Gianfranco Soldera | La critica vinicola è morta. Viva la critica

di Alessandro Morichetti

Parole come pietre. Gianfranco Soldera è un produttore di Montalcino che non le manda a dire. Ricordate quando se ne uscì con “i grandi produttori non usano la barrique”? Bene, acqua liscia rispetto all’intervista raccolta da Gian Luca Mazzella per Il Fatto Quotidiano. Tanti gli spunti, ce n’è per tutti i gusti. Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino? Inutile. L’azienda Banfi NON ha aiutato il Brunello a diventare il vino italiano più famoso nel mondo. Ditelo un pò al cav. Ezio Rivella, oggi presidente del suddetto Consorzio, che “l’area di Montalcino si sarebbe dovuta sviluppare in un altro modo. Ci voleva una crescita lenta e con qualità superiore”. A occhio, sono due mondi non comunicanti. Quanto poi alle recenti rivelazioni di Rivella stesso (“L’80% dei vini di Montalcino NON era sangiovese in purezza”), Soldera è categorico: “Se lo dice, vuol dire che lo sa. Io non lo so. Vorrei però chiedere ai critici: cosa hanno visto e assaggiato negli ultimi 20 anni? Io vorrei anche sapere dov’era la critica, che senza dubbio dovrebbe fare auto-critica”.

Maledetta critica enologica, un paio di fendenti del Soldera la mettono ko. “Le guide hanno fatto pubblicità a vini che avevano bisogno di pubblicità per essere venduti”. Pesante, roba da Mike Tyson d’annata. Ora, ammesso che sia vero quanto dice il produttore di Case Basse, qualche domanda ulteriore a chi non ha peli sulla lingua sorge spontanea: quali guide? Quali vini? Nessun prurito, si badi bene. Sono solo un pò stanco di generiche allusioni che sconfinano nel logoro “tutti sanno e nessuno parla”, parente stretto di scioglilingua molto italians tipo “i politici rubano, lo Stato non funziona, gli imprenditori evadono…”. Di grazia, quali politici, cosa non funziona, quali imprenditori? Ma visto che noi qui si discute solo quando c’è puzza di vino, sarà ora che l’autocritica vinicola cominci con nomi, cognomi e interpretazioni che hanno favorito l’impero del “male industriale”. Avanti, prego.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

77 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

WOW, THE SHIT IS HITTING THE FAN AGAIN!

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Il primo che si azzarda a tradurre lo banno senza pietà!

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Scusa, scusi, scusate, mi é scappato dai polpastrelli!

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

“Le guide hanno fatto pubblicità a vini che avevano bisogno di pubblicità per essere venduti”è un'osservazione interessante. Sarebbe però il caso di domandarsi cosa ci GUADAGNA la guida in cambio. Per quello che mi è dato di sapere non mi risulta che Duemilavini pratichi una qualche logica di richiesta economica. Mi astengo dal parlare di altre realtà poichè molte voci e vocine girano su tizio o caio; voci delle quali io non ho avuto riscontro diretto r che ripongo nella mia cantina polverosa in fondo al cervello

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

Ha ragione Soldera, la critica del vino in Italia é pressoché inesistente, e i vari giornalisti che scrivono di vino non valgono niente o sono imcompetenti. Ovviamente compresi quei fessacchiotti, ego in primis, che in questi anni hanno parlato bene, come meritano, dei suoi vini (ricordandosi che spesso il vino é molto migliore del produttore) limitandosi a fare "pubblicità", non informazione o esercizio critico. Perché la critica del vino non esiste, l'ha detto mister Case Basse...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

IO, IO E L'ASINO MIO! Questo E' un paese per vecchi (intendo Montalcino). Da una parte il Cav. Ezio Rivella, 77 anni, dall'altra Gianfranco Soldera, 74 anni a gennaio. Ascoltata l'intervista del primo, letta quella del secondo, mi chiedo: ma in più di trent'anni é possibile che quella che é una delle zone vinicole più vocate al mondo non sia stata capace di produrre un leader carismatico, una voce guida un'anticchia più giovane?

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Paolo

circa 9 anni fa - Link

Mi perdoni ma non posso non commentare il suo intervento. E' evidente che lei non sa quello che sta dicendo. Gianfranco Soldera è uno dei più grandi produttori di vino al mondo, è uno dei grandi uomini del vino del 900 assieme a Giovanni Conterno, Biondi Santi, Bruno Giacosa, Bartolo Mascarello, Giovanni gaja, Quintarelli e pochi altri, E'! un leader carismatico, la sua dovrebbe essere essere la voce ascoltata a Montalcino (e non solo). Quello che Gianfranco dice in questa intervista è solo una microscopica parte del suo pensiero che le auguro di conoscere e approfondire. Diversamente i grandi vini in Italia, tra pochi anni, non esisteranno più. Montalcino in Gianfranco, pur non essendo ilcinese di origine, ha un produttore straordinario che produce un vino straordinario, al di la del carattere del personaggio. Ma forse non ce lo meritiamo se leggo questo genere di interventi.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Caro Paolo, certo che la perdono e apprezzo il suo intervento anche se non lo condivido. Non sono d'accordo sul fatto che Soldera sia un leader carismatico e non perché non sia stato in grado di produrre vini straordinari, anche se l'assaggio del suo Brunello 2001 durante una degustazione a Mosca mi ha lasciato completamente interdetta. Non é un leader perché pensa solo al suo Brunello e non é carismatico perché non é capace di creare un gruppo compatto di persone con le quali condividere un progetto di rivalutazione del Brunello, anzi sembra che goda nel crearsi antipatie. A me interessa il Brunello di Montalcino in toto, perché questo vino se lo merita, non un singolo produttore che farà anche un prodotto eccezionale, ma rimane, appunto, "singolo" e felicemente isolato nella sua eccezionalità.

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Caro cara(?) nelle nuvole, sono d'accordo con l'intervento tardivo e (inutilmente) perorativo del Paolo (da p.r., direi), per ciò che riguarda la qualità dei vini di Soldera; sono invece super d'accordo con lei per ciò che attiene alla leadership a cui Soldera ha rinunciato (secondo me, scientemente rinunciato). Soldera, di cui sono fan (cioè del vino, ma mi piace parecchio anche lui!) applica regole di ferro ai suoi comportamenti, è un lupo solitario (ma se fosse un animale sarebbe un tasso!), si ritiene - a ragione - un unicum e come tale si comporta. A mio modo di vedere è un peccato per la ventina di produttori (forse venticinque, magari trenta) che potrebbero seguirlo nel suo stretto sentiero (in realtà ci provano); a modo suo è generoso, ma non è un trascinatore. E forse gli piace che si pensi che comunque non ci sarebbe niente da trascinare...

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Daniele Sala

circa 9 anni fa - Link

Purtroppo credo che Soldera, pur partendo da una posizione di indubbia correttezza enologica, abbia fatto l'enorme errore di generalizzare. Ed ogni volta che si commette tale sbaglio si rischia di passare dalla parte del torto. Se nelle guide in certi casi ci sono giochi di potere/politica, non è vero che tutti i produttori presenti su esse non meritino di stare lì. Se ci sono dei critici di non grande competenza, è altrettanto vero che ce ne sono molti assolutamente professionali e di conclamata esperienza. Sparare a 360 gradi su tutto e tutti è molto sconveniente, Soldera ha un blasone talmente forte che non ha bisogno di uscite del genere che rischiano di farlo passare come una persona egocentrica ed arrogante. La cosa che invece mi auguro di cuore è che non sia assolutamente vero che l'80% dei produttori Ilcinesi abbiano "taroccato" i loro Brunello.....voglio sperare che sia anche questa un'uscita troppo "generalizzatrice" del Cav. Rivella.....altrimenti sarebbe davvero inquietante!

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falletto

circa 9 anni fa - Link

Soldera ha detto che la critica "è quasi del tutto inesistente". Non vedo come si possa dargli torto. Non ha generalizzato, ha specificato il "quasi". Che Ziliani non si sente nel "quasi", non faccio fatica a immaginarlo....

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Carlo Macchi

circa 9 anni fa - Link

Per Gianfranco la critica enologica italiana più che morta non è mai nata.

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Francesco Annibali

circa 9 anni fa - Link

sposto lievemente l'obiettivo - la questione guide ai miei occhi è più noiosa di un manuale di sociologia. @ Carlo & Franco: cosa pensate quando Soldera dice che in 30 anni il sangio da lui è maturato male solo 2 volte? Voglio dire: non tutti stanno a Case Basse, è un fatto che in molti luoghi fatichi a maturare. O no?

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martino

circa 9 anni fa - Link

basta guardare dove Rivella ha piantato le vigne della sua nuova azienda: un campo di patate

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giulio

circa 9 anni fa - Link

Se ti riferisci all'azienda nata nel comune di gavorrano non è più di sua proprietà.

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Paolo

circa 9 anni fa - Link

Ma chi le ha detto che a Case Basse l'uva fatica a maturare? Sulla base di quali dati fa questa affermazione?

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Rinaldo Marcaccio

circa 9 anni fa - Link

Ho il dubbio che Soldera sia incorso in un equivoco lessicale: parla di critica enologica, pensando alla comunicazione enologica o più in generale all'informazione. Infatti nel corso dell'intervista sostiene:" Il problema è la cultura del consumatore e la forza mediatica o economica di chi non vuole che il consumatore abbia cultura." Non vi è dubbio che il tam tam mediatico basato sull'equazione quantità=qualità che sottende allo sviluppo delle polemiche in corso, speculi su un deficit di conoscenza dell'utente medio o medio basso; di cui chi si occupa di comunicazione (comprese le guide o la critica) è in parte responsabile.

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Vini&Cretini

circa 9 anni fa - Link

Il problema dell'argomento Montalcino, come molti problemi Italiani, e quella brutta abitudine "nostra" di complicarci la vita da soli.. Abbiamo uno dei più bei terroir al mondo, con un vitigno difficile, talvolta arrogante, non sempre "portato a vino" nel modo giusto, eppure travolgente ed unico, irripetibile; abbiamo una storia, una tradizione ed una cultura davvero sopra quasi tutte le altre. Eppure, grazie alla nostra facoltà di complicarci la vita, pensiamo a fare i vini come vuole quello o questo mercato, a comprarci le guide invece di aprire le bottiglie, a fidarci di quello o questo critico invece di andare a conoscere il produttore.. e quant'altro.. Tutta questa mancanza di cultura, di voglia di conoscenza, potrebbe andarmi bene per un americano, un cinese, che non conosce Montalcino, non sa che differenza c'è tra Toscana ed Umbria e non è stato o non ha la possibilità di visitare l'Italia per comprarsi del buon vino, o che non ha neanche la possibilità di comprare 20 bottiglie di Brunello in Usa e decidere per proprio conto quale sia il più piacevole.. Smettiamola di parlare di peli dell'uovo e andiamo al sodo.. Di Brunello, in giro (di quello vero intendo: tradizione, vitigno, terroir e ovviamente passione!) ce n'è poco.. E ormai il "vero brunello" è diventato quello "finto" che piace tanto ai mercati americani e magari oggi anche a quelli cinesi... Altrimenti tutte quelle autocisterne "notturne" che passavano dalla statale che viene dal Sud e andavano a Montalcino non sarebbero passate..!! Possibile siano state tutte piene di benzina per quei due distributori che ci sono in paese?!? Il Sig. Soldera vende care le sue bottiglie (molto care!) eppure tutti gli riconoscono il merito di essere un "produttore di Brunello"..! Così faccian gli altri.. e se non hanno la "stoffa" (leggi: terroir, tradizione, passione), beh, che piantino davvero patate! Scusate lo sfogo..

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Non c'é dubbio che Montalcino come luogo e Brunello come vino facciano comunque notizia. E' quindi un gran successo dal punto di vista della comunicazione. La realtà del posto e della denominazione meriterebberò ben altro, trattandosi di un microcosmo veramente molto speciale, il cui sviluppo negli ultimi trent'anni ha subito un'accellerata, resa possibile però da secoli di studio, ricerca, sperimentazione da parte della "classe dirigente" locale che aveva la possibilità di dedicare all'agricoltura tempo e denaro. Tutto questo lavoro ha portato ad eleggere il Sangiovese in purezza come migliore espressione vitivinicola del luogo, il vino più adatto al lungo invecchiamento ecc. ecc. Se ne potrebbe discutere all'infinito, l'argomento Brunello di Montalcino é come una torta millefoglie, uno strato dopo l'altro e non si arriva mai in fondo (o se me lo permettete un parcheggio multipiano, ma fa troppo Vinitaly). Però quello che voglio ribadire, prendendo spunto dall'intervista di Soldera é la tendenza a pontificare di questi personaggi "storici". Casebasse sarà anche il miglior Brunello di Montalcino (mah!), ma certo non serve al futuro del Brunello che un vecchietto acido spari a zero su tutti gli altri. Non serve che il Cav. Ezio Rivella, semisdraiato sulla poltrona, ci racconti in tono solenne la SUA verità, manipolando la storia. Non servono queste battute ad effetto su cui ci si accanisce "l'80% del Brunello era taroccato", lui può parlare solo di quello che faceva lui, state tranquilli che certo il Cav. non andava ad assaggiare e ad analizzare il Brunello degli altri in quegli anni. Non é così che si aiuta un vino come il Brunello a ristabilire la sua identità ed eccellenza. L'impressione più bella che ho avuto nelle due ultime edizioni di Benvenuto Brunello è quella regalatami dalle nuove generazioni. Figli di produttori o anche solo collaboratori innamorati del vino del loro lavoro. Ragazzi fra i venti e i trentacinque anni, ancora non viziati da pregiudizi o dal cinismo del fare soldi comunque. Sangue giovane con la passione e la voglia di rimettere le cose a posto, di fare il vino per bene e di farlo con la loro impronta, non quella dell'enologo. Linfa nuova con la fierezza di versarti le loro prime fatiche, che con la spudoratezza della gioventù ha voglia di raccontarti quello che fa in vigna e in cantina, spesso insieme ad un babbo lungimirante e felice di passare il testimone. I loro vini non saranno così perfetti e monumentali come Casebasse (mah, mah e poi mah!), e presentano impronte stilistiche variegate, però regalano l'emozione, la freschezza e l'autenticità di un territorio così speciale. Questi devono diventare gli ambasciatori del Brunello, il punto di riferimento per il futuro, non il solito paio di vecchie cariatidi contento solo di guardarsi allo specchio ricordando glorie passate.

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

condivido in pieno la sostanza del discorso di Nelle Nuvole, ma pur confermando il mio stupore e la mia "incazzatura" per quello che Soldera ha detto della critica sul vino e per il suo superficiale mettere tutti nello stesso mazzo, non parlerei, nel suo caso, e nel caso del suo vino, di "glorie passate". Se ci si ragiona, anche se diverse giovani forze stanno salendo alla ribalta, e ci propongono ottimi Brunello (che ovviamente Soldera considererà tutti delle ciofeche...), é ancora la vecchia guardia a proporre larga parte dei migliori vini di Montalcino. Da Soldera a Franco Biondi Santi, a Piero Palmucci (Poggio di Sotto) a Giulio Salvioni, non sono certo dei ragazzini di primo pelo a mostrarci come un grande Brunello di Montalcino debba essere... Sono una riserva di esperienza e di savoir faire su cui é ancora giusto fare affidamento...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Mi sono forse spiegata male o in modo incompleto. Non volevo evidenziare la qualità assoluta del Brunello di questo o quello, ma la spinta innovativa di una generazione che può restituire a Montalcino un'immagine pulita e di qualità. Molti di questi ragazzi appartengono a famiglie di produttori già presenti da anni, ma portano un'aria nuova, non contaminata dalle beghe dei loro "padri". Non parlo di chi fa il miglior Brunello fra i singoli produttori, a me interessa che l'intero territorio venga rivalutato e si presenti agli occhi del mondo come punta di eccellenza nel mercato globale del vino. Che Casebasse faccia 15.000 bottiglie e le venda a poche centinaia di clienti per cifre altissime non serve al Brunello, solo al Signor Soldera. Tanto di cappello a Franco Biondi Santi, Giulio Salvioni (mi sembra che anche lui abbia un figlio in azienda) e Piero Palmucci (ma Poggio di Sotto é ancora sua?) e anche a Diego Molinari, ma per quanto buono sia il loro vino, tale bontà e prestigio rimane dominio di pochi. E' l'insieme del mondo Montalcino che va cambiato e questo non succederà se le uniche voci interpellate e ascoltate rimangono senili e senza eredi.

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falletto

circa 9 anni fa - Link

Mi sembra che ci sia proprio biosgno dei vecchi e della loro memoria con interviste a volontà per comunicare l'identità di Montalcino. Quando leggo interviste così dense non le vedo come sparare a zero su tutto ma come fare INFORMAZIONE: quella che non viene fatta. Figuriamoci poi nella comunicazione (ma quale giornalismo!) del vino... Un mese fa il più noto giornalista italiano di vino ha detto che non è vero che i brunelli siano stati tagliati col merlot...

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Non ci si può distrarre neanche un attimo. Giusto per completezza, chi ha detto cosa e dove?

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Io ho detto che non esistono prove che iun Brunello sia stato tagliato con il Merlot, che è altra cosa ed è peraltro verissimo. Mi pare che persino Soldera dica una cosa simile.

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martino

circa 9 anni fa - Link

le prove che il brunello è stato tagliato col merlot ci sono eccome, il dott.cernilli deve documentarsi meglio, mancano però i giornalisti che hanno la voglia di cercarle o comunicarle meglio... forse dovrebbe farlo lei dott.cernilli, visto che si definisce giornalista...

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Cristiano

circa 9 anni fa - Link

...A Cernì siamo tornati a questo punto ??? Vergogna !!!

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Le prove non ci sono, non c'è alcun produttore rinviato a giudizio per questo. I motivi sono altri ed hanno a che vedere con le rese per ettaro, non con tagli impropri che non sono possibili da provare, visto che il sistema di analisi che avrebbe dovuto farlo non è stato considerato valido. Si vergogni Cristiano e s'informi martino prima di scrivere sciocchezze.

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martino

circa 9 anni fa - Link

le prove ci sono punto e basta, se lo crede opportuno segnalerò la sua posizione a chi vuole fare il mestiere di giornalista anziché lei. saluti e a presto.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Allora la sfido a tirarle fuori lei, se ci sono punto e basta. Così vediamo chi ha ragione e chi fa il gradasso anonimo.

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martino

circa 9 anni fa - Link

d'accordo, a presto.

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Cristiano

circa 9 anni fa - Link

Esiste un'analisi eseguita presso accreditati laboratori atta a verificare la purezza di vini a base sangiovese (o nebbiolo o pinot nero), come ben sa, ma guarda caso non è utizzabile in sede giudiziaria. La sostanziale verità quindi non è enunciabile,questa è una vergogna e mi rammarica vedere uno come lei che di professione fa il giornalista e degustatore, dotato credo di una certa onestà intellettuale, diventare in qualche modo portavoce di tecnicalità degne solo di anosmici e daltonici avvocati. Poi però i fatti sono fatti.Non ci sono prove utilizzabili in sede giudiziaria.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Bene, quindi non ci sono prove, e i risultati analitici sono stati ritenuti inattendibili per mancanza di termini di paragone sufficienti non da me, ma da Attilio Scienza e dall'Istituto di San Michele all'Adige. Io scrivo ciò che scrivo proprio perché faccio il giornalista e sono tenuto dalla deontologia professionale a scrivere di fatti. Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la magistratura italiana allo stato attuale non esistono prove concrete di Brunello di Montalcino tagliato con Merlot e venduto sul mercato. Esistono ipotesi, analisi non attendibili e molte chiacchiere. Esistono invece prove di rese per ettaro non regolari, di "carichi" di produzione fatti in modo improprio e probabilmente illegale e di vigneti accatastati in modo iregolare e probabilmente illegale. Cose altrettanto gravi e penalmente rilevanti, se fossero provate in giudizio.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

L'identità di Montalcino NON è nell'intervista di Gianfranco Soldera, che tra l'altro non partecipa mai alle presentazioni/degustazioni in comune con altri produttori. A lui interessa solo che venga diffuso il Solderapensiero e la Solderaverità. Se allora come INFORMAZIONE intendiamo quella a riguardo del Signor Soldera e la sua azienda va bene così, ma se ne vogliamo tenere conto come pietra miliare per illuminarci sul passato, presente e soprattutto futuro del Brunello di Montalcino, non va più bene. La memoria dei vecchi é certamente importante, ma é il lavoro dei giovani che può dare una svolta e se questi non se li fila nessuno dal punto di vista comunicativo, se si continua ad interpellare e a considerare solo sempre "quelli lì", cambierà ben poco. Poi, continuate pure a cercare di scoprire se il merlot c'era o no nei vari Brunelli, e se sì in che percentuale o in quante cantine ci fossero vasche spurie e quale giornalista era prezzolato e quale solo amico e simpatizzante, buona caccia al tesoro!

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Luciano Ciolfi

circa 9 anni fa - Link

Sottoscrivo in pieno questo commento e quello precedente, nonche quello di Franco. Vorrei così ribadire che oltre Soldera, di cui sabato ho avuto la fortuna di assaggiare Intistieti 92 e Brunello 88 http://twitpic.com/2erpci (veramente buoni) ci sono altri bravissimi produttori, come non citare Giulio o PIero o Biondi Santi, ma ci sono anche tanti giovani produttori e giovani aziende che lavorano bene e con l'esperienza offriranno sempre prodotti migliori. Forse questa potrebbe essere una buona caccia al tesoro!!

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Nelle Nuvole@: ma c'è un bel pezzo di Montalcino, meno (molto meno) conosciuto, che i grandi vecchi li guarda con attenzione, che lavora sodo, che non si accontenta e che - udite udite! - il vino lo fa per camparci (e che si augura di riuscire a camparci bene), ma prima ancora, lo fa per e con passione e che si riconosce in quello che fa. Sono giovani, ma non solo; sono ilcinesi, ma non solo. Li accomuna uno sguardo consapevole alla terra, l'amor proprio, l'ambizione, la voglia di conoscenza, le mani sporche di terra...e nessuna fregola per la quantità. Gente fuori dagli schemi del gioco che ha messo in crisi il grande vino. L'ultimo dei loro desideri è quello di fare soldi a tutti i costi, e in questo molti avrebbero da imparare qualcosa...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Infatti, é propio quel bel pezzo di Montalcino molto meno conosciuto che dovrebbe essere oggetto di riferimento per svecchiare e ripulire l'immagine di Montalcino. I grandi vecchi certo che sono necessari, ma se smettono di essere considerati come uniche facce conosciute. A parte che se date a Giulo Salvioni del "Grande vecchio" vi tira in testa una bottiglia (vuota). l'unico Grande Vecchio che riconosco a Montalcino é Franco Biondi Santi, il quale se ne sta nella sua vigna e lascia parlare gli altri. Ma ha passato da un pezzo gli '80, suo figlio dov'é? C'é qualcuno dei suoi nipoti inserito in azienda? Cosa succederà quando (il più tardi possibile) non ci sarà più lui al Greppo? E' questo che mi interessa: c'é un territorio collettivo così particolare, c'é un vino splendido e unicamente toscano, c'é un nome che nel passato recente cominciava ad essere citato internazionalmente come sinonimo di alta qualità tutta italiana, c'é insomma tutto questo bendidio che poi viene sputtanato come sappiamo. Vogliamo continuare a far parlare sempre gli stessi oppure possiamo affidare l'incombenza a qualcuno di nuovo? Non parlo di nuove aziende o nuovi produttori, ma di una nuova generazione. Oddio che fatica, ho bisogno di un bicchierino...

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

Nelle Nuvole, dice bene quando chiede: "Vogliamo continuare a far parlare sempre gli stessi oppure possiamo affidare l’incombenza a qualcuno di nuovo? Non parlo di nuove aziende o nuovi produttori, ma di una nuova generazione". Peccato che quando si é trattato di votare e di eleggere il nuovo Presidente del Consorzio del Brunello abbiano votato (anche molti piccoli e giovani, che l'hanno sostenuto e credono che possa essere "l'uomo della provvidenza") l'ultra settantenne Rivella...

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

per il bicchierino passi pure da me, che ho una ventina di produttori (o poco più) di cui conosco il lavoro, che non raccontano balle, che non fanno moda e di cui racconto molto volentieri, assaggiando una zuppa o un piatto di stagione. sono tutti diversi - un piccolo mosaico affascinante, praticamente un paesaggio! - e silenziosamente, anno dopo anno, tra considerevoli sacrifici e senza tirarsela troppo, stanno costruendo una nuova "cultura del brunello", con la benedizione esplicita di qualche 'grande vecchio'. (certo salvioni potrebbe avere uno stranguglione se viene citato come tale, ma potrebbe invece farsene un vanto...)

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

a proposito di critica...case basse costa la meta' di soldera riserva ed è buono uguale.

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flaminio cozzaglio

circa 9 anni fa - Link

L'uomo è di scarsa simpatia e è chiaro che non gli interessa . Vuole solo fare un grande vino , lo si capisce benissimo da come giudica Steiner , la biodinamica , Petrini etc . Dal vino che indica , dopo il suo (Monfortino). Non gli interessano neppure i dettagli , sa che la critica enologica non è tutta incompetente , a suo parere solo la maggior parte , quindi stabilisce , sui grandi numeri , che non esiste . I pochi recensori esatti non se la prendano , Soldera giudica complessivamente i 10000 vini di ogni guida e su questo piano è difficile dargli torto .

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Caro Ziliani, l'ultrasettantenne Cav. Rivella é Presidente del Consorzio, l'ultrasettantenne Soldera fa il miglior Brunello el mondo, ma mica si deve parlare solo di loro!

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Paola Riccio

circa 9 anni fa - Link

Buongiorno, ho letto (un po' distrattamente ammetto) i post e vedo che un po' tutti si sono concentrati sulla questione Brunello, io invece vorrei tornare alla più ampia accusa di inesitistenza della critica a tutto tondo, o meglio all'accusa di parzialità della critica o meglio all'accusa di sensibilità a questioni di carattere economico della critica stessa , che la fa scadere a semplice promozione. Il signor Ziliani , odia giustamente le generalizzazioni, ma si renderà conto anche che inimicarsi pubblicamente un critico divulgatore giornalista o come dir si voglia, lanciando un'accusa precisa, sarebbe ancora più controproducente. Non solo non si gode della pubblicità positiva, evidentemente perchè il critico di turno non lo giudica "conveniente", a questo si deve aggiungere anche quella negativa di un sterile querelle....., ovvio che l'azienda di turno piuttosto che additare un curatore di guida, un giornalista o critico che dir si voglia, preferisce tacere, continuare a fregarsene della critica-pubblicità , lavorare sempre meglio in campo e in cantina e confidare nel fatto che la sua rete vendita funzioni bene. Tutt'al più lancerà qualche generica accusa verso la critica tout court.....non se la prenda chi si sente a torto chiamato in causa. E' ovvio Signor Ziliani, che non mi riferisco a lei.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Insomma, su questo povero Brunello di Montalcino continuano ad arrivare notizie e commenti che riguardano solo l'aspetto scandalistico e non la qualità. Mi piacerebbe leggere anche le valutazioni dei vini di questo o quel produttore, non solo le parole roboanti dei soliti tromboni che si tirano addosso reciprocamente un po' di letame. Nel vostro sito e anche in altri del settore ci sono post illuminanti e poetici su tante zone vinicole italiane, meno glamour di Montalcino e per questo apprezzate e considerate esclusivamente per la produzione enologica. Invece quando appare la parola Brunello si tratta quasi sempre di argomenti relativi a manovre dubbie, a lotte per conquiste di potere, a retroscena sorprendenti. E' su questo che continuo ad insistere con il mio profluvio di parole: cari informatori/comunicatori, ci potete raccontare del Brunello di Montalcino come fate per tanti ottimi, particolarissimi vini di altre zone italiane?

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Luciano Ciolfi

circa 9 anni fa - Link

Ho sentito dire che è già online, ma ancora in forma di definizione, proprio qualcosa tipo quello che ti stai augurando. Qualcosa come un nuovo giorno o forse un buongiorno :-)

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Caro Luciano, ci si darà da fare, proprio per far conoscere quei produttori meno visibili e più interessanti. Ma per ciò che riguarda la conoscenza del vino, io credo che un gran lavoro sia stato portato avanti da Franco Ziliani e C. (e, caro Luciano, grazie per i preziosi suggerimenti.)

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Caro "Nelle Nuvole", raccontare di Montalcino come si fa per tanti ottimi altri credo che diventera' posibile quando Montalcino la smettera' di farsi riconoscere dal mondo come "piu' particolare" degli altri. E non e' solo questione di vino. L'hai visto il Giro d'Italia? In tutta Italia le strade sono regolarmente asfaltate, anche a 2500 metri d'altezza in posti altamente impraticabili e permettono lo scorrimento del traffico come si deve e le corse in bicicletta che mostrano i panorami piu' belli. A Montalcino no, non sia mai, devono pur esserci le strade sterrate e sassose da far venire il voltastomaco ai forestieri, devono pur bucarsi un sacco di gomme quando passano le biciclette inquadrate dalla TV, devono pur cadere 'sti ciclisti, insomma si deve fare casino apposta per distinguere questo posto da tutti gli altri. O no? Ecco, insisti pure con il profluvio di parole, ma la malattia si riesce a curare quando e' il malato che ha voglia di guarire...

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Caro Mario Crosta@, a Montalcino - per fortuna - ci sono bellissime strade 'bianche', che sono la gioia di chi va a piedi (Francigena inclusa). E' una peculiarità (non esclusiva di Montalcino) che consente di apprezzare il paesaggio più segreto e di togliersi dal traffico. Se poi qualcuno, per rendere più 'interessante' il giro d'Italia ha ritenuto di trasformarne l'accesso a Montalcino (beninteso per il tratto fuori dal paese) in un enduro, questo è un altro paio di maniche. Ma mi sembra improbabile che la scelta sia stata degli amministratori ilcinesi... Posso assicurare tutti che si può arrivare a Montalcino tramite strade provinciali asfaltatissime (e di solito ben tenute), da cui si ammirano paesaggi così belli da essere sovente usati da 'altri', per la promozione turistica. Ribadisco: se poi qualcuno ha avuto la brillante idea di far passare il Giro dalla sterrata...

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

... e' appunto un malato che non ha voglia di guarire. Esistono anche i "toscanacci", cara Biasutti, e non solo a Livorno.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Caro Mario Crosta ti devo dare purtroppo ragione. Seguo da tempo immemorabile le vicende di questo borgo e ho sempre di più l'impressione che la pratica recidiva di un'eutanasia prolungata vi sia ivi diffusa, con la collaborazione anche dei media che danno voce a chi pur avendo fatto (la propria) fortuna in loco, giosce nel discretitare gli altri. Nonostante tutto questo mantengo nei confronti del Brunello Montalcino la stessa speranza del marito cornuto che aspetta sempre che la moglie zoccola si redima. Basta, il bicchierino me lo verso di Verdicchio...

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germano de rossi

circa 9 anni fa - Link

ma allora scusate..cosa possiamo credere a tutte queste emga recensioni da tutti questi illutri web enzine, blogs, newletters etc etc... tutti grandi esperti.. solo per essere al soldo di chi li paga ?

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

Germano, questo é il punto di vista, assolutamente contestabile, del Signor Soldera, non é la realtà. E lo sa bene pure lui...

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

caro germano de rossi, quelli "al soldo" di qualcuno, più o meno travestiti, sono riconoscibili. ce ne sono di diverse gradazioni, alcuni addirittura con legami politici che contraddicono la loro appartenenza...insomma, anche in questo settore non manca l'italico stile. tuttavia ci sono fior di giornalisti, che fanno bene il loro mestiere, che sanno il fatto loro e che sono talmente poco inclini a dar via l'anima e a subire pressioni, da essere addirittura oggetto di mobbing.

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Davide Bonucci

circa 9 anni fa - Link

Soldera fa un gran vino e se parla lo fa anche con i fatti. Polemizzare qui su una generalizzazione di Soldera mi pare un abboccare ad una trappola mediatica. Il carattere di Soldera fa parte del prodotto, quello che lui fa e che noi stiamo sottolineando è parte integrante del marketing, del personaggio. Veramente vogliamo prendere alla lettera Soldera, quello che dice che l'unico bianco di valore è Gravner 99... e basta?! E basta??! Su, 'gnamo... Chiaro che Montalcino non si esaurisce con Soldera-Biondi Santi-Salvioni-Palmucci. Le generazioni più recenti sono ugualmente da tenere d'occhio, io seguo con piacere alcune aziende, molto più a buon mercato di quelle citate ma che posso dare grandi soddisfazioni per chi compra e beve, oggi e nel tempo.

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

Alla grande. Non c'è bisogno di spendere 100 euro ed oltre, la bottiglia, per bere buon vino.

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

suvvia Cristiano e Martino, non intestarditevi e date ascolto a Daniele Cernilli, che é un'autorità in materia, quando scrive che in materia di Brunello taroccato con altre uve siamo solo ad "ipotesi, analisi non attendibili e molte chiacchiere". O meglio, che "quindi non ci sono prove, e i risultati analitici sono stati ritenuti inattendibili per mancanza di termini di paragone sufficienti". Se lo dice lui ci si può credere, no, perché continuare ad alimentare leggende metropolitane, pardon, ilcinesi?

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Credete al signore che mi precede. Lui di nomi di Brunelli taroccati con il Merlot, del resto, non ne ha mai fatti. Oppure vuole iniziare qui ed ora? Siamo tutt'orecchi, nel caso.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Mi sembra come la discussione sui tre licenziati della Fiat di Melfi. Giuridicamente e' una cosa, sindacalmente un'altra. E ha torto ciascuno, in quella vicenda, ognuno per la sua parte. Si sa che la parte dell'operaio vale 100 euro, quella del capo 1.000, quella del direttore 10.000 e quella del padrone 1 milione, ma e' importante il concetto che una parte di torto (in quella vicenda, ripeto) ce l'hanno tutti. Senza pero' entrare nel merito di quella storia, che qui si parla di vino, devo dire che si fa troppo in fretta a isolare qualcuno nell'angolo del ring quando invece la questione e' tutt'ora aperta, non dico giuridicamente (e qui ha ragione da vendere il buon Cernilli), ma politicamente. Ancora non e' detto che il Brunello di Montalcino rimarra' una tipologia di vino fatto soltanto al 100% di Sangiovese grosso nei piu' vocati terreni di quella zona vinicola. Ci sono troppi interessi in ballo, troppe concezioni di fare il vino (chi secondo tradizione, chi secondo i nuovi mercati, chi con una miscellanea di entrambe) e poche aziende che insieme valgono i tre quarti del territorio, ma anche del prodotto e soprattutto del fatturato. Cioe', se si coalizzano e decidono di modificare il disciplinare prima o poi ci riescono, e non sarebbe neanche ne' la prima ne' l'ultima volta. Franco, amico mio, lo sai come la penso e infatti sono ancora qui a riproporti un parto difficile come fu questo qui http://www.enotime.it/zoom/default.aspx?id=3291 e spero ancora che le discussioni su questo tema non eccedano poi nell'attacco a testa bassa contro questo o quel giornalista, pubblicista, blogger o semplice commentatore. Tu per esempio stai attraversando un periodo difficile con dei dubbi se proseguire o meno il tuo blog o nello stile abituale el tuo blog proprio perche' c'e' chi ha fatto di tutto per farti star zitto su questi argomenti, ci manca solo la statuetta sui denti, e questo non e' giusto. Si deve sapere anche questo. Ma ce la facciamo a discutere con Cernilli senza inchiodarlo ad una croce? Pace e bene, fratelli...

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

non posso farli questi nomi, dottor Cernilli. Io, anche se il nuovo Presidente del Consorzio del Brunello ha detto - ma credo fosse una boutade estiva - che l'80% del Brunello prodotto non era fatto con il solo Sangiovese, prendo per oro colato quello che lei ci assicura, che non vi sono prove che qualche sprovveduto abbia incautamente prodotto dei Brunello aggiungendo del Merlot (o chissà che altro) al solo Sangiovese previsto da un disciplinare che alcuni ritengono desueto e superato. Se lo dice Cernilli, perbacco, ci si deve credere!

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martino

circa 9 anni fa - Link

tranqulli, si sono già fatti. ho saputo comunque oggi che almeno qualcuno stava già lavorando a chiarire di nuovo il concetto, dopo le vs affermazioni, salute!

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Davide Bonucci

circa 9 anni fa - Link

@Mario - Non è mica un gran problema. Se a Montalcino dovessero mai decidere (a me il dubbio non viene, siamo nella pura accademia) di aggiungere l'opzione "blend" come nel Chianti, io continuerò a bere solo i vini che mi piacciono, che 9 su 10 sono sangiovese 100%. Certo, sarebbe un autogoal non da poco, una troncatura netta, la parola fine di una storia, ma me ne farei una ragione: non sono io che posso impedire alla maggioranza dei produttori di fare atti di masochismo... Si accomodino pure. Presentare un nome storico ma con un vino senza storia pagherebbe? Se lo dicono loro, sono loro che hanno studiato marketing, io sono un semplice osservatore del mercato... Chiaro, se metti sempre avanti il marketing, le furberie e la chiarezza è un optional, prima o dopo la cappellata gigante la fai... Il rischio (che sarebbe concreto, sempre ragionando in ipotesi di accademia) è che il fallimento commerciale di un market maker possa trascinare con sè molti piccoli. Ma, si sa, la Storia è piena di errori irreparabili... :-(

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Certo, Davide, e bisognera' anche tener conto dell'effetto domino di una scelta del genere anche su denominazioni come Barolo, Barbaresco, sagrantino di Montefalco, eccetera. Il problema da noi e' sempre quello di non giocare a fare il furbetto prendendosi gioco del consumatore, ma di metterlo in condizione di scegliere con la massima chiarezzase in etichetta (ed in controetichetta). Se uno scrive che ha messo il vino in barrique e a me quei gusti di vaniglia non piacciono, ovvio che non compro quel vino. Se uno scrive che oltre al Sangiovese ci ha messo il Caberlot e a me quell'arrotondamento non piace, ovvio che non compro quel vino. Mi si informi bene e mi si lasci il diritto di scelta, esattamente come avviene gia' per i tenori alcoolici troppo bassi o troppo alti. Tocai Friulano e Dolcetto di Ovada a 14 e mezzo, li hai mai assaggiati? Cosa ne pensi? Sono quasi cinquant'anni ch bevo vino, da prima ancora che ci fossero le DOC, quando era un rischio comprare qualcosa perche' sotto lo stesso nome trovavi dei vini di qualita' straordinaria oppure delle ciofece pazzesche, quando s'imbottigliavano addirittura dei tagli fatti con le polverine. Si e' fatto ordine, in una certa misura, anche se non in modo perfetto, speriamo che si prosegua invece di moltiplicare DOC e DOCG senza criterio, soltanto per accontentare le greppie politiche come in certe aree (specialmente del meridione, ma non solo), dove ci sono Denominazioni con uno o due produttori, dove il Consorzio e' solo teorico e non ha neanche un telefono ed un addetto a rispondere al telefono. Ma bisogna aver fiducia, perche' se guardi indietro ti accorgi che si puo' ancora averne, visti i buoni risultati ottenuti in mezzo secolo. Certo e' che la critica vinicola ha dato molto a questo processo, sta dando ancora qualcosa se la si fa con passione e serieta', fara' ancora la sua parte se la si ascolta. I produttori, se lasciati soli, farebbero anche dei pasticci o, come scrivi bene tu, le cappellate giganti.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Io non credo che si arriverà a cambiare il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino ammettendo altri vitigni. Lo ha detto persino Rivella. Personalmente ho sempre sostenuto che il Brunello deve essere prodotto solo con il Sangiovese. Credo che ci potrebbero essere novità sul disciplinare del Rosso di Montalcino. Su questo cìè anche il parere positivo di Franco Biondi Santi che sostanzialmente dice che sarebbe opportuno dividere il Brunello fra Superiore o Classico (ottenuto nei migliori vigneti, quelli storici e con viti abbastanza vecchie, e con tecniche tradizionali, che vuol dire niente legni piccoli) e Brunello "tout court", che sarebbe il Brunello attuale, solo Sangiovese ma anche tecniche di produzione più "moderne". Per il Rosso, invece, si potrebbe prevedere un disciplinare più "chiantigiano". E del resto, se il Rosso è, come è, l'erede dell'antico Vermiglio, vino prodotto in zona anticamente e che era fatto con tutti i vitigni allora a disposizione, forse anche dal punto di vista storico la cosa non sarebbe così assurda. Il problema, se mai, è quello di limitare la presenza di Merlot e di Cabernet, che sono vitigni spesso invasivi. Ma questo è un altro discorso. Aggiungo che azzerare i diritti acquisiti di coloro che hanno vigneti iscritti all'albo del Brunello è impraticabile, anche dal punto di vista legale.

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Cristiano

circa 9 anni fa - Link

@Cernilli Le analisi candidate in realtà sarebbero due. La prima è quella, credo a cui si riferisca in cui si verificano gli isotopi radioattivi e di cui parla il Prof.Scienza che non è utilizzabile perchè richiede un database di riferimento relativo non solo al vigneto in oggetto, ma pure variabile di anno in anno, però esiste un'altra analisi a cui mi riferivo e che verifica la presenza, (semplifico, mi scuseranno i laureati),di malvidina, ossia il pigmento blu che non è presente nei vini monovitigno sangiovese, nebbiolo e pinot nero. Quest'analisi viene effettuata di routine da numerosi laboratori accreditati Valoritalia che sono in grado di certificare la mono varietalità di certi vini. Quest'analisi accurata non è utilizzabile perchè semplicemente il metodo non è stato accreditato presso OIV e quindi pur attendibile non ha valenza giuridica: un'analisi in grado di rivelare la verità non utilizzabile per motivi burocratici. " Esistono invece prove di rese per ettaro non regolari, di “carichi” di produzione fatti in modo improprio e probabilmente illegale e di vigneti accatastati in modo iregolare e probabilmente illegale. Cose altrettanto gravi e penalmente rilevanti, se fossero provate in giudizio," Il pieno significato di quanto scrive diventa più chiaro solo facendo una doverosa premessa riguardante il modus operandi della magistratura non potendo procedere per via analitica : diciamo che se in una superficie iscritta nell'Albo come Brunello viene identificata una parcella che contiene vitigni che non sono sangiovese, evidentemente quest'ultima non è "atta a fornire" uva per Brunello e pertanto viene stornata d'ufficio dalla superficie aziendale produttiva dalla magistratura. Le cose si mettono male quando l'azienda si trova con una produzione dichiarata non coerente con la superficie produttiva ossia si trova ad aver sforato di conseguenza i massimi produttivi ad ettaro consentiti, visto che gli è stata decurtata una parte di superficie produttiva. E' evidente che se c'è più vino e questo è stato prodotto anche dalla superficie non conforme per errata base ampelografica si potrebbe dedurre che il vino conseguente contenga vitigni estranei: elementare Watson ! No? Affermare quindi che "non esistono prove che un Brunello sia tagliato con il Merlot", sia innegabile, ma piuttosto fuorviante nella sostanza.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Fuor di polemica, i motivi per i quali le analisi gascromatografiche non sono state ritenute attendivbili (la presenza di malvidina, antociano quasi assente nel Sangiovese e presente nel Cabernet e nel Merlot) non è accettata perché funziona sui vini giovani. Come lei sa, gli antociani, e la malvidina è un antociano, decadono nel tempo e se si fa ora un'analisi di un Brunello 2005 i dati di malvidina possono essere molto diversi da quelli che ci si aspetterebbe. Credo che anche in questo caso sarebbe opportuno realizzare dei data base, con le curve di decadimento, in modo da potere essere utilizzabili in modo preciso e da poter essere d'aiuto, concretamente, nei casi nei quali servissero come prove in giudizio. Secondo. Chiunque abbia esperienza di processi e di tribunali sa bene che le verità giuridiche non sempre corrispondono alla Verità, con la "v" maiuscola. Io non escludo affatto che alcuni abbiano fatto del Brunello in modo irregolare. Dico solo che 1) per accusare qualcuno bisogna avere delle prove certe, e non solo verosimili. 2) se si accusano "quei produttori di Brunello che taroccano i vini" senza fare dei nomi, si finisce nella sostanza per accusare tutti e per determinare un danno a tutto il comparto, anche a chi non ha mai barato. Persino Soldera ci è andato cauto commentando le affermazioni di Rivella. 3) Temo, ma è una mia impressione, che qualcuno abbia voluto alzare i toni sulla questione non tanto per amor di Verità, ma per ottenere palcoscenici e fama personale. 4) alla fine lei mi dà ragione. Io non ho alcuna intenzione di difendere chi ha infranto la legge ed ha truffato i consumatori, però "est modus in rebus". Devono pagare solo i colpevoli, non tutti.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Volevo anche aggiungere, per la precisione, che le rese non compatibili sono state quasi sempre rese di sangiovese, non necessariamente di merlot. A Montalcino alcuni produttori, più di quelli che immagina, determinano il carico del sangiovese da Brunello attribuendo ai vigneti accatastati come atti a produrre Brunello il massimo consentito di 80 quintali. Se quei vigneti non raggiungono la quantità desiderata, "integrano" la parte mancante con altro sangiovese, magari derivante da vigneti atti a produrre Rosso di Montalcino o Sant'Antimo. Se andate a controllare le rese per ettaro vedrete con sorpresa che quelle dei vigneti "da Brunello" sono mediamente superiori a quelle "da Rosso" o "da Sant'Antimo", e questo senza scomodare merlot o cabernet. Molto spesso è avvenuto questo, che è illegale quanto tagliare con vitigni impropri.

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Buongiorno. Ma non è di 70 quintali per ettaro la resa considerata 'lecita' per il Brunello di Montalcino?

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

No, è di 80 quintali per ettaro.

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Silvana Biasutti

circa 9 anni fa - Link

Grazie per l'informazione.

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

ecco, in sintesi, la spiegazione di Brunellopoli secondo il direttore del Gambero rosso: "Temo, ma è una mia impressione, che qualcuno abbia voluto alzare i toni sulla questione non tanto per amor di Verità, ma per ottenere palcoscenici e fama personale". I sequestri, i registri non conformi, i declassamenti di ampie quantità di vini, i patteggiamenti, se li sono inventati di sana pianta quelli che aspiravano, da Carneadi, a "fama personale". Also sprach Cernilli...

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Coda di paglia, eh?

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Mi rispondo da me, scusatemi. Ma vi pare possibile che ogni volta il signore che mi precede debba citare in modo parziale, strumentale ed improprio ciò che dico? Intanto c'è un fatto, da tutto quello che è accaduto sono stati rinviati a giudizio mi pare solo sei persone, su duecento produttori e non so quanti fra enologi, personale del Consorzio e quant'altro. Ci sono stati declassamenti, che vuol dire che i vini non erano stati ancora immessi sul mercato, e patteggiamenti, che riguardavano irregolarità su vini non ancora immessi sul mercato. Mi sembrano dei fantastici successi della Guardia di Finanza e della Magistratura di Siena, che hanno tutelato i consumatori prima ancora che certi reati si realizzassero compiutamente, e questo ha facilitato il patteggiamento. Alcuni di coloro che hanno alzato i toni non hanno fatto nomi, non hanno raccontato fatti circostanziati, hanno scritto cose generiche senza fare una reale inchiesta giornalistica. Così mi sembra, almeno. Altri hanno cercato di farlo, ma la situazione era difficile da spiegare. Molti dei patteggiamenti, starei per dire tutti, sono avvenuti non perché siano stati operati tagli impropri, cosa anche possibile ma non provata, ma per questioni relative all'accatastamento dei vigneti ed alle rese eccessive. Vogliamo spiegarlo almeno questo?

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Cernilli e Ziliani, perché non vi vedete a cena e davanti ad una buona bottiglia di vino (non Brunello per carità) non vi raccontate tutto quello che non vi piace dell'uno e dell'altro? Così, rasserenati e in pace con voi stessi, la smetterete di litigare via blog e riprenderete a fare il vostro lavoro, che entrambi sapete fare molto bene quando vi va.

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cernilli

circa 9 anni fa - Link

Io cerco di farlo anche qui, citando fatti e circostanze. Se però tutte le volte mi si deve rispondere in modo sarcastico anche quando ho palesemente ragione, allora penso che ci sia qualcosa che non va. Magari viene da molto lontano.

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flaminio cozzaglio

circa 9 anni fa - Link

Stabilito che la verità sperimentale dell'assaggio (unica a contare per gli amatori del vino) può divergere moltissimo da quella giudiziaria , chi decide prima il suo partito sa quale scegliere . Certo , quella giudiziaria , lo si legge tutti i giorni su tutti gli argomenti , gode del vantaggio d'essere assai più elastica .

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Partner

circa 9 anni fa - Link

Mi intrometto da vicino, poiche da vicino conosco il Brunello.Per Soldera i bianchi sono veleni(con relative spiegazioni del perchè).Spero si sia fato quest'impressione assaggiandone pochi, cosi c'é l'avremmo per ancora molti anni a farci degustare i suoi grandi vini. Volevo commentare, invece, la discussione sui vini più o meno veri di Montalcino.è vero che non esiteranno prove ammesse, ma, scherziamo?Quando mai un Brunello è scuro e impenetrabile come di solito è un merlot?Come fa un brunello riserva '97 ad avere ancora dei riflessi porpora(cito il '97 perche con quello mi è capitato a distanza di 12 anni dalla vendemmia) Le domande a cui, secondo me, ci dobbiamo rispondere sono queste.Quello che la magistratura deciderà o ha già deciso diventerà irrilevante.Gli americani berranno sempre Castello Banfi.Cercheranno Antinori comunque poichè conoscono il Tignanello.E nei ristoranti chic si ordinerà Frescobaldi.Sia a casa loro, sia a Montalcino.Destinazione quest'ultima raggiunta dopo migliaia di km. Pochi conoscono i vini veri di Montalcino e sinceramente meglio cosi.Tanto non c'è ne sono tanti. Buone cose

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Sull'Etna

circa 5 anni fa - Link

Diciamoci la verità: 1. Tutte le guide/reviste/tutti i siti che hanno uno scopo di lucro e che usano i soldi dei produttori (pubblicità, "road tour", etc) sono guide compiacente a quei produttori che pagano "il pizzo". Il Gambero Rosso in primis, pero non solo. Non valgono una lira. Il declino già é iniziato, anche perché il consumatore non é scemo. Basta vedere chi riceve i tre bicchieri, e si capisce tutto. 2. Nel Brunello, come anche nel Barolo, etc ci sono tanti produttori che non rispettano il DOCG. Non per caso siamo nel paesi dei furbetti. Quale sono le prove? - Basta assaggiare: colore, naso e gusto troppo diverso dal normale - Basta andare nei vigneti per vedere i "50 sfumature di verde" che ci sono a Barolo, Brunello, etc - Basta ascoltare: un produttore di Brunello mi avevo spiegato che usava una bella percentuale di mosto concetrato di Nero D'Avola per il suo Brunello, e che per il DOCG andava bene. Veramente? Il momento che si potrà verificare il DNA del vino, usciranno un bel pò di "truffe". "Si dice, mi raccontano, le prove-basta assaggiare": ma per piacere. Queste sì che sono chiacchiere, le sue. Un altro commento su questo tono e attivo l'eject. Ripeto: per piacere. [F.]

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