Fino a che punto possiamo dire civilmente che un vino fa davvero schifo

di Alessandro Morichetti

In Italia manca solo la cantina di proprietà del governo. Il giornalista ungherese Péter Uj ha criticato un vino prodotto dalla società statale T. Zrt e non ci è andato certo leggero: “had been enough to make me cry: sour, blunt and over-oxidised stuff, bad-quality ingredients collected from all kinds of leftovers, grey mould plus a bit of sugar from Szerencs, musty barrel – but because we are still there … hundreds of thousands of Hungarians drink [this] shit with pride”. Sintetizzando e traducendo, dopo una serie infinita di imperfezioni e difetti, la conclusione è semplice: centinaia di migliaia di ungheresi bevono orgogliosamente un vino di mer*a.

L’articolo sul quotidiano Népszabadság è uscito nel gennaio 2008 e Uj è stato condannato per diffamazione nel giugno 2009 dal tribunale di Budapest: “è andato oltre i confini della critica giornalistica”, la motivazione. Ricorso in appello nel novembre successivo, il tribunale regionale ha sovvertito il verdetto e, nel maggio 2010, questa sentenza è stata confermata dalla Suprema Corte ungherese. Le motivazione sono uscite il 19 luglio: un’azienda viticola ha il diritto di difendersi contro le accuse diffamatorie e c’è un interesse generale nel proteggere successo commerciale e redditività delle imprese. Ma c’è una differenza tra danneggiare la reputazione di una persona, con relative ripercussioni sulla dignità, e farlo nei confronti di un’azienda, che non ha dimensione morale.

La corte ha ritenuto satirico l’intento di Uj, finalizzato a denigrare la proprietà statale di una cantina piuttosto che la qualità del prodotto. Oltre ai dettagli della storia, la rivista Decanter ricorda il precedente del 2003, quando la rivista francese Lyon Mag fu citata in giudizio dai produttori del Beaujolais per averne descritto i prodotti come “vino di merda”. Caso risolto a favore della rivista nel 2005.

Sull’argomento ci sono diverse posizioni. Io non scriverei mai “che vino di mer*a” per eccesso di linguaggio colorito, semmai argomenterei perché ritengo scadente un prodotto. A volte non basta tacere o argomentare solo in positivo. Il lettore merita onestà intellettuale e se un prodotto vale poco, va spiegato. Con rispetto e continenza, ma spacciare per buono un vino impreciso è poco simpatico anche nei confronti del produttore. Se tuo figlio è irruento, viziato e permaloso, non possiamo dirgli che è un cioccolatino. Per dirla con le parole di Gianfranco Funari: “Se uno è stron*o, nun je poi di che è stupidino, je devi di che è stron*o”.

[A dispetto delle apparenze, la foto di Emanuela Marottoli rappresenta una scena di ordinario godimento]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

64 Commenti

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

In privato, ad un produttore, si puo' dire tranquillamente che un vino non ti piace e motivare l'opinione. Gli fai solo piacere, perche' puo' prendere delle decisioni importanti sia in vigna che in cantina. Ne ha gia' troppa di gente in giro che lo osanna come se fosse un dio in terra, specie se e' un produttore tra i podiati! L'ho fatto almeno tre volte, con tre produttori importanti diversi, due italiani ed uno straniero. In pubblico, invece, nel nostro Paese si rischia la querela e la cosa scoccia. Anche se va bene, il fastidio stesso di dover andare dall'avvocato, poi dal giudice, poi in tribunale... chi e' che ha del tempo da perdere oggi? E se va male ti costa un occhio della testa. Anche se non volevi offendere nessuno ma esprimere un parere da consumatore, cioe' la stessa cosa che si poteva fare in privato e al produttore avrebbe fatto senz'altro piacere. Ecco, secondo me e' la stessa discussione se sia giusto lavare i panni sporchi in casa oppure no, su tutte le questioni e non solo sul vino. Spesso nel silenzio sono poi maturate le tragedie... spero che i produttori lo capiscano.

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Federico Graziani

circa 9 anni fa - Link

le critiche costruttive aiutano effettivamente a migliorarsi e a crescere. ci sono persone di m. che si esprimono così, poi ci sono persone educate che riescono a fare passare lo stesso messaggio senza necessariamente essere offensivi.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

un bacio. si vede che sei romagnolo. bravo.

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EnotecaRomani

circa 9 anni fa - Link

Il problema principale è uno,ovvero COME viene fatto un vino !!!!

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Claudio Sabatucci

circa 9 anni fa - Link

Il vino è un prodotto realizzato da qualcuno secondo il suo giudizio, giudizio che può essere orientato alla qualità, ma anche alla originalità o ancora semplicemente ad un successo commerciale. Comunque sia il risultato è estremamente soggettivo e quindi sindacabile, ma con un prodotto così soggettivo, non si possono usare criteri di giudizio oggettivi, un qualsiasi vino può sicuramente "non piacere", ma non potrà mai essere definito "cattivo" o peggio, altrimenti qualunque persona con una cultura alimentare limitata potrebbe dire che i tartufi fanno schifo o che le ostriche sono terribili perche sembra di mangiare acqua di mare. Il gusto per sua definizione è variabile quindi è giusto e sacrosanto tenere due contegni diversi se si parla in privato o in pubblico, ed anche in privato bisogna stare attenti a dare giudizi lapidari, che finiscono per misurare più il giudice del giudicato.Tutto quello che si valuta con i nostri sensi può apparire ad altri diverso da come appare a noi.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Fatemi capire: - se un qualsiasi Moricchia/Devoto-Gori/Mago Mattei/Fiore di Genova/Persino Tomax scrive "sentori di merd(ina)nobile" di un vino, probabilmente caro assatanato, lo stesso vino viene considerato degno della più alta considerazione. - Se invece il pubblico ungherese viene avvisato da qualcuno con una spiccata capcità di scrittura che sta bevendo della merda ci si mettono in mezzo querele per diffamazione. Non c'é giustizia. Se questo post lo leggono il Consorzio produttori del Lambrusco, L'Unione dei Birrofili Estremi, o L'Associazione Brasiliana per la salvaguardia della reputazione femminile nazionale, possono partire a raffica querele nei confronti di Noi Sappiamo Bene Chi.

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anonimo

circa 9 anni fa - Link

i produttori di lambrusco è meglio che coltivino pere. quelli di champagne devono coltivare patate o produrre prosecco quelli della birra pensare più al vetro e meno alle pompette. per le brasiliane mi risulta (voci sicure) che Lula abbia proposto Sappiamo Bene Chi per lma massima onorificienza verde-oro : la medaglia "brasilian wax" non vedo estremi per querele. a meno che qualche produttore australiano non si sia incazzato vedendo l'utlimo commento sul blog relativo alle bottiglie cadute dal pallet. ma chiamare merda liquida della merda liquida non è reato.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Un opinione mi sento di esprimerla, anche per esperienza personale. Credo che il problema fondamentale dell'Italia è che non è possibile fare critiche negative all'imprenditoria. Viviamo in un paese in cui imprenditori, abituati ad un assistenzialismo statale e privato, si circondano di consenso, vero o fittizio, mal tollerando le critiche negative. La scusa è sempre la stessa: l'economia, i posti di lavoro. In ambito eno-gastronomico la situazione peggiora. Gli imprenditori del vino pilotano il mondo politico. Si fanno creare DOC "ad hoc". Percepiscono contributi di ogni tipo, per ristrutturare le cantine, per alberi da frutto in via di estinzione, in passato anche per concentrare il mosto. Il mondo della stampa e della televisione poi è sistematicamente orientato alla pubblicizzazione di un presunto territorio mediante una continua sponsorizzazione di aziende, ovviamente le più grandi o quelle che hanno i soldi per pagare. Tutto ciò in maniera assolutamente scollegata dalla qualità del prodotto. Non parliamo poi delle pubblicazioni di critica enogastronomica: come la vicenda Gambero Rosso-Sangiorgi insegna le valutazioni di riviste del genere vanno sempre prese con le pinze. In questo contesto di ossequiosa riverenza, la voce fuori dal coro che si permette di dire "Questo vino è brutto" o addirittura "Questo vino fa schifo" (è pur sempre un'opinione) genera livore. Genera livore da parte dei produttori-imprenditori che sgranano gli occhi non essendo abituati a tali contrapposizioni: "Ma come si permette questo!". Comprendo l'animo di chi investe dei soldi e vuole vedere profitti, ma bisogna comprendere anche l'animo di chi il vino lo beve. A me, consumatore, poco interessa il lato economico o le ripercussioni sull'azienda se quel vino ha un calo di vendite. Anzi credo che vincolare la critica al ricatto del "si perdono posti di lavoro" o "danneggi l'economia" sia odioso e controproducente. Il meglio della qualità si ottiene quando la critica è impietosa ed i prodotti di scarsa qualità vengono seriamente messi in difficoltà dal mercato. Personalmente credo che la via per la qualità passi dal fallimento delle aziende che producono i vini peggiori (o i prodotti agro-alimentari peggiori). Ci sono troppi in Italia che fanno vino solo per profitto. L'alternativa è il pantano. L'immobilismo. Il tanto amato "status quo" dei politici nostrani. L'immobilismo porta inevitabilmente, negli anni, ad una progressiva riduzione della qualità, nella sicurezza di avere le spalle protette dai politici amici e da un sistema colluso. Ciò conduce inevitabilmente ad essere superati da paesi stranieri più dinamici, capaci di produrre più qualità che quantità. Io parlo da persona a cui piace il vino e vorrebbe vedere sempre più vini buoni sugli scaffali. La critica è un pungolo, è l'unico metodo capace di determinare una selezione ed orientare la produzione verso la qualità. Se in futuro vorremo bere vini buoni dobbiamo avere oggi il coraggio di dire "questo vino fa schifo".

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Emanuele

circa 9 anni fa - Link

ausgezeichnet. Da incorniciare.

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Roberto

circa 9 anni fa - Link

Sante parole. Quella lavare i panni sporchi in famiglia è la fesseria del secolo ed è quello che ci regala prodotti scadenti in ogni dove. Se mangio male al ristorante, lo devo scrivere; se la ditta taldeitali fa prosciutto di plastica o formaggio finto, molto meglio urlarlo ai quattro venti che non mandare una email privata all'azienda. La critica, anche mal scritta, è sempre meglio del non detto.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Ma perchè, scusatemi tanto, non è previsto dal codice dei comportamenti umani esercere il diritto di critica senza ricorrere a parolacce, ma semplicemente mantenendosi nei binari della educazione? Mi chiedo perchè un critico di vino senta l'impellente necessità di scrivere "..è un vino di merda...". Forse vuole stupire i suoi lettori? Oppure deve sfogarsi perchè in andropausa? Insomma la maggior parte di chi legge è in grado benissimo di capire se un vino è buono o cattivo senza che il redattore si spertichi nel cercare un linguaggio ineducato. Non avrebbe potuto forse dire "...è un vino poco buono, al limite delle bevibilità...". Non credo che quel signore parli di merda nel suo eloquio quotidiano con gli altri. Io credo che sua mamma non gli abbia dato un paio di tozzoni al momento giusto. Con ciò difendo la libertà di espressione a tutti i costi, ma nel rispetto della educazione.Pura e semplice.

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Allegra

circa 9 anni fa - Link

Concordo in pieno con Sara. Abbiamo perso il binario dell'educazione. Ppssiamo sempre esprimere la nostra opinione in maniera educata e propositiva, e in questo modo saremo comunque dei Signori. Allegra

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Fare schifo significa essere davanti a un bicchiere pieno di qualcosa di imbevibile. Alquanto raro. In tutte le altre situazioni e' fuori luogo. Vino di merda può avere diversi significati che in parte possono prescindere dalla qualità organolettica del vino, e questo anche in francese.

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

E' un discorso delicato quello della qualità dei prodotti alimentari. E' oggettiva o esiste un margine di soggettività dovuto ai gusti personali? Probabilmente la verità sta nel mezzo. Di sicuro al di sotto di una certo livello un minimo di oggettività esiste.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Perche' lei non firma per intero? Teme che la CAVIRO la quereli per la sua ultima frase? Guardi che son soldoni, mica noccioline! Ecco, lei mi ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che ci si accanisce sempre e soltanto gettando il sasso ma ritirando la mano, soprattutto in un blog, dove l'interessato dal dileggio fatto ai suoi danni deve perder tempo da un avvocato civilista, rivolgersi alla polizia postale per individuare chi l'ha dileggiato e portarlo in tribunale per rispondere di persona. Tempo, denaro, fastidi. Il coraggio, in questo Paese, e' diventato un optional. La vigliaccheria, invece, e' la quinta colonna di un blog. Anche con il vino e anche fra persone serie. Ci sarebbe da riflettere molto su questo fatto e da chiedersi se non sia meglio pubblicare gli IP a fianco dei nick. Che il sasso ricada sempre sui piedi di chi lo solleva. Se volete, potete cominciare anche dal mio. (N.B.) Non ce l'ho mica con la persona che si nasconde dietro il nick "Alberto", potrei essere anch'io in uno dei miei migliori travestimenti, chissa'... ma mi sembrava giusto puntualizzare. Per migliorare, s'intende.

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Fatto

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Xxzzo di un Tommy, che velocita'!

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Perchè questo livore, Sig. Crosta? La critica anche aspra è il sale della democrazia. Un blog è aperto a tutte le opinioni. Come avrà notato è stata pubblicata anche la sua, nessuno l'ha censurata. Se una persona dice che un vino "fa schifo" ed altre 100 dicono che invece è buono, vuol dire che quella persona ha probabilmente detto una stupidaggine. Nessun danno al vino buono. Se invece una persona dice che un vino "fa schifo" ed altre 100 dicono che in effetti quel vino non è un gran che, vuol dire che quella persona aveva ragione e quel vino probabilmente è proprio brutto. L'azienda che lo produce ne subisce un danno economico? Pazienza. O smette di produrlo o impara a fare vino buono. Mica lo ha prescritto il dottore che si deve produrre vino nella vita. Ci si può dedicare allo sport, per esempio l'ippica. P.S. Mi creda, non esiste anonimato su internet.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Nessun livore, caro Montes. Molta delusione, quella sì. Lei ha fatto un ragionamento che non fa una piega. Firmerei al 100% quel che ha scritto fino al P.S., ma parla di "persona che dice", cioe' di un'opinione; invece qui si tratta di "anonimo che dice", il che e' uno sputtanamento bello e buono. Su internet l'anonimato esiste, eccome. Ci sono i proxy server per questo. Infatti Tommy ha capito immediatamente ed e' magistralmente intervenuto.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Non sta a me difendere gli anonimi, per carità. Ma mi creda, non esiste anonimato su internet. Chi di dovere impiega pochissimo tempo a risalire al pc originario, senza i grossi sforzi da lei descritti. E non c'è proxy che tenga. Questo qualora ci sia un reato. Se non c'è reato l'anonimato può anche avere un senso. Conosco personalmente qualcuno che lavora per una nota azienda vitivinicola e che scrive anonimamente perché altrimenti rischierebbe il licenziamento. Si possono voler esprimere opinioni politiche o su politici o su persone in vista senza timore di ritorsioni. La mia impressione invece è che si voglia sempre il nome e cognome di chi scrive proprio per poterle effettuare queste ritorsioni. Anche se chi scrive non ha commesso alcun reato.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Caro Montes, siamo sempre lì: lei parla comunque sempre di opinioni, contro cui non si devono fare ritorsioni perche' c'e' liberta' di opinione in questo Paese. Il dileggio fatto da un anonimo non e' pero' un'opinione, ma uno sputtanamento bello e buono. Chi vuole esprimere le opinioni conservando l'anonimato e' giusto che lo faccia, ma in questo caso non c'era un'opinione. C'era invece una frase offensiva per il prodotto di un'azienda. Scriverla nascondendosi sotto l'anonimato e' una vigliaccheria. Difendere le vigliaccherie non e' da me ne' da Tommy, che ha subito messo le x giuste alla parola offensiva. Chieda piuttosto a lui perche' lo ha fatto, visto che secondo lei "non c'era reato".

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

@ Massimiliano Montes. Sono io quella persona ;-)

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

@ Alberto Noi, invece, siamo in tre: acqua, mosto concentrato rinvenuto per 21 giorni, CO2 artificiale. Centinaia di migliaia di bottiglie, tipo spumante, etichetta copiata da un Igristoje, tutto legale. Non ci si puo' chiamare "vino di xxxxx" ne' dire "vino che fa schifo". Perche' non siamo... vino. Ma il Paese dove siamo venduti con tutti i crismi della legge nei supermercati e nei negozi di alcolici, sullo stesso scaffale dei veri Igristoje e a meno di meta' del suo prezzo... quello sì che si puo' dire Paese di xxxxx e che fa schifo! Ciao! E non prendertela per la durezza delle mie espressioni. Non ce l'ho mai col peccatore, ma col peccato.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Ho riletto il pezzo di Morichetti. Mi sembra che il cuore dell'argomento usato sia lo stile del giornalista ungherese. Per me é fantastico. Buca la pagina e rende benissimo il senso del suo disgusto. Non vedo il motivo di condannarlo e bene ha fatto il tribunale a revocare la condanna per diffamazione. Diverso sarebbe stato se avesse parlato di corruzione o falsificazione del vino. Ha solo espresso con un linguaggio corrente un giudizio puramente organolettico. E scrivendo che gli ungheresi bevono con orgoglio della merda forse ha contribuito di più ad un ripensamento sul gusto di tante frasi infiorettate e gentili. Siamo perseguitati da eleganti neologismi che secondo me sono più offensivi di certe parole nude e crude Escort Operatori ecologici Diversamente abili Plin plin Atto agricolo aiutatemi voi ad aggiungerne altri. Con questo non voglio salire sulle barricate a difesa della parolaccia libera ma neanche mi straccio le vesti se leggo un articolo come quello riportato, che in inglese ha ritmo ed incisività, al massimo mi faccio una risata. Se poi Moricchia dichiara che lui mai scriverebbe usando un simile turpiloquio non posso che approvare, basta che poi non scriva post intelligenti infarciti di frasi fatte raccattate qua e là. Tomax lo posso perdonare, considerando l'età, ma Moricchia no :)

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l'etilico ignoto

circa 9 anni fa - Link

Pienamente d'accordo con lei. Al posto del produttore del vino non mi sarei offeso e non avrei fatto causa. Semmai mi sarei offeso se fossi stato uno degli "hundreds of thousands of Hungarians" che bevono "with pride" il liquido-solido.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Tutto giusto, ma non credi che alcune parole usate in critica in realtà veicolino anche disprezzo? Non so l'inglese e quindi mi è difficile giudicare il ritmo. Ma a casa mia la merda è merda, anche se come diceva De Andrè ci nascono i fiori.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Non ci leggo disprezzo in quello che ha scritto il giornalista. Non sono un'esperta di giornali ungheresi, ma se uno scrive in inglese con quel linguaggio vuol dire che il pubblico che lo segue é giovane, poliglotta ed abituato a considerare la parola "shit" più o meno come equivalente di "porcheria". Se scriveva "crap" allora sì che poteva essere volgare. D'altra parte vuoi mettere la differenza d'impatto fra "Shit" e "Liquid manure"?

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Cara Nelle Nuvole, se andrai a Tokaji (in Ungheria) ci troverai delle meraviglie assolute, te lo assicuro, da far resuscitare i morti. Ma girando per il paesino troverai anche un bar e un fruttivendolo con tanti cartelli fuori per catturare l'attenzione dei passanti sull'offerta di bottiglie di plastica da un litro e mezzo per le aranciate riciclate all'uso con dentro intrugli di color ambrato che con il Tokaji non hanno nulla a che fare. A prezzi a dir poco stracciati. Ecco, non potrei trovare un termine inglese per chiamarli. Li ho assaggiati, ovviamente, ho pagato, me ne sono uscito e consigliero' chiunque di non ripetere la mia triste esperienza. Evidentemente qualcuno che ha piu' domestichezza con l'inglese avra' espresso in quella lingua uno sdegno pari al mio silenzio. Del resto, pero', basta fare un giro in Chianti per trovare situazioni non dico uguali (almeno la plastica da noi non la si usa), ma simili. Come si fa a trattare in quel modo dei nobili vini d'antico retaggio e dalla fama conquistata per merito?

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Per fortuna non ha scritto "It sucks". NN, adoro parlare con chi conosce il "vero" inglese :-)

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

perdona, ma non colgo le differenze linguistiche. d'altronde se ti chiedessi la differenza tra "inciciuì" ed "insabè" forse non le sapresti. Ciao

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Non voleva essere una critica nei tuoi confronti, gentile Sara.

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

Tranquilli sono solo un privato cittadino consumatore che cerca di capire e di bere bene. Forse ho usato un termine forte e offensivo riprendendo il linguaggio del post. Mi scuso con l'azienda interessata anche se ciò non cambia la mia posizione e le mie idee che ho legittimamente espresso ps non avete commentato il concetto base, mi interessa la vostra opinione

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...quoto il dissenso di chi ha profanato l'immagine di uno dei vini da "tut i dè" . Tavernello , nelle orizzontali annuali di vini in Brik , non è mai arrivato ultimo ma sempre sul podio , e con voti abbondantemente sopra i 35/100 per tutti i membri presenti , di qualsiasi commissione presente a rotazione ...

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

Caro Antonio Tomacelli mi sembra di capire che sei tra i moderatori di questo blog. Ti chiedo di rimuovere gentilmente il mio post. Mi sono informato e accorto di aver fatto una cazzata. Non vorrei che non bastassero le xxxxx e avere problemi con l'azienda, con la quale mi scuso per il giudizio diciamo un pó forte. Saluti. Grazie

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Caro Alberto, non si preoccupi, che il buon Tommy sa fare bene il suo lavoro ed ha adottato la soluzione migliore. Anche perche' non credo proprio che si debba chiudere la bocca all'eventuale dissenso di un consumatore (in questo caso l'aprirei io ed userei espressioni ancora piu' forti, ma senza offendere, riportando semplicemente dei fatti). Guai! Penso che Intravino si proponga di essere uno strumento completo, quindi puo' e deve ospitare anche degli sfoghi come il suo di quel primo link, ovviamente con la cautela che e' intervenuta subito ad evitare azioni legali, spiacevoli per tutti. Detto questo, lei ha dato un'ottima occasione di verificare subito in concreto anche la possibile deriva di un "giudizio diciamo un pó forte" e di approfondire dunque meglio il tema della discussione. Purtroppo questo e' il Paese delle querele, pensi che anche fra giornalisti volano (eppure dovrebbero essere proprio loro stessi i primi diensori della liberta' di stampa e di parola, oltre che di opinione), come ha dimostrato il caso Cernilli-Sangiorgi ed altri. Invece delle querele, non sarebbe meglio avvalersi fino in fondo del diritto di replica e sulle stesse pagine rispondere a tono? No, qualcuno preerisce la via giudiziaria. Non discuto se sia spropositata, se uno si sente offeso faccia come crede (io preferirei un bel cazzotto e morta la' o, nel caso di una donna, le regalerei un bel mazzo di carciofi della Riviera da mettere dove preferisce lei, in vaso, in padella o...). E poi lo ripeto ancora. Il produttore ha bisogno dei giudizi, anche di quelli forti se fatti senza dileggio. A un grande produttore toscano dissi, attraverso il suo direttore del marketing e per iscritto in tre occasioni diverse: 1) che il rose' di suo fratello e cioe' di famiglia era proprio..., 2) che piuttosto di fare ancora quello... di gran cremant poteva comprarsi uve o tenute in Franciacorta, 3) che invece di dedicarsi a cercare di trasformare in vino il ... di cavallo di una vigna di un'isoletta del Mediterraneo forse poteva ottenere risultati migliori in una vigna pugliese. Tutte e tre le critiche qualche parola forte ce l'avevano (da qui i puntini), ma hanno colpito nel segno! Infatti non dico certo chi e', ma i piu' addentro a questo mondo hanno capito benissimo. Hanno bisogno delle nostre critiche come il pane! Hanno troppi cortigiani che gli dicono sempre di sì, che li osannano, che li circondano di falsita' e se nessuno gli tira la giacchetta rischiano di prendere sbandate. Guardi cosa successe per esempio coi supertoscan! Tutti in coro, meno due o tre, ad applaudire acriticamente. E tutti a mettersi a produrli demolendo le vigne dei nonni e piantanto a casaccio le varieta' dal nome francese. Ma dopo due o tre lustri la stella e' puntualmente caduta e molti vignaioli hanno dovuto espiantare le vigne dalle varieta' bordolesi appena messe e ripiantare quelle degli autoctoni toscani, maledicendo chi li aveva abbagliati con lo spettacolare consenso dei primi anni, visti anche i prezzi... Sarebbe stato sbagliato pero' chiamarli vini di xxxxx o dire che facevano schifo, non le pare? Qualcuno anzi ha rappresentato una svolta, il Chianti e' tornato ad essere per qualche produttore in piu' un ottimo vino all'altezza della sua fama. Mi stia bene e non tema. Anzi grazie del suo primo commento, ma con le xxxxx.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Scusi gli errori di battuta, ma ho scritto, come sempre, piu' col cuore che col cervello e ovviamente non ho riletto...

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Sig.Crosta, ma lei che lavoro fa, se posso chiederlo.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Sono in pensione e su incarico a termine faccio l'ispettore della Qualita' nei cantieri di costruzione di centrali termiche e impianti chimici e petroliferi in Polonia, dove vivo stabilmente dal 1995.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Guardi che non era per curiosare, ma solo per dirle che a nessuno farebbe piacere sentirsi dire che il frutto del proprio lavoro è giudicato di merda. Ora lei fa l'ispettore della qualità e se qualcuno esaminando le sue relazioni le dicesse che sono "di merda" lei cosa direbbe? farebbe autocritica? io ne dubito. Tutto qui.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Rispetto molto il lavoro (degli altri e mio) e non mi permetterei mai di esprimermi come Alberto con quella frase in cui e' intervenuto magistralmente il bisturi con le xxxxx del Tommy. Mi sembra che, leggendo meglio i miei commenti, anche lei possa convenirne, no? Avevo una vigna a Monte Oro di Mamuntanas in agro di Alghero, comprata dal frazionamento dei terreni dei Serra, a tanca Farra', dove si faceva il "famoso Monte Oro" secondo le parole scritte su uno dei tanti libri del Gino nazionale. L'ho espiantata quando mi sono reso conto che produceva qualcosa di piu' simile alla benzina, mentre la Sella & Mosca, uno dei confinanti, ci pianto' Cabernet Sauvignon che, in taglio col Cannonau dei Piani, da quell'anno fa invece un vino piacevole. Uso il termine "benzina" perche' descrive bere quell'odore e quel sapore dell'aborto della vinificazione, per quel che mi ricordo. Come Gino parlo' di "sperma" in uno Champagne e i bisnonni albesi parlano di "merdin" nel profumo dei baroli messi in solaio a maderizzare un po' per abbinarli poi ai pasticcini. Non e' la parola in se' stessa che offende, (mio fratello che e' sommelier AIS uso' proprio xxxxx per definire il mio vino, ma ridendo, da fratello), bensì il tono stesso che gli si da'. Ha mai sentito dire fra amici per la pelle "sei uno str...o di xxxxx?" scherzosamente? Ah, gia'... lei e' un po' permalosetta, me n'ero scordato!

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Ma si, Sig.Mario può darsi che sia permalosa. In più a volte non colgo l'ironia negli scritti. Cosa che però non mi sfugge "de visu". Ecco perchè tra amici penso che si possa osare di più, dal tono e dalla faccia si capisce se c'è volontà di offesa oppure no. Lei non mi sembra offensivo e il moderatore ha preso le distanze dall'uso di parole offensive. Fin qui tutto bene, però mi era parso, posso pure sbagliarmi, che nel difendere, giustamente dico, la libertà di critica di un vino lei metta in secondo piano il modo e le parole usare per esercitarla. Su questo era il mio commento: il modo (e le parole) non sono affatto slegate dal contenuto. Purtroppo io sono ipersensibile alla maleducazione diffusa e dal momento che penso che da qualche parte bisogna pure iniziare ( io lo faccio in famiglia ed in ogni luogo che mi capita) mal sopporto chi l'avvalla. Ci tenevo inoltre a dirle che i suoi commenti li leggo con interesse, sembra uno del mestiere, ecco perchè le ho chiesto che lavoro facesse. Da uno del mestiere io mi aspetterei molta più attenzione alle sfumature del linguaggio. A presto.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Sara, se lei mi promette di togliere il Sig. davanti al nome Mario, visto che sono felicemente sposato anch'io, le diro' in confidenza che concordo pienamente con lei quando scrive che "il modo (e le parole) non sono affatto slegate dal contenuto". Tenga conto soltanto di una cosa, pero'. Nella comunicazione de visu le parole hanno importanza soltanto per un 30%, sorpassate dal tono, dalla gestualita', dall'atteggiamento. Mentre nella comunicazione scritta valgono solo le parole in purezza, al 100%, perche' quasi tutti non colgono quello che sembra trasparire fra le righe, come non lo cogliamo ne' lei ne' io, pur essendo alle volte scritto chiaro, se non chiarissimo. Non siamo aiutati, appunto, dal tono, dalla gestualita', dall'atteggiamento. Mi ricordo una barzelletta di Bramieri che parlava del "no" delle donne gridato con toni diversi. Al buio s'incontrano un uomo ed una donna. A un certo punto lei grida "No!", poi "Noo, poi "Noooooo...mmm". Beh, alla fine sussurra "Mmm... caro, massì...". Ecco.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Ok. Mario quella storiella del no la conosco anch'io. E mi sa che non fosse una barzeletta, ma storie di vita vissuta. Allora ciao.

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

Grazie Mario non la conosco ma lei mi è simpatico. Ora sono di fretta ma dialogherò ancora con lei. Saluti

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Paolo Rusconi

circa 9 anni fa - Link

un esempio: pinot bianco 2008 Colore: paglierino torbido, rifermentazione evidente. Naso: pare di metterlo in una lavatrice piena di panni bagnati lasciati dentro una settimana. Bocca: indecentemente acida, al posto del frutto trovi "last al limone" mescolato con una dolcezza da zucchero non svolto ben al di sopra del consentito. Immediatamente lavandinato, gorgoglii di protesta da parte dello scarico. oppure BdM 06 Colore: Violaceo, quasi livido. Naso: peperone verde acerbo, erba marcia, rovere affumicato. Bocca: piatta, molle, staticamente amara. Ritornano per via retronasale la marmellata di peperone e il rovere affumicato, finale lungo (purtroppo) sempre su queste note. Immediatamente lavandinato, gorgoglii di protesta da parte dello scarico. ____________________________________________ Domanda: qui siamo nella norma della critica enologica o cadiamo nel penale? PS nomi dei vini a parte sono note reali.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Perche' sprecare tutte quelle parole? Bastava scrivere "immediatamente lavandinato" (un fatto realmente sucesso e non un giudizio offensivo) e capivano tutti! Non meritavano di piu', o no?

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Gas

circa 9 anni fa - Link

colui che parla di vino non dovrebbe mai dire o scrivere qualcosa come "questo vino è pessimo", al limite dovrebbe dire o scrivere qualcosa come "secondo me questo vino è pessimo" oppure "io penso che questo vino sia pessimo". La differenza tra questi concetti non ha a che fare con il fatto che chi scrive ne sa di vino o non ne sa di vino ma con vari aspetti della sua vita, per esempio l'educazione.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Cara Sara Montemaggi, a volte proprio l'uso di un linguaggio estremo può suggellare un'amicizia. E' successo proprio fra Mario Crosta e la sottoscritta, non molto tempo fa e su questo post. Lui mi ha mandato platealmente "a cagare" e io ho accettato di buon grado l'invito. Benché mediamente permalosa ho capito che in quell'occasione era solo un affettuoso rimbrotto. Le parole sono uno strumento meraviglioso.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Cara Nelle Nuvole, tu che sei la mia principessa del foro ideale (mai visto nessuno difendermi con la foga che hai usato tu, per esempio, da quei marpioni del Fiore di Genova e del Moricchio...) come fai a dire che c'e' un'amicizia suggellata quando non so manco chi sei? E sì che non ci vuole poi molto a presentarsi, no? E poi avevo mandato a... l'autore anonimo, il nick Nelle Nuvole, mica te. Ora che so che sei togata e mi difendi pure gratis non me lo permetterei mai. Mica so' fess'...

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Non conosco bene i rapporti causa-effetto legati alle parole, peò lo ritengo possibile. Come del resto l'esatto contrario. Hai ragione, le parole sono meravigliose SEMPRE. anche in loro assenza.

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

PER MASSIMILIANO MONTES: la mia risposta non era diretta a te, ma a Nelle Nuvole che nel rispondermi ha messo molte parole inglesi di cui ignoro il significato. Comunque nessuno di voi due generalmente è mai offensivo, anzi!

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

http://www.carloneworld.it/Download_Traduttore.htm E auguri!

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Sara Montemaggi

circa 9 anni fa - Link

Mario grazie, ma già è tanto se riesco a commentare in un blog. Trop difezil. Ciao.

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

Ma se avessi usato uno dei traduttori gratis on line che ti ho suggerito, cara Sara, avresti letto immediatamente il significato di tutte le parole usate da Nelle Nuvole: shit = merda, crap = merda, liquid manure = liquame e it sucks = fa schifo. La prossima volta provaci, vedrai che ci guadagni anche in conoscenza. E guarda che la traduzione e' immediata e pure multilingue, non solo dall'inglese... Buon week-end!

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Schigi

circa 9 anni fa - Link

Dal mondo della birra...nulla cambia. E mi è costato 1000 euri... http://www.microbirrifici.org/Libertà_di_opinione_e_avvocati_news.aspx

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Alessandro Morichetti

circa 9 anni fa - Link

Per i pigri, estratto dal sito Microbirrifici segnalato da Schigi:

Ora che la vicenda è chiusa, ritengo opportuno segnalare ai lettori e utenti di questo sito quanto capitato attorno alla discussione nata su una birra prodotta da un birrificio friulano. I fatti risalgono al marzo 2009 e sono riepilogati nel thread di quel tempo apparso sul forum MoBI. In soldoni, il rappresentante legale di Cooper's Yard - Birra Praforte aveva sporto di fronte al tribunale di Portenone una denuncia per diffamazione nei confronti di due appassionati (Tyrser, Schigi) e del sottoscritto. Nei confronti di Tyrser per i commenti espressi sul suo blog e su microbirrifici.org e nei confronti di Schigi e miei sia per quanto riportato su questo sito (in qualità di utente e di responsabile) che per avere stigmatizzato la denuncia su vari siti, blog e newsgroup. La diffamazione è un reato penale e conseguentemente i tre coinvolti hanno dovuto nominare (e pagare) legali difensori per presentarsi all'autorità di Pubblica Sicurezza, convocati dal Pubblico Ministero allo scopo di approfondirne la posizione. Ebbene, il Pubblico Ministero di Pordenone, dopo 2 anni dai fatti, ha chiesto l'archiviazione in quanto il fatto non costituisce reato. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha confermato il non luogo a procedere. Sorvoliamo sui tempi della giustizia... La morale che ne derivo io dall'intera faccenda può essere espressa da questi punti: - ciascun consumatore deve avere il diritto di esprimere il proprio personale parere sulla birra acquistata. Indipendentemente dalla proprie competenze degustative. Anche se con linguaggio "colorito". - l'insieme delle opinioni dei consumatori e appassionati ha un enorme potere: guidare il mercato, ossia premiare i buoni produttori e penalizzare i cattivi produttori. Siti come microbirrifici.org, pur con tutti i suoi limiti, sono molto importanti per assicurare tale funzione. - nel mondo degli appassionati, moltissimi hanno stigmatizzato l'iniziativa giudiziaria. Siamo sicuri che ogni pubblicità è sempre buona pubblicità? Il danno di immagine del birrificio è derivato dai 2 commenti sulla birra o dalla iniziativa di "parlare con carte bollate"? Ritengo che neanche gli estensori della denuncia pensassero che questa avrebbe avuto un seguito in tribunale. E ancora meno probabilità di potere vincere una eventuale causa. Lo scopo - a mio avviso - è stato semplicemente quello di dare un segnale. "Non si parla male dei miei prodotti". Quanti blogger birrari, o semplici utenti di questo sito, non farebbero un passo indietro, cancellando commenti (o ancora peggio: autocensurarsi prima di esprimerli) pur di "non avere grane"? Su MoBI si discute di appoggio formale e sostanziale a consumatori che si possano eventualmente trovare nella medesima situazione. Mi pare un segnale che tutti, sia produttori che consumatori, debbano cogliere favorevolmente. Davide Bertinotti

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Mario Crosta

circa 9 anni fa - Link

E fu così che il buon Moricchio ci tolse il piacere della scoperta... in ogni caso ha fatto molto bene bene, almeno adesso nessuno puo' aver piu' dubbi sull'onesta' intellettuale di Schigi, che non facevo tanto ardimentoso e invece mi ha dato gia' ben 1.000 punti di distacco, come i suoi due amici nella buona e nella cattiva sorte. C'e' bisogno, per crescere, di belle pagine come quella. Chapeau!

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Infatti. Mi sa che si sta facendo uno spauracchio delle querele. Non è così facile essere processati per diffamazione, ci devono essere le reali condizioni. E dire che un vino fa schifo non lo è. Non bisogna avere nessun timore. Anche se un cretino (o un "amico" per conto suo, altrettanto cretino o prezzolato ;-) ) si svegliano al mattino con l'intenzione di querelare tizio o caio, al 99% finisce lì. Il PM chiede l'archiviazione e il GIP convalida. E non devi spendere un euro in avvocati: la prima volta ( e l'unica al 99%) ti chiamano solo per prendere le generalità e per comunicarti l'esistenza della querela. Consiglio a chiunque dovesse trovarsi in questa situazione di non spendere un euro in avvocati, in questa fase è inutile. Lasciate fare ai giudici. Quando devo dire che un vino fa schifo io me ne frego, lo dico. Lo faccio per me e per le generazioni future. E i cretini ed i prezzolati? FUCK THEM! (Cretino prezzolato, Francamente... cercati la traduzione o vai a intuito ;-) )

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Schigi

circa 9 anni fa - Link

Non è proprio così. A me è arrivata a casa la volante della Polizia con l'invito a comparire in presenza del mio avvocato per un interrogatorio davanti alla Polizia Giudiziaria. L'Avv. non viene gratis.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

1% ? :-)

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

Cari esperti e sedicenti tali (io sono solo un semplice appassionato) sono deluso! Non avete risposto alla mia domanda. Esiste un livello al di sotto del quale è legittimo sostenere senza offendere (come ho fatto io nel mio primo post) che un vino fa schifo? Indipendentemente dal fatto che a qualcuno può anche piacere? L'acqua sporca di rosso che ho bevuto in certe sagre paesane vi assicuro che appartiene a questa categoria e mi sento autorizzato a dire che è obiettivamente una schifezza. O forse sbaglio?

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

da produttore di vino quale sono, ho sempre cercato il giudizio, anzi l'ho incoraggiato pubblicando sul mio blog tutte le recensioni, anche quelle negative. Siccome penso che la formazione dell'opinione su un vino e su una cantina sia piu' completa se ci sono tante opinioni, per forza di cosa anche discordanti, ho investito in questo, mandando campioni fino a 100 persone per volta. E' chiaro quindi che non mi fanno paura i commenti negativi. Detto questo, mi augurerei di non dover mai sentire nessuno usare un linguaggio offensivo su un mio vino, ritenendolo gratuito e inutile. Si possono dire esattamente le stesse cose senza offendere. Dire che un vino e' il piu' cattivo che si e' mai bevuto è oggettivamente diverso che dire che è un vino di merda. Il primo per me e' accettabile, il secondo no (anche se non credo che arriverei mai alle vie legali, tranne che se uno non vede che è in atto una campagna sistematica). Qualcuno diceva: le parole sono importanti. Ed e' vero.

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anonimo

circa 9 anni fa - Link

vedo che ti alzi all'alba e invece di far sudare la moglie vieni a scrive su intravino. stai malissimo e lo sai. addendum ho fame

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