Hans Terzer e il brutto anatroccolo: Pinot Bianco St. Michael Eppan 2010-2019

Hans Terzer e il brutto anatroccolo: Pinot Bianco St. Michael Eppan 2010-2019

di Andrea Gori

Avete presente voi ragazze quegli adolescenti un po’ grassottelli e teneri, magari anche simpatici, con cui passi volentieri qualche minuto nel corridoio del liceo senza però uscirci mai la sera? Bene, oggi sappiate che quello sgraziato brufolosetto è un longilineo e scultoreo discobolo da sfoggiare ad una tavola stellata con le vostre amiche. Dopo anni in cui il pinot bianco era un vino semplice, dolce, morbido, da stube senza pensieri (accanto alla sempre presente schiava), oggi la critica si spertica in lodi  e premi per l’autoctono che ha saputo mettere in riga chardonnay e sauvignon e affermarsi finalmente come la varietà bianca più celebrata nella regione.

Un percorso simile a quello guidato da Hans Terzer che, arrivato a St. Michael Eppan nel 1977, lo trova come varietà meno considerata a livello qualitativo. Il primo passo della sua rivalutazione è imbottigliare il primo “cru” dalla collina di Schulthaus, un 100% pinot bianco che nasce nel 1982 e già comincia a dimostrare che se si abbassano le rese e lo si coltiva con criteri più qualitativi i risultati non tardano ad arrivare.

Nel frattempo nasce la linea Sanct Valentin (1986) che porta al successo lo Chardonnay e il Sauvignon e solo molti anni dopo, nel 2001, si decide per selezionare pinot bianco di qualità stellare per entrare in questa gamma. Quindici anni in cui non solo l’Alto Adige diventa una regione a vocazione bianchista ma in cui le uve alloctone perdono sempre più terreno in favore di quelle autoctone e che porta l’attenzione mondiale a focalizzarsi su un palato più territoriale, sapido, speziato e meno intensamente fruttato.

Ultimo arrivato e ultimo sigillo per la carriera del pinot bianco il suo inserimento nel blend di Appius (il vino più ambizioso della cantina) ma soprattutto la nascita della linea TWC (The Wine Club) di cui fanno parte annate storiche di Sanct Valenctin rilasciate a 10 anni dalla vendemmia dopo aver riposato nelle cantine aziendali ed essere state annusate poi ritappate una per una da Hans in persona. Proprio insieme a lui le abbiamo assaggiate in diretta Streamyard e commentate con Walter Meccia, sommelier del Four Seasons di Firenze per avere qualche idea di abbinamento sfizioso.

pinot bianco schultauser

Schulthauser 2019 Alto Adige Pinot Bianco
Dai vigneti in zona “Schulthaus”, sopra Castel Moos ad Appiano Monte (540-620m) esposizione Sud/Est su terreni: ghiaiosi a contenuto calcareo e presenza di argilla, allevati a Guyot e pergola. Dorato con rivoli verdi, mela gialla croccante con lievi note acide, pera, fiori gialli, vegetale fresco, timo glicine, acacia, lime, gessoso e nocciolato, mandorla dolce, lieve note affumicate con chiusura su pere williams e talco. Splendido oggi su linguina ai ricci di mare, pappa al pomodoro, il baccalà mantecato dell’Artusi ma anche preparazioni di  crudo di mare, gamberoni, crostacei quasi alla pari di uno Chablis di alto lignaggio come acidità e piccantezza. 90

Sanct Valentin Alto Adige Pinot Bianco 2018
Vigne dai 10 a 32 anni di età in località attorno ad Appiano Monte (450-600m), esposizione sud-sud/est su terreni ghiaiosi a contenuto calcareo e presenza di argilla. Note di burro, cedro e zenzero, naso già quasi salino e scattante, mandorle e nocciole con nota burrosa, ricco e deciso svela la sua intensità e concentrazione con note di melone e vaniglia, susina bianca e nera. Il sorso a tratti è opulento ma sempre sorretto da una bellissima acidità e stupenda nota affumicata. Su una sogliola alla mugnaia oltre che sugli iconici Cavatelli cacio e pepe con gamberi rossi marinati e calamaretti di Vito Mollica. 94

Sanct Valentin Alto Adige Pinot Bianco 2010
Mela e pera matura, zenzero e lime, complessità di tartufo, lieve affumicato e zenzero, corbezzolo e lungo finale in cui rientrano caramello noci. La verve è fresca e sapida che rientra di continuo, intrigante e curiosa. Qui ci si può sbizzarrire tra risotto in bianco su piccione, quaglia con ripieno di carne, tartufo e scaloppa di foie gras, filetto di vitello con jus di frutta di bosco. Secondo Hans, infine, un vino perfetto per una cotoletta fritta nel burro a coronamento di un gran fritto misto altoatesino. 96

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

Ma il Pinot Bianco è autoctono dell'Alto Adige? e a parte Alsazia (e Franciacorta) dove dà altri vini interessanti? che poi in questo caso in Alsazia sono ben distanti da questi capolavori

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Stefano, se segui il video verso la fine Hans risponde alla tua domanda. In effetti lo possiamo considerare autoctono dell'Alto Adige che in Alsazia è gestito e lavorato in maniera molto diversa. In Franciacorta è oggi residuale (solo le aziende storiche tra cui Mosnel, Bellavista, Berlucchi lo utilizzano ancora) ma storico perchè lo si coltiva da centinaia di anni almeno il che rafforza la sua autoctonia italica.

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Maurizio

circa 4 mesi fa - Link

Per quello che ricordo il Pinot Bianco è di origine borgognotta, dell'Auxerrois. Certo non è autoctono dell'Alto Adige. A mio giudizio comunque l'idea di autoctono nel caso dei vitigni è un concetto molto tendenzioso . L'origine di un vitigno è irrilevante, ciò che conta è che sia diventato un elemento in un terroir. E nel caso altoatesino è così.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Credo sia quello che intendeva Hans e sono d'accordo che il concetto di autoctono nel corso dei secoli può cambiare eccome. Sopratuttto Hans racconta bene di come la schiava e il pinot bianco in Alto Adige erano considerati i vini della casa e i prodotti semplici e "normali". Solo dopo che l'Alto Adige è stato notato per i risultati su alloctoni come chardonnay, sauvignon e pinot nero si è arrivati a investire e riscoprire rivalutandolo il brutto anatroccolo del pinot bianco. Meglio tardi che mai...

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Nicolò Seminara

circa 4 mesi fa - Link

C'è poco da fare , e mi perdoneranno gli altri autori intarvinisti, ma gli articoli di Gori hanno sempre una pertinenza, ed una marcia degustativa in più! Era ora che qualcuno (er mejo) parlasse di Pinot Bianco. Grazie Gori

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franco

circa 4 mesi fa - Link

Schulthauser 2019 Alto Adige Pinot Bianco Q/P invidiavile (e resiste bene a qualche anno di cantina)

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Con la malolattica lo stile è cambiato. Diverso, per scelta aziendale e dell'enologo dallo schulthauser degli anni passati.

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Il Monzese

circa 4 mesi fa - Link

É vero, ma con la malolattica ha guadagnato in avvolgenza e complessità. Ricordo alcune annate, in cui sotto l'acidità e la sapidità non c'era niente. La versione sanct Valentin, la trovo una forzatura. Un vino segnato pesantemente dal legno, irriconoscibile nella provenienza e nel vitigno, attardato su uno stile che da quelle parti, evidentemente, non é ancora passato di moda.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Credo che la cifra stilistica del pinot bianco in Alto Adige sia cambiata molto ma non in peggio. La Sanct Valentin al pari di altri grandi pinot bianco della regione secondo me è una linea che ha piena giustificazione nel voler porre questo vitigno nei bianchi top mondiali. Il legno da giovane si sente eccome ma l'assaggio della 2010 mostra che con il tempo si assorbe e diviene elemento propulsivo, non certo di freno. Lo stile moderno degli altoatesini di altissimo livello riflette la volontà di affermarsi in uno scenario competitivo dove l'uso del legno è irrinunciabile secondo me.

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Ciao, non ricordo Shultausher cosi' affilati come quelli cui fai riferimento Anche prima della malolattica, una certa accattivante morbidezza non mancava, anzi ben supportava la freschezza e la sapidità. Il 2019 lo trovo un pò troppo arrotondato, se mi passi il termine. Concordo invece sul Pinot Bianco San Valentin. Anche per me, il vino meno riuscito della gamma, in alcune annate segnato da delle note di tostatura, che rimangono un difetto e non un elemento di complessità e comunque ancora lontanissimo dal Vorberg di Terano e dall' Eichorn di Manincor, che al momento per espressività, longevità e complessità sono le migliori espressioni del Pinot bianco di casa nostra. Vorrei segnalarti il Montigl, il loro Riesling che più che all'Alsazia guarda alla Mosella. Tanta acidità ed estratto zuccherino a contrastare. Interessante.

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