E se Zeman fosse stato un produttore di vino?

E se Zeman fosse stato un produttore di vino?

di Pietro Stara

Zdeněk Zeman, dall’alto dei suoi 70 anni appena compiuti, rappresenta, per molti, un’icona del calcio pulito, divertito e dilettevole a vedersi. Per altri, invece, un insopportabile moralista votato a produrre sentenze inappellabili. Un po’ come certi vini che spaccano il pubblico in due: non vi è alcuna possibilità di accordo o di riconciliazione postuma. Comunque la pensiate, Zdeněk Zeman rimarrà nella storia del calcio. Io, qui, me lo sono immaginato vignaiolo e l’ho trascinato in un improbabile (?) aforismario del nostro eno-mondo.
“Non conto i gotti che mi ingollo ogni giorno, altrimenti mi innervosirei e berrei di più.”

“Il vino è il perfetto prototipo del vizio perfetto.”

“Purtroppo, nel vino di oggi, conta solo la competizione e nessuno pensa più a far star bene la gente. Non ha più importanza se il pubblico va alle fiere, o da un’altra parte.”

“Modulo e sistemi di allevamento non li cambierò mai, qui sui Colli come in un altro paese. Per coprire il sesto d’impianto non esiste un modulo migliore delle 4000 viti per ettaro.”

“Alcuni degustatori si lamentano che li faccio bere troppo? A Pescara vivo sul lungomare, e ogni mattina alle 6 vedo un sacco di persone che bevono. E non li paga nessuno.”

“Dovrei parlare di arte? Di politica? Di economia? Io sono uno che sta nel vino, se un giornalista viene da me lo fa perché vuole avere un’opinione competente, altrimenti fuori dal vino io sono uno qualunque e il mio parere conta come quello di un allenatore di calcio. Eppure dall’allenatore non va nessuno.”

“Il vino deve uscire dalle farmacie.”

“Io senza vino non sto bene. Fosse per me arriverei a morire in divisa, a novant’anni, all’aria aperta, a insegnare viticoltura a qualche ragazzo che avesse ancora voglia di starmi a sentire.”

“Quello che dovevo dire sul vino taroccato l’ho detto nel ’98. E, tornassi indietro, lo rifarei. Non mi interessano rivincite, non mi fa né caldo né freddo sentirmi ripetere intorno “avevi ragione”. Mi avvilisce, piuttosto, accorgermi di come tanti non abbiano capito, oggi come allora, che quello era un allarme lanciato per il bene di chi fa vino, per la salute di tanti giovani.”

“Non importa quanto bevi, ma dove bevi e perché bevi”.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

4 Commenti

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amadio ruggeri

circa 2 mesi fa - Link

Mi viene da pensare ad un altro allenatore-icona, Vujadin Boskov. Parafrasando il suo proverbiale "rigore è quando arbitro fischia", ecco allora "vino buono è quello che piace".

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graziano

circa 2 mesi fa - Link

non interessa come, ma quando palla è dentro rete è gol. ( Boskov ) cosi lo stesso è per il vino, quando bottiglia è dentro carrello, non importa come ma perché ti interessa

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Mattia Grazioli

circa 2 mesi fa - Link

Lino Maga, senza se e senza ma! Fumano come ciminiere, parlano piano è mai smetteresti di ascoltarli.

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Paolo A.

circa 2 mesi fa - Link

"Non ho mai vinto un premio, ma ho sempre accusato coloro che li vincevano".

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