“Hi, I’m Andrea Gori” – “Hi, I’m Sting”. Cosa ci faceva davvero a Montalcino la rockstar dei Police

“Hi, I’m Andrea Gori” – “Hi, I’m Sting”. Cosa ci faceva davvero a Montalcino la rockstar dei Police

di Andrea Gori

“Hi, I’m Andrea Gori” – “Hi, I’m Sting”. Non è una stretta di mano che dimentichi quella con l’ex Police, statuario e affascinante come poche altre rockstar incontrate di persona. Come non dimentichi una giornata frenetica, non priva di polemiche, in quel di Montalcino. Cosa c’entra Sting con Montalcino? E in generale con le Anteprime Toscane, visto che si è presentato (con Shaggy) pure al Buy Wine?

Le discussioni sull’ingombrante presenza della star internazionale, e la sua formella dedicata all’annata 2017 a Montalcino, si sono fatte sentire non poco durante Benvenuto Brunello 2018. In effetti Sting e sua moglie Trudie Styler in Toscana non hanno solo preso casa, ma hanno avviato un business impegnativo in cui il vino è parte importante, ma non unica. Ci possiamo raccontare quanto vogliamo la favola del cantante ricco e famoso che si ritira a vita privata nella campagna toscana, ma la realtà è che il Palagio, acquistato nel 1999 e poi ampliato con varie annessioni di terreni e casolari, oggi è un complesso di giardini e coltivazioni, boschi e residenze che racchiude una serie di attività legate al turismo di lusso con pochi uguali nella regione. Soprattutto se ascoltato con la colonna sonora di Sting, come in questo video da brividi.

Se l’impostazione di giardini e coltivazioni (a cura dello scomparso guru Alan York) è quella della biodinamica, i vigneti sono in certificazione biologica e a ridotto impatto ambientale: una viticoltura “ragionata” che ha permesso a Paolo Caciorgna, oggi tra gli enologi più precisi e illuminati d’Italia, pioniere sull’Etna e con consulenze importanti anche a Montalcino e in Irpinia, di ottenere risultati lusinghieri in termini qualitativi dal lavoro in cantina. Se forse è stata prematura la consacrazione tra i grandi produttori di Opera Wine nel 2016 nel prologo di Vinitaly, di certo il lavoro sui vini merita un’attenzione maggiore rispetto alla superficialità iniziale.

Soprattutto alla luce delle ultime due uscite, che vedono consistenti novità in una gamma che finora verteva sul classico supertuscan blend di sangiovese con cabernet e merlot, a partire dal vino bandiera aziendale, Sister Moon. La prima delle due novità l’abbiamo assaggiata sotto Natale e si trattava di un altro Message in a Bottle, la linea di ingresso alla tenuta che dopo bianco e rosso prevede la versione spumante, con un vermentino (con uve provenienti dalla Maremma) e chardonnay giocato in chiave dolce e sbarazzina, ma tutt’altro che banale. Message in a bottle è sempre il mantra dei suoi vini e infatti anche a Montalcino in teatro ha suonato proprio questa canzone.

La seconda uscita importate è stata invece la preview a Montalcino del primo vino 100% sangiovese, il Palagio Dieci, non tanto una sfida al Brunello quanto la ricerca di un vino che raccontasse meglio il territorio da cui proviene. Un vino prodotto in poche bottiglie (2500) dal vigneto di età e altezza più elevate nella tenuta (siamo a 330 mt. slm), su suolo di sabbia e argilla con alta presenza di magnesio e calcio. Per la 2016 la vendemmia della parcella è avvenuta molto tardi, grazie alla bellissima stagione, e si è conclusa la seconda settimana di ottobre. Vinificazione con quattro giorni di pre-fermentazione a freddo (10 gradi) e poi dieci giorni a 28 gradi, con quattro rimontaggi al giorno durante la macerazione e pressatura del cappello sommerso. Malolattica in barrique usate e 15 mesi in botti usate successivamente. Qui raccogliamo le note dagli assaggi dei vini della tenuta, in diverse occasioni.

Tenuta il Palagio Sister Moon 2013 Igt Toscana. Ha naso con legno abbastanza evidente e speziatura di pepe, cannella e tostature, ginepro e tabacco, note affumicate e piraziniche, confettura di frutto di bosco scuro, tocco di caramello. Bocca un po’ asciutta, finale di sottobosco ed eucalipto che allunga nel palato, ma è vino che resta un po’ fermo e distaccato, pur risultando una bevuta piacevole e di una certa importanza. 88

Tenuta il Palagio Message in a Bottle Spumante. Con toni di mandarino e arancio giallo dolce, rarefatti tocchi salini e iodati che lasciano presto il campo a note dolci di frutta, mela, pera e floreale di tiglio, con tocchi di rosmarino. Ingresso dolce in bocca, poi la sapidità risale e alcune note balsamiche alleggeriscono il finale semplice e immediato, pure se non banale, che nelle intenzioni di Paolo doveva comunque risultare più secco ma che anche in questa versione, servito freddo, piace. 86

Tenuta il Palagio “Palagio Dieci” 2016. Un 100% sangiovese intenso e ricco di polpa di frutta già al naso, ribes rosso e lampone in confettura, amarene e tabacco dolce, arancia sanguinella, viola e lavanda, note speziate di sandalo e anice. Tannino cremoso molto ben distribuito che prosegue nel lungo finale da assestarsi, ma già ben in equilibrio tra alcol, corpo e freschezza, ricco e potente ma molto classico della zona aretina del Chianti (ebbene sì, siamo a soli 5 chilometri dal Chianti Classico di Greve). 90+

L’impressione, anche cronologica, che si ha della produzione a firma Sting e Trudie in Toscana è che l’approccio sia stato fin dall’inizio molto più profondo e serio di quanto le prime produzioni enologiche avessero lasciato intravedere. Assaggiando Sister Moon, in una delle sue prime uscite anni fa durante uno dei Divino Tuscany di James Suckling, avevamo avuto la netta impressione di un vino molto pompato e costruito, perfetto per i mercati internazionali e per ottenere bei punteggi nell’immediato, ma senza la dovuta calma e rispetto nei confronti del territorio.

Oggi possiamo dire che Sister Moon è cresciuto, ma che risente ancora della voglia di stupire e colpire a tutti i costi, mentre il nuovo nato e in misura minore lo spumante, sono vini molto più toscani, vicini alla nostra sensibilità attuale. Come se Sting e compagna avessero smesso di fare le star e volessero diventare davvero parte del vino toscano, attento al territorio e alle sue differenze.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Alessandro

circa 2 anni fa - Link

Non facevo Sting cosi alto...o sei tu basso? ;-))

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

Dalla città dove provengo io, Hobbiville, sono nella media, si vede che lui viene da altre terre!

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