E se il Beaujolais fosse più di un semplice vin de soif? Damien Coquelet, Morgon, Côte du Py

E se il Beaujolais fosse più di un semplice vin de soif? Damien Coquelet, Morgon, Côte du Py

di Giovanni Corazzol
  • Ho un Morgon.
  • Cos’hai?
  • Un Morgon. E’ francese. Lo apro volentieri. L’ho preso questa estate quando sono andato in Francia. Non proprio il periodo migliore per andare per vino. Tutti chiusi. Però lui c’era e ci sono andato. E’ bravo. Sta nel Beaujolais. Bei posti, dovreste andarci.
  • Ma sarà mica il vino che sa da Clinto vero?

Vauxrenard fa tipo trecento anime. Una spruzzata di case di francese, incomprensibile isolamento. Sta a un par di parasanghe da Fleury e ad una manciata da Villé-Morgon, il centro del vostro interesse per il Gamay, l’uva generosa e scrocchiarella che domina la zona.
A Vauxrenard sta la cantina di Damien Coquelet, un ragazzo di una trentinata d’anni mal contati, sparpagliati su una faccia sbruffona e invidiabile, con qualcosa più di una semplice passione per il motocross, ma soprattutto un talento irritante. E’ vignaiolo preparato e precoce, figliastro di quel George Descombes che con Foillard, Chanudet, Thévenet, Métras, Breton e Pacalet tra gli altri, ha seguito la strada “naturale” aperta dal compianto Marcel Lapierre, riconosciuto maestro, scomparso nel 2010.

Quando si parla dei vini del Beaujolais il pericolo è di esaltare o ridimensionare. A esaltarli si corre il rischio di farli combattere in categorie di peso sbagliate; a ridimensionarli quello di restringerli alla sola categoria dei vin de soif. Entrambi gravi errori a cui sottarsi. Ci caschi mio padre, voi no; anche se il dibattito (ahém) su una tecnica di vinificazione (la macerazione carbonica), da alcuni considerata invasiva al punto da prevalere sul vitigno, rimane aperto.

Morgon è solo una delle Apellation communales della AOC Beaujolais. Da nord a sud trovate Saint-Amour, Juliénas, Chénas, Moulin-à-vent, Fleurie, Chiroubles, Morgon, Régnié, Brouilly e Côte-de-Brouilly.
Ne escono vini con caratteri sensibilmente diversi. I vini di Morgon generalmente si considerano più longevi e severi; in particolare lo sono quelli della Côte du Py – l’iconica collina con la quercia – che di Morgon, e dell’intero Beaujolais, è senza dubbio il terroir più celebrato.

Il suolo della collina non è però omogeneo: caratterizzato da una presenza generalizzata di ossido di ferro e manganese, particolarmente concentrata sulla parte alta, nei versanti sud ed est questi caratteristici ciottoli blu si mischiano all’argilla scura che diventa prevalente verso la base, mentre il versante nord si presenta con una sabbia arancione e grossolana detta gore. Così almeno riporta la meritoria ed affidabile Le Rouge & Le Blanc, tradotta e distribuita per l’Italia da Possibilia Editore. Posso confermare, a seguito di approfondita indagine autoptica e soddisfacente e prolungato dejeuner sur l’herbe.

I vini di Coquelet sono gamay al 100%. Lavora nove ettari di cui quattro a Morgon sulla Côte du Py, raccolta manuale, pratiche di cantina e vigna impostate al bio-qualcosa. I Vieilles Vignes fanno otto-nove mesi di barrique usate e almeno un anno in bottiglia, mentre gli altri solo acciaio. Oltre a un Beaujolais-Village produce Morgon, Morgon Vieilles Vignes, Morgon Côte du Py, Morgon Côte du Py Vieilles Vignes e anche due etichette di Chiroubles: base e Vieilles Vignes.

In particolare emergono: il Chiroubles 2016 che assaggiamo dalla vasca: buono, severo, per nulla ruffiano, con tannino pronunciato, bella freschezza e netta sapidità. E’ figlio di annata difficile, in cui la grandine si è presa metà del raccolto. Meno convincente in questa fase il Chiroubles 2014, condizionato da una riduzione ingombrante durata tutta la degustazione, ma che in bocca ripete le belle sensazioni intuite dall’assaggio precedente; da rivedere. Il Morgon Côte du Py  2015 è invece subito esaltante; esprime chiaro il retaggio ferroso della collina, le note fruttate e succose sono estratte e allargate da un tannino preciso e adatto allo scopo; è composto, chiede sì di giocare, ma senza il girello. Il Morgon Côte du Py 2014 Vieilles Vignes pare ancora più adulto e meno gioviale, ordinato e introverso, fa il fratello serioso e superbo, proponendosi con una complessità sublime, di gran stoffa, tenue e di gran finezza, in splendido equilibrio tra la polpa rossa del frutto, freschezza pronunciata e un’astringenza funzionale al risultato d’insieme. Buono-buono e studia per volare.

In generale i vini di Damien Coquelet lasciano la sensazione di essere la prossima big thing della zona. Un valido contributo alla causa di un Beaujolais che, pur mantenendone i caratteri gioiosi, non scivola nel disimpegno lasciando intravvedere una struttura solida ed una capacità di invecchiamento su cui pare lecito sbilanciarsi.

I vini in cantina a privato vanno dagli otto euro per i base, ai dodici-quattordici per i Vieilles Vignes e Côte du Py. Si trova in Italia in qualche enoteca, ma non ha una distribuzione organizzata. Per chi volesse andarci l’invito è a non cedere all’impazienza: prima o poi troverete il cancello con il gallo.

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

1 Commento

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Roberto Dal Ponte

circa 8 mesi fa - Link

Bel pezzo per una tipologia che adoro e un produttore che non conoscevo.

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