Giovanni Bietti e il manuale dei vini naturali d’Italia, finalmente


Ne ho le tasche piene a sentir parlare di vini naturali. Ci mancano la linea biodinamica dei Feudi di San Gregorio, i 3 bicchieri al Litrozzo di Gianmarco Antonuzi (Le Coste) e i 5 grappoli verdi che poi s’è visto proprio tutto. Il rischio di retorica a valanga è altissimo. Magari non sarà un trend come tanti, di certo fa un gran figo parlarne o avere una linea bio accanto a quelle convenzionali. Ma dietro alla facciata c’è del buono, sentite:

Purtroppo si è diffusa l’opinione che la differenza tra naturale e convenzionale sia una questione stilistica, come quella fra tradizione e modernismo. Non è così. Non si tratta di fantasia applicata alla realizzazione del vino e di altri alimenti, non è scegliere una modalità d’interpretazione, come se il naturale o il convenzionale fossero opzioni sostenute dalla richiesta del mercato.

L’Introduzione di Sandro Sangiorgi al numero 35 di Porthos quasi mi convince che il vino naturale abbia basi solide, ma a volerne sapere di più? Io e i miei amici beviamo solo vini in brik e mi sa che i vostri discorsi da enostrippati volino lontani anni luce dal vino che beve la gente “normale”, sbaglio? Domanda lecita, frequente, spesso pertinente e pure fastidiosa. Troppi i nervi scoperti, troppa la confusione. Partendo da zero per farci un’idea, da dove iniziare? Io consiglierei di leggere “Vini naturali d’Italia. Manuale del bere sano“, primo di quattro volumi dal titolo esplicativo.

L’autore è Giovanni Bietti, oggi degustatore per “I vini d’Italia” de L’Espresso, ieri “Maestro sostituto” dell’alba porthosiana. Un assaggiatore esperto, insomma. Il bello è che Bietti, di mestiere, “maestro” lo è davvero – pianista e compositore (e magari qualcuno lo ha visto parlare di Beethoven in tv all’ora di pranzo).

Questo volume – presentato a Cerea pochi giorni fa – si legge d’un fiato e aiuta a farsi un’idea stimolante e articolata dei vini naturali. Partendo dalla definizione, innanzitutto. Roba che se metti attorno ad un tavolo produttori e writers, tempo 10 minuti e finiscono per accapigliarsi. Le prime 60 pagine parlano di artigianalità, salute del vigneto, pratiche di cantina, approccio alla bevanda e digeribilità. Poca filosofia e tanta pratica, poco dogmatismo e tanta divulgazione. Giovanni Bietti ha una scritture facile e concreta, senza sconti ma lieve. Non strizza l’occhio al lettore, anzi lo accompagna, senza nascondere le zone d’ombra e raccontando aneddoti e personaggi che lo hanno guidato alla scoperta del modo più autentico di fare vino. Significativo e profondo il piccolo contributo al volume di Alessandro Bulzoni, titolare dell’omonima enoteca romana – abile nel sintetizzare concetti complessi come salute, naturalità ed evoluzione dei gusti del consumatore.

La seconda parte del testo, poi, è una mini-guida alle aziende naturali che copre l’Italia centrale (Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo), facendo luce su realtà piccole ed esemplari, generalmente poco conosciute o lontane dalle luci della ribalta: Podere Le Boncie di Giovanna Morganti è il prototipo della realtà poco mainstream quanto nota agli “interni”. Insomma, Bietti offre una chiave di lettura insolita e a misura d’uomo, regalando annotazioni centrate e mai superflue sulle aziende prese in esame. I prossimi volumi seguiranno lo stesso schema: parte iniziale centrata su concetti generali (aspetto impaziente riflessioni su mercato e consumo), poi rassegna di cantine suddivise in Nord-Ovest, Nord-Est, Sud e Isole.

Diamo merito all’indipendente Edizioni Estemporanee – fondata nel 2005 da Luca Burei e Claudio Bonomini – di aver creduto in Bietti. Spiace la consapevolezza che ad investire nel futuro non siano anche editori di “taglia” superiore.





12 commenti a “Giovanni Bietti e il manuale dei vini naturali d’Italia, finalmente”

  1. Niki Marsél Niki Marsél commenta:

    Mi ha un po’ deluso, forse mi aspettavo troppo o forse verità assolute sul tema non esistono E poi sinceramente un pochino dogmnatico lo è (e lo dico da appassionato consumatore di vini cosiddetti “naturali”). Adesso lo aspetto al varco con gli altri volumi, dove spero che non vengano replicate le prime sessanta comunque interessanti pagine.

  2. Basta co’ ’sti vini naturaliiiiiiiiiiiii. Stiamo assistendo inerti alla creazione di un mostro! Ieri sera, a un wine bar di amici, due coppie in macchinone strainquinante arrivano (facendo un bel po’ di casino) poi ordinano chiedendo se c’è un gewurztraminer naturale. Niente da fare, devono ripiegare su un catarratto integer di De Bartoli. Bevono e si dilungano su un “pippone” sui “sentori della terra che si riflettono nel bicchiere” e altri luoghi comuni pazzeschi!!! se avessi avuto una videocamera vi mandavo il video. Se continuiamo così tempo un anno e una realtà bella come questa sarà stata solo un passatempo dialettico come tanti e tornerà nel dimenticatotio. Tuteliamola smettendo di abusarne

  3. Maurizio Fava commenta:

    bisognerebbe abolire non l’essenza delle pratiche bio, ma la parola in se’.
    in questo modo la pianterebbero di sfinirci con strumentalizzazioni e astuzie di marketing, e si baderebbe al sodo: vini buoni o non buoni?

  4. Se non l’hanno pubblicato le case editrici maggiori, allora vuol dire che forse non è ancora scoppiata la vera moda…fiuuu, posso continuare a berli allora…:)

  5. Antonio Marino Antonio Marino commenta:

    I cosiddetti vini naturali sono “semplicemente più buoni” dei vini convenzionali non c’è gara.Non so se sono di moda o meno ma la cosa non mi interessa affatto perchè continuerò a berli sempre!

  6. Rinaldo Marcaccio commenta:

    Parlare di vini naturali male non fa. Al di là delle possibili strumentalizzazioni di marketing, si tiene comunque viva l’attenzione sul tema, evitando il rischio di degenerazioni dalla parte opposta, ossia dalla tentazione di oltrepassare qualsiasi parametro di sostenibilità.

  7. stefano amerighi stefano amerighi commenta:

    è complicato, non mi stancherò mai di dire che all’obitorio durante un’autopsia tutto sembra patologia, non facciamo lo stesso errore anche su quello che sta accadendo intorno ad un settore dell’agricoltura, il più in evidenza del comparto, quello vitivinicolo. La cosa interessante è che è sempre più imbarazzante e difficere da sostenere che il diserbo e la chimica nel vigneto siano necessarie, così come certe pratiche tecnologiche e invasive in cantina siano altrettante necessarie. Parlare di vino naturale è di moda adesso, quasi stucchevo…si direbbe da radical-chic e più volte avresti voglia di dire, ma che me ne frega chiudiamoci in quell’osteria e intossichiamoci con del vino!!… ma non bisogna demordere, soprattutto i produttori che stanno capendo che dietro ad una moda presunta o tale c’è un modo straordinario di tirar fuori il meglio dalla vigna. stamattina con Micaela abbiamo trascorso una domenica tra i filari, la terra, i profumi delle fioriture delle varie essenze nate in vigna, gli uccelli, il silenzio, e tua moglie in dolce attesa che può camminare tra i filari tranquillamente.. straordinario…il resto è… come diceva il califfo!!

  8. fabrizio pagliardi fabrizio pagliardi commenta:

    E’ bene che si parli di vini diciamo naturali. E a parità di qualità scelgo sempre biologico e naturale, ma non cambio i miei canoni di valutazione. La grammatica è sempre quella. I dialetti non mi piacciono.

  9. [...] Ne hanno parlato anche loro: Presentazione del libro “Vini naturali d’Italia” Giovanni Bietti e il manuale dei vini naturali d’Italia, finalmente [...]

  10. marco cecchini marco cecchini commenta:

    mah… ho assaggiato tanti vini naturali che non esprimevano il terroir e neanche un minimo di stile personale. assaggiare un trebbiano e un tocai (oops friulano) o una ribolla in assenza di solforosa, lieviti indigeni etc etc e non avrete mai espressione di un terroir . tutto si perde nelle ossidazioni e in una pataccata di legno a smussare il tutto. PREFERIREI SI PARLASSE DI PREZZI DEL VINO E DEI PRODOTTI AGRICOLI IN GENERALE CHE SON TROPPO BASSI, PERCHE’ SI VA A CERCARE L’OLIO DI OLIVA A 4,5 EU E SI COMPRA L’OLIO PER L’AUTOMOBILE A 12 EU AL LITRO, PERCHE NON E’ POSSIBILE CHE SOLO IL 3% DELLA POPOLAZIONE LAVORI IN AGRICOLTURA E IL 30% CI VIVA SOPRA SCRIVENDO. PIU’ GENTE A LAVORARE IN CAMPAGNA, AUTOMATICAMENTE MENO MECCANIZZAZIONE, TRATTAMENTI, DISERBI ETC ETC. SE PLUS FACILE…

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