Dom Perignon 2002 P2: l’anteprima mondiale alle Hawaii

Dom Perignon 2002 P2: l’anteprima mondiale alle Hawaii

di Andrea Gori

In Europa tocca aspettare ancora ma in mezzo al Pacifico i fortunati colleghi giornalisti americani, orientali e australiani si sono potuti godere un primo assaggio del nuovissimo nato della prestigiosa Collezione P2, un tempo  nota come Oenoteque. La vendemmia 2002 (alcol potenziale 10,28, acidità totale 7,0) è l’annata del fuoco e della generosità, per molti (ma non per noi) una delle migliori di sempre con una primavera calda e secca, niente gelate e fioritura perfetta. Poi una lunga estate calda ma con qualche pioggia e nuvole e, a seguire, le eccezionali precipitazioni di fine agosto e inizio settembre miste a sole che contribuirono ad una incredibile maturità delle uve – soprattuto lo chardonnay sensuale e maturo, burrosissimo – con qualche preoccupazione per la tenuta dell’acidità. Per Intravino ha scritto le sue note il nostro occasionale corrispondete Margaux Margaux, tra i più grandi bevitori di grandi champagne del mondo. Del suo giudizio tendiamo a fidarci.

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Cos’hanno in comune Dwayne Johnson (The Rock), il vulcano Mauna Kea e il Dom Perignon 2002 P2 Di solito poco (anche se 2 dei 3 sono prodotti autoctoni) ma in questi giorni li trovate tutti alla Hawaii. Eh sì, Dom Perignon (come è successo per P2 1998 in Islanda) ha scelto una location dove la natura la fa da padrona.

Siamo a Big Island, ad un oretta scarsa di volo dalla più commercialotta (ma decisamente più divertente ) Oahu. Faccio notare allo chef de cave che una giornata qui è come un anno in Champagne: si va dai 28 gradi in riva al mare ai -3 del campo base sul vulcano che è innevato, ha piovuto 2 volte e non sai come vestirti.

Veniamo al punto: prima uscita dell’attesissimo 2002, versione seconda plenitude, LVMH non bada spese ed invita una ventina di persone (USA e Asia le presenze più numerose) per una tre giorni di assaggi in una location che è un misto tra Jurassic Park e Game of Thrones (senza spoiler sull’ottava stagione per fortuna).

Le foto non sono gradite, la cosa apparentemente infastidisce solo me ma faccio finta di nulla e me la tiro come gli altri.

 

Dom Perignon Champagne 2002 P2 (48% Pinot Noir, 52% Chardonnay)
Butto il naso sul primo bicchiere offertomi senza neanche guardare il colore e, a parte una leggera nota di gelsomino, calma piatta… preoccupato assaggio immediatamente e scopro che, effettivamente, è stato servito troppo freddo.

Abbiamo il tempo dalla nostra e quindi cominciamo da un colore che denota una certa evoluzione senza essere preoccupante. Al naso la nota dolce di gelsomino (evidentissima nella versione P1) è ancora più larga, con note grasse di pasta di mandorle e burro.

In bocca entra sottile e con un frutto ancora timido ma è dopo qualche secondo che accelera, si irrobustisce su note più profonde di pasticceria dolce e panificazione: è uno champagne che si allarga e chiede spazio.

Ecco che esce tutta l’annata generosa e oltremodo matura (almeno per lo chardonnay) con note di caramello e funghi sul lato vegetale. La pasta di mandorle continua a creare grassezza per uno champagne già piacevole, senza spigoli e angoli acidi.  Qualche dubbio sulla tenuta sopraggiunge con note leggermente evolute, godibilissime ora, ma nel tempo chissà. 97+

Sono convinto che la 2002 non sia l’highlander che molti pronosticano ma chi se ne frega. Qua si è fatto tardi e gli unici svegli siamo io ed il vulcano.

Aloha!

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

6 Commenti

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Andrea Troiani

circa 2 mesi fa - Link

Datemi un sinonimo di "invidia"! Per fortuna non amo la pasta di mandorle. 😂😂😂

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Renato

circa 2 mesi fa - Link

Dopo un invito del genere, alle Hawaii mica , con tutto il rispetto, a Follonica, vorrei vedere chi avrebbe avuto il coraggio di dare meno di 96.

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

a questi livelli, i condizionamenti ambientali contano molto poco soprattutto per chi è appassionato bevitore e non solo degustatore di DP. In particolare un 97+ per un P2 2002 è quasi una piccola bocciatura...stiamo parlano di bottiglie che escono sui 350 euro a scaffale

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Margaux Margaux

circa 2 mesi fa - Link

Confermo. Se proprio vogliamo parlare di punteggi da un P2 vuoi dai 2ai 4 punti in più rispetto al vintage normale. Le aspettative qua erano dai 98 in su e sinceramente siamo lontani da quei 100 centesimi che cuor loro continuano a sperare di ottenere. Vediamo...non c’è fretta.

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Come prezzo 1/4 e 1/8 rispetto ai clos di Krug Mesnil e Ambonnay comunque...

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Paolo A.

circa 2 mesi fa - Link

Tanto tutti in saccoccia a LVMH finiscono...

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