Dio è morto, Marx è morto, Vino al vino chiude, e pure io…

di Fiorenzo Sartore


Salve, oggi vi trasmettiamo: lo stato del dibattito sul vino in Italia. Modestamente.
Jacopo Cossater, che è anche editor su Intravino, ha scritto duepost fulminanti sulle recenti premiazioni performate da AIS/Bibenda. Dice: “Continuo a chiedermi come sia possibile che nessun giornalista abbia scritto (tranne una penna di grande autorità ed uno o due blog), in questo ultimo mese, di quanto sia sostanzialmente immorale il premio ricevuto da Banfi in occasione degli Oscar del Vino 2010 di AIS/Bibenda”. Nota simpatica a margine, i commentatori sono gran parte editorz intravinici, a riprova del fatto che siamo proprio una bella cricca.

La premiazione di Banfi è un altro segno dei tempi. Come ha scritto un commentatore di Jacopo, “è una dimostrazione di quanto, ormai, il nostro sia il paese dei nani e delle ballerine”. Io direi che è perfino un po’ peggio. È la dimostrazione del fatto che sia quasi impossibile fornire un giudizio obbiettivo, e unanime, su cosa sia questo premio, e cosa sia Banfi. Perché ci sono anche molti, serissimi, commenti a favore del premio, e del premiato. Andrea Gori, il sommelier informatico della nostra cricca, ricorda che “per ogni Banfi che prospera, cresce lo spazio per 10 Soldera, per ogni Cecchi, prosperano 10 Val delle Corti”. Io temo che sia vero anche questo. Provate a leggere le motivazioni del premio, parola per parola: vedrete che hanno una loro verità, un po’ surreale e sinistra se vogliamo: “progetto italiano mirato al mercato internazionale […] le loro sperimentazioni e ricerche, in vigna e in cantina, hanno fatto scuola […] azienda nata con un sano rapporto con l’ambiente […] ha prodotto un fondamentale arricchimento del territorio”. Queste parole sembrano scritte quasi con sarcasmo da un sabotatore interno di AIS/Bibenda. E invece, possiamo scommetterci, un sacco di enofili ci credono e pensano che le cose stiano esattamente così. Sia quel che sia, la questione si può leggere da due punti di vista totalmente inconciliabili.

L’intera vicenda mi ha provocato un discreto tracollo umorale – che sarà destinato a cadere nel nulla, perché tutto è lib-lab e noi siamo quattro gatti che miagolano alla luna e loro sono AIS/Bibenda e Banfi, cioè due monumenti. Ho fatto anche un altro pensiero. Ho pensato che se io fossi un enofilo duro e puro, uno che ha sempre contestato le geniali trovate dell’industria enologica (quella che poi patteggia davanti ai giudici) e se fossi uno il cui nome comincia con franco e finisce con ziliani, ecco, ora avrei voglia di mandarli tutti a quel paese. Avrei voglia di chiudere bottega, di spegnere le luci e andarmene.

Ovviamente non credo che Franco Ziliani sospenda Vino al vino per questo motivo. Lui parla di problemi personali, cosa che ho trovato preoccupante – posso solo augurarmi siano quel genere di problemi personali destinati a passare. Certo è che questa indefinizione, questa incapacità di dare segni forti, condivisibili, sia da parte della stampa che da parte di istituzioni come AIS/Bibenda, che trovano tutto perfettamente normale, ecco, tutto questo riassume bene (o male, fate voi) lo stato del dibattito sul vino in Italia. Modestamente.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

11 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

E' uno di quei momenti in cui dalla seconda si passa alla sesta. Nel soporifero ambiente del vino in Italia ci sono dei sommovimenti sotterranei che sicuramente porteranno dei cambiamenti, quali? E' un mistero, ma non solo un mistero italiano, direi un mistero globale. Venticinque anni fa Banfi pensava al Moscadello come alternativa della Coca-Cola, al vino dealcolato, al peach cooler. Chi andava a visitare il suo stabilimento enologico (e le visite erano aperte a tutti) vedeva sui scorrere sui nastri delle linee di imbottigliamento bottiglioni di BELL'AGIO, bianco rosso e rosato. Però le camionate di gente che molto dmocraticamente erano accolte, potevano vedere anche la bottaia, le barriques e assaggiare il Brunello di Montalcino! Allora chi aveva sentito nominare il vino raramente lo aveva assaggiato. Banfi é fra i grandi "players" che hanno messo sulla mappa internazionale un vino italiano, prima conosciuto solo da un'elite. Forse lo ha fatto inconsapevolmente, visto che le intenzioni iniziali di Rivella e dei Mariani erano altre. Allora l'AIS a Roma non era ancora una potenza, il Gambero Rosso era il supplemento del Manifesto, Veronelli era quasi l'unico seguito dai mnedia italiani e molti di voi ancora bevevano latte invece che vino. La rivoluzione della conoscenza del vino, e forse anche della produzione, è iniziata più o meno in quegli anni e non solo in Italia. Poi tutto è andato prima in fretta, poi in frettissima. Siamo cresciuti con una percezione del mondo del vino molto diversa da quella dei nostri genitori e questa velocità di cambiamento ha provocato ottimi e pessimi risultati insieme. Secondo me uno dei peggiori è l'accettazione passiva di certe notizie. In Italia poi ho l'impressione che venga fatto sapere e dato importanza solamente ad una parte ristretta di quello che avviene realmente. Dopo tutta sta tiritera di cui chiedo scusa, vorrei dire "L'AIS ha premiato la Banfi per motivi assurdi e risibili, nessuno ha gridato "Il re é nudo" e allora? Qui a Intravino vi chiedete se ha un senso quello che fate? Ma certo, noi vostri affezionati lettori e interventisti vogliamo sapere di più su una materia che ci affascina e appassiona, e che fa parte del nostro quotidiano. Vogliamo sapere del vino sudafricano e del piccolo produttore in zone sperdute, vogliamo dire la nostra su questo, quello e quell'altro. Non credo proprio che siamo quattro gatti che miagolano alla luna. Quindi per favore non parliamo di voglia di chiudere bottega, io credo che lo stesso Ziliani riapparirà presto magari purificato e con altre vesti, la faccenda non finisce qui. Ho scritto un romanzo, perdonatemi, ma presto andrò in vacanza e allora addio Intravino.

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Eugenio

circa 9 anni fa - Link

Ottima analisi, Nelle Nuvole. Nel post si dice "...incapacità di dare segni forti, condivisibili, sia da parte della stampa che da parte di istituzioni come AIS/Bibenda", ed effettivamente questo è un problema grosso. La comunicazione. Che deve uscire da quell'imbuto che è l'autoreferenzialità, che è quel sentirsi 4 gatti e sempre gli stessi. E che ora è più che mai frammentaria e difficile. Siamo cresciuti con un "padre" che poteva essere Veronelli o il Gambero o chi per loro, un "padre" da criticare e amare e odiare ma che comunque era un'autorità, forniva ordine e una qualche disciplina teorica? Ora siamo quasi figli di nessuno. Del web esploso in mille siti, blog. Di Guide che perdono terreno e facce, che spingono al fai-da-te. Mancano aggregatori forti, competenti, dialettici, aperti nella comunicazione e anche nella didattica (con Intravino direi che ci siete vicini nei contenuti ma magari anche questo è un circuito chiuso). L'obiettivo è parlare a più gente possibile e avvicinarla al vino e in questo senso vicende come quelle dell'Oscar del Vino mi paiono ancora marginali e non così scioccanti. La battaglia mi apre si giochi altrove. Pardon per un altro romanzo.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Io non credo ci sia un forte "cambio di marcia" perchè parto dal presupposto che la quasi totalità del vino prodotto è condizionata dalle esigenze di mercato. Magari non è il vino di mio gradimento ma riconosco che il mio, come quello di tante persone che su questo blog intervengono, è un punto di vista estremamente settoriale, talmente piccolo da risultare pleonastica perfino la definizione di "nicchia". Storicamente c'è sempre stata una tensione culturale verso una "alternativa" al pensiero (o, in questo caso, al gusto) comune; quella tensione che in minima parte ha indotto sporadiche riflessioni nei vertici delle piramidi produttive, modificando millimetricamente i loro pensieri. In questo senso, la premiazione di una azienda o di un'altra con le motivazione succitate è perfettamente integrata in un concetto sistemico al quale qualcuno vorrebbe opporsi. Secondo me vale più una terza via: essere coerenti in silenzio. Prendiamo la Querelle Banfi: le motivazioni addotte per premiarlo non fanno una piega, inutile gridare qallo scandalo. Quando comprai l'enoteca uno dei primi segnali che lanciai fu quello di privarmi della solita fornitura natalizia megagalattica di Banfi, semplicemente poichè per il mio palato il suo brunello era poco tipico. Nemmeno immaginavo quello che sarebbe avvenuto negli anni a seguire per cui la mia fu una scelta gustativa. Non ho mai criticato l'azienda in sè, riconosco che ha permesso al vino italiano di farsi conoscere nella sua forma medio-alta in gran parte dell'orbe terracqueo e sottoscrivo il Goripensiero. Se qualcosa non ti piace, non venderla o non comprarla.... evita di giudicare chi lo fa

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

Se qualcosa non ti piace, non venderla o non comprarla…. evita di giudicare chi lo fa
Francesco, stimo questo punto di vista, denota uno stile di vita molto understatement. Però, secondo me c'è un però, è bello pensare che le nostre parole possano a lungo termine cambiare le cose. E non mi riferisco alle mie o a quelle di Intravino in particolare, ma alla capacità umana di creare un clima d'opinione grazie al reciproco confronto.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Quando scrivo di cambio di marcia é perché ho la sensazione che stiamo in fase di transizione verso un modo di percepire il vino differente da quello che si é creato negli ultimi venticinque anni. Dopo un periodo di ubriacatura per stili nuovi, tecniche produttive estremizzate, nascita e crescita (e anche morte) di mille etichette, comunicazione a volte paradossale, adesso è forse il momento di lasciare questa adolescenza turbolenta e diventare adulti. Non so se voi giovanotti riuscite a capire cosa sia stato per chi come me ha più anni attraversare piccole rivoluzioni che si chiamano Pinot Grigio Santa Margherita, Galestro, Villa Banfi-Banfi-Castello Banfi (questi sono stati i vari nomi del marchio negli anni), Supertuscans, uvaggio bordolese, ecc. e questo per rimanere solo in Toscana. Sono nata e cresciuta non lontano dalla tua enoteca caro Francesco, ma le enoteche anni fa erano rari posti in cui il vino spesso si comprava in dame da 5 lt. Non intendo ricominciare con le lagne nostalgiche però, voglio solo dire che se prima i cambiamenti erano più lenti negli ultimi anni la generzione dei venticinque-quarantenni si è trovata a confrontare un mondo-vino generoso di offerte e informazioni. Lo stesso mondo produttivo è molto cambiato: da una parte quella manciata di industriali che é cresciuta ed ha affinato il comparto marketing. Dall'altra mille piccole realtà sono nate in luoghi una volta deputati alla sola produzione di sfuso. Contemporaneamente sono venuti al mondo tanti piccole eredi Veronelliani, giornalisti, critici e consulenti che si sono buttati con passione in una professione nuova. Insomma, tutto questo e ben altro é successo, però adesso si avverte la necessità di un salto qualitativo, ci siamo divertiti ma il gioco si sta facendo duro e chi il vino lo fa, o lo degusta, o lo vende si trova di fronte all'incognita futuro perché gli strumenti cha abbiamo non bastano più, vedi appunto il sistema tradizionale delle guide. Ma che vuoi che gli freghi ad un navigatore Internet medio di spendere quei 30-40 Euro per comprarsi una guida, quando quei soldi possono essere usati per la bottiglia giusta? Oppure di abbonarsi a Wine Spectsator o al Gambero Rosso? Il cambio di marcia é questo, sopratutto nella comunicazione, le parole servono sempre, eccome, ma il modo di utilizzarle é diverso.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

visto che abiti vicino dammi un colpo di telefono e parliamone di persona. Il tuo intervento è così articolato che riassumere la divergenza su alcuni punti di vista rischierebbe di affollare ben più di un romanzo :-)

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Ho scritto che ci sono nata e cresciuta non che ci abito. Se però un giorno passerò da quelle parti, non ti telefono ti vengo proprio a trovare... ti avverto però: parlo ancora di più di quanto scrivo, soprattutto se mi stappi una bottiglia speciale.

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

*avvistati giornalisti venire alle mani per essere i primi ad intervenire*

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Dove? DOVE?

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Paolo

circa 9 anni fa - Link

Bellissinomo post. Magari fosse vero che per ogni Banfi che cresce si sarà spazio per 10 Soldera, magari...al di là dello spazio, produttori come Gianfranco non ne vedo all'orizzonte, ne a Montalcino ne altrove. E' unico e irragiungibile non solo per la qualità che produce, solo chi ha conosciuto bene Case Basse sa di cosa parlo. Ma l'augurio spero comunque sia di buon auspicio, il mondo del vino ne ha URGENTEMENTE bisogno, diversamente i nostri nipoti non conosceranno mai le gioie di un GRANDE vino...

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Cavolo Verde

circa 9 anni fa - Link

Si possono fare una miriade di illazioni, ma è comunque vero che tutti siamo pronti a sputare sul bieco commercio ma poi, quando si vuole organizzare qualcosa esce sempre lo slogan "lo poossiamo fare grazie a lungimiranti imprenditori che sponsorizzano l'evento!" Ora se vogliamo parlare di lungimiranza, poi com'è che siamo sempre pronti a bollare come "pastetta" (o marchetta) ogni sodalizio e scagliare la prima pietra? Mi viene in mente un altro esempio: cos'è oggi la Franciacorta e cos'era quando esisteva solo un certo signor Berlucchi...

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