E se Regina Spektor fosse un vino, che vino sarebbe?

E se Regina Spektor fosse un vino, che vino sarebbe?

di Salvatore Agusta

Qualche giorno fa mi è capitato di approfittare della stagione estiva newyorkese e delle chances che ti concede settimanalmente, specie per ciò che concerne il panorama della musica.

Di fatto sono stato ad un live di Regina Spektor nell’anfiteatro all’interno di Central Park, in occasione della rassegna musicale Summer Stage 2017. Suoni intensi ma non troppo caldi, metrica soffice e sinuosa, virtuosismi vocali e profondità di linguaggio sono tutti elementi che accomunano le creazioni di Regina Spektor, e la versione acustica di quel live mi ha permesso di apprezzare una delle artiste più complete della scena indie-pop americana.

A fine concerto, ancora eccitati per la fantastica performance, io ed un paio di amici decidiamo di andare a mangiare qualcosa. Ovviamente direte voi alle 10.00 pm di un mercoledì estivo, nell’Upper West Side di New York ci sarà l’imbarazzo della scelta di locali pronti ad accoglierci.

Macché!! Se non fosse stato per una salumeria italiana aperta in zona, saremmo rimasti fregati!

Intento a consumare la scongiurata cena (panino con la porchetta, mortacci sua l’ho pagata a peso d’oro), proprio sul finire del primo bicchiere di rosso, mi sovviene un enigmatico pensiero: “ma se la musica della Spektor fosse un vino, che vino sarebbe?”.

Ed è per questo che scrivo questo articolo, sperando nell’aiuto di voi lettori, possibilmente amanti del genere musicale in oggetto.

C’è una’aria malinconica tra le note di Regina, aria di un passato che ancora riecheggia qua e là nella sua lirica. Regina Spektor nasce in Russia da una famiglia di musicisti ebrei dissidenti. Sul finire degli anni ottanta viene loro concesso, dall’allora regime sovietico, la possibilità di abbandonare il paese; lei, che aveva intrapreso gli studi classici del pianoforte, dovette abbandonare per un po’ la musica in attesa di una nuova casa. La sua giovinezza si caratterizza per un inconsueto peregrinare che per un breve periodo la porta anche in Italia. Ma l’audace odissea degli Spektor termina qualche tempo dopo nella più temuta suddivisione amministrativa di New York, il Bronx.

Dunque, seguendo la nostra indagine, se dovessimo rintracciare la varietà d’uva che porta al vino assimilabile alla sua musica, dovremmo immaginare una cultivar che ha lasciato la sua terra d’origine ma che, allo stesso tempo, è finita per trovare un altrettanto autorevole terroir in quello che oggi definiamo in campo di vino come nuovo mondo.

Il Bronx la contagia con sonorità che di certo non poteva immaginare prima; deve persino abbandonare la scuola ebraica scelta dai suoi genitori perché non più in linea con la sua anima ribelle che cominciava a rielaborare generi non del tutto graditi ai suoi insegnati di musica. Ma la gente attorno a lei si esprime anche per suoni più cadenzati e rime di protesta, il che la porta ad aggiungere nel suo panorama di formazione anche il primo e vero Hip Hop americano, oltre che al punk e al grunge di Seattle.

Alla luce di ciò potremmo ipotizzare questo vino come un vino strutturato e dal sapore dolce amaro, come il sorriso di Regina la ribelle, cosí come la chiamava sua madre. Dovrebbe mostrare frutti rossi come i suoi capelli, e una nota speziata che invita al nuovo sorso; dovrebbe essere d’impatto ma non rivelarsi del tutto, giusto quel tanto che basta per capire di che pasta è fatto.

Regina ha un profondo disagio interiore che intende mostrare in maniera poco velata in una delle sue canzoni più malinconiche, Obsolete. Negli ambienti della musica si mormora che si senta un po’ una eccezione, una rarità poco apprezzata, una pianista di altissimo livello che decide di dedicare la vita a tutt’altro che la musica classica. Forse comincia ad accusare il senso di nostalgia verso la celebre cultura musicale russa fatta di grandissimi pianisti e non sa spiegarsi il motivo per cui abbia deciso di rinnegare quel mondo.

Sarebbe come se quel vino che stiamo cercando di immaginare si fosse rammaricato di aver optato per una declinazione diversa da quello che i suo vecchi antenati avevano per secoli espresso.

Ne è passato di tempo da quando Regina celebrava i grandi cambiamenti in Samson o cantava allegra e sorridente in Us.

Ma la stessa cantautrice, quasi in un atto di aiuto inconsapevole verso la nostra curiosa ricerca, ci offre uno spunto dal quale noi tutti  possiamo prendere le mosse per concludere questo articolo: ci invita a riflettere sulla distanza percorsa da quella varietà, su tutti gli incroci che ha subito, su quanto sia stato facile avanzare in una direzione ma allo stesso tempo duro resistere contro coloro che non condividevano, ci chiede di ricordarci delle voci e dei volti che hanno permesso tutto ciò, perché adesso è tutto diverso, ed una seconda versione è stata possibile. (Think of all the roads. Think of all their crossings. Taking steps is easy. Standing still is hard. Remember all their faces. Remember all their voices. Everything is different. The second time around. – You’ve got time).

E allora, sulla scorta di tutti questi dettagli ed indizi, a che vino vi è venuto in mente?

Ve la siete fatta una idea? Io forse ma non voglio influenzare la vostra creatività.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

2 Commenti

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Cesare

circa 3 mesi fa - Link

Appena ho guardato l'immagine di Regina ,mi viene in mente un vino per la classe e l'eleganza che esprime.Senza dubbio un vino austero ,come la musica di Regina puoi apprezzarli entrambi ,conoscendoli capirai cosa vogliono dire,cosa valgono..Non la farò lunga ,io scelgo ,La Tache ,

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Salvatore Agusta

circa 3 mesi fa - Link

Immagino tu sia un grandissimo estimatore di Regina Spektor.

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