Esperti del vino si nasce e Robert Parker, modestamente, lo nacque

di Antonio Tomacelli

Per essere degli esperti assaggiatori non serve aver bevuto centomila vini perchè, pare, esperti si nasce. Certo, l’esperienza conta ma la capacità di riconoscere quel particolare sentore di “radice di liquirizia bagnata dalle prime piogge d’autunno”  è una vera e propria dote biologica. Lo dicono gli scienziati della Pennsylvania State University che hanno pubblicato i risultati di una ricerca condotta su di un panel di 110 assaggiatori di professione, fieramente opposti ai palati di 220 consumatori medi. Durante l’esperimento, condotto, ci auguriamo, alla cieca, gli scienziati hanno truccato il vino, versando alcune gocce di propylthiouracil, una sostanza quasi inodore che viene utilizzata per misurare la reazione delle persone al sapore amaro. Gli esperti hanno vinto alla grande riconoscendo immediatamente la sottile sfumatura, ma questa scoperta porta con sé dei risvolti negativi.

Fermiamoci a riflettere un attimo: cosa se ne fa il consumatore medio della recensione di un Robert Parker che inanella sentori di carciofo maturo e note di ciliegia di montagna che il povero C.M. non sentirà mai perchè geneticamente ipodotato? Insomma, i 100 punti non sono per tutti e per chi vive sulla terra gli aggettivi tannico o acido sono vuote parole. Inutile affidarsi all’esperienza: il professor Hayes che ha guidato l’esperimento, ha dichiarato: “Non si tratta solo di apprendimento. Gli esperti sembrano differenti a livello biologico”.

La notizia è arrivata, pensa te, nel mezzo di una tempesta ormonale che ha colto migliaia di collezionisti, fedeli seguaci del Massimo Esperto sulla Terra, l’avvocato Parker, per l’appunto. I 19 vini di Bordeaux premiati dal nostro con il punteggio massimo (mai così tanti in una volta) sono già schizzati alle stelle nel listino Liv-ex, a sort of Borsa del vino internazionale e i pochi siti di vendita online che ne avevano disponibilità, hanno subito pesanti rallentamenti dovuti alle migliaia di richieste.

La critica enologica, insomma, è un dead man walking, ma non lo da a vedere e il killer potrebbe aggirarsi tra quanti di voi lettori hanno avuto in dono da mammà un palato da dio.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

17 Commenti

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Non resta che replicarli tramite DNA

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Francesco Amodeo

circa 8 anni fa - Link

Pensare che essere tanto esperti di vino coincida con quanto più si è abili a riconoscere descrittori gusto-olfattivi è la stessa cosa di pensare che essere esperti di quadri significhi possedere una vista da aquila... :-/

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

fantastico concordo in pieno. E' anche vero che a parità di doti acquisite/acquisibili, chi nasce con una determinata predisposizione o sensibilità sensoriale ha un'arma in più. Che poi non basti per diventare un esperto è tutto un altro discorso.. Altrimenti tutti i grandi musicisti dovrebbero tutti avere l'orecchio assoluto, cosa che non è... per fortuna

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Francesco Amodeo

circa 8 anni fa - Link

Non che le doti che rendono grande un assaggiatore siano in maggioranza (o tutte) acquisibili; molte di esse sono doni di natura, solo che ritengo l'abilità nel riconoscere/dare dei nomi ai profumi del vino sia una caratteristica tra quelle meno importanti. Penso che capacità come la sensibilità, il dono di sintesi, l'abilità nel capire la natura profonda del vino siano tra le più rilevanti e che siano principalmente innate. Il paragone con la musica calza a pennello: per capire una sinfonia di Mozart non è necessario possedere l'orecchio assoluto per sezionare ogni singola voce della musica. Non che per un musicista non serva avere questa capacità, semplicemente ciò che rende grande un giudizio critico su una musica non è minimamente esauribile con questa abilità; il lavoro da fare è diverso, come è noto. Incredibile che con il vino talvolta si pensi l'esatto contrario, riducendo il tutto a banale quotidianità.

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luca s.

circa 8 anni fa - Link

Ottimo paragone. Inoltre aggiungerei che per "sentire" certi descrittori non è necessario avere un palato geneticamente superiore, è sufficiente una buona dose di fantasia ;-)

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Francesco Amodeo

circa 8 anni fa - Link

Beh, ci sono ovviamente anche i cazzari (e sono tanti) ma personalmente ho avuto la fortuna di assaggiare con gente davvero strabiliante a dare i nomi corretti, anche se si tratta di profumi non proprio comuni. Per esperienza personale ritengo l'uso dei descrittori essere pericolosissimo in fase di comunicazione. Una volta uno bravo mi ha detto: "quando un vino non lo capisco, vado giù di descrittori a manetta" (e, posso testimoniare, sono descrittori corretti, non di fantasia). Il punto è che prima bisognerebbe comunicare IL vino, la sua "essenza", la sua unità, perché è questo il vero punto di raccordo tra chi scrive e chi legge; se lo si riesce a fare coniugando anche l'uso di descrittori, senza confondere o sviare il lettore, allora si è davvero bravi. Sono pochi quelli che ci riescono, la maggior parte si limita, se va bene, ad elencare profumi, forse per nascondere il fatto che quel vino non lo si è capito davvero.

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Il Grigio

circa 8 anni fa - Link

Si sta dicendo che il Gori non capisce una cippa di vino? Ne avevo sentore ma dopo aver letto di Benvenuto Brunello ne ho la certezza. Poi che sia campione dell'universo di roteazione, mossacce con la boccuccia e strippaggio ci sta pure: in quello che scrive non si capisce nulla dell'anima del vino.

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luca s.

circa 8 anni fa - Link

Assolutamente d'accordo. Se leggo un'opinione su un vino poco m'importa di sapere quanti profumi sente l'assaggiatore, quello che voglio è un'emozione, positiva o negativa che sia, che mi comunichi l'anima del vino, e mi trasmetta la sua vera essenza. Un'emozione la si può trasmettere, un profumo no.

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

infatti, mio caro trollone Il Grigio, è una vita che lo dico, si spiega tutto con la potenza del web! Passa anche tu cinque anni a postare ogni giorno descrittori, punteggi e video di tue degustazioni di vino e diventerai immediatamente un esperto affidabile di vino anche senza capirne mai l'essenza di un vino che sia uno. Del resto, a chi interessa davvero l'essenza di un vino? Mala tempora currunt... ps già che c'eri, ci illumini tu sui tuoi assaggi a Benvenuto Brunello? Siamo qui, pronti a confrontarsi e a imparare, come sempre

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Il Grigio

circa 8 anni fa - Link

Suvvia Gori non t'incazzare. Qua ti si vuol tutti bene. Non ci fossero i tuoi anici e cardamomi nel Brunello, i tuoi 97 e 95 ai Cerrealto e al Brunello del prode Cinelli con che si rideva noi? Dio bonino! Continua per sempre a scrivere. Diventa campioni dell'assaggi di tutta la galassia d'Andromeda. Saremo sempre qui ad aspettare i tuoi descrittori. Gori pe'ssempre!!! ps: ma che fai? Mi banni? O grullo, è così che vuoi imparare?

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

io magari non mi incazzo se ti firmi con nome e cognome e mi metti qui le tue note di Brunello 2007, il resto sono pugnette mi pare che i tuoi commenti siano piuttosto duri e senza appello, se poi scherzavi, ci sono mille modi molto più divertenti di passare il tempo

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Armando Castagno

circa 8 anni fa - Link

Bellissima similitudine.

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Durthu

circa 8 anni fa - Link

Ma che affermazione scientifica è "Non si tratta solo di apprendimento. Gli esperti sembrano differenti a livello biologico"? Sembrano? E da cosa?

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Più grossa la spari, più diverso sembri ;-)

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

Mi fa anche pensare questa generalizzazione globale... Nel campo della detergenza, in cui lavoro, è assodato che le aree olfattive sono nettamente distinte: le preferenze "medie" su profumazioni testate in Europa e Latin-america sono normalmente poco apprezzate in Nordamerica (e viceversa). Inoltre alcune persone sono assolutamente incapaci di percepire le sostanze muschiate (alcuni nitromuschi). Immagino che anche in area gustativa, ed in particolare per il vino in cui la componente olfattiva condizione anche quella gustativa, esistano tali importanti differenze... Come a dire, il futuLo LobeLt PalkeL cinese darà gli stessi punteggi?

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Montosoli

circa 8 anni fa - Link

Una cosa e sicura e certa....che il locomotore Robert Parker fattura milioni di Dollari.....ed invece in Italia molte recensioni di degustazione le si fanno per hobby.....

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esp

circa 8 anni fa - Link

“radice di liquirizia bagnata dalle prime piogge d’autunno” Evabbè, ma questo è facile, dai. Niente a che vedere con il sentore di Pesca Melba, quello sì riservato ai superdotati :)

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