Felice a Testaccio arriva a Milano: il racconto in 4 vini

Felice a Testaccio arriva a Milano: il racconto in 4 vini

di Graziano Nani

Bello perdersi dentro al bicchiere e analizzare con il microscopio sentori, contro-sentori, aromi plateali e terziarizzazioni sfumate quanto le diluizioni dell’omeopatia più estrema. Il vino, però, oltre a essere un intrigante oggetto di osservazione rappresenta anche una speciale finestra sul mondo in grado di farci osservare la realtà da punti di vista inediti, magari per notare sfumature che altrimenti ci sarebbero sfuggite.

Domenica sera ad esempio ero a Milano da Felice a Testaccio, che ha aperto da poco la sua sede meneghina, e da buon polentone c’erano una serie di aspetti relativi alla cucina romana che ancora non avevo messo a fuoco chiaramente. Sono stati i quattro vini degustati durante la cena in anteprima, insieme ai compagni di tavolo romani, ad aprirmi gli occhi su alcuni dettagli che fanno la differenza.

Le etichette degustate fanno parte della carta del locale curata da Adriano Aiello. Eccole una per una, insieme ai piatti che hanno accompagnato e a ciò che mi hanno insegnato su alcune ricette della tradizione gastronomica della Capitale.

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Torre degli Alberi 2014 pas dosè, Conti Dal Verme
Si parte con un spumante tagliente che passa 36 mesi sui lieviti e racconta bene le potenzialità infinite dell’Oltrepò. Al naso ha una bella mineralità, c’è solo Pinot Nero e la sua impronta decisa è inconfondibile. In bocca è teso, affilato, non eccede in nulla ed è proprio il suo understatement ad anticiparmi un concetto sulla tradizione romana che, nel corso della serata, si farà sempre più chiaro. La cucina della Capitale è un profluvio di cremosità, grassezze e morbidezze, spesso senza soluzione di continuità. Aprire il pasto sgrassando la bocca con una bollicina a dosaggio zero è una scelta decisamente azzeccata.

Cantico 2014, Giovanni Daglio
Stupendo questo Timorasso che guadagna il titolo di vino più amato della serata, e non solo da me. Capita che la 2014, annata complicata praticamente ovunque nel nord-Italia, con certi produttori illuminati acquisisca una sorta di eleganza nobiliare e defilata tutta particolare. Cantico ha le ambizioni di un grande riesling con un corpo più snello, i sentori di idrocarburi sono ammalianti e il vino al naso dimostra più anni di quelli che ha, mentre in bocca non c’è traccia di quella grassezza che a volte il vitigno esprime, a favore di un’acidità sfavillante e di una salinità sottile ma penetrante.

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Sono proprio le durezze del Timorasso di Daglio a offrirmi l’angolo giusto per comprendere, per contrasto, quanto è importante l’uso dell’acqua di cottura per esaltare la tendenza dolce della pasta e del pecorino di questa gricia, realizzata nella versione con le mezze maniche. Un’amalgama suadente e totalizzante, con l’irresistibile effetto scrocchiarelllo del guanciale a fare da contrappunto.

Valpolicella Classico 2016, La Dama
La serata prende una piega gioiosa e questo giovane Valpolicella è il vero allegrone della combriccola. Il blend è il tipico delle sue parti: corvina, corvinone, rondinella, molinara. Vispo, vibrante, con una bella nota vegetale e una beva notevole, si presenta con grande semplicità per poi schiudere a chi presta più attenzione uno scrigno di spezie stuzzicanti che si stagliano su una freschezza da manuale.

Ancora una volta per contrapposizione, proprio l’acidità vibrante di questo Valpolicella mi fa notare la qualità eccelsa dei tonnarelli freschi del pastificio Gatti Antonelli utilizzati per la preparazione della Cacio e Pepe, che ho trovato davvero commuovente. Piccola chicca per chi andrà a provare il ristorante: la mantecatura viene fatta al tavolo quando viene servito il piatto.

Vignagiulia 2013, Dianetti. 
Montepulciano in purezza Offida DOC, Vignagiulia si presenta d’impatto schivo e umbratile. A tavola è uno di quelli che non parla molto ma ascolta tutti, soprattutto i secondi che uno dopo l’altro si alternano sul tavolo, per poi porre l’accento sui dettagli importanti. L’abbacchio al forno ad esempio è delizioso ma è Vignagiulia, con un guizzo di freschezza che esce in seconda battuta, a sottolineare la dolcezza fuori dal comune delle patate che scopriamo poi essere olandesi.

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È il momento della coratella, che per un polentone non avvezzo come me risulta un piatto decisamente hardcore, ma devo dire interessante. Vignagiulia sorprendentemente si ritrae nella sua componente glicerica incassando il colpo di un piatto che rivela subito un impatto ferroso. Boccone dopo boccone, mi piace sempre di più averlo sotto i denti.

Vignagiulia, come sottolinea lo stesso Adriano, è un vino gastronomico e lo dimostra ancora una volta trasformandosi e mostrando muscoli e tannini quando è il momento di asciugare la succulenza dell’involtino di manzo al sugo, piatto mansueto e privo di picchi gustativi particolari che grazie al vino acquista personalità.

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E sui carciofi alla romana? Beh, non esageriamo, ai miracoli non c’è ancora arrivato nemmeno il Montepulciano. Buoni per carità, anzi ottimi, ma meglio mangiarli da soli e lasciare da parte per un attimo gli abbinamenti.

Chiude il tiramisù fatto in casa con biscotto di frolla autoprodotto, crema con mascarpone sublime e cioccolato fondente fuso sulla sommità. Una versione rivisitata ancora più ricca del solito, che riassume bene quello che mi porto a casa della tradizione romana con la sua ricchezza irresistibile, stratificata, intensa e quanto mai goduriosa. Un grazie ai quattro vini della serata per avermela fatta osservare da angolature differenti.

Felice a Testaccio a Milano
Via del Torchio, 4
20123 Milano
Tel. 02 8050 6690

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

5 Commenti

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amadio ruggeri

circa 8 mesi fa - Link

Però però...è strano degustare cotanta cucina romana e non affiancarci nemmeno una boccia laziale...che so, un cesanese di Damiano Ciolli. Avrebbe degnamente accompagnato l'abbacchio al forno, per dire.

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Vincenzo busiello

circa 8 mesi fa - Link

Oppure cesanese di mario macciocca per esempio

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adriano aiello

circa 8 mesi fa - Link

Citate ottimi vini e di Lazio in carta ce n'è molto, ma era una traccia un po' dissacrante e improvvisata, non il corso dell'ais:) Il laziale era abbinato con la gricia, all'ultimo secondo mi ha preso il tarlo di metterci un timorasso, perdonatemi

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amadio ruggeri

circa 8 mesi fa - Link

Ci mancherebbe Adriano. Hai scelto ottimi vini, tra l'altro. Era solo per cazzeggiare un po'.

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Giulio Liparmi

circa 8 mesi fa - Link

Ho assaggiato durante una fiera di bollicine lo scorso anno gli spumanti Torre degli Alberi e sono veramente ottimi!!

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