Davanti ai cambiamenti climatici siamo nudi. Letteralmente

di Fiorenzo Sartore

Una selva di modelle nude per ricordare gli effetti dei cambiamenti climatici sul vino? Ce n’è abbastanza per mandare a fondo scala il detector di donne-nude-e-vino che abbiamo sempre attivo.

Un'installazione di Spencer Tunick

Poi, leggendo meglio, scopriamo che si tratta di un’installazione artistica con persone di ogni sesso, e tanto basta per smorzare l’umore garrulo. Meglio concentrarsi sul messaggio: Greenpeace, assieme a Spencer Tunick – artista specializzato in performance con modelli nudi – intende sensibilizzare gli spettatori sui cambiamenti climatici che, in Francia, stanno modificando seriamente la vitivinicoltura. Al punto di prefigurare, entro un secolo, lo spostamento a nord delle aree vitate per circa mille chilometri.
La performance di Tunick si terrà in Borgogna il 3 e 4 ottobre prossimi (volete partecipare? Potete iscrivervi qui). I corpi nudi sono un simbolo forte e suggestivo che evoca la totale mancanza di difesa nei confronti di un evento di queste dimensioni.

Ho passato la giornata di martedì in Langa. La signora Mascarello (quella di Bartolo Mascarello, di Barolo) si lamenta delle piogge che non sono arrivate, del clima forse un po’ troppo siccitoso e della vendemmia che, pure quest’anno, si anticipa: i nebbioli del Barolo si tagliano ai primi di ottobre, e non alla fine, come un tempo. Dieci giorni fa invece ero a Montalcino; Carlo Cignozzi (Paradiso di Frassina) non faceva che scrutare il cielo e aspettava un po’ di pioggia, invano. E pure lui constatava lo stress idrico delle viti. I cambiamenti climatici sono un’esagerazione oppure una realtà incombente? Se guardo il mondo dal mio orticello propendo per la seconda ipotesi. Risulta pure a voi?

[Via La Stampa]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

5 Commenti

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Paolo Cianferoni

circa 11 anni fa - Link

I cambiamenti climatici ci sono eccome. La partenza evidente la possiamo considerare l'annata 2003, poi ci sono state sempre calure estive molto al di sopra delle medie (vedi 2007 e quest'anno). E' evidente che le vigne che una volta erano a sud, soffrono, eccome. Tendenzialmente la vite in queste condizioni produce tanto alcool, ma poca finezza, causando un'imbevibilità generalizzata. E' noto che molti enologhi sono costretti ad aggiungere acqua per diluire l'alcool eccessivo. La geografia della buona viticolutura sta rapidamente cambiando. Ormai i migliori vini si fanno nelle vigne esposte a Nord, ma se si continua così è un casino per tutti. Ad ogni modo è possibile difendersi con pratiche agronomiche adatte, spesso con modelli contrari di quelli sbandierati dagli agronomi finora (alta densità, viti basse, ecc.). Quindi occhio, e attenzione a quel che succederà...

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Grande Paolo, finalmente uno che chiama le cose con il proprio nome. Certo che il cambio di clima è un dato di fatto, e di conseguenza concordo con la tua analisi. Aggiungo però che è da qualche anno che mi batto contro l'insana idea della maledetta ricerca di "concentrazione" con densità di impianto assurde. Perchè, anzichè annacquare l'acol una volta ottenuto, non si comincia a diminuire la densità di impianto a parità di resa per ettaro? Ad oggi gli enologi con cui ho avuto modo di chiacchierare non sono riusciti a darmi una risposta davvero convincente. Guarda caso l'assaggio più interssante di questa estate è stato nientepopodimenochè uno grillo in purezza vinificato secondo metodi biodinamici (fa infatti parte della linea "integer") dalla azienda De Bartoli in quel di Marsala. Certo costa una 30ina di Euro ma per bere un vino di quel carattere, di quella elegantissima vibrazione e polpa con soli 12GRADIEMEZZO!!!... spero di essere stato chiaro... non vorrei che la scusa della variazione climatica fosse un escamotage per chiedere un bell'intervento a pioggia di fondi da riconversione dei terreni allo stato (Se ci si fa caso spesso il problema, famiglia Mascarello a parte, è sollevato da produttori non precisamente di primissimo livello... ). Come insegna Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca

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Paolo Cianferoni

circa 11 anni fa - Link

Francesco, anch'io in questo momento della mia vita preferisco vini con gradazioni moderate. Certo è che il mercato riconosce "grande" un vino con alcool minimo di 14, e grande concentrazione. Quindi la domanda sorge spontanea: perchè i voti alti vengono attribuiti solo rispetto a certi parametri e non ad altri? (Con le dovute eccezioni: vedi il Pian del Ciampolo di Montevertine... ed io aggiungerei il mio buon Rosso di Caparsa; semplici vini ma una goduria per chi ama bere e non solo un bicchiere....). Allora dai, fondiamo un'altra guida (un'altra!?): "I migliori vini semplici d'Italia: l'evoluzione dell'autoctono"!

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

intervengo di sfuggita per chè mi sono dato alla macchia dopo un paio di post decisamente fuori dal mio stile.... mi puoi trovare sempre su faccialibro dove potremo tranquillamente discuterne

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ALAN

circa 11 anni fa - Link

mi sembra un' idea eccellente

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