Il Cinabro 2013 de Le Caniette è rosso buonissimo (storia del bordò nelle Marche compresa)

Il Cinabro 2013 de Le Caniette è rosso buonissimo (storia del bordò nelle Marche compresa)

di Jacopo Cossater

Il più famoso è il Kupra di Oasi degli Angeli, vino che ha fatto da apripista per la tipologia. Un rosso (giustamente) molto celebrato che insieme a un pugno di altre bottiglie è riuscito in poco tempo ad attirare nei confronti del bordò l’attenzione necessaria affinché si creassero le basi per la nascita del distretto produttivo che conosciamo oggi.

La provincia è quella di Ascoli Piceno, nelle Marche, non lontano da San Benedetto del Tronto e da Offida, per citare una delle località del vino più note della regione. Tra i Monti Sibillini e il litorale si sviluppano in sequenza quasi parallela una serie di vallate che sfumano verso l’Adriatico, da sempre colline particolarmente vocate alla produzione di vino. È qui che ha trovato dimora questa varietà così diversa da tutte le altre, un vitigno di cui in zona si è sempre sentito parlare ma la cui storia è tutt’altro che definita. Anzi, ecco un breve video che prova a ripercorrerla con le parole di Giuseppe Infriccioli di Pantaleone.

Interpellato in merito mi racconta Giovanni Vagnoni de Le Caniette: “conoscevamo il bordò, come tutti però non sapevamo di cosa si trattasse, non di preciso almeno. Per esempio mi ricordo quando, era il 1998, trovammo una vecchia bottiglia di rosato di un contadino della zona e assaggiandolo capimmo che era per forza diverso da merlot e cabernet sauvignon bordolesi, aveva un carattere del tutto differente.”

“Vicino a noi e a Oasi degli Angeli – continua – c’era questo piccolo vigneto molto vecchio, è da lì che è partito tutto. Loro hanno iniziato così, la prima annata del Kupra è quella del 2001. Poi anche noi a partire dal materiale di quell’appezzamento abbiamo fatto i primi impianti per uscire nel 2009 con il vino del 2003, il nostro primo Cinabro. In questo percorso proprio con Marco Casolanetti e con Valter Mattoni abbiamo iniziato a fare un po’ di ricerca, un fondamentale contributo è stato quello della Regione, è grazie alle istituzioni se si è riusciti a fare una mappatura genetica di quelle viti e riuscire così a capire esattamente di cosa si trattasse: una mutazione semale di grenache, una varietà che nel corso del tempo è cambiata e che si è adattata al territorio arrivando così a questo biotipo unico. Pensa – mi dice – che già negli anni 80 c’era un’azienda, Midea Vini, che lo vinificava, peccato sia stata esperienza finita lì.”

CinabroUn post, questo, che nasce proprio di fronte a una bottiglia di Cinabro, quella in uscita, annata 2013. Un rosso di straordinario spessore, capace di coniugare un animo profondamente mediterraneo a una veste di particolare classe ed eleganza. Senza esitazioni il più buon Cinabro prodotto fino a qui. “Il bordò vuole essere trattato da signore, la sua eleganza rispecchia tutta l’attenzione che gli viene dedicata in fase di vinificazione e di maturazione.” Qualche dato: la vigna di bordò de Le Caniette conta circa 5000 ceppi a Ripatransone, in Contrada Piaggiole, su un terreno misto sciolto con presenza di calcare a 280 mt. altitudine. Fermenta il legno per una settimana o poco più prima di passare in demi-barrique, piccole botti sempre nuove da 115 litri dove rimane per almeno 30 mesi e dove è soggetto a frequentissime ricolmature. Da lì passa in bottiglia, dove riposa per circa 6 mesi.

Questi i miei appunti: Le Caniette “Cinabro” 2013, rosso rubino di particolare compattezza e luminosità. Da una traccia agrumata si sviluppano profumi di grande fascino, intensi e al tempo stesso misurati nell’impatto, mai troppo dolce. C’è un tocco di frutta rossa, fresca e fragrante che sfuma verso il chinotto, i fichi, i mirtilli, la pesca. C’è incenso e ci sono fiori di vaniglia, e poi un tono piacevolmente balsamico che apre a un assaggio setoso e profondo, la cui trama tannica sembra disegnata con il compasso tanto riesce a essere precisa e ad accompagnare un sorso di rara coesione. Un vino esteticamente bellissimo che riesce nel non facile compito di essere anche particolarmente goloso, aggraziato nel calore e piacevolmente lungo su bei richiami di arancia amara. Una delizia.

Costa molto, moltissimo, non meno di 75/80 euro in enoteca, ma li vale (credo) tutti. Una bottiglia che rappresenta un punto fermo nella storia recente di questa particolare varietà.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

5 Commenti

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amadio ruggeri

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Jacopo. Conosco bene i vini di Le Caniette, e hanno tutti, secondo me, uno straordinario rapporto qualità prezzo (penso a Veronica , Rosso Bello, ma anche al Morellone). Il prezzo del Cinabro, dunque, mi lascia un po' perplesso. Attestarsi sui prezzi del Kurni mi pare un po' eccessivo.

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Giovanni Vagnoni

circa 2 settimane fa - Link

Ringrazio innanzitutto Jacopo Cossater che ha descritto e trasferito il pensiero di questo vino , per me è una nuova avventura tutta da scoprire. In risposta a Amadio Ruggeri posso solo dire che nell’articolo mancava una cosa fondamentale , abbiamo quasi 1 ettari di questo vitigno e produciamo circa 1000 bottiglie, quindi la resa per ettaro è di circa 14 quintali di uva. Il prezzo esatto in cantina è di 90 € , tanto ? Poco ? Non sono io a giudicare ma sicuramente per me è giusto. 😁

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Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Proprio ieri sera a cena ho terminato una deliziosa bottiglia di RossoBello e ho ancora il bel ricordo di un ottimo Lucrezia aperto lo scorso settembre: non posso che confermare l'elevata qualità di tutta la linea Le Caniette. Il bordò è un vino affascinante, peccato per i prezzi veramente stellari che talvolta mi hanno lasciato assai perplesso. All'ultimo ViniVeri il Kupra (oltre 180 euro) ed il Ruggine di Clara Marcelli (circa 80 euro) personalmente non mi hanno convinto, mentre il Rossobordò di Valter Mattoni e d il Bordò di Poderi San Lazzaro (quest'ultimo acquistato a parte anni fa) mi hanno stupito per la loro raffinatezza ed incisività. Cinabro e La Ribalta li ho messi nella lista. Comunque sarebbe bellissimo leggere un approfondimento intravinicolo sul meraviglioso distretto piceno che, tra Castorano, Ripatransone e Cupra, produce vini pazzeschi!

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zzz

circa 1 settimana fa - Link

Concordo su Mattoni e San Lazzaro, due splendide versioni del vitigno. Restando in topic, non ho ancora assaggiato il Cinabro, rimedierò.

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Giorgio

circa 1 settimana fa - Link

Non ho mai provato questo vino ma Jacopo con il Suo scritto mi ha incuriosito molto. Il Piceno non ha mai avuto grande eccellenze a parte quelle descritte nell articolo anche per una mancanza di promozione del territorio indispensabile per il mondo vinicolo. Delle Caniette conosco tutti i vini e ritengo la cantina molto sottovalutata rispetto ai prodotti che produce con un ottimo rapporto qualità prezzo. Ve be’........vado a comprarmi una bottiglia di Cinabro😀

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