È il vino che rimane tra il dire e il desiderio

È il vino che rimane tra il dire e il desiderio

di Emanuele Giannone

Tema: È tornata l’estate. L’estate è bella. L’estate sarebbe buona già solo perché le piazze e le spiagge pullulano di cocomerari, moscow mule, insalatissime, cover band, fritture, dj-set e tette. Per me è più buona ancora perché sono diventato follower e commentatore coinvolgente estivo di influencer del vino e ora parlo con tanti amici di un buon bicchiere di vino per l’estate e anche come ogni estate ma oramai in subordine di calciomercato e tette. Penso che di vino parlerò anche in autunno. Di calciomercato no, di tette forse sì, però in autunno è più difficile perché si mostrano meno. Il vino non dà questi problemi e ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo, quindi, amici, un buon bicchiere ma mi raccomando, amici, che sia uno solo, o comunque non più di diciannove o massimo venti, perché va bene che in vino veritas e tutte le menate e i brocardi da vecchi ma il troppo stroppia perciò bevete responsabile e con moderazione. Ecco, stay tuned, amici del vino, seguitemi per avere a portata di un click tutti gli insight e gli scoop sulle cantine più cool e tante dritte per gli abbinamenti al top per questa fantastica estate 2019.

Io quest’estate ho bevuto bene perché io ho molti amici influencer che mi danno molti consigli e sono amico di molti vignaioli, enologi, agronomi, potatori, vinoveristi, vinoscientisti, critici, chimici, cimici, cicaline, piwi e wine blogger. Io bevo molto vino naturale. Io prima non bevevo vino naturale perché era fatto male ma nel frattempo i tempi sono cambiati e ora bevo più vino naturale perché fa bene mentre quello convenzionale meno. Lo sapevate? I tempi cambiano e i gusti pure. Io quest’estate mi sono dato il target di un linguaggio molto facile per parlare di vino. Un linguaggio facile ma che viene dal cuore e va dritto al cuore senza passare per intelletto e dizionario e ortografia che sono solo tre parole noiose e certamente meno utili di sole cuore e amore. Io, in breve, voglio trovare un senso a questa voglia anche se questa voglia un senso non ce l’ha.

Il vino è pieno di comunicatori. I miei preferiti sono quelli che incorporano sembianti da Charlize Theron o Hugh Grant e oratoria tra Venditti e Oronzo Canà: li amo e temo per quell’effetto misto di bellezza e spavento che suscitano. Sono giaculatori precoci, sanno cosa dire sul momento, vogliono trovare un senso a tante cose anche se tante cose un senso non ce l’ha, domani passano all’incasso e così passa la voglia e domani un altro giorno arriverà. Rivelano quel che c’è tra il dire e il bere, a me sembra spesso un mare di stronzate ma on s’en fiche. Leggo e passo, così rimane il vino tra il dire e il desiderio.

DOC Cesanese del Piglio 2004 Hernicus Coletti Conti. L’asincrono.
Un tempo ero infatuato di questo vino. Un tempo correvo i cento piani in undici secondi e spicci. Un tempo mi piacevano le moto sportive. Un tempo volevo solo fidanzate più alte di me. Un tempo avevo molte amicizie di penna, praticavo lo sci di fondo, bevevo Koskenkorva e trovavo interessanti le analisi di bilancio. Se non mi chiedono cosa sia il tempo, lo so, ma se me lo chiedono non lo so. Se mi chiedono cosa odori di borovnica, confettura di more, bacche di ginepro, cotognata, cenere e habanero e poi sappia di un caldo che brucia e di un asciutto che asseta, lo so, ma se mi chiedono perché mi sia piaciuto, non lo so più. È passato molto tempo e tutto quel che so è che la realtà di cui ero parte è molto cambiata.

DOC Cilento Aglianico 2008 Donnaluna Viticoltori De Conciliis. Il sincrono.
Un tempo ero infatuato di questo vino. Il tempo erano i primi duemila. Lo avevo scoperto, come l’altro qui sopra e tanti altri ancora, all’Enoteca Stradivarius di Lavinio. Un tempo bevevo molto più Aglianico, questo e altri. Nel tempo, con l’evolvere della sindrome bipolare da sangiovese grosso e palomino, ne ho bevuto sempre meno. È passato molto tempo e tutto quel che so è in un pugno di bottiglie. Se mi chiedono perché mi sia piaciuto, grazie a questa lo so. Un colpo di cuore e di calore, profumi di maraschino, tè nero, tabacco, cacao e karkadè, il sorso risolto tra pienezza e pacatezza, disteso e denso, pastoso, fitto di richiami a confetture e distillati di frutti neri, fitto soprattutto nella trama delle memorie. La realtà di cui ero parte è molto cambiata, sono cambiato molto anch’io ma a volte, stranamente, rimane un vino tra il dire e il desiderio a dare il senso e il sapore del sincrono.

Il titolo è tratto da Banksy, un brano di Galoni

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

6 Commenti

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Nic Marsél

circa 3 settimane fa - Link

Che malinconia questo scampolo d'estate :-(

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Emanuele

circa 2 settimane fa - Link

Con l'eccezione, e non è una da poco, per la sua dolosa inclinazione politica, amo Gottfried Benn. È per le sue liriche lancinanti-allucinanti (in una parola: moderne). Soprattutto per come ci rende la sua impressione, la sua idea di malinconia. Mi diverto molto, le poche volte che sono malinconico. Mi diverto molto meno, quando vengo coinvolto nell'accidia dei fantastici amusements en el verano.

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Andrea

circa 2 settimane fa - Link

Il culto della forma applicato a vino e tette mi ben predispone alla difficile giornata. Nella quale tenterò di mimetizzare malvasia e vitovska di Zidarich tra coca senza caffeina, caramelle gommose e candeline che si spengono sempre troppo presto.

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Emanuele

circa 2 settimane fa - Link

Ma che bellezza! Tu devi essere parente di Kurt Schwitters.

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Andrea

circa 2 settimane fa - Link

Ho sempre preferito la Merz alla Quaranta

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Motown

circa 2 settimane fa - Link

Beh che dire...geniale!

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