Hofstätter e la logica ferrea di Martin Foradori

di Andrea Gori

Hofstätter è, forse, la più grande cantina privata dell’Alto Adige, condotta con un pragmatismo e una logica ferrea che coniuga interesse commerciale e rispetto per il territorio. Per questo se si vuol capire l’Alto Adige conviene partire da qui, da Termeno, e parlare con Martin Foradori Hofstätter che ha idee molto chiare in materia di zonazione, valli e vocazioni regionali ed è capace di comunicare il tutto con passione e rigore. Un’ora e mezza di visita e poche pause durante le quali parliamo di tutto. Partiamo da quello che non va, ovvero la biodinamica e il riesling, due mode per certi versi poco adatte all’Alto Adige e invece spesso indiscriminatamente applicate per assecondate il mercato. Altro aspetto di cui l’alto Adige potrebbe fare a meno è la rincorsa a piantare l’uva più cara, un tempo il gewuerztraminer, poi lagrein e ora altre varietà alla moda piantate ovunque seguendo i prezzi e non la vocazione.

Entrando in cantina e leggendo tutti i nomi delle etichette, sembra di stare in Borgogna, con nomi di vigneti e masi che si susseguono BarthenauKolbenhofRechtenthaler SchlossleitenSteinrafflerCereseto SuperioreYngram, tutti o quasi piantati a monovitigno secondo la predisposizione del suolo.

Da lui si impara al volo la suddivisione delle colture sui due versanti della Val d’Adige, uno —quello di Termeno — più caldo e mai troppo umido con terreni calcareo-argillosi e limo, ideale per pinot bianco, gewurztraminer e sauvignon l’altro sulla collina di Mazzon (o Mazon alla tedesca). Qui regnano per qualità le vecchie viti piantate da Ludwig Barth von Barthenau agli inizi del 1800 con la vecchia e tanto vituperata pergola trentina, la cui resa qualitativa è argomento da (wine) bar tra i più dibattuti in zona. Il parere di Martin in materia pare chiaro: meglio il Guyot in assoluto ma le vecchie pergole esistenti vanno tutelate e mantenute perchè in equilibrio con il suolo e più adatte a gestire la maturazione ora che il clima è cambiato.

Ecco gli assaggi:

Pinot Bianco Joseph Weissburgunder 2011
Fresco e floreale, anche di mela renetta, pera williams e glicine. Bocca ricca senza eccessi, finale appena caldo. 79

Pinot Bianco Barthenau Vigna S. Michele 2010
Vinificazione in acciaio e affinamento legno grande per un anno. Naso che sa di camomilla e mela, fiori rosa e gialli, bocca fresca di apfelsaft, minerale rocciosa e saporita molto equilibrata con finale quasi agrumato. 86

De vite Hofstätter Igt Vigneti Dolomiti 2011
Dolce e intenso, di rosa e albicocca. Bocca piena ma con sapidità che aiuta tanto, finale di susina e pepe bianco, talco e menta. Accattivante .84

Gewurztraminer Joseph 2011
Rosa e lychees d’ordinanza, talco e vetiver, bocca sontuosa e piena, opulenta, appena dolce ma di alcol. Finale amarognolo tipo mandorla amara, quasi zero residui. Giusto per i principianti. 80

Gewurztraminer Kolbenhof Hofstätter 2010
Sempre solo acciaio ma più tempo sui lieviti. Naso fine ed elegante senza urlare, lampone, rosa, tropicale, maracuja e lime, bocca con sapidità  in evidenza e tocchi di vaniglia e spezia orientale. Quell’anno in più ci vuole tutto per apprezzarlo al meglio. 91

Gewurztraminer Kolbenhof 2011
Oltre 110 giorni di maturazione, da pochissimo messo in commercio ma è già intenso e ricchissimo, con note particolari di rosa thea, ribes bianco e rosso. Bocca freschissima con tanta acidità, stunning. 93+

Lagrein  Joseph 2011
Mora e mirtillo, cuoio e liquirizia, acciaio e via uscire prima possibile, in effetti è croccante e stupendo nella sua schiettezza ma conserva note di caramello e canditi. Festoso e ideale sulla tavola altoatesina. 84

A Mazon Martin lavora tre ettari e mezzo presso il maso Barthenau, una particella del 1962 e una del 1942 e, da questi ettari, nasce il Barthenau mentre il resto del Pinot Nero, qui allevato su moderni guyot, compone la Riserva Mazon.

Blauburgunder Riserva Mazon 2009
Età media delle viti vent’anni, legno terzo e quarto passaggio. Facile e immediato, fragola e confettura di bosco, legno lieve, castagno e humus. Bocca equilibrata e saporita di tabacco kentucky, croccante nocciola caramellata e amarena, finale lieve e sfumato. 87

Blauburgunder Barthenau vigna St. Urbano 2009
Prodotto dalle pergole di Pinot Nero più antiche, immediatamente rammenta che ha più radici e appare più profondo. Intenso e penetrante, selvatico e umorale, con belle note di sottobosco e mirtillo, bergamotto, resina, timo, china. Una freschissima espressione che sfuma nella balsamicità ma allo stesso tempo personale e unica. Il legno frena un poco, per adesso, ma in futuro sarà un grandissimo. 94

Difficile non aver mai assaggiato almeno un vino di Martin Foradori ma assaggiati tutti insieme si ha una visione davvero interessante dell’Alto Adige e si capisce il perchè di tanto successo. Alcuni vini sono semplici e di lettura immediata, altri più complessi  e sfaccettati e proposti a prezzi importanti ma senza esagerare considerando il prezzo medio delle uve da queste parti. Puliza e rigore e profumi netti e penetranti, tutto quanto ti aspetti da queste vallate, insomma.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

12 Commenti

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suslov

circa 8 anni fa - Link

visitati a termeno qualche anno fa grande spazio espositivo, gentilezza e cortesia bei vini e bellissima la fontana di paese fuori dal negozio. cartolina di villaggio tedesco ...

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

"Altro aspetto di cui l’alto Adige potrebbe fare a meno è la rincorsa a piantare l’uva più cara, un tempo il gewuerztraminer" Una frase che si invalida pronunciando la parola "Kaiton".

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Scusatemi la frase è questa: "Partiamo da quello che non va, ovvero la biodinamica e il riesling"

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

ma infatti Martin esclude dal ragionamento la Val d'Isarco e appunto Brixen e altro a nord, lui si riferisce al Riesling sempre e ovunque in AA...le eccezioni che confermano la regola

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suslov

circa 8 anni fa - Link

cosa c'e' che non va nel riesling ?

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

in sè per sè nulla ma in certe zone dell'Alto Adige non da' vini molto particolari, anzi molto dozzinali e che poco hanno a spartire con le grandi interpretazioni italiane della varietà (per non parlare di quelle tedesche o alsaziane).

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Visto il video, posso concordare che puntare sul riesling per fini esclusivamente commerciali possa risultare un boomerang. Di fatto anche i tagli bordolesi mai hanno conquistato uno spicchio importante di palcoscenico anche se il Composition Reif in annate come la 98/99 e 2001 niente aveva da temere contro altri blasonati Cabernet/Merlot. Trovo invece offensiva per l'intelligenza del lettore di Intravino l'analisi dei sistemi di allevamento paragonata alle cure per la bronchite. Viste anche le importanti esperienze di viticultura bio in AA, se il Sig. Hofstätter non riesce a portare a casa l'uva se non aiutato dalla chimica direi che non detiene vigne degne di questo nome.

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

ti ricordo che Martin è il cugino di Elisabetta Foradori... quindi sa di cosa parla e in Alto Adige mica dappertutto è così semplice applicare la biodinamica... Lo stesso Lageder non è che abbia tutti i vigneti bio!

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Marco

circa 8 anni fa - Link

"Il legno frena un poco, per adesso, ma in futuro sarà un grandissimo. 94" quindi tra 4, 5 anni arriverà a 110/100???

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

non si può mai saperlo con certezza ma potrebbe salire di un paio di punti con un ulteriore affinamento. E cmq non è una questione di punteggio, o almeno non solo, è per dire che ha margini di miglioramente notevole e che potrà piacere anche a chi non ama le note boisèe

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Nereo

circa 8 anni fa - Link

Tutto giusto. Ma il timbro, inconfondibile, e' quello di paolo foradori. Un grande del vino, troppo spesso scandalosamente ignorato.

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Fabio missori

circa 4 mesi fa - Link

Ho conosciuto Elisabetta vari anni fa. A Bolzano e poi Londra. Dove andava a vendere prodotto. Una donna splendida, colta, delicata, ed appassionata! Aveva un presente difficile ma lo cavalcava con sicurezza e tenacia. Una grande imprenditrice, una splendida donna e figura carismatica. Spero un giorno di rivederla. Ciao

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