Il Bianchello del Metauro tra Asdrubale e Churchill

Il Bianchello del Metauro tra Asdrubale e Churchill

di Andrea Gori

Le campagne di guerra dei Cartaginesi contro Roma potevano essere decisamente più trionfali se non ci fosse stato il vino in Italia. Non solo gli ozi di Capua fatali ad Annibale ma pure la sosta nei dintorni dell’odierna Fano nella valle del Metauro, giocò un brutto scherzo al fratello Asdrubale che finì sconfitto nella battaglia del 22 giugno 207 a.C., probabilmente perchè una parte del suo esercito aveva ecceduto in libagioni enoiche la sera precedente. Il vino che aiutò la Repubblica Romana e il console Nerone comandante delle truppe, fu un antenato dell’odierno Bianchello del Metauro, DOC ormai più che cinquantenne che fascia quasi un milione di bottiglie in provincia di Pesaro-Urbino nella valle dell’omonimo fiume con una discreta elevazione, pendii piuttosto impervi e un microclima fresco che garantisce freschezza e nitore di profumi. 

Il vitigno principale è il biancame, un clone di trebbiano toscano con, a volte, una piccola parte di malvasia nel blend. Se ne è ricominciato a parlare per una bella inziativa (Bianchello d’Autore) che ha unito nove aziende, quasi completamente in biologico, ovvero Albaspina Fattoria VillaLigi , Piandeifiori di Mariotti Cesare, Borgo Torre di  Claudio Morelli, Fiorini Tenuta Campioli, Terracruda di Campodarchi, Cignano San Leone  da Fossombrone, Lubàc Bruscia in San Costanzo, Giglio Cantina Di Sante Bianchello e il Conventino a Monteciccardo.

Come tutti i cloni di trebbiano non sprigiona profumi intensi né avvolgenti, tropicaleggianti o immediatamente riconoscibili ma ha un fascino sottile che conquista poco a poco, assaggio dopo assaggio e sopratutto quando lo si porta in tavola, magari su specialità locali come il brodetto fanese, il ciauscolo, la crescia sfogliata (simile alla piadina romagnola ma più ariosa e compulsiva), le preparazioni di vari piatti cui il tartufo dona complessità e intreccio, e pesci con nota grassa anche importante come rombo o coda di rospo.

I produttori sono riusciti a dargli riconoscibilità, struttura e, ciascuno a suo modo, sono riusciti a declinarlo in versioni intriganti dalla semplice e accattivante annata fino alle versioni superiore con concentrazioni e uve più ricche che reggono anche l’uso di legno. Non mancano versioni che strizzano l’occhio ai prodotti bioqualchecosa, le bollicine e versioni passite ma soprattutto colpisce l’altissimo livello medio della produzione. 

Bruscia Bianchello del Metauro TÙF 2018 no so2 canfora, gelsomino e pepe bianco, lieve fruttato, mela e susina, fresco e animato, lunghezza e personalità, vino e profondo. 88
Bruscia Lubác 2017 Bianchello del Metauro Superiore burroso nocciolato, mela golden, gelsomino, canfora e anice, sorso impegnativo ma che occupa il palato con dolcezza non senza da fermezza, sapidità, sostanza e lunghezza sontuosa. 92
Bruscia Mo’ Leone Bianchello del Metauro Bio 2018 rustico ed elegante, floreale di campo, ginestra, fieno ed erbaceo contagioso, alloro, pepe nero e bianco, tocchi di spezia poi anice, menta e susina bianca, sorso compatto e umami levigato con scosse appassionanti molto naturali. 90
Fiorini Bio Andy ‘18 Bianchello del Metauro Superiore 2018 legno in fermentazione e affinamento, ricco e candito, miele di corbezzolo, ginestra e gerbera, rosa thea, burroso e speziato, chiude fresco e di sostanza. 87
Fiorini  2018 Tenuta Campioli Bianchello del Metauro Superiore balsamico e fiorito, tiglio e robinia, sapidità e croccantezza, bocca in divenire, freschissima e irrequieta, finale di polpa albicocca, susina e menta. Elegante e roccioso, vecchia vigna con umami superiore. 91
Terracruda Campodarchi Bianchello del Metauro Superiore 2016 vendemmia tardiva e barrique, the, camomilla, pepe bianco, mandarino e arancio, vaniglia leggera. In bocca è sapido e croccante, sinuoso, deciso nel finale ricco e ampio al giusto punto di evoluzione. 90
Terracruda Bianchello del Metauro Boccalino 2018 floreale piccante, tiglio e gelsomino, nespola. Spensierato balsamico mentolato che regala momenti di piacevolezza sapida in levità. 88
Cesare Mariotti Bianchello del Metauro Superiore 2016 erbaceo, mentolato e agrumato di lime, pompelmo ed erbe aromatiche, zenzero e pepe bianco, sorso nervoso e ammaliante, di bella profondità. 90
Villaligi Albaspino Bianchello del Metauro 2019 floreale, sapido, gessoso e agrumato di mandarino e pompelmo, intenso gustoso e saporito, si allunga con sorpresa schiudendo acidità e lime, nespole e mele, chiude arioso, piccante e pepato, in scioltezza. 88
Conventino Monteciccardo Bianchello del Metauro  Le Fratte 2018 delicato sapido e gessoso dal naso di agrumi iodio e salvia, sorso che incalza e rinfresca citrino e di bello slancio 87
Conventino Monteciccardo Il famoso nel convento Marche Igt 2018 tropicale papaya mango e frutto della passione, albicocche e senape, risponde a scatti di freschezza e lime , sostanza e gusto notevoli da attendere con curiosità in evoluzione 89+
Conventino Monteciccardo Bianchello del Metauro  Brecce di Tufo 2017 ricchezza opulenza burro senape zenzero e mostarda di frutta, canditi , ginestra e pesca, bocca di corpo è intensità con dolcezza da sfinars in evoluzione 88+
Bianchello del Metauro Superiore Conventino 2017 Brecce di Tufo racchiude molte delle note più belle che potete trovare in questi vini ovvero tiglio robinia e tocco di ginestra, confetto alle mandorle, vetiver e spezie termali, legno ben presente ma arricchente che non asciuga il sorso anzi lo prolunga, bocca agile sapida con bel frutto giallo agrumato e di mela annurca, bocca con ossidazioni presenti ma piacevoli, profondità. 93 
Cignano San Leone Bianchello del Metauro Superiore  2018 mela Golden susine, ribes bianco pepe, sorso diretto e mentolato con ritorni su arancio, scattante e placido, gustosissimo nel suo diventare ad ogni sorso più sfaccettato. 88
Cignano Bianco Assoluto Bianchello del Metauro 2018 gelsomino, tiglio, fior d’arancio e corbezzolo, sorso sapido e gessoso con nota agrumata finale che disseta e invita al prossimo bicchiere. 86
Di Sante Giglio Bianchello Superiore 2018 frutto nitido, nespole, susine e mele, sorso pronto e dotato di sostanza, corpo e sinuosità , finale con cedro e menta, lungo. 87
Di Sante Gazza Bianchello del Metauro 2019 lime e zagara, gelsomino notturno e acacia, in bocca scalcia e lascia tracce acide saporite bellissime, semplice e diabolico 88
Conte Giulio 2015 Bruscia Brut Metodo Classico 36 mesi. Intenso, dorato e dolce di albicocca, corbezzolo, senape e agrumi canditi, noccioline tostate e zenzero, freschezza ben dosata ma ha una nota predominante gastronomica e corposa che lo rende molto più gastronomico che da aperitivo. Ciò nonostante una piacevolissima sorpresa per testare le possibilità di questo vitigno e terroir. 87
Non ci siamo lasciati scappare l’occasione anche di assaggiare rossi e rosati della zona che da sangiovese e montepulciano riescono a trarre note fruttate ed erbacee particolarmente piacevoli, mostrando un poco la corda quando si punta a troppa intensità e complessità.
Di Sante Colli Pesaresi Sangiovese Riserva 2017 deciso e polposo, frutta di bosco, nota selvatica poi humus corteccia e juta, pepe nero e note di cayenna, erbaceo a raffrescare, sorso importante e di buona lunghezza, tannino bello grintoso con pulizia e sapidità in equilibrio. 85
Di Sante Gazza Colli Pesaresi Sangiovese Doc 2019 amarene e mirtillo, terso pulito e agile, viole e prugne verdi, nota erbacea piccante che intriga. 86
Illa Di Sante 2018 Rosato fragole e cipria, vinosita e sapidità ben calibrate, finale sfuggente ma gastronomico. 86
Un panorama ampio e variegato che mette davvero voglia, una volta passata questa infausta pandemia, di viaggiare nella valle del Metauro alla ricerca di borghi, villaggi e quelle vedute che Piero della Francesca ritrasse nel suo celebre dittico con Federico di Montefeltro.  Le stesse vedute che dettero speranza di una prossima vittoria a Winston Churchill che qui (in particolare a Montemaggiore vicino alla cantina Mariotti) si fermò a scrutare la formazione delle linee tedesche della linea gotica nell’agosto del 1944. Allora come oggi, viviamo in tempi cupi e ricchi di preoccupazione ma un bicchiere di Bianchello è sempre riuscito prima o poi a portarci un sorso di pace e serenità.
churchill metauro

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

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