Domande in apparenza facili: qual è il confine che separa vini artigianali e vini industriali?

di Antonio Tomacelli

Le categorie sono il nostro camino acceso quando fuori nevica: riscaldano e, nello stesso tempo, danno sicurezza e conforto alle nostre anime inquiete, ancorché alcoliche. Ne sentiamo il bisogno soprattutto nei periodi di crisi economica o, peggio, dei valori che ci avevano guidato fino a quel momento. Mettiamoci pure la dannata velocità della rete nel propagare mode e tendenze e il quadro è completo. Io, per esempio, sono passato quasi indenne dal periodo Maroniano — l’era del tuttifrutti, ricordate? — ma porto ancora addosso i segni delle barricate (leggi: “vini del Gambero Rosso”). Per rimarginare le ferite ho dovuto bere tanto di quel vino biologico che neanche v’immaginate. Mentre innaffiavo tranquillo l’orticello delle mie certezze diserbanti-free, è arrivata la tempesta “buona, pulita e giusta” della guida vini di Slow Food, seguita dalla grandinata biodinamica che ha mandato tranquillamente il mio orticello a puttane.

Mi ero rassegnato a una serena vecchiaia fatta di bocciofile e vini puzzoni quando, improvvisa, si è profilata all’orizzonte l’ennesima tempesta che si preannuncia come la peggiore del secolo: da oggi in poi dovrò distinguere tra vini artigianali e vini industriali. No, dico, a voi pare facile definire le due categorie? A me per nulla e le cicatrici hanno ripreso a farmi male. Faccio giusto qualche piccolo esempio: quanti ettari deve possedere una cantina per entrare nelle grazie di noi consumatori? Non più di dieci o meno di cento? E quante bottiglie al massimo dovrà produrre il nostro artigiano? Una, nessuna o centomila? Se centomila vi sembran troppe, per dire, fate ciao con la manina a tutte le bocce di Dom Perignon che avete scolato finora e preparatevi a una dolorosa separazione dai Tignanelli che tanto vi piacevano (240.000 bottiglie l’anno).

C’è di più, c’è di peggio: come la mettiamo con le grandi cantine paraindustriali capaci di sfornare grandi bocce a tiratura limitata e da urlo? Ditemi quello che vi pare, ma io al Nero dei Conti Zecca non ci rinuncio. Attenti ora, sto per sferrarvi il colpo basso del “capitolo prezzi”: il vino artigianale, chettelodicoaffà, costa mediamente di più e non tutti possono permettersi certe cifre. “Obiezione, signor giudice: spendo di più ma il produttore artigianale ha una faccia e dopo il cognome non c’è scritto S.P.A.”. Occhei, obiezione accolta, e poi diciamo la verità: ma quanto ci piace girare per cantine e piccoli vigneti, con la fetta di salame-killer sempre a portata di coltello! Ultimo, ma non ultimo, il problema salute: qual è il limite alle schifezze chimiche concesse e, soprattutto, siamo così sicuri che il piccolo artigiano sia sempre così pulito-e-giusto?

Se dubbi, domande e perplessità affollano la mia mente di enofilo appassionato, figuriamoci come può sentirsi l’eno-medio-man davanti allo scaffale ma il dubbio da sciogliere resta intatto: i vini artigianali sono, in linea di principio, preferibili ai vini industriali, ma come faccio a stabilire il confine tra i due? E, soprattutto: siamo così sicuri che il vino industriale sia sempre “il male” contrapposto al “bene” artigianale? Help me if you can. I’m feeling so down…

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

65 Commenti

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gp

circa 8 anni fa - Link

Complimenti per la confusione totale/globale. Un post davvero... oscurante su un argomento cruciale. Sarà per un'altra volta.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

Purtoppo sono pienamente d'accordo con te.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

quantità di bottiglie, estensioni in ettari, costo della bottiglia, mistificazioni in cantina, etc. scusa caro Antonio ma non sono d'accordo con te, hai tralasciato il punto più importante, il vero criterio di distinzione tra vini industrali e vini artigianali, e cioè chi fa il vino, l'uomo, la persona!

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VINATTIERE

circa 8 anni fa - Link

Caro Enrico, Io penso che la caratteristica principale sia la posizione del vigneto e la qualità dell'uva, poi viene la conoscenza del vignaiolo che tramite lo studio e l'esperienza riuscirà a produrre il meglio. Il numero delle bottiglie non è importante, chi capisce la qualità, non deve avere problemi a gestire rotture di stock. Morale della favola poche parole e più vigna, uva e vino, ma buono, altrimenti facciamo la fine di un "ristoratore-intenditore" italo-americano di moda in TV che dice di possedere cantine di proprietà nelle migliori zone italiane, compreso il piemonte(La Morra), peccato che sia l'unica cantina con 80% di vigne esposte a nord...Contento lui!!!! W I VINI DI MONTAGNA, SALUTI DA UN SOMMELIER DI CAMPAGNA

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

ma scusa, posizionamento del vigneto e qualità delle uve da cosa credi che dipendano?che decide dove e cosa piantare?

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VINATTIERE

circa 8 anni fa - Link

Forse dal quel termine che tanto si usa oggi: "vitigni autoctoni", tradizione, indice orografico, composizione del suolo, litografia e tanta storia che l'UOMO ha imparato di generazione in generazione.....Pochi terreni "inadatti" hanno dato origine a vini straordinari, forse questo è l'unico caso in cui l'UOMO è stato determinante all'invenzione di un vino (Sassicaia ad esempio). saluti

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irene stein

circa 8 anni fa - Link

...c'è da aprire una parentesi talmente grande che forse non mi basterebbero i prossimi 4 anni di vita... sono enologo, ho lavorato sia dall'una che dall'altra parte e ho visto talmente tante "cose brutte" in entrambi i casi da rimanere il più delle volte a bocca aperta, oggi faccio il buyer e non ho raggiunto la pace dei sensi in ogni caso...mannaggia.. pregasi restringere la questione, o per lo meno, facciamola a puntate... :-)

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Andrea

circa 8 anni fa - Link

Tema trito e ritrito, lo state riproponendo in tutte le salse ripetendo sempre le solite cose, niente di nuovo... Siete a corto di argomenti???

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

per ora l'unica cosa che manca di sicuro sono i lettori che contribuiscano in maniera costruttiva al post

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Alessandro Bocchetti

circa 8 anni fa - Link

Ci posso provare? La questione è semplicissima, basta uscire dallo schema via Pàl, lo so che è difficile, ma accade piu o meno quando capisci che il far west non così semplice e che non ci sono i buoni tutti da una parte :D La distinzione non è qualitativa ma quantitativa. Artigianale è quel vino in cui un produttore segue personalmente tutte lle fasi della produzione, dalla vigna, alla cantina, all'imvottigliamento, sino alle politiche commerciali... Semplice no!? ;) C'entra poco con il numero di bottiglie e la effettiva bontà, solo campionati diversi... Ciao A

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Fabio Ciarla

circa 8 anni fa - Link

Questa già mi piace, probabilmente non "esclude" a sufficienza alcuni produttori industriali ma... Mi sembra un buon punto di partenza. Anche se forse andrebbe associata ad un numero max di vini, un'azienda che fa 30 vini diversi su, magari, territorio diversi anche se magari vicini, pur essendo retta da un solo viticoltore che ne segue tutte le fasi (teoricamente) forse non rientra nella categoria "artigianali".

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claudio

circa 8 anni fa - Link

bravo, ormai tutto si trasforma in facebook, che casinoooo...

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Manilo

circa 8 anni fa - Link

Io per non sbagliare bevo sia l'uno che l'altro, io maggiormente bevo autoctono, non bevo lieviti selezionati e poi rosico che il 12/02 non posso andare a Vini Naturali, mi sono fatto un autogoal.

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claudio

circa 8 anni fa - Link

non bevi lieviti selezionati !!!!!! aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaa

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

dai claudio, credo che tu abbia capito cosa voleva dire manilo. E' molto curioso ma non è un tacnico e conoscendolo personalmente capisco il significato della sua affermazione.... che mi pare abbastanza evidente

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GianlucaC

circa 8 anni fa - Link

Da produttore posso dire che 250.000 bottiglie è il limite massimo. Quando puoi saltare sul trattore per fare trattamenti "quasi" da solo sei artigiano. Quando puoi raccogliere una tipologia di uve in due-tre giorni "quasi" da solo sei artigiano. Quando fai travasi con orari umani "quasi" da solo sei artigiano. Quando puoi controllare tutta la parte produttiva "quasi" da solo sei artigiano. Quando sei "quasi" da solo sei ARTIGIANO.

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

Se fossi su Facebook direi "MI PIACE" ! concordo sul provare a definire artigianale ciò che il "quasi da solo" riesce a gestire, controllare, garantire in qualità. Sempre che abbia senso e sia significativa per l'utente finale questa distinzione... A me sembra più significativa per la birra, ma se voi dite che è un nuovo trend anche per il vino...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

E dai, con 250.000 bottiglie di Brunello o di Barll saresti il terzo o quarto produttore della DOCG, e con la stessa identica quantità saresti un nanetto nel prosecco, nel lambrusco. Già è assurdo fissare categorie, ma farlo in base ai numeri è surreale.

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GianlucaC

circa 8 anni fa - Link

Sono d'accordo con te per quello che riguarda i "Grandi Vini" Ma l'Italia non fatta solo di grandi vini e di grandi produttori, diciamo che 250.000 bottiglie ti fanno stare sotto il milione di euro di fatturato e sui 20-25 ettari di vigneto. Diciamo una bella azienda agricola che può essere gestita a livello familiare, oltre diventa difficile. Bravo chi ci riesce.

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claudioT

circa 8 anni fa - Link

Condivido!!!

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GianlucaC

circa 8 anni fa - Link

Ho risposto sopra a Stefano. Ciao

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

Avete mai assaggiato Jacob's Creek, o Blossom Hill? Rappresentano l'epitome del vino industriale: vini medi, in tutti i parametri, certamente ben fatti, nessuna variazione da annata all'altra, nessuna concessione al territorio, piuttosto una ricerca del mantenimento dello stile della "maison" (detto cosi' fa un po' champagne, e magari qualcosa di industriale c'e' anche li' dopotutto). I vini artigianali? piu' o meno quelli dove invece la ricerca del territorio e della variabilita' dell'annata non sono un problema ma un valore. Nel mezzo ci sta tanta roba che non e' prodotta in quantita' enormi, come Yellow Tail o Jacob's Creek, ma che seppelliscono la diversita' del territorio e dell'annata sotto diversi strati di frutto piu' o meno concentrato e di legno dolce. Con le rime due categorie non ho problemi, i primi li accetto ma non li bevo, i secondi li cerco, e i terzi, mi chiedo cosa ci stiano a fare.

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carlo colombo

circa 8 anni fa - Link

Ma perchè non vi limitate a bere del buon vino se lo trovate e lasciar perdere tutte le strapippe sul vino artigianale,quello minerale(sa di blenda?),quello industriale,quello bio,quello 3A,quello che io lo faccio in montagna,quello che io lo faccio al mare.quello che io vendemmio in mutandeetc.etc.Bevete bene se sapete riconoscere il vino,senza andare a rimorchio di nessuno,se ne siete capaci.At salut

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

999 minuti di applausi. Alla fine vedo sempre una smodata tendenza a giudicare i vini fuori dal bicchiere.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

un minuto lo aggiungo io così facciamo 1000... cifra tonda.... o 1000 minuti di applausi non sono più artigianali ma diventano industriali

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link
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Riccardo Francalancia Vivanti Siebzehner

circa 8 anni fa - Link

Mi aggiungo anch'io...ma a questo punto abbiamo sforato nell'industriale, mi sa. Mannaggia. Lo ripeto. Mi pare una bagarre inutile, stupida e sterile come solo le bagarre italiche sanno essere. Perchè non portano mai a nulla, solo ad altra bagarre. Sì perchè a voler fare dei distinguo coi fiocchi ci sarebbe da didascalizzare un botto di categorie di vini: biologici biodinamici naturali eroici di montagna triple A biotici artigianali industriali ...e forse anche qualcuna in più. L'ho già profetizzato nel mio piccolo studiolo web: arriverà il tempo dei "vini agricoli". Oh, che nervi.

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Riccardo Francalancia Vivanti Siebzehner

circa 8 anni fa - Link

...e poi, una volta didascalizzate - sempre che ci si riesca (e la vedo dura) - ci sarebbe da spiegare la faccenda al consumatore medio e allora son *azzi amari. Non per chi dovrebbe spiegare. ma per il consumatore, ovvio.

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Susanna Tezzon

circa 8 anni fa - Link

Sono perfettamente d'accordo e aggiungo anche i miei applausi a quelli di Tommaso Farina.

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giulia angela

circa 8 anni fa - Link

La spiegazione e la posizione univoca di incompatibilità della parola vino con la parola industria io l'ho trovata e la condivido in pieno alla pagina n. 79 de "L'invenzione della gioia" di Sangiorgi. Non è un argomento trito e ri-trito, l'argomento non si limita a vini naturali/vini convenzionali ma alla differenza di dimensione seriale della produzione industriale alla dimensione più umana del vignaiolo, inteso come artigiano. Ma come dice Sangiorgi, spesso, soprattutto di questi tempi, alcuni "vignaioli" duplicano la logica industriale con esempi di falsa artigianalità. Personalmente ne conosco diversi di questi "stilisti" del vino. "come pensare di conciliare lo spirito industriale, ripetitivo, con un vino la cui essenza sta nella diversità?". L'industria stabilisce e consacra un rapporto di "stabilità affettiva" con il consumatore: con la sua prevedibilità non ti tradisce, anzi, ti rassicura. Trascuro l'aspetto prezzo vino-industriale e prezzo vino-artigianale. Come si fa a ridurre in un post. Vede, dunque Tomacelli che le notizie, anche quelle che riguardano il vino, vanno approfondite. Con questo voglio dire che non basta dedicare un post al libro "definitivo" di Sangiorgi senza averlo letto, come non si può parlare dei vini della azienda Guccione con riferimenti a fatti accaduti più di venti anni indietro, fatti che non c'entrano nulla con la qualità dei loro vini. Oggi lo dico fermamente e con ragione, ieri sera, ho bevuto per la prima volta il perricone, anno 2009. Ancora me lo ricordo e lo ricordo esattamente così: vivo, rigoroso,onesto. Buono, veramente buono! :-) scusate se mi sono dilungata ma tra l'influenza e la neve....

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Enobarbaro

circa 8 anni fa - Link

Quoto e straquoto.. !!

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Aup

circa 8 anni fa - Link

SANDRO SANGIORGI "Fare lo stesso vino uguale o cercare di farlo uguale tutti gli anni è forzare la natura; e anche se uno fa 5000 bottiglie, se le fa così, è chiaramente un industriale." secodo me la faccenda è tutta qui.

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giulia angela

circa 8 anni fa - Link

Si, è proprio così. Ciao.

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Sandro docet. Amen

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Andrea

circa 8 anni fa - Link

Quoto! (dando così un contributo costruttivo al post ;) )

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

E' interessante questa domanda. Dal canto mio, dico che mi interessa poco la risposta. La risposta è la qualità che c'è nel bicchiere. Se è buona, la dimensione dell'azienda mi interessa relativamente.

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Enzo Pietrantonio

circa 8 anni fa - Link

Quoto Tommaso. Anche perchè la dimensione "aritigiana" non è sempre sinonimo di qualità. Ho più volte assaggiato vini di piccoli produttori che facevano letteralmente schifo e vini di grandi aziende fantastici. LA qualità la voglio trovare nel bicchiere. E poi, porcoilmondocheciosottipiedi, come faccio senza Tignanello che mi garba tanto !?!??!!?!

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Zakk

circa 8 anni fa - Link

Tranquillo, non ne fanno solo 240000 bottiglie, ma sfondano le 350000. Piccola anteprima: e' molto probabile che in futuro il tignanello diventi 100% sangiovese. Sperem.

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attoadivenire

circa 8 anni fa - Link

Io alle legittime domande del Sig. Toamcelli rispondo con una citazione: "L’ingrediente migliore di un vino è l’onestà di chi lo produce" Secondo me questo ingrediente si sente nei vini che ce l'hanno, perchè sanno parlare una sola lingua LA QUALITA'. E' logico che poi non basta l'onesta, il vino ha mille variabili. Per industriale ancora non ho capito (scusate sono un po' duro ) di quali vini sono... io per esempio penso al Tavernello, no alle aziende che fanno tante bottiglie come per esempio Cavallotto nelle langhe che ne fa più di 100.000 bottiglie, Montevertine ne fa mi sembra 70.000. Pechè se questi sono industriali allora mi tessero a Confindustria :) Non capisco come mai è un periodo che non si legge altro sul vino, forse è una moda?Tira lettori? Non è più bello parlare dei "grandi" Vignaioli della loro storia e dei loro grandi vini? Prima divoravo intravino ora a parte qualche mosca bianca la cosa è diventata un po' noiosa. Questo è il mio umile parere.

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claudioT

circa 8 anni fa - Link

Passi per i Dom Perignon d'antan...ma dicendo Tignanello e Nero di sei classificato da solo!!! La mia è che vino artigianale è fatto dalla natura col contributo dell'uomo in vigna e in cantita per non imbottigliare aceto ma un prodotto di territorio...vino industriale è fatto dall'uomo e basta(winemaker, enologo, commerciale...), risultato: ogni anno è sempre uguale a se stesso se la mano non cambia cioè un liquido senza anima!!!

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esperio

circa 8 anni fa - Link

La giusta ed arrogante risposta : I termini, artigianale e industriale non sono applicabili alla produzione del vino fatto d'uva fresca e secondo le norme italiane vigenti. Mentre, in certi paesi europei e possibile produrre legalmente liquami, detti vini, prodotti da mosti concentrati spesso provenienti dalla Grecia: Quelli si, possono fregiarsi dell' appellativo "industriali", in quanto possono essere prodotti in tutti i periodi dell'anno e le loro caratteristiche organolettici possono essere modificabili a piacere.

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esperio

circa 8 anni fa - Link

organolettiche

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irene stein

circa 8 anni fa - Link

...insegnava la mia prof di analisi sensoriale in università...organolettico non esiste! la vista non è un organo, l'olfatto , il gusto non lo sono! Leggiamo con i sensi, non con gli organi! il naso non è un organo! Basta usare questo termine ve ne prego! :-) proseguite pure con la disquisizione !

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esperio

circa 8 anni fa - Link

In questo caso ci si riferisce agl'organi sensoriali.

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irene stein

circa 8 anni fa - Link

naso, orecchie, lingua e annessi, occhi....non sono organi, sono sistemi ! il cuore è un organo, il fegato lo è ecc ecc.... parliamo di caratteristiche sensoriali non organolettiche! Passo e chiudo e proseguo a lavorare, se avete bisogno di chiarimenti andate in Facoltà di Agraria di Milano, corso di laurea specialistica in Scienze Viticole ed Enologiche e chiedete alla Prof.ssa di Analisi Sensoriale e Scelte del Consumatore. ossequi!

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Infatti, un sistema di organi.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Puo' aiutare la discussione il "manifesto del libero artigiano"? http://www.armesma.it/struttura/archivioviveredarte/numero14.htm Non garantisce necessariamente la qualità del prodotto finale, ma è pur sempre qualcosa (sempre che si possa applicare al vino).

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Alessandro

circa 8 anni fa - Link

http://www.velier.it/Monografie/monografia?id_mono=140

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

direi che tutto sta scritto proprio su quel manifesto.

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eliacucovaz

circa 8 anni fa - Link

il punto del problema imo sono i parametri di valutazione. 1 per qualcuno la scelta del vino è solo una questione di piacevolezza 2 altri invece considerano anche (e magari innanzitutto) i risvolti (politici? economici? sociali? non saprei come definirli) del gesto del consumo. ovvero 1 scelgo il vino perchè ha certe caratteristiche organolettiche che preferisco 2 scelgo il modello di produzione che nel complesso trovo migliore e vorrei premiare io opto tendenzialmente per la seconda posizione. che ne dite?

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Il vino che ha le caratteristiche organolettiche che preferisco in genere viene prodotto artigianalmente. Ho fatto una sintesi troppo banale?

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Elia Cucovaz

circa 8 anni fa - Link

tutt'altro: hai centrato il punto

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Gian Paolo Gavioli

circa 8 anni fa - Link

Mi piacerebbe vederla in una degustazione alla cieca se riconosce sempre la differenza tra un vino prodotto in 100.000 bottiglie (possiamo definirlo gia industriale?) ad uno di 1000 bottiglie (artigianale). E se poi quello da 1000 le piace di piu... La tecnologia in campo enologico ha talmente facilitato il lavoro, che ho molti dubbi quando si parla di qualita differente tra industriale ed artigianale. Poi se io sono artigiano ma la proprieta l ho ceduta ad un megagruppo (vedi in Francia), come la mettiamo? Alla fine c e una sola differenza ed e la persona ed il vino che fa, la fiducia che mi da. E questo puo anche essere magari un enologo di una grande azienda "industriale"... O sbaglio?

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Elia Cucovaz

circa 8 anni fa - Link

degustare alla cieca è un conto. scegliere alla cieca, un altro. nella scelta di una bottiglia credo che le valutazioni sul produttore non possano (e non debbano) essere tolte dallo sfondo. comunque concordo: la fiducia è un parametro fondamentale.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Lo faccio spesso. E propongo spesso ad amici vini alla cieca. Degustare alla cieca demolisce i pregiudizi e persuade quelli come lei che le scelte non sono motivate dalla conoscenza del vino o del produttore. Quando degusto alla cieca nove volte su dieci il vino/i migliore/i sono sempre artigianali naturali. L'ultima volta ho fatto degustare ad alcuni amici bevitori ma non esperti, ovviamente alla cieca, un Ornellaia ed un Mas de Daumas Gassac Rouge. Ebbene, standing ovation per il Mas de Daumas Gassac Rouge, vino artigianal naturale del buon Aimé Guibert.

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Raffaele Zago

circa 8 anni fa - Link

Daumes Gassac, si fa presto a parlare di "vino artigianali". Produzione annua : da 120 a 150mila bottiglie e poi l'azienda produce oltre 25 vini, tra bianchi, rossi, rosati, passiti e spumanti. Senza contare l'olio d'olivo e pure l'aceto...

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Guibert ha due linee produttive: Mas de Daumas Gassac, che è la linea più curata dell'azienda, e Moulin de Gassac che produce vini più "popolari". Nonostante tutto ti posso assicurare che all'interno della linea Moulin de Gassac trovi a 7 euro vini molto buoni. E' vero che produce 120-150.000 bottiglie, il che significa che non è una grande azienda, ma le produce senza uso di tecniche di cantina industriali (che è quello che secondo me fa la differenza): niente prodotti enotecnici strani, niente enzimi o lieviti aromatici, niente tannini aggiunti, niente chips, niente ac. tartarico. Nessuna manipolazione o standardizzazione, infatti ogni annata è diversa dalle precedenti. Poi se hai un solo fusto a fermentare o ne hai cinque credo che cambi poco.

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

120-150.000 e il resto. E visto che i vini sono buoni e territoriali se ne deduce che il numero di bottiglie prodotto non sia un parametro affidabile per giudicare quello di cui stiamo parlando (a meno di non parlare di molti milioni)

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Credo di si, Gianpaolo. Entro certi limiti si. Certo, temo che le cantine più grandi abbiano qualche difficoltà a produrre vini non standardizzati.

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Io mi pregio di far parte dei primi. Uno che beve quello che gli piace senza pippe mentali. Magari è posizione fuori moda.

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

...gli artigiani sono quelli che alla fine della giornata hanno le mani sporche. Gli industriali del vino, quelli che le mani le fanno sporcare agli altri...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Wow, un tocco di lotta di classe non guasta mai. Quasi meglio della pementa. Ma, giusto per saperlo, dopo il crollo del muro non ci eravamo trovati d'accordo tutti che anche il lavoro intellettuale é lavoro? E, ancora giusto per saperlo, chi si dovrebbe occupare di vendere le bocce del collega che passa l'intera giornata a vangare per avere il marchio DOCG di viticoltore vero?

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Denis

circa 8 anni fa - Link

Da persona coinvolta in una delle due macro "definizioni" saro' poco obiettivo ma per me la questione e' semplice: A costo di essere scontato la differenza e' la stessa che c'e' tra un brodo di dado e uno di carne fatto a mano Per me artigianalita' e' la possibilita' di avere ancora "la mano" del produttore nel processo...a prescindere dal n di bottiglie. Se il produttore si sporca ancora le mani in vigna e in cantina abbiamo "l'artigianale". Quando se ne sta' per la maggior parte in ufficio e ha creato un protocollo che possa far andare avanti le operazioni senza di lui...allora abbiamo "industrializzato" il processo.

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Raffaele Zago

circa 8 anni fa - Link

A me interessa solo il vino che c'è nel bicchiere, che sia un vino "industriale" o "artigianale" importa poco. Vedo che molti amatori rifiutano addirittura di degustare i cosiddetti vigni "tecnologici" e invece stappano tante bottiglie di Champagne provenienti dalle aziende più grandi (in termini di fama e di quantità) che non si possono proprio definire artigianali... Per lo più li rigettano per snobismo o perché non li ritengono degni di interesse senza averli degustati. E' un'assurdità, se a uno piace il vino, allora importa poco l'origine. Uno assaggia, si fa la propria idea, e solo dopo scopre l'etichetta se ha paura di essere condizionato dalle informazioni contenute. Questi amatori in Francia vengono chiamati "buveurs d'étiquettes" ovvero "bevitori d'etichette" anche se spesso sono loro a chiamare così chi si interessa solo alle grandi(ssime) bottiglie... Poi come ho letto sopra perché mi dovrei fidare di più dell'artigiano che non conosco neanche? E' un po' lo stesso discorso quando vado dal macellaio : carne italiana o carne comunitaria ? Beh, a dire il vero, che ne so, la provenienza non la vedo scritta da nessuna parte. Per me è la stessa cosa per il vignaiolo. Io mi fido dei vignaioli che ho conosciuto con una visita in cantina, una volta viste le vigne, le botti, l'erba che c'è o non c'è tra i filari etc. In linea di massima, è chiaro che se dovessi scegliere tra un vino di vignaiolo e uno proveniente da una cantina sociale, (se i due si equivalgono in termini di qualità), opterei per un vino artigianale. Però, io che vivo in Francia in una zona vinicola, quando faccio un salto in Italia, non ho sempre il tempo di fare visita a un vignaiolo e mi rallegra molto trovare vini buoni in alcune cantine sociali italiane senza fare perdere un'ora di tempo per due casse da 6 a uno che lavora sodo.

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Mauro M.

circa 8 anni fa - Link

Da giovane enologo e piccolo produttore di vini, concordo pienamente con l'analisi fatta. Spesso si confonde molto tra il sapere-cosa-si-fa e non-metto-nulla sul vino. Pratico la lotta guidata ed integrata (unico vera tecnica ragionata ) in vigna, in cantina cerco di essere il meno invasivo possibile per poter far esaltare la tipicità; e spesso frequento l'una e l'altra scuola ognuna con lati buoni e cattivi, ma qui sembra solo uno è buono e tutti gli altri son cattivi...

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