I vini abbandonati in cantina e l’enocinosofia

I vini abbandonati in cantina e l’enocinosofia

di Nicola Cereda

Francesco De Franco, uno dei protagonisti della “Cirò Revolution”, me lo ripete sempre : “i vini vanno BE-VU-TI, cosa te ne fai delle bottiglie in cantina?”. Già, che me ne faccio? Vi racconterò un aneddoto.

In seguito alla scomparsa del padre, una mia amica si era trovata a dover chiudere alcune questioni in sospeso, non ultima la destinazione di una cinquantina di bottiglie di vino abbandonate in garage dal povero estinto all’insaputa di tutti. Vini vecchissimi che a valle della scoperta mi erano stati offerti a più riprese nonostante il mio diniego, tanto garbato quanto risoluto, dovuto alla pura necessità di evitare di sentirmi nei panni dell’avvoltoio di turno. E’ così che a un certo punto l’amica aveva rotto gli indugi recapitandomi direttamente a domicilio quattro bottiglie prese a caso dall’archivio del defunto. Non potendomi più sottrarre, avevo stoccato i flaconi in disparte, in bilico tra rispetto, soggezione e morbosa curiosità in attesa di capire cosa farci.

Pur sapendo che le bottiglie erano rimaste stipate per decenni in posizione verticale in un locale troppo freddo d’inverno e troppo caldo d’estate, mantenevo un’immotivata fede circa la capacità di autoconservazione di quelle vere e proprie reliquie vinarie. Il giorno dei miei cinquant’anni, raccolto un drappello di enonecrofili, presi il coraggio (non proprio a cuor leggero) di stappare tutto. Credete nei miracoli? Siete nel posto sbagliato. I tappi, secchissimi, si sbriciolarono completamente al minimo contatto col verme metallico del cavaturaccioli, liberando nei bicchieri brodaglie malamente ossidate (incluso un Barolo scamiciato in mutande gialle), acidule e insulse, incapaci di accompagnare una qualsiasi vivanda e buone solo per lo scarico del lavandino, parente stretto per corredo aromatico.

Fine della festa e fine dell’aneddoto. La morale? Ho rischiato di andare ai matti cercando di entrare nella testa di quell’uomo (un intenditore a detta di tutti) e ripensando alle sue stramaledette bottiglie. Come mai non le aveva condivise con gli amici più stretti? A che scopo le aveva conservate, in garage per giunta? Perché non ne aveva fatto menzione all’erede legittima, seppure astemia?

Non ho risposte, ma dal momento che in questa vita da cani il vino resta pur sempre il migliore amico dell’uomo, ho maturato una serie di riflessioni enocinosofiche:

1. L’enostrippato che insegue l’occasione giusta per stappare una bottiglia speciale è come il cane che rincorre la propria coda: il giorno che l’afferra, la morde e si fa un male cane
2. Se intendi tener da parte delle bottiglie, assicurati di avere (come per un cane) l’ambiente idoneo
3. I vini maltrattati (come i cani) ripagano con la stessa moneta
4. Il tappo a vite è come la museruola: evita danni collaterali (come il contagio da enocinosofia)
5. La voce “enocinosofia” (oibò!) non è ancora presente sulla Treccani
6. I vini che perdono il loro padrone rifiutano il cibo (come i cani fedeli) fino a lasciarsi morire
7. Ha ragione Francesco De Franco (che non ha il cane)
Bonus: bere un anno da cani è deleterio quanto e più di bere sette anni da enostrippati

In conclusione non lascerò che le mie preziose bottiglie, custodite tanto amorevolmente per lunghi anni, finiscano nelle mani di perfetti sconosciuti per trasformarsi in sbobba disgustosa da lavandinare. A scanso di equivoci ho già iniziato a dar fondo alle riserve, partendo dai più malandrini tappi in sughero. Stelvin e corone per il momento possono attendere, ma che stiano tutti in campana!

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Nicola Cereda

Brianzolo. Cantante e chitarrista dei Circo Fantasma col blues nell'anima, il jazz nel cervello, il rock'n'roll nel cuore, il folk nella memoria e il punk nelle mani. Co-fondatore di Ex-New Centro di arte contemporanea. Project Manager presso una multinazionale di telecomunicazioni. Runner per non morire. Bevo vino con la passione dell’autodidatta e senza un preciso scopo. Ne scrivo per non dimenticare e per liberarmi dai fantasmi delle bottiglie vuote.

16 Commenti

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...magari soffermarsi sul tema sbrigandolo meno frettolosamente , potrebbe aiutare . Bevo spesso nelle bicchierate Vintage bottiglie a cavallo del mezzo secolo con grande gioia ed emozione . Certo, la variabile tappo è fondamentale , così come la conservazione , la tipologia di vino, il produttore , l'annata , le variabili accidentali (trasporti durante la genesi di conservazione o vicinanza con direttrici di traffico della cantina ... di riposo) ...sta di fatto che bersi un bardolino (come nella foto) di cinquant'anni conservato male , non è come bersi uno Château Latour o un Monfortino degli stessi anni conservato bene , con le emozioni che lascio immaginare ...

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Gianluca

circa 2 mesi fa - Link

Mi pare che hai già detto tutto tu.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Come darti torto? E come non essere invidiosi delle tue sbicchierate d'antan? Sul Bardolino però "un para de bàl!" :-) Alcuni mesi fa mi son fatto una verticale di Bertani anni sessanta da emozione pura.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Ci capita spesso, per lavoro, di dover fare valutazioni di bottiglie appartenenti al caro estinto. Vecchi Spanna, Nebbioli, Cirò, Chianti più o meno in fiasco, freise e Barbera ricoperte dalle polveri più ataviche. Una volta ci capitò un baldo figliolo che, per fretta di svuotare la cantina del padre, dietro consiglio di un sedicente esperto ficcò una quantità inusitata di Barolo e Monfortino in garage, accatastando le bottiglie verticalmente in cassette di plastica. Lì restarono per un inverno nevoso, una primavera ed un'estate umida e bollente. Non vi dico il risultato.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Ecco, grazie! Forse così è svelato l'arcano :-) Non avevo preso in considerazione l'eventualità del parziale trasloco post mortem. Eventualità che scagionerebbe il povero estinto.

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Eugenio Amato

circa 2 mesi fa - Link

... e c'è da considerare anche che, come è capitato a me questo agosto, la cantinetta climatizzata tanto amorevolmente e dispendiosamente riempita di baroli e di borgogna premier e gran cru si possa rompere, regalando alle bottiglie 2 settimane a 30 e più gradi. Al ritorno a momenti svenivo. Ecco perché questo articolo ha accentuato la voglia di aprire al più presto bottiglie sulla carta lontane dal pronto. Grazie per l'articolo che fa da goccia che ha fatto traboccare il collo della bottiglia.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Il problema è che sono frigoriferi ed hanno la ventola. Questa quando raggiunge la temperatura impostata si ferma per poi ripartire a tutto spiano. Questo movimento produce vibrazioni continue. Per invecchiamenti medi lunghi meglio evitare. C'è poi un marchio che funziona senza la ventola, ma considerato il prezzo d'acquisto, tanto vale costruirsi una cantinetta vera.

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Vito

circa 2 mesi fa - Link

Conservare le bottiglie coricate e a temperatura costante di 5, 8 gradi allunga la vita del vino. Ricordiamoci che il vino deve avere le caratteristiche organolettiche ideali per un invecchiamento anche di 30 anni. Se il vino è artefatto e con aggiunta di acidi e solfiti, il sughero ne paga le conseguenze come lo sbriciolamento. A me personalmente è capitato trovare vini rossi degli anni 70 in bottiglie non coricate e per metà liquido rosso sul fondo e metà trasparente sopra. Come anche ho avuto la sorpresa di stappare del barbera dopo 40 anni ancora bevibile e piacevole. Il sughero, perfetto.

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...l'ideale quando si parla di invecchiamento dei vini , sarebbe quella di avere molte idee e chiare. Accettabili poche idee ma chiare . Quando leggo che , il più delle volte, si hanno poche idee ma confuse , mi viene una sorta di riflusso gastrico. Peggio ancora quando le idee sono tante e tutte confuse...

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Andrea

circa 2 mesi fa - Link

Il Signor Miguel Cabral sostiene che: tenere le bottiglie in verticale è una sciocchezza assoluta, e il tasso di umidità della cantina non conta un fico secco. Questo perché è il vino contenuto nella bottiglia ad impedire che il tappo si secchi, e l' umidità interna alla bottiglia è tale che si può ottenere ciò anche senza il contatto del vino col tappo.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Non capisco... c'è un errore?

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Gigi

circa 2 mesi fa - Link

Non riesco ad entrare in sintonia né con il post né con gran parte dei commenti, cosa che probabilmente indica che sono io a sbagliarmi. Vorrei solo dire che: 1. Nella mia esperienza ho invecchiato in una normalissima cantina cittadina padana bottiglie per 15 anni e più senza alcun particolare contraccolpo, a parte qualche normale tradimento del tappo 2. La conservazione dei vini in una normale cantina, orizzontali e al buio, spesso è più favorevole di quanto questi subiscano durante la catena logistica della vendita 3. Mi sembra che si stia esagerando nel descrivere la delicatezza della bevanda 4. Non riesco a immaginare di bere certi nebbioli o sangiovesi o chardonnay dopo 4 - 5 anni dalla vendemmia, mi sembra innaturale quanto fare invecchiare in cantinetta la sprite

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Per fortuna molte aziende italiane hanno i listini delle vecchie annate. Io compro regolarmente vecchie annate da Sordo, dal mitico Gianni Abrigo di Treiso, da col d'orcia, da rocca delle macie e quando vado a visitare le aziende. Conservate nelle casse di legno nel in magazzino non ho mai avuto problemi. Solo belle sorprese.

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Giovanni

circa 2 mesi fa - Link

Una domanda: può essere “pericoloso “ assaggiare bottiglie di oltre 40 anni? Grazie

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...assolutamente si , come chiaramente scritto nella retroetichetta come avvertenza ...

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Giovanni

circa 2 mesi fa - Link

Non nel senso di eccesso di alcool o danno al feto . Ho delle bottiglie di 50 e più anni, le vorrei assaggiare ma temo possano provocare un qualche effetto negativo. Che so diarrea, infiammazione etc. La gran parte ha del fondo scuro e denso non esattamente invitante... Grazie

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