Il Cavalier Rivella e la MikeBongiornizzazione del consorzio di Montalcino

di Antonio Tomacelli

È la sua mission impossible e non avrà pace finchè non la porterà a termine: rendere finalmente legali quei filari di cabernet che provocarono il più gigantesco scandalo del Granducato di Toscana. Brunellopoli, insomma. Essì, il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, l’esimio Cavalier Rivella, non demorde. D’altronde, ce lo hanno messo lì apposta per far ingoiare questa sorta di condono ai produttori onesti, che del doping del Brunello con i vitigni internazionali non ne hanno mai voluto sapere. Ora come ora dovremmo essere al terzo tentativo per cui, prima di svelare l’ultimo “trucco”, si impone un rapido flashback.

La prima brutale proposta di cambio del disciplinare provocò le immediate barricate dei soci: l’inserimento tout-court di cabernet e merlot nel Brunello, da sempre sangiovese grosso in purezza. Fail!

Fu poi la volta del prof. Mattiacci (docente di marketing presso La Sapienza di Roma) e della sua strana teoria sulle rughe della bella signora (rileggere qui) che necessitavano di un ritocchino al cabernet (ancora? Eccheppalle!). Di lui e delle sue strane teorie non se n’è saputo più nulla ma, dietro il marketing di facciata, si nascondeva la legge ad personam che avrebbe salvato i produttori implicati in brunellopoli: la possibilità di utilizzare i vitigni internazionali nel “solo” Rosso di Montalcino, il fratello minore e sfortunato del Brunello. Dov’era il trucco, direte voi? Facile: Brunello o Rosso che sia, il vigneto è lo stesso. È il produttore che, a seconda delle annate, decide come “nominarlo” e tanti saluti ai controlli.

Torniamo all’oggi e all’ultima trovata del Cavalier Rivella che, novello Mike Buongiorno, convoca per il 7 settembre prossimo una riunione dei soci con il seguente ordine del giorno: “Discussione e votazione in merito alla proposta di modifica del disciplinare di produzione del vino Rosso di Montalcino“. Ve lo ricordate il Mike Bongiorno degli anni d’oro? La valletta porgeva ai concorrenti le buste e lui pronunciava la fatidica frase: “la uno, la due o la tre?”. È più o meno la stessa cosa che vuole fare il consorzio, solo che, questa volta, la “busta numero tre” non c’è proprio. In pratica i soci dovranno scegliere solo tra la proposta numero 1 (Brunello + Rosso internazionale) e la proposta numero 2 (Brunello + Rosso internazionale + Rosso “sangiovese superiore”). Domanda: e se una parte dei soci volesse votare contro il nuovo disciplinare, ovvero, la busta numero tre? Ecco il punto: la terza opzione, semplicemente, non c’è, non esiste.

Il Mike Bongiorno di Montalcino ha una missione da compiere e, perdio! non saranno certo quei quattro cialtroni di contadini a impedirgli il successo. O no?

La proposta numero 1

La proposta numero 2

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

80 Commenti

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she-wolf waiting for blood

circa 8 anni fa - Link

At last Tomax! Hai lasciato gli ozi Apuliensi per un post come si deve. Speriamo che riceva la giusta attenzione.

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gionni1979

circa 8 anni fa - Link

Che tristezza!!!! Non demorde proprio questo egregio cavaliere... Il vero problema rimane comunque il fatto che la sua elezione è stata voluta per favorire questo "new look" di Montalcino e lui diligentemente lo sta facendo! Lo sbaglio è stato dei produttori, che adesso sono contrari, ma che prima lo hanno votato e appoggiato! Chi è causa del suo mal pianga se stesso!!!!

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ag

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno. La terza busta c'è, è quella del rifiuto di cambiare. Le due proposte sono ridicole, tafazziane le definirei, principalmente da quel punto di vista commerciale che invece dovrebbero risolvere.

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Per la serie a volte ritornano. L'ennesima trovata del furbetto di turno per poter vendere senza incappare in sanzioni le centinaia di migliaia di bottiglie che giacciono in cantina... Vedi Brunellopoli o se preferite Cisternopoli.. peccato che di Sangiovese Grosso all'interno non vi è che una esigua percentuale... Che tristezza!

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Enoteca Pitti Gola e Cantina - Firenze

circa 8 anni fa - Link

Il problema di fondo risiede nel fatto che la maggior parte dei vigneti di montalcino , non sono all'altezza di una produzione di qualità. Andrebbero espiantati, altro che "migliorati" con i soliti internazionali. E non è solo un problema degli industriali, anche molti piccoli produttori, nonostante il grande impegno, hanno viti che MAI riusciranno a dare vini eccelsi. Da lì parte l'esigenza di arricchire, di sofisticare.. Non credo, e non ho mai creduto, che la proposta riuscirà a passare in consglio, nonostante molti incomprensibili franchi tiratori. Nel caso le modifiche al disciplinare dovessero passare, ci impegneremo in un'opera di embargo commerciale e di boicottaggio di immagine verso i produttori che inizieranno ad utilizzare vitigni internazionali a Montalcino. E soprattutto con chi, da un anno all'altro, farà apparire magicamente vigne di Cabernet e Merlot che mai prima aveva dichiarato di possedere. Che ci facevano prima, la schicciata con l'uva?

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Quoto in pieno.. "E soprattutto con chi, da un anno all’altro, farà apparire magicamente vigne di Cabernet e Merlot che mai prima aveva dichiarato di possedere. Che ci facevano prima, la schicciata con l’uva?"

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Come abbiamo avuto modo di discutere in questo bellissimo post http://www.intravino.com/primo-piano/un-blog-non-e-il-posto-adatto-per-lavare-i-panni-sporchi-di-brunellopoli/ ribadisco che la modifica del disciplinare del brunello darebbe la stura al vaso di pandora: tutti in Italia vorrebbero cabernet e merlot nelle loro Doc. Sarebbe la fine delle Doc, già ora messe male. Avremmo il Barolo al merlot e magari il "Barolo Tradizionale" fatto solo con nebbiolo. Il Cirò al cabernet, per la gioia dei produttori da un milione di bottiglie, e rimarrebbe solo Francesco De Franco a fare un Cirò vero. E via di seguito tutte le altre Doc. Un disastro. Sono assolutamente d'accordo con Enoteca Pitti, che non conosco personalmente ma che già mi piace: boicottare i produttori che impiantano vitigni internazionali.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Valuterei positivamente tre mosse: 1) Il disciplinare del Brunello per quanto riguarda la purezza del Sangiovese non si tocca, rimane 100%, ormai questo e' stato affermato dalla stragrande maggioranza dei produttori, pertanto non credo proprio che si potra' mai piu' parlare di questo. 2) Dal disciplinare DOC del Rosso di Montalcino, visto gli ottimi risultati raggiunti da questo tipo di vino che riscuote sempre piu' consensi fra i consumatori, un Sangiovese 100% piu' fresco ed anche piu' economico, si dovrebbe estrarre una DOCG Rosso di Montalcino Superiore (come hanno fatto a suo tempo a Soave, con ottimi risultati per il vino principe di quel vigneto, credo che tutti lo possano riconoscere) per garantire meglio il tipo di conduzione delle vigne, nel senso sistemi di allevamento, gemmatura, potatura, densita' eccetera eccetera e limitare i terreni soltanto a quelli efettivamente piu' vocati, gli stessi del Brunello, per intenderci. 3) A questo punto la DOC Rosso di Montalcino potrebbe essere mantenuta per un rosso vero, cioe' un assemblaggio o un uvaggio, visto che in nessuna DOC italiana con la dizione "Rosso" e' mai stata indicata una vinificazione in purezza da un solo vitigno. "Rosso" ha sempre significato per tutti che ad un vitigno principale se ne aggiungono altri. Basterebbe issare un 10 o 15% e penso che anche Rivella si accontenterebbe. 4) Abolire quindi la Sant'Antimo per quanto riguarda i rossi. Rimanga solo per gli eventuali bianchi.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Quattro mosse, non tre. Scusate tanto. La Sant'Antimo, per i rossi e' talmente inutile che la calcolavo zero...

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Gabriele

circa 8 anni fa - Link

Bisognerebbe però fare una seria zonazione e distinguere in maniera inequivocabile i vigneti destinati al Rosso Sup. e al Brunello da quelli imbastarditi con vitigni alloctoni. Non solo, bisognerebbe anche attivare una serie di controlli sui vini che ne renda davvero difficile la contaffazione. La vedo dura...

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Hai proprio toccato il punto dolente, Gabriele. Per chi non ha voglia di andarsi a rileggere il primo comma dell’articolo 3 del disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino DOC attualmente in vigore ((D.M. 25/11/1983 - G.U. 9/06/1984), ricordo che scrive testualmente “Le uve destinate alla produzione del vino a DOC “Rosso di Montalcino” devono essere prodotte nell’intero territorio amministrativo del comune di Montalcino in provincia di Siena” e questo significa che in teoria potrebbe essere prodotto addirittura da 21.000 ettari. Leggo infatti dall’analisi del “Piano Strutturale” del Comune di Montalcino del settembre 2009 che qui ci sono 5.200 abitanti, 2.500 impiegati nelle attività agricole e un territorio comunale di 24.000 ettari, dove in “complesso la distribuzione delle diverse utilizzazioni del suolo è la seguente, con la dominanza dei boschi rispetto alle superfici agricole rappresentate dai seminativi (6.200 ettari, Ndr) e dai vigneti che occupano una superficie di quasi 4500 ettari (all’anno 2005)”, oggi 3500, mentre gli oliveti si sono drasticamente ridotti a 1.300 ettari e i frutteti sono pressoché costanti a meno di 100 ettari, quindi una superficie agricola utilizzata di oltre 11.000 ettari con almeno altri 10.000 passibili di sfruttamento a spese dei boschi attuali concentrati maggiormente nella parte nord-occidentale del territorio. Cioe’ se qualcuno volesse investire in vigneti disboscando in parte o in toto 10.000 ettari di bosco, potrebbe anche farlo e vi produrrebbe il Rosso di Montalcino DOC. Io salvaguarderei i 3.500 ettari attuali e la loro collaudata qualita’, permettendo che Rosso di Montalcino al 100% Sangiovese di questi territori attuali venga estratto dalla DOC Rosso di Montalcino e diventi un Rosso di Montalcino Superiore DOCG con specificazione dei terreni da cui derivarlo, esattamente come per il Brunello di Montalcino DOCG. Sugli altri terreni, che si possa tagliare il Sangiovese con un 10 o 15% di altre uve non rovinerebbe la reputazione di nessuno, visto che non hanno ancora una storia enologica alle spalle ma potrebbero averne una in futuro anche grazie all’esportazione oltreoceano. E bisognerebbe smetterla con la favoletta dei controlli a monte, perche' secondo me bisognerebbe cominciare a farli anche a valle, comprando casualmente bottiglie in giro e mandandole a farle analizzare, analizzando tutto quello che ogni produttore possa portare al consorzio, cioe' bottiglie di un altro iscritto trovate sul mercato e che si sospetta che non siano fatte come si deve.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Caro Mario Crosta, mi piacerebbe tanto conoscerti di persona. La conosci la favola di Hendrick il coraggioso? Era un bambino olandese che tornava a casa dopo scuola. Vide un piccolo buco in una diga. Sapeva che se non avesse fatto qualcosa il buco si sarebbe allargato e la diga sarebbe crollata. Tutte le terre protette dalla diga sarebbero state allagate. Allora mise un suo ditino nel buco e turò la falla. Fu trovato nella notte semiassiderato, ma ancora col dito nella falla. Ecco io vorrei tanti coraggiosi Hendrick che si precipitano a turare le falle create da questi "signori". Lasciare aperto anche un solo spiraglio significherà assistere al crollo delle Doc. Dietro l'introduzione di merlot e cabernet sauvignon ci sono interessi economici fortissimi. Questi due vitigni sono molto più facili da lavorare in vigna ed in cantina. Aiutano nella "dolcificazione" dell'aroma del vino ed agevolano la sua produzione con metodi industriali. Non credo che un onesto produttore medio-piccolo tragga giovamento dall'uso di vitigni internazionali. Gli unici che ne trarrebbero giovamento sono coloro che producono con sistemi industrali, e che non vogliono aspettare anni affinché il loro vino raggiunga il giusto equilibrio e possa correttamente essere commercializzato. Vedrà che il prossimo passo sarà la riduzione dei tempi di affinamento prima della commercializzazione: il sangiovese in purezza questo non lo consentirebbe, a causa della sua naturale acidità e ruvidità "giovanile". Ci sono grandi aziende e multinazionali, i "coca-cola boys", che premono con tutti i mezzi per l'introduzione di merlot e cabernet sauvignon.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Oops.. "vedrai"... mi è scappato un "lei" non voluto

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Massimiliano, anche a me piacerebbe bere un bel calice con te e con tutti i commentatori di Intravino, non ne voglio citare solo alcuni perche' non sarebbe giusto. Chissamai che possa avvenire da qualche parte, visto che il mondo e' piccolo. Il problema di Montalcino l'ha avuto anche Eger, dove hanno dovuto introdurre anche vitigni piu' morbidi perche' con la Kadarka non tutti i vignaioli dello stesso terroir riuscivano ad ottenere ottimi risultati e l'enologia locale sotto il regime del muro stava andando a remengo e si faceva la fame. Ci sono voluti vignaioli ed enologi di grande passione, ma oggi trovi degli Eger eccezionali, degli Eger buoni, anche se ancora degli Eger da lavandino. Ma il Sangiovese in Toscana negli ultimi anni e' migliorato molto, non ha bisogno di stampelle, lo dicono tutti, perche' si e' fatto un eccellente lavoro di selezione clonale! Una volta si buttava via un'annata si e una no, adesso sono quasi tutte buone perlomeno per il Rosso e per il Brunello cui si interrompe la maturazione per destinarlo a Rosso. Va dunque maggiormente salvaguardato proprio il Sangiovese, destinando a DOCG le sue produzioni in purezza dai terreni storici, i migliori: Brunello (in legno e riserva) e Rosso, ma Superiore. Altrimenti disboscheranno davvero, visto che hanno gia' cominciato a farlo. Basta un altro Paperon de' Paperoni e vedrai...

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Dici bene tu. Bisogna lavorare bene in vigna e bene in cantina. Così facendo si ottiene un buon sangiovese (ma vale per tutti i vitigni). Le scorciatoie non servono a nulla. Con i vitigni internazionali i medi e piccoli produttori (che sanno lavorare) non venderanno neanche una bottiglina in più. Saranno agevolati soltanto gli industriali del vino. E non devi pensare solo alla zona di Montalcino. I "coca-cola boys" hanno mire su tutte le Doc. Si comincia da Montalcino... poi viene Barolo (che non ho citato a caso). I tempi di affinamento prima della commercializzazione verranno ridotti? ;-)

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Enoteca Pitti Gola e Cantina - Firenze

circa 8 anni fa - Link

Signor Crosta buonasera ! Sinceramente non capisco questo voler creare e cancellare Doc e Docg...Come se non bastassero già i burocrati in Italia. Quando mai la Doc è stata garanzia di qualità nel vino in Italia?? E soprattutto quale disciplinare potrebbe tutelare Il Sangiovese e Montalcino meglio di un perentorio 100% Sangiovese? Se un produttore non è capace di fare vini con solo Sangiovese a Montalcino, che la smetta e si torni ad allevare le pecore dove ora ci sono vigneti...altro che disboscamento. La sola cura per il mercato, e le garantisco Sig. Crosta che sta funzionando, è arrivare a produrre Rosso di Montalcino di qualità eccelsa. Non faccio nomi, non è necessario. Si potrà mai smettere in Italia di cercare sempre compromessi al ribasso, invece di rispettare le regole?? Per favorire chi, che cosa? L'esportazione?? Ma per favore...I progetti a breve termine vanno bene per i perdenti..Si esporta l'unicità e l'autenticità di un territorio. Irriproducibile altrove. Cabernet e Merlot li dobbiamo lasciare a chi si azzuffa per un euro in più o meno sullo scaffale, che oggi magari va di moda, e domani chissà..(nero D'avola e Morellino insegnano)... L'unica cosa che potrei accettare è la chiarezza: - Brunello 100% Sangiovese - Rosso 100% Sangiovese e tappo in sughero! - IGT Toscana Montalcino : Il Sant'Antimo di adesso...Mettici pure quello che vuoi,oh produttore fallito, ma ricordati che si vive una volta sola, e senza poesia non si va da nessuna parte. P.s. la prossima volta che ti becco Merlot nel Brunello ti faccio chiudere e ti tolgo la licenza ( come si fa con le adulterazioni alimentari). Non vediamo l'ora che arrivi il 7 Settembre

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Ottimo intervento! Pienamente d'accordo con le Vostre argomentazioni. In particolare... - Brunello 100% Sangiovese - Rosso 100% Sangiovese e tappo in sughero! - IGT Toscana Montalcino : Il Sant’Antimo di adesso…Mettici pure quello che vuoi,oh produttore fallito, ma ricordati che si vive una volta sola, e senza poesia non si va da nessuna parte. P.s. la prossima volta che ti becco Merlot nel Brunello ti faccio chiudere e ti tolgo la licenza ( come si fa con le adulterazioni alimentari). Non vediamo l’ora che arrivi il 7 Settembre

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Verissimo che nessuna DOC è stata (ed è) garanzia di qualità in Italia. Fa bene lei a ricordarcelo. Anche le DOCG garantiscono soltanto l'origine. Ma lei dovrebbe anche considerare che una DOCG estratta da un disciplinare DOC approfondisce sempre qualcosa, come per esempio: zone specifiche di produzione, numero minimo di ceppi per ettaro, forma di allevamento dei nuovi impianti, forma di allevamento ancora permessa agli impianti esistenti, tipo di potatura, carica di gemme per ettaro, resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata, consenso all’eventuale irrigazione di soccorso, luogo di vinificazione e di imbottigliamento, resa massima di uva in vino, divieto di pratiche di forzatura, soglia di tenore alcoolico maggiore, norme per l’etichettatura. Esattamente quello che è stato fatto in tutte le altre DOCG estratte da una DOC precedente, tipo Barbera del Monferrato Superiore, Dolcetto di Dogliani Superiore, Dolcetto di Ovada Superiore, Valtellina Superiore. Questa prassi è stata adottata perché è più facile ricevere tutte le autorizzazioni CEE creando una DOCG con il nome stesso della DOC e l’aggiunta della menzione “superiore”, adducendo come motivazione principale della richiesta l’assunzione di nuovi impegni e responsabilità sul fronte dei controlli della qualità e la miglior precisazione degli orientamenti tecnico-produttivi per i viticoltori e per vinificatori. Di solito si aggiungono a supporto anche altre motivazioni abbastanza importanti, di supporto, per esempio: - aggiornamento della denominazione sulle indicazioni provenienti dalla legge 164 nel senso della Piramide della qualità; - rivitalizzazione della DOC nel riscrivere le regole di produzione che hanno ormai più di XY anni e non sono più confacenti con una viticoltura che è progredita e si è rinnovata; - consentire in futuro una reale qualificazione di terroir individuati come porzioni di territorio che, sulla base di una storicità importante e di tante ricerche attivate dal Consorzio nel corso degli anni, hanno manifestato concretamente un "particolare pregio", in previsione di un riordino complessivo della potenzialità produttiva qualitativa propria di ogni diversa area dei XYZT ettari attualmente vitati in funzione delle sue specificità climatiche, orografiche e pedologiche, ma anche dell’enorme superficie agricola ancora teoricamente utilizzabile; - la riscoperta ed esaltazione del vitigno X, autoctono per eccellenza, che ha segnato un ritorno alla tradizione anche nelle aspettative della clientela per un vino che è la vera e propria “spremuta” del vostro territorio. Per quanto riguarda la sua proposta IGT Montalcino, penso che sarebbe orse la piu' accettabile, ma come lei sa non si puo' scrivere il nome di un Comune in una IGT, ma solo quello della zona geografica, come Ilcinese o Provincia di Siena. Senno' penso anch'io che sarebbe gia' stata adottata come soluzione in quanto avrebbe accontentato tutti: il nodo vero, infatti, e' srivere il magico nome Montalcino anche su vini fatti da uve diverse di quelle tradizionali. E' il nome, quello che tira. E' l'etichetta che conquista. Dio, come siamo caduti in basso! E ppure e' così. La gente non compra per conoscenza, ma compra per moda, per confezione, specialmente all'estero. Lei lo sa, vero, che la frutta piu' brutta e' anche la piu' buona? Pero' le arance in molti le vogliono belle rotonde e lucide, le mele belle grosse e assolutamente regolari nel profilo...

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Mario tu prendi gli interlocutori per sfinimento :-)! Hai scritto un fiume di parole che poco hanno aggiunto alle tue note convinzioni. Il problema è che quelli come te sono davvero convinti che i vitigni internazionali apporteranno chissà quali benefici economici. Non è vero. E' una falsità, come facilmente si dimostra in tutte le parti d'Italia dove sono stati introdotti. Bisogna smettere di raccontare queste cose ai produttori per incantarli. La verità è che gli interessi sono solo dei grandi gruppi industriali. Merlot e Cabernet Sauvignon sono utili solo ad una lavorazione industriale del vino ed all'accorciamento dei tempi di affinamento. Se la modifica del disciplinare passerà i piccoli produttori di Montalcino saranno "sfrattati" dalle loro terre. E poi anche i medi produttori. E' questo il messaggio che deve giungere a Montalcino. Grandi aziende stanno tramando per introdurre i vitigni internazionali. E già ora promettono ai piccoli produttori prezzi di acquisto dei loro terreni più alti se la modifica verrà votata. Perché? Lo scopo è uno solo: produzione industriale in grande quantità, accorciamento dei tempi di affinamento prima della commercializzazione. Ovvero la fine del Brunello come oggi lo conosciamo.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Massimiliano Montes, non mettermi in bocca parole che non ho usato o convinzioni che non ho. Dimostrami cosa ho scritto per farti credere che io sia tra "quelli come te te sono davvero convinti che i vitigni internazionali apporteranno chissà quali benefici economici". Non e' vero. Anzi ho sostenuto che il sangiovese oggi non ha proprio bisogno di stampelle, bello chiaro! E se vai a leggerti anche su vinoalvino il mio parere, abbondantemente espresso, tu hai preso una solenne cantonata e spero che non insisti su questa strada perche' lo riterrei un insulto. In quanto alle lenzuolate, ognuno scrive come sa e io scrivo per chi vuole approfondire. Le frasi fatte, i pregiudizi, non mi interessano. Spesso cambio opinione e posizione anche durante una discussione, perche' io gli altri li ascolto e non credo assolutamente di essere dalla parte della ragione. Invidio le tue certezze e le tue sentenze, ma come ho appurato piu' sopra, a volte cannano di brutto.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Non volevo offenderti, credimi :-) Che cos'è vinoalvino? Boh

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Vinoalvino.org e' il blog di Franco Ziliani che mi fa un grande onore sopportando le mie lenzuolate fin dal 2001 con Winereport. E non manca di precisare le sue posizioni anche qui, su Intravino.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Io leggo solo Intravino, mi dispiace ;-) Spero che i piccoli e medi produttori di Montalcino facciano le barricate. C'é qualcuno che sta cercando di espropriare il loro territorio. La verità è che le grandi aziende sono arrivate "storicamente" in ritardo a Montalcino, e si sono dovute accontentare dei terreni meno buoni. E questo i montalcinesi lo sanno. I terreni migliori sono di proprietà di famiglie che nella maggior parte dei casi li posseggono da generazioni, e che non hanno bisogno di Merlot e Cabernet per fare del buon vino. I primi invece si.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Fai male a non leggere anche il blog di Franco Ziliani, come anche i blog di Roberto Giuliani, Carlo Macchi, Fiorenzo Sartore, Elisabetta Tosi, Giampiero Nadali e altri(Mariagrazia Melegari ha deciso un periodo di riposo), perche' la completezza dell'informazione e' importante e non c'e' solo Intravino. E poi per le posizioni come la tua sul problema Montalcino il blog di Franco Ziliani e' importante, credimi. Prova. Vai anche nell'archivio e vedrai che sorprese!In bocca al lupo!

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Leggi pure gli altri blog, ma (bottarella d'orgoglio) nessuno si era accorto dello scherzetto del Cavaliere. Senza dire della tempestività :-)

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

pur con tutto il rispetto per il suo vino, che mi piace e di cui ho scritto molto positivamente, non é affatto vero che ci sia solo Francesco De Franco a produrre "un Cirò vero".

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Naghi

circa 8 anni fa - Link

bravo Edo! :)

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Naghi

circa 8 anni fa - Link

ooooppps! bravo Edo dovevo scriverlo qui e non sotto..mannaggia!

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Maurizio Fava

circa 8 anni fa - Link

Sono da tempo addivenuto alla conclusione che per far andar meglio l'Italia in ogni settore sarebbe sufficiente prendere gli elenchi dei cavalieri, commendatori e grandufficiali e bandire tutti questi signori da ogni attività di rilevanza collettiva e pubblica. Tra l'altro l'autoreferenzialità di codeste nomine sta tra il ridicolo e l'oltraggioso.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Quante volte bisogna dire NO perché questo venga recepito come un NO definitivo e assoluto? Se la maggioranza dei Soci del Consorzio ha già votato a favore del mantenimento del disciplinare sia per il Brunello che per il Rosso di Montalcino, che senso ha di convocare un'Assemblea a ridosso della vendemmia quando tutti sono tesi, nervosi e occupati nei preparativi? La seconda é una domanda retorica, il senso é nel voler sopravvivere e cercare di piazzare le uve di vitigni per ora sotto quel flop di Denominazione che é la Sant'Antimo. O no? Il problema é di pochi, ma quei pochi pesano. A questo punto per me l'aspetto più importante e delicato non é solo la protezione e la valorizzazione di un vino come il Rosso di Montalcino che nell'annata 2009 esprime la gioia di vivere, bellezza, sensualità di un giovane Sangiovese al suo meglio. Il nodo centrale é l'unione dei produttori montalcinesi, i quali si trovano di nuovo di fronte al rischio di una spaccatura, quando invece, ora come non mai necessitano di essere compatti. Se poi si ritira fuori la storia che i produttori hanno eletto il Jurassico Rivella come Presidente, posso solo rispondere che non avevano un granché di scelta. Se non sbaglio le alternative avevano fatto un passo indietro.

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sa yo na ra

circa 8 anni fa - Link

Mi sa che questa volta il consorzio è a rischio.

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silvana biasutti

circa 8 anni fa - Link

Ma Mike che c'entra? E se c'è Mike, nella metafora, ci sarà anche la signora Longari...

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giorgio

circa 8 anni fa - Link

La signora Longari, quella che era caduta sul famoso " uccello " ?

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silvana biasutti

circa 8 anni fa - Link

Proprio lei, @giorgio. Me lo fa venire in mente la data: sette settembre, che è a ridosso dell'otto settembre. Dalla signora Longari a Freud.

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Questa e' una di quelle storie emblematiche italiane : ci sono voluti decenni e una buona dose di fortuna per creare un prodotto simbolico e ben accetto come il "Brunello" presso i mercati esteri. In mezzo quell'immenso mare di vino prodotto nei quattro angoli della terra, si era distinto il nostro Bunello di Montalcino. Sarebbe stato logico pensare che la reputazione e la qualita' di quel vino, sarebbe stata protetta a qualunque costo, -Errore- o meglio -erore- Avrebbe detto il bravo Paolo Panelli.Il Brunello era diventato non solo per la Toscana ma per tutta l'Italia sinonimo di qualita', eleganza e prestigio. Dopotutto non lo si regalava. E invece no, hanno voluto strafare, e fregare. Ho paura che quel rapporto magico che si era creato con il consumatore all'estero, in particolare con americani e britannici si sia incrinato irrimediabilmente. Ho esagerato?

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davide bonucci

circa 8 anni fa - Link

Il giorno delle sue dimissioni (sempre troppo tardi) offriro' bottiglie di Brunello taroccato al mio lavandino, per un degno festeggiamento. Il mio lavandino mi ha consegnato un comunicato in cui mi intima di desistete da atteggiamenti cosi minacciosi nei suoi confronti

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davide bonucci

circa 8 anni fa - Link

Propongo Edoardo di Pitti Gola come presidente ad honorem del Consorzio rifondato. Quello che scrive e' da stampare 100 per 70 e affiggerenegli spazi alla rotonda alta. Lasciando anche un certo spazio bianco per le controfirme spontanee :-)

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Mi associo e firmo.... :-)

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sa yo na ra

circa 8 anni fa - Link

Sottoscrivo con entusiasmo.

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zakk

circa 8 anni fa - Link

la verità è che quei produttori che vogliono il cambio di disciplinare non hanno le palle per uscire dalla doc (figurarsi dalla docg) e provare (credo vanamente) a fare un grande igt con le proprie idee e le uve che meglio credono. Non hanno le palle perchè sanno che la parola Montalcino in etichetta commercialmente aiuta e senza quella è dura trovare la giusta strada in mezzo a tanti igt. Soltanto uno in Italia ha avuto il coraggio di rinunciare a prestigiose docg e ha comunque mantenuto grande prestigio e vendite alte a prezzi alti: Angelo Gaja. Voleva cambiare il disciplinare di barolo e barbaresco, ma non essendoci riuscito, in modo coerente, ha declassato alcuni suoi vini che reputo comunque sempre grandi. Vedremo se la Banfi dopo aver preso l'ennesima scoppola avrà i "giocattoli" per fare come Gaja, un bel poggio alle mura igt Toscana!!!!

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

:-)

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Gaja, Frescobaldi-Constellation, Banfi e...

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Angelo Gaja fa solo Brunello di Montalcino (di cui mi risulta che sostenga il Sangiovese in purezza al 100%) e non ha mai fatto il Rosso di Montalcino che e' invece in discussione il 7 settembre. Massimiliano Montes, perche' ce lo metti in mezzo anche quando non c'entra?

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

NN dove sei? La tua opinione? Mario, anche Obama ufficialmente non c'entra con la guerra in Libia.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Bella la battuta su Obama! Nelle Nuvole ti verra' certamente in soccorso, pero' piu' che a citare Angelo Gaja (che non e' parte in causa con la modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino perche' a Pieve di Santa Restituita ha scelto fin da subito, dall'acquisto, di non farlo e continua a non farlo) potresti citare Biondi Santi, quello che ha fatto grande il Brunello di Montalcino insieme ad altre famiglie storiche ilcinesi. Io mi sono letto e riletto piu' volte questo pezzo: http://www.alessandrodicamporeale.com/it/news/spigolature/il-brunello-rimanga-vino-sangiovese/ Ci vedo un'opinione che non e' contraria allo spirito della riunione del 7 settembre. Ed espressa da lui ha un valore certamente superiore alla nostra, semplici consumatori e non produttori, non credi?

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Non a caso dopo i nomi che ho fatto sopra c'erano i puntini. E magari c'è qualche altro nome da fare ... Chi è che non ha terreni vocati ed ha bisogno di Merlot e Cabernet, come candidamente ammette Biondi Santi? Sempre i soliti.

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sa yo na ra

circa 8 anni fa - Link

con il Professore non ci riusciranno mai

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...il busillis sta nel constatare che : meglio un Sassicaia di Montalcino oppure un Brunello Bolgheri Superiore?...

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Sara Montemaggi

circa 8 anni fa - Link

Mi sfugge qualcosa, aiutatemi. Rivella chi l'ha eletto a Presidente? I soci. Che hanno tutto il diritto di autodeterminarsi. Perciò Rivella fa il suo lavoro e chi lo ha eletto sapeva esattamente ciò che stava facendo. A meno di credere che i produttori siano degli ingenui. Non mi risulta che Rivella abbia mai raccontato balle e che stia truffando gli associati. Anch'io penso che sia meglio tutelare il sangiovese 100% ma chi decide sono i produttori e a noi non resta che comprare i loro vini oppure no. Che si assumessero le loro responsabilità, una buona volta. Mica si può lanciare il sasso e nascondere la mano in eterno, no? In Italia vige la regola della maggioranza, piaccia o meno, gli altri possono combattere beninteso, ma alle regole bisogna assogettarsi. Non vedo quindi il motivo di tutto sto accaldarsi, che poi fa anche male, da parte di chi produttore non è.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Non possiamo esprimere un'opinione sulla partita che si sta giocando perche' non siamo giocatori tesserati in campo? Siamo il pubblico pagante, almeno il diritto di parlare dovremmo pure avercelo, anche quello di dare del cornuto all'arbitro e di mandare a quel Paese l'allenatore. O no?

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Sara Montemaggi

circa 8 anni fa - Link

Ma sì Mario, puoi esprimere tutte le opinioni che vuoi, nessuno te lo impedisce. Invece dare del cornuto no, non puoi, e nemmeno mandare a quel paese l'arbitro per dirla con le tue parole. Diventa produttore a Montalcino, partecipa all'assemblea ed metti in campo il tuo voto, questo è secondo me un agire democratico ed il fatto che altri non lo facciano non ci esime. Per essere precisi volevo solo dire che sarebbe ora di puntare il ditino anche sui produttori, i quali sembrano tutti delle verginelle di primo pelo e richiamarli alla responsabilità delle loro azioni. Ritorno alla domanda posta precedentemente: chi ha eletto Rivella alla guida del consorzio? Mia nonna? Il Papa, Kenray? Ma chi lo ha eletto aveva per caso i ciccioli nelle orecchie? E allora se con qualcuno ci si vuole divertire al tiro al bersaglio, quello non è Rivella, ma chi lo ha eletto. E ora ti saluto.

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...sono d'accordo con Sara , seppur del "partito" del Sangiovese in purezza per il Rosso di Montalcino ( non parliamo del Brunello) . Però qualche riflessione mi sovviene , soprattutto spinto dal mio amore per le fantomatica,vituperata e abusata legge di mercato , che è , alla fine, quanto di più democratico esista per qualsiasi fenomeno commerciale che tocchi più o meno le sensibili corde della passione personale . Si è vista la fine dei Langa In o del S.Antimo . Il tentativo di sdoganare una fetta di mercato internazionale appropriandosi della denominazione rimane sì un fatto episodico e deleterio a media - lunga scadenza , ma da come è la natura umana capisco che fin quando non ci si smusa con la vera "realtà di mercato" e di un acquirente appassionato che non ha l'anello al naso , è difficile rinsavire per chichessia . E allora , paradossalmente , perchè non lasciar fare ciò che si ritiene opportuno e chi vuole pervicacemente portare avanti la propria idea , di "innovazione" markettara , oppure di tradizione e aderenza a livelli qualitativi riconosciuti,non possa , con suo rischio d'impresa , presentarsi al pubblico trasparentemente lasciando a lui l'onere e onore di vanificare o premiare l'una o l'altra visione? Ripeto : salvo Gaja che ha avuto coraggio (e bravura) , tutti gli altri "modernisti" di Langa hanno avuto problemi seri con il mercato . Mercato che oggi premia il brand e non la denominazione . IO , che non sono "il mercato" ma un grande appassionato come la maggior parte dei fruitori di vini di nicchia come sono ad esempio Barolo e Brunello , checchè se ne dica , compro non certo un Barolo DOCG o un Brunello DOCG , quanto un Biondi Santi o un Soldera , un Poggio di Sotto e un Le Chiuse ... oppure un Monfortino e un Sorì Tildin , un Gran Bussia o un Monprivato , una Etichetta Rossa di Giacosa o un Monvigliero ...così non acquisto certo un Montepulciano d'Abruzzo generico ma un "Valentini" o un Kurni ...tra l'altro similmente a quanto succede con i grandi francesi o spagnoli o tedeschi . Detto questo , il voler far "politica" con relativi schieramenti e crociate pro e contro , nel vino proprio non mi va e , ripeto , pur essendo favorevole e fortemente convinto della purezza del Sangiovese in determinate denominazioni , la discriminante la farà sempre il mio palato , non il disciplinare imposto...

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Saggio come sempre, Vinogodi. Chi vuole il vino buono, chi sa già prima di spendere tanti euro faticosamente guadagnati che cosa c'e' dentro la bottiglia, ormai compra il brand, la firma, l'autore e non la denominazione, alcune delle quali ormai squalificate dalla cattiva gestione dei rispettivi Consorzi. Gli stessi vini che hai nominato, per esempio, sono una garanzia. Il problema, pero', si complica all'estero, dove la denominazione e' stampata su tutti i libri a disposizione, ma pochissimi conoscono il brand, la firma, l'autore. Soltanto nomi famosissimi sono per quella clientela una garanzia. Negli USA basta dire Banfi, cioe' i fratelli Mariani. Ecco la vera, triste, situazione. Con quello che stanno piantando attualmente, per esempio pesche, prugne o pere, non solo merlot e cabernet, forse faranno anche i vini da altra frutta, oltre l'uva, com'e' nella tradizione delle buone massaie anglosassoni sia d'America che europee (vedi il sidro, l'idromele, ecc. ecc.). Ma, secondo l'opinione di tutti i viticoltori e gli enologi che conoscono bene Montalcino, qui c'è il terreno ideale per il sangiovese. Tanto e' vero che in questo terroir particolare gli acini di questo vitigno crescono piu' grossi che altrove, ecco perche' si chiama da sempre "grosso" anche se la cultivar puo' esser comprata in Corsica o in Romagna e non solo in Toscana. Il Sangiovese 100% va difeso, sia che passi in legno e sia che non ci passi (cioe' tanto il Brunello, quanto il Rosso) con la DOCG, secondo il mio modesto parere. La DOC puo' andar bene per sposare il principe Sangiovese (il re rimane il Nebbiolo...) anche con la figlia del nobile francese, purche' in percentuale verificabile con l'analisi del DNA che ormai e' alla portata del Consorzio, visto che la dizione "Rosso" in tutte le DOC italiane che potete andare a laggervi e' sempre riferito ad un uvaggio, taglio, assemblaggio e mai al vitigno in purezza.

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Giovanni Solaroli

circa 8 anni fa - Link

Mi permetto di dissentire su un punto: a mio avviso si chiama "grosso" perchè l'acino possiede la buccia più spessa, e non perchè abbia dimensioni maggiori. Così mi risulta.

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Non sono ampelografo, caro Giovanni, percio' non metto la mano sul fuoco su quanto mi ha passato il convento, dopo una lunga discussione su Vinoalvino.org con Stefano Cinelli Colombini e l'ultimo commento al post attuale sulla convocazione del 7 settembre da parte di un anonimo vitivinicoltore ilcinese (che t'inviterei a leggere). La cosa importante e' che qualunque clone di Sangiovese puo' essere allevato a Montalcino e dare il Brunello o il Rosso, nei cui disciplinari e' stata tolta la dizione "grosso".

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...ah , appunto : chi l'ha votato e quando, Rivella? Alla festa dell'Avis di Montalcino fra una salsiccia toscana e un fiasco di Chianti per alzata di mano dei presenti? ...

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Giovanni Solaroli

circa 8 anni fa - Link

Dissento ancora: nessuno impone niente a nessuno, non almeno in questo comparto. Quadri dirigenti e presidenti vengono eletti democraticamente, e i disciplinari di produzioni sono il frutto dell'autodeterminazione dei produttori. Se poi qualcuno non si trova nelle posizioni assunte dalla maggioranza, può compiere altre scelte, compreso quella di fare calze, mettere la nebbia dentro ai sacchi, contare i fili d'erba nella prateria ecc,ecc. In ogni organo associativo molti delegano invece di partecipare in prima persona ed in genere sono proprio quelli che si lamentano di più, ed in ogni decisione presa trovano motivo di lagnanza. Nemmeno al sottoscritto garbano alcune leggi, alcune le trovo addirittura idiote, ma ciò non significa che non le rispetti.

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

... il Sangiovese "grosso" è tale per denominazione proprio perchè ha la buccia più spessa , e il (i) cloni di Montacino sono chiamati "Brunello" in quanto storicamente addirittura più ricchi imprimendo una tonalità ancora più marcata al Sangiovese classico , di per se a buccia sottile e con relativi poco antociani ... queste le mie rimembranze . Ricordo ancora le definizioni di Adriano Ravegnani & C che alla voce "Brunello" lo descrivevano come : "Clone di Sangiovese Grosso che in loco , Montalcino, viene denominato "Brunello" per la colorazione più carica di un normale Sangiovese "...

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Caro Vinogodi, come avra' senz'altro letto piu' sopra, invidio le certezze degli altri, perche' io sono pieno di dubbi. Le vorrei sottolineare che in una discussione su Vinoalvino.org tra me e Stefano Cinelli Colombini (cioe' l'erede della seonda tra le dodici famiglie storiche di Montalcino, che ha un archivio mastodontico) il 28 luglio 2011 alle 8:13 posi la fatidica richiesta di spiegazione sul fatto che per fare il Brunello si potesse o no usare solo il Sangiovese Grosso. 1) Prima mi ha risposto Gabriele Succi, di Costa Archi a Montalcino, il 28 luglio 2011 alle 10:42: "Sig. Crosta, le rispondo per precisare una cosa: lei ha scritto “…con un minimo di Sangiovese (Grosso, mi raccomando, cercate di specificare il clone sia nella DOC che nella DOCG, che non sia cioe’ riminese…)”. Con questo suo “non cioè riminese” spero che lei non voglia intendere per forza Romagnolo perchè ricordo che lessi un articolo con un’intervista ad un produttore di Montalcino (ho cercato il giornale contenente l’articolo, ma non riesco più a trovarlo e di conseguenza non posso farle il nome di tale produttore che a memoria non ricordo) dove diceva di essere fortunato perchè negli anni ’70, quando rinnovò i suoi vigneti, di barbatelle di Sangiovese riprodotte dai vivaisti toscani non ne erano più disponibili vista l’altissima richiesta di quel periodo anche in altre zone come il Chianti Classico e così fu costretto ad andarle ad acquistare in Romagna (!). Per la cronaca allora in Romagna erano disponibili come omologati solo in pratica 2 dei cloni attualmente più coltivati in Italia e cioè l’R24 e l’SG 12T che sono stati selezionati allora in vigneti a Predappio, nota ai più per altri motivi. Bene, questo produttore si dichiarò veramente fortunato di avere piantato cloni Romagnoli per l’elevata qualità del vino ottunuto da essi. Inoltre….. Giulio Salvioni del quale lei sicuramente conoscerà i prodotti, qualche tempo fa ha dichiarato di aver piantato un nuovo vigneto di Sangiovese usando il Sangiovese 19T che è un biotipo (non clone) Romagnolo sempre del predappiese….e i risultati sono visibili a tutti Faccia un po’ lei…". 2) Poi mi ha risposto direttamente Stefano Cinelli Colombini, della fattoria dei Barbi Colombini a montalcino, il 28 luglio 2011 alle 15:43 "A proposito dei biotipi e cloni del Sangiovese, l’Accademia dei Georgofili ha fatto all’inizio ed a metà del XIX° secolo due sperimentazioni di impianto di biotipi di Sangiovese di varie provenienze in varie località del Chianti e a Montalcino, sempre con questi risultati; a Montalcino ogni Sangiovese dava un tipico Brunello, ed in Chianti dava un tipico Chianti. Lo stesso esperimento è stato replicato negli anni trenta del XX° secolo dall’Ispettorato Agrario, con gli stessi risultati. Anche il Progetto Chianti 2000 ha certificato che il Sangiovese, a differenza dei vitigni “internazionali” e nello stesso modo di molti autoctoni italiani, subisce moltissimo l’influenza del territorio e delle quantità e molto meno quella del clone o del biotipo. E con territorio non intendo macrozone, ma parlo di piccole aree che solo nel caso di Montalcino (che a quanto pare è il territorio ideale per il Sangiovese) raggiungono l’estensione di un Comune. La nostra esperienza aziendale, lunga alcuni secoli, è del tutto coerente con questo. Per questo alcuni decenni fa il Consorzio cancellò il concetto stesso del cosiddetto “Sangiovese Grosso detto Brunello” dai Disciplinari e dalle tabelle nazionali dei vitigni, perchè non è mai stato vero che ci vuole un clone particolare per fare il Brunello. E anche perchè se il Brunello si fosse identificato con un clone allora chiunque avesse piantato quel clone in Australia o in Cile avrebbe avuto diritto a fregiarsi del nome. Così come accade con l’Aglianico". Ora, signor Vinogodi, da queste due autorevoli (per me) voci di produttori mi sembra di capire che si puo' fare il vino Brunello di Montalcino, ma anche il Rosso di Montalcino, con qualsiasi clone di Sangiovese, sia di Toscana, sia di Corsica, sia di Romagna, purche' da uve coltivate nell'intero territorio amministrativo del comune (quindi anche da eventuali altri 11.000 ettari disboscabili...) senza nemmeno piu' la specificazione di "grosso". Rispetto la sua convinzione, ma forse e' il caso che qualche dubbio se lo faccia venire anche lei.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Gabriele Succi (Costa Archi) è a Castel Bolognese (RA)

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Vero, Massimiliano. Cioe' di Sangiovese se ne intende, no?

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Giovanni Solaroli

circa 8 anni fa - Link

Non si tratta di disquisire sulla definizione grosso oppure dal cannello lungo. La sostanza sta nel fatto che ogni produttore, se è capace e "vive" nel vigneto, sa esattamente quale dei oltre 70 cloni riconosciuti di sangiovese sia il più adatto al terreno, al microclima e a ciò che vuole ottenere.

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Gabriele Succi

circa 8 anni fa - Link

Questo commento andrebbe inciso sul marmo a caratteri cubitali. @Mario Crosta Grazie per avermi ritenuto autorevole, ma sono solamente un produttore che vive nel vigneto e che dopo 17 anni di questo mestiere, è solo agli inizi. La strada è lunghissima, e per i romagnoli anche in aspra salita....

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Per me il produttore e' sempre autorevole, c'e' sempre da imparare, chi ha smesso d'imparare e' gia' un metro e mezzo sotto terra, non ha piu' bisogno d'imparare. Il commento di Giovanni Solaroli e' piaciuto moltissimo anche a me, come ho scritto piu' giu', anzi lo ritengo addirittura esemplare perche' in due parole ha espresso il desiderio di milioni e milioni di amanti del vino.

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anonimo

circa 8 anni fa - Link

gabriele succi top vigneron. e fa un sangiovese da urlo. provare per credere i brunellos sono scaduti e molto spesso scadenti. l'ultima boccia bevuta al risto era acqua colorata, ma per fare il figo a tutti i costi il mio amico ha buttato 70 eurini bevete consapevolmente. spendete il giusto e se bevete non fate i pirla in macchina

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...io vivo di dubbi : ma se si esplicitano con dovuto cipiglio , sembrano certezze oltrechè maggiormente autorevoli ...

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Sì, Vinogodi. Infatti il cipiglio di Giovanni Solaroli e' esemplare. Ha appena scritto la speranza di tutti quanti noi nei produttori di Montalcino. Anche se oltre al clone bisognerebbe scegliere meglio i portainnesti, in certi casi, o la superficie fogliare per grappolo, in altri casi, o i sesti d'impianto, insomma tante cose in vigna, perfino l'uso dell'acciaio inox invece del ferro zincato, della vendemmia notturna o della consegna velocissima alla cantina, insomma un'attenzione alla vigna superiore a quella che oggi tutti dedichiamo invece all'etichetta e a quel che ci scriveranno...

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Rimango dell'idea che il problema vitigni internazionali sia una minaccia per tutte le Doc, non solo per Montalcino. Spero inoltre che qualcuno possa chiarire il mio dubbio: l'introduzione di Merlot e Cabernet è preludio alla riduzione dei tempi di affinamento prima della commercializzazione? P.S. Vedremo se Gaja voterà NO alla proposta

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

Sono anch'io della tua stessa opinione, Massimiliano, per quanto riguarda la prima frase. Purtroppo ho un grande amore per le vecchie viti dei nonni e dei bisnonni e vederle scomparire (in Piemonte almeno 90 varietà) mi fa male, perche' quei gusti, quei sapori, non si trovano piu'. Invece tutti si stanno appiattendo sui soliti, triti, ritriti, bordolesi e su un'immagine mediatica del vino. Ecco perche' cerco piuttosto nell'Est Europa qualcosa che qui non c'e' piu'. E se la Cina comincia a produrre come si deve e in grande saranno cavoli amari per tutti.

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...fra quanti anni , però , dovremmo temere la Cina? Eppoi , che problema c'è? Se faranno vini assoluti , avranno la mia attenzione , come l'ho avuta per Napa , Priorat e Bolgheri . Io ho ancora speranza , comunque , nella "vecchia scuola" europea e nei vignerons storici , così come nella loro progenie ( da poco si è parlato di Rinaldi , ma anche Conterno , Alessandria , Burlotto intendo, Mascarello , Valentini & C , una bella schiera di irriducibili .In Borgogna , poi.... Chiaro , se sento discorsi come quelli che fa il figlio di Biondi Santi o il pragmatismo della figlia di Giacosa ...

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gp

circa 8 anni fa - Link

Se non sbaglio, finora nessuno ha fatto notare l'assurdità tecnica delle due ipotesi proposte da Rivella. In tutte le tipologie di Doc esistenti che iniziano per "Rosso di", non esistono (che io sappia) ulteriori sottospecificazioni con un nome di vitigno, come sarebbe questo fantomatico "Rosso di Montalcino Sangiovese" (quello che servirebbe a rendere meticcio il "Rosso di Montalcino" tout court). Questo perché nelle Doc normali le eventuali tipologie monovitigno (spesso peraltro all'85%) sono alternative alla tipologia "Rosso", com'è logico. Nelle Doc in cui il "Rosso di" è il cadetto di una Docg (per esempio Rosso di Montepulciano o Rosso di Valtellina) la "ricetta" (cioè la composizione ampelografica, tecnicamente) è di solito la stessa del fratello maggiore, quale essa sia.

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Vinogodi

circa 8 anni fa - Link

... mica bisogna sempre fare le stesse cose che fanno gli altri, che diamine !...

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Elia Cucovaz

circa 8 anni fa - Link

Si tratta di un vero e proprio attacco speculativo al patrimonio eno gastronomico che un domani lasceremo in eredità ai posteri. grazie intravino per la segnalazione, ora anche quelli che come me non sono addetti ai lavori potranno tenere le antenne alzate...e... per l'appunto: e... COSA? sarà il boicottaggio o la presa di posizione di coloro che amano il vino e la terra a dissuadere questa gente priva di scrupoli dal compiere queste ed altre malefatte? rimarremo sempre una minoranza rispetto ai consumatori che pur volendo bere del buon vino, non hanno tempo, modo, preparazione, o voglia di rimanere sempre in guardia ad evitare simili trappole. una minoranza che può essere, credo, tranquillamente ignorata secondo me si dovrebbe cercare fin d'ora una modalità efficace per coinvolgere "dal basso" e su ampia scala il consumatore mediamente disinformato. escogitare un deterrente in grado di colpire i cosiddetti furbi dove gli fa male: nel portafogli. è una completa utopia?

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Ma no che non è un'utopia! La conoscenza non cade dall'alto tutto in una volta, diviene poco a poco; chi è appassionato ne parla e durante la discussione altri ricevono informazioni, si affinano le consapevolezze, e così via facendo (e assaggiando) cresce la capacità di distinguere... Quando leggo che 'bisogna fare un vino (o qualsiasi altra creazione originale) secondo i gusti di questo o di quello', mi vengono in mente Picasso o Beuys, o anche solo gli Impressionisti, o il Mantegna, o Giotto, o ... , e penso che se avessero seguito i gusti delle signore Marie (o dei signori Mario), cinesi o meno, del loro tempo, non avremmo avuto le opere d'arte con cui questi ci hanno allietato l'esistenza! Un grande vino è esattamente la stessa cosa, una gioia della vita. Se non si 'vende' e soprattutto se non si è capaci di pensarlo così, non si sarà mai capaci di proporlo nel modo giusto. Si chiama posizionamento (magari anche in inglese 'positioning') e quelli del marchetting dei miei stivali, non sanno nemmeno dove sta (stia) di casa. Niente pensiero niente business, insomma. Un po' di coraggio fa bene a tutti, e alla fine fa bene al fatturato di tuttissimi. Eppoi l'utopia è un dovere, quando si tratta di 'consegnare' al futuro i nostri gioielli enoagro. ps: scusi Elia Cucovaz l'invito è generalmente rivolto

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Enoteca Pitti Gola e Cantina - Firenze

circa 8 anni fa - Link

"rimarremo sempre una minoranza rispetto ai consumatori che pur volendo bere del buon vino, non hanno tempo, modo, preparazione, o voglia di rimanere sempre in guardia ad evitare simili trappole." L'ignoranza, in molti casi, è una colpa ! Se mi dici che nel cielo ci sono milioni di stelle, io ci credo....Ma se mi dici che un vini è 100% Sangiovese, allora il discorso cambia ... ! ;)

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Superquoto this: Se mi dici che nel cielo ci sono milioni di stelle, io ci credo….Ma se mi dici che un vino è 100% Sangiovese, allora il discorso cambia … ! ;-)

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...dite il cazzo che volete , ma stasera ho aggiunto ad una Riserva di Biondi Santi 2001 il 20% di Chateau Petrus dello stesso anno , e il blended è tutt'altro che peregrino , come concetto... mò domani ci riprovo con il 25% di Masseto , per vedere se il risultato è consimile...

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

A me lo Chateau Petrus non piace. E' "diversamente buono". Stessa cosa il Masseto. Ovviamente per i miei gusti. Annacquare una Riserva di Biondi Santi è reato, lo sai? Ti troverai alle calcagna la procura!

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Jp

circa 8 anni fa - Link

Pasticcione intruglione.. :-) Risultati?? E' stata una piacevole sorpresa o che cosa? Curiosissimoooooo

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Elia Cucovaz

circa 8 anni fa - Link

@enoteca pitti gola: quoto e straquoto, ma è ragionevole chiedere a Mario Rossi, che vuole bere bene e sapere cosa beve (due facce della stessa medaglia), che magari non ha tempo di navigare tutti i giorni sui siti specializzati, di essere aggiornato sulle modifiche di un disciplinare? @vinogodi: esperimento interessante, anche se lascia il tempo che trova, IMHO... è ovvio che ci sono troppe variabili in gioco... in ogni caso, il punto della faccenda secondo me è questo: un vino di qualità, buono e fatto ad arte, ha bisogno della denominazione Rosso di Montalcino (o altra, mutatis mutandis) per avere una sua dignità e trovare un giusto posizionamento sul mercato? non sono rari IGT di qualità superiore rispetto a molti DOC / DOCG. ovviamente, peró, questo discorso dovrebbe essere valido anche all'opposto per i produttori che dovessero scegliere di fare concorrenza ai tagliatori "alloctonofili" con un prodotto 100% Sangiovese...

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