Enoturismo sì, ma che sia accessibile a tutti

Enoturismo sì, ma che sia accessibile a tutti

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Per la prima volta il turismo del vino entra nel quadro legislativo italiano, con l’approvazione, nella Legge di Bilancio per il 2018, della disciplina dell’enoturismo e il 12 marzo con la firma del decreto ministeriale attuativo, contenente le linee guida in merito ai requisiti minimi di qualità per l’esercizio della relativa attività. 11 punti che definiscono questi requisiti minimi, che vanno dalla necessità di avere “un sito web o una pagina aziendale” (Italia, 2019), fino alla puntuale indicazione che “l’attività di degustazione del vino all’interno delle cantine deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale, purché non siano alterate le proprietà organolettiche del prodotto”.

Non c’è una parola, una, invece, relativamente alla necessità di garantire l’accessibilità alle persone disabili.Attenzione al bicchiere che non alteri le proprietà organolettiche, ma nessuna menzione per le persone con disabilità.

A me non sembra giusto.

Si chiedono requisiti minimi. In cambio immagino che potranno seguire agevolazioni o finanziamenti. E allora perché non chiedere subito ciò che sarebbe giusto chiedere? Perché non invitare coloro che non hanno spazi accessibili a renderli tali anche per persone disabili? Perché non finanziare piuttosto un abbattimento delle barriere, invece che preoccuparsi che i bicchieri non alterino le proprietà organolettiche?

Certo chi ha una cantina già deve stare al rispetto di regole complesse e spesso anche poco sensate. Inoltre non tutte le cantine sono nate per essere luoghi di accoglienza turistica e quindi molte di esse non hanno tenuto conto di alcun criterio di accessibilità per disabili, quando sono state costruite. Altre ancora sono ospitate in edifici antichi e su cui non è facile (a volte nemmeno possibile) intervenire e abbattere barriere architettoniche. Eppure anche fra le cantine delle archistar, ve ne sono di non pensate per essere accessibili a tutti.

E allora forse, prima delle strutture è la nostra sensibilità che può e deve cambiare.

Un tentativo venne fatto. Riporto da un articolo dell’epoca “Il primo progetto per abbattere le barriere architettoniche in cantina e rendere l’esperienza enoturistica accessibile e fruibile anche ai disabili motori, cognitivi e sensoriali verrà presentato il 9 maggio a Conegliano Veneto (Treviso). “Il vino vuole farsi portavoce di un mondo aperto e sempre più etico, a misura di tutti. Un obiettivo che le Città del Vino vogliono sostenere attraverso il progetto Cantine senza Barriere – sottolinea il direttore dell’Associazione, Paolo Benvenuti -. La disabilità oltre a rappresentare diritti particolari e maggiori tutele è una voce già attiva del settore turistico, che muove circa 127 milioni di persone nel mondo, di cui 90 milioni soltanto in Europa”.

Era il 2015. Il pezzo s’intitolava “Enoturista e disabile. Ora si può”. Venne messo in piedi il sito. Se lo visitate oggi ci trovate in offerta ciabatte e camicie. Anche la pagina Facebook di Cantine senza barriere ha il ultimo aggiornamento datato gennaio 2016.

Sarebbe non dico bello, ma giusto, se oggi qualcuno trovasse la voce per dire che senza dubbio è importante che il bicchiere non alteri le qualità organolettiche del vino. Ma forse è almeno altrettanto importante che queste intatte qualità, s’incoraggi a renderle accessibili a tutti.

2 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Bravo Tommaso Ino Ciuffoletti! Sono commossa da quello che hai scritto e non sto scherzando. I disabili in Italia sono ancora troppo spesso "invisibili". Mi alzo in piedi e ti applaudo.

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Paola Palombo

circa 2 mesi fa - Link

Bravo Tommaso, ho molto apprezzato la tua riflessione!

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