I Magnifici sette della Ribolla gialla di Oslavia

I Magnifici sette della Ribolla gialla di Oslavia

di Redazione

Testo di Leonardo Romanelli ed Emanuele Giannone. Appunti di degustazione e punteggi: EG in tondo, LR in corsivo.

Corpi estranei.
Il paese che c’era una volta e poi non c’era più, livellato in quindici mesi con la sua collina, la collina morta raccontata dalla corrispondente di guerra Alice Schalek (1), rivisse dimenticando topografia e pedologia, piazze, poderi e orti, chiese e corti, incolonnandosi lungo una strada, ospitando il grande corpo estraneo di un sacrario eretto per ospitare cinquantasette mila piccoli corpi estranei. Il paese rivisse, loro mai più.

Il paese scomparve e riapparve senza i connotati, trasfigurato, rianimato dalla memoria e dalle mani dei superstiti, con essi ristabilitosi nel suo retaggio e ancoraggio più saliente: la terra. La memoria di Oslavia non ha altre vestigia emerse che quel corpo estraneo. La terra, invece, le è in corpo, intima e congenere come le memorie più antiche, cancellate solo in emersione, sommerse però nel testo di cultura. Qui, dove il vento della storia recente ha soffiato rovina, il respiro della terra ha riportato la vita; e con quella la vite, che nel giardino dell’Impero era stata ovunque.

Scriveva Marco Magnoli: «Oslavia è solo un piccolo pezzo di Mitteleuropa, un angolo di cultura che dopo il nulla della Prima Guerra Mondiale ha dovuto piano ricostruire la sua identità (…) un piccolo mondo che si è ritrovato e ri-fondato riconoscendosi intorno a ciò che meglio sapeva fare e a quella bandiera che, tra le tante issate nel tempo su questi luoghi, sentiva più sua: la terra e i suoi frutti; le vigne e l’uva; la ponca e la ribolla gialla» (2).

Perché viene in mente Pirandello a guardare i vignaioli di Oslavia? Sono veramente in cerca di autore? O forse la genesi della loro esistenza arriva da quelle storie da cui sono stati preceduti, figli loro stessi di un tempo e di un luogo che non esiste, un “non luogo” dove però abitano. Costretti a riformarsi un’identità culturale fin da quando sono nati, con una lingua, come dicono loro stessi, che è un dialetto comprensibile solo in quel territorio delimitato, uni e trini nel doversi rapportare anche con gli altri che li giudicano sempre stranieri. Stranieri in patria e fuori patria.

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Ci sono occhi profondi dai quali nascono sguardi mai completamente luminosi, quasi ci sia bisogno sempre di proteggersi, prima conoscere l’altro e poi scoprirsi se è il caso. È un gruppo o una tribù? Non esiste un “capo” esistono membri diversi tra loro e giustamente complementari: una sola donna, solare e dalle visioni che vanno ben oltre il panorama del luogo, con sei uomini, quasi a rappresentare uno spaccato di una società che vuol rimanere ancorata al passato? O semplicemente la casualità della vita.

C’è il produttore che sembra il fratello di Serge Gainsbourg, quello che ha lo stile del bravo ragazzo amico di tutti i compagni di classe ai quali passa i compiti, lo zio che sa tutti gli aneddoti da raccontare ai nipoti, il gigante buono , dotata di empatia ma anche naturalmente istrionico che al tempo debito, se occorre, s’incazza, il patriarca dal carattere ragazzino e lo sguardo rubicondo specchio del cuore, l’uomo concreto e razionale dall’animo passionale e bello.

Un secolo dopo la memoria sommersa aleggia ancora nei silenzi, sul limitare del giorno, nei residui racconti e nei testi di storia, nonostante oggi sia tutto diverso, diverso il vento, diversa l’occasione. Lungo tre soli chilometri di strada, Oslavia emerge in sette cantine accomunate dalla dedizione a una varietà, la ribolla gialla, e a un’ordinata varietà di indirizzi per farne un vino, senza però derogare a quello cardinale: la macerazione fermentativa sulle bucce.

Pochi giorni fa i Sette hanno fatto festa: era la terza, caduta nel decennale della costituzione dell’Associazione dei Produttori Ribolla di Oslavia. Al trascorrere degli anni, dopo l’evento, il volume dedicato ai vignaioli storici di Oslavia e alla Ribolla, la proposta di disciplinare di produzione in vista di una DOCG autonoma (o una sottozona), l’adesione del settimo insigne dopo i sei fondatori, ecco anche il simbolo: l’acino arancione in sezione. Ed ecco la collaborazione con Eataly, che allestirà presso le sue sedi il corner della Ribolla di Oslavia, il primo dedicato ad un’Associazione.


La festa – 1. A cena da Klanjšček, vigilia senza Ribolla:
Pinot Grigio 2015 – Primosic
Il pirotecnico Silvestro Primosic lo presenta quale frutto di un’annata ben abbondante. Ha ragione, il ricordo è inequivocabile: arancia rossa e mela granata mature, rosa, karkadè e terra. Sapido, rond e caloroso. Anzi: felice, come chiosa Silvestro (88) / (89).

Bianco 2014 – La Castellada (50% pinot grigio, 30% chardonnay, 20% sauvignon)
Se prendessimo per buone le comode stereotipie, qui dovremmo incontrare un vino problematico come quest’annata. Invece è solo il primo di una sfilza di bei 2014. Macerazione di 18-25 giorni, svinatura e maturazione di due anni in fusti di acacia, rovere e castagno, quindi 6 mesi in acciaio e 6 in bottiglia prima del debutto. Finezza e definizione all’olfatto con anice stellato, neroli, pesca e rosa; si sviluppa in soavità e profondità al sorso, lungo e fitto di sottigliezze (91) / (90).

Bianco 2015 Trebež – Dario Prinčič (p.g., ch., sauv.)
Il vasaio d’elezione ha messo in infusione nocciole, cedro candito, mela disidratata, artemisia, rabarbaro e zenzero, derivandone un liquido che sa fondamentalmente di terracotta e sale e degli altri ingredienti sublima l’essenza (91) / (92)

Malvasia 2012 – Il Carpino
Franco Sosol è felice della sua vigna ottantenne di malvasia. 10-15 giorni di macerazione fermentativa, un anno in fusti di rovere, uno in acciaio e poi in bottiglia ad attendere il quarto anno dalla vendemmia per la vendita. Splendido bouquet di spezie, miele amaro, arancia amara, timo e resina. Piena, fortemente minerale, profonda e rotonda, di lunga e chiara persistenza (92) / (90).

Jakot 2012 – Radikon
Tre mesi e mezzo di macerazione sulle bucce, quattro anni di macerazione in rovere e almeno due in bottiglia. Concentrato, stratificato negli aromi, complesso e lento a schiudersi. Eppure, è succulento e freschissimo, imperioso nel prendere la bocca e condurre il sorso, nettante nella sensazione tattile, nitido nelle sensazioni finali di spezie, frutta da guscio e disidratata, erbe officinali (92) / (93).

Merlot 2013 Leopold – Fiegl
Mamma, quel vino è generoso, e certo oggi troppi bicchieri ne ho tracannati. Ma che vuoi che sia uno in più? La generosità ha la forma di amarena, Pastiglie Leone violetta e arquebuse, mora, pomodoro confit e creosoto. La forma è piena e rotonda, la sostanza è sapidità, confettura e radici. Salute a Mascagni e saluti, rectius, ciaone a chi snobba il merlot (89) / (88).

Rosso 2010 – Gravner (merlot, cab. sauv.)
Si aprono le porte del Bazar delle Spezie e anche quelle della percezione. Apertura serale straordinaria per questa visita di Aldous Huxley a Istanbul, con una bottiglia a sostituire la mescalina nel ruolo dell’entactogeno e Mateja Gravner al posto di Osmond. Prima annata commercializzata dei rossi fermentati in anfora, trascorsi circa otto anni in affinamento. Spezie a strati e in ondate successive, ordinate. Garofano, artemisia, muschio e legno di rosa. Frutto scuro, intenso e amarognolo, aronia e amarena. Tannino intatto e grintoso, persistenza di durata pari alla pazienza del guardiano del bazar (il Signor Klanjšček, in realtà il padrone di casa, mentre ci allungavamo molestamente verso le ore piccole… 95) / (95).

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La festa – 2. Fiegl, La Castellada, Il Carpino (e il fondo).
«Bisogna fare fondo», consiglia Matej Fiegl mentre viene servito lo spuntino: per cominciare, musetto di maiale con melagrana e kren, frico fritto, frittatina alle erbe; quindi, orzotto nano con galletti e basilico. Il fondo è fatto, ora attenti a non affondare.

Ribolla Gialla 2018 – Fiegl
Serrata e tesa, profuma d’erba, aloe, ortensia e petricore. Un fendente acido, nervosa e magra nello sviluppo, ordinata e pulita in chiusura (86) Fanciulla da schiudersi ancora (84).

Ribolla Gialla 2017 – Fiegl
Apre nitida con mandorle e nocciole fresche, una nota affumicata e un’evoluzione che guarda al mare. Vivace, di costituzione appena più robusta e più sapida rispetto alla prima; le rotondità appena accennate le giovano e riverberano nel finale, col frutto che vira da verde a giallo (88)La maturità ti rende bella (87).

Ribolla Gialla 2016 – Fiegl
Susina, erba, edera e cedro sullo sfondo di sale e creta. Magra e forte, fresca e diritta, trainante nello sviluppo per vivida freschezza infusa, non concede orpelli e chiude in erba, sale e frutta a polpa bianca come aveva iniziato. È acerba, ma siamo solo ai preliminari (90). La strada è quella dell’attesa, i risultati arrivano (90).

Ribolla Gialla 2015 – La Castellada
Sessanta giorni di macerazione. Naso di pregevole complessità, ampio e concentrato con resina, sottobosco, fiori secchi, nocciole, bergamotto e fieno in bilanciato assieme. Bocca sapida, fresca e tesa, decisa nella presa e nel passo, fitta per i richiami e per la trama tannica, agile nell’allungo e di notevole persistenza (92) / (92)

Friulano 2014 – La Castellada
Quattro giorni di macerazione. Verde (anche nei riflessi) e magro, non smunto, delicato e scattante, riservato al naso con cenni di susina, mandorla e kiwi. Bocca scarnita, sapida e sassosa. Vino d’impronta fortemente minerale. Un’arenaria liquefatta (88). E infatti il minerale per me c’è anche nel naso, si unisce ad un insolito miele di montagna, caldo e solido nella bocca compatta (90).

Rosso 2010 – La Castellada (85% merlot, 15% cabernet sauvignon)
Molta frutta rossa a connotare il naso, succulenta e matura, insieme a rosa canina, garofano, cenere, tabacco e sottobosco. Bocca asciutta e fresca con ricordi floreali (rosa) in apertura e di frutta (ribes, mora, marasca) in progressione, sapida e vibrante, ornata di tannini minuti ed eleganti e di spezie fini nel finale (92) / (92).

Pinot Grigio Vis Uvae 2013 – Il Carpino
Bouquet generosissimo per varietà e intensità: agrumi, susine, melagrana, fragola, rose e ibisco. A fronte di tanta generosità la bocca è piena ma vivace, animata dalla nitida traccia minerale, la sapidità istante, la freschezza infusa (87) / (87)

Friulano Exordium 2012 – Il Carpino
Rotondo e cremoso: nocciola, cappuccino, pompelmo, rabarbaro e pesca sciroppata. Bocca piena, di buona presa, calda e piuttosto potente senza essere pesante, sostanziosa e ben innervata dell’usuale mineralità a condurre lo sviluppo. Finale che si apre in un largo di erbe officinali, elicriso, camomilla e albicocca (88) / (88).

Ribolla Gialla 2012 – Il Carpino.
Austero e conchiuso in pochi cenni verdi, tra sottobosco (felce) e foglia d’ulivo. Al palato è più deciso, segna l’attacco in energia e presenza tattile, pulsa di freschezza, è teso e profondo, di giovanile concentrazione, mimetico nello sviluppo aromatico che si apre appena nel finale sapido e fresco con fico d’india, cedro, acetosella e un tocco di grassezza e tostatura che ricorda l’arachide (93) / (93).

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La festa – 3. Cena al Rosenbar (la Ribolla in assolo).
Ribolla Gialla 2016 – Fiegl.
Si veda sopra. Qui in versione ammiccante a salagioni e grani di senape.

Ribolla Gialla 2013 – Primosic
Acacia, camomilla, verbena, felce, caprifoglio, foglia d’ulivo, lattuga e fava. Più che un vino, un mois de printemps, un floreale, un germinale, con in più un pugno di sale. Essenziale al palato, composta ed equilibrata, il che non è scontato per un vino che verdeggia apertamente e gialleggia discretamente (90). È in piena fase di muta, come quando l’uccello cambia il suo piumaggio (90).

Ribolla Gialla 2008 – Il Carpino
Un anemone: il fiore per il profumo campestre e amarognolo, quello di mare per la nitida nota salmastra, riflessa anche al gusto. Elegante, morbido e compassato nello sviluppo, suadente nel tocco, va a chiudere in un ricordo composito di aloe, corteccia, erbe amare e rabarbaro (93) / (93).

Ribolla Gialla 2008 – La Castellada
Fiori di campo, frutta secca, spezie gialle e note salmastre, quindi ampia e variegata nel bouquet, un bouquet da grandi aspettative. Non le smentisce: bocca di grande presa tattile e sviluppo perentorio, energica e traente, lunghissima nella traccia minerale e nella persistenza aromatica (albicocca, sbergia, lavanda, chinotto e liquirizia. (91). Sfrontata nel suo essere così complessa senza essere complicata (92).

Ribolla Gialla 2009 – Radikon.
Un orange al calor bianco, di grande concentrazione, che si sviluppa in potenza, maturità del frutto e sensazione calorica istante. Vino-missile: vola altissimo, sapidissimo, velocissimo, sale alla ionosfera e altrettanto velocemente ridiscende: finale precipitevole, chiusura col botto, un bel botto di sale e frutta candita (89). È un’anima in pena che tende a non rimanere mai doma, ora e così ma cambierà di nuovo (92).

Ribolla Gialla 2014 – Dario Prinčič.
Ombrosa, tiratissima, parca di profumi e scattante, fendente al palato. Spicca per un vigore riposto, non ha sapori da rintracciare ma un’efficacia espressiva fatta di tatto, slancio, energia e pulizia (92). Lei e il padrone: tutt’uno (93).

Ribolla Gialla Selezione 2003 – Gravner.
Naso caleidoscopico, ricco di dettagli minuti e divertenti che compongono figurine mutevoli e cangianti al trascorrere dei minuti. Distesa, sospesa, mobile: frutta da guscio, agrumi canditi, fiori amari, spezie dolci, olio di lino. Snella, avvolgente e sapida al sorso, gentile al tatto, viva d’un calore sommesso come in un mite e lunghissimo crepuscolo (cit.) e di freschezza risolta, liquescente. La dinamica è un pianissimo senza cambiamenti e senza cedimenti, cadenzato da note speziate e di tè (94). Commuove semplicemente (96).

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La festa – 4. Prinčič, Radikon, Primosic, Gravner (e la grappa).
La seconda manche di fondo va in onda a casa Radikon e compendia un robusto antipasto d’affettati e Montasio e il trionfo dell’invenzione: i tagliolini di farina impastata con le vinacce della ribolla, condite con un ragù bianco. La malasorte ha assegnato a me (Giannone) una porzione-baby. Romanelli non ha finito la sua e per questo l’ho odiato un pochino. È il destino cinico e baro che porta la mano ad appoggiare il piatto nel posto sbagliato al momento giusto (Romanelli). 

Ribolla Gialla 2017 – Prinčič
Sarà pure la giovanissima età, ma è la più incazzata. Un mustang e ci piace molto così. Nervosa, succosa, tutta foglie e sève, bacche bianche e fava fresca. Bocca iper-compressa, potenziale, dall’espressione di là da venire e chiusa in un velato accenno a susina, kiwi, carota e fragola acerba (un 93 cauto con prospettiva decisamente rialzista). Meglio attendere davvero un salto che si rivelerà decisamente alto (91).

Favola 2008 – Prinčič (chardonnay, sauvignon, pinot grigio, pinot bianco, friulano, ribolla gialla)
Si fa quel che si può: annata funestata dalla peronospora, produzione quasi azzerata, e allora? Allora si fa quel che si può concentrando tutta la cura sul poco, così che il concentrato di cura sia un piccolo prodigio. Vino di grande profondità, sensuale, intenso nei profumi di percoca, uva spina, arancia amara, melissa, timo, genziana, semi di finocchio e resina, ginepro e fiori secchi sullo sfondo. Sorso innervato di sapidità, rinfrescante e spigliato, lungo e nitido nelle sensazioni finali (94). Mi è sfuggita la percoca lo ammetto, il resto lo confermo decisamente (95).

Pinot Grigio 2013 – Prinčič
Rosa canina, melagrana, ciliegia. Sale e corpo per una bocca avvolgente e piena, svolta negli aromi di fragola, ciliegia e confettura di rose, carnosa, mordente e lunga (88). Si dovrebbe riuscire a srotolare un po’ da un avvitamento che sembra però solo temporale (87).

Cabernet Sauvignon 2011 – Prinčič
Anno del requiem per un vino difficile – a farsi, non a bersi – e carnale. Qualcuno motteggia: «È il tuo Amarone?» Le uve appassirono in pianta e tutto lo spiega: concentrazione aromatica, densità, sostanza, fittezza di trama. Risaltano il frutto scuro e il tè, vestimenti d’un corpo scultoreo. Dopo, di questo vino di carne non se n’è fatto più. Spiantato, denn alles Fleisch, es ist wie Gras (3): perché tutta la carne è come l’erba (89). L’attore sa quando scomparire di scena al momento giusto, mai troppo tardi (90).

Pinot Grigio Sivi 2018 – Radikon
Fermentazione spontanea a contatto con le bucce tra otto e quattordici giorni, quindi ridotta rispetto ai grandi vini di casa; questo, peraltro, non è piccolo, né ridotto. Arancia candita, pesca, rose passe, melagrana, cera e un sottofondo balsamico a introdurre un sorso pieno, dai tannini infiltranti, fresco e di grande persistenza (90) / (90).

Ribolla Gialla 2014 – Radikon
Già vola il fiore magro (4). Quieta e concisa: poche note di frutta e fiori dolci infuse in una sensazione generale di freschezza che si ripete, magnificata, al palato. Asciutta e decisa dall’attacco alla chiusura, agile in progressione, essenziale nello sviluppo aromatico (susina, mora di gelso, mandorla dolce, tè verde). Licenzia i mali dell’annata decifrandoli in un quadro più succinto, sfrondato dei colori e dei calori più vivaci, profondo e intimista. Paziente (93). Ma nell’annata sfigata viene fuori il produttore, si dice: e qui viene fuori la mano che sceglie quanta uva, la testa che decide quando deve andare la vendemmia. La pesca si unisce all’albicocca essiccata per poi stravolgere tutto nel retrolfatto (92).

Merlot 2003 – Radikon. Stupefacente: rote Grütze, smalto, terriccio, tabacco, tartufo, china e radici. Bocca piena, potente, calorosa, radiosa e sostenuta da un’intatta riserva di freschezza. Caudalies in rosso, arancia sanguinella, marasca e sale (il famoso sale rosso di Oslavia, Hawaii. 90). Veronelli lo avrebbe chiamato “vino da meditazione”, e basta metterlo sotto il naso per capirlo (91).

Oslavje 2000 – Radikon.
Mani in alto: scorza d’arancia candita, albicocca disidratata, bergamotto, miele, lavanda, tequila sunrise, rabarbaro, tabacco dolce, vaniglia in bacca, salmastro e penso che basti. Bocca rotonda e freschissima, di presa immediata e perentoria, energica e composta in progressione, nettante e sapida nel lungo finale (92). A vent’anni dimostra di essere un seguace di Pascoli, mostra ancora il fanciullino che è in sé (94).

Grappa di Ribolla Gialla 2019 – Premiata Distilleria Pagura
Distillazione in alambicco discontinuo a caldaiette a vapore, affinamento in cisterne di acciaio per un anno. Senza zuccheri aggiunti. Edera, fiori secchi, corteccia, pane di segale. Asciutta e sapida dopo il torrido pizzico iniziale dei 43°. Torrido ma incredibilmente appagante.

Ribolla Gialla 2015 – Primosic
Lineare. Agrumi, frutta a polpa gialla e foglie. Sapida e sferzante al palato, diritta ed essenziale nei richiami al frutto. Pulizia e compostezza (86). Non si disturbano i bambini mentre riposano. Quando si sveglierà ci dirà davvero quello che vuol fare (85).

Ribolla Gialla 2011 – Primosic
Pesca, susina, frutta da guscio, mollusco, una nota fumé, tutto questo ben regolato. In quiete all’olfatto, inquieta al palato cui si apprende con veemenza, vivamente acida e progressivamente calda nello sviluppo, terminando in note di gelatina, acqua di pomodoro, mandorla (84). Non è il momento può sembrare strano ma deve attendere il momento giusto, la fase è quella introversa (85).

Ribolla Gialla 2005 – Primosic
Equilibrata, morbida, polposa e ronde senza soverchiare la freschezza del frutto. Frutta gialla, miele di corbezzolo e spezie dolci, eleganti note di pepe bianco e fieno greco in profondità; appagante al palato per succulenza e freschezza infusa, non sferzante, che accompagna le note di frutta carnosa (mela golden, melone d’inverno, pesca bianca, banana), cardamomo e cerfoglio (91). Pregevole il suo concedersi poco per volta ma in maniera completa e soddisfacente, quasi seducente (93)

Friulano 2016 – Primosic
Fresco e lieve con fiori, erbe fini, piselli freschi, ostrica e mandorla; quest’ultima torna accentuata nello sviluppo al palato, insieme a composti cenni di cenere, camemoro, melissa e stevia. Freschezza e crudezza concorrono nella chiusura amaricante (85).

Pinot Grigio 2015 – Primosic
I fiori nella cenere: in questo caso sono rosa, i battistiani fiori di pesco e le rose e le begonie, insieme a fragole e sorbe sullo stesso sfondo cinerino. Molto intenso nel colore. Sorso sapido, sostanzioso e appagante: è un vino rotondo con brio e carattere, pieno di polpa e freschezza, nitido negli aromi di frutta e abbellito dai cenni speziati in chiusura (89). Ma anche gli agrumi concorrono, a creare un bouquet, con le loro piccole note, non fresche ma intense (89).

Ribolla Gialla 2012 – Gravner
I confronti non rendono appieno giustizia ma qui non si resiste alla tentazione. La 2012 è austera ma dialogante. È una campionessa di simboli e traslati: frutta, spezie, essenze balsamiche, maturità, intensità, mineralità, freschezza… certo, c’è tutto questo, ma oltre il molteplice concreto delle presenze e proprietà materiali. Ma chi se ne frega poi del concreto, del materiale, quando la funzione simbolica lo traspone in forma estetica? La funzione simbolica è un’attività dell’uomo. Serve a compendiare il molteplice concreto e sensibile in un simbolo, un più-di-senso. Chi se ne frega dei descrittori, se qui c’è un più-di-senso? (95). Mi regala note intriganti di tè e camomilla, di scorza di arancia candita e tostata, di maggiorane e poi si completa in bocca perché teso e vivace e dal finale vibrante (95).

Ribolla Gialla 2011 – Gravner
La 2011 è impenetrabile. Ialina. Viene dalla ponca ma sembra ossidiana: molte facce e scheggiature, scure; ognuna riflette, in modo variabile a seconda di chi e da dove la guarda, ognuna è una superficie quasi perfettamente riflettente. Attraverso questo quasi fanno piccolissima breccia le nostre intuizioni, che tali sono e tali restano – sospese – di fronte alla più semplice delle spiegazioni fornite da Mateja Gravner: il vino per trent’anni da adesso. Per ora apprezziamone la forma inscalfibile e quello che ispira: purezza (97 cauto con riserva di osservazioni fenomenologiche a venire). Sembra quasi la sfinge, immobile ma conturbante, seria ma stimolante, vogliosa di mostrarsi ma ancora parca nel dare emozioni che saranno indubbiamente certe, chissà in quale direzione (97).


La Festa – 5. After hours. Trattoria alla Luna

Slatnik 2015 – Radikon (chardonnay, friulano)
Molto occupato nelle belle chiacchiere e nel confronto con sardelle e poi ljubljanska, non gli rendo il giusto merito e prendo pochi appunti. Energia, succulenza, leggerezza e freschezza per una beva mostruosa (91).

Dintorni e contorni.

Parco della Pace del Monte Sabotino / Sabotin Park Miru e Museo del Rifugio:  https://www.turismofvg.it/parco-della-pace-del-monte-sabotino

Klanjšček Wine&Stay, Località Ossario, 13/c, 34170 Gorizia. Tel. 0481 190 6680. www.klanjscek.it

Menù del 12 ottobre: torre di porcini e galletti con tuorlo d’uovo fritto, crema di patate con tartufo bianco, lasagna croccante con ragù bianco di vitello e verdure dell’orto, cosciotto d’asino a cottura lenta in peka con purè di patate e sedano rapa, l’autunno tra cachi e castagne. Un percorso legato alla cremosità di un comfort food di chiara impronta locale, con l’intrusione di un asino di mantovana memoria.

Ristorante Rosenbar, Via Duca d’Aosta, 96, 34170 Gorizia. Tel. 0481 522700. www.rosenbar.it

Menù del 13 ottobre: Ardelut, pere, noci e formaggio Montasio, schiacciata di patate e porro con mazzancolle in tempura, minestrone di fagioli e “bobici” con pancetta croccante D’Osvaldo, posutize (pasta e acciughe secondo la ricetta dalmata), brasato al vino con frutta secca, susine e patate “in tecia”, sformato di semi di papavero, panna acida e pettorai. Un pasto che sancisce il fatto di essere in una terra di mezzo, la porta dell’Est. 

Trattoria alla Luna, Via Guglielmo Oberdan, 13, 34170 Gorizia. Tel. 0481 530374. www.facebook.com/allaLunaGorizia/

After hours del 14 ottobre: sardelline “in savor” con polenta, kipfel di patate, ljubljanska (fettina di maiale impanata ripiena di formaggio e prosciutto).

  1. «Che un monte possa morire, lo si vede qui, non senza emozione. La guerra uccide uomini già da due anni, a questo ci siamo abituati, ma l’assassinio dei monti è qualche cosa di così mostruoso che i nervi riescono a malapena a sopportare. Tutti conoscono il dosso di Oslavia, la montagna morta.»
  2. In Ribolla Gialla Oslavia – The Book, 2011, Seminario Permanente Luigi Veronelli.
  3. Al secondo movimento del Requiem Tedesco (Ein Deutsches Requiem) di Johannes Brahms, in forma di marcia e in tonalità di si bemolle minore, si fa riferimento anche per i suoi versi d’apertura, che citano la Prima Lettera di Pietro nel Nuovo Testamento: «Poiché la carne è come l’erba e tutta la gloria dell’uomo è come il fiore dell’erba. L’erba si dissecca e il fiore appassisce. Ma la parola del Signore resta per l’eternità» (Ep. l San Pietro l, 24-25).
  4. È una delle Nuove Poesie di Salvatore Quasimodo, il quale mi schiaffeggerebbe per avergliela qui scimmiottata in più passi. A onore del vero: “Non saprò nulla della mia vita, / oscuro monotono sangue. / Non saprò chi amavo, chi amo, / ora che qui stretto, ridotto alle mie membra, / nel guasto vento di marzo / enumero i mali dei giorni decifrati. / Già vola il fiore magro / dai rami. E io attendo / la pazienza del suo volo irrevocabile.”

Ringraziamo le cantine Fiegl, Gravner, Il Carpino, La Castellada, Primosic, Prinčič e Radikon insieme ai ristoranti Klanjšček e Rosenbar per l’insperato e superlativo sberleffo fatto a quest’anno disgraziato; per lo stesso motivo, nonché per l’idea geniale della visita a gallerie e trincee del Monte Sabotino, all’ineffabile, inappuntabile direttrice d’orchestra Klementina Koren.  

 

Leonardo Romanelli ed Emanuele Giannone

(Foto: Mario Curti per APRO)

3 Commenti

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Lanegano

circa 4 settimane fa - Link

Sono perdutamente innamorato dei vini del Carpino......

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Walter Villanova

circa 4 settimane fa - Link

Da una ventina d’anni e più ho cominciato le mie escursioni sul Collio sloveno e friulano. Finalizzate ovviamente al rifornimento soprattutto dei bianchi ma anche dei rossi eccezionali che qui abbondano! Ed è sempre una emozione parlare con Josko... o con gli altri straordinari vignaioli che vivono e producono vini di rara qualità... dio vi benedica!

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Sandro Spinelli

circa 4 settimane fa - Link

Ho vissuto, lavorato e..... bevuto, per otto anni nel goriziano e ad Oslavia; se ci fosse un posto del cuore, dove perdersi e meditare, divertirsi e godere, riconoscersi e ringraziare la vita, quel posto sarebbe lì, su quelle colline e tra le vigne, accanto a quelle botti e quelle bottiglie, ma soprattutto accanto a quei vignaioli che hanno saputo e sanno, regalare gioielli, e hanno un posto speciale dentro al mio cuore! 💖

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