Douro Boys e l’imprenscindibilità del Vintage Port, la tipologia più ricca e affascinante

Douro Boys e l’imprenscindibilità del Vintage Port, la tipologia più ricca e affascinante

di Andrea Gori

Tra le tipologie di vino più arcaiche, conservative e tradizionali che si possano concepire, il Porto con l’intera Valle del Douro è da tempo impegnato in una modernizzazione della produzione, o almeno della sua comunicazione, in modo da aprire nuovi mercati e al contempo mantenere le posizioni attuali. In attesa che i vini secchi senza fortificazione, bianchi e rossi (assaggiati in maniera approfondita lo scorso anno a Prowein 2017) riescano ad entrare nel ristretto albo dei vini di caratura mondiale, l’operazione di svecchiamento non può prescindere sia dal punto di vista economico che simbolico dai Vintage Port.

È la tipologia più ricca e affascinante, quella capace di sfidare i decenni  (i secoli) in bottiglia, grazie alla magica combinazione delle proprietà dei polifenoli e precursori aromatici del touriga nacional (e della decina di uve ammesse nel disciplinare di produzione) con quelle del brandy, alcol aggiunto al termine della fermentazione, che fissa ed esalta gli aromi e le sensazioni gustative destinate ad evolvere in maniera leggiadra – mentre, ricordiamo, quelli che invecchiamo a lungo in botte sono i Tawny Port, più ossidativi.

Non ogni anno si può produrre il Vintage (la tipologia che prevede solo passaggio in cemento e bottiglia, senza legno in nessuna fase) perché le condizioni devono essere ottimali, altrimenti le uve vengono destinate a Porto più semplici come Late Bottled Vintage o in blend con vini di altre annate a dare Tawny, Collector e altre delle molte possibilità previste.

douro boys

Nessuna però suscita l’ammirazione e fa metter mano ai portafogli come i Vintage. I Douro Boys, un gruppo di produttori amici (non un’associazione ufficiale) vogliono promuovere insieme Portogallo e Porto: durante l’ultimo Prowein 2018 hanno proposto una degustazione attraverso 5 decadi per capire cosa accomuna i Vintage. Sono vini molto diversi, perché le aziende sono in zone altrettanto differenti, e molte di loro sono piccole e legate all’area di produzione della cantina stessa, e i loro Vintage derivano da uve di vecchie vigne custodite come tesori.

I Vintage Port devono quasi sempre essere decantati (per via del deposito) e hanno qualcosa di arcaico e vecchio stile ma, affermano i Boys, “noi siamo riusciti ad abbinarli a bistecche alla griglia con pepe, grazie alla dolcezza del Vintage in grado di gestire il piccante, e al tannino che placa la succulenza”. Il Porto da singola annata è, ricordiamo, un’eccezione nella storia produttiva aziendale, si dichiara all’incirca 3 volte in un decennio in base alla qualità, e se si pensa che il vino abbia futuro – dipende dalla vision di ciascuna azienda e dallo stile personale. Si cercano annate senza stress nelle vigne, con maturazione graduale, concentrazione e ricchezza, evitando con cura la surmaturazione.

Recentemente molti produttori hanno dichiarato la 2015, più che la 2016, ma con l’ultima 2017 i vintage forse sono stati ancora più numerosi, dopo qualche annata decisamente meno felice a inizio anni ’10. Nella degustazione verticale occorre partire sempre dal più vecchio, dal momento che i nuovi nati sono troppo potenti e ricchi, e finirebbero per rubare il palato alle sensazioni più fini di quelli più risalenti.

Niepoort Vintage Port 1983 è un’annata dichiarata quasi da tutti, considerata come migliore della 1982 nonostante anche a lei fosse toccata la stessa sorte. Ha note leggiadre e rassicuranti di frutta sotto spirito, cacao, Mon Chéri, mallo di noce, legno di cedro, incenso e sacrestia, anice stellato e noce moscata, goudron e fava tonka. Un vino che ne avrà ancora per vent’anni, ma è davvero stupendo oggi con bel calore avvolgente in bocca, lunghezza impressionate, ed erbe aromatiche che rimangono per minuti al palato. 94

Quinta do Crasto Vintage Port 1999 è una delle migliori vendemmie per questa quinta, di certo la migliore degli ultimi anni, da due vecchie vigne unite con decine di varietà diverse (più di cento anni ciascuna). Ciliegie e amarene sotto spirito, sottobosco e menta, cacao e liquirizia, in bocca ha nerbo e acidità, tannino stupendo in equilibrio sopraffino con alcol e struttura, lunghezza e sapidità, amarene e pepe in un mix irresistibile. 93

Quinta do Vale Meão Vintage Port 2003 da un’azienda che ha venduto uve e vini per molti anni, poi ha cominciato a fare solo vintage in proprio. Il loro prodotto è un single quinta e riescono a lavorare senza troppe pressioni, ma la 2003 è stata un’annata globalmente difficile per tutti, con caldo serrato, ma qualche pioggia in zona salvò tutto. Naso con caramello e prugne, amarene e ginepro, balsamico speziato e pepe, bocca squillante con un’evoluzione già intrigante, quasi pronto con frutto agile e sapido, accattivante in un bel mix. Finale coccoloso tra mandorle e cacao e pepe verde. 93

Quinta do Vaillado Adelaide Vintage Port 2009 viene dalla zona più fredda del Douro, è stato il primo vintage della storia aziendale in un’annata molto bella per concentrazione e acidità, per il 70% da vecchie vigne. Vinificazione quasi tutta integrale, al naso è tumultuoso con tanta ciliegia, ginepro, talco, pepe nero. Bocca irresistibile: dolce e fresca con tannino stupendo e mentolato, ginepro e macchia mediterranea, crudo per la sua giovinezza ancora, ma grande materia davvero. 92+

Quinto Vale D. Maria Vintage Port 2015 da una piccola azienda che ha il vantaggio di dichiarare più spesso (dipende dalla quantità in percentuale di uve di proprietà). Annata 2015 più secca di altre, ma che seppe portare a molta concentrazione e frutto. Il naso parte per adesso da un floreale saporito intenso e soave, lavanda sambuco e poi ovviamente ciliegie mature, amarena pepe e ginepro. Bocca con tannino e sensazione alcolica fuori scala, ma l’impressione è davvero di potenza e grazia ben fuse e dal grande futuro: si apre piano piano nel bicchiere anche così giovane, e dura una quantità di tempo indefinibile. 94+

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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luis

circa 4 mesi fa - Link

Gori sei sicuro che i porto vintage non facciano mai legno? Per quello che ne so io fanno un paio di anni in botte per poi passare all'affinamento in bottiglia. Salvo che siano passati al cemento per la fase iniziale di maturazione, ma non mi risulta.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

si un passaggio in legno lo fanno, volevo indicare che per i Vintage l'invecchiamento importante è quello in vetro e non in legno che ossiderebbe troppo il frutto

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Gianluca Zucco

circa 4 mesi fa - Link

Andrea, il “passaggio" di solito è di un paio d'anni, difficilmente sotto i 18 mesi o sopra i 30, che se non mi sbaglio è il limite massimo. La permanenza in legno relativamente ridotta a confronto con le altre tipologie da invecchiamento, si deve al fatto di voler esaltare le caratteristiche di ogni annata eletta a tal fine. Una alternativa valida agli altrimenti esosi costi dei Vintage, rimanendo fra i prodotti delle Quintas da te provate, è sicuramente il Porto Reserva Lote n° (col rispettivo numero dell’annata) di Quinta Vale Dona Maria, una specie di seconda linea del Vintage, un poco meno concentrato, assolutamente incantevole ed a costi infinitamente inferiori rispetto al capofila.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Me lo segno, il prossimo anno vado ad assaggiare di sicuro!

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Filippo Apostoli

circa 4 mesi fa - Link

Le uve per il porto autorizzate sono circa 90 mentre quelle raccomandate circa 30 (cfr Mason Port and the Douro e https://www.jancisrobinson.com/ocw/detail/port). La ragione principale e' che il vintage e' un field blend tipo Gemischter Satz e al contadino della valle, che ha un appezzamento dipo campo da calcetto, non gli poteva frega' di meno di fare il sorting delle uve. Tanto piu' che erano vendute e comprate tramite il beneficio. Con lo studio della World Bank, molti si sono focalizzate sulle 5 uve classiche (Tinta Roriz, Tinta Barroca, Tinta Cao, Touriga Nacional e Touriga Franca). Molti adesso tornano sui loro passi e fanno field blends. Come dice lui piu' sopra tutti i vintage spendono un paio d'anni in legno altrimenti ti servirebbe un residuo zuccherino doppio rispetto ai 100/120 per digerire i tannini se passasse solo in vetro. Il residuo deriva dalla precipitazione dei tannini e dall'assenza di filtazione (presente anche in molti LBV). Un altro mito da sfatare e' la dichiarazione del vintage come marchio assoluto di qualita'. Taylor ha dichiarato la 1992 annata semi orrida solo perche' in corrispondenza dell'anniversario aziendale. Originariamente era una combinazione sia di qualita' ma soprattutto di esigenze commerciali. I Vintage, 1% del mercato, vanno aspettati almeno 30 anni, e sono di vendita non semplice (al momento hanno un attimo di resurgence poiche' il mercato del Madeira e' schizzato a valori improponinbili). Quindi una volta si rilasciava il vintage ogni 2/3 anni, oggi se c'e' stampa su un'annata come la 2000 o la 2011 altre annate possono seguire a ruota altrimenti si aspetta. Consiglio di bere LBV se si ha la scimmia del porto oppure, meglio, un 20 anni Tawny, magari un po' fresco e in riva al mare. Da soli,

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Tawny sono piuttosto diversi come sensazioni, ho sempre preferito i Vintage come gusto ma se devo andare a vedere quanti ne ho comprati mi limito ai "classici" acquisti nelle date di nascita dei figli... Quando al fatto di dichiarare vintage c'è anche un regolamento che avvantaggia le piccole aziende sulle grandi in base al numero di ettari di proprietà cui hanno accennato nella degustazione ma che non ho approfondito. Di certo però il mito del Porto senza il Vintage non esisterebbe...

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luis

circa 4 mesi fa - Link

Se ne hai occasione io non dimenticherei di assaggiare i "colheita", che sono dei porto tawny millesimati con invecchiamento in botte di 7-9 anni. Rappresentano il giusto compromesso fra fruttosità e note ossidative-evolutive; anche la dolcezza appare più mitigata. Se dovessi tentare un abbinamento con una bistecca alla griglia proverei con questa categoria (invero un po' difficile da reperire rispetto ai vintage).

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Luca

circa 4 mesi fa - Link

La prossima volta salto a piè pari l'articolo e vado direttamente a leggere i commenti :) Complimenti!

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