Giorgio Mercandelli e Agrispazio: viaggio alla ricerca di noi stessi

Giorgio Mercandelli e Agrispazio: viaggio alla ricerca di noi stessi

di Graziano Nani

Intorno a un tavolo
Mi trovo intorno a un tavolo in ottima compagnia. Davanti a me una grande vetrata guarda Montuè, la minuscola frazione di Canneto Pavese abitata da meno di 50 anime. Una di queste si chiama Dario, è qui accanto a me. Supporta Agrispazio per tutto quello che riguarda la comunicazione, un nuovo percorso personale da abbracciare. Poi c’è Marcus, che della ricerca ha fatto una missione. Quindici anni come monaco discepolo di Sri Chinmoy, sette dei quali passati a Zurigo a studiare la cucina vegetariana lavorando per Soyana. Poi l’incontro con Agrispazio e il desiderio di proseguire il suo percorso portando in questo angolo di Oltrepò le sue competenze culinarie. Andrea parla poco e di lui non so molto. È stato un sacerdote e, dopo aver lasciato la veste, ha avuto un’enoteca. Ora fa con le sue mani l’olio che mi trovo davanti. Buonissimo.

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Sonia, insieme a Giorgio Mercandelli, suo compagno, è la creatrice dell’Agrispazio. È dolcissima, gentile, dalla sensibilità spiccata. Coltiva un grano purissimo e ci fa il pane, lo chiama la Baga, in onore della sacca della zampogna che tanti anni fa si suonava qui sull’Appennino. Lo strumento si riempiva d’aria per dare forma alla musica, il pane si riempie d’aria per dare sostanza alla tavola. Igor, Gigi e Oreste sono gli altri nomi che completano la squadra, e che oggi non sono qui. Il primo, fratello di Sonia, enologo e orticoltore, produce le verdure che vengono cucinate da Marcus e Sonia. Il secondo sa fare qualsiasi cosa, è l’artefice di tutti gli ambienti dell’Agrispazio. Il terzo è un vignaiolo e produttore di vino, occupato nel settore della finanza.

Giorgio Mercandelli
Infine c’è Giorgio, il padrone di casa. Proprio lui, quel Giorgio Mercandelli del processo alchemico che dissolve la materia e la ricompone sotto forma di vino. Apre il frigo, prende una bottiglia, ci guarda. “Inizio a preparare l’acqua, tra un po’ la trasformo in vino”. Ridiamo. Non c’è solennità, solo un gruppo di persone in buona compagnia. Giorgio è il più inquieto, racconta che fin da bambino non si dava pace e ha faticato per trovare il suo posto nel mondo. Finché incontra il vino, e intuisce che può essere la chiave per comprendere prima di tutto se stesso.

Il cibo
Dieci occhi, cinque volti alla ricerca di qualcosa impossibile da trovare a stomaco vuoto. Ecco i piatti di Chef Marcus, preparati con le materie prime di Agrispazio. Assaggiamo delle salse universali a base di ceci che lo chef ha chiamato “Terre”. Terra mai salmonata, terra rosa, terra verde al finocchietto. La mia preferita è la terra mai tonnata. Poi gambe di coste impanate e fritte, e la Baga di Sonia. Un pane fragrante, saporito e persistente, che riempie la bocca e tiene compagnia a lungo. Infine, il dolce: una torta di zucca con crema a base di mascarpone, ricotta e amaretto. Deliziosa.

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Agrispazio è il nome che racchiude le tante realtà del mondo di Giorgio e Sonia. Un universo in evoluzione con diverse novità all’orizzonte, tra cui il cibo. A breve chi vorrà visitare Agrispazio potrà assaggiare l’Arca, una selezione di prodotti raccolti nell’orto, nella vigna e nel bosco, e di cibi realizzati dallo chef, accompagnati da una selezione di vini di Cantina Alchemica, che racconteremo tra poco.

Giorgio Mercandelli “Etichetta Bianca” 2012
Tra una salsa e l’altra Giorgio versa il primo vino, il caso vuole che sia l’unico che io abbia già provato. Un bianco di un arancione intensissimo e vibrante, la luce entra dalla vetrata e ne tira fuori tutte le sfumature. L’assaggio per me suona come un rivedersi, ricordo perfettamente le sensazioni che mi aveva dato ed è un piacere ritrovarle qui a Canneto Pavese due anni dopo. È ficcante, emoziona ed è molto comunicativo, come risentire l’odore della pioggia dopo mesi di siccità. Giorgio, uomo in costante ricerca, brama per andare oltre il racconto del lavoro sul vino e navigare tra concetti filosofici che, sotto il nome di processo alchemico, riconducono a un punto nodale. Il vino è una forma di memoria, e restituisce ciò che la pianta ha vissuto dal suo rapporto col mondo. Il prezzo di “Etichetta Bianca” è di 70 euro.

Giorgio Mercandelli “i” Rosso 2007
Il pranzo prosegue fra digressioni filosofiche, chiacchiere frivole e silenzi in cui dominano le fusa del gattone Ralf. Fra tutti i presenti, senz’altro il personaggio più risolto. È la volta di “i”, vino rosso stratificato e poderoso.  Mercandelli identifica con le vocali i vini mono-vigneto della sua produzione. Il lavoro in vigna è definito biotico: niente di niente, nemmeno zolfo e rame, la natura lavora in libertà. Solo dopo cinque anni in questa direzione un terreno si può definire biotico. “i” è un vino estrattivo, pienissimo, composto da mille livelli da scoprire, come in un’indagine archeologica che riporta sempre più indietro. È riconoscibile come figlio della sua terra, una terra che lo stesso Giorgio ricorda come vocatissima. Un parallelo unico, quello dell’Oltrepò, con escursioni termiche poderose e un’incredibile biodiversità. Il prezzo di “i” Rosso è di 250 euro.

Giorgio Mercandelli “O” Bianco 2007
È il momento di “O”, altro bianco dal colore arancione, aereo e privo di peso. La sua forza eccezionale non si poggia sulla struttura, che è snella ed essenziale, ma sull’intensità con cui si presenta ai sensi e li imprime con la sua energia nobile, aggraziata, sfavillante. Un vino indimenticabile. Sonia mi porta a vedere il pozzo profondo oltre 50 metri presente all’ingresso della casa. Ci versa un bicchiere d’acqua che impiega qualche secondo prima di toccare lo specchio di quella sul fondo. L’effetto, dall’alto, è quello di un cielo buio che si illumina di stelle, una miriade, forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta la mia esperienza con “O”. Il suo prezzo è di 260 euro.

Cantina Alchemica
Il mondo Agrispazio include anche Cantina Alchemica. È il marchio che raccoglie i vini delle aziende che scelgono di abbracciare in cantina lo stesso approccio delle etichette firmate Giorgio Mercandelli: niente lieviti selezionati, niente solfiti, massimo rispetto della materia prima. Ho l’occasione di assaggiarne tre. Il primo è Ireo 2016 di Heliantus, la cantina di Igor e Sonia. Un bianco nitido e gustoso, dai riverberi arancioni, sensuale nei sentori levigati e risoluto nella trama tannica delineata. Il suo prezzo è di 36 euro. Il secondo è Mordigallina 2015, sempre di Heliantus. Rosso profondo, figlio della sua terra, generoso e abbondante, la sua energia non si esaurisce ma cresce nel bicchiere. Il suo prezzo è di 38 euro. Il terzo è Ca’ Barnaba 2015 di Bel Sit, l’azienda di Oreste Sorgente. È stato uno dei primi produttori ad abbracciare il progetto di Cantina Alchemica e il risultato è un rosso prorompente, impetuoso, un’esplosione di sentori scuri e speziati che raccontano una delle terre più vocate al mondo. Non posso non pensare al Barbacarlo che nasce a pochi chilometri, a Lino Maga, alla festa per i suoi 85 anni celebrata proprio da Agrispazio, in compagnia degli amici della zona. Il prezzo di Ca’ Barnaba è di 35 euro.

Ripartenza
Montuè inizia a scomparire dalla vetrata, è quasi sera. Come viandanti rifocillati da una sosta indispensabile, ci prendiamo il giusto tempo per i saluti prima di riprendere la strada. Mi guardo intorno, osservo le colline che sfilano veloci e rifletto sul loro significato per me. Nato nel nord della Lombardia, un quarto di sangue del Lago di Como, una regione percorsa sempre più verso il basso fino ad arrivare a Milano. Se la Lombardia è la mia terra allora queste colline sono il mio sud, il tassello mancante, l’avamposto verso cui muovermi alla ricerca di nuovi sensi per definire pienamente me stesso. Forse, alla fine, Giorgio ha ragione: che scopo ha il vino se non ricordarci chi siamo?

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

7 Commenti

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Lanegano

circa 10 mesi fa - Link

La storia è molto interessante però i prezzi, ragazzi....costano come dei Borgogna 'seri' o quasi...ne vale davvero la pena ? In quel terroir ? Magari si, non li ho assaggiati dunque non posso pronunciarmi però un po' scettico lo sono. Qualcun altro li ha assaggiati ? Non per sfiducia verso chi ha scritto ma a volte il contesto può influenzare i giudizi di chiunque.

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Acino Aspro

circa 10 mesi fa - Link

'[...] Giorgio è il più inquieto, racconta che fin da bambino non si dava pace e ha faticato per trovare il suo posto nel mondo. Finché incontra il vino, e intuisce che può essere la chiave per comprendere prima di tutto se stesso.[...]' Giogio è figlio del padrone di Cabanon , storica azienda vitivinicola dell'Oltrepò padano; il suo incontro col vino non è certo casuale, a meno di voler alimentare - in maniera acritica - l'immaginifica affabulazione dei vini di Mercandelli . Affabulazione epistenologica che giustifica l'assurdo e immeritato prezzo di quelle bottiglie.

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Lanegano

circa 10 mesi fa - Link

Ho capito l'andiamo....per me se li bevono loro, anche fossero buonissimi....

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Davide Bruni

circa 10 mesi fa - Link

Beh dai, se non altro adesso il suo posto nel mondo può comprarselo! Vai Giorgio, stay hungry!! ✌✌

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David Craig

circa 10 mesi fa - Link

thanks for the information

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Andrea

circa 10 mesi fa - Link

Conosco alcuni di questi vini...specialmente quelli prodotti da Sorgente...conosco quello che c’è dietro l’immeso lavoro e la passione per produrre un vino di categoria superiore... Ognuno sceglie cosa bere...io personalmente ho già scelto da tempo... La qualità si paga....

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ZEN

circa 10 mesi fa - Link

la DRC vende Echezeaux e Corton a meno dei citati 260 euro del O bianco (se è il prezzo franco cantina ovviamente ) e poi dicono ... ‘i francesi sanno vendere’ ...

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