Favole e vino: cosa beveva la Principessa sul pisello?

Favole e vino: cosa beveva la Principessa sul pisello?

di Samantha Vitaletti

Vivere il confinamento ai domiciliari con una creatura di meno di tre anni significa passare da un flashmob domestico e privato all’altro, praticamente h24.

Si passa con naturalezza dal trasformarsi in maestra, zombie, neonata, dal disegno al dottore, dalla cuoca alla ginnastica, dalla plastilina (che adesso si chiama slime!) al ballo del qua qua come se non ci fosse un domani. Dopo cena la questione si placa. Un po’. Solo apparentemente. L’infante sbadiglia e tu cominci a sentire il friccico dell’imminente libertà. L’infante comincia a sbattere le ciglia. E non riesci a trattenere un gridolino isterico di gioia. L’infante pronuncia le parole magiche: SONO STANCA. Amore della mamma, laviamo i denti e mammina ti porta a nanna. E lì già gorgheggi e apri una confezione di stelle filanti e cotillon.

L’infante è deliziosa nel suo pigiamino con le pecorelle, ti sdilinquisci in “fai tanti sogni belli e tanti baci e domani faremo tante belle cose” e indietreggi col passo felpato del giaguaro quando, censura, ti arriva la dolce vocina che supplica: “mamma, la favola…”

Ti stai per mettere a piangere ma resisti, con gli occhi umidi di disperazione. Ti schiarisci la gola e attacchi con c’era una volta la principessa bella ecc ecc ma no! Porca vacca, non va più bene! “Ma mamma, questa non mi piace”. E allora, rossa d’ira funesta, impazzisci e attacchi a raccontare la storia del commercialista stressato e poi quella dell’evasore fiscale e poi quella della cocotte che decide di farsi monaca e poi..: senti un sibilo, no, non è un sibilo: è un lieve, lievissimo, elegantissimo russare! Yesss! La cocotte che si vuole fare monaca è arrivata dove nessuna Cenerentola avrebbe potuto. L’infante, adesso ufficialmente, dorme!

Mentre ti penti di non aver mai fornito la dispensa di uno stock di Vecchia Romagna etichetta nera, un pensiero, maligno, ti sfiora: ma perché i grandi favolisti non hanno mai pensato di inserire nei loro racconti un elemento alcolico? Facile, la risposta, le favole sono destinate ai bambini. Sì, ma chi è che le racconta? I grandi!

E allora, proviamo noi, esauriti del pannolino, a immaginarcele, le favole con l’elemento alcolico.

Prendi, per esempio, Cenerentola. Come avrebbe mai potuto sopravvivere senza un cicchetto allo stress psicologico quotidiano causatole dalle sorellastre e dalla matrigna? È sicuro che, ramazzando la cucina, scopa e piumino alla mano, tra una spolverata e l’altra, curva sotto il lavandino, un’alzatina di gomito la dava. Tra i detersivi e i rotoli di Scottex qualche bottiglia di Pedro Ximenez, liquoroso, pastoso, dolce il giusto, consolatorio e rincuorante.

E Cappuccetto Rosso a furia di campeggiare nei boschi nell’avanti e indietro con la casa di nonna doveva aver affinato il naso per i sentori silvani, i vari humus, sottobosco, terra bagnata, frutti piccoli scuri e tutto il breviario di genere. Nel suo cestino di sicuro qualche taglio bordolese. E per nonna una buona scorta di anice Varnelli. Biancaneve aveva problemi di circolazione e doveva essere un po’ anemica, altro che pallore principesco. Un sommelier esperto le avrebbe senz’altro proposto un Terrano. visto anche il suo storico impiego come medicinale. Ma chi beve da solo si strozza,e quindi i sette nani a bocca asciutta? Il sommelier professionista ne avrebbe in serbo uno per ognuno: un passito di Pantelleria per Eolo, figlio del vento; a Pisolo un aglianico da annata calda servito a 16 gradi, e poi buonanotte; a Cucciolo un Beaujolais, meglio se in mezzina con tettarella al posto del tappo; un Cabernet Franc in purezza appena imbottigliato per Brontolo; a Mammolo un vecchio barolo tutto viole; un Riesling trockenbeerenauslese a Dotto e a Gongolo, gongolante: Champagne!

La Sirenetta ama vini minerali, iodati, che sanno di conchiglie e acciughe. Il sommelier non sbaglierebbe di certo offrendo uno Chablis. Ma la Sirenetta gli chiederebbe di essere un po’ più originale, che non c’è mica solo il kimmeridge, e lui potrebbe osare una Malvasia del Carso. Alla Bella Addormentata nel Bosco si dovrebbe proporre qualcosa di puntuto, vivace, allegro, con la volatile a cannone, così di sicuro non si riaddormenterebbe. La principessa sul Pisello si è tarata su sentori vegetali, ventagli verdi di fresca dolcezza. Per lei un viognier. Ma anche un materasso nuovo, ci penso io, che tra Masha e Peppa sta passando proprio adesso la televendita!

Alice, beh, Alice ha bisogno di qualcosa di stupefacente, Alice è da vecchio Borgogna. Lì sì che può fare avanti e indietro fuori e dentro lo specchio fino a che la bottiglia non finisce! Pinocchio non è un cliente esigente, ha poche pretese: basta non parlargli di passaggi in botte o barrique, e men che meno di tostature: Pinocchio lo fai felice con un novello. Pollicino invece va in giro con le tasche piene di molliche di pane, quindi all’abbinamento ci tiene. Ci vorrebbe un vino di buona freschezza e non troppo corposo, gustoso e croccante. Un Chianti da vigne alte potrebbe soddisfarlo.

E poi dietro la porta aspettano Hansel E Gretel e Heidi e Dolce Remi d un sacco di altra gente e tu vorresti soddisfarli tutti e per ognuno trovare il giusto vino ma poi senti la sirena di una volante e ti viene in mente un sacco di roba.

Tipo il discorso della patria potestà. Che in certi casi la tolgono.

2 Commenti

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C.A.

circa 6 giorni fa - Link

Dio Po'. Ciao a tutti. Ci si ritrova altrove. Saluti.

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vinogodi

circa 6 giorni fa - Link

...mah ... leggendo il titolo , speravo in uno sviluppo pecoreccio ...

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