Del perché un Ufficio Stampa ha tutto l’interesse ad invitare un marchettaro

Del perché un Ufficio Stampa ha tutto l’interesse ad invitare un marchettaro

di Alessandro Morichetti

Il rapporto tra ufficio stampa e comunicatori è da sempre delicato. Superficialmente piacevolissimo e zuccheroso ma intimamente problematico, a partire da quelle mail che iniziano con “Gentile collega”, quando invece non si tratta di colleghi ma di ruoli complementari (il primo si rivolge ai secondi per dare visibilità al cliente, viceversa la stampa cerca notizie e gli U.S. ne potrebbero avere in diverse forme).

L’uso di mondo – un uso perverso o meglio pervertito – vedrebbe gradita una corrispondenza di amorosi sensi, ma la questione a monte è una e una sola: tu mi inviti, io decido se ha senso venire e, nel caso in cui partecipassi, dovrei sentirmi libero di vedere, analizzare, interpretare, girare intorno, chiedere, farmi un’idea e sottoporla al mio lettore.

Come ovvio, il processo appena esposto è pieno di insidie: perché avere un’idea “costa”, perché se ti invito non mi aspetto critiche ma visibilità, perché ti tratto coi guanti e se mi pugnali mi incazzo come una biscia e non ti invito più. Ergo si instaura quel meccanismo per cui troppo spesso a girare come trottole non sono persone capaci ad interpretare, o dotate di qualche talento narrativo, ma semplicemente soggetti che nel tempo hanno garantito una quantità di cuoricini e zucchero filato a profusione che rassicurano l’Ufficio Stampa di turno e che lo invogliano ad investire su quel particolare influencer.

Non sveliamo nessuna acqua calda, semmai vorremmo solo mettere in guardia. L’invito nella “splendida cornice” ad assaggiare le “ottime bottiglie” accompagnate da “deliziosi spuntini” è uno specchietto per le allodole che lusinga molti e spesso, soprattutto, agli inizi. Per molti rimane l’unico modus operandi, imbellettato ma pur sempre tale. In realtà, è anche un ottimo tramite per collaborazioni future, sponsorizzazioni, lavoretti, promozioni assortite (oggi come mai prima).

Uscendo da una modalità passivo-aggressiva che non appartiene a questi lidi, l’invito unico rimane sempre lo stesso: cercare fonti affidabili e coltivarle, diffonderle e promuoverne il lavoro per un’ecologia dell’informazione che sia benefica per tutti. “Se a un tavolo da poker non capisci chi è il pollo nei primi venti minuti, il pollo sei tu”.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vendo vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vivo nelle Langhe. Amo tutti gli animali e qualche umano.

6 Commenti

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Acino Aspro

circa 3 mesi fa - Link

Chi è bravo riesce a farsi confezionare contemporaneamente tre marchette vestite da articolo sui tre quotidiani nazionali maggiori, senza aver bisogno di influncer.

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Vittorio Cavaliere

circa 3 mesi fa - Link

Quello che più mi incuriosisce è il silenzio assenso di chi il proprio mestiere lo svolge eticamente e deve sorbirsi la comunanza con i marchettari . Propongo di cestinare tutti i comunicati stampa che riportano le due paroline magiche .

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Invernomuto

circa 3 mesi fa - Link

(La citazione in calce è di Amarillo Slim)

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David Landin

circa 3 mesi fa - Link

Tutto super vero. e lo condivido.

Anche tra i vostri collaboratori c'è questa nobiltà di agire?

Dovrebbe il comunicatore allora non abboccare mai, ma universalmente chiedere ad una azienda di assaggiare?

Non è un il mio un tono polemico, ma questa questione mi affascina da sempre

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marco m.

circa 3 mesi fa - Link

Ma caro Morichetti... lei è giovane e perciò ha qualche scusante nell'affrontare l'eterno e sempre attuale argomento della fondamentale differenza tra informazione e marchette. Diciamoci allora onestamente due o tre cose. Per esempio, non si è ancora accorto che almeno la buona metà di quanto propongono i media è una volgare marchetta, dalla politica all'economia, dalla sanità all'industria, allo sport alla moda... fino a quell'ultimo argomento che è il buon vino ? Restando a quest'ultimo tema, sicuramente non tra quelli di interesse generale, perché meravigliarsi del semplice fatto che ognuno cerca di fare il proprio mestiere, al fine ultimo di tirare a campare alla bene meglio ? Non fanno altrettanto politici, manager e professionisti di qualunque settore fino all'ultima modesta rotella di aziende e istituzioni, non esclusi preti, suore e cardinali ? E allora, detto questo, al suo posto mi chiederei: sono io così libero, così disinteressato, così competente da poter esprimere giudizi universalmente validi sul vino x o y ? O forse, più realisticamente, so comunque di esprimere una mia personale opinione, più o meno obiettivamente fondata che sia ? Conclusione semplice: sapendo come funziona il sistema mediatico ed avendo avuto occasione di conoscere (per lavoro e per diletto) tanti giornalisti, mi permetta di dirle che, se scrivessi di vino, affronterei sempre l'argomento con gioiosa leggerezza, beninteso senza mai asservire le mie personali convinzioni, però pur sempre consapevole dei loro limiti, e sempre nel rispetto dei consumatori e di quanti lavorano intorno a una bottiglia di vino. Poi ben vengano tutti gli inviti ad assaggi orizzontali, verticali e trasversali di questo mondo, con annessi buffet, premi, omaggi e incentivi... ma con la libertà di poter dire e scrivere "questo mi piace, o non mi piace, perché secondo me....". E poi ognuno faccia quello che gli pare. Perché lo farà comunque, nonostante quello che scrive lei, o possono aver scritto Veronelli, Mario Soldati, Buonassisi ecc. ecc. ecc. ecc.

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Eleuterio Persichetti

circa 2 mesi fa - Link

oh morichertti, ultimamente fai come Cernilli, stigmatizzi i tuoi comportamenti e le tue cartteristische peculiari come se non ti appartenessero per niente e ne fai oggetto di articoli edificanti e moralisti. Mi sa che al tavolo da poker tu sei il puzzone, quello che segna le carte!

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