Etica e vino, quando il “mi interessa solo quello che c’è dentro” non basta

Etica e vino, quando il “mi interessa solo quello che c’è dentro” non basta

di Leonardo Romanelli

Può esistere un’etica del degustatore? E’ una domanda che mi pongo spesso, quando vedo postata su Facebook la foto di una bottiglia di uno dei tanti  produttori italiani, chiacchierati per gli atteggiamenti aggressivi o per le idee politiche estremiste palesate in pubblico, con commento relativo del postatore, del tipo “Ma vaffanculo”, “Chi se ne frega”, “Basta il vino”, “Mi interessa solo quello che c’è dentro”.

Sembra quasi un gesto di sfida, quello di mettere la foto, fare un elogio che lascia sottintendere:  ”Si, l’ho assaggiato, è buono, avete qualcosa da dire?” a voler cercare la polemica immediata e quindi la domanda che sorge spontanea è: si assaggia il vino a prescindere? Quale è il compito del giornalista o degustatore tout court, informare solo sul prodotto o anche su quello che ci sta dietro? La questione è spinosissima, me ne rendo conto, anche perché rischio di entrare in un ginepraio di polemiche e magari relative contraddizioni, ma provo a farlo, con esempi in altri settori.

Vi ricordate il Milan di Berlusconi che vinceva campionati e coppe?  Potevi essere antiberlusconiano politicamente, ma la fede calcistica superava ogni avversità ideologica e la soddisfazione della vittoria era comunque un acme di felicità che nessun tifoso si voleva togliere e, quindi, anche gli avversari più acerrimi del berlusca non si peritavano di mostrare in pubblico la loro fede.

E sul vino, come ci si comporta?

Ci sono tanti motivi per i quali potrei evitare di assaggiare i prodotti di un’azienda vinicola, se la metto da un punto di vista etico, e provo a fare alcuni esempi: il produttore può essere un rinomato truffatore perché in cantina crea vini dichiarando provenienze diverse delle uve e utilizzando prodotti chimici come se piovesse. Oppure il vino è buonissimo ma lui non paga dipendenti e fornitori. Il proprietario del vino è coinvolto nel settore delle armi. O ancora, appartiene ad una setta massonica, fa pubblicamente dichiarazioni razziste, è rinomato per la sua violenza.

A vedere bene è un corollario della società in cui viviamo e coinvolge praticamente in ogni settore. Ma qui si parla di produzione di vino, un prodotto, per utilizzare le belle parole dette durante una verticale della propria ribolla, da Mateja Gravner “Il vino non è indispensabile per il nostro vivere, ma proprio per questo non lo dobbiamo sofisticare e lo dobbiamo fare buono”.

E quindi, mi chiedo, censuro la degustazione? Prendo le distanze dalla bottiglia e dal bicchiere? No, alla fine non lo faccio, lo assaggio e lo giudico come gli altri vini. Posso non giudicare le scelte tecniche di Sinisa Mihailovic perché ha fatto endorsement a Salvini? Solo evito di esaltarlo , il vino che non mi torna, evito di metterlo su un piedistallo senza contraddittorio, evito di isolarlo per farlo risaltare maggiormente ma lo metto in confronto con gli altri. Un po’ le regole di una democrazia dove si devono cercare soluzioni attraverso il dialogo, non certo attraverso l’isolamento.

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

6 Commenti

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Vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...hai detto bene, è argomento spinoso traslabile in tanti campi del quotidiano. Con la postilla che " non è necessario" ma esclusivamente un fatto edonistico e , aggiungo , culturale. ...poi ne faccio un fatto personale, non esportabile: la qualità la ergo, nel caso specifico " vino" , a valore assoluto. In secondo piano l' aspetto morale di sostenibilità, per ragioni ideologiche ( nell' accezione positiva, in questo caso, del termine). Poi la salute, perché la palla dei residuali chimici nei vegetali in generale , con i sistemi di lavaggio e bonifica obbligatori, sono , analiticamente sul prodotto finito, quasi sovrapponibili nei sistemi convenzionali rispetto a prodotti " ad agricoltura sostenibile" , per cui è sulla filiera agricola e non sul prodotto finito che mi concentro " moralmente per un fatto di ecosostenibilita' , che non è il micro ppm in un Barolo o Brunello " convenzionale", a volte non rilevabile analiticamente, a farmi morire di cancro ...dove è all' alcool , agente tossico e mutageno accertato, con cui devo fare i conti fisiologicamente...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

È solo tecnica di marketing, l' "anticonvenzionale farlocco" tira così tanto che da tempo questa è una tattica "win win". Molti politici ci stanno costruendo la loro fortuna. La si rende inefficace solo fregandosene.

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Credo che l'unico potere del consumatore sia quello di scegliere i prodotti (anche, se vuole) in base a quanto si riconosce nella modalità di produzione, nella sostenibilità (se interessa) nei contenuti che il fabbricante veicola. Se non posso fare a meno dell'auto mi interessa che sia elettrica, a metano, a gpl oppure uso il diesel anche per andare a prendere il giornale ? Se amo il vino fatto in un certo modo cerco di scegliere i prodotti di un vignaiolo palesamente razzista oppure preferisco quelli di qualcuno che non so come la pensa o che ha posizioni differenti (se riesco a saperlo) ? Utilizzo un software open source o pago le licenze ai monopolisti ? Posto che la coerenza assoluta non esiste, credo che le nostre scelte commerciali abbiano un minimo di valore rifuggendo però i talebanismi in quanto ritengo siano perniciosi sempre e comunque. L'apertura mentale è l'unica soluzione per costruire un mondo un po' meno schifoso di quello in cui viviamo oggi. Insieme alle idee chiare riguardo al tipo di mondo che vorremmo o perlomeno a quello che NON vorremmo. In questo ambito come diceva un saggio vignaiolo che non c'è più "tenendo presente che con il vino ci si diverte e con il grano si campa". Sottintendendo ovviamente che le battaglie importanti si fanno (anche) su settori più ampi. Personalmente cerco di consumare nel modo più sensato possibile ma sicuramente rispetto molto di più chi si batte rischiando del proprio per vertenze importanti (penso al TAV, per esempio) ma magari mangia da McDonald rispetto a chi strepita per 10 ml di solforosa in più ma se ne sta al calduccio senza esporsi mai per battaglie ben più importanti. Saluti dall' Emilia Romagna..... :)

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

Bisogna essere oggettivi nelle valutazioni, bisogna giudicare un vino per quello che è . Se cè una bella storia dietro un vino, la si può raccontare, ma la narrazione non può incidere sulla valutazione. Il coraggio di un vignaiolo o le sue scelte, non possono valere da salvacondotto per eventuali difetti dei suoi vini. Per la stessa ragione, pur essendoci un mare tra le mie idee politiche e quelle di Bressan, non ho problemi a riconoscere la bontà dei suoi rossi e ad affermare che l'ostracismo con cui alcuni lo hanno trattato è più che discutibile.

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Simeone Lo Stilita

circa 3 settimane fa - Link

Chapeau, concordo su tutto. Su Bressan e i suoi vini, pure. Anche se non mi sembra sia stato trattato così male, ricordiamoci bene cosa ha scritto eh...no perchè uno è libero di pensare così, ma se sei così fesso da scriverlo ti meriti improperi, personalmente.

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marcow

circa 3 settimane fa - Link

Il tema proposto da Romanelli è affascinante e lo ha saputo presentare con molta efficacia. Ma, come è stato detto, è un tema difficile. Il motivo principale è che esistono diverse concezioni di etica: viviamo in un'epoca di relativismo etico e, quindi, avremo diverse e contrastanti opinioni anche dovendo applicare il concetto di etica, come in questo caso, al consumo del vino. Spero che il dibattito sia ricco di commenti diversificati e anche contrastanti. E allora qual è la mia opinione? Per il momento mi limito a dire che non sono indifferente ad alcuni comportamenti o dichiarazioni di un produttore di vino. Romanelli, per esemplificare e stimolare il dibattito, ha elencato moltissime situazioni che potrebbero essere o non essere prese in considerazione: alcune mi indurrebbero a non comprare il vino di chi ha fatto o detto alcune cose. PS Condivido la parte finale del discorso di Vinigodi sulla tossicità dell'alcol. Non è legato al tema dell'etica che trattiamo oggi(ma era coerente nel discorso di Vinigodi). Lo evidenzio questo pensiero di Vinigodi perché è praticamente dimenticato nelle discussioni sul vino.

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