoscritto però fatica a farsi passare dalla testa la conversazione dell’altro giorno e l’idea che questo sia concorso che negli anni non è stato capace di aprirsi al resto della Penisola e riuscire così a coinvolgere alcune delle più interessanti espressioni di questo rosso prodotte al di fuori dell’Alto Adige (e del Trentino, anche se a guardare i risultati di quest’anno si tratta di provincia che ha raccolto molto meno di quanto seminato). Come se con il passare del tempo abbia continuato sulla strada più semplice: quella che ovviamente aggrada la stragrande maggioranza delle cantine partecipanti in un contesto prettamente legato all’organizzazione stessa. Però, insomma, l’accezione “nazionale” sembra oggi più che mai sullo sfondo, se rendo l’idea.

[immagine: Urano Cupisti]

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

34 Commenti

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Max Cochetti

circa 3 settimane fa - Link

Nel week-end vado da quelle parte e ti dico :D

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Stefano

circa 3 settimane fa - Link

D'accordissimo in linea di principio. Se poi però cerco dei nomi di vini fuori dall'AA, fatico a trovarne. Tu chi suggerisci?

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Massimiliano

circa 3 settimane fa - Link

Il Cuna di Podere Santa Felicita, Pinot Nero dalle colline casentinesi.

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lucio

circa 3 settimane fa - Link

Che non ha partecipato al concorso. vedi elenco dei vini partecipanti http://www.blauburgunder.it/weine/2018/?lang=it

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Jacopo Cossater

circa 3 settimane fa - Link

Il grande limite di ogni concorso - al di là dell'ovvia barriera di ingresso economica, per quanto ridotta - è la capacità di attrarre interesse nel senso più largo del termine. Includere invece di escludere. È quindi per certi versi inevitabile che alcuni dei più interessanti Pinot nero prodotti al di fuori dell'AA non siano presenti. Un peccato imho.

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Ziliovino

circa 3 settimane fa - Link

Beh, ancora una volta gli altoatesini hanno voluto rimarcare la superiorità rispetto a noi italiani: qui a sud di Trento un concorso autoreferenziale l'avremmo condito almeno con una parentopoli tra organizzatori e giurati e qualche bustarella per l'appalto per il buffet finale :-)

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

Concordo con l'articolo. Nello stesso tempo però per non mi vengono in mente Pinot Nero in Italia che tengano il passo del Trattman o del Sanct Valentin o del Terlan ( tre vini che conosco bene). Sarei curioso di sapere da chi ne sa di più i nomi di eccellenti esclusi da provare.

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Matteo

circa 3 settimane fa - Link

Si deve fare un po' di fatica ed avere un po' di fantasia per spingersi oltre i confini noti e giustamente ben presidiati, delle storiche aree maggiormente vocate (leggasi Alto Adige per l'appunto). Qualcuno ha già accennato ai PN del casentino: Santa Felicita e Civettaja. In Oltrepò c'è un ottimo Andrea Picchioni che sta con tenacia tirando fuori dei PN eccellenti, da un territorio noto per le bolle a buon mercato... Io invito ad una passeggiata sul Colle San Bartolo in provincia di Pesaro, per provare i PN di Fattoria Mancini. Sarebbe bello leggerne su queste pagine!

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Marco

circa 3 settimane fa - Link

Quoto in pieno.

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

Per dire: ottimo ma a mio parere ingiustamente poco considerato dal Concorso Nazionale è il Pinot Nero di Carlotto... che però è sempre di Mazzon.

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Max Cochetti

circa 3 settimane fa - Link

Qualche nome che sarei stato curioso di vedere: PN Ottin (vda), PN Poderi Concori (Toscan), PN Macea (Toscana) però mi sa un po' fuori dall'idea del pinot nero "classica" :) E poi sull'Etna non si sono messi a fare Pinot Nero? :D

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Jacopo Cossater

circa 3 settimane fa - Link

O La Civettaia, Podere Santa Felicita, Il Rio, Podere Fortuna per rimanere in Toscana. Ma ce ne sarebbero tanti anche tra Valle d'Aosta e Piemonte senza andare a scomodare alcune delle interpretazioni più personali ed interessanti del Collio.

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nicola

circa 3 settimane fa - Link

E' una serie di nomi molto interessanti. Da scarso conoscitore dei PN extra Alto Adige mi chiedo: sono vini che in un ipotetico "vero concorso nazionale" di PN combatterebbero ad armi pari con , che so, Girlan o Terlan? O sono piuttosto vini notevoli ma che per forza di cose dovrebbero giocare in un campionato minore rispetto ai sopracitati? Perché se la risposta è la prima trovo che allora sarebbe bello e lodevole far conoscere le migliori espressioni italiane ( e intendo davvero nazionali quindi) di un vino così prestigioso.... già aggiungere un vostro bignami dei 10 miglioni pinot nero sarebbe un ottimo punto di partenza!

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Jacopo Cossater

circa 3 settimane fa - Link

Non male come idea, ne parleremo tra noi di sicuro (grazie).

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Massimiliano

circa 3 settimane fa - Link

Una grave mancanza che noto anche fra i PN trentini è il nome di Elisabetta Dalzocchio, dalle parti di Rovereto. Ho bevuto qualche mese fa il 2013 e secondo me non sfigura tra i primi 4/5 in Italia!

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Alvaro pavan

circa 3 settimane fa - Link

Carlotto non sarà mai considerato in un concorso simile pur essendo il suo pinot nero tra i più autentici ed espressivi. Troppo viscerale per palati usi ai levigati gusti internazionali.

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Gianluca Zucco

circa 3 settimane fa - Link

Rimanendo fuori zona Alto Adige, per esempio il Case Via di Fontodi no? Ne rammento uno provato qualche anno fa davvero da lacrime, per non parlare di Vallarom. Entrambi fuori lista fra i presenti quest’anno.

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Vincenzo busiello

circa 3 settimane fa - Link

Secondo me buona parte dei PN altoatesini sono fatti con uve non giunte a completa maturazione . Mi sono fatto questa idea assaggiando vari PN italiani e sopratutto il pinot nero di bressan

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Andrea

circa 3 settimane fa - Link

Ma il Mazzon di Gottardi non era al concorso? E comunque non vedo nessun Mazzon fra i migliori. Allora: o non si è presentato nessuno che produce cru Mazzon o Mazzon non è un gran cru

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

il PN di Gottardi era al concorso ma non è piazzato nei primi 10. Il Girlan e il Kollerhof sono prodotti a Mazzon. Mi risulta inoltre che il Tramin contenga anche parte di uve da Mazzon. Il cru comunque non è grandissimo e bisogna considerare che due grandi produttori (Hofstatter e Franz Haas) con uve a Mazzon non hanno partecipato.

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Armando Castagno

circa 3 settimane fa - Link

Grazie della citazione del "bellissimo" pezzo uscito su Civiltà del Bere, Jacopo. Il pezzo è mio, e alla fine comprendeva una mia lista di dieci Pinot Nero italiani a mio giudizio meritevoli. Di questi, capitanati giustappunto dal meraviglioso vino di Elisabetta Dalzocchio, i PN altoatesini erano cinque.

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gp

circa 3 settimane fa - Link

Per informazione, i 10 PN sono questi: http://www.italianwinechronicle.com/pinot-noir-in-italy. Non so se nell'articolo di Civiltà del Bere si entrava nei dettagli delle singole annate: ho trovato molto diverse la 2012 e la 2013 di Dalzocchio e -- pur non amando in generale le annate calde -- preferisco nettamente la 2012, vino al tempo stesso perfettamente maturo (a differenza del 2013), di notevole carico speziato e ben contrastato .

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

Mi fa molto piacere che sia citato il pinot nero di Carlotto. Come scritto sopra lo giudico tra i migliori e mi spiace sia sottovalutato ai concorsi. Spero che tengano duro e continuino a fare il vino (ottimo) a modo loro.

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david

circa 3 settimane fa - Link

Sinceramente non ci vedo nulla di strano, già vari PN altoatesini sanno di poco o nulla, figurati quelli extra regione. Poi siamo tutti d'accordo che non è molto "nazionale" come concorso, ma amen, ce ne faremo una ragione. Poi, obbiettivamente, siete disposti a spendere così alla cieca 30 euri per un PN toscano o veneto?

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Max Cochetti

circa 3 settimane fa - Link

Sono stato domenica e grazie anche alla disponibilità dell'organizzazione, ho potuto assaggiare tutti i vini in concorso con calma nella saletta della stampa. Non era alla cieca, ma ho cercato di farmi portare i vini in ordine e solo dopo vedere il vino in questione (anche se sapevo che i primi 40 erano tutti AltoAdige). L'annata in questione era la 2015, tranne rarissime eccezioni (mi sembra solo il PN di Marco Buvoli fosse 2013). Erano inoltre disponibili all'assaggio, sempre 2015 alcuni vini austriaci, tedeschi, francesi ed alcuni del nuovo mondo. Tra gli assaggi che ho considerati migliori tra i pn in concorso ho segnato praticamente solo altoatesini ed 1 unica eccezione: il Segni di Langa di Gianluca Colombo (Roddi) che non conoscevo, ma che mi ha colpito decisamente. Tra gli altoatesini che mi sono piaciuti di più alla fine non mi ci ritrovo molto con la classifica (ad eccezione di Castelfeder che in effetti era tra i miei primi 5, ma più 3° o 4°). Mio migliore assaggio è infatti Castel Juval che non trovo tra i primi 10 e poi i PN della zona di Glen: il Riserva di Cortaccia ed il Riserva Maglen di Tramin (se non sbaglio unione delle uve provenienti da Mazzon e Glen). Tornando all'articolo, quindi mi ci ritrovo grosso modo con la scelta dei giurati. I PN altoatesini a differenze delle altre aree in concorso hanno evidenziato maggior complessità ed equilibrio (per esempio la pattuglia di vini trentini era quasi tutta piacevole, ma non aveva la complessità dell'AA) e confrontati soprattutto con i francesi 2015, già molto più pronti da bere. Facevano eccezione il Les Angles Volnay di Boillot (una bomba) e l'Alsace di Mochel (notevole). Fuori AA/Trentino poche bevute memorabili. Il già citato Segni di Langa e poco altro.

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Nicola

circa 3 settimane fa - Link

Grazie per la testimonianza. Personalmente ho bevuto il Borgum Novum al Vinitaly e l' ho trovato troppo carico, con un legno a mio parere troppo invasivo. Mi sembra "costruito" in modo un po' troppo piacione...lo bevevo con un amico e scherzano lo abbiamo definito " Super Bozen". Invece trovo che il Trattman e il Sanct Valentin abbiano un elegenza invidiabile... nettamente preferiti rispetto alla versione di Castelfeder. Invece il Maglen di Tramin mi è parso un po' troppo giovane e fresco, aveva un acidità che un po' mi ha dato noia...

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Max Cochetti

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Nicola, in effetti al primo giro in sala il Borgum Novum non mi aveva particolarmente colpito. In saletta alla fine di tutti gli assaggi ho riassaggiato i primi 3 della classifica e i 5 che mi erano piaciuti di più. Castelfeder era quello che era migliorato decisamente, probabilmente più per il fatto che la bottiglia fosse aperta da più di 2 ore, mentre in saletta, essendo tra i più richiesti, si beveva un vino appena aperto (ipotizzo). Confermo la freschezza del Maglen, ma è una delle caratteristiche che più mi è piaciuta. Ormai sono in pieno deriva "+ acidità per tutti" :D

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amedeo

circa 2 settimane fa - Link

Sono solo un appassionato di questo vitigno. E sono un degustatore indipendente. Qualche volta, come quest'anno ho partecipato a questa manifestazione. Non entro nel merito della discussione " manifestazione a livello nazionale o no..... la lista emersa.... ( una classifica ora emerge.. boh !!. Sarà un nuovo termine "giornalistico" oggi di moda)... e non voglio in questo mio intervento elencare quali sono i Pinot nero che ho appezzato di più e quelli che mi sono piaciuti di meno. Non capisco però come si possa apprezzare Castelfeder e allo stesso modo un Juval due Pinot completamente all'opposto come il Segni di Langa di Colombo. Sugli Pinot " stranieri" fuori concorso il Mochel era brett. puro.

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Max Cochetti

circa 2 settimane fa - Link

Io ho trovato brettato e molto chicotot, la bottiglia di Mochel non mi sembrava. O abbiamo assaggiato due bottiglie diverse o ho confuso gli appunti (probabile visto che ero al centesimo vino o giù di lì). Su Castel Juval, Castelfeder e Segni di Langa concordo molto che siano diversi, ma personalmente le ho trovate 3 ottime interpretazioni del pinot nero. Tu quali hai trovato particolarmente interessanti o sottotono?

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amedeo

circa 2 settimane fa - Link

Si il Chicolot anche per me non era pulitissimo, ma non ho trovato brett. Brettanomyces c'era nel Pommard Roy-Jacquelin come in tanti altri P.N. italiani in concorso ( compresi alcuni altoatesini). Mi chiedi quali ho trovato interessanti e quali sottotono. Beh! Ti posso dire che quando assaggio un Pinot nero penso subito alla sua "tipicità" legata al suo "terroir" che "in primis" per me è il potenziale qualitativo per ogni vino. E ancor più per il P.N. Risultato: mi sono piaciuti tutti quelli che rispecchiavano ciò ed erano puliti . Per dirla in altre parole : senza troppi interventi in cantina per renderli più " piacioni". Il Juval è uno di questi: semplice con tutti i crismi giusti del terroir della Val Venosta. E a proposito di tipicità dei P.N. altoatesini era interessante la degustazione ( nell'ambito delle Giornate) " Top of Pinot nero" l'incontro dove si sono potuti degustare nove P.N. di annate diverse e dove ho potuto godermi uno strepitoso Gottardi Riserva 2014 ancora di quelli " firmati" da Bruno Gottardi. Il suo riserva 2004 ( che non fu un'annata delle più facili) per il sottoscritto è stata solo una conferma in più sul Blauburgunder che ho amato tanto e amo ancora... per intenderci. Tutti i Gottardi sino all'annata 2009 dovrebbero, a mio giudizio, ( poi ognuno di noi ha i suoi gusti personali.. le sue idee e su questo non si discute.) dovrebbero far da importante riferimento a chiunque si avvicini al Pinot nero altoatesino. E anche se sono passati tanti anni e sono cambiate molte condizioni... " P.N. di Bruno Gottardi dovrebbero comunque far riflettere anche molti enologi - produttori del momento che hanno la fortuna di poter vinificare uve di Mazzon ma anche di altre zone vocate per il P.N. Comunque assaggiando queste ultime annate, compresa la recente 2015, sono convinto che alcuni di loro lo stanno facendo. Speriamo.

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Luca Meroni

circa 3 settimane fa - Link

Sono un appassionato di Pinot Nero ed assiduo frequentatore della manifestazione di Egna, unica nel suo genere nel panorama italiano. Non voglio parteggiare per nessuno in particolare, ma invito tutti quelli che scrivono senza aver potuto effettivamente confrontare sul campo i diversi produttori presenti a farci una scappata nelle future edizioni, così da poter giudicare in modo più obiettivo. Due soli appunti: negli ultimi 5 anni il distacco tra i Pinot Neri dell'Alto Adige e quelli delle altre regioni si è ampliato. Discorso Gottardi: è sempre stato uno dei miei preferiti, ma dopo la dipartita del capostipite è in caduta libera. Quest'anno al naso arrivava solo un aroma di fieno in fermentazione, c'era la tristezza negli occhi di tutti coloro che lo provavano. Peccato perché è stato IL Pinot Nero di riferimento ed il traino di tutta la zona per anni

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Gigi

circa 2 settimane fa - Link

Ciao a tutti, ho partecipato all'evento e lascio le mie impressioni, sui vini e sulla manifestazione, da appassionato che non si ritiene intenditore di PN. A me il 2015 di Castelfeder è piaciuto moltissimo, non è un vino pronto da bere ma ha una complessità e poliedricità impressionanti, è raffinato e intenso e lascia presagire un futuro glorioso. Ho partecipato alla degustazione verticale di Castelfeder, in cui sono assaggiate 7 annate (2015,14,13,12,07, 1996 e 1989). Nei vini si è sentita tanta continuità e voglia di perfezionarsi di volta in volta. Ognuno meritrerebbe di essere descritto ma tralascio per brevità. Il racconto della famiglia Giovanett è stato caldo e appassionato. A seguire, i banchi di assaggio degli 83 PN assortiti avevano pregi e difetti. I vini presentati erano numerosi e di alta qualità media, tuttavia le quantità versate erano esigue e non si potevano distintamente percepire i profumi, né farsi un'idea compiuta del prodotto assaggiato. L'impressione è che la bassa atesina sia diversi passi avanti rispetto alle restanti aree italiane, e non abbia molto da invidiare alle aree sacre del PN, perché se non riesce forse a toccare le punte più alte, garantisce comunque una qualità media e un rapporto qualità/prezzo di massimo livello. Anche qui ci sarebbe molto altro da dire ma ho già scritto troppo. Nel complesso consiglierei a tutti di partecipare all'evento e di godersi un weekend tra le dolomiti in un periodo privo del turismo di massa invernale o estivo.

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Peter Dipoli

circa 2 settimane fa - Link

Egregio Signor Cossater,

amici mi hanno fatto leggere il suo articolo apparso su Intravino il 3 maggio 2018. Nel suddetto articolo lei critica il fatto che i Pinot nero dell'Alto Adige siano in netta maggioranza in rapporto a quelli extra regionali, come pure la provenienza dei degustatori.

Sui numeri non si discute. Però mi permetta di fare alcune considerazioni a riguardo.

L’ufficio del comitato organizzatore dispone precisamente di 400 nominativi di produttori nazionali di Pinot nero, tutti invitati a partecipare al nostro concorso. Di questi circa 100 sono collocati in Alto Adige. A tale proposito vorrei ricordare che, proprio per rispettare il termine “nazionale” al quale il comitato tiene molto, le aziende regionali possono aderire soltanto con un’etichetta. Come motivo principale per la non partecipazione al concorso di questi produttori extra regionali ci vengono comunicati:

la mancanza dell’annata richiesta, sia per esaurimento come per disponibilità (non ancora in commercio) della medesima. Potrei aggiungere un ulteriore punto che è la convinzione di non raggiungere un risultato soddisfacente (obiettivo di ogni concorso) e pagare ancora per questo 122 €. Sarei felicissimo se lei, eventualmente con l’aiuto del suo amico citato nell'articolo, ci desse una mano per “aprire” il concorso convincendo sempre più numerosi produttori extra regionali a partecipare al medesimo. Per quanto riguarda il Trentino, la sua presenza è piuttosto limitata unicamente perché, a differenza dell’Alto Adige, i produttori di Pinot nero sono pochi (60 contattati).

Confermo la maggioranza di enologi regionali nella giuria. Il motivo non è soltanto economico (costi per vitto e alloggio) ma soprattutto perché è intenzione del comitato ottenere una valutazione del Pinot nero ponendo l’attenzione sulla tipicità varietale che sta alla base del potenziale qualitativo di ogni vitigno e che, soprattutto per il Pinot nero, è legato alla vocazione specifica del terroir dove viene coltivato. A tale proposito le ricordo che anche in Alto Adige su una superficie vitata di 5300 ha questa vocazione è presente soltanto sul 10% circa della medesima. Tornando alla provenienza degli enologi, ritengo che un enologo altoatesino possa giudicare un Nero d’Avola sicuramente come vino rosso, più difficilmente però per le sue caratteristiche varietali, e la stessa cosa vale anche per l’enologo siciliano quando si ritrova a valutare un Pinot nero (eccezione permettendo).

Vorrei inoltre ricordare che la giuria è composta da 20 commissioni, in ciascuna delle quali è presente un enologo accoppiato ad un giornalista, un esperto di vino oppure un sommelier. La valutazione è perciò il risultato concordato da due degustatori e non soltanto dell’enologo.

Caro Signor Cossater, ci siamo già “toccati” nel 2015 quando lei cercava di accettare, giustificare (spero non magnificare) il brettanomyces o meglio l’etilfenolo nel vino. Ci risiamo con questa polemica superficiale e stancante. Il sottoscritto però fatica a farsi passare dalla testa il fatto che lei aspetti il nostro concorso per avere l’occasione di mettersi in vista oppure autocelebrarsi davanti ai suoi lettori. I quali però, una volta informati sui fatti, potranno per fortuna fare le loro considerazioni.

Saluti dall’Alto Adige e lunga vita al Pinot nero.
Peter Dipoli

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Jacopo Cossater

circa 1 settimana fa - Link

Grazie Peter, vedo che nel suo commento conferma molte delle cose scritte nel post.

Le racconto un aneddoto veloce. Quando feci parte della sua giuria, nel 2015, mi ritrovai ad assaggiare proprio con un enologo altoatesino (per chi non conoscesse la regole di questo particolare concorso è sempre così: i panel sono composti da 2 persone). Di fronte a un campione evidentemente prodotto in un'altra regione italiana - alla cieca in quel momento io pensai al Centro Italia - il tecnico in questione lo penalizzò fortissimamente con una valutazione addirittura inferiore ai 75 punti in quanto a suo avviso "poco tipico”, “poco altoatesino”.

Al di là del punteggio (se non ricordo male il mio fu di una dozzina di punti superiore, 86/87 centesimi) la cosa interessante di quel vino era secondo me proprio la sua tipicità, la sua capacità di raccontare un territorio oltre il solo varietale. Ma non c’è via di uscita temo, è proprio lei a sostenere che la presenza preponderante di altoatesini in giuria è voluta per “ottenere una valutazione del Pinot nero ponendo l’attenzione sulla tipicità varietale che sta alla base del potenziale qualitativo di ogni vitigno e che, soprattutto per il Pinot nero, è legato alla vocazione specifica del terroir dove viene coltivato”.

Saluti (soprattutto ai suoi amici che leggono Intravino).

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