FIVI dice no all’obbligo di ingredienti sulle bottiglie di vino. Ha ragione e vi spiego perché

FIVI dice no all’obbligo di ingredienti sulle bottiglie di vino. Ha ragione e vi spiego perché

di Michele Antonio Fino

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha espresso parere contrario alla nuova normativa europea in tema di etichette, che prevederebbe l’inserimento degli ingredienti e i valori nutrizionali. Nel commentare il fatto, cominciamo con il dire la cosa fondamentale: è già possibile, e perfettamente legale, mettere in etichetta gli ingredienti e i valori nutrizionali del vino. Lo sa bene Alessandro Dettori, che indica gli ingredienti da anni. Lo può fare chiunque voglia mettere i valori nutrizionali del vino: basta un’analisi in un qualsiasi laboratorio alimentare che garantisca l’uso di metodi ufficiali, et voilà.

Certo, il panorama non sarebbe così vario: calorie per 100 ml che per un vino fermo secco andrebbero da 80 a 100, suppergiù (ogni grammo di alcol vale 7 calorie); zero grassi, zuccheri (residui: cosa andate a pensare?) a seconda della tradizione e dei gusti del cantiniere (e per ogni grammo son 4 calorie in più, ma siccome l’unità sono 100 ml, 1 grammo significa già 10 g/l…); proteine zero.

Che cosa ne guadagnerebbe il consumatore? Potrebbe sapere quanto fa ingrassare bere. Certo. Ma potrebbe anche ritenere che bevendo un vino meno alcolico ingerirebbe meno calorie. Il che è assolutamente vero, ma rischia di produrre l’effetto che stiamo vedendo nell’approccio ai grassi sostitutivi dell’olio di palma: non c’è? Figo, mi posso strafogare. E no, non funziona così, specie perché nel vino il valore fondamentale che già deve essere ben chiaro è la percentuale di alcol, un sicuro cancerogeno, classificato così da anni, di cui in media gli europei ingeriscono 12,5 litri puri pro capite all’anno.

Per chi scrive, qualsiasi cosa induca a pensare che bere un alcolico al posto di un altro sia meglio, per via delle calorie, rischia seriamente di mettere in ombra l’unica cosa che mi sembra dovrebbe essere indiscussa nell’etichettatura degli alcolici, vale a dire il tenore di alcol, appunto. Ma la questione è presto, anzi preventivamente superata: indicare gli ingredienti si può e indicare i valori nutrizionali del vino, come di qualsiasi alcolico, pure.

Ovviamente, se si indicano gli ingredienti non bisogna ometterne nessuno e bisogna intendersi sulla parola ingrediente. In tecnologia alimentare si distinguono ingredienti (materie prime necessarie a produrre un cibo), additivi (sostanze che si aggiungono per consentire o migliorare un processo, presumendo che rimangano nel cibo finito) e coadiuvanti (sostanze che servono in una fase tecnica della produzione, ma non rimangono nel cibo finito).

Sulle etichette alimentari si devono necessariamente indicare ingredienti e additivi (tutti nella lista ingredienti, ma con gli additivi preceduti dalla categoria: conservanti, coloranti, esaltatori di sapidità, e via dicendo). Dunque, chi volesse compilare la lista ingredienti del vino, dovrebbe inserire, ragionevolmente, l’uva e (preceduto dal segno “conservante”) il metabisolfito di potassio o l’anidride solforosa in gas. Non dovrebbe invece indicare il ghiaccio secco usato per abbattere la temperatura delle uve bianche, perché si tratta di un coadiuvante, mentre se aggiungesse CO2 per fare un vino frizzante o spumante artificialmente dovrebbe inserirlo nella lista ingredienti e usare sull’etichetta la qualifica di “gassificato” per quel vino.

Capito un po’ di più del discorso? Il succo è comunque che in etichetta ingredienti e valori nutrizionali si possono mettere senz’altro. Però ci sono delle regole per farlo.

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Ma allora FIVI con che cosa ce l’ha? Innanzitutto la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ce l’ha con l’obbligo e con la generalizzazione. Partiamo dall’obbligo: se fai 10 mila bottiglie divise in 5 etichette, analizzare ogni lotto che imbottigli per inserire i valori nutrizionali può facilmente costare oltre 1000 euro l’anno. Una misura che rende l’idea di come per le produzioni massicce l’adempimento sarebbe immediatamente meno gravoso. L’impressione di chi scrive è che molti di quei vignaioli che in questi giorni dichiarano la propria posizione contro la scelta della FIVI, proclamandosi a favore dell’obbligo di indicare ingredienti e valori nutrizionali, non hanno forse riflettuto appieno sui costi che andrebbero a sostenere. Non si potrebbe infatti compilare un’etichetta senza un’analisi del lotto: farlo esporrebbe ad una denuncia per frode in commercio.

L’obbligo, per FIVI, tratta in modo uguale situazioni molto diverse. I produttori FIVI sono mediamente piccoli, ergo Matilde Poggi e i suoi stanno semplicemente tutelando le prerogative della propria categoria. La seconda ragione è l’inopportuna omogeneità che si viene a creare tra vino e altri alcolici. Il vino è l’unica bevanda alcolica che non dipende da una ricetta. Lasciate perdere i sanfedismi sul potere taumaturgico dei Cotarella &CO: il miglior esempio di vino dell’enologo nemmeno si avvicina, in termini di precisione eziologica, a un Bacardi Breezer o a una Tuborg. Sia ben chiaro.

Il vino risente dell’annata. I vini dei Vignaioli Indipendenti (che non comprano uve e sono al 50% bio) risentono enormemente dell’annata: dal 2014 al 2016 è un attimo ballare di un 2% di alcol, con conseguenti 15 calorie di differenza. Ora, è giusto che un prodotto tradizionale in cui il controllo dell’alcol o è del tutto empirico o è straordinariamente invasivo (la dealcolazione esiste ed è normata, ma che dia grandi risultati è ancora lecito dubitarne), si debba misurare nel campionato di chi può agevolmente in ogni momento cambiare ricetta e limare questo o quel dato analitico?

E il discorso si può ben allargare alla lista ingredienti: è giusto mettersi a competere con chi, cambiando una ricetta e inserendo una materia prima “di grido”, può facilmente fare marketing o confondere il consumatore, mentre il vignaiolo non può fare altrettanto?

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La questione ricorda da vicino quella scatenata dalla decisione dello UK, due anni or sono, di far indicare con un semaforo a tre luci, in etichetta, il tenore di grassi, zuccheri e sale. I produttori di Prosciutto di Parma DOP e Parmigiano Reggiano DOP gridarono alla congiura: stretti dai disciplinari e dalla storia non potevano che avere tutte luci rosse. Viceversa, le industrie del precotto, colonna dell’English meal, avevano ben diverse possibilità di rivedere le ricette e fare in modo di apparire più “verdi” e invitanti.

Torniamo così alla perplessità iniziale, fermo restando che chiunque può già dare prova delle proprie scelte e delle proprie fedi, compilando lista ingredienti (purché completa) e tabella nutrizionale (purché analiticamente dimostrabile): siamo sicuri che questo aumento di informazioni determinerà una maggiore consapevolezza dei consumatori? Da decenni, il tenore alcolico dei vini deve essere indicato con caratteri di altezza minima ben leggibile: aggiungendo un sacco di altre informazioni e cifre riguardo al contenuto, non si offrirà un ottimo strumento per indurre a sottovalutare il tossico etilico?

Chi scrive ha la sua opinione, i lettori la loro. Quello che spero sia chiaro è che nessuno può impedire che un produttore dia tutte le informazioni che può dimostrare come vere sulla sua etichetta, a patto che non inducano in errore il consumatore. Ben diversa complessità riveste, invece, la questione di quale obbligo di informazione debba essere imposta ai produttori: un nodo di Gordio che non a caso la Commissione Europea non sembra avere ancora risolto, dopo avere rinviato il compito dal 2014 al 2015 e ora a fine 2016.

[Le immagini sono tratte dalla home di Fivi – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti]

75 Commenti

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Andreuccio

circa 3 anni fa - Link

Lode a Dettori

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... pur rispettando le diverse opinioni, che come tali sono però opinabili per etimologia, vorrei porti qualche quesito in merito , perché ho pure io un amia opinione: - Perché il vino non deve avere un obbligo che tutto (o quasi) il mondo alimentare ha? Ti dico che puzza un po' di discriminazione e azione di lobbye . Con mio padre (enologo , che ormai non c'è più) si discuteva per ore di questo argomento ma era una delle poche volte che lo vedevo in imbarazzo , al sorgere della questione . Alla fine , pro domo sua, glissava e si passava ad altro argomento... - Alcune cose che scrivi, frutto appunto della tua opinione, ben documentata devo ammettere, non sono così precise . La salvaguardia del consumatore passa dalla conoscenza. La maggior parte , concordo, non legga oppure non abbia la cultura per capire quel che legge , in caso di dettaglio di etichettatura ; sta di fatto che se in un vino "costruito" ad arte sono obbligato a scrivere tutto ciò che metto in soluzione , diciamo che , come consumatore , sarei particolarmente attento alla "lista ingredienti" . Omettere sostanze , diventerebbe frode in commercio, quindi più consapevolezza nella scelta ... chiaro , dando anche il giusto peso comunicativo (che diventerebbe vitale) su ciò che si usa , mentre oggi si usa tanto o niente all'insaputa di tutti . - Quella dei semafori in UK , strumento becero di disinformazione e allarmismo capzioso e protezionistico, è questione assolutamente diversa e si inserisce in uno pseudoprogramma di salute pubblica falsa come la moneta da tre Euro , in quanto sappiamo bene che gli anglossasoni (medi) mangiano da schifo ma cercano di imporre persino i loro costumi (non solo culinari) , oltre alla loro scema lingua ... soprassiederei . - Alccol : tossico , mutagenico , crea dipendenza ... si , insomma teribbbbbbileeee .... La nuova Culinary Nutrition (Art Join Nutrition nata negli States) afferma , di contro, che è benefico in piccole dosi ... bene , oltre a proporre di berne meno (o poco) senza sbragare lasciando perdere il discorso gradazione alcoolica , che avere 12 o 14 gradi non cambia niente , dal punto di vista salutistico, cosa si può fare ? Hai fatto una premessa da brividi ... ma d'altronde , la saggezza popolare enunciava che bacco , tabacco e Venere ... già , povera Venere...

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...capitolo "spesa di analisi" , che ho lasciato separato per non tediare troppo in un solo post: questa, perdonami , ma è una sciocchezza che troverà adesione oceanica solo nel mondo del vino, perché spendere non piace a nessuno , ma cosa significa? Pensi nell'alimentare esistano solo Nesltè , Heinz , Barilla o Ferrero? Sai quanti piccoli artigiani esistono che sostengono queste spese ? Millanta più dei produttori di vino . Leggi bene "la legge" specifica e non vedrai mai un addentellato che fa riferimento a lotti o annate , ma solo a composizione centesimale, perché ogni ricetta di prodotto è irripetibile, salvo non sia una miscela di fluidi, quindi la tabella nutrizionale è riferita ad un "campione" con tolleranze . Ci mancherebbe. Mica solo l'uva cambia in composizione di anno in anno , ma tutti i vegetale . Hai presente una crema di porcini o carciofi (...o quel che vuoi nelle millanta produzioni alimentari o di bevande) con mediamente decine di ingredienti? Secondo te ogni preparazione è "stechiometricamente" sovrapponibile centesimalmente dal punto di vista analitico ) Ho fatto analisi nel mio laboratorio di 5 scatole della stessa bacinella di cottura (non lotto) e avevano 5 valori nutrizionali diversi ... di cosa, quindi avere paura in termini analitici parlando di vino? No guarda , non capisco proprio ...

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

Una domanda: quali sono le sostanze normalmente non presenti nel processo di produzione del vino, che devono oggi già essere scritte espressamente in etichetta, e che addirittura fanno smettere un vino di essere vino? Perché di sapere che c'è il metabisolfito di potassio mi interessa il giusto, ma se il vino è addizionato di sciroppo di mosto concentrato per alzare il tenore zuccherino, oppure di trucioli per simulare l'invecchiamento in legno o di aroma alla liquirizia... beh, quello lo vorrei sapere eccome!

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elle

circa 3 anni fa - Link

1) la conoscenza, da consumatore, non è mai un male; pertanto non trovo corretto che un produttore mi dica che alla fine non serve che io sappia. 2) i costi di analisi: l'argomento mi ricorda quello degli "amici" per la vendemmia o del contratto di vendita delle olive in pianta per la raccolta (ma anche di situazioni simili in altri settori). ci piaccia o meno, per operare in maniera professionale sul mercato bisogna avere oramai una dimensione minima che consenta di fare fronte a sempre maggiori adempimenti, richiesti dai sempre più elevati standard che noi stessi - come società - pretendiamo (non si tratta solo di burocrazia fine a se stessa, forse sono nostri capricci di occidentali benestanti, i miei nonnni se ne fregavano degli ingredienti del vino e delle calorie). ciao, L

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Indicare obbligatoriamente in etichetta gli ingredienti e, soprattutto, gli additivi del vino è a mio avviso una battaglia di civiltà. E' chiaro che per i big player del mercato (specie coloro che si rivolgono alla GDO) dover indicare in etichetta tutte le porcherie che ci mettono dentro (tannini aggiunti, gomme arabiche, CMR, acidificanti vari, ecc.) creerebbe loro un certo imbarazzo: perchè non è vero che i consumatori non leggono le etichette. Mi dispiace se per qualche piccolo produttore questo costerà 1.000 o 2.000 euro in più all'anno: potranno sempre decidere se e in che misura ribaltare l'onere sul consumatore finale, che per un prodotto realmente "naturale" è generalmente disposto a spendere di più. Sarei davvero felice che la proposta venisse approvata, anche se temo che le lobbies che fino ad ora hanno impedito che ciò accadesse si opporranno con tutte le forze. E che a dar man forte ai grandi gruppi industriali sia proprio la FIVI lo trovo francamente un autogol pazzesco!

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Gabriele Succi

circa 3 anni fa - Link

Ti pongo una domanda max: Se io aggiungo bentonite per chiarificazione, poi essa decanta e nel vino non la si trova, ha senso indicarlo in etichetta (considerando il fatto che è vietato scrivere in etichetta che è stata usata una cosa se poi nom riesci a dimostrarlo)? E ne conseguono altre 2: A) supponiamo il caso che sia obbligatorio l'inserimento dei coadiuvanti in etichetta; se io acidifico con acido tartarico, o uso tannino da vinacciolo "compero", visto che si tratta di prodotti naturalmente presenti nell'uva, ma lo ometto, chi mi dimostra la mia omissione? B) il tannino gallico ceduto dai contenitori in legno, se uno volesse essere coerente fino in fondo, andrebbe allora scritto, perché non è naturalmente presente nell'uva, non ti pare? Mica le cose esogene sono solo nelle bustine eh...

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Caro Gabriele, sulla bentonite: non mi pare andrebbe indicata (se ho ben inteso quanto spiega post, si tratterebbe di un coadiuvante, che non lascia residui, non di un additivo). Sulla domanda A): a quello ci pensano i NAS, intanto tu, nel non dichiararlo, commetteresti un REATO perseguibile penalmente. Poi c'è sempre chi si assume il rischio, però intanto... Sulla B) anche per il tannino gallico ceduto da contenitori in legno non ci dovrebbe essere obbligo di indicazione (le botti sono coadiuvanti nel processo produttivo, non qualcosa di aggiunto al vino), mentre per i chips sì, perché quelli vengono proprio materialmente aggiunti al vino (e rilasciano sostanze). Detto ciò, con me sfondi non una, ma due porte aperte: fosse per me, che sono un consumatore, indicherei più informazioni possibili, quindi anche se il vino fa botte (e se possibile sapendo anche quale) o no.

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Gabriele Succi

circa 3 anni fa - Link

Sono tutte cose indimostrabili (tranne l'aggiunta degli acidi organici, ma bisogna fare le analisi dell'isotopo c14, etc etc). Ma il punto è proprio quello, i coadiuvanti e gli additivi, vanno indicati? Perché l'ingrediente è solo l'uva eh... Ricordiamolo. Il fatto che si chiami vino implica prorio che l'unico ingrediente sia l'uva. Come evidenziato nel post. O no?

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Michele Antonio Fino

circa 3 anni fa - Link

Ni sono ripromesso di lasciar fluire, Gabriele, ma una nota permettimela. L'ingrediente è solo vino e solforosa. Vino, come lo yogurt negli yogurt alla frutta. Succome il vino è definito dalla legislazione (prodotto della fermentazione alcolica di uva o di mosto di uva) il vino è l'ingrediente. A voler mettere UVA si va già addirittura più in là. QUesto significa che TUTTI possono fare lo stesso elenco ingredienti: VIno, conservante: anidride solforosa. La verità è che c'è molta gente che vuole imporre agli altri la propria visione del vino, mentre la legislazione vigente è perfettamente equilibrata: nel solco della legge, sono possibili e legittime diverse filosofie. Chi vuole l'elenco ingredienti vuole in realtà un elenco pratiche enologiche, per uno scopo ben preciso (di natura competitiva e/o ideologica), che porterebbe il vino ad essere trattato molto più pesantemente di ogni altro prodotto alimentare. FOrse infatti che noi sappiamo con cosa sono state lavate le carotine boduelle prima di esser einvasettate? Forse che sappiamo quali processi chimico/fisici hanno reso limpido il succo di mela che beviamo? Forse che siamo al corrente dei gas sotto cui è conservata la carne prima e/o durante l'esposizione in macelleria?

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landmax

circa 3 anni fa - Link

"La verità è che c'è molta gente che vuole imporre agli altri la propria visione del vino, mentre la legislazione vigente è perfettamente equilibrata: nel solco della legge, sono possibili e legittime diverse filosofie. Chi vuole l'elenco ingredienti vuole in realtà un elenco pratiche enologiche, per uno scopo ben preciso": non potrei essere più in disaccordo. Mi pare una visione molto edulcorata della realtà, sig. Fino, di fronte alla miriade di sostanze autorizzate dalla legislazione attuale, senza uno straccio di obbligo di indicazione in etichetta! Dobbiamo forse vietarle? Io penso proprio di no: perchè farlo se sono consentite anche per gli altri generi alimentari? Ma, come per tutti gli altri generi alimentari, mi sembra eticamente doveroso riportare in etichetta almeno ingredienti e additivi (io, da consumatore, aggiungerei anche i coadiuvanti, perché è nel mio interesse di consumatore avere più informazioni possibili, ma mi rendo conto che non sia giusto, probabilmente, obbligare per legge a indicare anche quest'ultimi). La cosa che però più mi irrita del passaggio trascritto è l'allusione a presunti interessi che ci sarebbero dietro (lo "scopo ben preciso"): ci vuole cortesemente spiegare, sig. Fino? Perché io di scopi non ne ho proprio nessuno, faccio un mestiere lontano anni luce dal mondo del vino e dell'alimentare in generale, ma come consumatore consapevole, ed appassionato di vino, vorrei che questo fosse trattato NON in modo deteriore rispetto agli altri generi alimentari, MA come tutti gli altri generi alimentari, con l'obbligo di indicazione in etichetta di ingredienti e additivi. Gli esempi che fa lei alla fine per sostenere il rischio di un possibile trattamento deteriore sono, poi, del tutto fuorvianti (e lei lo sa benissimo, è lei che ha spiegato la distinzione tra additivo e coadiuvante!): i processi fisico/chimici che portano il succo di mela industriale ad essere quello che è rientrano chiaramente nel campo dei coadiuvanti, da non indicare in etichetta, analogamente alla bentonite (o altro prodotto) per la chiarifica nel vino. Quale rischio di trattamento deteriore, dunque?

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Gabriele: l'articolo è molto chiaro, la proposta di legge vuole introdurre l'obbligo di indicare in etichetta (soltanto) ingredienti e additivi. I coadiuvanti sono esclusi. Il punto decisivo, comunque, è l'obbligo di scrivere in etichetta gli additivi, non tanto gli ingredienti, sui quali è comunque opportuno che la futura legge faccia chiarezza. Tu dici che tanto i controlli non servirebbero a nulla perchè nel vino non è possibile scindere il "naturale" dall'aggiunto? Ma pensa se entrando in una qualsiasi cantina vinicola i NAS trovassero grosse partite di MCR, o acidificanti, non indicati nelle etichette prodotte da quella stessa cantina. Indipendentemente dal riscontro nel vino, il legale rappresentante, i dirigenti addetti, i cantinieri, ecc. rischierebbero molto probabilmente un processo penale... e tu pensi che tutti i dirigenti, operai e legali rappresentanti di un'azienda sarebbero disposti tranquillamente a subire un processo penale che dura anni, solo perchè alla fine probabilmente verrebbero assolti per insufficienza di prove? E nel frattempo la reputazione di quella cantina?

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cernilli

circa 3 anni fa - Link

Sono d'accordo con tutti coloro che mi hanno preceduto e stavolta non d'accordo con la Fivi, e mi dispiace. E' vero si tratta di una battaglia di civiltà. Il problema non può essere quello del costo. Ricordo a tutti che il regime fiscale al quale sono tenuti i viticoltori è estremamente generoso nei loro confronti. Già si avvalgono di un aiuto di questo genere, farsi carico di un paio di migliaia di euro l'anno (su una produzione anche piccola, di 20.000 bottiglie significherebbero dieci centesimi a bottiglia) mi sembra francamente doveroso.

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Fiorenzo Sartore

circa 3 anni fa - Link

Solo una cosa al volo, visto che il dibattito è in corso. Io sono delle stesse idee dell'autore (anche) perché sono favorevole ad ogni tipo di deregolamentazione, dato che le regole attuali sono bizantine e non si vede nessuna semplificazione in vista, anzi.

Adesso mi preme indicare due punti: un piccolo aumento del listino di fatto PUO' determinare problemi alla filiera commerciale. Non e' il mio caso ma so di transazioni saltate per aumenti di pochi centesimi. E tuttavia il punto che mi sta piu' a cuore e' un altro, la' dove Daniele parla di regime fiscale "estremamente generoso" nei confronti delle aziende produttrici. Io credo che non e' il loro regime ad essere generoso, sono gli altri regimi ad essere vessatori. E siccome ovunque la fiscalita' vessatoria sta determinando, tra le attivita' produttive, una vera e propria insostenibilita' di queste, io non me la sento di invocare, per chi ha la fortuna di avere una fiscalita' che consente crescita ed investimenti, un peggioramento simile ad altri ambiti che gia' sono, possiamo dire, minati alla base.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...perdonami , Fiorenzo, se non trascendo da un fatto pratico ad un fatto ideologico . Stiamo parlando di trasparenza in etichetta , una lotta legislativa atavica , un diritto sacrosanto all'informazione. Indipendentemente dalla contestualizzazione del discorso fiscale, mi soffermerei sull'aspetto dichiarativo in etichetta e la diseguaglianza legislativa fra categorie merceologiche (per non dire sperquazione ) . Ciò che in alcuni ambiti viene visto come aggravio di costi oppure un surplus di lavoro, non è altro che un paravento garantista dove ad essere salvaguardato è proprio chi ha tante risorse ... non per fare analisi ma per operare in maniera poco chiara a livello eno-industriale. Sta di fatto che l'unica salvaguardia per il consumatore è la comunicazione diretta data dall'etichetta , con i distinguo che la legge opera fra additivi, coadiuvanti , ingredienti o , comunque, sostanze immesse anche accidentalmente. Quindi non un aspetto economicio e , toh ripensandoci , neppure ideologico , quando di diritto del consumatore. Concetto obsoleto? Eliminiamo le leggi sull'etichettatura e riformiamo l'intero pacchetto : ma per tutti , non solo per il vino. Dopodiché sono un semplificatore per natura e pure io sono per il "tana , liberi tutti" ... però su questo terreno poi proliferano i Ciravegna & C ...

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...intendevo "salvaguardia comunicativa attuale " , penso si fosse capito...

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mariazzo

circa 3 anni fa - Link

Mah, francamento non vedo il motivo di tutta questa agitazione a riguardo. Mi pare che è solo una questione di coerenza e omogeneità del mercato nei confronti del consumatore. Se tutti gli alimenti devono avere in etichetta gli ingredienti, perchè il vino ne deve essere esente? Perchè il produttore non vuole mettere gli ingredienti? ha la coda di paglia? Da consumatore, voglio sapere cosa c'è dentro il vino che sto bevendo o il cibo che sto mangiando. Poi c'è chi l'etichetta non la guarda di striscio (credo la stragrande maggioranza). Ovvio che da consumatore pseudo attento scopro che il vino che fino a ieri bevevo voracemente, scopro che utilizza trucciolato... magari mi cadrà un mito e cambierò etichetta... o forse no. A me basterebbe anche sapere per ogni tipologia di vino, da che uve è composto e in percentuale, che a parte le DOC e DOCG, tutti gli altri a volte devi fare i salti mortali per capire da che uve e composto.

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Gabriele Succi

circa 3 anni fa - Link

La lista degli ingredienti è corta. Solo uno: l'uva Se ci fosse altro non si chiamerebbe vino.

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Durthu

circa 3 anni fa - Link

Qui c'e' bisogno che qualcuno faccia pace col cervello. E prima i grandi produttori sono il male perche' possono aggiustare il vino come gli pare e nessuno lo sa, perche' c'e' non c'e' obbligo di ingredienti in etichetta. E ora invece si scopre che toh, mettere la lista degli ingredienti costa (ma dai?!?!), e sono i grandi produttori ad essere in posizione privilegiata. Qualcuno diceva: non si puo' avere la moglie piena e la botte ubriaca (cit. prof di Fisica 1 all'universita').

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Maurizio Gily

circa 3 anni fa - Link

Il " truciolato" nei vini a doc non si può mettere. C‘è chi lo mette lo stesso, ma è altamente improbabile che lo scriva in etichetta... e vale, praticamente, per tutto o quasi quello che si può usare in cantina. Per cui, a mio avviso, sarebbe una norma inutile per i consumatori e dannosa per i produttori

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...stiamo complicando ciò che è concettualmente semplice . Non si tratta di discutere di coadiuvanti tecnologici , come in tanti auspicano. Questi sono funzionali al processo e non si ritrovano nel prodotto finito, quindi è come non esistessero, inutile scriverne in etichetta , possono persino fare parte del know how aziendale . Però se io devo acidificare una polpa di pomodoro funzionalmente ai trattamenti termici stabilizzanti, aggiungo un acido organico ammesso arricchendone il contenuto della soluzione (può essere Acido Citrico , senza fare nomi ) , e lo dichiaro . In pratica , ho modificato il profilo chimico del prodotto funzionalmente, anche se l'acido citrico è normalmente presente in natura nel pomodoro. Se io aggiungo un equilibratore acido nella soluzione idroalcoolica di cui stiamo parlando , sia esso tartarico o malico o succinico o citrico, poco importa se già presente in soluzione naturalmente , ne vado a cambiare il profilo strutturale , funzionalmente per il "beep" che ci pare . Stop. E sto parlando dell'esempio più semplice . Così se aggiungo Mosto concentrato rettificato , dove non aggiungo solo succo d'uva concentrato ma anche gli stabilizzanti in esso contenuti . Stop. Se io chiarifico con albumina o albume d'uovo , posso creare , se residuali , intolleranze per chi beve : stop. Perché qualsiasi altro alimento/bevanda deve assoggettarsi alla dichiarazione di ciò che si trova aggiunta esterna nell'ingerito, mentre nel vino no? Ripeto, mi sorprende solo la disuguaglianza legislativa, non "l'effetto" sulla salute , che è minimale , dove , comunque , chi consuma ha diritto a tutte le informazioni che desidera , non solo quello che desidera il produttore per convenienza di varia natura (economica, di marketing , di comunicazione spicciola, di ... cultura...)...

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gp

circa 3 anni fa - Link

Per capire tutti meglio di cosa stiamo parlando, può essere utile fare l'esempio del legno rispetto al vino. Cito da sopra: "per il tannino gallico ceduto da contenitori in legno non ci dovrebbe essere obbligo di indicazione (le botti sono coadiuvanti nel processo produttivo, non qualcosa di aggiunto al vino)", e fin qui d'accordo. "...mentre per i chips sì, perché quelli vengono proprio materialmente aggiunti al vino (e rilasciano sostanze)": questo non direi (a meno che i chips rimangano nel vino alla fine del processo...). Si tratta anche in questo caso di un coadiuvante. Quelli che invece andrebbero scritti tra gli additivi sono i tannini enologici aggiunti (liquidi o in polvere). Siamo tutti d'accordo?

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landmax

circa 3 anni fa - Link

"a meno che i chips rimangano nel vino alla fine del processo"... ideona! Potremmo inventare il chipsy wine, molto nutriente! Scherzi a parte, i chips stanno probabilmente al limite tra le due definizioni legali di "additivo" e "coadiuvante" (che non conosco; per un tentativo di distinzione v. qui: http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/Federchimica/2004/Federchimica_72.htm). A me i chips sembrano più vicini al concetto di "additivo", in quanto nell'aggiunta degli stessi l'effetto finale è l'aggiunta di tannini nel prodotto finito, anche se poi i chips li togli (quindi tecnicamente l'additivo sarebbero i tannini aggiunti, non i chips in sè)... però la stessa cosa si potrebbe sostenere per i tannini gallici rilasciati dalla botte, ma è anche vero che non tutte le botti rilasciano tannini in egual misura, e probabilmente alcune di esse non rilasciano proprio un bel niente.

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gp

circa 3 anni fa - Link

Concordo che i chips stanno tra l'additivo "puro" (tannini enologici aggiunti) e il coadiuvante "puro" (recipiente di legno), però li vedo più vicini al secondo che al primo. L'effetto desiderato da chi li usa è infatti simulare più o meno bene il passaggio del vino in un recipiente di legno nuovo.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

L'etichetta con l'elenco dei componenti è davvero una conquista di civiltà, ma lo è nell'industria alimentare. É giusto che io sappia cosa c'è nella merendina che mangia mio figlio, o quante calorie ci sono nella Coca Cola che beve. Certo, anche nel vino è possibile indicare le calorie, ma quel dato è già presente; lo si evince dalla percentuale di alcol. I soli altri componenti aggiunti sono solo i solfiti, ed già è obbligatorio scrivere "confine solfiti". Scusate ma qui non siamo in presenza di una nuova tutela del consumatore, ma solo di una ulteriore burocratizzazione di una vita già fin troppo piena di regole.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... "contiene solfiti" è obbligo di legge solo ed esclusivamente perché la legge sugli allergeni è drastica ed inappellabile, con rischi che sfociano nel penale, altrimenti col piffero che l'avrebbero inserita , altroché additivi od ingredienti...

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Aridaje. Stefano Cinelli Colombini, e questi additivi dove li mettiamo? Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico / Acidificazione tramite elettrodialisi a membrana bipolare * / Albumina d’uovo / Anidride solforosa (SO2) / Autoarricchimento tramite evaporazione * / Autoarricchimento per osmosi inversa * / Batteri lattici / Bentonite / Bicarbonato di potassio /Bisolfito di potassio / Bisolfito di ammonio / Carbonato di calcio / Carboximetilcellulosa (CMC) / Gomma di cellulosa (CMC) / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Chitina-Glucano / Chitosani / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Elettrodialisi * / Enzimi beta glucanasi / Fermentazione alcolica spontanea * / Pastorizzazione rapida * / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Lisozima / Mannoproteine dei lieviti / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Metabisolfito di potassio / Microfiltrazione tangenziale * / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Polivinilpolipirrolidone (PVPP) / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Resine scambiatrici di cationi * / Solfato di rame / Solfato di ammonio / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio. E' l'elenco dei prodotti (e processi) ammessi nella produzione di vino in Italia.

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Mattia Grazioli

circa 3 anni fa - Link

i principi attivi sono pure di più, senza contare quello che viene dalle pratiche in vigna...

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GiovanniP

circa 3 anni fa - Link

Quindi Brunello e Passito di Pantelleria con 14%volAlc stesse calorie?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Lei mescola in un gran minestrone processi, prodotti e cose che sono possibili in teoria ma nessuno oggi fa. Ha un senso? E, comunque, addittivo è ciò che la legge definisce tale e non tutto ciò che legalmente si può usare nella vinificazione. Si arriva all'assurdo che lei indica come additivo pure la fermentazione alcolica spontanea! Dai, troviamoci su un terreno di buon senso. Sarebbe giusto indicare in etichetta l'uso dei chips, e di ogni trattamento chimico che lasci residui nel vino; per ovvi motivi di salute e per evitare intolleranze. L'osmosi inversa, la filtrazione tangenziale e tutti i processi che alterano la natura del vino, ove legali, andrebbero citati in etichetta. Non sono molti processi, e comunque pochi li usano; non cambierebbe nulla. Le proteine estratte dai piselli e molte della altre cose di quella lista non le ho mai sentite nominare, anche se sono quarant'anni che bazzico cantine ed enologi importanti. In genere sono residui normativi di processi ormai in disuso da tempo, servivano a rendere potabili le robacce sfuse che la gente beveva mezzo secolo fa. La lista andrebbe innovata e esaminati da specialisti seri, vedendo cosa mantenere e cosa no e cosa eventualmente, se lascia residui nel vino, va indicato in etichetta. Messa così, per la stragrande maggioranza dei produttori non cambierebbe un rigo in etichetta.

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gp

circa 3 anni fa - Link

L'elenco è sicuramente eterogeneo, però contiene alcuni additivi di uso corrente (secondo non i chips, come ho detto sopra). Per esempio, a naso, uno o più acidi (per acidificare), mosto concentrato/MCR, gomma arabica e tannini enologici sono pertinenti per i vini su cui vengono effettuati interventi di correzione. Quindi la questione resta.

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gp

circa 3 anni fa - Link

(secondo me)

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Grazie per la (più che) cortese risposta. L'elenco l'ho estrapolato velocemente da un sito internet, per cui mi scuso per aver mescolato le rave con le fave (i.e. prodotti con processi). Come dice giustamente gp, la questione però resta e, aggiungo io, per almeno 10-15 additivi indicati nella lista (a stare bassi). Mi pare che con buon senso lei stesso, nel suo secondo intervento, sia molto più possibilista di quanto non apparisse nel primo.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Non è che sia più possibilista, sono solo pratico. Trovo inutile imporre a tutti elenchi infiniti, ma chi usa metodologie o prodotti che causano una modifica sostanziale del vino o che possono dare problemi di intolleranza dovrebbe dichiararlo in etichetta. Tutto qui. Per questo non ritengo che abbia un senso imporre l'indicazione in etichetta dell'uso di MCR nella misura ammessa di legge (che è molto modesta) o dei lieviti (che, contrariamente alle promesse mirabolanti dei venditori, non aggiungono nulla al vino e si limitano a garantire fermentazioni omogenee) ma dell'uso dell'osmosi si.

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armin

circa 3 anni fa - Link

Quando la trasparenza diventa feticcio.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Si spieghi meglio, per favore. Grazie.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

.... mi sorprende poi che tanti "puristi" "puri e duri" e "puritani" (che conosco o anche fra chi interviene) quando si parla di coerenza e vantaggio da una trasparenza in etichetta , rizzano il pelo come se gli toccassero i genitali in maniera rude, anche fra i produttori bio, bio bio, biodynamic, bio qui e bio là,...proprio e soprattutto quando si parli di trasparenza in etichetta . Ecco , allora diventa inutile orpello burocrtico, spesa superflua , pernicioso bastone fra le ruote al sacrosanto lavoro in vigna e cantina, attacco contro la caducità degli eventi , al carpe diem e alla Weltanschauung , Qualcosa mi risulta stonato, davvero ...

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Ivan Ferri

circa 3 anni fa - Link

Sono d'accordo con chi afferma che sarebbe utile indicare anche i prodotti usati in vigna. Riguardo alla etichetta con ingredienti chiedo: perché il vino deve esserne esente mentre il 99% degli alimenti trasformati devono riportarla? Perché un succo di frutta deve riportare se ha zucchero aggiunto e un vino no? Perché un aceto deve averlo e un vino no? Io credo che tante giustificazioni siano solo di comodo, alla fine se non si aggiunge nulla di "chimico" non si scriverà nulla di più dell'essenziale.

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MAURIZIO GILY

circa 3 anni fa - Link

anche i prodotti usati in vigna? Sarebbe l'unico caso al mondo in cui si indicano i prodotti usati nella produzione della materia prima. Perciò da "unico prodotto alimentare che non ha l'etichetta ingredienti" (che poi non è vero) diventerebbe l'unico prodotto alimentare che indica anche i prodotti usati nella produzione agricola. Mi creda, solo chi è molto lontano dalla realtà può vagamente immaginare che sia una cosa possibile. Pensi a un'industria che compra uve o a una cantina cooperativa.

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il farmacista goloso

circa 3 anni fa - Link

Mettiamola giù brutalmente: poi avrete tempo per tirarmi i pomodori. visto che sono ignorante di vino e dei suoi partiti. a) il vino viene additivato per motivi tecnologici (chiarifiche, acidificazioni, conservazione, zuccheraggio con mcr o altro); b) il vino viene corretto per motivi di marketing (voglio raggiungere un determinato risultato, chiamiamolo "alla moda", usando i mezzi consentiti) c) il vino subisce processi fisici e chimici (tecnologici) che non lasciano residui, ma ne alterano la struttura "originaria" L'insieme delle pratiche a,b,c porta a quello che oggi si intende come vino "moderno". Ogni azienda sceglie come combinare queste tecnologie alimentari per ottenere il risultato voluto. Al consumatore cosa interessa? Sapere ciò che BEVE insieme al suo vino (uva fermentata). E che oggi può solo immaginare per vie traverse. Dei processi tecnologici gli importa poco, se quel vino gli piace. Delle calorie, uguale (che poi sono quelle dell'alcool, più quelle di eventuali zuccheri residui, o aggiunti). Quindi, gli interessa sapere se il suo vino è stato zuccherato, se è stato "gasato", se contiene proteine residue dell'uovo, o altri allergeni, o altri additivi rilevanti per la propria salute o per il proprio credo (alimentare, religioso, quel che volete). Di ciò che entra e non resta, non è importante conoscere. Tutto sommato è semplice: chi nega al consumatore queste poche dichiarazioni dovrebbe essere in futuro guardato con sospetto. E non è questione di dimensioni. Se fate una marmellata, che sia industriale o nel maso di montagna, e la mettete in commercio, avete gli stessi, semplici, obblighi. E nel vino no? Ma ci arriveremo.

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Ivan Ferri

circa 3 anni fa - Link

Hai ragione. Questo è il nocciolo della questione. E, aggiungo, non si capisce perchè tutto il mondo alimentare sia OBBLIGATO a farlo, tranne il vino.

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MAURIZIO GILY

circa 3 anni fa - Link

Non si capisce quindi. Abbiamo provato a spiegarlo, ma non resta che arrendersi. Fatela, questa etichetta ingredienti. Poi venite a lamentarvi su intravino che sui vini più dozzinali dei supermercati c'è scritto frutta fresca minimo 99,9 per cento, o qualcosa del genere, e contiene solfiti. Farmacista goloso: allergeni (anche dove presenti in micro-dosi ridicole e da bibliografia scientifica impossibilitate a produrre allergia alcuna) e sostanze classificate come tossiche sono GIA' obbligatorie in etichetta. Così per memoria.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

No, caro Gily: se trovo al supermercato un vino dozzinale di qualche grosso cantinone che mi indica che in quella bevanda c'è soltanto uva e solforosa, non vengo a lamentarmi su Intravino, presento un esposto in procura. E' questa la differenza, che mi pare sottovalutiate (evidentemente, per vostra fortuna, frequentate poco le aule giudiziarie). Do atto che avete provato a spiegarvi: peccato che siate stati molto poco convincenti, e non per mancanza di ars retorica, quanto piuttosto di SERI argomenti per replicare a chi chiede che il vino sia trattato ESATTAMENTE come gli altri alimenti sotto il profilo delle informazioni presenti in etichetta.

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gp

circa 3 anni fa - Link

Il grosso cantinone potrebbe essersi limitato a usare tecnologie che tutti consideriamo invasive (pastorizzazione ecc.), riuscendo così addirittura a fare a meno della solforosa. Quindi avrebbe come solo ingrediente l'uva (o più correttamente il vino, vedi commento qui sotto).

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Ma dai, gp, scherzi o dici sul serio? Tu pensi veramente che il cantinone usi solo la pastorizzazione? Vai a visitare i loro capannoni e troverai tutto lo scibile della chimica applicata al vino.

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MAURIZIO GILY

circa 3 anni fa - Link

Bravo, e nove su dieci perdi la causa e paghi le spese legali perché non si trova un tubo. Tra l‘altro contrariamente a ciò che talvolta si crede i vini dove si usano più tecnologie e aiuti esterni non sono mai quelli a basso prezzo. Anche per motivi di costi.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Perdi la causa e paghi le spese legali? Ma di che cosa parla? Ovviamente uno l'esposto lo fa se ha delle notizie concrete da trasmettere alla procura, nessuno si sognerebbe mai di screditare un'azienda senza un minimo di prove. Detto ciò, mi pare che lei sottovaluti le implicazioni penali della mancata indicazione in etichetta degli additivi utilizzati. Probabilmente i controlli di NAS ecc. vanno rafforzati, ma pensate soltanto al polverone sollevato per la ben nota "pozioncina" del sauvignon... che poi non si arrivi a condanne definitive è probabile, ma nel frattempo il danno (alla cantina e alla sua immagine, ai suoi dirigenti e cantinieri che si devono difendere in un procedimento penale, ecc.) è fatto. Pensate che tutti i dirigenti di aziende importanti se ne fregherebbero completamente? Io non penso. Anche perchè chi conosce minimamente il modo di operare di Carabinieri o Guardia di Finanza sa che le contestazioni nascono con facilità estrema: pensate che se trovassero in azienda sacchi di tannini (tanto per dire) non dichiarati in etichetta non farebbero niente? Ma suvvia! Quanto poi all'idea che il vino a basso prezzo del cantinone sociale da milioni di bottiglie (o brick) all'anno sia un prodotto sano e poco trattato, mi permetta di dubitarne fortemente... fermo restando che sono sicuro che le stesse "porcherie" (o forse anche di più) vengono utilizzate anche da cantine "blasonate".

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gp

circa 3 anni fa - Link

Come dice sopra Fino in un commento, nel caso gli ingredienti sarebbero solo vino e solforosa. Vino, come lo yogurt negli yogurt (aggiungo: tutti, non solo quelli alla frutta, vedi art. 19 del Regolamento (UE) 1169/2011), dato che come lo yogurt il vino è definito dalla legislazione (prodotto della fermentazione alcolica di uva o di mosto di uva). Seguendo questo approccio, l'obbligo di citare l'eventuale uso di additivi ammessi per la produzione del vino stesso dalla legislazione, che è già di per sé restrittiva (limiti all'impiego del mosto concentrato, come ha ricordato Cinelli Colombini, divieto di coloranti e aromi ecc.) avrebbe poco senso -- allergeni esclusi. Quindi alla fine la FIVI avrebbe ragione, almeno per quanto riguarda gli ingredienti (le informazioni nutrizionali sono un discorso diverso), anche se le motivazioni che ha portato non sono precisissime.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Conclusione indimostrata e davvero incomprensibile. Ma tutti gli ADDITIVI che ho elencato sopra dove li mettiamo? Non stiamo a fare i cavillosi sulla definizione di "ingrediente", quando il problema non sono gli ingredienti, ma gli ADDITIVI. Elenchiamone alcuni attualmente già ammessi: Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico / Batteri lattici / Bicarbonato di potassio /Bisolfito di potassio / Bisolfito di ammonio / Carbonato di calcio / Carboximetilcellulosa (CMC) / Gomma di cellulosa (CMC) / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Chitina-Glucano / Chitosani / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Enzimi beta glucanasi / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Lisozima / Mannoproteine dei lieviti / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Metabisolfito di potassio / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Polivinilpolipirrolidone (PVPP) / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Solfato di rame / Solfato di ammonio / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio. Questi, se aggiunti al vino, non sono forse ADDITIVI? E perchè io, come consumatore, non avrei diritto di sapere se vengono utilizzati nel vino che sto bevendo?

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gp

circa 3 anni fa - Link

Al contrario, il ragionamento di Fino che ho citato è molto chiaro. Invece nel tuo elenco compaiono molte sostanze che non si possono definire additivo, perché non rimangono nel prodotto finito (per esempio batteri lattici e chips, e spererei vivamente anche la colla di pesce...).

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Caro gp, sii ragionevole per una volta, e prova a rispondere alle ultime due domande poste nella mia replica. Non soffermarti solo ad alcuni additivi (presunti o meno che siano), perchè anche togliendo tutti quelli che tu citi ne rimangono almeno altri 20.

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gp

circa 3 anni fa - Link

Calcolo scorretto, i tre che ho indicato erano a puro titolo di esempio. Sarebbe bene astenersi dal pubblicare elenchi di presunti additivi se non si è in grado di distinguere tra ciò che è additivo e ciò che non lo è. La domanda sul diritto a sapere da parte del consumatore non si presta a una risposta semplice, se si ha la capacità di coglierne i risvolti concreti. In astratto il consumatore ha il diritto di sapere tutto, ma in pratica non è così, dato che l'indicazione dei coadiuvanti (vedi riferimento di Fino) e dei processi di lavorazione non è prevista per nessun prodotto. Nel vino, in pratica, coadiuvanti e processi possono incidere molto di più degli additivi (Cinelli Colombini ha fatto l'esempio dell'osmosi, io quelli dei chips e della pastorizzazione), quindi conoscere i soli additivi non sarebbe sufficiente a soddisfare il diritto dell'ipotetico "consumatore onnisciente" e potrebbe essere fuorviante.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Non buttarla sul personale, gp, il mio calcolo non è scorretto, ma matematico. Ti invito a rileggere la distinzione tra additivo e coadiuvante di cui al link che ti avevo già inviato in precedenza. O porti argomentazioni per contestare nel merito quello scritto (ben più approfondito delle - necessariamente - brevi parole spese dal sig. Fino) oppure appare evidente che, a titolo meramente esemplificativo, ACIDIFICANTI, TANNINI AGGIUNTI, MCR, ENZIMI, ECC. ECC. ECC. , sono ADDITIVI secondo la definizione legale. Che poi coadiuvanti e processi possano incidere anche più degli additivi può anche essere vero (ed infatti, come ho scritto, io sarei per rendere pubblici anche quelli se fosse possibile), ma ciò non muta il fatto che vi è un mare di ADDITIVI che, in questo momento, vengono utilizzati in vinificazione (non da tutti, eh) e non dichiarati in etichetta.

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gp

circa 3 anni fa - Link

Ecco, finalmente l'elenco degli additivi si è di molto ridotto, anche se dubito che gli enzimi, in linea generale, siano additivi piuttosto che coadiuvanti -- questo ce lo potrebbe chiarire un tecnico. Nonostante ciò, sarebbero "un mare" quelli impiegati nella produzione del vino: una percezione soggettiva che è impossibile confermare o smentire con dati reali, e che comprensibilmente influenza il giudizio sulla questione "additivi in etichetta per il vino: sì o no". D'altra parte, in tutte le questioni di questo tipo si tratta di contemperare principi diversi: da un lato l'informazione (comunque parziale, come ho detto sopra) del consumatore e dall'altro il non aumento degli obblighi da parte dei produttore. La cosa più facile, ma anche meno saggia, è sposare unilateralmente un principio e negare l'altro. Si tratta invece di decidere quale principio conta di più nel caso specifico, tenendo anche conto del contesto (come l'esistenza di una legislazione sul vino "esaustiva e molto precisa", sottolineata dalla FIVI). Comunque mi associo alla richiesta di un intervento da parte dell'autore del post...

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Mah, per la verità avevo scritto "a titolo meramente esemplificativo", per cui non è affatto vero che gli additivi si riducano solo agli esempi sopra riportati. Peraltro, riguardo ai soli ACIDIFICANTI la legislazione consente l'utilizzo di almeno 5 tipi diversi: Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico. Detto ciò, dato che io non sono nè un chimico nè un enologo, anch'io auspico che si possa far ulteriore chiarezza. Fermo restando che, fossero anche solo le sostanze di cui sopra, io, come consumatore, vorrei saperlo. Il che non mi sembra una presa di posizione unilaterale o preconcetta, ma una legittima rivendicazione di trasparenza. Penso anche che l'imbarazzo di certe cantine (magari quelle grandi, ma che hanno un "buon nome" da dover difendere sul mercato dei premium wines) nel dover indicare in etichetta le "porcherie" che aggiungono al vino potrebbe portare nel tempo all'utilizzo di pratiche enologiche meno invasive. E' naturalmente solo un auspicio, non ne sono affatto sicuro, ma tanto basta a convincermi dell'opportunità della trasparenza in etichetta.

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il farmacista goloso

circa 3 anni fa - Link

@Maurizio Gily: concordo con lei, le tracce non sono mai (quasi mai, in medicina non esiste certezza) in grado di suscitare reazioni allergiche. Il punto a cui non si dà risposta invece, in nessuna delle opinioni lette, è per quale motivo mai il vino dovrebbe avere uno status privilegiato nel tacere i propri componenti ALTRI dal vino (additivi), seppure presenti in tracce, a differenza di ogni altro alimento. I soli costi non sono una ragione credibile.

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Armin

circa 3 anni fa - Link

A forza di leggere argomentazioni che tirano in ballo lo spropositissimi confronto del vino con altri prodotti alimentari comincio a pensare seriamente se l'obbligo di mettere gli ingredienti su quest'ultimi sia veramente stato un progresso (allergeni esclusi).

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landmax

circa 3 anni fa - Link

"...lo spropositissimi confronto del vino con altri prodotti alimentari...": si può cortesemente spiegare meglio? Perchè o ci si confronta seriamente, cercando di portare argomentazioni a sostegno delle proprie tesi, oppure continuare a sparare sentenze senza entrare nel merito delle questioni non mi pare sia di aiuto alla comprensione generale del problema (se escludiamo l'effetto tifoseria, tipico vizio italiota).

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Tino

circa 3 anni fa - Link

A me certo interesserebbe se nel' vino c'è gomma arabica. Ho sentito che è usata abbastanza spesso. Perché noch dichiarare tutto quello che c'è nel vino e che non è già contenuto nell' prodotto di base, cioè l'uva? La solforosa si dichiara....perché allora non si vuol'dichiarare altri ingredienti che sono estranei all'uva, o sono in un dosaggio tale che non possono veire esclusivamente dall' uva?

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gp

circa 3 anni fa - Link

Come scritto qui da molti, la solforosa si dichiara in quanto allergene.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Sarebbe bello e stimolante che l'autore del post intervenisse nel dibattito in corso, anche perché è lui ad aver gettato il sasso nello stagno: vi sono molte domande a lui rivolte, a cui non è ancora stata data una risposta.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Scusate, ma non ci siamo. Il vino è già ora la filiera più regolamentata e controllata dell'agroalimentare, volete che aggiungiamo anche un libretto per bottiglia con scritti tutti prodotti e le procedure che usiamo (nel pieno rispetto della legge) nel vigneto e in cantina? Bene, però questo benedetto vino si dovrebbe anche trovare il tempo di farlo, e già oggi ho più persone in ufficio che in cantina e in campagna. Affogo nelle carte. Controllatemi quanto volete e buttatemi pure in galera se violo la legge o se avveleno qualcuno, ma non imponetemi altri gravami burocratici. Non ne posso più.

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Armin

circa 3 anni fa - Link

Altri invece di tempo sembra che ne abbiano da buttare.

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landmax

circa 3 anni fa - Link

aridaje

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Ivan Ferri

circa 3 anni fa - Link

Mi scusi ma chi fa succhi di frutta o yogurt come fa? Lo sa che se anziché chiamarsi "vino" si chiamasse "succo d'uva" dovrebbe mettere gli ingredienti?

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gp

circa 3 anni fa - Link

C'è una questione fondamentale che fin qui abbiamo trascurato: quella della controllabilità degli obblighi previsti. Una cosa è se per verificare l'adempimento di un obbligo basta una semplice analisi, come nel caso della solforosa: basta controllare se eccede la soglia prevista per stabilire se l'obbligo di indicare "contiene solfiti" è stato rispettato. Ben altra cosa è se una semplice analisi non è dirimente, come nel caso del mosto concentrato o dei tannini enologici., indistinguibili da analoghe componenti del vino. In questo caso introdurre un obbligo significa realisticamente trovarsi di fronte a una sua estesa inapplicazione, che diventerebbe estremamente costoso contrastare: se ci fosse una frode effettiva (per esempio l'uso di prodotti non ammessi) varrebbe la pena sostenere questi costi, ma quale Stato li sosterrebbe a fronte di prodotti ammessi e limiti di utilizzo rispettati? E' solo un esempio dei tanti fattori concreti da considerare se si esce dalla logica fondamentalista del "consumatore che deve sapere", costi quel che costi.

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sergio

circa 3 anni fa - Link

Grande dibattito su problemi seri ed importanti. Condivido le opinioni di molti ma sarebbe lungo l'elenco e allora basta il nome di Landmax che è stato, forse, il più dinamico della discussione. Sono state demolite, da vari commentatori, tutte le tesi del post.

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Fiorenzo Sartore

circa 3 anni fa - Link

Su questo argomento ho visto una fenomenale divisione di opinioni molto trasversale, e per la prima volta mi pare non ci sia una divisione per bande, a parte i cultori del vino naturale che hanno confuso "ingredienti in etichetta" con dichiarazione dello stile produttivo. Da qui a dire che le tesi siano "demolite" per me ce ne passa molto, pero', dal momento che le mie opinioni (uguali a quelle del post) sono rimaste immutate - non so, forse ho seguito un altro dibattito :D

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landmax

circa 3 anni fa - Link

Io in realtà spererei che il dialogo non si sia chiuso, sig. Sartore, e l'intervento dell'autore del post sarebbe importante (al momento la sua assenza sembra ispirarsi al motto "odi profanum vulgum et arceo"). P.s. Spero non mi annoveri tra i talebani del vino naturale, non lo sono nel modo più assoluto. Avere tutte le notizie possibili sul vino in etichetta? Da semplice consumatore mi sembra logico gradirlo, pretenderlo per legge è un'altro discorso. Ma qui, come si è ripetuto, la questione è molto più semplice (trattare il vino come tutti quanti gli altri prodotti alimentari: e lei, coerentemente, vorrebbe togliere l'obbligo anche per gli altri alimenti, motivo per cui apprezzo molto di più la sua coerenza rispetto a certe difese che mi sembrano molto corporative... le quali corporazioni, temo, vinceranno...).

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Fiorenzo Sartore

circa 3 anni fa - Link

Credo proprio che il dialogo si possa dire tutt'altro che chiuso, e abbiamo anche chiesto all'autore una replica, diciamo, "sistematizzante" vista l'ampiezza e la qualita' delle obiezioni - quindi nessun "odi profanum" ma solo una miglior risposta, probabilmente rimandata ad un prossimo post. Non compilo liste di buoni e cattivi, e da bevitore (e commerciante) di vini naturali avrei davvero qualche difficolta' ulteriore. A me preme solo dire che la questione e' appunto lontana da dirsi conclusa, e tanti produttori (pure di vino naturale) la pensano come me. Allo stato attuale ho un pensiero, soprattutto: mi aspetto di vedere, presto, che i produttori favorevoli comincino a scrivere gli ingredienti in etichetta. Non so, a questi punti sarebbe un tipo di coerenza anche sostanziale e non solo formale, e - sempre parlando da commerciante - sono anche disposto a spendere quei famigerati 10 cent in piu', ma insomma, sarebbe un inizio.

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Ivan Ferri

circa 3 anni fa - Link

La questione principale per me è: di quello che utilizzo nel processo di vinificazione maturazione ecc ecc rimane qualcosa in bottiglia? Ecco se la risposta è sì va indicato perché è, di fatto, un ingrediente. L'esempio dello yogurt è calzante. Nello yogurt bianco gli ingredienti sono due: latte e fermenti. Stop. Nel vino "naturale" saranno uva e lieviti (se selezionati). Ma se metto bisolfito avrò uva, lieviti e bisolfito di qualcosa. Se uso albumina e, per assurdo, ne rimane nel prodotto finito, la DEVO dichiarare.

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gp

circa 3 anni fa - Link

E' un caso davvero particolare, ma stando a questa fonte linkata in un commento sembrerebbe invece restare un coadiuvante, almeno al di sotto di una certa soglia: "Per coadiuvante tecnologico si intende una sostanza che non viene consumata come ingrediente alimentare in sé e che è volontariamente utilizzata nella trasformazione di materie prime, prodotti alimentari o loro ingredienti, per conseguire un determinato obiettivo tecnologico in fase di lavorazione o trasformazione . La sostanza può inoltre dar luogo alla presenza, non intenzionale ma tecnicamente inevitabile, di suoi residui o di suoi derivati nel prodotto finito, a condizione che questi residui non costituiscano un rischio per la salute e non abbiano effetti tecnologici sul prodotto finito".

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gabriele succi

circa 3 anni fa - Link

e così sia

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mariazzo

circa 3 anni fa - Link

ribadisco... non capisco dove stia il problema. L abottiglia di vino è composta da uva, alcool, solforosa? Bene. Che vi costa metterlo per iscritto tutto insieme nell'etichetta? è vero che questi 3 dati sono già presenti... ma scrivere "ingredienti: uva, alcool, solforosa" non mi sembra una grosso sbattimento. Decisamente meglio che leggere la rava e la fava (che non porta a nulla) su abbinamenti o possibili cenni storici. basterebbe inserire un bel QR code e via.

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Bond...nauseabond

circa 3 anni fa - Link

Buon giorno. Mi occupo di enzimi per il settore alimentare. Sapete cosa sono gli enzimi? Secondo un mo collega tedesco sono solo fottute maledette proteine. Sapete quanto enzima pectolitico o per estrarre colore si usa? La risposta è lo 0,002% , per migliorare la resa in estrazione oppure per risparmiare energia elettrica, ottenendo la stessa resa in tempi minori. Scusate la digressione ma serviva per spiegare in maniera sommaria a cosa possonomservire gli enzimi, che tanto sono bistrattati da tutti. Sono solo delle proteine che facilitano il compimento di alcune reazioni. Volete un esempio? Se una reazione enzimatica impiegasse un secondo per avvenire (un'enormità in natura), ebbene la stessa reazione non catalizzata dagli enzimi impiegherebbe un miliardo di scondi, che al cambio attuale fanno più o meno....200 anni. Tanto per fare un po'di chiarezza.

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