Il caso Passalacqua: alcune importanti rettifiche

Il caso Passalacqua: alcune importanti rettifiche

di Antonio Tomacelli

Ai lettori di Intravino dobbiamo sempre offrire il meglio possibile, anche quando questo ci costa la rettifica di uno spiacevole errore.

Il 19 agosto 2020, abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “Le scomode verità del caso Passalacqua” relativo alla ben nota vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sig. Settimio Passalacqua.

Citando un diverso articolo a firma di Simon Woolf pubblicato sul The Morning Claret e titolato “Valentina Passalacqua, an inconvenient truth“, abbiamo riportato due documenti affermando che essi , “mettono fine ad una narrazione  dei fatti non veritiera: Valentina Passalacqua era socia del padre in almeno una delle aziende sequestrate e quindi la presunta separazione delle attività del padre è, appunto, falsa”.

Ebbene, questo non è vero.

Valentina Passalacqua infatti, è socia al 25% della società Tenute Passalacqua S.r.l.

Il restante 75% delle quote della medesima società appartiene al fratello e alla sorella di Valentina.

La dott.ssa Passalacqua non è pertanto socia del padre, il quale riveste solamente il ruolo di amministratore unico: il loro rapporto è piuttosto assimilabile a quello che si instaura tra comproprietari o titolari di quote dell’azienda (in questo caso Valentina Passalacqua e i suoi fratelli) e amministratore (il padre Settimio).

Non un rapporto fra socio e socio, dunque, ma semmai, tra datore di lavoro (Valentina) e dipendente (Settimio).

Pertanto, abbiamo errato anche quando in data 02 luglio 2020 abbiamo scritto su Intravino un articolo dal titolo “Pagava i braccianti 3 euro l’ora, arrestato produttore di vino bio e naturale” .

Infatti, non essendo soci Valentina Passalacqua e Settimio Passalacqua, bensì essendo quest’ultimo l’amministratore unico dell’azienda di cui la prima è solo titolare per il 25%, non è corretto affermare che le Tenute Passalacqua, che sono integralmente e unicamente amministrate da Settimio svolgano una attività di produzione di uva e vino naturale analoga a quella dell’azienda amministrata, oltre che posseduta dalla figlia.

Ringraziamo l’avvocato Vincenzo Antonucci per averci permesso di fare chiarezza ulteriore sui rapporti tra padre e figlia, restituendone un immagine più precisa.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

16 Commenti

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Damiano

circa 2 mesi fa - Link

Cavilli a parte: Io, proprietario, non chiedo ne vengo mai a sapere che l' AD paga miseramente i lavoratori ? Grande tristezza per certi nebulosi rapporti familiari a parte.

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pasquale

circa 2 mesi fa - Link

è arrivata la lettera dall'avvocato che chiede la rettifica? Comunque dalla vostra rettifica supercazzola si capisce solo che Valentina Passalacqua è socia al 25% della società Tenute Passalacqua S.r.l. di cui il padre è amministratore.

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Ciro

circa 2 mesi fa - Link

D'altronde in Italia nessuno sa mai niente, di niente, su niente. Immagino che padre e figlia vivessero in contesti talmente distinti e separati da non (quasi) conoscersi nemmeno. Immagino. Suvvia siamo seri. La verità è che gran parte dell'agricoltura è basata su forme di caporalato (ricordo solo il caso di Asti qualche settimana fa). Un sistema che facciamo finta di ignorarea che imperversa da nord a sud. E in particolare in provincia di Foggia dove da decenni e decenni si sa e si tace. Ogni tanto ci scappa il morto ma tanto è un poveraccio immigrato. E non parlo per sentito dire. La signora Passalacqua può scegliere tra due strategie: 1. star zitta in attesa che passi la tempesta tanto come diceva Alexandre Dumas "a tutti i mali ci sono due rimedi: il tempo e il silenzio". 2. Sfruttare in termini di marketing il fattaccio. D'altronde i suoi son vini naturali, tanto naturali che sono ottenuti solo con sudore e sangue...quelli dei poveracci che il padre (presumibilmente) sfruttava (ma lei NON lo sapeva). Ad maiora.

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Non capisco cosa sia cambiato nei contenuti rispetto a quanto scritto nei 2 articoli precedenti, se non qualche termine.

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hakluyt

circa 2 mesi fa - Link

Roba da avvocati, evidentemente...

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Senz'altro. Ma quanto scritto da Tomacelli e Intravino era una critica più sul piano etico e dell'immagine, quindi queste sfumature le trovo davvero irrilevanti qui, quandunque cruciali in tribunale. Poi se gli avvocati che hanno voluto far pubblicare sta roba su sto sito sono contenti buon per loro e per i loro onorari. Curioso che anche l'autore del post sia cambiato, stamane era uscito a firma di Fino.

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Paolo

circa 2 mesi fa - Link

Storia emblematica del fantastico mondo del vino. Naturale. Alla fine parlano gli avvocati, gli AD, i proprietari, i soci, le tenute, i fatturati, le rettifiche imposte ai blog... Un altro vino è possibile?

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Davide Bruni

circa 2 mesi fa - Link

Oh,ma 'sta commedia ha stancato però .... 😴😴😴

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Caterina

circa 2 mesi fa - Link

In realtà, questa rettifica e’ ancora più dannosa per l’immagine della Passalacqua; la disperazione porta ad annebbiamenti! Faceva più bella figura se taceva!

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VINOLTRE

circa 2 mesi fa - Link

finirà tutto a trallucci e vino.......naturale ovviamente.....

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Vocativo

circa 2 mesi fa - Link

Per chiarezza andrebbe anche ribadito che Tenute Passalacqua non è l'azienda vitivinicola che fa capo a Valentina Passalacqua e dalla quale produce i suoi vini, altrimenti si genera ulteriore confusione. La Passalacqua non è indagata, mi pare, né per essere socia al 25% di Tenute Passalacqua né tanto meno per essere titolare unica della vitivinicola Valentina Passalacqua, che è altra cosa e non c'entra nulla con l'inchiesta. In Italia si è innocenti fino a prova contraria e se la produttrice non è nemmeno indagata ci sarà qualche motivo, o vogliamo dar credito alla giustizia solo quando condanna qualcuno? Confido nella moderazione in questi casi.

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Mario

circa 2 mesi fa - Link

Ci sarebbe anche una questione etica, che tra l’altro ha spinto importatori e clienti a non comprare più vini di VP... Ma ovviamente questo tocca solo chi un’etica ancora c’è l’ha!

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Mario

circa 2 mesi fa - Link

Perdonate l’errore di battitura.

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erique

circa 2 mesi fa - Link

A chi commenta suggerisco poca filosofia in questo caso. Funziona così: un avvocato scrive alla testata di turno, minaccia querela e manda una lettera di circa 100 cartelle, scritta in avvocatese e italiano stentato, pretendendo immediata pubblicazione (la legge sulla stampa funziona così). Tu giornaista chiami l’avvocato, gli spieghi che il testo è fin troppo lungo e verboso, e poi gli proponi di pubblicarlo ma inserendolo nel contesto di un articolo. Da qui la scelta, inevitabile, di Intravino di riportare il testo (altrimenti la querela è automatica) con un minimo di introduzione e commenti per non renderlo un contributo alieno esterno. Di solito, gli avvocati si placano appena vedono pubblicata la (secondo loro) smentita, ma spesso ottengono agli occhi dei lettori l’effetto opposto, perché non comprendono la sottile differenza tra chiarire una questione solo in punta di diritto e l’interesse pubblico legato a un fatto di cronaca, la cui verità sostanziale spesso viene scalfita poco o nulla, come in questo caso, dal legalese in questione.

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Antonio Tomacelli

circa 2 mesi fa - Link

😉

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Paolo

circa 2 mesi fa - Link

diciamo così, gentile Erique. Il legale rappresentante, avendo un rapporto professionale che è scandito e misurato dalla fatturazione, tende inevitabilmente a strabordare, non cogliendo la differenza tra una pagina web e una memoria per il giudice civile. Tantomeno il legale rappresentante si pèrita di capire e spiegare al cliente la differenza in questione: lui cmq fattura a righe di testo. Solo a pubblicazione avvenuta, ripercorrendo il testo e i commenti, il malcapitato cliente si ricorda della massima "una smentita è una notizia data due volte"; ma intanto la fattura del legale rappresentante è giunta, è regolare, è da onorare. E' quello il momento in cui, come evidenziato da Erique, "il legale rappresentante si placa"; se il cliente non pagasse, egli certo non sarebbe placato dalla semplice pubblicazione!

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