I nuovi cru di Dievole in Toscana visti dal “Dr. Terroir” Pedro Parra

I nuovi cru di Dievole in Toscana visti dal “Dr. Terroir” Pedro Parra

di Andrea Gori

Pedro Parra, consulente vitivinicolo cileno ormai di fama mondiale, è diventato famoso per i suoi studi sulle radici profonde delle vigne e per la sua inconfondibile modalità di lavoro basata su scavi e scassi molto profondi nel vigneto, molto diversi e più scenografici rispetto ai vecchi carotaggi. Oggi Pedro è una vera talpa della vigna e la sua conoscenza unica degli apparati radicali profondi e le loro interazioni con i sottosuoli gli è valsa il soprannome di Dr. Terroir.

Un incontro con Alberto Antonini in Argentina li ha portati a discutere e lavorare insieme nelle tenute toscane di Alejandro Bulgheroni (tra Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri) su una zonazione che si basi sulla valutazione del terreno per intuire il profilo aromatico e gustativo del vino arrivando, quanto più possibile, a trovare un corrispondenza diretta tra microelementi del sottosuolo e sentori percepibili nel bicchiere.

Se il 95% in peso di una vite e di un chicco di uva vengono da aria e acqua solo un 5% deriva da ciò che è presente nel suolo con i suoi  metalli, i sali, i microelementi e le radici che estraggono questi elementi dal suolo a diverse profondità ma che diventano importanti quando la profondità raggiunge certi livelli. Lavorando insieme ad Antonini, Parra spera di aiutare Dievole ad estrarre quanta più originalità possibile dai suoli delle aziende per poter esaltare l’originalità e restituire vini come espressioni fedeli del terroir. Si intende quindi sapidità e sensazioni umami e avvolgenti che solo pochi vini nel mondo sono in grado di dare, elementi rari ma ben più distintivi di estrazione, potenza e concentrazione che la moderna enologia ha reso piuttosto semplici da ottenere.

I vini presentati (su Zoom) dal team di Dievole ci hanno in effetti impressionato sia adesso ma anche e soprattutto per quello che succederà nelle prossime vendemmie con le radici che riescono a trarre sempre di più dalle vigne accuratamente selezionate per i vini che Alberto Antonini ha in mente.

 

Dievole Campinuovi Igt Bianco Toscana 2018
In Toscana il trebbiano ormai fa tendenza e dopo anni di chardonnay e sauvignon l’attenzione verso questo vitigno pare risorgere con nuova consapevolezza. Colore dorato e intenso, mughetto, camomilla e un bellissimo agrumato, sale e sole poi susina bianca,  mandarino tardivo e pittosforo. Il sorso ampio e succoso ha un finale di bella lunghezza e sapidità  in cui emergono anche note di nocciole e lieve canfora. Impressionante per un trebbiano alle prime armi che esce con già una bella dose di personalità. Da smussare ma potrebbe sorprendere nelle prossime uscite. 88

dievole sessina 2016

Dievole Chianti Classico Gran Selezione 2016 Vigna di Sessina
Una delle vigne più belle di Bulgheroni in Italia su arenaria e macigno del Chianti, ovvero le zone con più calcare e calcio che esaltano vinosità e intensità. È vinificato in cemento troncoconico per una fermentazione più lieve e meno stressante, cercando di estrarre più spezie e nerbo. Naso tra viola mammola e liquirizia, pepe rosa, ricco e roboante, il sorso ha eleganza e tannino bello sinuoso e arrembante, lunghezza di agrumi, macchia e alloro, marasca prugna e mirtillo in un corpo non così semplice da bere ma di grande definizione.  92+

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Tenuta Meraviglia Bolgheri Superiore 2017 Maestro di Cava
100% cabernet franc siamo dalle parti della vecchia cava di Donoratico che presto sarà visitabile mentre iniziano i lavori della nuova cantina. Il suolo è vulcanite di San Vincenzo, ovvero sabbie vulcaniche importanti in genere ma a Bolgheri così comuni. Al naso ribes multicolor ma anche peperone, vetiver e alloro, mirto e sale, tracce ematiche e vulcaniche a susseguirsi in maniera originale, tannino al sorso molto felpato e ferroso, sottobosco ben presente così come macchia elicriso e un frutto turgido e ammaliante. Lunghezza prodigiosa con un procedere ruffiano ma che non stanca, anzi. 94

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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marcow

circa 3 mesi fa - Link

Non tutti i BUCHI che Pedro Parra scava nel mondo vengono interrati quando lui finisce il lavoro. UN BUCO viene conservato e trasformato in un elegante bunker dotato di cantinetta. Poiché i BUCHI sono sparsi in tutti i continenti è stata creata l'associazione internazionale "gli ipogei di Pedro" che collega tutti i buchi con la newsletter "el agujero". I vini mondiali prodotti su terreni "bucati" da Pedro si potranno fregiare in etichetta della dicitura: "Grand Grand Cru de Trou"_____ I Buchi-Bunker-Cantinetta sono stati creati per eventuali emergenze dopo il coronavirus. Ci saranno degustazioni virtuali tramite la piattaforma "Underground-Zoom". Pedro Parra, ormai diventato miliardario con tutti quei buchi, ha creato una società mondiale che s'interessa della manutenzione dei buchi con l'invio di tecnici specializzati. Ogni anno ci sarà un festival internazionale: "the beautiful hole". E, con il tempo, i buchi diventeranno Patrimonio dell'UNESCO. PS Attenzione, non voglio assoutamente ironizzare su Andrea Gori, che saluto con simpatia.Ma sul mondo dei cru____ L'articolo è interessante perché non conoscevo Pedro Parra e la sua incredibile abilità nel fare soldi.

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

mi hai fatto morire dal ridere! Anche io in effetti ci ho pensato che questa cosa dei buchi nel terreno è una trovata di marketing scientifico pazzesca, tipo la potatura di Simonit &Sirch. Come in tutti i settori, se inventi un metodo scenografico e con qualche utilità pratica nel mondo del vino hai successo subito perchè la concorrenza è serratissima e i modi di prendere vantaggio sugli altri sono pochi...

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Luca Francesconi

circa 2 mesi fa - Link

Buongiorno Sign. Gori, ho avuto occasione di bere Dievole ormai (se non ricordo male) una ventina d'anni fa, è passato davvero molto, molto tempo e di certo anche i prodotti saranno cambiati. Era presenza fissa "da Bruno" (come me in quel periodo), un ristorante di piazza Diaz a Milano Non semplicissimi da trovare oggi in Italia, nonostante le dimensioni dell'azienda. Ad ogni modo scrivo per chiedere maggiori informazioni s'una frase che ha scritto in quest'articolo: "Se il 95% in peso di una vite e di un chicco di uva vengono da aria e acqua solo un 5% deriva da ciò che è presente nel suolo con i suoi metalli, i sali, i microelementi e le radici che estraggono questi elementi dal suolo..." . In fin dei conti un albero, dunque anche la vite, non è altro che una colonna di carboidrati. Insomma una risultante di attività complesse di digestione-metabolizzazione: non concordo con le percentuali indicate nell'articolo. Chi coltivi una vite, specie giovane, sa che senza microelementi (presenti solo nel suolo, ma non certo nella semplice acqua, ne tantomeno nell'aria), la crescita è incerta, talvolta nulla. Posso chiedere maggiori informazioni su quelle percentuali? Chiedo per mia curiosità, non certo per polemica, sia chiaro. La leggo con piacere, in quanto spesso parla di vini che su questo sito non sono trattati largamente. Ringrazio in anticipo, Luca Francesconi.

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