Dom Perignon 2010: il vigore e la grazia

Dom Perignon 2010: il vigore e la grazia

di Andrea Gori

Al gioco del Dom Perignon o si vive o si muore, non ci sono altre possibilità. Per uno champagne che da sempre è solo e soltanto vintage la questione se millesimare o no assume altri significati che comprendono le questioni economico finanziare ma anche una questione di prestigio e volontà.

La 2010 non è stata semplice in Champagne, di millesimati se ne sono visti pochissimi e la spiegazione è molto semplice. Ad un inverno “come una volta” ovvero con notti sotto lo zero, una primavera fresca e molto anni ’80 ha fatto seguito un’estate “moderna” calda e secca funestata però da colossal rains che ha visto a metà agosto cadere in due giorni la stessa acqua che in due mesi provocando un clima tropicale umido con cui la botrite è andata a nozze.

Se per lo chardonnay ormai ad un passo dalla vendemmia i danni sono stati limitati e anzi si parla apertamente di uno dei migliori vini base di sempre, per il pinot nero è stata una catastrofe che ha lasciato il segno, pregiudicando il lavoro di tanti vignaioli e maison, per lo meno per l’idea di produrre dei millesimati.

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Di certo Vincent Chaperon dispone di mezzi e punti di osservazione privilegiati per procurarsi le giuste uve ma in questa annata la chiave era agire presto e subito, raccogliendo il pinot nero non appena giungeva ad un buona maturità, scartando ogni grappoli con un’idea di botrite o danni da pioggia. Il clima dopo il 15 ha fatto nascere paragoni con la vendemmia 1995 e ha portato fatalmente ad una  “maturazione attiva e dinamica” che ha permesso in certi casi di sfruttare una indian summer a settembre con bellissima luce e sole e temperatura basse di notte.

Altro bel neologismo usato dallo chef de cave Vincent è “climatic tragictory” ovvero una tragic victory riportata dall’uomo sulla natura o comunque sulle condizioni alle quali la natura aveva deciso di giocare in quest’annata.
Desta comunque interesse e c’era genuina curiosità su come sarebbe riuscito questo Dom Perignon da siffatta annata e nel bicchiere le aspettative si sono sciolte in un lungo ideale applauso da ripartire tra la natura e i suoi capricci da interpretare e sulle capacità dell’azienda di utilizzare al meglio anche le sorti avverse.

Nel bicchiere si avverte bene la duplice vena di nitore e impronta stupenda di un grande chardonnay e l’opulenza tropicale di un pinot nero raramente così fruttato e pieno, il tutto scandito come un metronomo da una delle acidità più alte di sempre, con valori vicini alla mitica acidità del 1996. La descrizione fatta da Vincent è molto vivida e completa in poche parole e, in effetti, difficile descriverlo diversamente da così “Due paesaggi sovrapposti si svelano simultaneamente al naso: un giardino all’inglese dopo la pioggia e una giungla tropicale“.

Però ci proviamo lo stesso:

Dom Perignon Vintage 2010 (deg. feb 2019, 54% chardonnay 46% pinot nero)
“Vigor and Grace” e all’inizio è decisamente vigor tra peonia, glicine, robinia e osmanto, confetti, ostrica, canfora, poi lime e zenzero uniti ad una dolcezza e carnosità opulente, una prima impressione di generosità importante anche strana per una release così precoce. L’idea di generosità viene sottolineata dal fruttato intenso, tropicale maturo, di ananas fresco, mango e guava, albicocche succose, stonefruit, gesso e volume.

Dopo la prima impressione di generosità nel mezzo palato comincia a sentirsi la struttura e il corpo, ampiezza che nel finale si concreta in un backbone fatto di vibrazione sapida che diviene vera e propria salinità  sul finale, un sale unico tra le ultime vendemmie  e che potrebbe essere il marcatore dell’annata. C’è una definizione dei sapori molto simile a qualche P2, un’alta definizione che proviene dalla complessità della vendemmia e dell’annata, non un’annata lineare ma un’annata di contrasti che si traduce in un piacere violento e fisico, un vino intenso salato e di un fruttato pazzesco che però sta sempre su binari di eleganza senza sovrabbondare.

Splendida la vibrazione finale di acidità , tantissima e alta, con anche aggiunta di tannino per via di alcuni bellissimi grappoli di pinot nero dalla grande maturità. Le sensazione carnose non si attenuano in chiusra con un floreale dolcissimo che si ripropone a ondate ma sempre sorretto da una sapidità rigorosa e una gessosità affiorante. 98

Non viene confermato niente ma l’ipotesi che arrivi in autunno anche un 2010 rosè è molto concreta e dato  che ogni vintage viene comunque sempre pensato anche per le versioni P2 e P3 ci lascia aperta la possibilità che ci potranno essere in futuro anche altri Dom Perignon da assaggiare da quest’annata così stimolante.

Viste le premesse, ci saremo senz’altro.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Radici

circa 1 mese fa - Link

Bello. Ma per capire meglio: cosa manca? A quale altra annata lo avvicineresti? Grazie

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Forse come dice Vincent davvero alla 1995 o per stare sulle più recenti una 2004 anche se manca della forza di quest'ultima. Rispetto alla 2008 che possiamo considerare perfetto, qui manca leggerezza e ariosità ma appunto sono dettagli che contano se vuoi il vino perfetto non se vuoi "semplicemente" un vino buonissimo

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Giusto per curiosità, viene reso noto il quantitivo di SO2 per una bottiglia simile?

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

DP è sempre stato molto scarso di informazioni e tutt'ora non si conoscono ufficialmente le % dei vari villaggi che lo compongono nè il dosaggio (anche se mi pare sia tra 6 e 8gr/lt) nè tanti altri dettagli. La componente (in genere alta) di acidità nello champagne richiede non molta So2 ma il fatto che mediamente un bottiglia di DP fa 2-3 volte il giro del mondo e che tende a invecchiare bene mi fa pensare che non sia un valore bassissimo. Ma il fatto che svuoti una bottiglia da solo e non hai il benchè minimo mal di testa nè sonnolenza mi fa pensare anche che non sia così abbondante...

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