È in corso una “liberazione” del gusto del vino e noi non possiamo farci proprio nulla (per fortuna)

È in corso una “liberazione” del gusto del vino e noi non possiamo farci proprio nulla (per fortuna)

di Alessandro Morichetti

Sta già succedendo e il fenomeno è inarrestabile. Sempre più persone bevono cosa gli piace e non cosa gli “deve” piacere, cosa gli dicono/diciamo essere buono. Liberare il gusto non significa studiare per poi bere ma bere, poi semmai studiare qualcosa, poi ribere cosa piace. E potrebbe essere qualcosa che per la Tecnica Canonizzazione del gusto va fuori dai binari. Io me li ricordo i corsi da sommelier: vini tecnici e precisi magnificati con 20 descrittori mentre vini artigiani e burberi venivano decomposti chirurgicamente in una somma di difetti: poi il secondo finiva e il primo no. O magari peggio: il primo finiva perché DOVEVA piacere salvo poi non soddisfare davvero nessuno.

La verità vera è che servendo un vino a gente – per fortuna – non schematizzata dalla dottrina del gusto, la risposta del piacere è spesso non prevedbile e non inquadrabile. Laddove si è cercato – nel mondo poi in Italia – di ridurre il piacere a una forma di comprensine instituzionalizzata e numerata. Spesso noiosissima. Talvolta utilissima, illuminante.

La critica del vino è morta? Per nulla al mondo. Semmai viene rafforzata da un surplus di libertà interpretativa. Che scompagina e spariglia le carte, aprendo la mente e la percezione. Sabato ad Ascoli Piceno ho accompagnato Nicola Perullo nella presentazione del suo Epistenologia in un laboratorio “alternativo” per il consorzio Terroir Marche: erano presenti anche alcuni “degustatori da guida” e la cosa non mi stupisce: in giro c’è gente consapevole di interpretare un gusto che non è l’unico, ma di farlo coscienziosamente e con buoni margini di revisione e ampliamento e contaminazione del giudizio.

Ne riparliamo tra 10 anni, che dite?

Aneddoto: mentre assaggiavamo Rebecca 2013 Di Giulia – rosato da 100% montepulciano -, lo introduco dicendo: è un vino che gode all’aria, parte ridottissimo e ne ha bisogno ma è il primo della batteria che ho finito di bere. Chiedo ad Angela Velenosi presente in sala: “Che ne pensi?”. Mi risponde con un’immagine antropomorfa come da consegne epistenologiche: “Se fosse un uomo non lo bacerei e non ci andrei insieme”. Interviene prof. Perullo per ampliare la prospettiva: “Ma immagina di andarci senza annusarlo”. Risposta con prospettiva 3D: “Ma l’odore è tutto, e il sudore poi è fondamentale”. 100/100 Morichetti points ad Angelona.

Angela Velenosi

 

Keywords: #epistenologia #epistenology #nicolaperullo #terroirmarche #piazzadelpopolo #oliveallascolana #ascolanatenera

[Foto di Ascoli: Stefano Acquaviva]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

15 Commenti

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luis

circa 4 anni fa - Link

Una contraddizione dall'inizio alla fine. L'aneddoto finale è la ciliegina sulla torta. Chi non capisce di vino beva acqua, eviterà brutte figure.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Grazie per la perfetta esemplificazione di cosa rende spesso irrespirabile il mondo del vino. Per bere bisogna capire, capire, sapere. MA QUANDO MAI?!?! Vade retro!

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bruno

circa 4 anni fa - Link

Il tempo dei tanti luis che rendono antipatico e indigesto ai più il mondo del vino, nascondendone con la propria spocchia tanta bellezza è inesorabilmente segnato

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luis

circa 4 anni fa - Link

Io spero che sia segnato il tempo di quelli che annusando un vino "fetente" non finiscono più di inventarsi giustificazioni pur di difendere la sua "naturalità".

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amedeo

circa 4 anni fa - Link

Io invece credo che le parole della signora Velenosi siano perfette per capire uno dei tanti aspetti che ci fanno amare tanto questo liquido odoroso: un vino che a me colpisce ed esalta, a qualcun altro può non dire nulla e lasciarlo totalmente indifferente. Per riprendere le parole di Perullo "il pensiero magico che il vino accende sta tutto nella relazione che vi instauriamo" (Epistenologia, pag.76). Liberare il gusto, dunque, diviene una necessità impellente, che non possiamo più rimandare. E spero di riparlarne prima di dieci anni.

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Igino Brutti

circa 4 anni fa - Link

Grazie Morichetti per questo post. Ho sempre pensato quello che hai scritto ma certe volte se lo esprimi alcuni ti guardano come se avessi bestemmiato in chiesa. Spesso mi accade di bere vini che ad una analisi da corso classificherei difettati ma poi ti accorgi che hai finito la bottiglia.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Il vino è godimento, o non è. Sudore compreso.

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Sergio

circa 4 anni fa - Link

nel senso del sudore di chi lo produce? OT: ma come fa Ascoli, con una piazza così, a non essere tra le prime dieci mete turistiche italiane?

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Marcomriva

circa 4 anni fa - Link

Ma come fa ascoli con delle olive così a non essere tra le prime dieci mete turistiche italiane?

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sergio

circa 4 anni fa - Link

Ho già espresso in altri commenti la mia simpatia verso l'approccio di Perullo alla degustazione del vino. Ma il discorso, secondo me, va approfondito e chiarito: penso che anche l'incontro di Ascoli vada in questa direzione. Ho sempre pensato, poi, che i dibattiti servono anche a questo, qualunque sia l'argomento del post e contribuisce meglio agli scopi sopra accennati se c'è confronto tra opinioni diverse .Cercherò di dimostrarlo in questo specifico post. I commenti di Igino Brutti e il secondo di Luis io li leggo come speculari e contrapposti ma sembrano contenere entrambi delle posizioni ragionevoli. Ora vi rimando al commento di Rinaldo del post precedente che segnalava l'incontro di Ascoli al quale Rinaldo ha partecipato e ne ha fatto anche un post. Ebbene è davvero interessante la sua opinione prima di tutto perché è per Perullo e poi perché illumina le due posizioni apparentemente contrapposte di I Brutti e di Luis. E' inutile dilungarmi, si capirà leggendo Rinaldo e concludo soffermandomi sull'importanza di avere dibatti con opinioni diverse.Vi invito ad avere un po' di tolleranza in più verso chi non la pensa come noi.Benché poco gradito il primo commento, a Luis, comunque, è stata data la possibilità di esprimere il 2 commento oggetto della mia riflessione. Sapendo che c'è anche la censura sui blog e che scatta anche se si è rispettosi degli altri ma si esprimono opinioni sgradite, ho apprezzo Intravino.

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luis

circa 4 anni fa - Link

Grazie sergio, anch'io penso che il dibattito ed il confronto non possano che giovare. Poi, onestamente, se pensassi che su Intravino ci fosse la censura, eviterei di leggere anche un solo post.

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giovannip

circa 4 anni fa - Link

Innanzitutto un applauso ad Alessandro Morichetti che, come da post precedente, ha letto e riletto "Epistenologia". Ho acquistato il volumetto poco piú di un mese fa e non sono riuscito a terminarlo... Spero che gli entusiasti lettori di Epistenologia, che qui hanno commentato, siano dotati anch'essi della "pazienza accademica" di Nicola Perullo. A pag 23 é del volumetto é riportato "Una delle conseguenze di quanto sto per proporre, per esempio, é che io preferisco bere una bottiglia di vino interamente, se l'incontro é appagante, piuttosto che assaggiare dieci o venti vini diversi per analizzarli, compararli e valutarli come oggetti." Direi che quanto affermato piú che una conseguenza di Epistenologia, possa essere una semplice conseguenza del buon senso di un appassionato di vino.Ma se l'incontro non é appagante che si fa? Si riprova con un altro vino? E cosi via? Oppure qualche volta, per fare delle scelte mirate si prova a confrontare vini diversi etc etc.

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zzzzz

circa 4 anni fa - Link

Ma si, bevete quelle bontà dei Robinot (tanto per fare un esempio). Anzi, vi ci accompagno pure, a comprarli!

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Denis Mazzucato

circa 4 anni fa - Link

Che post interessante! Uno dei problemi è che nelle valutazioni standard di più è meglio: più lungo, più largo, più complesso (alla faccia che le dimensioni non contano...), ma in realtà, quando il vino lo si beve senza la calcolatrice, basta UN profumo che ci piaccia, UN sapore, e se dopo 3 secondi in bocca è rimasto solo il ricordo, siamo pronti per il secondo bicchiere. Ogni tanto faccio un esperimento: faccio annusare un vino a mia moglie (che non ha mai bevuto vino in vita sua) e che ha quindi dalla sua la totale mancanza di preconcetti e pregiudizi. Ebbene, spesso tira fuori aggettivi illuminanti, che non saranno mai sulle schede di degustazione. Bisognerebbe fare un esperimento: far annusare vini ai bambini. Penso avremmo molto da imparare!

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Elvidio Alessandri

circa 4 anni fa - Link

Il figlio al padre in punto di morte: "oh va' vo' a bee' , va'?. Il padre risponde: " Sci fijo, damme un becchié de vi'!" Sintesi della Epistenologia.

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