Dirupi e i Diaframma. Il muro col Messico e poi Orte, Viterbo, Pescara, i ricordi

Dirupi e i Diaframma. Il muro col Messico e poi Orte, Viterbo, Pescara, i ricordi

di Graziano Nani

Post pensato e scritto a quattro mani con Armando Castagno. Un onore vero.

Se Trump costruirà il muro al confine con il Messico, c’è un’ azienda che guadagnerà un sacco di soldi. Ed è messicana. Per la Cemex SAB si tratta di un’enorme opportunità. La società possiede impianti nei dintorni del confine, su entrambi i lati, e di fatto sarebbe l’unica opzione percorribile: impossibile trasportare il cemento necessario da più lontano.

Di muri, divisioni e diaframmi, proprio i Diaframma cantano: “Per ogni cosa che ci divide resta soltanto qualche segno sbiadito sul muro”*.  Non tutti i muri però servono per dividere. I muretti a secco della Valtellina, per esempio, servono a sorreggere i terrazzamenti dove nascono vini come il Valtellina Superiore 2013 Dirupi: “Il ricordo di un istante di sole guida gli occhi verso muri scoscesi”**, e in effetti Dirupi sprigiona al naso tutti gli istanti di sole che ha preso sopra quei muretti.

È una versione di Valtellina accesa e vibrante, che al naso batte forte sul tamburo dei piccoli frutti con sprazzi di chiodi di garofano e tanto altro. In bocca esprime eleganza e una beva pazzesca, con un finale freschissimo che lascia presagire un potenziale evolutivo enorme. L’unica certezza per i prossimi anni, tra controversie e muri all’orizzonte.

* Diaframma. Impronte, Siberia, 1984.
** Diaframma. Elena, Amsterdam, 1985.

VALTELLINA SUPERIORE 2013
Provenienza: Valtellina Superiore DOCG
Produttore: Dirupi
Uve: 100% chiavennasca
Prezzo: 24 euro

schermata-2016-11-28-alle-19-24-07[Illustrazione di Silvia Stella]

I “miei” Diaframma, Armando Castagno

Ho sperimentato il mondo sonoro e testuale dei Diaframma con la seconda canzone citata da Graziano, “Elena”, e non sono più tornato. Ora annaspo nei ricordi.

Sono in viaggio per Pescara per seguirli in concerto, da fan scatenato; tornerò di notte a Roma con questa macchina prestata che all’andata aveva in corpo benzina super e in cui al ritorno ho dovuto mettere benzina “normale” perché la “super” era finita, nel distributore di paesello abruzzese che ho raggiunto con l’ultimo goccio.

Sono sul treno che mi porta a Viterbo per farmi infilare una divisa, schiattare due mesi da VAM e altri dieci chissà dove, ho le cuffie in testa e un po’ di tristezza. Ieri, nel tardo pomeriggio, prima della mia partenza, ho saputo essere uscito il disco nuovo dei Diaframma e previo avviso telefonico sono volato a comprarlo – vinile e cassetta – nel negozio a Porta Cavalleggeri del mio amico Stefano, che stava già meditando la chiusura serale quando sono uscito di casa e mi ha aspettato tre quarti d’ora dentro il negozio da solo con la saracinesca mezza abbassata, perché il treno da Ostiense a San Pietro cui chiedevo di correre come il lampo si è incendiato in una galleria e si è fermato quasi un’ora. Ora ho la cassetta nel lettore, premo “play” appena il treno esce dalla stazione di Roma Ostiense e partono le prime note di “Latitante”, che mi si tatuano addosso, per sempre, ovviamente.

Sono in uno spogliatoio fumante di vapore, nella ridente cittadina di Orte, è il giugno del 1998: c’è Federico Fiumani esausto su una panca che mi firma una copia del suo raro libro di poesie, dopo un concerto memorabile in cui metà del pubblico seguiva i rigori di Argentina-Inghilterra dei mondiali di calcio e l’altra metà, quorum ego, pogava selvaggiamente; ho una scarpa aperta come una lattina e un ghigno ebete.

Sono malato con 40 di febbre, nel 1999, e non posso andare a vedere il concerto del gruppo fichissimo di un mio amico, Marco. Domani Marco mi rivelerà di aver preparato tutto per farmi salire sul palco senza preavviso e cantare con lui, in duetto, “Elena”. Mi dice che recupereremo alla data successiva, invece non lo faremo mai più.

Sono a casa ora, nel presente; mi appoggio alla raccolta dei miei vinili dei Diaframma subito dopo aver letto il pezzo di Graziano. Vado alla libreria, trovo il volumetto di poesie autografato dall’uomo fumante. Apro a caso.

“Adesso sembra che tutto sia meglio / ma dimmi sinceramente / se esiste un posto fatto di terra o di mare / dove si possa esser felici / ma felici davvero. Se esiste un posto / dove lasciare armi e bagagli / e proseguire leggeri.”

Armando Castagno

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

5 Commenti

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Bravo Graziano. Ad Armando non posso dire bravo perché fa ridere i polli dire bravo a un maestro. Bel post.

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Graziano

circa 4 anni fa - Link

Grazie Cristiana :)

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...ciao Armà...

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zzzzz

circa 4 anni fa - Link

Siberia. Grandissimo disco, a cui io però preferisco Tre volte lacrime, quasi punk nella sua scarna essenzialità.

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Luca

circa 4 anni fa - Link

Dalla Valtellina, un applauso a scena aperta ai bravissimi Dirupi

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