Ho un piano B: lascio la città, torno alla campagna e…

Ho un piano B: lascio la città, torno alla campagna e…

di Davide Bassani

Ci avrete fatto sicuramente caso; i prezzi dell’ortofrutta in genere, durante la pandemia, sono schizzati verso l’alto ed ora, nella fase 2, lo scenario è anche peggiore. Recenti sono le prese di posizione ed i provvedimenti del ministro Teresa Bellanova sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri per l’agricoltura, specie al sud-Italia, e recenti sono le battaglie politiche  – quando non i gallinai per discutere del dito ignorando la Luna – di quasi tutti gli schieramenti. Cito le percentuali testualmente dal sito del Codacons: Sugli scaffali, dicono gli agricoltori, ad aprile ci sono già stati aumenti che vanno dal +8,4% della frutta al +5% per la verdura e rincari anche per pesce surgelato (+4,2%), latte (+4,1%), salumi (+3,4%) pasta (+3,7%), burro (+2,5%), carni (+2,5%) e formaggi (+2,4%) (elaborazione su dati Istat).

Non è nelle mie intenzioni vagheggiare sugli aumenti allo scaffale di pasta, burro e di altri prodotti trasformati in genere –  il fuori tema concessomi è già abbondante – tantomeno sui rincari (che in certi casi chiamerei creste) di ipermercati ed esercenti. Io voglio parlare del mondo che ci siamo ritrovati – avendo aperto gli occhi dopo il torpore pandemico, o quantomeno dopo il suo picco – a dover forzatamente mettere in discussione. Banalizzo: chi tra noi, prima del virus ma anche ora, avrebbe mai messo in dubbio la presenza delle ciliegie ben esposte nel repato orto frutta di un qualsiasi supermercato (ovviamente a prezzi “umani”) a maggio? Chi, non sapendo della diffidenza di Coldiretti ed operatori vari, avrebbe mai dubitato della disponibilità delle albicocche ai primi caldi estivi (con la medesima clausola-prezzo delle ciliegie)? Sto ovviamente parlando di prodotti di stagione, non di fragole in gennaio (insipide e dure) o di pomodori a febbraio (inzuppati d’acqua e dalla scorza iridescente). Io ho la fortuna (o la sfortuna, vedete voi) di vivere in un paese di campagna dove, non dico nella maggioranza ma in buona parte, attorno ad ogni casa, c’è sempre un angolino di terra adibito ad orto quando non a frutteto. Io sono tra questi privilegiati e nel mio piccolo fragole e ciliegie non sono mai mancate (per le albicocche vedremo, ma promettono bene) durante questo inizio di fase-2. Poi faccio due chiacchere con alcuni amici che hanno la sfortuna di vivere in città e, oltre alle primizie, in questa fase di smart-working, mancano anche il parco, la passeggiata, la gita fuori porta, roba che io, aprendola, trovo a pochi metri da casa.

Non è che abbiamo sbagliato tutto e stiamo continuando a sbagliare? Nel modello di sviluppo dico, in questa corsa folle e continua che ci permette di avere le fragole a gennaio ed i cavoli a ferragosto. In questa invasione di campo nella natura che espunge un virus da un pipistrello (o da un pangolino?) quindi dal suo habitat e ne invade un altro – le nostre città che ora stanno mostrando il fianco alla pandemia. Forse, e dico forse, un ritorno alla campagna sarebbe non dico una cura ma almeno un modo per tornare ad una lentezza che può farci solo bene ed al tempo stesso ridarebbe vita a luoghi che stanno via via morendo; le connessioni farebbero il resto.

 “comprarsi un pezzetto di terra coltivabile, dal quale cavare il sostentamento per sé e per i propri cari, e due kalashnikov”

Massimo Fini la cacciò lì come battuta ma adesso comincio a vederci del profetico (sui kalashnikov ancora no però eh…).

5 Commenti

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

... un aspetto positivo , in questo quadro piuttosto deprimente post fase 1 Coronavirus : fra i beni di primissima necessità , Monfortino , La Tache e i Montrachet in genere non sono aumentati significativamente ...

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Nic Marsél

circa 4 mesi fa - Link

occhio che potrebbe schizzare alle stelle il prezzo del lambrusco :-)

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Davide Bassani

circa 4 mesi fa - Link

Da quello che so, dopo le mascherine, il governo ha calmierato i prezzi dello Chateau d'Yquem. :-))

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Paolo A.

circa 4 mesi fa - Link

Sui modelli di consumo si può essere d'accordo. Sulla tanto agognata "fuga dalle città": è stato ormai ampiamente discusso e dimostrato il fatto che, in un mondo sempre più popolato e quindi ristretto, l'unico modello ecosostenibile è quello delle città, a meno di non volere distruggere quel po' di natura rimasta.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Il monfortino tiene bene, ha ancora ampi margini; quanto sarà il costo di produzione a tenersi alti? ma alti alti? 12? 13 a bottiglia? Per il resto do ragione a Bassani, e alle sue teorie bucoliche. Io per me resto in condominio, compro la frutta al market e vado dove ci sono belle ragazze in sandaletti che bevono gli aperitivi; ma la mia opinione conta poco, me sta sui cojoni pure Christopher McCandless, me sta.

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