Fenomenologia dell’enoesaurito che fa domande demenziali ai banchi d’assaggio e si bulla pure

di Fiorenzo Sartore

Scenario: quello di sempre. Un tavolo ad una fiera, il produttore che versa, io che assaggio. E scrivo appunti, osservo il mondo, parlo con la persona dietro al tavolo che fa miracoli a destreggiarsi tra gli assaltatori col bicchiere in mano. Soprattutto trovo ammirevole la sua capacità di ripetere, per migliaia di volte quasi sempre uguale, la spiega sui vini che versa. Tutto molto bello. Sono immerso nel mio fondamentale immaginario, quando ecco, arriva lui: l’assaggiatore scassamaroni. Ora, non c’è bisogno di essere sociopatici, ma aiuta, per trovare insopportabili alcuni fenomeni della specie umana che si atteggiano ad assaggiatori, e pongono domande che gettano nello sgomento noi normodotati. Tanto per spiegare bene cosa intendo, lo scassa in questione s’è annunciato con

Che portainnesto usate. Oddio, ma per favore, a cosa ti serve sapere qual è il portainnesto che usa il produttore, per valutare il vino nel bicchiere? Per capirci, il portainnesto è la pianta americana sulla quale si innesta la vitis vinifera, affinché non sia uccisa dalla fillossera. Ormai quasi tutte le viti sono innestate, tranne una piccolissima minoranza che per motivi sui quali non mi dilungo sono immuni, e si definiscono “a piede franco”. Bene, spiegato questo, torniamo al querulo assaggiatore e alla sua domanda demenziale. Perché chiedete una roba del genere? E quando il produttore v’ha risposto “41B”, annuite pure. Ma ve possino. E non soddisfatti, continuate con

Che legno usate, francese o americano. Eh be’, son problemi: la tostatura differente, la nota di vaniglia dosata in altra misura, il mondo deve sapere. A volte mi piace passarli a destra questi bei tipi, e se il produttore risponde “guardi, uso botti di cemento” io mi inserisco e chiedo “cemento prefabbricato o gettato in opera?” – così, giusto per fare casino. Ma serve a poco, gli enoesauriti continuano imperterriti e li sentirete fare altre domande del tipo

Che forma di allevamento avete in vigna. Risposta: no, sul serio, è importante? Davvero sapere che hanno il vigneto messo ad alberello o tendone ti modifica il giudizio? Mioddio. Peggio di questo c’è solo che sesto di impianto adottate. Ma ancora deve arrivare il meglio, la domanda che mi strazia sopra tutte, e cioè

Usate lieviti selezionati o indigeni? Qui, miei cari, è il caso che noi intravinici ci assumiamo qualche responsabilità: abbiamo contribuito ad allevare molti enotaleb vin-naturisti. Ma c’è modo e modo. Ricordo ancora un simpaticone che ad una fiera se ne uscì con la frase famosa di quel certo ieratico produttore di Montalcino: “usare lieviti selezionati è come farsi ingravidare la donna da un altro”. Io gli risposi che ero un cuckold enologico, e del resto mi piace guardare. Credo di averlo obnubilato. Voi che invece potete, ora googlate.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

83 Commenti

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Il Guardiano del Faro

circa 5 anni fa - Link

Di degustatori a piede franco e doppio guyot ne sono rimasti un pugno.

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Fabio Cagnetti

circa 5 anni fa - Link

colpevolissimo sul legno. Soprattutto mi interessa se chi uaa botte grande si rifornisce da un negociant italiano, austriaco o altro. Garbellotto è in generale considerato il numero uno, ma non si rifornisce sempre dalle stesse foreste e può fornire botti che si comportano in modo difforme in affinamento; inoltre non c'è garanzia dell'origine, per chi la vuole. Gamba è ottimo ma un po' caro. Gli austriaci sono la nouvelle vague, hanno foreste di proprietà o comunque si riforniscono sempre dalle stesse, variabilità zero, servizio clienti commovente. Però i legni austriaci conferiscono dei sentori ben riconoscibili (sì, anche in Monfortino e Cascina Francia) e non necessariamente integrati nel corpo alla perfezione, è quella nota di cuoio che è leggermente diversa da tutte le altre note di cuoio. La questione dei lieviti è essenziale per numerosi motivi, e se ne è già discusso mille volte. E certamente anche dalla forma d'allevamento e dal sesto d'impianto, così come ad ogni altro dettaglio della conduzione della vigna, si possono trarre utili informazioni. Il portainnesto è diventato una barzelletta tra produttori, sogno quello che tiene sottobanco due bottiglie da microvinificazioni difformi per il solo portainnesto al solo fine di tirarle fuori nel caso gli venga posta la domanda, chiedendo all'enosborone di turno quale differenza percepisca.

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Marco Grossi

circa 5 anni fa - Link

Fiore, devi aggiungere una categoria al post: Fabio Cagnetti. L'insieme dei precedenti elveto al cubo :D

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Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

I "fabiocagnettisti" :-D

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Concordo con Fabio, legno e allevamento hanno una loro importanza, sui lieviti non mi pronuncio. Adesso scoprite se son serio o faceto.

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Dimenticavo anche sapere se le viti sono a piede franco o no, forse ha un senso.

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Francesco Amodeo

circa 5 anni fa - Link

Grande Fabio.

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Fiorenzo ti sei dimenticato questa domanda:"I vostri vini sono filtrati? Se si come?" Forse anche questa domanda ha un suo senso.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Detta sinceramente, tutte le domande riportate come assurde da Fiorenzo io le trovo normalissime, e rilevanti, come Fabio. Però siccome io ho molta più classe di Fabio, eviterò di dilungarmi in dettagli dimostrativi della mia sagacia degustativa e competenza tecnica. Così con un solo post ho irritato contemporaneamente sia l'uno sia l'altro: questo è stile nel socialnetworking, altro che... ;-D

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Già mi piaci!

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Francesco Amodeo

circa 5 anni fa - Link

Grande Rossano.

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Francesco Santini

circa 5 anni fa - Link

concordo con te

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Mauro ArdeCore

circa 5 anni fa - Link

Se trovo il produttore, specialmente di un'azienda che non ho mai approcciato, che ha la pazienza e la voglia di rispondermi, perché no? Farei queste e altre molte domande, ma per pura curiosità "viti-eno-tecnologica", non per trovare conferme di ciò che sento nel bicchiere...tutto qui.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

Io se trovo uno che mi chiede che forma di allevamento uso e perchè sono stra-contento, vuol dire che ha capito che per fare vino è necessario COLTIVARE uva! sui legni la questione è difficile e incasinata. quella del portainnesto è una cazzata, a meno che non si voglia parlare di terreno, allora la storia cambia!

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

Vorrei ricordarti la conversazione più breve che tu abbia mai avuto con un tale che voleva conoscere i suoi vini. Lui: Ho letto di te, che vini fai? Togni: Rossi, bevi.

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Era un giorno in cui era particolarmente loquace, di solito ti allunga un bicchiere e indica l'etichetta del vino che c'è dentro.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

non ricordo l'accaduto, quando e dove? poi sai che sono camuno, concretezza è il mio secondo nome

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Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Anche qui mi permetto di dissentire. Nella bolgia del Padiglione Lombardia, al Vinitaly 2011, Enrico Togni è stato capace di servire i suoi vini, raccontarli, spiegare i suoi progetti in modo esauriente ed esaustivo. E' bastata una prima domanda ed è partito senza problemi. Montagnard, non starli a sentire, quelli so' della valle.

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vincenzo busiello

circa 5 anni fa - Link

scusi sig fiorenzo, mi faccia 3 esempi di domande che non la strazierebbero. Per il portainnesto capisco lo strazio. Ma perchè lei è straziato se uno chiede di legno e lieviti? grazie.

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Fiorenzo Sartore

circa 5 anni fa - Link

Perché li trovo ininfluenti a valutare il vino. La mia domanda preferita è: quanti ettari vitati (mi serve per farmi un'idea alla veloce dell'azienda). Poi un'altra significativa è "quanto costa". Accessoria a questa, "che sconto mi fai". La seconda preferita è "da quanto tempo fai vino". Infine se la produttrice è carina ma troppo giovane (ho una certa età) chiedo se ha una sorella maggiore.

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Giovanni Arcari

circa 5 anni fa - Link

Bravo Fiore!

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vincenzo busiello

circa 5 anni fa - Link

completamente daccordo grazie

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Pietro Caputo

circa 5 anni fa - Link

Grazie Fiorenzo, mi son segnato tutte le dimande da fare alla prossima fiera cui parteciperò, per far bella figura.

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Fiorenzo Sartore

circa 5 anni fa - Link

Prego, ma non ci credo che non le sapessi già a memoria.

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Paolo Cianferoni

circa 5 anni fa - Link

Tutte le domande sono legittime, ma se si fanno le domande e poi ci si dimentica subito delle risposte, questo è disturbante. Molti fanno domande solo per farsi snob, per far credere che sono competenti ma non per un vero interesse.

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Gabriele Succi

circa 5 anni fa - Link

Come non darti ragione Paolo...

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

Come non sottoscrivere... Concordo! Non importa l'oggetto della domanda, bisogna concedere a chiunque di fare anche domande inopportune...sbagliando, mordendosi la lingua, imparando.. Però forse i destinatari del post sono altri ;)

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Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Finché fanno domande non disturbano più di tanto. Chi versa il vino deve avere le risposte pronte, a meno che non sia una stendista presa lì per lì. Di solito costoro sono talmente carine che le domande riguardano il loro stato civile più che dettagli tecnici. Fa piacere notare un certo interessamento, anche se si capisce subito chi chiede tanto per chiedere e chi invece vuole darsi un tono. Il vero rompimento è che in base a quello che rispondi l'interlocutore si lancia in commenti degustativi del tipo "Ah, rovere francese, ecco perché ci sento la vaniglia, il burro, lo zucchero a velo". Il fatto è che in queste kermesse degustative fa sempre troppo caldo, c'è troppa gente, troppe signore sono imbevute di fragrances varie. I bicchieri dopo un po' presentano sentori di polvere, cartone, straccio. Le prime bottiglie si stappano per tempo, quando la confusione aumenta si va avanti di stappatura come una catena di montaggio. Il vino ne risente, eccome. Dopo un po' si incazza di essere trattato così, si chiude a riccio. I profumi primari vanno a farsi benedire e quello che si sente al naso è più l'odore dell'intonaco o della struttura prefabbricata che incornicia l'evento. Quindi è perfettamente legittimo chiedere delucidazioni su tutto quello che riguarda il vino prodotto, siamo lì per questo. Ma non aspettatevi di trovare un riscontro nel vino bevuto in loco. PS Fabio Cagnetti l'ho visto in azione al Benvenuto Brunello, ma certe domande non si è sognato di farle, aveva altro per la testa :)

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Alessio Pietrobattista

circa 5 anni fa - Link

Io so' si un'altra specie. Quando t'ho incontrata, t'ho semplicemente chiesto come una intelligente come te possa esse' della Roma. :-D

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she-wolf hating to do tapestry

circa 5 anni fa - Link

Fiore di Genova e tutti gli altri illustri commentators, potete scrivere quel che vi pare ma qualsiasi domanda demenziale è meglio che non essere filati di pezza. La sofferenza autentica è quando saltano il tuo banchetto e vanno diretti a quello accanto e tu ti chiedi se hai il vino sbagliato, il vestito sbagliato, il sorriso sbagliato.

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Franc

circa 5 anni fa - Link

Capita anche di avere le tre cose insieme. Lì non c'è portainnesto che tenga.

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aurelio clavarino

circa 5 anni fa - Link

mi e' piaciuto molto tutto l'articolo.e'molto divertente e potrebbe continuare a lungo.le domande che ho letto possono essere tutte rilevanti,escludendo il tipo del portainnesto,ma quando sono poste in fase degustativa quasi a conferma di sensazioni recepite diventano esilaranti.le domande sono inculcate dai media e sembrano ciclostilate.In genere si percepisce essere poste per far capire la propria conoscenza e non per avere una risposta ad effettivi dubbi.Vanno ad ondate di moda.barrique si/no.lieviti sel.si/no ecc. alle mie prime degustazioni l'assillo era ed e' un po'che non sento chiedere se ha fatto,deve fare se fara'la Malolattica. Ma come si fa a chiedere il sesto d'impianto a Giovanna?

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irene stein

circa 5 anni fa - Link

..personalmente quando sono io a dover spiegare i vini in una fiera, quando trovo lo "pseudoappassionato" (dai diciamoci la verità, lo capiamo a 30 metri di distanza se il nostro interlocutore ne sa o meno) scateno la fantasia e mi invento le peggio fandonie... una su tutte, una volta mi si avvicina un ragazzo sui 35 con chiaro intento di stupire la sua morosa affianco e mi chiede che legno usiamo ...io rispondo molto candidamente "legno di Baobab, sa è molto raro ma dona rotondità e una nota selvaggia al vino" . Questo sgrana gli occhi e mi conferma "si si , l'avevo notato infatti". E li è iniziata la fuga di quelli che erano con me verso la lavabicchieri per non ridere in faccia all'avventore... Sarò anche cattivissima..ma in queste situazioni proprio non mi tengo..prometto un libro a breve..proventi devoluti all' AIS

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

Non e' che sto atteggiamento ti faccia molto onore, se vogliamo dirla tutta. Mica l'ha ordinato il medico di stare dietro un banco a "promuovere" il vino, tuo o di chicchessia. Se uno fa lo sforzo di venire a una manifestazione merita rispetto e onesta', anche se fosse il più sfigato della terra.

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Leonardo

circa 5 anni fa - Link

Tutto vero. Perchè mettersi a fare domande al povero produttore quando si può benissimo arrivare lì e urlare "a produttò facce bere che qui abbiamo sete". Infatti io molto spesso mi sento spiato dagli "esperti" che sono lì accanto che risciacquano il vino in bocca per vari minuti e scrivono appunti sostanziosi (una volta ho sbirciato sopra la spalla di un noto enotecaro che era tutto impegnato a prendere appunti e aveva scritto di un vino "buono ma poco" e di un altro "ricordarsi di passare in lavanderia") e ridono con gli occhi delle mie domande tendenziose sul legno e sul tipo di impianto in vigna. Raramente me la prendo e raramente mi vendico, ma a volte non resisto e quando mi avvicino alla sputacchiera cerco di far più schizzi possibile, in modo da beccare la camicia dell'infingardo, sostenuto esperto. Tiè. :-)

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

Il modo migliore di capire un vino è berlo, almeno a bocca piena non se ne parla. :-)

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suslov

circa 5 anni fa - Link

se queste domande non avessero senso, vendereste solo succo d'uva fermentato al costo di 50 centesimi al litro invece vendete un concetto culturale per cui riuscite a sostenere un prezzo di almeno 20 volte di piu' quindi quando l'enostrippato vi martella con le sue domandine pensate che sta pavlovianamente rispondendo al condizionamento del marketing per fargli scucire extra money

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

Quello che dici è sacrosanto. Una massa di cazzate diramate dai media e riprese come Vangelo dall'appassionato servono per aumentare il valore di un prodotto che mai potrebbe raggiungere con la semplice descrizione del liquido imbottigliato. Altresì nessuno nega la risposta a domande sulla zona di provenienza, terreno, vinificazione, clima etc. Quando domandano se la presenza di Merlot nel Bolgheri di turno supera il 13,67% e si sforzano di indovinare Acidità e PH è necessario il TSO.

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suslov

circa 5 anni fa - Link

che la gran massa degli enostrippati (io per primo) sia da TSO sono d'accordo pero' il venditore dovrebbe sapere che per sostenere i suoi alti prezzi deve anche sopportare anche tutta la uallera del merlot-no-autoctono-si-terroir-acidita'-mineralita'-lievito-indigeno-biologico-biodinamico - e sarebbe anche simpatico lo facesse con un sorriso sulla bocca. senno': tavernello it's the market, baby

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

Più che altro sono tempi bui, nei quali la normalità è divenuta un pregio.

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alcool duro

circa 5 anni fa - Link

ma dai, sono tempi d'oro in cui la gente è disposta a spese esorbitanti per le proprie passioni, siano esse vino, viaggi, fotografia, musica o meteorismo.

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Rosa Maria Gonzalez

circa 5 anni fa - Link

Ma questo c'è il problema, che queste domande non sono culturale, sono "enologiche", fatte molte volte per persone che non hanno, neanche hanno bisogno di dati enologici. Per questo è che le domande sono ripetitive e senza pertinenza per sfruttare più del vino; perchè nessuno chiede su suoli, molte volte più importanti che le barrique? Perchè nessuno le loro ha insegnato le cose che sono importanti al di là delle barrique. Àbbiamo molta "enologia", ma poca cultura del vino, cioè, come è la regione dove si produce, quale è a sua storia, c'è stato qualcun cambiamento nella filosofia del produttori, perchè, come sono quelli che fanno il vino? che ne pensano? che sensazione di piacere mi produce il vino? A che serve tanta informazione enologica se oggi si beve meno? Prima, il vino non era cosi raffinato, ma tutti avevano vino da loro, i bambini sapevano che cosa era il vino da piccoli, stesso mangiavano pane con vino ed azucar come una cosa normale. Tutto questo si é perduto. Questo é cultura del vino.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

ionnon ho mai capito perché tutto quello che è valore immateriale debba essere snobbato o addirittura disprezzato come fosse aria fritta, come se fosse sempre e solo necessità irrazionale indotta artificialmente dai fubetti del markettinghino. I valori immateriali sono il godimento della vita da esseri umani, è ciò che ci distingue dai bruti, è la nostra virtù che si acquisisce per forza di conoscenza. Il valore immateriale del vino per me è cosa quasi sacra. Che poi ci sia chi ne approfitta, è un altro paio di maniche. Ma quei denari spesi per avere un fermentato di succo d'uva qualificato non da gradi alcolici, contenuto di antiossidanti o acidi fissi, bensì da nomi e annate e luoghi, sono i denari meglio spesi della mia vita.

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Bante

circa 5 anni fa - Link

Mi sembrano domande sensate, quando uno è interessato ad un vino e ha davanti il produttore vuole sapere qual'è la sua 'idea' del vino. Esagero: vuole sapere qual'è la sua visione del mondo (la domanda sui lieviti autoctoni, comunque, mi sembra proprio il minimo, anzi, dovrebbe essere una cosa specificata in etichetta). Forse è vero che uno così rompe i coglioni, specie ad una fiera (credo che si possa parlare di tutto questo, e molto meglio, in una visita in azienda, ed è buffo chiedere del portinnesto mentre si annusa da un calice, come se 'ci si sentisse il Kobler' ), ma credo anche che un produttore non si debba porre il problema se chi chiede è un perditempo (un Rompicoglioni®) o uno veramente interessato, perché ci si può sbagliare e perché alla fine sono fatti suoi.

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armin kobler

circa 5 anni fa - Link

tutto va bene purché non chiede quanti gradi fa.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Certo che che anche voi produttori siete ben strani :-)

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armin kobler

circa 5 anni fa - Link

ciò ci rende unici. ;-)

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Claudio

circa 5 anni fa - Link

A me sa tanto di "Se le domande le fa qualcun'altro è un cretino rompiballe, le mie invece sono intelligenti". Mi ricorda Gioele Dix " Dove c...o vanno tutti quanti io la macchina la uso per lavorare ma tutti questi in giro cosa ci fanno?"

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Massimo

circa 5 anni fa - Link

Sottoscrivo.

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Alessandro

circa 5 anni fa - Link

Il momento delizioso in cui l'enoesaurito inciampa e fa una domanda completamente sbagliata. Capita, specie ai corsi ais.

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Fabio Cagnetti

circa 5 anni fa - Link

indimenticabile una persona, ignorante e superficiale come poche ma che si dava un sacco di arie, che avendomi accalappiato a un Vinitaly mi costringe a un giro fra produttori amici e/o di suo gradimento, tra cui un grosso nome di Langa che personalmente non gradisco. Ci servono un Barolo, la tizia chiede l'uvaggio. Immediatamente visualizzo il bagno più vicino e simulo colite ulcerosa.

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Rosa Maria Gonzalez

circa 5 anni fa - Link

La domanda più "enosaurita" che io ho mai ascoltato foi d'un giornalista di vini, che con molta serietà domandò a un representante de una cantina se loro facevano la vendemmia con coltello o con cisoie, come se l'istrumento di taglio avesse una influenza nel vino.

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GiacomoPevere

circa 5 anni fa - Link

Ha risposto col coltello di ceramica vero? vero? :D

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Rosa Maria Gonzalez

circa 5 anni fa - Link

Il shock è stato così grande che ho preferito non rispondere. Quello che ho fatto dopo e chiedere a parecchie amici enologi ed uno mi ha datto una risposta molto interesante. “Il meglio per fare il taglio è la spada di Darth Vader perchè anche trasmette energie sopranaturali ai vitigni ed al vino”. Già abbiamo una appropriata risposta per il prossimo enosaurito che domande lo stesso.

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GiacomoPevere

circa 5 anni fa - Link

Offro uno step ulteriore. La spada laser di Darth Vader per gli alloctoni che evidentemente sono il lato oscuro della forza, per i vitigni autoctoni ci vuole quella di un cavaliere Jedi. :D

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Zakk

circa 5 anni fa - Link

Alcune domande che mi piace fare, però non ai banchi d'assaggio, ma in visita in cantina: - Dimmi un produttore della zona che ti piace - che vino ti piace bere quando esci a cena - che idee hai per il domani? Incredibile, ma sulla prima e la terza moltissimi vanno on difficoltà.

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Bante

circa 5 anni fa - Link

E poi gli fai il test di Rorschach con le macchie del suo stesso vino. (La prima la faccio sempre anche io, è rivelatrice di cultura, interesse al vino degli altri, capacità di produzione endogena di bile, in ettolitri)

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Manilo

circa 5 anni fa - Link

A parte il portainnesto che fortunatamente non ho mai fatto,mi fà piacere sapere quando ho una sensazione su tonneau o barrique anche per capire come lavora il produttore però se è Allier(se scrive così) Limosine o Slavonia non me ne pò frega di meno,questo cose le lascio a Fabio Cagnetti che se lo può permettere da grande enofighetto,find'ora non l'ho mai sentito sparar cazzate. Di solito chiedo il suolo come è, quanti quintali per ettaro se fà agricoltura bioqualchecosa,la domanda sui lieviti è molto che non la faccio più, mi piace sapere l'esposizione del vitigno, poi anche se non sono enotecaro,voglio sapere quanto costa per rendermi conto se il vino bevuto è rapportato al suo giusto prezzo, per esempio non bevo internazionali, vuoi mettere assaggiare un Nibiò o un Ruchè senza andare in Piemonte e trovarti il produttore e sapere la storia del vitigno e come lo cura. Uno che mi manca è il Togni, ne sento tanto parlare qui su IV, non lo trovo mai nei banchi d'assaggio. Ieri sera Flli Giacosa su Divini Territori a Roma Barbaresco e Arneis i migliori vini, Sassorosso di Nino Negri mi aspettavo di più.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

@manilo, nei banchi di assaggo sono prsente, solo che passo inosservato. un aneddoto per confermare ciò: presentazione della guida slowine 2012, in degustazione chiocciole e grandi vini, io sono in mezzo a cà del bosco e bellavista, il Morosi non so quante volte si è fatto versare la gran cuveè, me manco m'ha visto.il giorno dopo è partito da Milano per salire in valle a conoscermi! cmq io qua ci sono sempre, se vuoi assaggiare si organizza un week end, vitto e alloggio non mancano!

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Zakk

circa 5 anni fa - Link

Ti è andata bene, pensa se invece di gran cuvée si fosse scofanato cuvée prestige!

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manilo

circa 5 anni fa - Link

Mi stò gia organizzando per venire in Valcamonica,ho preso già informazioni se riesco a combinare tutti gli incastri stò a dieci minuti dalla tua cantina,poi assaggio e bevo (:-

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

se riesci,e me lo auguro, e hai tempo, ti porto anche da altri colleghi così ti rendi conto di cosa sia e possa essere la valle!

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

In realtà la Gran Cuvèé è stata un ripiego. Io cercavo l'Erbanno, ma non c'era ;-)

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

e invece c'era, sotto banco come sempre, ma c'era!cmq è stato meglio così. pensa se alla domanda "che vini fai?" ti avessi risposto "vini veri,non gasose!"

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Fenomenale osservatore il Simone

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

A me pare che si senta più chiaramente la differenza fra il tipo di suolo di quello fra le diverse provenienze (e tipicamente associate tecniche di costruzione) del rovere delle botti. O almeno che ci voglia molta meno abilità ed esperienza degustativa. Più in generale, rispetto a questo benedetto portainnesto a cui nessuno pare dare importanza, io considero banalmente che se non facesse nessuna differenza nel vino, nessuno si preoccuperebbe di utilizzare un tipo piuttosto che un altro. Poi ovviamente può essere più o meno facile/possibile riconoscere l'influenza del singolo fattore dentro al vino, che è un luogo in cui confluiscono anche gli effetti di tutti gli altri fattori produttivi. Ma questo vale preciso preciso anche per tutti gli altri fattori produttivi. Tanto che ci sono vini da uve bianche che nel bicchiere nero DEVONO essere presi da un buon degustatore SENZA esperienza specifica come dei vini rossi. Ripassare il Cortese di Monsieur Zampaglione per verificare, tanto per dirne una.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Correggo, editando in diretta ho finito per scrivere il contrario di quello che volevo dire: "A me pare che si senta più chiaramente la differenza fra le diverse provenienze (e tipicamente associate tecniche di costruzione) del rovere delle botti, che quella fra i diversi tipi di suolo. O almeno che ci voglia molta meno abilità ed esperienza degustativa." E aggiungo: è molto più difficile produttivamente, rendere riconoscibile il tipo di suolo, che minimizzare l'impronta del legno, per quanto la seconda sia propedeutica alla prima. Ad esempio perché bisogna avere imparato a riconoscere oltre all'impronta del legno, anche quella/e del/i proprio/i tipo/i di terreno.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Permettete un commento iconoclastico dopo 54 post uno più banale dell'altro? Da addetto ai lavori, vi assicuro che portainnesto e compagnia cantante contano parecchio, ma parecchio meno dello sconosciuto che passa la giornata a giro per la vigna e di quell'altro altrettanto sconosciuto che sta ogni santo giorno in cantina. Nessuno chiede mai di loro, ma senza quei due illustri ignoti il gran vino ve lo scordate, Alla faccia del proprietario, della sua filosofia, dell'enologo e di chi fa la botte. E poi vogliamo dirla proprio tutta? Ma lo sapete qual'é la vera domanda da fare, e che nessuno fa mai? Hai osmotizzato, e quanto? Semplice semplice. E quella da fare qualche anno fa (le furbastrate cambiano con le tecnologie) era; ci hai messo la glicerina, e quanta? La Parkerizzazione del vino si riassume tutta in queste due banali domande. Che incidentalmente spiegano perché, dacché sono nate le guide, tanti vini pluripremiati vengano da luoghi noti storicamente per il mais, i girasoli o l'aria salmastra, ma non certo per le grandi bottiglie.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 5 anni fa - Link

appalausi scroscianti, TUTTI IN PIEDI PLEASE!

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Francesco Spadafora

circa 5 anni fa - Link

Sante parole ,finalmente !!! Spesso dipende da come ti fanno le domande e con quale atteggiamento te le fanno ,perché è vero che un Grillo su 420 A o su 140 Ruggeri sono due uve diverse o che botte grande o piccola hanno risposte diverse ,o 5.000 piante ad ettaro o 8.000 la competizione in terra è diversa , ma quasi sempre hai di fronte chi queste cose le ha avute raccontate da un produttore ubriaco e se le vende alla prima occasione . Poi sacrosanto che tutto va a farsi benedire se in cantina ti senti in vacanza,tu e gli altri, ed aggiungerei alle domande che pochi fanno " che residuo zuccherino ha questo vino ",perché ricordo che sopra 4 gr/l il vino non può più definirsi secco e spesso non è residuo naturale .

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Fabio Cagnetti

circa 5 anni fa - Link

sostenere davanti a un produttore che un suo vino teoricamente secco abbia residuo zuccherino, in assenza di dati analitici che lo supportino, è considerato insulto supremo, in qualche caso sufficiente per una querela o perlomeno minaccia di...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

In qualunque cantina il residuo zuccherino a fine fermentazione si misura con l'assaggio, mica c'é sempre il tempo di aspettare l'analisi. Siamo seri, gli zuccheri residui (e se é per questo tante altre cosine) un esperto come lei li misura senza problemi. Se poi è il caso di dichiararli al produttore, questo é un'altra storia.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

PS la vuole un'immagine di etichetta di Brunello Padelletti (non mia, ben s'intende) del 1820 da sostituire a quella cosa francese che usa?

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anna

circa 5 anni fa - Link

quando poi si passa ai distillati vi assicuro che le cose non migliorano, anzi. comunque non ci sono domande che mi disturbano, neanche quelle più finto-esperto...l'unica cosa che mi manda ai pazzi è quando, per mostrare che vogliono sentire gli aromi senza l'intrusione della componente alcolica, si versano una goccia sulla mano o sul braccio e incominciano a strofinarsi. quello lo detesto. vorrei far loro presente che lo stesso effetto lo possono ottenere anche semplicemente vuotando il calice nella sputacchiera (se non vogliono berlo) e annusando poi il bicchiere vuoto...

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costantino

circa 5 anni fa - Link

Anna, scusa, ma mi permetto di correggerti. L'effetto che provoca l'annusare un bicchiere solo "avvinato" (si dice così anche per i distillati, spero: sarei a disagio a tenere in mano un bicchiere "aggrappato"!) è molto, ma MOLTO migliore di quello che può dare una mano strofinata con il distillato. Lo stesso vale per l'olio di oliva, altro alimento che subisce questa barbarie epidermica. Questa prova può valere per i profumi, che devono essere sentiti sulla propria pelle perchè è lì che poi finiscono. I distillati per fortuna si bevono, per lo meno quelli buoni... e qui non faccio nomi... ahahahah!!!

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costantino

circa 5 anni fa - Link

in poche parole, la prossima volta che ti capita portati un po' di distillato in un dispenser a spruzzo...

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anna

circa 5 anni fa - Link

...ma lo sai che potrebbe essere una soluzione? uno spray di distillato da spruzzare direttamente negli occhi di chi fa quel gesto imperdonabile :0)

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costantino

circa 5 anni fa - Link

forse lo sai già, ma di grappe con il dispenser spray ce n'è già in giro. Però li usano per correggere il caffè... almeno spero!

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anna

circa 5 anni fa - Link

sì, l'ho sentito dire, ma non sono in grado di illuminarti su come lo utilizzino, non ne ho mai visto uno dal vero... a me dava più l'idea di un antiaggressione :0)

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maurizio gily

circa 5 anni fa - Link

Conosco un'azienda che ha un importatore in Germania, uno che di vini ne assaggia tanti, e "non vuole" la barrique. Gli hanno fatto credere che un certo loro vino fa solo botte grande, in realtà fa solo barrique. Gliene importa 200.000 bottiglie. Come si suol dire, chiedere è lecito, rispondere è cortesia: quelli che sanno capire se a certe domande (ad esempio se hai usato lieviti selezionati) gli hai risposto il vero assaggiando il vino mi fanno ridere fino alle lacrime. Ma in fondo il mondo del vino è divertente anche per questo.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

A volte capita anche il contrario. Ci sono aziende che, come il tuo esportatore, continuano a dire che la loro Riserva Famosa fa solo botte grande, come vuole la tradizione storica della zona e della cantina. Tu sorridi, poi ti porti il bicchiere al naso e ti trovi costretto a ipotizzare o che ti stanno pigliando per il culo, oppure che dentro le botti grandi usano direttamente le chips.

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