I Cucci Bistrorante a Palermo, la spirale della vita e il gusto siciliano

I Cucci Bistrorante a Palermo, la spirale della vita e il gusto siciliano

di Andrea Gori

Che Palermo sia una delle città del mediterraneo attualmente più in forma, è superfluo dirlo. Dalla crisi dell’immondizia di qualche anno fa allo splendore odierno di mostre, iniziative culturali, melting pot reale e vitalità complessiva della città, sembrano passati decenni, e oggi vivere Palermo anche solo per poche ore permette di assaporare un concentrato di cultura, umanità e sapori come pochissime altre città al mondo.

Non bastassero ovviamente le meraviglie dei mercati (Vucciria magari meno autentico, ma imperdibili il Mercato del Capo e Ballarò), della vita notturna e appunto dei locali, bar e ristoranti che aprono a getto continuo. Tra questi I Cucci che, oltre ad avere aperto una pasticceria in Via Vittorio Emanuele (la via centrale che taglia Palermo partendo dalla Cattedrale fino ad arrivare ai Quattro Canti) dove potete mandare il miglior cannolo della vostra vita (con tanto di ricotta da Piana degli Albanesi e una cialda commovente), hanno aperto questo “bistrorante” che fonde bene i gusti e le ricette classiche palermitane con un servizio e una proposta di livello davvero elevato.

cannolo siciliano i cucci palermo

Interessante anche la carta dei vini con una bella rassegna di vini da tutta Italia (Toscana, Umbria, Alto Adige, Marche) ma che, ovviamente, approfondisce la Sicilia in maniera intelligente. Per la nostra cena abbiamo scelto il Tenute di Castellaro Lipari Bianco Porticello moscato e carricante 2017, vino affilato con lime e scorza d’arancio, menta salvia e lantana, bocca succosa con aromaticità sostanza senape e finale intriso di sale e sole.

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Un vino molto azzeccato su un piatto clamoroso come i Bucatini “alla Milanisa” ovvero bucatini conditi con sugo di estratto di pomodoro, acciughe, alici fresche, uve passa, pinoli, finocchietto selvatico e muddica atturrata di pane nero di Tumminia. Una variante ricca e profonda di un classico piatto povero ma iconico che unisce sapori e profumi della Sicilia con storie di emigrazione con varianti più o meno di emergenza.

bucantini milanisa cucci palermo

Ma ci hanno colpito anche piatti come la “Doppia visione di verdure in agrodolce con lingue di pane nero di Tunninia”, ovvero, una caponatina di melanzane cotta al forno affiancata ad una caponata croccante a crudo, aceto, olio evo, zucchero e sale grosso di Trapani. Al di là del nome altisonante, una bella scusa per gustarsi melanzane e verdure con il sale ad esaltare il lato umami del tutto. Anche qui il vino fa il suo anche se ha un corpo molto più importante delle melanzane e fila via meno leggero e molto meglio andare, per restare in casa alla Tenuta di Castellaro, con il Bianco Pomice, interessante e arioso blend di malvasia delle Lipari 60% e carricante 40% con passaggio in legno lieve giusto per gli aromi.

doppia visione caponatina

Assaggiamo quindi le Alici allungate con insalata di cavolo rosso e mandorle di avola, alici sfilettate con coda, marinate in aceto di mele, scorza di limone e menta fresca, poi panate in farina di semola e fritte, servite su insalata cavolo rosso e olio evo, aceto di mele e sfoglie di mandorla di Avola. In pratica una montagna di alici saporose ben contrastate dalla dolcezza delle cipolle con l’aceto a rinfrescare e donare una levità molto gradita.

alici fritte cucci palermo

Chiudiamo con una apprezzabile versione di tiramisù, con un ottimo biancomangiare caramellato alla “Giuggiulena”, con latte di mandorla, il limone, la cannella e il miele ibleo e appunto il croccante di semi tuffato all’interno. Non il massimo dell’estivo del resto nella nostra serata palermitana agostana la temperatura lo permetteva eccome…

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Si chiude la cena non senza emozioni anche nel suo seguito perché nella stessa piazza, grazie alla corrente edizione del festival artistico Manifesta12 (fino al 4 novembre fate in tempo a visitarla nelle sue varie declinazioni cittadine!), entriamo e ci perdiamo dentro “La Spirale della Vita” installazione di Gianfranco Meggiato costruita con sacchi di sabbia militari che riportano i nomi dei morti ammazzati dalla Mafia negli ultimi anni.

Due signore chiedono di essere aiutate a fare un fotografia con dietro un sacco in basso a mezza via. Leggiamo il nome sopra e ci si stringe il cuore in una morsa fredda: è il sacco dedicato a Claudio Domino, ucciso ad 11 anni da un sicario in motocicletta. Palermo era anche questo, e speriamo che lo sia sempre di meno perché questa oggi è una città di cui innamorarsi alla follia, subito.

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Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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Nic Marsél

circa 2 settimane fa - Link

Per Manifesta devi passare come minimo dalla biglietteria del Teatro Garibaldi, all'interno del quale c'è il Caffè Letterario Garibaldi con l'ottima selezione di vini naturali proposti da Stefano. Un buon posto (oltre che passaggio obbligato) da dove partire. "Per una volta, non fate gli italiani: imparate a riconoscervi per arte, oltreché per parte." (cit.) ;-)

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Andrea Gori

circa 2 settimane fa - Link

ottima dritta Nic! comunque devo tornare giù presto...

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BT

circa 1 settimana fa - Link

concordo, sono stato a palermo proprio quest'agosto ed è magnifica (meglio ancora andarci a ottobre o marzo, però!) e se quest'articolo fosse uscito prima ci sarei andato! spero poi che vengano abbattute per l'intero le case costruite da ciancimino negli anni 70. sarebbe meritorio. la città deve imparare a volersi bene.

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