Enoteche e ristoranti contro il prezzo sorgente sbagliano

di Alessandro Morichetti

Cosa sia il prezzo sorgente lo leggete nell’etichetta accanto: comprare all’origine, cioé in cantina, la bottiglia in oggetto costa(va) 11 euro. Un po’ più del prezzo praticato ad enoteche e ristoranti e un po’ meno del prezzo che queste poi praticano al consumatore finale. Giusto? Sbagliato? La cantina Aurora di Offida ha dovuto desistere: quella riga di testo turbava le vendite ed è scomparsa dopo un paio d’anni.

Il perché è presto detto. Svelando il prezzo sorgente è roba di sottrazioni capire il ricarico praticato dall’intermediario. E giustificarlo sembra un esercizio di arrampicata sugli specchi. C’è la fazione “il produttore si faccia gli affari propri che noi ci facciamo i nostri”, ma anche quella “prezzo sorgente? Ben venga”. Sì, esiste anche la seconda e il nostro Fiorenzo Sartore sul suo Diario Enotecario la racconta così:

Io non capisco, onestamente, dove stia il problema. Se non fosse abbastanza chiaro al mondo cosa sia il mio lavoro, lo spiego ora: io faccio il commerciante. Quello che vendo a dieci l’ho pagato cinque, se va bene. Se va male l’ho pagato sette, e a volte va benissimo e càpita di pagarlo quattro. Io non lavoro gratis, io credo di metterci un discreto impegno in quel che faccio, e pensate un po’, voglio guadagnarci bene. Il consumatore finale che non comprende questo fatto, che non è d’accordo, che non giustifica il sovrapprezzo, ha pure i suoi buoni motivi. Quel che è certo, è che a me non interessa come cliente. Voi lavorate gratis? Non mi risulta. Non volete pagare l’intermediario? Siete liberi. Io lavoro per tutti gli altri che non hanno il tempo, la voglia e la competenza per disintermediare.

Ho citato poche righe di un pezzo magistrale: “Sulla vendita diretta delle aziende, il prezzo sorgente, e altre amenità“. Tra i commenti articolati ci sono i favorevoli e i favorevolissimi (Gianpaolo Paglia, Antonio Tombolini, per dirne due). Io sto con Fiorenzo, mi piacciono trasparenza e guadagno motivato. Se solo molti sapessero quanto costano all’origine le loro scarpe griffate da 350 euro, col cacchio le comprerebbero. Amo il Lambrusco e ne vendo uno particolare. Non costa più di altri all’origine ma mi faccio pagare il lavoro di ricerca. Ho lavorato per te, se non lo capisci c’è il supermercato accanto col suo bottiglione a 2 euro. Ho provato anche quello, s’intende.

Possibile non ci sia nemmeno una voce contraria? Nessun commerciante ha da ridire in proposito?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vendo vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vivo nelle Langhe. Amo tutti gli animali e qualche umano.

96 Commenti

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Rinaldo Marcaccio

circa 8 anni fa - Link

Chi pratica ricarichi onesti, credo abbia tutto da guadagnare dall'indicazione del prezzo sorgente in bottiglia.

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Peppe

circa 8 anni fa - Link

Io quello che non capisco è cosa abbiano da guadagnare le aziende che vogliono a tutti i costi far sì che i consumatori finali facciano i conti in tasca agli intermediari, come se questi fossero delinquenti da "sputtanare" in piazza a tutti i costi. Io sono per la corrente "tu fai il tuo lavoro ed io il mio", perchè devo essere spiato dai miei clienti che devono farmi i conti in tasca? Sarebbe interessante conoscere il prezzo di produzione di alcuni vini venduti a prezzo sorgente a € 10, magari prodotti con € 3,00/3,20

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Ed invece io consumatore non capisco che cosa tu abbia da nascondere se dici di fare soltanto il tuo lavoro. Se tu intermediario hai qualcosa da nascondere, allora automaticamente c'è qualcosa che non quadra. Però concordo con te quando affermi che il prezzo sorgente stesso è qualcosa di potenzialmente opinabile. Chi mi dice che già il produttore non ciurli nel manico? Aurora cmq produce vini eccezionali (Piceno superiore e Pecorino Fiobbo soprattutto) a prezzi davvero contenuti. E allora W Aurora!

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Peppe

circa 8 anni fa - Link

Nic, qui nessuno ha niente da nascondere ma è brutto sentirsi spiati e "controllati" da chiunque e credo questo valga per qualsiasi settore. Semplicemente penso che non è scritto da nessuna parte che gli intermediari debbano tutti effettuare il ricarico del 10-20 o 30%. Se un'enoteca o un ristorante è in grado di vendere un determinato vino al 10% o al 50% in più rispetto ad un altro suo collega questo stà solo alla sua bravura di commerciante e non per questo è da ritenere un ladro. Credo sia l'obiettivo di chiunque cercare di guadagnare il più possibile dal proprio lavoro, o no? Beh se un enoteca è più brava di un'altra nel vendere perchè dovrebbe omologarsi a chi sceglie di guadagnare poco ma magari cercando di fare grossi volumi? Posso scegliere di vendere meno e guadagnare di più su ogni singola vendita? magari perchè non voglio fare grandi stock in magazzino, comprarmi un mezzo per fare le consegne ai ristoranti ecc ecc. Magari perchè ho un punto vendita fantastico, dei venditori bravissimi e offro servizi vari al cliente. Sono libero di farlo senza essere spiato e additato? Credo che alla fine sia la stessa cosa che succede guardando i produttori, c'è chi riesce a vendere vini buoni a € 5, altri a € 20 magari con gli stessi costi di produzione, sono bravi loro, poi è il mercato che decide, se al consumatore non conviene comprare da me, può sempre andare altrove.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

"Credo sia l’obiettivo di chiunque cercare di guadagnare il più possibile dal proprio lavoro, o no?" è proprio questo il problema. L'obiettivo primario dovrebbe essere "fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile", il guadagno non deve essere un fine ma un mezzo per lavorare e vivere. Arricchirsi con il lavoro ed essere onesti è impossibile, la storia ce lo ha dimostrato da secoli, ma si continua ancora a pensare che è più importante guadagnare di più, peccato che quale sia il limite di questo maggior guadagno è un fatto totalmente soggettivo. I valori principali dell'uomo in teoria sono "amore, lavoro e conoscenza", ditemene uno che sta REALMENTE al suo posto in questa società. Guadagnare il più possibile dal proprio lavoro...ecco perché nel 2009 chi era ricco è diventato ancora più ricco e chi era povero è diventato ancora più povero. Con questa visione della vita abbiamo il destino segnato.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Roberto, ti voterei :-)

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Peppe

circa 8 anni fa - Link

Guadagnare dovrebbe essere un mezzo per lavorare e vivere. Quindi Roberto, tu e Nic devo dedurre che vi accontentate di quel che vi basta per "vivere" e poter comprare il carburante che vi serve per raggiungere il posto di lavoro. Sarò fuori dal mondo ma ho ambizioni diverse.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Peppe, eviterei inutili ironie. Sai benissimo cosa intendo dire, se il denaro è la tua principale ambizione stiamo sicuramente molto lontani. Il denaro come mezzo significa semplicemente che ci sono dei valori che ne giustificano l'utilità. A me personalmente non frega nulla di possedere Suv, abiti di Armani, cellulari all'ultima moda, ville e yacht e quant'altro ci offre questa società, non fanno parte dei miei interessi. Credo ci siano cose molto più significative per le quali vale la pena vivere, lucrare non è nei miei principi, ma questo è un fatto del tutto personale. I beni materiali non mi hanno mai reso né migliore né più felice, non è una frase fatta ma l'ho sperimentato sulla mia pelle. Non ho ancora conosciuto persone ricche che hanno realmente qualcosa più di me, ma riconosco che queste sono opinioni del tutto soggettive, che riguardano ciascuno di noi, il nostro modo di essere, il nostro processo di maturazione non solo anagrafica, è un percorso che nessuno può imporci, ognuno sceglie il proprio o almeno tende a quello. E' in questo senso che il denaro per me è un mezzo e non un fine, su questo non ho dubbi. Ma questo non è certo il contesto su cui affrontare questo argomento.

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Roberte Pelonero

circa 8 anni fa - Link

Concordo con Roberto Giuliani, il lavoro fatto con amore , passione in automatico e' onesto......chi non riesce a capire questo dovrà per forza usare altre tecniche per arrivare al fine. La ricerca di prodotti di qualità e' un vero divertimento, incontrare i produttori ( vini, gastronomia) stringere la mano , complimentarsi per la bontà del prodotto, mangiare e bere insieme al produttore e' qualcosa che non ha niente a che vedere con il lavoro , ma con la conoscenza. Non si diventa ricchi con una piccola enoteca , anzi vi assicuro che e' difficile arrivare a fine mese, l'onestà però ripaga tutto, personalmente credo che essere commerciante oggi e' molto difficile con tutte queste conconrenza sleale e' una vera battaglia, non mi sento commerciante e sicuramente le persone lo sentono.

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Monica Pisciella Wineup

circa 8 anni fa - Link

Scusate, non mi è chiaro un dettaglio...credo ci sia differenza tra spiare (spesso indebitamente e senza esserne autorizzati) e scrivere sulla propria bottiglia il prezzo sorgente, che tradotto mi pare significhi lasciare al consuamtore la possibilità di scegliere se gli pare che il ricarico applicato dal rivenditore sia giustificato e coerente con il valore aggiunto del servizio o se sia esagerato. Fatico un po' a sovrapporre concetti come trasparenza e libertà con lo spiare. Magari è un mio limite. Un caro saluto

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

in linea di principio sarei d'accordo ma l'animo umano è una brutta bestia. Considerate che la gente al tavolo si incavola se trova da me un Lamole di Lamole in tavola a 13,50. Si lamente perchè alla Conad lo ha visto a 6,50 sullo scaffale. Credete che se gli faccio vedere la fattura che l'ho pagato la stessa cifra a cui lo vende la Conad lui crede alla mia buona fede? Teoricamente va bene, ma nella realtà fa acqua da tutte le parti e funziona sul serio solo in certe nicchie come lo sono certe enoteche. Senza contare che le aziende di vino: 1- cambiano prezzo ogni 6 mesi quando va bene e dovrebbero stampare le etichette nuove di continuo 2- le aziende di vino praticano un sacco di sconti quantità e ogni tanto qualche bottiglia venduta anche a 15 euro sorgente te la ritrovi a 7,5 euro. quindi chi te la mette in tavola a 25 euro nel primo caso è un eroe, nel secondo caso un ladro, come la mettiamo?

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

E fanno bene ad incazzarsi se vendi "un vino da supermercato" con ricarichi superiori al 100%! Scusa ma quale sarebbe in questo caso il valore aggiunto? Io consumatore mi aspetto che il ricarico abbia un senso (ricerca e proposta di livello oppure di nicchia) altrimenti vad al supermercato e tu chiudi bottega. A dire il vero se in enoteca trovo il vino della grande distribuzione la volta successiva ci penso bene prima di tornarci.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

e se in enoteca lo trova a minor prezzo cosa fa? Ritorna al supermercato o ritorna in enoteca?

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Non ho capito la tua domanda. Ho detto che il vino della grande distribuzione non vorrei vederlo in enoteca indipendentemente dal prezzo. L'enoteca, nella mia accezione, dovrebbe fornire prodotti di qualità superiore e con produzioni più limitate. Dovrebbe essere anche la propaggine del produttore per la divulgazione delle sue peculiarità.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

nella GDO lei può trovare tutto, dal Sassicaia in giù. Deduco quindi che lei non entri mai in enoteca.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Francesco, in enoteca ci sto andando adesso come faccio tutti i sabati. Se non ti va di capire è inutile discutere con te. ciao.

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Luigi Pittalis

circa 8 anni fa - Link

Mi sento di concordare con Andrea. La questione è davvero complessa e gli elementi da tenere in considerazione sono molti, spesso connessi alla struttura con cui operano gli intermediari che "esige" ricarichi commisurati al posizionamento. Io ho anche provato a spiegare come funziona: http://www.winemanager.it/wp-content/uploads/2010/05/gola-vino1.pdf Ma di sicuro non è una questione né morale né che può essere lasciata in mano ai tentativi di "sputtanamento", per quanto esistano dei casi estremi di ricarichi non giustificabili in alcun modo.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Andrea ha ragione. Se proprio ci dovesse essere un prezzo io metterei quello di produzione: quanto costa fare questo vino? Posta come nel riquadro è una sorta di sfida all'intermediario; come a dire "in cantina lo paghi così, in enoteca (sti ladroni) lo paghi cosà. Non è più una operazione trasparenza ma una sfida tra chi "lo vende a meno". Sempre che gli convenga... Facciamo un esempio: Una cantina che vende un vino a 11 euro dovrebbe venderlo ad un'enoteca grossomodo ad un prezzo di 7,50 euro + iva. Poniamo che sia una cantina che, come tante, in questo momento trasuda vino per via di un mercato non esattamente prospero per cui, senza viaggiare troppo con l'immaginazione, concede un 20% di sconto in valuta con uno scarico medio (diciamo 50 casse da sei bottiglie in unica soluzione). Aggiungiamo il pagamento anticipato con un classico 5% di sconto e facciamo 2 conti. Prezzo finale = 7,5-20%-5%+20%= 6,84. Qui viene il bello perchè a Roma (io posso parlare solo per ciò che conosco ovviamente) la scontistica viene ribattuta sul prezzo finale e si esce con un ricarico del 30% medio sull'ivato (sui siti online ci si studia per abbassare di 10 centesimi un vino..). A conti fatti il prezzo di uscita gira intorno a 6,84+30/35%.... ovvero 8,95/9,25 al pubblico. Forse altrove possono permettersi queste forme di promozione ma nella mia città un produttore con una simile idea rischierebbe una figuraccia...

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Francesco Badalini

circa 8 anni fa - Link

A mio avviso non si tratta di sminuire il lavoro di nessuno. Ognuno svolge il proprio mestiere con le professionalità che ha e che si è costruito nel proprio percorso. Quindi è giusto che ognuno abbia soddisfazioni personali ed economiche in base al servizio prestato, alle proprie competenze. Il punto di vista è un'altro e tocca i nostri stili di vita, in tutti i settori. La domanda quindi va posta in altro senso, ovvero: sarà possibile mantenere l'attuale standard o qualcosa cambierà? ... Magari sta già cambiando ... Se consideriamo che la situazione non è più quella di qualche anno fa, perchè non creare ANCHE un circuito parallelo che rappresenti una via intermedia? Un circuito nuovo che per l'asporto abbia la possibilità del prezzo sorgente e per la mescita prezzi di mercato per il servizio? Un progetto che non abbia nulla di ideologico, ma che parta dalla realtà odierna andando semplicemente incontro alla realtà che è mutata. Io credo sia possibile e che non sia alternativo all'Horeca tradizionale che continuerà ad esistere, ma che sia parallelo con modalità altre e anche acquirenti ed estimatori differenti. Vedi www.kilovinozero.com e kilomarazero in Facebook Ps: mi piacerebbe continuare la discussione, ma sono in fase di inaugurazione, per cui non vogliatemene se non potrò ritornare.

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Guido Porrati

circa 8 anni fa - Link

Buonasera, la mia bottega si chiama ParlaComeMangi, in Rapallo, e da anni seguo meditazioni, esperimenti sul cosiddetto "prezzo sorgente" (PS da ora in poi) . Ho imparato moltissimio da un illuminante esperimento di comunicazione su che cosa significa PS, che venne portato avanti da una produttrice di farina di castagne della Val Graveglia (Ge) e dal professor Massimo Angelini, Ruralista. www.caprifico.it. In quell'occasione al pacchetto della farina si era allegato un foglietto che spiegava che attraverso il prezzo di acquisto di quel prodotto, si recuperava un territorio, se ne salvava una economia ed una filiera produttiva e commerciale. In questo caso il PS consapevolizza, non demonizza e regala buonsenso a chi ne deve dare un prezzo in bottega. Il PS dichiarato in etichetta o in altre maniere lo trovo come un'ulteriore tentativo per vivacizzare le vendite del vino. Ma per esperienza so che alla sorgente si abbeverano anche i mai sazi, quelli che al prezzo surgivo preferiscono quello "ghiacciaio" o "nube", insomma quelli che poi rovinano la festa. Comunque vedremo che succede. Sono curioso. E per i ricarichi...dormo sereno!

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Sicuramente è un argomento che va approfondito, conosco l'azienda Aurora e anche un rivenditore che ne ha tutte le tipologie. I prezzi applicati dal rivenditore sono di poco superiori a quello sorgente. Per come la vedo io è una questione di trasparenza, che nei confronti di chi compra è sempre merce rara. Se io vedo sulla bottiglia scritto "prezzo sorgente euro 11" e in enoteca lo vedo a 18 euro potrei anche incazzarmi, ma se lo vedo a 14 ci posso anche stare, semplicemente perché il trasporto non è gratis e se volessi acquistare in cantina dovrei pagarmi il viaggio. La verità è che il prezzo sorgente mi permette di fare due valutazioni: 1) il ricarico dell'esercente è onesto oppure no 2) il ricarico è comunque inferiore a quanto mi costerebbe andare a prendere la bottiglia in cantina.

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Fiorenzo Sartore

circa 8 anni fa - Link

"Ci potresti anche stare" con un ricarico inferiore al 30%? Troppo buono. Roberto, dammi retta, rivedi quei conti. Un prodotto pagato 11 euro ivati in azienda io lo vendo minimo 18 euri, vedi tu. Poi, se posso permettermi un'osservazione di carattere lessicale, eliminiamo una buona volta il termine "onesto" riferito ai tuoi desiderata. Dal momento che io sono totalmente in disaccordo con quanto scrivi, trovo fastidioso relegarmi nel numero dei "disonesti". Infine trovo alquanto deprimente la visione che hai del commerciante, in sostanza un porgitore.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Fiorenzo, sapevo che "onesto" non ti sarebbe piaciuto, infatti volevo mettere fra parentesi (concetto del tutto opinabile e soggettivo), poi ho pensato che si sarebbe capito lo stesso, evidentemente sbagliandomi. Non mi ero fatto il conto sulla percentuale, intendevo solo dire che il prezzo sorgente è un riferimento utile per chi compra, anche se ovviamente, non avendo parametri ulteriori per valutare qual è il ricarico più corretto per un negoziante, ci fa ben poco. Comunque io ho sempre saputo che il ricarico medio in enoteca è del 40 massimo 50%. Se non è così toccherà rivedere tutte le fasce di prezzo dei vini fino ad ora pubblicati. Di certo se da 11 passo a 18 in enoteca, qualche perplessità me la lascia perché andiamo a finire a oltre il 60% di ricarico. Il rivenditore da cui ho visto i vini si trova nella mia zona, per l'esattezza a Nazzano (RM), è il Barricadiero lo vende a 14, per questo ho detto quella cifra.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Fiorenzo, evidentemente non si è capito, ma io stavo facendo l'avvocato del diavolo, ovvero mi mettevo nei panni di un consumatore che di calcoli economici non sa una mazza, non di un addetto ai lavori. Non è che io penso che il tuo ricarico non sia onesto, non mi permetterei mai, non ho alcuna esperienza specifica sulle spese e sui guadagni di un commerciante, ma immagino la posizione di chi non sa quali sono i costi e si limita a fare un confronto.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Scusa Fiorenzo, giusto per essere chiari con chi ci legge 11 euro finiti all'enoteca o al consumatore finale? nel primo caso quel ricarico su Roma è praticamente impossibile da tenere (ma se ci riesci sei un grande...). Nel secondo caso, prezzo al consumatore finale, vuol dire che tu lo paghi 8,50 ivato. Se riesci a spuntarne 18... adottami!!! :-)

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Fiorenzo Sartore

circa 8 anni fa - Link

no, intendevo il prezzo ivato, naturalmente. assumendo che il prezzo sorgente sia quello che il produttore possa applicare anche al consumatore finale - e dovrebbe essere IVA compresa, ex lege. ed effettivamente, ripensandoci, come dici tu il mio prezzo non dovrebbe essere superiore ai 16-17 euro. 18 e' gia' troppo. comunque questo dibattito sta tirando fuori un altro elemento interessante sul quale io ho proprio sorvolato, cioè il fatto che il famoso prezzo sorgente sia una variabile assai cangiante, e con questi chiari di luna una vera e propria variabile impazzita. questo, obbiettivamente, rende un po' piu' difficile definire un prezzo sorgente che sia vero.

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

il prezzo sorgente esiste per tutti i prodotti , quindi una crociata contro chi rivende il vino mi lascia perplesso e poi col tempo si toglie da solo dal mercato . Piuttosto , siamo sicuri che la maggioranza dei produttori abbia un unico prezzo sorgente ?

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

la risposa te la do io: le cantine serie difficilmente vendono direttamente ai privati perchè i loro vini sono finiti dopo due mesi dall'uscita. Chi pensa solo ai numeri considera anche altri canali di vendita. Prova a chiamare una cantina di questo genere, la prima domanda che ti fanno è se sei privato o rivenditore. Se se lo dimenticano chiedigli di inviarti il loro listino. Una volta ricevuto il tutto richiamali, spacciati per un ristorante e chiedigli un prezzo su 600 bottiglie in unica soluzione con pagamento anticipato, dopo che ti hanno dato il prezzo tratta e sega un altro 10% minimo... insomma divertiti :-)

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

Caro Francesco Fabbretti , mi sfugge l'omologazione cantinaseria=cantinavendetuttosubito , dio sa a quale prezzo . Io compro anche al supermercato , ma il 95% dai produttori , che , evidentemente , non sono seri . Grazie dell'informazione .

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

vedi, il tuo 95% in sè potrebbe voler dire tutto o nulla: se non fai i nomi a cosa serve? I produttori in italia sono oltre 170.000. Ciò detto le eccellenze si contano sulle dita di una mano e, ogni anno che si rispetti, non hanno bottiglie per soddisfare le richieste di tutti. Per precisione non sto parlando di Sassicaia (comunque chapeau al vino) o altri grandi nomi che centellinano il prodotto per tenere alto il mercato. mi sebra davvero difficile pensare che tu possa tranquillamente acquistare da Venica, Lis Neris, Falkenstein dalla cantina direttamente. I nomi sono i primiche mi sono venuti in mente. Quanto alla percentuale direi che il restante 5% su 170.000 cantine sono circa 8.500 cantine. Senza vole risultare presuntuoso non credo ad oggi esistano in Italia 8.500 cantine di eccellenza assoluta e compito di un'enoteca (almleno dal mio punto di vista) è quello di tentare (e sottolineo "tentare") si servire al cliente il culmine di questa produzione; con buona pace e altissimo rispetto di chi si approvvigiona in altro modo.

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alessandro|papilleclandestine.it

circa 8 anni fa - Link

Tutte le volte che sono andato in una cantina tra Monferrato e Langhe, per poche bottiglie, sono sempre riuscito ad acquistare il vino. Certo, vado nelle cantine che fanno vendita diretta (non vado da Gaja, ad esempio). Qualche nome? Bava (Cocconato), Piero Busso (Neive), Ca' Nova (Barbaresco), Cascina Ballarin (La Morra), Cascina Morassino (Barbaresco), Caudrina (Castiglione Tinella), Fratelli Cigliuti (Neive), Giuseppe Cortese (Barbaresco), Gianni Doglia (Castagnole delle Lanze), La Scolca (Gavi), La Spinetta (Castagnole delle Lanze), Malvirà (Canale), Marengo (La Morra), Massolino (Serralunga d'Alba), Negro (Monteu Roero), Orsolani (San Giorgio Canavese), Produttori del Barbaresco (Barbaresco), Bruno Rocca (Barbaresco), Franco Roero (Agliano Terme), Vaira (Barolo).

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

Intanto definiamo cos'e' prezzo sorgente, perche' la cantina naturalmente applica diversi prezzi a diverse categorie di clienti. Ho provato gia' a spiegarlo sul blog di Fiorenzo, ma evidentemente non mi sono spiegato se Morichetti mi mette tra i favorevoli (e non sono sicuro neanche di Tombolini che fa un discorso completamente diverso). Per me il prezzo sorgente e' il prezo che il vino ha quando viene venduto al cliente finale, insomma a chi se lo beve, in enoteca. Prendiamo ad esempio il Morellino Bellamarsilia: il costo e' di 5,50 + IVA (trovate il listino prezzi per operatori sul mio sito internet). In enoteca costa all'incirca 9 euro, sul mio sito internet anche e in cantina 8,80 (devi prendere la scatola da 6). Se io vendo il vino ad un distributore, che lo rivende al dettagliante, devo fare uno sconto togliendo i costi che non avro e lasciando un profitto per il distributore in modo da dargli la possibilita di uscire anche lui a 5,50 + IVA e quindi ritrovarlo a circa 9 euro in enoteca. Questo sconto e' all'incirca del 30%. Detto questo, il vino ha a volte diversi passaggi, e quindi non e' sempre sicuro che il prezzo che il rivenditore lo ha pagato sia quello che io intendevo, vuoi perche' i ricarichi dei distributori possono variare, vuoi perche ci possono essere piu' passaggi, come ad es. il ristoratore che compra il vino dall'enoteca, per avere una carta vini piu' ampia, e su certi vini lascia un margine all'enoteca che gli fa il servizio. Alla fine ha ragione Tombolini sul fatto che il prezzo giusto e' quello che il consumatore sente giusto aver pagato, il che puo' essere diverso sulla terrazza del Pellicano o all'enoteca accanto a casa.

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

Insisto , caro Francesco , la cantina che vende tutto e subito è la cantina di successo , poi può anche essere la cantina seria , poi può essere anche la cantina migliore . Non faccio nomi , mi sembrava ovvio , perchè io ho diritto a fare il mio e basta , sui sistemi di compravendita . Sulle eccellenze , da piccolo privato quale sono , è difficile stabilire certezze , basta leggere qualsiasi blog , per un motivo evidente che credo poter riassumere : eccellente Sassicaia o Maule ? infine ti chiedo scusa se ho scritto tanto male da farti leggere nelle mie righe una critica al lavoro delle enoteche , ce ne fossero tante come panettieri !

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Io direi che chi riesce a piazzare tutto e subito sarà sicuramente di successo ma fa anche volumi ridotti puntando esclusivamente sulla qualità. Questi produttori non solo non sono presenti nella grande distribuzione ma nemmeno lo vogliono. Come ben sai questo tipo di commercio prevede ua ragionata svalutazione di alcuni prodotti (il famoso "specchietto per le allodole") ragionando su economie di scala vaste in cui si può anche metter in conto il "sottocosto" su un prodotto per calcolare ricavi importanti su altri, magari di settori merceologici diversi. Un produttore che abbia una riconosciutà qualità e una produzione intorno alle 500.000 bottiglie con una fascia di prezzo in cui il suo prodotto base viene al pubblico non meno di 11/12 euro che vantaggio avrebbe a commercializzare in GDO un prodotto, sapendo che non è quello il canale di riferimento principale della sua merce, con in più il rischio di una sovraesposizione e un sottocosto? p.s. Mi spiace per Maule (che commercializzo con molta soddisfazione) ma eviterei il confronto in termini di livello assoluto con il Sassicaia, a maggior ragione dopo l'uscita in accoppiata della annate 2006 e 2007 che sono spaventosamente al di sopra di un qualsiasi taglio bordolese nella zona di Bolgheri. Detto questo, in termini relativi, sono ecdcellenze entrambe e non mi sembra corrano il rischio di sovraesposizione.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Francesco, il mondo del vino è variegato e non convinene mai farsi un'idea generale. Ad esempio conta moltissimo anche dove l'azienda è collocata, non tutte hanno la fortuna di trovarsi in un centro turistico nevralgico, quando è così fa la differenza in modo netto. Un esempio su tutti, Contucci, che fa Nobile di Montepulciano, produce 100.000 bottiglie l'anno, non sono tantissime ma neanche poche. Ebbene, trovandosi nella piazza principale di Montepulciano, in pieno centro storico, vende la quasi totalità dei suoi vini in cantina. In questo caso coincide anche con la qualità, soprattutto degli ultimi anni, ma non è un caso generalizzabile né dimostra che è una cantina di successo, semplicemente ha la fortuna (o l'intelligenza) di avere un edificio collocato magistralmente in una località dove il turismo non manca mai. E questo fa la differenza.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Roberto sottoscrivo in pieno. Dirò i più: in quel caso sono io che chiamo l'azienda par avere prodotto e mi pago anche il trasporto. Detto questo, nel mio primo intervento ho specificato che mi riferivo a quella che so essere la situazione a Roma, mercato enologico indubbiamente importante ma, altrettanyto indubbiamente, lungi dall'essere il modello generale.

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Cattamax

circa 8 anni fa - Link

Come può esistere il prezzo sorgente per un articolo in continua evoluzione nel tempo e soggetto a una infinità di variabili: l'evoluzione delle singole annate, la collocazione della cantina, numero di bottiglie acquistate, promozioni, mode, ecc. ecc., sono cose difficili da spiegare al momento dell'acquisto, se viene venduto con un ricarico non adeguato può significare che viene svenduto perchè non si riesce a vendere, se viene venduto con un ricarico superiore al normale si viene considerati disonesti, in ogni caso non si fa una bella figura.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

Infatti. Ci sono aziende che non fanno la vendita diretta. Questo è il riconscimento più importante per le enoteche. Castello di Aama non vende alla proprietà ed anzi segnala in zona le enoteche che lo hanno in assortimento. Poi ci sono le aziende che vendono fattoria. E qui c'è di tutto. aziende che hanno prezzi più alti delle enoteche (massimo rispetto) per esempio Banfi; ci sono aziende che vendono al prezzo delle enoteche (altrettanto grande rispetto)p.e. Fonterutoli; ci sono aziende che vendono a poco meno delle enoteche (buon rispetto) dove quindi il consumatore trova la gratificazione per essere andato in loco ma la differenza è tale da scoraggiare la velleità speculativa; ci sono aziende che vendono parecchio al di sotto dell'enoteca (scarso rispetto); ci sono aziende che vendono al pubblico anche una bottiglia al prezzo da rivenditore senza l'IVA (massimo spregio verso l'enoteca). Io mi regolo in modo molto semplice: non tratto i vini delle aziende che si comportano in modo scorretto verso l'enoteca. Per fortuna c'è una abbondante scelta di aziende e vini che lavorano molto bene, i cui prodotti si vendono bene e viene rispettato il lavoro dell'enoteca. Basta scegliere, quindi, gli interlocutori giusti. Senza tante filosofie. Senza tanti avvitamenti su sè stessi e sui ragionamenti. @Fiorenzo, un'enoteca ricarica dal 30 al 50% sul prezzo di acquisto. Direi che all'interno di questa forbice sta il 99% delle enoteche italiane. All'estero siamo quasi generalizzati su un ricarico del 50%. Chi ricarica sotto il 30, o sopra il 50%, salvo speciali situazioni, mi lascia perplesso.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

E' abbastanza una vergogna. Tutti d'accordo per metterlo in quel posto al consumatore finale. Bravi! Quindi io mi faccio supponiamo 500 km per andare direttamente in cantina e poi mi trovo prezzi superiori che in enoteca oppure mi sento dire di andare in enoteca perchè c'è il compare che ci deve mangiare sopra? Ma vi sembra un mondo civile?

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

ma perche', tu ti fai 500 km per andare a visitare un azienda per risparmiare sul vino o per visitare l'azienda?

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Se vado a visitare un'azienda, ci vado anche per comprare. E prima di andarci ho già fatto un lavoro di selezione per arrivare a quell'azienda dimostrando fiducia e interesse. Se poi il produttore vende a prezzo di enoteca oppure mi dice "si rivolga al nostro distributore" solo perchè sono un consumatore finale, sono libero di pensare che il rapporto di rispetto/fiducia tra chi compra e chi vende si è già incrinato ancora prima di cominciare. E' una questione di principio.

Tomaso Armento

circa 8 anni fa - Link

Scusa ma tu una volta giunto sino in azienda non hai ricevuto niente, t'han venduto il vino come in un negozio? Niente cibo, niente degustazione? Io normalmente vedo che in azienda si vanno a vedere i vigneti, si passa per la cantina e poi si degusta insieme mangiando. Altrimenti chi telo fa fare di andare sino in azienda?

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vittorio

circa 8 anni fa - Link

non capisco perchè io produttore dovrei vendere allo stesso prezzo delle enoteche. Se il consumatore desidera venire direttamente da me a comprare il vino per saltare un passaggio nella filiera va favorito. Le enoteche fanno un ottimo servizio, servizio appunto, che è giusto pagare, nella forma del ricarico sul prezzo alla fonte. Non si tratta di avere disprezzo nei confronti di enoteche ed enotecari.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

Esatto. lei non DEVE vendere allo stesso prezzo delle enoteche. Lei decide che politica adottare in piena libertà. Ed io, enotecario, decido, in altrettanta piena libertà, di avere o non avere rapporti commerciali con lei.

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Non mi sembra un ragionamento corretto. Semplificando, il produttore vende a tre enoteche 100 bottiglie ciascuna a 10 euro. Queste a loro volta ricaricano dal 30 al 50%. Qualcuno venderà a 13, qualcuno a 15. Ma qualcuno magari ricarica anche di più, arrivando a 20 euro a bottiglia. A questo punto i clienti finali "di zona" potrebbero decidere di organizzarsi in gruppo d'acquisto acquistando 100 bottiglie direttamente dal produttore. Ma questo per venderle deve offrire un prezzo necessariamente inferiore a quello al dettaglio da enoteca, perchè altrimenti il privato non avrebbe alcuna convenienza a dover perdere tempo per andare in azienda, acquistando poi dei volumi necessariamente maggiori di singole bottiglie. E sempre per lo stesso motivo il produttore deve vendere al dettaglio ad un prezzo piu' basso di quello minimo presente sulla piazza. Nell'esempio citato non oltre i 12 euro. E' evidente che chi vende a 15 o a 20 lo stesso vino potrebbe essere "danneggiato" nei volumi di vendita. Ma se l'enoteca pretende l'esclusiva, il contratto deve essere blindato bilateralmente, con un impegno ad acquistare, da soli o in "cooperativa" di enoteche, praticamente tutta la produzione, perchè altrimenti il produttore "che non deve vendere ai privati" del vino che "non riesce a vendere neanche alle enoteche" che se ne fà ???

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

@MAurizio. Chi ha parlato di esclusiva?

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Esclusiva nel senso di "vendita solo ad enoteche" (una, due, mille, magari in "cartello") e non a privati

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

allora sì. In esclusiva al rivenditore, sia esso bar, ristorante, enoteca, insomma quello che viene definito il canale horeca. In quest'ottica si può parlare di esclusiva. Ed infatti quando un produttore vende solo al canale horeca e rinucia al privato, per mille e uno motivi, avrà necessità che il canale horeca gli assorba la quantità di prodotto sufficiente per giustificare l'esclusiva. Se ciò non avviene si rivolgerà al privato che potrebbe acquistare comne e anche di più del canale horeca. Tutto in piena libertà. Di acuistareo no, di vendere o no. Tutto qui. Ripeto, a me sembra così semplice che francamente non capisco tutta una serie di interventi che si avvitano.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

scusate i refusi

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

Francesco , temo di non riuscire a spiegarmi . Barbaresco , tante eccellenze , da pochi euro a centinaia la bottiglia : sicuri che un'eccellenza sia tale per tutti , esperti e consumatori ? GDO : non ho la tua sicurezza , Esselunga vende sempre Sassicaia , Antinori , Castello di Ama e molti altri . Direi che è meglio scambiarci giudizi più che certezze .

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patrizio mengozzi

circa 8 anni fa - Link

Ho alcuni amici produttori in Romagna dai quali vado ad acquistare il vino, pagandolo lo stesso prezzo che vedo nelle enotche della zona (quindi max rispetto ai produttori stessi); mi viene rabbia però, quando vado in certi locali e vedo quel vino ricaricato del 100% del prezzo che viene pagato ivato (che sia ben chiaro è ben più basso di quello pagato da me). Uno di questi produttori mi ha chiesto: "è mai possibile che il produttore, per guadagnare lo stesso del ristoratore, che ha rischi praticamente nulli, debba produrre a costo ZERO?"

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Tomaso Armento

circa 8 anni fa - Link

Che il ristoratore abbia rischi praticamente nulli è una notizia da prima pagina. Nemmeno le mense con contratti di somministrazione hanno rischi nulli. Il ristoratore sa che deve pagare gli stipendi e le bollette e deve trarci un margine da quello che fa. Siccome, se è uno che offre servizi, deve essere pronto a darli quei servizi se arrivano i clienti, deve organizzare i camerieri a ranghi medi (non dico completi ma nemmeno 50 coperti un cameriere) poi deve preparare da mangiare e se va di fortuna sa il 30% delle prenotazioni prima di partire. Oggi poi che il mercato è diventato volatile, con prenotazioni all'ultimo minuto, persino preparare i cibi è diventato un problema: se sbagli e fai troppo vai a bagno. E allora cosa succede, dato che non sono tutti maghi della finanza, ma sanno cucinare bene (quello è il loro mestiere) che i costi fissi (che devono tenere per dare i servizi) gli mangiano tutto se il locale non è almeno al 50% della capacità. E ricordiamoci che per alcuni ci sono 12 pasti a settimana. Inoltre con la scarsa gestione delle carte del vino molti si trovano con oggettivi magazzini immobilizzati che non ruotano come dovrebbero e che però hanno pagato. Oggi la gente gira meno mentre la capacità complessiva di ristorazione è ancora maggiore rispetto alla domanda, quindi finchè non si ridimensiona il mercato secondo me dire che il ristoratore ha rischi nulli è un pò grossa. Facciamo i distinguo. Inoltre il produttore non deve vendere a margine zero, ma nemmeno deve guardare i margini degli altri: lui deve farsi i conti a casa e decidere quanto gli serve per decidere se andare avanti o chiudere: sarà il mercato a riconoscergli se i numeri tornano o meno. Ciao

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patrizio mengozzi

circa 8 anni fa - Link

Scusa, forse mi hai frainteso, intendevo rischi praticamente nulli sul vino; nel senso che se i produttori, sono persone serie, le bottiglie difettate (tappo, ossidazioni, rifermentazioni, acidificazione etc.) le sostituiscono e quindi, da quel lato i ristoratori filano lisci. Per il resto hanno gli stessi rischi di qualsiasi altro imprenditore. Ciao.

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Tomaso Armento

circa 8 anni fa - Link

Sarà, ma credo si debba stare attenti. Il prezzo sorgente ha già di per se un errore. Quando mi sentivo dire franco cantina all'inizio pensavo dentro di me, strano ma il trasporto? Io prima vendevo il 100% della produzione solo a privati e facendo poche bottiglie (circa 10.000) per più di trent'anni la mia famiglia non aveva bisogno di rete vendita, ma la cosa mi incuriosiva. Poi ho capito che si parla di "franco cantina" non nel senso di "franco magazzino" cioè FOB, ma di acquisto diretto dalla cantina con prezzo inclusivo di trasporto e assicurazione per il carico (cd. CIF, in altri settori: i.e. se arriva rotto non pago). Il trasporto è una componente che varia molto a seconda delle zone, qualunque azienda che consegni a mezzo vettore lo sa, come sa che varia molto in base al carico. Strutturare un listino adeguaro per tutte le zone è quindi già difficile e significherà ragionevolmente avere margini variabili per il produttore, ma è serio per il mercato. Poi discorso rispetto verso rete vendita, io credo che se vuoi far girare il tuo prodotto lo devi fare assaggiare conoscere ed essere distribuito, le enoteche lo fanno per te guadagnandoci (chiamatemi se qualcuno inizia a campare gratis che lo intervisto) numeri variabili. I ricarichi anche per essi variano in base a come sono strutturati e dove si trovano i locali: è evidente che la voce più alta per molti sia l'affitto e che con i margini (leggi sproporzione tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di ogni bottiglia) ognuno vada a remunerare i costi fissi (affitto, personale, luce, gas, ecc). Ora sarei curioso di sapere mediamente quante bottiglie vende o deve vendere un enoteca per "starci dentro". Ho la sensazione che per quanto siano alti i ricarichi per pagare qualcosa come 2.000 euro (son buono) di affitto in un grande centro urbano hai voglia a botte anche di 10 Euro (averne!) di margine a bottiglia solo per l'affitto van via 200 bottiglie. E sicuramente con quell'affitto non stanno nel duomo o in zone centrali di grande passaggio. Pagati i costi poi devono mangiarci (l'utile). In molti settori l'utile, ciè pagate tasse e costi, è meno del 10% dei ricavi. Per i ristoranti il problema cresce perchè hanno più dipendenti delle enoteche e quindi i margini per stare in piedi devono essere maggiori delle enoteche. Il produttore o si mette in testa che sono Enoteche, Agenti, Distributori, Ristoratori, Importatori ed Esportatori che fanno si che il suo lavoro e le sue fatiche abbiano un senso e lavora con listini ragionati e adotta comportamenti seri e costanti nel tempo oppure mi sa che non fa tanta strada. Sono convinto che il prezzo di un prodotto non sia il costo più il margine ma sia, a voidimostrarmilcontrario, quanto il mercato è disposto a pagare per acquistarlo. Ed è ovvio che più è basso e più è facile la vendita, ma allora io mi domando, quando vedo asimmetrie tra prezzi sorgente e prezzi in enoteca: qual'è il prezzo giusto? D'altronte se compri l'auto in sede invece che dal concessionario non mi pare applichi questo ragionamento. Chi ha troppo vino farebbe meglio a farne meno, investendo di più per farlo più buono: non è il prezzo da solo che fa vendere il vino, ma in questo momento sembra che tutti se ne siano scordati. Ci sarà sempre qualcuno che lo vende a meno.... Ciao Tom

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Luca Risso

circa 8 anni fa - Link

Tom, ti stimo tantissimo! Luk

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

abbiamo la stessa passione , perché aggredirci con a)tutti d'accordo per metterlo in quel posto al consumatore b)bisogna scoraggiare la velleità speculativa del consumatore . Nic , indicaci la percentuale esatta di ricarico della bottiglia e dimostraci il perchè . Francesco B spiegaci perchè specula il privato che crede di risparmiare e non il commerciante che vuol ricaricare , specie quando nella stessa lettera dai una spiegazione di valore assoluto : per fortuna c'è un'abbondante scelta di aziende , basta scegliere gli interlocutori giusti . Mia piccola nota di provinciale : non so nelle capitali , nelle piccole città in cui ho vissuto non ho mai visto un enotecaro riuscire ad arricchirsi . Perchè un caffè costa 1 euro (7 grammi) , 140 ogni Kg , e va bene , la bottiglia al 40% no ? Il prezzo sorgente è una delle tante idee romantiche di Luigi Veronelli 1° il Grande , anarchico supremo verso ogni forma di costrizione : ricordiamoci delle sue cose migliori , che sono la maggioranza .

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Secondo me perchè a volte gli articoli sono scritti apposta per farci inc...are un pochino. Se noi siamo così scemi da abboccare. Basterebbe solo renderci conto che il mercato in quanto tale non è un'entità astratta, nè tantoeno un'ente di beneficenza. I produttori,come i distributori, le agenzie di rappresentanza, i trasportatori, i rivenditori e i cosumatori sono tutti attori che rispondono alla regola basilare della profittualità dello scambio. Ognuno tende a essere gratificato nel passaggio di mano del bene. Traduco: il produttore vuole venedere il più possibile al prezzo migliore possibile, il dettagliante e il rivenditore idem, i trasportatori e i rappresentanti vonno procurarsi le condizioni migliori possibile per il loro passaggio di mano. E alla fine c'è il cliente che, giustamente, vuole anche lui il massmo guadagno, ovvero spendere il meno possibile per una bottiglia di vino. Ognuno di questi attori impiega le tecniche più disparate per raggiungere un obiettivo e probabilmente la azienda fotografata e citata ha trovato la sua "quadratura del cerchio" in tal modo... tutto qui

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Già, peccato che grazie al sistema mercato sta andando a rotoli tutto e in tutti i settori alimentari. Non dimentichiamo il danno che la GDO ha portato agli agricoltori, che sono quelli che si fanno il mazzo e poi vendono il frutto del loro lavoro a prezzi stracciati. Il profitto è spesso legato al potere, come tale non è mai equo, c'è chi specula fortemente danneggiando tutta la filiera e c'è chi alla fine rinuncia alla qualità e mangia e beve schifezze acquistate al supermercato perché questo è tutto quello che si può permettere. A volte mi domando se siamo consapevoli di NON rappresentare il consumatore medio italiano. Io li vedo tutti i giorni, la maggior parte della gente ha davvero sempre meno denaro, il vino si vende sempre meno (come tutto del resto), e noi stiamo a pensare ai profitti di una catena alimentare che non funziona come dovrebbe. Perché il trasporto costa così tanto? Perché si continua a viaggiare con i camion? Perché il contadino deve morire di fame svendendo le sue arance a 0,50 al kg mentre il consumatore le acquisterà a 3 euro? Con il vino è leggermente diverso solo perché non è un bene primario e se ne consuma meno, altrimenti certi prezzi e certi ricarichi non potrebbero esistere. Il caffé costa un euro? Premesso che posso sempre farmelo a casa risparmiando, di caffé ne posso bere anche uno al giorno ed essere soddisfatto. Mi ci vogliono due settimane di caffé per raggiungere il prezzo di una bottiglia di vino da 15 euro acquistata all'enoteca, con la differenza che quella la finisco in tre-quattro pasti (se sono uno che beve poco). E' come se non ci si vuole rendere conto che in Italia siamo messi male, il vino è per pochi, la maggior parte infatti è sempre andata all'estero (75% del Barolo, 80% dell'Amarone, tanto per fare due nomi noti). Io vedo le bottiglie che restano invendute per anni persino nei supermercati, dove il prezzo in teoria dovrebbe essere vantaggioso. Non si va oltre i 4-5 euro. Perché credete che siamo arrivati ai Chianti da 1 euro e mezzo? Non c'è denaro, gli stipendi non crescono da dieci anni e più, i giovani vivono nel precariato. Questi sono fatti, e non si può non considerarli quando si parla di ricarichi e di guadagno, altrimenti i negozi chiudono, le aziende hanno le giacenze, i prodotti si deteriorano ecc.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Roberto, hai perfettamente ragione. Il fatto che il sistema paese sia a rischio tenuta e coesione sociale lo condivido. Ciò in cui non concordo è la posizione pessimista che ne consegue: bisogna continuare a remare con foga e tentando di trovare dentro se stessi gli stimoli positivi che in fondo, almeno in minima parte, albergano nei cuori di ogni essere umano. Sinceramente, finchè ho la salute, un tetto sulla testa e un boccone da mangiare penso ci siano ragioni sufficienti per sperare in un domani migliore e lavorare ogni giorno per cotruirlo con le piccole cose quotidiane. Piuttosto che continuare a gridare "al fuoco", se c'è un incendio cominciamo a prendere i secchi e proviamo a spegnerlo.

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Maria Gioia

circa 8 anni fa - Link

sei grande!

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Francesco, è proprio quello che ho detto. Non faccio il pessimista, dico che la situazione è questa, almeno da noi, e visto che anche all'estero si comincia a fare fatica a vendere i volumi di un tempo, non si può non tenerne conto. Per spegnere l'incendio bisogna andare con i piedi per terra e ragionare in termini realistici: pochi soldi, poco guadagno. Ma almeno quel poco cerchiamo di ottenerlo, certamente accorciare la filiera o renderla quantomeno più funzionale e corretta è uno degli obiettivi da raggiungere, non facile, ci sono molte resistenze, ma è necessario. Oggi molti prodotti si pagano anche cinque volte il valore iniziale semplicemente perché vengono trasportati più volte in direzioni diverse prima di arrivare a destinazione, su questo sono state fatte trasmissioni molto specifiche, una di queste è Report. Se io produco i pomodori Pachino, poi questi per andare a Palermo vengono prima portati in Piemonte e poi ritornano giù, c'è qualcosa che non funziona. Mi rendo conto che per il vino le problematiche non sono identiche, ma qualche domanda su come evitare di alzare troppo i prezzi ce la dobbiamo porre, se vogliamo che il vino venga comprato anche in Italia.

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francesco bonfio

circa 8 anni fa - Link

il consumatore viene in enoteca, chiede una bottiglia se ne fa illustrare le caratteristiche, si convince all'acquisto. Torna dopo qualche giorno e ti racconta che era davvero buono quel vino che gli avevi consigliato. Poi lo rivedi dopo un po' di tempo per acquistare un altro vino e nel chiacchierare viene fuori che ha chiamato il produttore e si è approvvigionato direttamente pagandolo parecchio meno di quanto lo aveva pagato in enoteca. Io la chiamo piccola speculazione. Anche legittima se si vuole. Ma io enotecaro che ci sto a fare? Allora difendo il mio lavoro non comperando più da quel produttore che non ha rispettato quel poco che ho fatto per lui. Invece io non vedo speculazione nel commerciante che ricarica se la percentuale è fra il 30 e il 50%. Vedo una sostanzialmente equa mercede per il servizio che offre.

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Spostiamo l'attenzione su qual è la vera ragione del ricarico di un'enoteca: per acquistare 10 vini diversi provenienti da regioni diverse dovrei prendere un mezzo di trasporto e pagarmi il viaggio, mangiare fuori ecc., oppure dovrei ordinare 6 bottiglie da ciascuna azienda pagando il trasporto di ogni cassa che mi arriva. L'enoteca mi offre il servizio di avere nello stesso luogo e nello stesso tempo tutti e 10 i vini che voglio, pagando un sovrapprezzo che sarà sicuramente inferiore al tempo e denaro che avrei speso per acquistarli separatamente.

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Andrea

circa 8 anni fa - Link

Inoltre ti custodisce le bottiglie in modo corretto ed è in grado di soddisfare alcune richieste di difficile reperibilità, come tutti sappiamo in italia ci sono tantissime zone di produzione e tentissimi vini di tantissime qualità, in tutto questo bacino di prodotti vino, l'enoteca sceglie i prodotti da "consigliare" e mettere sullo scaffale, investendo i propri danari con la "speranza" di fare utile. nota a margine sui costi sorgente: in questi giorni ero in sicilia, marsala per la cronaca e girando per cantine mi trovo a discutere con un giovane del luogo che mi racconta di fare l'autista di pulman per tirare a campare nonostante abbia 25 ettari di vigneto... questo perchè le uve negli ultimi anni sono passate da quotazioni di 80 - 120 euro a quintale a quotazioni dell'ultima vendemmia di 12 - 15 euro a quintale... nota a margine sul costo sorgente: vi immaginate se si mettesse il costo di produzione di una bottiglie della nota bevanda mondiale che ha sede ad Atlanta? ... venduta a circa 1,50 euro al litro nella gdo (costa + di un litro di certi chianti e lambruschi sugli stessi scaffali... e si produce ogni giorno, basta aprire il rubinetto dell'acqua dello stabilimento e aggiungerci lo sciroppo segreto, invece il vino per ora si fa ancora 1 volta all'anno, ma forse se ne fa troppo rispetto a quanto consuma il mercato, invece della nota bevanda non se ne produce mai abbastanza.. ) andrea

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Leonardo

circa 8 anni fa - Link

E' dura prendere posizione su questo punto per vari motivi: - Perchè evidenziare il prezzo sorgente solo in questo settore? -Se si evidenzia il prezzo sorgente perchè non evidenziare anche il costo industriale del prodotto? - E quale metodo utilizzeremmo per valutare il costo industriale del prodotto? Ovvero costo sic et sempliciter o cisti del personale, di marketing, ecc.... - E siamo sicuri che il prezzo sorgente sia sempre lo stesso? ovvero non cambi se uno compra 1000 btg e un altro ne copra 10? Io sarei per la trasparenza, e sarei già sufficientemente contento se ci fosse un prezzo consigliato dalla casa vinicola, ben evidente, come succedeva sulle merendine nei supermercati negli anni 80/90...poi arrivò come una scure la GDO che disse "il prezzo lo faccio io..." Addio!

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Qualunque azienda seria ha un listino, su quel listino c'è il prezzo sul singolo pezzo, sulla cassa da 6 o su volumi maggiori. Il prezzo sorgente non può che essere quello del singolo pezzo, visto che è rivolto al consumatore e non a chi compra bancali di vino, per il quale il listino è del tutto diverso.

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

Leggo spesso la parola : serio . Chi si prende la briga di darne una spiegazione univoca e accettata da tutti ?

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

preferisci "corretto"? Dai, non polemizziamo su tutto, il listino è necessario e ce l'hanno tutti. Conosco una marea di aziende vinicole visto che è una dozzina d'anni che giro per lo Stivale e ne scrivo e ho sempre avuto modo di vedere i loro listini, chi vende anche in cantina ha un listino per i clienti diretti, poi ha il listino per i distributori o, se è una piccola realtà che riesce a fare a meno dei distributori, ha un listino per ristoratori e enotecari. Il prezzo sorgente, di fatto, non coincide con il costo di produzione del vino, ma con il prezzo al dettaglio Iva compresa. Quanto questo sia utile metterlo in etichetta è un'altra storia...

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Lido Vannucchi

circa 8 anni fa - Link

lascio una mia personalissima opinione oltre a fare la professione di Fotografo gestisco un'enoteca, con piccola cucina, abbiamo da sempre praticato prezzi con ricarichi onesti sul vino, e sul cibo, diamine abbimo fatto un'analisi costi abbiamo cercato di conoscerli e di tenerli sotto un'attenta visione, pratichiamo un ricarico di circa un 20-25% dal prezzo di listino, avvolte se riusciamo ad avere sconti quantità e sconti varii possiamo arrivare ad un ricarico massimo del 30%, se otteniamo degli sconti molto importanti, mettiamo il vino nel Focus Mensile e trasferiamo una parte degli sconti al cliente, in oltre pratichiamo una politica: di praticare il prezzo scaffale da" asporto" anche per chi si siede per desinare o cenare da noi. Cerchiamo di pagare in anticipato per strappare i massimi sconti dalle aziende di organizzare serate per avere ancora sconti e chiediamo una mano per le bottiglie del Focus Mensile che andranno in enomatic, non vedo niente di male per il prezzo sorgente è una politica di trasparenza massima è chiaro che deve essere il prezzo di listino di uscita del vino dalla cantina,poi se uno per svariati motivi riesce ad ottenere maggiori sconti di altri Bravo, dove sta il problema,io lavoro come fotografo in enogastronomia i problemi in questi momenti li vedo in quei locali dove non c'è mai stata chiarezza nei ricarichi, avvolte assurdi si caricavano cantine e carte vini di nomi blasonati per farsene belli, proponendoli senza un vero servizio professionale ma a dei costi con ricarichi dal 100 al 300% Signori non funziona più così lo vediamo grandi nomi chiudono, tanti aprono a finco del locale blasonato un luogo che pratica prezzi diversi magari dandogli un nome che finisce in INO .... Più chiarezza ed il cliente una volta che ti conosce non ti abbandona, Un esempio in questo momento per Cenare da Noi bisogna prenotare circa tre settimane prima, ogni sera dal Lunedi al sabato siamo al comleto apriamo grandi bottiglie e via dicendo e questo non perchè siamo più bravi di altri, no forse siamo Trasparenti. Buon vino a tutti Lido

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Roberto Giuliani

circa 8 anni fa - Link

Ecco un atteggiamento intelligente e consapevole. Quando dico che bisogna fare i conti con le possibilità della gente e offrire comunque un servizio di qualità è questo che intendo. Poi, ovviamente, se uno ha l'enoteca ai Parioli a Roma, magari può permettersi ricarichi maggiori di uno che ce l'ha in estrema periferia, ma questo è il peggior discorso che possa fare un commerciante, almeno io la vedo così, forse per questo ho sempre sentito di non essere tagliato per fare questo mestiere. Non riesco a concepire di alzare i prezzi secondo la clientela che ho, per me è comunque un comportamento scorretto, e di gente che lo fa ne ho vista parecchia.

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

dai Roberto , serio o corretto non cambia la sostanza , che non è polemica per me , è solo un desiderio , scriviamo cose non giudizi morali . Sul tema , bello e dannato , hai appena scritto una certezza , il prezzo deve variare secondo le quantità . Il motivo nascosto , che non accetto ,del post , e a carico di noi privati , è che l'imprenditore , oggi l'enotecario , per il solo fatto di essere tale , è sfruttatore , senza essere capaci di dire in cosa consista questo "sfruttamento" . Bonfio potrebbe anche rispondere che a differenza del privato , per il vignaiuolo espone , e fa pubblicità , gratis ; che dà il polso del mercato , gratis ; che spesso può dare consigli su come i colleghi fanno il vino , gratis . Bonfio dovrebbe anche accettare che a pari quantità il vignaiuolo faccia prezzi simili al privato . Chiudo con una provocazione : l'enotecario è un profittatore perchè vuol gestirsi il suo onorario ? bene , assumiamolo come nostro dipendente e paghiamolo con lo stipendio fisso e alto del professionista .

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Onde evitare di fare ti tutta l'erba un fascio vi inviterei a considerare che non esiste un concetto univoco di enoteca. Esistono varietà molteplici che variano a seconda di una serie di fattori: la posizione (zona di alto passaggio, zona residenziale? via secondaria o principale? centro o suburbe?) la densità di popolazione circostante, la facilità di approvigionarsi presso altri punti vendita. Tutte queste cose variano drasticamente le politiche di vendita dei proprietari. Personalmente ho tre colleghi nell'arco di 800 metri, ho un'attività in zona piuttosto centrale, su via principale in quartiere residenziale benestante. Tutto ciò determina un approccio alla materia vino che per forza di cose risulterà differente dal mio stesso collega che, ad appena 800 metri di distanza ha un contesto socio urbanistico completamente diverso. Piccolo suggerimento: la stessa attenzione con cui si applicano i dovuti distinguo fra i produtori la applicherei a noi "ladroni" e "compari" delle enoteche ;-)

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

interessante... mi dispiace avere poco tempo per argomentare. 1) Se un'enoteca ricarica tra il 30 e il 50 è onesta se ricarica di più il proprietario è un ladro. Bene. Vi faccio notare che il vino è il prodotto alimentare con la variazione di prezzo dall'origine al consumo più bassa. - sapete qual'è il ricarico medio nel mondo dell'abbigliamento?? - nelle ferramenta? - nell'alimentare in genere?? - nel mondo della birra????? - L'acqua minerale ????????????????? -Il caffèèèèèèè ??????????? - oppure vogliamo parlare degli avvocati che ti fanno pagare un sollecito di pagamento in cui cambiano solo nome ed indirizzo come se avessero lavorato veramente?? Però i ladri siamo solo noi se superiamo quel limite di ricarico che per altri e' prezzo di saldi e liquidazione. Però va bene così. 2) L'ultima volta che un produttore ha spedito a Roma 18 bottiglie di vino ad un mio cliente allo stesso prezzo pagato da me che invece sono OBBLIGATO a un minimo ordine di 72, ho fatto un bell'ordine di 240 bottiglie miste e gli ho spedito un bell'assegno a nove mesi. A seguire telefonicamente ho spiegato al fornitore che da ora in poi per lavorare con me avrebbe dovuto spedirmi 18 bottiglie per volta pagamento cash, oppure in alternativa lo avrei sempre pagato in un numero di mesi proporzionale all'ordine. 3) Io faccio probabilmente parte dei ladri, le cose vanno bene, sempre meglio direi, se un giorno tutti quelli che truffo si renderanno conto dei miei ricarichi pazzeschi e non saranno più disposti a venire da me, non abbasserò i prezzi, ma cambierò lavoro. La mia professionalità ha un prezzo che non ho intenzione di svendere riducendola ad una percentuale. Quindi non accetto critiche sui ricarichi, e non mi interessano i clienti che contestano i prezzi. andassero da un'altra parte. o comprassero direttamente. Posizione presupponente e antipatica, ma pare che io sia antipatico e presupponente. P.S. se avete l'indirizzo di un professionista, avvocato o commercialista disponibile a lavorare al "costo diretto" + 40% fatemi un fischio. Mi interesserebbe molto.

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Anche qui la questione è opinabile. Il professionista, anche se fa un capia-incolla degli atti, ci mette dietro almeno 20 anni di "frequentazioni" scolastiche, più tutta la professionalità acquisita in anni di pratica. Che forse hanno un valore intrinseco "leggermente" diverso dall'acquistare un bene a 10 (nel caso specifico, una botrtiglia di vino) e rivenderlo a 13-15 o 20 (se non a 30). Ma anche in questa attività c'è della "professionalità" appplicata ! Certo, con la differenza che qui la professionalità è applicata sostanzialmente a vantaggio del "professionista": scelgo un vino, perchè lo ritengo buono e vendibile e devo calcolare quale è il massimo ricarico applicabile tra un successo commerciale e un invenduto in cantina. Quale sarebbe il vantaggio per il cliente ? Che grazie a questa professionalità ha il privilegio di poter gustare una "perla nascosta" pagandola anche 2 o 3 volte piu' di quanto riceva dal "mediatore" chi quella perla l'ha prodotta ? Per questo che non regge il confronto con il lavoro di un professionista. Magari un medico spende 10 euro di "materiali consumabili" e ti fa pagare la visita 150 euro. Ma il suo ricarico NON è di 15 volte. Perchè con quegli stessi materiali il gestore di un'enoteca (o un avvocaro BTW) ti farebbe morire ....

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Rinaldo Marcaccio

circa 8 anni fa - Link

Due o tre cose: 1)dal punto di vista del consumatore, qualsiasi operazione di trasparenza sia benedetta. 2) se il signor "Aurora" ha deciso di procedere come sopra, non è stato per uno schiribizzo del momento; un motivo valido ci sarà pure stato!...indovina quale? 3) il tema in questione non lo ritengo importante in sè, quanto come occasione di ricerca di nuove economie, nel tentativo di adeguarsi al contesto economico-sociale cambiato. un punto di partenza per riformulare l'offerta in modo nuovo.

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

@Maurizio : se non ho fatto l'esempio del medico. Un motivo c'era. Non mi sarebbe mai venuto in mente di farlo. Ma dissento sula tua analisi, se la mia professionalità fosse orientata solo al mio vantaggio economico diretto, probaabilmente avrei già chiuso come avrebbero chiuso la gran parte delle piccole enoteche a Roma, e ci sarebbero solo i trimani e i Costantini. Poi per altro perdonami ma a parte il medico, che e' un caso limite, chi non lavoro per il proprio tornaconto??? E anche per il medico metterei dei paletti. Comunque ho fatto altri esempi molto più confrontabili. Tipo caffè, costo di acquisto dai quindici ai venti euro al kg, vendita da ottanta centesimi a un'euro ogni sette dieci grammi, acqua costo di acquisto tra i dieci centesimi e i quaranta al litro. O la birra .... Ma questo a me non interessa. Ho un'enoteca al centro con ricarichi normali che fa un lavoro normale, e un'altra in periferia con una offerta del tutto particolare con ricarichi altissimi, con un'offerta talmente particolare che non sono disposto a mediare, o va con quei ricarichi o chiudo... Trenta produttori di champagne dieci di rieslung tedeschi e una ventina di francesi di diversa origine tutti importati in proprio o si e' disposti a pagarli o mi tango il mio lavoro da bottegaio che compra e vende quello che gli conviene con il minimo sforzo guardando i listini dei rappresentanti e chiedendo sconti sull'anticipato e sulle quantità. Se io ti do un'offerta superiore alla media la devi pagare, se non sei disposta a pagarla arrivederci e grazie. Ci sono quindici champagne in mescita e un prosecco, quel prosecco costa una cifra assurda al bicchiere, perché costa quasi quanto pago una bottiglia, e un euro meno dello champagne più economico. Ma per me vendere prosecco in quel posto e averlo e' solo una rottura di palle, se lo vuoi lo paghi. Mi paghi tutta la professionalità e l'impegno per costruire il resto e sei contemporaneamente punito per averlo ignorato. :-) ma a parte questo. Il posto sta andando abbastanza bene, vedremo se ce la fara' ma ti assicuro che Nin puoi mettere su una cosa del genere con un ricarico del 40. Chiudi dopo un mese. Volete un ricarico del quaranta??? Beccatevi le enoteche tutte uguali tutte con gli stessi vini di cui parlano tutti, volete qualcosa di diverso??? Accomodatevi ma li dentro il 40 neanche sul nero d'avola. Per quel ricarico faccio come tutti gli altri e vivo bene e con poco sforzo.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

se la mia professionalità fosse orientata solo al mio vantaggio economico diretto, probaabilmente avrei già chiuso come avrebbero chiuso la gran parte delle piccole enoteche a Roma, e ci sarebbero solo i trimani e i Costantini. sottoscrivo

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Scusa eh, ma il caffè in polvere acquistato all'Iper e fatto in casa non è come costi confrontabile con quello preso al bar, dove alla materia prima aggiungi il costo di macchinari, personale, locale, zucchero in bustine monodose, pulizia della tazzina, ecc., ecc., che fanno un "servizio a valore aggiunto" ben diverso dal prendere una bottiglia, conservarla e rivenderla. E' come se uno paragonasse il costo "base" di 100 g di pasta e condimento (per es., "cacio e pepe", 50 cent ??) con i 12-15-30 euro che ti costa lo "stesso" piatto servito al ristorante. Poi, se il ragionamento è che se per soddisfare la tua clientela devi avere 1000 assortimenti diversi, immobilizzando capitale e per ogni 10 bottiglie in stock ne vendi 1 e su questa devi spalmare tutti i costi e i ricavi ... Ma estrapolando il discorso a un livello medio e ritornando all'argomento base della discussione, se i venditori "di lusso" di vino, che già spesso vendono "a ricarico" gli stessi prodotti che si possono trovare facilmente un po' dappertutto (tanto per fare un esempio concreto, il suocero di mio fratello è tutto contento di acquistare in una nota enoteca romana il Berlucchi Rosé a 15 euro, che Carrefour vende a 12,8) pretendono di avere anche l'esclusiva del ricarico, impedendo a chi produce quel vino di commercializzarlo per altri canali ... Se uno vuole l'esclusiva acquista tutto il prodotto e ne decide il prezzo, se riesce a venderlo ..... Perchè alla fine tutto si riduce al rapporto con il cliente. Se questo è disposto a pagare in enoteca a 20 o 30 un bene acquistato a 10 che male c'è (oddio, veramente il termine corretto sarebbe "peggio per lui"). E questo vale per qualsiasi settore o merce. Ma se il cliente si smalizia ... mica è una colpa del cliente o del produttore.

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flaminio cozzaglio

circa 8 anni fa - Link

Bravo Fabrizio P : chi critica il tuo guadagno a)guardi come guadagnano gli altri , a partire da sè b)si serva da solo , di tutto . Che dire ? viviamo in un Paese dove chi tenta di far due soldi è un ladro . P.S. Michelangelo pare avesse raggiunto un patrimonio , euro d'oggi , di 50 milioni . Bill Gates non è in grado di contarli . Ladracci , non fossero esistiti quanto meglio saremmo stati .

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Si Maurizio non essere puntiglioso. Allora facendo il tuo discorso quando servo un bicchiere di vino al tavolo con tutti i costi relativi a te dovrebbe stare bene che io in proporzione al caffè ti venda un bicchiere di vino con il ricarico del 700 per cento. E credo non ti starebbe bene.

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Perchè non succede così ?? :-) Magari non sempre, magari non in tutte le enoteche, ma un calice (bel termine per indicare 125-150 ml di vino) a 4-5-10 euro (dipende ovviamente da vino e dal livello del locale) ti sembra un ricarico da poco ? (E sempre per un prodotto che di costi aggiunti prevede lo stappamento della bottiglie e il lavaggio del bicchiere...) Certo la mescita "a bicchieri" è comunque un bel risparmio (almeno per chi non sia un noto ubriacone che si scola da solo 3-4 bottiglie) e permette di abbinare il vino giusto al piatto giusto senza fare un mutuo. Ma se fai il conto della serva, la bottiglia da 20 euro (già abbondantemente "a ricarico") ti viene 30, se non 40 ...

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

La mia è un'enoteca tradizionale per cui non ho il problema dei ricarichi sul bicchiere. Detto ciò, essendo anche io frequentatore dei locali di questo tipo, mi domando: ma perchè tutte queste lamentele??? Se per le vostre idee i prezzi sono troppo sbilanciati non bevete in certi luoghi. Questo si chiama libero mercato: il venditore applica un prezzo, l'acquirente decide se accettare o meno. Non sono direttamente coinvolto ma trovo spiacevole fare i conti in tasca agli altri e, soprattutto, se non si possiede una attività, con che diritto si pontifica su come essa debba essere gestita?

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Nessuno pontifica su niente, ma ciascuno è libero di scegliere dove e come spendere i propri soldi. La discussione va però riportata al punto di origine. Alcuni produttori indicano o vorrebbero indicare sulle bottiglie il prezzo di vendita "all'ingrosso". Pratica discutibile per le tante varibili intrinseche (stesso prezzo per tutti ? "prezzo" concordato in anticipo, ecc) e soprattutto foriera di sgradevoli "inconvenienti" per chi il vino poi lo "media" al cliente finale. Perchè leggere sull'eticate che è stato pagato 10 quello che magari viene rivenduto a 20 o a 30 ... La discussione si è poi allargata sullo "ius" delle enoteche di imporre ai produttori un rapporto esclusivo ("devi vendere solo a me - o a quelli come me" e giammai al cliente privato, meno che mai agli stessi prezzi che pratichi a noi..) Da una parte abbiamo il produttore che se produce qualcosa di buono vorrebbe comunque poterlo vendere a chi vuole e ai prezzi che riesce a spuntare. Dall'altra i clienti finali che a volte pagano per oro colato al massimo dell'argento, se non del bronzo. In mezzo troviamo dei professionisti che non sempre hanno una professionalità adeguata e che a volte sfruttano contesti e mode per massimizzare i profitti, pagando poco il prodotto e rivendendolo a caro prezzo. A questo punto il resto sono chiacchiere sostanzialmente inutili. Si spera che chi beve o acquista vino in enoteca abbia una certa cultura in materia e la capacità di discernere un "giusto" rapporto costo/qualità. E gli altri che questa cultura non ce l'hanno o semplicemente seguono le mode o hanno soldi da spendere ? Pazienza. Finchè ci sono, alcuni potranno continuare a fari affari. Quando questi (i "buoni" clienti e/o i loro soldi) finiscono ...

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Hai ragione M., a breve avrò il sito dell'enoteca con prezzi online e potrai, leggendoli, dirmi se ti sembrano equi o meno. Anticipatamente dichiaro che lavoro con un ricarico che va dal 10 al 40 per cento a seconda del tipo di prodotto. Prezzi visibili alla mano potrò essere smentito. Fatto salvo questo discorso vorrei però sottolineare che a mio parere un ricarico del 100% sul prezzo di acquisto non mi sembra un abominio: come è vero che esistono settori (informatica) in cui l'hradware si lavora con ricarichi inferiori al 10% esistono settori in cui quella percentuale è ben al di sopra del 200% (senza rifare la lista tanto se ne sono nominati parecchi nei post precedenti). Fermo restando che il produttore è libero di praticare la politica che preferisce io sono libero di deciderne l'estromissione dalla mia "carta". Tutte queste cose mi sembrano pacifiche ma davvero non riesco a capire con quale diritto una persona critica un ricarico duplicato sul vino. Credo la faccenda sia un pochino meno nobile di come la si vuol fare passare. Non viviamo più in una società agricola in cui il vino costituiva uno dei fattori energetici primari dei braccianti, il vino, soprattutto quello pregiato, è oramai un bene voluttuario a tutti gli effetti. Aggiungo: bere vino e saperne parlare, per qualcuno, fa "figo"; in certi ambienti devi essere aggiornato sul "pezzo" del momento (adesso sono i vini naturali, 10 anni fa erano le barique, domani chissà...). Il sogno massimo di questi chiacchieratori di professione sarebbe bere tutti i vini più cool del momento senza pagare una lira e poi discettarne amabilmente. Qui casca l'asino: il vino costa! Ecco allora che nascono gli escamotage tipo chiedere accrediti alle degustazoni per "addetti ai lavori" (salvo poi uscirne spesso malconci non avendo l'intelligenza di sputare), inventarsi improbabii gruppi d'acquisto, vini a km 0, spacciarsi addirittura per locali specializzati presso le cantine per sgargarozzarsi una bella degustazione e portarsi via un paio di casse a prezzo di acquisto. Evidentemente tutto ciò non basta, si vorrebbe mettere il naso negli affari dei "bottegari", giudicando l'equità dei loro guadagni. Seppur non mi senta toccato facendo parte di quelli che agli occhi dei Soloni rappresenterebbero gli "onesti", trovo necessario difendere i miei colleghi da questa visione che qualcuno ha sciattamente fatto trapelare tra le righe dei suoi interventi. Riassumendo: -Una azienda sceglie il canale di venditas diretto=diettamente esce dalla mia carta vini -Un cliente vuole un vino=dove lo trova più conveniente lo paga e se per caso ce l'ha soltanto un "ladrone", esce gli sghei e glieli da.... altrimenti cambia vino -chi la pensa diversamente si faccia promtore di una lweggepopolare che trasforma il nostro ruolo in quello di impiegati statali con 15 mensilità fisse, ferie e contributi, assistenza previdenziale, sanitari etc. etc. e lasci lo stato imporre i prezzi in modo univoco (... converrebbe?????)

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MAurizio

circa 8 anni fa - Link

Ultima replica perchè la questione diventa stucchevole. Il cliente che paga 100 (o anche solo 20 o 30) quello che è stato pagato 10 a chi il bene l'ha fisicamente prodotto, penso che abbia tutti i diritti di chiedersi "il perchè" di tale prezzo. Esattamente come tutti si "meravigliano" su perchè le arance sicule pagate 30 cent al contadino vengono vendute (se va bene) a 2-3 euro in negozio. Nessuno pretende opere di carità da parte dei venditori, specie su un bene voluttuario quale il vino (di lusso) ma neanche mi sembra corretto che gli intermediari si sentano "nobilitati e autorizzati" dalla loro professionalità a vendere a caro prezzo, spesso a degli incompetenti in materia, ciò che pagano (relativamente) poco ai produttori. Per altro volendoli pure obbligare ad un rapporto di esclusività, pena la perdita del "grande" cliente (anzi, magari di più grandi clienti in cartello tra di loro). Il tutto poi rendendosi impermeabili alle critiche delle terze parti. E, soprattutto, opponendosi strenuamente a possibili iniziative "svela altarini". Perchè alla fine se uno applica un "onesto" ricarico non dovrebbe avere particolari problemi a rivelarlo o ad adattarsi al mercato. Infatti alla fine c'è solo il mercato. Chi può vende ai prezzi a cui trova clienti. Finchè ci sono. Anche perchè adesso molto mercato si fa online e puoi fare fesso il cliente "sborone e incompentente" ma quello "evoluto" lo perdi presto.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

non è una replica perchè sottoscrivo alla lettera, grazie per lo scambio di vedute

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Giacomo

circa 8 anni fa - Link

Sei veramente un grande. Questa gente parla solo perchè non ci rimette niente. Hai riassunto le cose in modo perfetto! Complimenti

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Cellar Tours

circa 8 anni fa - Link

Per chi volesse approfondire e capire come è nata l'dea di prezzo sorgente: http://it.wikipedia.org/wiki/Critical_wine http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=183 http://www.laterratrema.org/autocertificazione-e-prezzo-sorgente/

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Ecco per chiudere io faccio parte dei "Ladroni". Dopo averlo fatto per anni e continuando, per ora, a farlo alla barrique non ho più intenzione nel mio futuro di lavorare con un margine del 40% sulla vendita, del 90% al tavolo, di media, e del 150% al bicchiere (non 700%). I motivi sono questi: -I bravi produttori di vino, anche quelli più bravi ed etici mi obbligano ai minimi di acquisto che spesso rappresentano il mio fabbisogno di tutto l'anno, visto che sono un'enoteca, se fossi un privato ovviamente no, ma la vendita diretta è più etica e chi la fa è bravo, d'altra parte io vendo per arricchirmi, loro fanno per cultura e con passione. -La concorrenza sul prezzo non mi interessa, perchè esisterà sempre qualcuno che farà il prezzo più basso del mio. E sinceramente mettermi a competere sul prezzo, con un dipendente delle poste che la sera si mette al Pc per trasformarsi in un enoteca da 300.000 euro l'anno, tutti in nero, non mi va proprio, (e non è un'esempio inventato). Come non mi va di competere con i regolari con P.C.-Garage-e contratto con lo spedizioniere, senza affitto e senza dipendenti. -i consumatori più smaliziati comprano su internet. Si anche io, il Sassicaia in alcune annate lo compro su internet, il Fontalloro lo compro su internet, a un prezzo inferiore a quello che lo pagherei direttamente, e sono due esempi. E come lo compro io se seguite con attenzione alcuni Forum lo potete comprare anche voi. il Fontalloro 17 euro finito e consegnato. -Il prezzo sorgente mi da fastidio?? assolutamente no. Sinceramente non vedo cosa mi cambi, il prezzo di vendita per me rimane uguale. La vedo come una bella trovata per dire "ora controllate se loro vi fregano, ma a me non mi rompete i coglioni se per fare questa bottiglia ho speso 3 euro sono cazzi miei"

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

ecco perchè dico sempre che i "vinmonopolet" (negozi del monopolio norvegese) sono i luoghi più belli e giusti e perfetti nel mondo per comprare vino. Mai nessuno vi spingerà qualche prodotto (fermo da mesi in magazzino), libera scelta e soprattutto prezzi uguali in tutto lo stato. Ora non venite a dirmi che non c'è scelta.... vi mando la lista e vi zittisco tutti.. ;-) Per tutto quello che non trovate (e fidatevi che la lista è un tomo da 400 pagine scritte piccole e fittissime): internet...per tutto il resto: mastercard!!! ps: prima sentivo dire che i produttori seri non vendono in cantina e amenità del genere... fatevi un giro sul sito del monopolio e guardate che prezzi hanno alcuni vini di grande nome e che non vendono in cantina... secondo me costano meno lì, al pubblico nel monopolio norvegese, che a voi operatori!! scholl!!!!

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Grrrrrr, come sei aggressivo! Mi hai fatto paura no appena hai detto "vi zittisco tutti", al posto tuo li/ci metterei tutti anche in castigo.... soprattutto me che dico amenità tipo "i produttori seri non vendono in cantina ". p.s. Per caso sei Zorro?

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

zorro non faceva l'occhiolino... ;-) ...devvero credi che i produttori seri non vendono in cantina? p.s. per caso sei babbo natale?

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

mica faccio regali. non potrei esserelo, era il tuo furore giustizialista che poteva sembrarmi quello di Don Diego della Vega.... mi sbagliavo. Che delusione :-( p.s. Sai bene cosa intendo per vendita in cantina, applicando il ricarico medio corrente ne trovi a palate, vendendo al privato come al rivenditore ne conosco davvero pochissimi (e, ovviamente, non li lavoro)

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

chi vende a privati in cantina con gli stessi prezzi riservati a voi operatori è un pazzo kamikaze... e se fossi al tuo posto farei la stessa cosa! quasi quasi ridivento don diego...;-)

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