Fabrizio Pagliardi: come cambierà il nostro modello di ristorazione dopo Covid19?

Fabrizio Pagliardi: come cambierà il nostro modello di ristorazione dopo Covid19?

di Fabrizio Pagliardi

Cari colleghi ristoratori, ma cosa vi aspettavate ? Vi aspettavate i soldi dell’incasso mancato? La certezza della sopravvivenza dopo? E non si può!! Non ci sono i soldi. Vi possono aiutare a non licenziare in questo momento, vi possono aiutare non facendovi pagare subito tasse e contributi ma che prima o poi rateizzati o con un condono parziale alla fine di tutto dobbiamo pagare. Vi possono aiutare con i fondi a garanzia dei prestiti che vi serviranno a riprendervi.

Lo stato non crea ricchezza dal nulla, ogni cosa che fa ha una conseguenza, oggi anche il poter stampare moneta non aiuterebbe, chi potrebbe ancora non lo sta facendo perchè è un momento pericoloso, il rischio Repubblica di Weimar è alto. Pensate che ogni cosa che avrete dallo stato la pagherete direttamente o indirettamente. Volete il culo parato? Il culo parato si paga ed è la cosa più cara che puoi chiedere al tuo governo come imprenditore e cittadino, potrebbe voler dire solo che in una situazione simile in futuro non avremo un sistema sanitario all’altezza della situazione ma in genere è peggio, e i governi che ti parano il culo tendono poi a limitare la tua libertà, soprattutto di impresa.

Abbiamo un vago ricordo di quando vicino ad un alimentari non si poteva aprire un altro alimentari, quando le licenze erano totalmente contingentate? Non siamo di fronte a una crisi economica qualsiasi, è una guerra e ci sarà un dopo guerra, non ci saranno da ricostruire palazzi, ma tutto il sistema di relazioni, di abitudini, il nostro stile di vita, e tutto potrebbe cambiare molto, dopo. Alcuni chiuderanno, altri se non tutti, dovranno ridimensionarsi. La paura di essere tra quelli che chiudono c’è, ma anche la consapevolezza di saper fare un lavoro, in realtà più di uno.

Io non mi aspetto molto più di quello che è stato fatto, spero solo sia gestito bene e facendo attenzione che i soldi non vadano tutti alle grandi aziende che sono più facili e veloci da aiutare.
Io ho solo la certezza che il nostro governo farà tutto il possibile per non farci chiudere e licenziare nell’immediato, ma poi ce la dovremo cavare da soli come è giusto che sia, perché siamo imprenditori non dipendenti stipendiati con il bonifico a fine mese, che oggi non è certo neanche quello.

Nel frattempo facciamo gli imprenditori e pensiamo alle nostre attività. Siete sicuri che tutto quello che abbiamo fatto e costruito prima dell’Epidemia vada bene anche dopo ? io non sono del tutto sicuro. Ci sto pensando.
Parlavo con un amico delle dinamiche del servizio… riapriamo con il cestino del pane sul tavolo in cui tutti mettono le mani? Versiamo il vino ai commensali con la necessità di avvicinarci ai clienti? In futuro metteremo i piatti davanti ai clienti o glieli passeremo per limitare le distanze? E queste sono stronzate, importanti dal punto di vista sanitario ma stronzate per una azienda.

Poi ci sono le cose serie, molto serie come “la mia proposta adesso ha ancora un senso ?”, la capacità di spesa del pubblico cambierà e ci dovremo adattare in qualche modo? Se ho un locale solo per turisti che faccio ? se ho un ristorante o una trattoria che non è per turisti ma che ha il 90% dei clienti stranieri che faccio ora? Come cambio? Se devo indirizzarmi a soli italiani, per altro con meno soldi la mia impostazione e i miei prezzi andranno ancora bene? Ha senso ancora puntare alla stella in questo momento o forse è meglio puntare ad altro e pensarci più avanti ?

Ho tante domande, tanti dubbi in testa, e tantissimo tempo per pensarci, forse troppo, ma una cosa non la faccio: non penso che arriverà qualcuno a togliermi le castagne dal fuoco, so che le mani me le devo bruciare io, perché alla fine è il mio mestiere e mi piace. Forse non ce la farò ma fa parte di aver scelto di lavorare per me stesso, e per altro forse questo è uno dei pochi casi in cui siamo tutti nella stessa barca e nessuno sa cosa succederà dopo.

Ultima cosa da dire, non siamo isole, ci sarà cooperazione e solidarietà. impareremo di nuovo ad aiutarci, di questo ne sono sicuro. e già lo percepisco.

5 Commenti

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luis

circa 7 mesi fa - Link

Difficile non essere d'accordo. Purtroppo.

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Letico

circa 7 mesi fa - Link

Dubbi e domande ne abbiamo tutti, troppi. Credo che prima o poi giunga un vaccino che ci consenta di metterci questa cosa alle spalle, seppur con l'ansia che qualcosa di simile possa tornare, perchè il pensiero che qualcosa possa arrivare a sconquassare le nostre vite non ci abbandonerà mai più. A quel punto bisognerà vedere i danni subitì in termini di ricchezza collettiva ed individuale, oltre che sulla sua distribuzione. Solo allora ripartiranno i consumi e potremo farci una idea di dove si andrà. Sono certo che molto cambierà, mi sarebbe utile sapere come, ne farei un lavoro, il consulente post disastro. Grazie per la tua onestà nel dire che nessuno potrà pagare per tutto.

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Rossano Ferrazzano

circa 7 mesi fa - Link

Mi permetto di copiare anche qui la risposta che ho già dato a Fabrizio sulla sua bacheca Facebook, non sapendo quale delle due pubblicazioni abbia preceduto l'altra. Tocchi un punto molto serio. Nel peggiore dei modi quando piuttosto che accettare l'idea che lo Stato possa avere un ruolo utile nel regolare l'economia ti autocondanni positivamente ad un futuro da Mad Max economico. Nel migliore dei modi quando concludi ricordando la responsabilità ovvero l'utilità sociale quale vincolo (costituzionale) a cui deve sottostare ogni attività economica. Forse giungerai a concludere, come ho fatto io, che l'unico modo di ottenere questo secondo risultato sta nell'abbracciare una visione di moderato dirigismo statalista. L'esatto contrario della tua premessa, cioè. Quel moderato dirigismo statalista che, nonostante sia stato demonizzato dalla narrazione liberale scritta a fuoco (catodico) nell'immaginario collettivo da chi ha vinto la guerra fredda, nella realtà della storia è stato invece il sistema che ha retto l'Italia nel suo periodo più florido, quando si è accumulata o rinforzata la scorta di grano che ha permesso a milioni di Italiani di fare l'imprenditore, forse anche a te fra quelli. Lo stesso sistema economico, pur calato in un contesto "dittatoriale" tutto diverso che non c'è nessun bisogno di tirare in ballo, che sta dando alla Cina la forza di progredire enormemente, insieme alla simmetrica follia autolesionistica del sistema di mercato antistatalista e filo-multinazionale che ha adottato l'Occidente. Si è scoperto che il sistema sanitario privato ha un volto osceno, e che la sanità pubblica è l'unica cosa seria che possa esserci. Ma l'economia nel suo insieme è una cosa altrettanto seria e vitale. Le banche sono come gli ospedali, e lo Stato deve presidiare il settore. Idem per gli altri settori strategici. Idem con le regole di ingaggio della concorrenza, che va modulata, sia per il mercato del lavoro sia per quello dei beni e servizi, a tutela tanto dei lavoratori quanto delle medie e soprattutto piccole imprese. E' solo a queste condizioni che possono fiorire e prosperare tante piccole e medie (obiettivamente poche grandi) imprese, che sono state la gloria non solo economica ma anche sociale del nostro paese, fino a che ha potuto scegliere il suo destino. E forse ne sai pure tu qualcosa. Tu sei uno dei migliori. Sei riuscito ad affermarti persino in un'epoca sfavorevole alle iniziative commerciali della tua taglia. Chiediti, sinceramente, che cosa avresti fatto se ci fosse stata la realtà economica figlia del moderato dirigismo statale del pre-Maastricht? Avresti fatto sfracelli, e forse li hai sognati pure, perché erano a portata di mano. Allora, oggi non più. Non è stato il destino, è stato il cambio di modello economico, da quello di moderato dirigismo statalista che restringeva lo spazio delle multinazionali e allargava quello delle medie e piccole imprese, degli autonomi di ogni tipo e livello, e dei lavoratori, a quello odierno di totalitarismo liberale che premia solo il grande capitale multinazionale, transnazionale e sovranazionale. E no, non si tratta di tornare indietro ad un passato polveroso, da vecchi piagnucolosi nostalgici, si tratta di costruire il nostro futuro, così come fecero i nostri nonni uscendo dalle devastazioni dell'ultima guerra. Ora è il nostro turno di decidere cosa fare "dopo". Buone riflessioni.

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Francesco Brenna

circa 7 mesi fa - Link

Quella descritta è esattamente quanto fatto dall'Italia negli ultimi 40 anni. Da parte mia ho più di qualche dubbio sui risultati ai quali ci ha portato.

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Rossano Ferrazzano

circa 7 mesi fa - Link

Cioè negli ultimi 40 anni secondo te si sarebbe attuato un regime di moderato dirigismo statalista? Credo che tu ti confonda con il regime ordoliberale, il cui punto di arrivo, il totalitarismo liberale, è opposto a quello di cui parlo io, la democrazia sostanziale.

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