Etna | Dai vini del vulcano tanto fumo e poco arrosto

di Alessio Pietrobattista

Antefatto: circa 6 anni fa a casa di un caro amico, vino servito alla cieca (daje), io e i miei compagneros a brancolare nel buio col padrone di casa sghignazzante. Che sarà mai? Non avevo mai sentito nulla del genere, si scopre la bottiglia e compare un Etna Rosso. Ma dai? Mi ero fermato con stupore ad un bianco (il Pietramarina, e chi sennò ?!?) ma il rosso non lo conoscevo, giuro! Oltretutto dalla Sicilia in annata torrida un vino da uve autoctone a me sconosciute (tali nerello mascalese e cappuccio), tutto sommato elegante, con quella sapidità furiosa, i chiaroscuri olfattivi non poteva che attirarmi con tanto di riflessi pavloviani. Via all’acquisto compulsivo,malgrado i prezzi non siano mai stati popolari, ma la sete di conoscenza giustificava lo sforzo, ripagato da quello che percepivo come il rinascimento vinicolo siciliano.

E all’improvviso … alt, fermi tutti! Ok l’entusiasmo ma ho voglia di scoprire dove vanno a parare ‘sti vini! Li tengo un po’ da parte, in cantina gli passo davanti fischiettando facendo il finto tonto.

Fine primo tempo. Passa il bibitaro con pop corn e gelati e mi preparo tranquillamente ad un lungo intervallo lontano da lapilli e fumarole, se non per attenti assaggi delle new entry che spuntano come funghi: qualcuna convincente, qualche azienda di belle speranze e più di qualche “boh?!?”. L’ incombente profezia Maya mi suggerisce che devo disseppellire il cavatappi da guerra e  testare le bottiglie superstiti. Bollettino dell’annata 2004: un sopravvissuto in buona salute, un morto e qualche claudicante. Mistero.

Caso vuole che, nel giro di 10 giorni, in un segretissimo e loschissimo circolo romano, spunti una serata a tema “Rossi dell’Etna”, un’ottima occasione per tastare il polso della situazione con tanti produttori interessanti in annate recenti. Risultato? In generale interlocutorio, a tratti deludente. Forse le bottiglie non si sono comportate al meglio ma ho riscontrato diffusi problemi di surmaturazione, poca vitalità, molte pesantezze caffettose/cioccolatose e calore eccessivo. Nulla di quello che mi conquistò. Che sta succedendo? Sono cambiato io? Sono cambiati i rossi dell’ Etna? Ma soprattutto: perché, oltre a me, molte persone lamentano problemi di tenuta di questi vini? Poca esperienza dei produttori? Poca tradizione nella viticoltura di qualità? Oppure i gemelli Nerello in fin dei conti non fanno la catapulta infernale come i gemelli Derrick, anzi si afflosciano dopo pochi anni?

So’ domande toste, roba amletica spinta. Nel mentre che vi centrifugate il cervello un paio di considerazioni: Ciro Biondi è un grande produttore e il MI 2007 è un vino spettacoloso (l’unico 2004 in forma tra quelli da me in possesso era il suo Outis), Benanti è l’eccezione che conferma la regola perchè il Rovittello 2001 è un bel bere.

51 Commenti

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Giovanni Corazzol

circa 7 anni fa - Link

Vorrei sapere quali sono i vini che hanno ceduto. I nomi che fai sono di pezzi grossi, quelli che ho io in cantina invece continuano a darmi grandi soddisfazioni.

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Ho preferito parlare di quelli che si sono dimostrati in forma per un semplice motivo: a volte in queste degustazioni può capitare la boccia uscita male ma la performance negativa della quasi totalità delle bottiglie degustate mi ha lasciato qualche dubbio su un problema di conservazione o di bottiglie "viaggiate". Al contempo, la strana corrispondenza delle caratteristiche dei vini degustati con alcuni dei 2004 della mia cantina mi lascia alquanto perplesso. Un nome di sicuro posso farlo tra quelli della mia cantina, ti posto le note: Calderara Sottana 2004 - Terre Nere Boccia interlocutoria malgrado esternamente (livello del vino) e dal tappo (perfetto) promettesse assai bene. Colore granato , imbrunito più del solito. Naso cupo sui toni di dattero , caffè , camino spento e poco altro. Bocca con toni avolutivi ancora più accentuati dalla scissione alcolica e dalle sensazioni caffettose in evidenza. Dopo di questa provai Outis 2004 trovando ben altre sensazioni. Amici invece anche con Outis hanno riscontrato qualche bottiglia problematica. Bah!

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Filippo

circa 7 anni fa - Link

Outis 2004 assaggiato un paio di settimane fa ed è veramente buono, però Alex sai cosa penso io dei vini dell'Etna in generale.

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Lo so e infatti la mia più che una critica a questo o quel produttore è una riflessione sulla zona in generale. A parte il discorso dei prezzi che sin da subito non sono mai stati popolari, non vorrei che la ricerca di rotondità e maturazioni spinte porti ad un impoverimento di quelle che sono le caratteristiche della zona.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Io mi trovo abbastanza d'accordo con Giovanni Corazzol. Premesso che quelli che hai citato non sono sicuramente i migliori (personalmente trovo Biondi e Benanti assolutamente mediocri), il problema è che la "moda" dei vini dell'Etna ha indotto qualche produttore a fare vini "sull'Etna" ma non "dell'Etna". Al di la del gioco di parole, c'è qualche produttore che, convinto di conquistare fasce di mercato più ampie (o semplicemente perché l'enologo/a sa lavorare solo così) "creano" vino con scarsa corrispondenza territoriale: colore rosso rubino intenso (quando il nerello mascalese è invece tendente al granato e trasparente), sapori fruttati e caramellosi assolutamente non corrispondenti al profilo dei vini etnei. E' lo stesso problema che si verifica in tutt'italia: c'è sempre chi rompe le balle e rovina vini originariamente buoni (il caberlot colpisce ancora). Però ciò non significa che non ci siano vini superlativi, come quelli di Calabretta da poco visitato da Giovanni Corazzol. Ma anche Alberto Graci o Girolamo Russo, o, seppur costoso, il Vigna don Peppino prefillossero di Tenuta delle Terre Nere, o i vini di Salvo Foti. In relazione alla tenuta negli anni ti rammento che Massimiliano Calabretta ha appena messo in commercio il 2002. Non esistono bottiglie di Etna Rosso Calabretta più recenti (tranne il Nonna Concetta): questo dovrebbe dirla lunga. La descrizione della "Boccia interlocutoria" di cui tu parli "Colore granato, imbrunito più del solito. Naso cupo sui toni di dattero" significa semplicemente che era ossidata: colore mattonato e aromi dolciastri uguale ossidazione. Verosimilmente "maderizzata" più che ossidata, cioè esposta a temperature superiori a 30° (probabilmente in fase di trasporto). Bottiglia malconservata. La mia opinione, alla fine, è che il Nerello Mascalese è un grande vitigno, capace di competere con i migliori Baroli. Semplicemente non deve essere rovinato (manipolato=caberlot) dai produttori e, ovviamente, deve essere conservato correttamente.

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Massimo se ti dicessi che alcuni dei migliori da te citati erano in degustazione (in annate recenti) che facciamo? A parte il non trovarmi d'accordo su Biondi, il cui Monte Ilice 2007 dava come minimo 4 punti al secondo (se vogliamo tararci sui centesimi) finendo sui 90 punti di media complessivi. Per quanto mi riguarda un vino così è tutto fuorchè mediocre. Valutazione non solamente mia ma anche della maggior parte dei presenti (tra cui alcuni professionisti del settore) che hanno potuto constatare una maggior rilassatezza e espressività del suo vino. Vista la costanza qualitativa negli anni mi sono sbilanciato , in questo caso, anche sul produttore (sempre mio pensiero per carità , poi tu puoi pensarla diversamente). Per Benanti elogio la prestazione del Rovittello in relazione all'età (come puoi leggere mi riferisco solamente al vino, visto che ad esempio non vado d'accordissimo con le ultime annate di Pietramarina, per fare un nome) poichè m'aveva detto male con gli Etna di una certa età. Questo post nasce da una riflessione fatta confrontandomi con appassionati che come me al vino ci tengono e lo conservano come si deve, con la maggior parte delle bottiglie prese all'uscita e conservate in maniera idonea , per non dire maniacale. Su Terre Nere il coro è stato praticamente unanime e aggiungo una altro elemento: la provenienza del Calderara Sottana e dell'Outis era esattamente la medesima. Bottiglie che hanno viaggiato dal venditore alla mia cantina insieme e insieme hanno vissuto fino all'inizio di Gennaio. Uno era andato, l'altro no e anzi era parecchio bono. Ovviamente ogni bottiglia fa storia a se ma è strano constatare una così netta analogia nei profili aromatici con vini del 2007 e 2008. Calabretta mi manca ed è un'assenza importante, cercherò di rimediare presto perchè ho sempre voglia di essere piacevolemte smentito dal vino. L'Etna è una zona che malgrado tutto ancora mi piace ma inevitabilmente, dopo queste esperienze, ultimamente ci vado coi piedi di piombo. Sulla conclusione del tuo commento due note: sono assolutamente d'accordo con te sull'importanza del non snaturare le caratteristiche dell'Etna, meno d'accordo sul paragone con i migliori Barolo. Chiamala cautela ma negli anni ho riscontrato troppo poca costanza e longevità non entusiasmante (anche per mancanza di una storia importante alle spalle come quella del Nebbiolo di Langa malgrado le vigne sull'Etna ci siano da decenni).

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

C'è anche da considerare una componente soggettiva. Un vino che a me piace può non piacere ad altri e viceversa. Proprio qualche giorno fa ho partecipato ad un'orizzontale di rossi dell'Etna, e vini che a me non piacevano (perché sapevano di Cabernet o Merlot) incontravano il gradimento di addetti ai lavori (tra cui un'enologa). P.S. Le vigne sull'Etna sono centenarie :-) (non tutte ovviamente)

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Infatti parlo di decenni proprio per comprendere anche quelle più recenti. ;-) Ovvio che la componente soggettiva ci sta tutta, non ho mai avuto la pretesa dell'oggettività oltretutto in un tema dove il gusto è tutto. Tendenzialmente danno fastidio anche a me i vini con sentori "estranei" rispetto al dichiarato ma mi danno ancor più fastidio i vini che non vanno giù nemmeno a cannonate.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Se stiamo parlando di bevitori da bar Sport, allora la “componente soggettiva” è tutto, e può portare a giudizi diametralmente opposti sulla base di pure idiosincrasie personali. Questo è il perimetro del ”de gustibus non est disputandum”, e infatti non si vede perché perdere tempo (dal vivo o in rete) a discutere giudizi a volte del tutto bizzarri e inattendibili. Se stiamo parlando di assaggiatori seri, invece, la componente soggettiva si concentra nella scelta consapevole dei criteri di giudizio, che sono disputabili. Anche qui teoricamente applicando criteri opposti si possono ottenere giudizi opposti, però in genere i criteri che sono collettivamente ritenuti condivisibili non sono quelli estremi, e devono comunque rispondere a logiche ritenute di buon senso. Faccio un esempio: è possibile dare maggiore o minore importanza alla mineralità in un Etna Rosso, ma è difficile argomentare che sia un criterio di valutazione irrilevante o addirittura negativo. Il rossi Outis e M.I. di Biondi, che possono piacere di più o di meno ma solo in un bar Sport possono essere definiti “assolutamente mediocri” come hai fatto sopra, sono veri e propri “sorsi di terra” vulcanica, e questo comunque è un plus, alla luce di quanto appena detto. Anche l’eleganza borgognona sta molto più qui che non nei vini di Terre Nere citati da Fabbretti, che in sporadici assaggi ho trovato spesso sovraccarichi di legno. Sarebbe comunque interessante sapere quali erano i rossi dell’Etna che a tuo giudizio sapevano di vitigni bordolesi. Il disciplinare recentemente riformato non ne prevede l’impiego nell’Etna Rosso, mentre la nuova tipologia Etna Nerello Mascalese prevede fino al 40% di vitigni idonei alla coltivazione in Sicilia, una percentuale che è una pura follia in una tipologia nominalmente monovitigno. Se è stata messa dai produttori non sarà per caso ma perché qualcuno la vuole usare per cammellare di nascosto vitigni che, non appartenendo alla storia dell’Etna, meriterebbero una generica Igt o tuttalpiù la famigerata Doc Sicilia.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

GP è difficile leggerti. Sei sconnesso, illogico. La tua prosa è zoppicante e poco scorrevole. Prova a rileggerti. Inizi con una critica e termini affermando le stesse identiche cose che dicevo io. Se rileggi anche il mio intervento (oltre al tuo) noterai che parlavo di rossi dell'Etna, quindi anche nerello mascalese igt oltre che Etna rosso doc. Infine consentimi la libertà di criticare un vino senza dovere subire le tue reprimende censorie. Forse dovresti frequentare meno bar sport ed essere più sereno.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Una risposta che si qualifica da sola: lascio ai lettori valutare dove stia la sconnessione e l'illogicità Saresti così gentile da motivare la liquidazione di Benanti e Biondi come “assolutamente mediocri”, invece di buttarla in caciara?

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Consorzio Doc Etna

circa 7 anni fa - Link

Gentile Signore, con la presente le comunichiamo, giusto a titolo di chiarimento, che il disciplinare non prevede altre varietà se non quelle già previste nella prima stesura del 1968. Nerello Mascalese minimo 80 % (sino al 100%), Nerello Cappuccio massimo 20%, è possibile inserire uve a bacca bianca sino ad un massimo del 15%. Non esiste la tipologia Etna Nerello Mascalese e non esisterà in quanto l'ultima modifica del disciplinare risale al 2011 ed ha avuto come finalità l'inserimento delle menzioni geografiche tipiche (contrade) e non l'inserimento di altre denominazioni. Tanto dovevamo giusto per dare informazioni corrette alle vostre riflessioni.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Chiedo scusa, leggendo il disciplinare nella fretta ho saltato una riga. In effetti, la composizione 60% Nerello - 40% altra uve si riferisce alla tipologia "Spumante" (bianco o rosè).

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

La maturità la ricerca chi la vuole ricercare... Mi stupisce riscontrare che non siano usciti nomi come Cornelissen, Foti, Calabretta.... insomma sono anni che li bevo e problemi (tappo permettendo, comunque in percentuale minima) pari al proverbiale "0 per". Non è un mistero che Terre Nere Borgognotteggi (lo scrive pure nella retroetichetta) e forse in alcune annate rischia di andare "oltre misura" in polpa e frutto (la qual cosa rappresenta un ossimoro se si pensa alla vibrante eleganza dei Bourgogne). detto ciò il suo etna rosso di base lo trovo sempre all'altezza.... certo, se voglio andarci "peso" mi rifaccio ai numi tutelari. Mi spingo anche oltre dicendo che i miei preferiti (Benanti non me ne volere perchè sei davvero nel mio cuore) sono Vinudilice e l'etna rosato "pista e mutta" di Calabretta.

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Filippo (pippuz)

circa 7 anni fa - Link

Su Cornelissen mi astengo, perchè putroppo non mi è quasi mai andata bene con questo produttor;, un paio di bottiglie notevoli, ma il resto mi ha sempre lasciato perplesso. Il problema è sicuramente la "moda Etna" che porta a produrre chiunque non rispettando per niente il terroir e poi i prezzi che per quanto mi riguarda sono fuori da ogni logica.

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

Per me Cornelissen esprime in maniera pura il nerello e l'Etna, salvo Calabretta, anche se gli altri mi sembrano tutti imbrigliati dalla moda, dal fare vini perfettini. Insomma stanno attenti a non uscire dai canoni che il consumatore si aspetta, filtrando o chiarificando, togliendo quindi l'Etna, l'anima, dai loro vini. Se si vuol far vini da territorio bisogna mettersi in testa di buttare bustine varie con additivi e conservanti, filtri e concentratori, oltre che pesticidi ed erbicidi nel vigneto. Altrimenti si fanno vini moderni, ripetibili, senz'anima.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Ciao Fra ci verresti a Palermo ad una manifestazione su vini del territorio? Terribilmente OT, lo so

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Scusa la curiosità ma... Salvo Foti? Vinupetra, Vinudilice, Vinujancu, Etna Rosso... non so dove tu veda bustine, se sai qualcosa dillo pure apertamente, diversamente non mi sembra elegante sparare ad alzo zero. E mi riferisco anche a Benanti

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Francesco

circa 7 anni fa - Link

Salve, non mi ritengo un grande esperto di vini ma da siciliano d.o.c. ritengo che dopo ripetuti assaggi di Etna Rosso nelle relative e svariate percentuali di nerello mascalese e cappuccio e in relazione a piccoli produttori(10.000-4.000 bot.) posso tranquillamente affermare la grandezza di questo magnifico territorio e dei suoi magnifici vini. Ricordando a tutti che la storia del vino sulle pendici dell'etna eliminando brevemente l'attrazione della moda da parte dei grandi produttori è magnifica ed eterea ed oggi riportata alla luce da un grandissimo lavoro di uomini e donne che rivivono le tecniche del passato integrandole con il presente e proiettandole verso il futuro......a parte profezie MAYA :-) VEDI SALVO FOTI (I VIGNERI 1435) E I SUOI GRANDI VINI ma come lui tantissimi altri ....... BENANTI AZ.AG. BINOCHE oggi TENUTA SETTEPORTE GIROLAMO RUSSO CORNELISSEN CALABRETTA TERRE DI TRENTE PIETRADOLCE FATTORIE ROMEO DEL CASTELLO e tanti altri piccoli produttori ..... http://www.ivigneri.it/territorio.php?language=it PER IL RESTO STIAMO BEN ATTENTI A NON FARE DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO.

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Riccardo Campinoti

circa 7 anni fa - Link

Io invece penso che il modo di esprimere al meglio il terroir sia quello di ridurre al minimo i difetti "tecnici", guarda un po'! Non ti conosco personalmente ma trovo questo tuo sparare a zero su colleghi produttori molto di cattivo gusto....

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Gianni

circa 7 anni fa - Link

Sono d'accordo. Mi sta fcendo passare la voglia di andare alla manifestazione sui vini naturali. A meno che non mi prenda una camomilla, naturale charamente.

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Gabriele Succi

circa 7 anni fa - Link

Scusa Maule, ma non ti capisco... Quindi secondo te chi coltiva un vigneto seguendo pari pari i dettami della bio dinamica, magari la cv. è il Cabernet Sauvignon, e poi in cantina non usa, come scrivi tu, "bustine varie con additivi e conservanti, filtri e concentratori" e aggiungiamoci anche che la fermentazione avviene spontaneamente ma riesce ad ottenere un vino ottimo senza niente, e poi lo caccia in barriques nuove al 100% (che non mi risulta che non siano vietate in BD) allora fa un vino di territorio? Ma per favore... Secondo me dovresti evitare di spararla così grossa, perchè: 1 - qualcuno che non ci capisce una mazza di vino finisce anche con il crederci... 2 - visto che non corrisponde alla verità, è oltretutto ingiusto, come evidenziato da Campinoti, sparare a zero su dei tuoi colleghi, a prescindere. Ti dico la mia, per quel poco che può contare... Il territorio, viene fuori invece quando di difetti non ce ne sono... ...se i vini che sanno di: stalla/letame/tombino/gabinetto/mio labrador quando è andato a infangarsi/la coperta dove poi va a dormire dopo essersi infangato; hanno qualcosa che non va... Tutti questi difetti, mascherano il territorio, uniformando il vino...possibile che non sia chiara la cosa? Idem per le ossidazioni... Inoltre sempre IMHO, il fatto di essere naturali non significa non travasare, non pulire le vasche in acciaio o le barriques o le botti grandi di legno. Il vino se ha delle riduzioni, lo si travasa; se la barrique ha un "taso" attaccato spesso come un panino del Mc Donald va pulita con dei detergenti che lo sciolgano e che lo portino via, se il vino fermenta male perchè i lieviti che sono nell'uva sono scarsi allora bisogna cercare di "seccare" il vino con l'uso dei lieviti "comperi", perchè i residui di zucchero che rimangono sono deleteri per il vino che, in caso di rifermentazioni o di malolattiche che partono spontaneamente (in presenza proprio degli zuccheri residui stessi), sicuramente avrà un innalzamento dell'ac. volatile di conseguenza. E a me il vino acetoso, al di là dei limiti legali, non piace; se preponderante è un difetto, poche storie. ...se è ossidato, lo si porta all'acetificio più vicino, non si cerca di sdoganare tale difetto e vendere un vino difettoso con la scusa del "natural-qualcosa". Guarda, io non uso bustine magiche o cose simili, anche perchè, e l'avevo già scritto proprio qui, non servono ad una beata cippa...se il vino è scadente...scadente rimane... E, dovresti smetterla di sparare come Django con la sua mitragliatrice su produttori che si fanno il mazzo senza usare bustine o chissà quali alchimie, ma seguendo le leggi e rispettando la natura come gli altri... Mi fanno ridere i viticoltori paladini difensori della natura che poi girano con delle auto da 6.000 cc di cilindrata. Infine ti faccio un esempio, uno a caso e cito un mio collega della mia regione così son sicuro che non mi querela :) : Antonio Gallegati, che magari usa erbicidi, il metiram in annate piuttosto cattive, i lieviti se il mosto ha zuccheri troppo elevati, non fa vini di territorio? Vatteli ad assaggiare, sempre che tu non l'abbia già fatto, e poi mi sai dire...

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she-wolf in love

circa 7 anni fa - Link

Sangue Romagnolo che tu sia benedetto!

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salva

circa 7 anni fa - Link

applausi Succi....non è la prima volta che il sig. Maule "la fa fuori dal vasetto" e, come giustamente accennato anche da Gianni, così facendo mette in cattiva luce tutto l'universo "bioqualcosa". Non è neanche la prima volta che cerca di fomentare i vinnaturisti contro i vinoveristi, ovvero upgradare i produttori fedeli ad una distribuzione "di famiglia", diciamo! Insomma, tana per Maule!!!

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winein

circa 7 anni fa - Link

Mi dispiace essere drastico, leggo da sempre Itravino e lo trovo straordinario, ma il pezzo di Alessandro Pietrobattista è la quinta essenza della superficialità è per la prima volta mi ha spinto a scrivere un post. Chi abbia una minima cognizione dei vini dell'Etna non può che strabuzzare gli occhi!!. Non certo necessariamente chi come me per mestiere degusta e i vini dell'Etna ogni anno li testa tutti e treccento ( praticamente tutte le etichette oggi), o chi abbia studiato la storia di questo territorio ed il suo percorso degli ultimi 25 anni ma anche chi semplicemente abbia un panorama un po più ampio di questa realtà. Ok l'opinione personale, ok il gusto, ma per diamine!!! forse è il caso prima di scrivere queste assurdità di approfondire la materia altrimenti si rischia di essee ridicoli visto che forse qualcuno che non sia superficialmente preparato sul territorio può leggerlo. salut

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Assurdo, ridicolo e superficiale. Perfetto, dimmi perchè invece di intervenire in questo modo. Ho dialogato apertamente con tutti, soprattutto con coloro che non erano d'accordo e ho spiegato le ragioni di questo post e da cosa nasce la mia riflessione. Perchè, se non l'avessi capito, trattasi di riflessione che faccio insieme a tutti i lettori di Intravino, riguardo una zona che a me continua ancora a piacere ma che ultimamente di soddisfazioni me ne sta regalando ben poche. Basta discuterne civilmente e spiegare le proprie ragioni invece di dire che l'interlocutore non capisce una mazza. Ti devo fare l'elenco degli articoli che ho scritto sui vini dell'Etna (tra l'altro uno di prossima uscita)? Non mi sembra il caso. Ti devo dire che pure io ne degusto parecchi di vini dell'Etna (magari non trecento come te) e che una mezza idea me la potrei esser fatta? A quanto pare no visto che secondo te non ho la minima cognizione di questi vini. Tu che ce l'hai, invece, spiegami su cosa non sei d'accordo e prometto che, sempre civilmente, ne discuterò volentieri. PS: Alessio, non Alessandro per cortesia.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Comunque Alessio ha dato punteggi di 90/100 a vini dell'Etna, ed in alcune annate da quello che mi è parso di capire anche superiori: proprio brutti non devono essergli sembrati ;-) Magari non sono tutti uguali. Come in qualsiasi territorio bisogna saper scegliere.

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Appunto Massimiliano. Mi sembra che nel pezzo io ponga degli interrogativi più che delle certezze. Per dirne uno: Vinupetra 2006 è un vino che all'uscita (poi provato più volte) mi piacque da matti, da 90 e più punti. Giudizio non solo mio ma di parecchi dei presenti che l'avevano provato. Anche Vinupetra 2006 fa parte di quei vini bevuti più volte all'uscita e che mi sono ripromesso di testare con un minimo sindacale di invecchiamento. Nella degustazione fatta ha avuto una prestazione sottotono, con una sensazione di boccia più avanti del preventivabile. Può essere un momento passeggero, una fase poco felice del vino o la classica boccia sfigata ma per quasi tutti i presenti è stato un vino ben sotto i fatidici 90 punti. Per questo ho evitato di puntare il dito contro questo o quel produttore, di scrivere che il giudizio su un tale vino è stato "manco a li cani". Proprio perchè voglio approfondire e confrontarmi, senza pormi su un piedistallo a sparare sentenze.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Ok. Tavola rotonda (con tanti bicchieri) sui vini dell'Etna. Aperta a tutti i lettori di Intavino :-)

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Ce piace!

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maurizio gily

circa 7 anni fa - Link

se il titolo di questo post è tuo, mi pare che di sentenze ne spari eccome, non è certo un titolo che esprima umiltà di giudizio. Una degustazione può anche essere sfortunata, ma l'Etna è un grande terroir. E basta. Non ammetto confutazioni.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Mi sembra che nessuno qui metta in discusione le potenzialità dell'Etna, quanto il complesso delle sue attuali realizzazioni. La crescita esponenziale dei produttori e dei vini, concentrata negli ultimi anni, ha creato un quadro molto frammentato, in cui al momento non è facile individuare un minimo comune denominatore. Per la maggioranza delle attuali aziende manca uno storico sufficiente a fornire un'immagine consolidata dello stile aziendale e a consentire un giudizio solido sulle capacità evolutive dei vini (nonché sull'adeguatezza dei loro prezzi). Ci auguriamo naturalmente tutti che, passata una fase di assestamento, il quadro diventi più unitario, ma al momento non siamo in pochi a pensare che c'è meno "arrosto" di quanto starebbe nelle potenzialità della "muntagna".

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suslov

circa 7 anni fa - Link

a me sembra che vi droghiate c'e' un terroir incredibile che fa dei vini fantastici in un posto in cui per anni si sono fatti vini impresentabili e voi vi lamentate ancora ? ve lo meritate il nero d'avola e il camelot di firriato ... lussuriosamente sputtano fogli da 50 con bocce delle terre nere e vi lascio a godere i vostri similbordolesi

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

M'hai sgamato, sono un fan del Camelot.

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suslov

circa 7 anni fa - Link

a ognuno le sue perversioni io mi drogo di pinot nero, nebbiolo e nerello

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alexer3b

circa 7 anni fa - Link

Io pure di Sangiovese toscano! Cose tipo Montevertine, Biondi Santi, Poggio di Sotto, Franco Pacenti, Fèlsina, Le Macioche, Mastrojanni, Col d'Orcia, Pàcina... roba merlottosa e piaciona insomma. :-D

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suslov

circa 7 anni fa - Link

montevertineeeee siiiiiii ancora ancora siiiiii pero', dai, li merlot non ce n'e' proprio anche i nobile di dei e di podere sanguineto hanno per me notevole effetto lisergico. anche li merlot e cabernet non ce n'e'

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GianMarco

circa 7 anni fa - Link

Credo ti prendesse in giro. Così, a sensazione.

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suslov

circa 7 anni fa - Link

che noioso. cosi, a sensazione ...

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

QUOTISSIMO si può dire???????? :-) Io mi drogo pure con la Querciola di Massa Vecchia... slurp. Se proprio devo bere qualcosa di più "concentrato", questo è il top

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suslov

circa 7 anni fa - Link

si puo' dire :-)

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Quoto GP al 100% . E per quelli che parlano con disprezzo dei bordolesi prego contattarmi in privato se volete eliminare dalla cantina vecchie bottiglie acquistate per errore.. Zona pomerol preferibilmente, ma anche St. Emilion ... Attendo vostre.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

A me non piacciono i bordolesi de noantri (gli italioti). Se vuoi ti rivendo bottiglie che ahimé mi hanno regalato.

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suslov

circa 7 anni fa - Link

non si parla dei vini di bordeaux si parla dei simil bordolesi italiani grande differenza

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

scherzavo ma condivido chi dice che per ora l'Etna non sta dando i risultati che potrebbe.

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aldo cannoletta

circa 7 anni fa - Link

Interessante dualistica dissertazione sui vini dell'Etna,carente pero' di conoscenze specifiche inerenti i territori,i vitigni,le tradizioni secolari,le metamorfosi scaturite dalle eruzioni passate ,antiche e remote e dalle diverse tipologie di vinificazione tra l'antico e il moderno sistema enologico nonche' dalla possibile aggiunta di vitigni a bacca bianca,retaggio secolare,e come sostengono i malpensanti con la cabermerlottizzazione recondita.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/309-lazienda/6734-letna-da-non-perdere-i-vini-di-calabretta.html

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Gianni

circa 7 anni fa - Link

Tutte cose che a chi normalmente beve per solo piacere, non interessano un granchè. Che ingenui :-)

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tommaso f.

circa 6 anni fa - Link

questo articolo è superficiale e demoralizzante , mi sembra che lei si sia fermato a pochi assaggi e a pochi produttori prima di decidere di scrivere la sua opinione sul possibile futuro evolutivo di ogni bottiglia dell' etna; oltretutto, data la mancanza di conoscenze storiche e tecniche su questa zona e le sue uve, forse prima le sarebbe convenuto fare una gita sul territorio e approfondire le sue nozioni a riguardo. Se lei mi dicesse " bevo etna rosso da 25 anni e questa è la mia opinione " potrei anche darci peso, ma date le sue premesse capirà perchè mi pare superficiale. Attraverso gli assaggi proposti dai normali canali di distribuzione e promozione ( associazioni sommelier, enoteche, ristoranti ,etc ) spesso non si riesce ad avere un'idea chiara dei vini del territorio, perchè le etichette che giungono non sono molte ,hanno superato file di assaggiatori che li hanno ritenuti adatti a un gusto non solo "locale" e sono di aziende che riescono a permettersi di giungere fino all'enoteca sotto casa nostra. per rendere l'idea. se si prende in esame la viticoltura pugliese allo stesso modo, non troverò più di un paio di eccezioni su quella che sembra una regola di vini fruttosi,zuccherosi e ricchi di legno, mentre con un giro sul territorio ben ragionato si scopre che in realtà di produttori validi vi è un bell'elenco.

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Giuseppe

circa 3 anni fa - Link

Nel mio piccolo mi sono fatto l'idea che poche etichette hanno un livello qualitativo interessante. Il potenziale di maturazione è, a mio parere, a medio termine. Ho provato un Etna Rosso 2008 (Quota 600 di Graci) nel 2016 è il vino era in perfetta salute. Credo comunque che non avrebbe retto altri due anni senza iniziare a dare segni di cedimento. Successivamente della stessa cantina il Quota 1000. è stato in qualche modo deludente. Per carità, non voglio dire che fosse da buttare, ma sicuramente inferiore al 600 metri. Mi sembra palese che vi sia una forte campagna pubblicitaria (vedi marketing) che ruota attorno ai vini dell'Etna, ciò nonostante non va esclusa la particolarità di alcuni di questi vini. Forse bisogna prenderli per quello che sono. Vini di carattere, ma con certi limiti e il prezzo sicuramente gonfiato in alcune etichette. Per quanto mi riguarda credo che i vini più interessanti si producano tra i 400 e 700 metri. A quote più basse i vini mi sono sembrati troppo caldi; mente a quote più alte, se non propiamente duri, dire squilibrati.

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Giuseppe

circa 3 anni fa - Link

Dimenticavo. Pensare di poter avere una valutazione (ponderata) sull'annate dei vini dell'Etna mi sembra fantascienza (almeno per adesso). C'è troppa superficialità in proposito e il tema, per lo più, viene liquidato con un semplice "in Sicilia fa sempre caldo".

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