Donald Trump minaccia l’industria del vino francese

Donald Trump minaccia l’industria del vino francese

di Salvatore Agusta

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È nuovamente tensione tra Francia e Stati Uniti.
Poche ore fa il Presidente Donald J. Trump ha twittato una chiara minaccia all’industria del vino francese.
Il tweet recita così: “La Francia ha appena imposto una tassa digitale sulle nostre grandi società tecnologiche americane. Se c’è qualcuno che dovrebbe tassarle, quello è il loro Paese d’origine, ossia Stati Uniti. Annunceremo a breve una sostanziale azione reciproca in risposta alla follia di Macron. Ho sempre detto che il vino americano è migliore del vino francese!”

Trump fa riferimento ai fatti di inizio mese, quando la Francia ha approvato una tassa del 3% che interesserà aziende come Facebook e Google, le quali fatturano circa $ 28 milioni annui in servizi digitali sviluppati in Francia.
L’amministrazione Trump ha quindi avviato un’indagine ai sensi della sezione 301 del Trade Act del 1974, ossia una norma di diritto commerciale che impone di garantire uguali trattamenti fiscali per servizi dello stesso genere senza alcun limite legato allo spazio.

Gli Stati Uniti non sono nuovi a questo genere di azioni, pensate che proprio contro la nostra industria della pasta viene applicato un dazio doganale pari al 20% sui prodotti importati, per ovviare ai finanziamenti statali italiani.
Ecco, dunque spiegato perché le marche italiane più note hanno i loro stabilimenti direttamente in Texas o in Canada.

Qualora, fatti i dovuti controlli, gli Stati Uniti determinassero che l’imposta francese sia discriminatoria verso le imprese statunitensi, Trump potrebbe rispondere con delle pesanti tariffe contro il vino transalpino. Gli esperti del settore ritengono che la risposta di Trump molto probabilmente possa essere una tariffa del 100% sul vino francese.

Ciò comporterebbe un rialzo del costo del prodotto finito sul mercato americano pari al doppio, andando a colpire pesantemente i vini appartenenti alla fascia media e alta.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

1 Commento

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Vittorio

circa 5 mesi fa - Link

28 milioni all'anno? Mi sembra poco

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