Dal Gambero Rosso ai blog. Vizi e virtù del World Wine Web

di Alessandro Morichetti

Scritto per Enogea 35 ma consegnato in ritardo, l’articolo originario dal titolo Raccontare il vino al tempo dei blog e delle marchette è stato integrato e sarà pubblicato a puntate. Questa fa seguito alla prima.
Gli albori della novità nei processi di produzione e fruizione mediale hanno una data. È nel 2005, infatti, che si inizia a parlare di user generated content (contenuto generato dagli utenti) per indicare come tanta parte dei contenuti presenti sul web siano creati dagli utenti stessi piuttosto che da società specializzate. Nascono i blog, Wikipedia, Youtube e un modo nuovo di informarsi. Oggi non possiamo farne a meno ma la verità è che esistono da pochissimi anni. L’implementazione di social network come Facebook e Twitter finisce per amplificare la condivisione di conoscenze dal basso, con utenti che sono al contempo creatori di contenuti e generatori di autorevolezza. Wikipedia, l’enciclopedia libera e collaborativa online dal 2001, è il più eclatante esempio di sito autorevole con contenuti aggiornati dagli stessi utilizzatori. Il cambiamento contamina tutti i settori, anche quello del vino. Con Wine Report e il contributo di Franco Ziliani iniziano a prendere piede sul web voci che propongono uno sguardo alternativo sull’enomondo, difficili da scovare altrove. Siamo agli albori e la svolta profonda arriva con i blog – contrazione di web-log, diario in rete – aperti al commento libero. Fiorenzo Sartore, blogger genovese della prima ora (il primo post del suo Diario Enotecario risale al 15 settembre 2004) è un esempio del “bottegaio di provincia”, fisicamente fuori dai giri che contano, che guadagna seguito ed autorevolezza per le cose che dice e per come le dice. A lui dobbiamo un’analisi veloce e brillante del nuovo che avanza:

Un elemento centrale è stato, è, e sempre sarà l’importanza di chi commenta e delle cose che dice. Il punto debole dell’architettura dei blog è l’aria autoreferenziale di chi scrive. Senza falsa modestia e senza ostentare umiltà, ve lo ricordo: qui siamo tutti uguali, e soprattutto ce la tiriamo zero. Chi scrive un post (io, in questo caso) e chi dopo lo commenta hanno pari dignità e credibilità, se e nella misura in cui tutti quanti diciamo (o ci sforziamo di dire) cose dotate di fondamento. Spero non sfugga a nessuno, quindi, che questa dinamica è l’esatto contrario del padreternismo che si respira in altri ambiti comunicativi. Dobbiamo essere tutti orgogliosi e felici di questa libertà che ci diamo, e nello stesso tempo sentirci responsabili dell’uso che facciamo delle parole, perché come sempre le cose che diciamo ci qualificano come persone. Tirarsela è micidiale, vale per chi scrive e pure per chi commenta.

Basta una lettura per intuire le tante novità: il registro espressivo utilizzato è una via di mezzo tra lingua scritta e parlata, colloquiale e informale ma comprensibile a prescindere dal luogo di lettura, il lettore diventa autore nel momento in cui decide di intervenire commentando, il bacino di utenza è potenzialmente infinito sino ad includere il lettore occasionale e non-addicted in quanto tale. A ben vedere, nulla si crea e nulla si distrugge. Antonio Tomacelli lo ricorda citando il Jorge Luis Borges di “He brought in a second actor” (Introdusse un secondo attore):

Cinquecento anni prima di Cristo, avviene qualcosa che cambia per sempre la storia: Eschilo rompe gli schemi teatrali allora in uso – un solo attore più il coro – e introduce sul palco il secondo attore, passando “dall’uno al due, dall’unità alla pluralità e all’infinito. Col secondo attore fecero il loro ingresso il dialogo e le indefinite possibilità della reazione di alcuni caratteri su altri“. Qualche migliaio di anni dopo, la storia si ripete quando sul palco di qualunque critica socio-culturale fa il suo ingresso quel secondo attore che d’ora in poi chiameremo “il commentatore”. Diciamolo una volta per tutte, è colpa di Internet e di straordinari strumento chiamati blog e forum: grazie a loro siamo passati dall’unità alla pluralità delle voci, dal sapere verticale alla conoscenza condivisa. La differenza tra carta stampata e Web è tutta qui, nel dialogo continuo e inarrestabile tra voci diverse, nelle sue “indefinite possibilità”. Il parallelismo è ardito ma calzante.

L’errore più grande sarebbe sottovalutare il cambiamento dando per scontato qualcosa che non lo è, l’interazione orizzontale sopra ogni cosa. Non è tutto: accanto a note di degustazione, assaggi verticali, reportage e analisi critiche non mancano ma hanno visibilità anche aspetti singolari e solitamente trascurati dalla stampa mainstream di settore, qualcosa che chiameremo tecnicamente “gossip”. Pettegolezzo e chiacchiera banale fanno parte dell’enomondo quanto valutare acidità e aromi di un Borgogna bianco. Chiosa Sartore:

Nel mio mestiere ogni volta che ho frequentato in real life persone legate al settore, non abbiamo fatto altro che scherzare e raccontarci storie e spigolature. Questo lato leggero, magari fatuo, è parte di questo ambito, come di altri. Che senso ha tenerlo fuori? Per essere seri, posati, magari un po’ stracciaballe? Ebbene, là fuori è pieno di gente seria, di pubblicazioni serissime, che trattano il vino. Sapete che c’è? Noi no. Noi occupiamo fieramente con leggerezza (ossimoro voluto) un settore libero; non ci impedisce, di quando in quando, d’essere serissimi su argomenti che ci indignano; ma non siamo serissimi ventiquattr’ore al giorno.

La comunicazione del vino cambia, in meglio o peggio a seconda dei punti di vista, e con le dimissioni dal Gambero Rosso di Daniele Cernilli (dopo l’allontanamento dell’altro fondatore, Stefano Bonilli) si entra ufficialmente nell’era post-Gambero: il racconto dell’avvicendamento si sviluppa esclusivamente sui blog di settore. La comunicazione mediata dal computer guadagna visibilità e credito ma la storia delle comunicazioni di massa insegna che i nuovi mezzi non scacciano i vecchi ma li ridefiniscono. La tv non ha sostituito carta stampata e radio, i blog e la conoscenza condivisa non sostituiranno guide cartacee, wine guru e riviste. Cambia lo scenario, questo si.

La deriva classica del “lei non sa chi sono io” vive di vita nuova nella reincarnazione sospirata da Alessandro Masnaghetti “lei non sa chi mi credo di essere”. La frase tocca un punto nodale: chi garantisce autorevolezza e competenza dei nuovi autori? Chi mi assicura che non sto leggendo fandonie inventate dal primo che capita? Se lo chiedono i “vecchi” guru e anche commentatori infastiditi. Così interviene la commentatrice Sara sul blog Appunti digòla di Stefano Caffarri:

Non voglio arrivare a dire che nessuno possa scrivere o avere un parere su qualcosa che non rientra nel suo background professionale di studio, voglio però esprimere la mia perplessità nei confronti di chi gioca a fare il giornalista, di chi gioca a fare il critico e finisce per sentirsi a suo agio tanto da influenzare, talvolta negativamente, il lettore.

Questo, in sintesi, uno dei punti cruciali attorno a cui si snoda la discussione tra giornalisti e “new entry” della rete. Un’ottima risposta arriva a stretto giro di posta da un altro lettore, Davide Cocco, e la fotografia è puntuale:

Caffarri non è il depositario della verità assoluta, né il suo gusto è sempre affine al mio. Ma lo leggo, per avere un parere, sapere quello che pensa. Anche se alle spalle non ha gruppi editoriali o studi specifici. L’ho incontrato nel mio percorso e mi è piaciuto quello che scrive e come lo scrive (…). Quella che lei vuole è l’Italia dei dott., degli avv. e degli arch., dei cav. e dei comm., degli ordini professionali, dei guru, delle star, dei “lei non sa chi sono io”, dei marchese del grillo. Io preferisco basarmi su quello che uno dice piuttosto che su quello che rappresenta.

Gli fa eco Jacopo Cossater (del blog Enoiche Illusioni):

Internet ci ha permesso di esprimere delle opinioni che prima non potevano trovare spazio altrove, e questa è la più grande rivoluzione dopo l’invenzione della carta.

Insomma, novità interessanti per rinnovare la teoria della conoscenza non mancano:

Il magmatico chiacchiericcio denominato “conversazione” rappresenta una notevole risorsa per la conoscenza legata a questo ambito. Una conoscenza meno mediata dalle convenienze, a volte spietatamente sincera, certamente più irrituale e fresca, sia nei termini che nei contenuti. (…) Sei chiamato a collaborare alla conversazione, a condividere la conoscenza: quindi, se e quando troverai qualcosa che ti risulta indigesto (o semplicemente non vero) potrai inserire il tuo punto di vista.

Dobbiamo al messaggio di congedo dal Gambero Rosso di Daniele Cernilli il collegamento perfetto di nuovo e vecchio:

Non mi piacciono quelli che alzano troppo la voce e vogliono fare i fenomeni. Ci sono fantastici forum, fantastici blog. (…) Le guide dei vini vanno benissimo sulla rete.

La riflessione sul web 2.0 è una dialettica continua tra entusiasti e critici, apocalittici e integrati. Essere autori della rete non significa sottovalutare le criticità, al contrario: avere dimestichezza col mezzo pur possedendo una formazione “classica” aiuta a trovare il giusto link tra media tradizionali e nuovi media. Stupisce che nell’analizzare lucidamente il nuovo che avanza arranchino persino veri guru dei media tradizionali. Umberto Eco, per esempio. (continua)

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vendo vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vivo nelle Langhe. Amo tutti gli animali e qualche umano.

57 Commenti

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Stefano Caffarri

circa 7 anni fa - Link

torrenziale, ma efficace.

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kenray

circa 7 anni fa - Link

moricchia a volte è talmente banale da sembrare geniale. per la cronaca: la genesi della condivisione è iniziata nel 1999 con le prime chat e i primi forum tematici.

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Davide Bonucci

circa 7 anni fa - Link

E' vero, dal 1999 (e fino al 2001, in particolare) ho fatto anch'io tanta esperienza su forum tematici e newsgroups. Anche utilissime esperienze con mailgroup private molto affiatate e comunicative. E poi ICQ, l'antesignano di Skype... Persino le prime chat vocali, all'epoca sembrava fantascienza

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gianpaolo paglia

circa 7 anni fa - Link

it.hobby.vino, chi di voi partecipava? Siamo intorno al 1999 credo.

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Jacopo Cossater

circa 7 anni fa - Link

Dal 2001 ho cominciato a lurkare. Parecchio.

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maurizio rusconi

circa 7 anni fa - Link

"Stupisce che nell’analizzare lucidamente il nuovo che avanza arranchino persino veri guru dei media tradizionali...." E se il nuovo che avanza fosse già vecchio? Almeno così pare sostenere Bruce Sterling, futurologo e padre del cyberpunk in questa intervista sull'espresso della settimana scorsa. Riporto: Cosa ci sarà al suo posto tra dieci anni? "Non i blog, che scompariranno anche più velocemente dei social media come Facebook." http://espresso.repubblica.it/dettaglio/facebook-ha-i-giorni-contati/2150772/15

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kenray

circa 7 anni fa - Link

purtroppo o per fortuna i blog rimarranno per sempre. anzi, evolveranno su nuove piattaforme e diventeranno ancor più numerosi. tra 10 anni vedremo chi ha ragione (io naturalmente)

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Intravino non è più un blog nel senso classico del termine, ma ne rappresenta l'evoluzione. È gia successo in America, dove il blog è stato inventato, e ha le sue espressioni migliori in Daily Beast, Huffinton Post e Gawker.

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kenray

circa 7 anni fa - Link

l'evoluzione? non è il .com che ti qualifica. non è la forma che cambia la sostanza. il blog non si evolve improvvisamente in sito. il sito è statico e pieno di contenuti determinati a schema fisso il blog è intravino che vede la partecipazione di numerosi attori. più o meno capaci. ma quato c'entra nulla

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Il blog nasce come diario di un singolo e si evolve con gli interventi di più autori

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Dal mio punto di vista di utente è davvero molto semplice, come dice il promo della mia amata "La Zanzara" su Radio24 ascoltare voi è come andare al bar. Ci vediamo domattina in Fiaschetteria? Stefano Cinelli Colombini

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

ma il senso è che al bar si prendono anche decisioni importanti oppure si chiacchera solo? fa un po' di differenza...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

E' vero che al bar si fanno chiacchiere, ma era anche uno dei luoghi dove si acquisivano le notizie e le sensazioni che poi influenzavano le decisioni. Quanti ce n'è rimasti di luoghi di questo tipo?

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Enrico Nera

circa 7 anni fa - Link

Sono consapevole di non essere il "super" esperto è per questo che ho deciso di scrivere un blog! Voglio apprendere e crescere attraverso il confronto con gli altri. Il blog è la nuova "piazza" dove si discute, si portano le proprie tesi, si confutano quelle altrui, insomma si può essere parte attiva nel creare "sapere"... ;)

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

"L’implementazione di social network come Facebook e Twitter finisce per amplificare la condivisione di conoscenze dal basso, con utenti che sono al contempo creatori di contenuti e generatori di autorevolezza." Questo è il punto che non condivido. Allo stato attuale social network e blog sono una grande fonte di disinformazione e generatori di autoreferenzialita'. Se si ricercano informazioni serie e puntuali.

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kenray

circa 7 anni fa - Link

saranno contenti di questa affermazione ziliani e cernilli oltre che al trio medusa moricchia sartore tomax. tutti dei pipponi ?

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

ho dimenticato di mettere un .... Secondo me.

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kenray

circa 7 anni fa - Link

quindi secondo te i succitati son tutti dei coglionazzi? poco autorevoli e autoreferenziali che spacciano cattiva informazione alla Libero o Il giornale? tanto per capire

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Enrico Nera

circa 7 anni fa - Link

Non so perché ma anch'io quanto ho letto il termine "disinformazione" ho pensato a quei due pseudo giornali...

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Enrico Nera

circa 7 anni fa - Link

meglio QUANDO...;)

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

No... Non loro, voi che rispondete:-))

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kenray

circa 7 anni fa - Link

noi? qui rispondono anche ziliani e cernilli oltreche a mo-sa-to rispondono fior di produttori ed enologi rispondono prefessori di università, operatori del settore griffati. poi ci sono quelli come me. i compratori. possibile che non ce ne sia uno che non sappia quello che scrive?

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Enrico Nera

circa 7 anni fa - Link

Il bello è che ci scrive anche "LUI"...

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kenray

circa 7 anni fa - Link

non solo. fabrizio a roma è titolare della barrique un bel posto davvero dove si mangia e beve benissimo ma se lo dico su un blog divento un pusher di informazione pessima? ma va là fabrizio, dimmi piuttosto oggi che si mangia.

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Fammi servire il pranzo e poi ne parliamo..

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Alessandro Morichetti

circa 7 anni fa - Link

Visto che parliamo di blog, commenti e buone maniere, invito tutti ad essere pacati e puntuali negli interventi, limitando al massimo schermaglie, allusioni e provocazioni che poco aggiungono alla discussione se non un fastidioso rumore di fondo. Il tema è aperto e interessante, basterà un pizzico di impegno per alleggerire e rendere utile la lettura. Ringrazio in anticipo chi NON commenterà questa parentesi ;-).

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kenray

circa 7 anni fa - Link

preghiamo i moderatori di intervenire solo quando si verificheranno le succitate condizioni. cosa che non è avvenuta assolutamente visto che il tono è pacato, educato, assolutamente INTOPIC, anche se poco autorevole. ma si sa, i blog sono blog.

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armando trecaffé

circa 7 anni fa - Link

random noise

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Per ora ti posso dire velocemente che parlavo in generale valutando tutte le informazioni che trovi in giro, e non nello specifico di questo blog, il riferimento ai commentatori era una battuta. Poi ti dico che spesso mi trovo a cercare informazioni puntuali sul web per lavoro e se devo andare oltre la superficialità, e' bene cercare in altro modo. Cercare su internet ilnumero di bottiglie di cristal prodotte e' come chiedere i numeri al lotto.

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kenray

circa 7 anni fa - Link

internet non è infallibile. ma la qualità si trova. credo che l'esempio, senza scomodare i big della rete, siano intravino e dissapore. gli autori sono appassionati e anche autorevoli. sanno di quello che parlano e si documentano a fondo. a volte peccano di puntigliosità e sono settari ma ci sta. se poi vuoi sapere il numero di bottiglie prodotte di una maison scarica i loro bilanci dal sito. o chiamali.

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luigi fracchia

circa 7 anni fa - Link

Carissimi, sono contento e leggo con interesse(perchè ho molto da imparare) sia il post sia il forum, però mi sorge una domanda: ieri al Salone internazionale del Libro a Torino, che mi dicono essere il secondo d'europa, Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia da un'idea avuta con Mauro Mattei hanno organizzato un incontro dai contenuti molto simili a quelli che oggi dibattete, il titolo era "le parole per parlare di vino. oltre il gergo iniziatico dei sommeliere i blogger rivoluzionano il modo di descrivere il vino..." Due degli invitati più rappresentativi, all'ultimo non si sono presentati e molti di quelli che sono citati nel post non hanno aderito dall'iniziativa e neanche ne hanno dato eco sui loro blog o sui social network. E' stata una clamorosa quanto imbarazzante leggerezza il non voler iniziare a confrontarsi, per di più nella stessa sede istituzionale, con la carta stampata (slow food editore era presente e decisamente interessato al confronto). Io ieri di voi signori che ora tuonate e pontificate non ne ho visto uno e ne sono profondamente rammaricato.

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Jacopo Cossater

circa 7 anni fa - Link

Ciao Luigi. Io ero tra gli invitati e non posso nascondere che la cosa mi abbia certamente fatto piacere. Purtroppo però è stata cosa un po' improvvisata nelle ultime due settimane e per me era francamente impossibile partire il sabato e perdere per intero la giornata di lunedì per rientrare a Perugia. Il mio lavoro (quello vero) non è scrivere di vino in rete e/o parlare di queste tematiche in giro per l'Italia, questa mattina alle nove ero in ufficio. Tu, Vittorio, quelli di Slow Food eravate decisamente più comodi. E' una motivazione non da poco.

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luigi fracchia

circa 7 anni fa - Link

Carissimo Jacopo, la mia lamentazione non era diretta nei tuoi confronti, è ovviamente comprensibile che la distanza e la pressochè assenza di rimborsi per le spese di viaggio ti abbiano tenuto lontano. Però dei tanti blogger coinvolti (anche se all'ultimo) anche torinesi e gli amici dell'Ais, i produttori e i simpatizzanti (tutti abituati a trasferte pesantissime per scovare vini alle porte di orione) mi ha fatto specie che nessuno abbia avuto voglia di unire una visita al salone con una comparsata (anche fra il pubblico) alla tavola rotonda. E' mancata, a mio avviso, una partecipazione e una cassa di risonanza dell'incontro attraverso i blog amici, lo stesso Franco Ziliani che doveva venire e ha declinato all'ultimo, non ha pubblicato nulla sul suo. In questa occasione mi sento di ringraziare a nome mio e di Vittorio Rusinà Giovanni Arcari e la sua collaboratice Lucia Bellini che ci hanno dedicato due giorni il primo dedicato a #barbera2 svoltosi a Nizza e il secondo alla tavola rotonda. Giovanni è anche l'unico che ha già pubblicato qualcosa sul suo blog. http://terrauomocielo.org/2011/05/16/prima-di-dirti-se-questo-vino-mi-piace-o-meno-e-necessario-che-io-conosca-luva-con-il-quale-e-fatto-oh-siam-pazzi/ Al di là delle mie lamentazioni che comprendo essere vane e anche un po' irritanti, lancio in questa sede la proposta per un altro incontro come quello torinese da farsi in luogo e tempi e pubblico che permetta di sviluppare questi temi.

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Enrico Nera

circa 7 anni fa - Link

"Non è infallibile" come scrive giustamente Ken ma che mondo sarebbe senza...Internet?

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Ah! Ken ma se ci ho scritto e ci scriverò ancora pensi che io abbia una cattiva considerazione di intravino???? Sarei proprio deficiente. Per il secondo punto credo tu non conosca l'argomento.

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EnzoPiet

circa 7 anni fa - Link

Personalmente da quando mi diverto a "dire la mia" su Intravino e su altri blog non frequento più quei siti dove puoi soltanto leggere e apprendere senza intervenire. E non credo che qui e in altri "posti" dov'è consentito interagire con chi scrive si faccia disinformazione. E' anche vero che se cerco informazioni dettagliate, di tipo scientifico-accademico sulle caratteristiche varietali del Fiano faccio altre ricerche. Ma questo è un altro discorso che nulla ha a che fare con quanto di buono questo ed altri blog fanno. Ovvero darci la possibilità di essere parte attiva e di non subire un modello di comunicazione unilaterale, passivo ed obsoleto.

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fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Enzo la disinformazione nasce quando chi interagisce da una informazione sbagliata e non c'è nessuno in grado di correggerlo in quel momento, a me è capitato moltissime volte di scoprire dopo mesi che un signor nessuno (persona anonima) aveva dato un'informazione sbagliata in una discussione.

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Alessandro Bandini

circa 7 anni fa - Link

Considero i blog come dei generatori di dubbi più che come dei fornitori di certezze, ma è questo che mi piace perché dal confronto e dai dubbi prendo spunto per approfondire la mia conoscenza nell'unico modo che conosco, assaggiando.

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gianpaolo paglia

circa 7 anni fa - Link

voglio dire che dal punto di vista del produttore di vino, il blog, ma in generale tutte le piattaforme di comunicazione bidirezionale che ci sono e che verranno, hanno moltiplicato esponenzialmente la quantita' e la qualita' della comunicazione verso il pubblico. La comunicazione bidirezionale ci responsabilizza, perche' sappiamo che le bugie, i proclami basati sul nulla, i trucchetti, hanno vita brevissima in rete, e fare una figuraccia ci si mette veramente poco. La comunicazione bidirezionale ci libera da tutti i "middle men" tramite i quali si doveva passare per forza prima. Se non erano loro, la stampa specializzata, a parlare di te, tu non esistevi. Oggi esiste la possibilita' di parlare da soli, ed e' una cosa straordinaria.

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Luca Cravanzola

circa 7 anni fa - Link

vedo solo aspetti positivi dietro il web 2.0 Ma c'è molto lavoro da fare.. per esempio rendere più pulita e trasparente la registrazione ad un blog obbligando l' utilizzatore ad inserire dati anagrafici precisi con riferimento ad un documento d' identità e obbligando gli stessi a firmare i commenti con nome e cognome (e obbligare il blog a non utilizzare i dati inseriti per fastidiose mailing list). Come si ci registra ad un sito di scommesse online (dove addirittura devi mandare una copia del documento) anche i blog dovrebbero muoversi verso questa direzione. Ora ken e company mi uccideranno ma se io scrivo il vero nome di ken (che per altro non ricordo) su google mica mi rimanda ai commenti di ken. In pratica posso usare mille nomi diversi, sentenziare un sacco di frottole e non essere riconducibile e rintracciabile da nessuno. Fortuna vuole che almeno intravino è libero da questo tipo di soggetti e tutti sappiamo chi sono in realtà ken o NN o A3C etc etc.. Chiedo scusa al buon ken per averlo usato da capro-espiatorio. Davvero niente di personale. Avevo solo bisogno di un esempio altisonante ;) e che chiaramente non s'incazzasse troppo... se usavo Mario Rossi (Marossi) mi beccavo una querela ;)

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gianpaolo paglia

circa 7 anni fa - Link

sono completamente in disaccordo. Un obbligo tale semplicemente ucciderebbe tutta la logica del commento libero e della comunicazione. La gente si autoregola, le stupidaggini rimangono tali e sono ben evidenti a tutti, i trolls tendono a scomparire se non vengono foraggiati. Cambiare questo condannerebbe alla scomparsa tutto.

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

D'accordo con Gianpaolo (Gianpaolo chi?) e poi noi che stiamo da questa parte possiamo, in caso di querela, risalire all'identità grazie all'IP

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Manilo

circa 7 anni fa - Link

Tomax con IP se hai un portatile ci fai poco.

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Antonio Tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Ultima ratio: la censura :-)

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

obbligare a scrivere nome e cognome con annessa carta d'identita' magari e' troppo. Ma la liberta' di commento c'e' anche se uno e' obbligato a scrivere esattamente chi e'. Reputo anch'io che nascondersi dietro a pseudonimi e poi scrivere minchiate o aggredire qualcun'altro sia un po' triste.

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Gianpaolo Paglia

circa 7 anni fa - Link

Il punto e' esattamente questo, se si scrive mischiate, quelle sono sia che si conosca il nome o meno, se si aggredisce qualcuno allora si .... Zip, cancella con un click. Se invece si vuole criticare pubblicamente qulalcuno (che e' diverso da aggredire) allora bisogna metterci la faccia. Se non lo si fa allora rizip.

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Leggendo gli interventi e le due puntate dell'articolo credo che ci sia una impostazione involontariamente confusionaria. A mio avviso non avrebbero disturbato affatto due articoli separati: uno in cui si analiza come domunicare il vino, come parlare di vino, quali mezzi siano i più efficaci dal punto di vista del produttore, dell'opinionista e del consumatore. L'altro problema è l'apprendimento delle cosiddette "competenze tecniche specifiche". Esistono molteplici "media" e molteplici "messaggi", per non parlare dei molteplici "filtri informativi". Se avessimo l'onore di avere un intevento su questo sito del mai troppo rimpianto Popper o di un Marshall Macluhann credo che entrambi ci inviterebbero a fare una scelta: di che vogliamo parlare? Se vogliamo parlare dell'efficacia del medium intravino possiamo serenamente concordare sul fatto che sia decisamente elevata. Se parliamo di filtri informativi possiamo concludere che questo contenitore-produttore di informazioni è fazioso come qualsiasi altro. Se parliamo di formazione di competenze tecnico specifiche ognuno è libero di esprimere la sua opinione: l'esperto dirà che non ha imparato nulla di tecnicamente rilevante da quando segue intravino, il neofita forse avrà appreso molte cose. Anche la scolastica socratica era improntata secondo un sistema democratico a interventi multipli; nessuno però si sarebbe sopgnato di mettere in questione il £deus ex machina" di quel sistema, che era Socrate stesso. Tutto ciò premesso direi che Intravino è un formidabile creatore di opinioni, fazioso e, si parva licet, carente di un Socrate in grado di fornire un'apparenza di extrema ratio su un dibattito. Quindi, in ultima analisi, tecnicamente e strutturalmente, non in grado di fornire informazioni universalmente condivisibili e comprovabili

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Forse confondi Socrate con Solone. La maieutica socratica non prevedeva affatto la non criticabilità del "deus ex machina" Socrate, anzi tutto il contrario. Socrate era criticabilissimo come tutti. Non esiste "l'informazione perfetta". Esiste "l'informazione meno imperfetta". Ed un blog come intravino è certamente una delle meno imperfette del mondo enoico. Non ci mancano sicuramente i Soloni che sputano sentenze e non sono criticabili. Il bello di una piattaforma come intravino è che chiunque dice una cavolata può essere contestato (o addirittura sputtanato). Sia esso un Cernilli o uno Ziliani che un qualsiasi anonimo commentatore. Su un blog come questo le bugie hanno le gambe corte e la competenza viene sempre fuori.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

A' Marossi! Parlo di maieutica socratica e tu non ti fai sentire! Devi esserti proprio offeso. Tomacelli chiedi scusa.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Ti dirò di più. Qualsiasi mordacchia o limitazione alla libera espressione ucciderebbe una parte della verità.

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Max, non confondere il sacrosanto diritto di critica (maieutica socratica) con il porre il questione aprioristicamente l'affidabilità della nozione stessa. Qui il problema nonè "a chi fa il SOLONE di turno" (se ne trovano a un tanto al chilo dietro ogni angolo di strada), quanto porsi la domanda di base: esiste un "canone", un "codice" comune in base a cui ci confrontiamo. Se tu sei ideologicamente contrario a questa impostazione, rispetto il tuo pensiero che non condivido. Se sei favorevole invece, dovresti sapere che un codice inevitabilmente tende a determinare differenze fra chi ne è più a conoscenza e chi ne è meno. Il problema sorge quando si cerca di mescolare scientificità e chiacchiera da bar sovrapponendole. Basterebbe pensare che per produrre un vino occorrono figure diverse con nozioni di base diverse (penso a un agronomo e a un enologo), poi c'è tutto l'ambito legato all'0immagine e al posizionemento della stessa. Segue la parte di marketing inbound e outbound, la filiera commerciale in senso stretto, il rivenditore e il consumatore finale. Ognuna di queste figure può lecitamente essere anche opinionista e condividere le idee la cui attendibilità è mediata dallo specifico livello di nozione appresa. Uso la metafora del pallone per farmi capire: non sono un appassionato tifoso di nessuna squadra, non so giocare a pallone, guardo per spirito patriottico la nazionale di calcio e mi capita di pensare "il mister non ha capitop un c...o! perchè non ha messo sulla trequarti pinco anzichè in mediana? che poi un regia ce sta quel fucilato de pallino che oggi non ne sriscia una". Ecco, questa è chiacchiera di persona (lo ammetto) scarsamente competente. Come nel calcio anche nel vino oggi succedce la stessa cosa, per cui ognuno si sente in grado di ergersi a giudice ultimo secondo il suo personale metro di giudizio. Va tutto bene, nessuna mordacchia (ti rubo l'espressione), si abbia però la coerenza di ammettere dove si parla per esperienza diretaa e dove "tanto per"

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Italiani popolo di navigatori, santi ed allenatori di calcio :-) E' vero. La pecca di un sistema aperto come internet è che circolano notizie vere mescolate a tante bufale. Ma penso che sia il male minore. Vedi, se una persona incompetente o ipo-competente scrive una fregnaccia sul vino, un Fabbretti competente lo può subito smentire. Parlo di te ma anche di chiunque se la senta di smentire la fregnaccia. E su intravino capita spesso (per questo mi piace ;-) ). La cavolata viene subito smentita, spesso con motivazioni tecniche da manuale. Così si impara anche tanto sul mondo del vino. Credo che la verità si percepisca meglio con una voce in più, piuttosto che con una voce in meno. E' anche più democratico.

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Mara

circa 7 anni fa - Link

Io non sono mai andata al bar se non per prendere mio marito per la giacca. Da noi sono poche le donne che stanno al bar, magari lo frequentano per un caffè ma poi, quando si fa sera, e al bar ci si sta a giocare, le donne sono poco tollerate. Nella migliore delle ipotesi,perché se no.......si sa già cosa significhino certi sguadi. Come minimo ti serve un uomo vicino. Non è il mio caso perché semmai sono io ad avere appetiti invece di suscitarli come accadeva un tempo. Si è già capito che nelle discussioni tra uomini al bar le donne non se le fila nessuno ed ecco spiegato in due parole il motivo per cui frequento questo bar virtuale o 2.0 come dite voi. Qui donne e uomini sembrano asessuati, se si esclude la foto di Bressan il “taurino”. A proposito qualcuno me lo potrebbe spiegare esattamente cosa vuol dire 2.0? Ho intuito che c'entra con il web, ma è tutto qui, oltre non vado. Dovrei perdere altro tempo, e ne ho poca voglia. Il bar di noi donne è, di volta in volta, la pizzeria o la casa di qualcuna di noi luoghi dove possiamo parlare a ruota libera,se mi capite. Ora però c’è anche il 2.0, che ho scoperto per caso, utilizzando il computer di mio marito. Mi ci sono imbattuta e mi sono fatta prendere. Ma a me tutta sta discussione mi fa ridere. Ma come, si discute se un bar avrà un futuro? Logico che sì, finché ci saranno persone che avranno voglia di confrontarsi e di discutere anche animatamente, le piazze d'Italia ci saranno sempre. Siano esse virtuali o meno. Il fatto dei nomi è irrisorio, sono più importanti il rispetto, l'educazione e la misura, tutte cose che non si possono imporre per legge. Ah, come ci starebbe bene a sto punto una citazione latina ma purtroppo non ho studiato. Però iIn un blog mi sono accorta che se resti “indietro” di un paio di giorni sei fottuta. Almeno tra noi quando ci si vede in piazza al mattino, puoi riprendere la discussione da qualunque punto, perché non c’è, in fondo, una vera discussione che ruoti attorno a qualcosa di specifico, e se resti indietro ed hai l’impressione che un’amica non ti ascolti, basta alzare un po’ la voce e sei in pari. Voglio dire, per concludere, che è meglio non esagerare perché un po’ si perde di vista il reale, specie se stai al pc a pensare e digitare invece di correre a parlare con la gente. Oggi se hai una notizia o qualcosa di dire ai tuoi amici, fai prima a metterla in internet che a telefonare. E questo è un aspetto che non mi piace,perché lentamente si perderà l’abitudine di pensare a “comunicare”, come prima opzione, utilizzando la propria voce.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

non so se la citazione che cerchi sia "est modus in rebus" o "o tempora o mores" ma mi preme risponderti sul 2.0 Si intende "semplicemente" la rivoluzione del web degli ultimi 3-4 anni ovvero il coinvolgimento diretto degli utenti, il fatto che possano commentare nei blog, caricare online le proprie foto e i propri video e che tutto questo diventi materiale disponibile per tutti in ogni momento e base a sua volta per approfondimenti e discussioni. Molti dicono che in realtà non è il web 2.0 quanto il web 1.0 che funziona sul serio invece che solo in fase come era agli inizi dieci anni 10. In ogni caso, 2.0 significa che luoghi come il bar oggi si possono replicare in rete però proprio perchè tutto viene scritto e resta in teoria riprendere il filo delle discussioni è più facile! Certo, non deve mai restare tutto esclusivamente online ma di certo il web funge da memoria collettiva, un po' come certe presenze fisse in alcuni locali o bar sport d'Italia. Ci manca la luisona, per il resto abbiamo tutto...

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Leonardo

circa 7 anni fa - Link

Integro (sicuramente in maniera parziale) la definizione di Andrea Gori. Il concetto di web 2.0, così come fu formulato originariamente, si basava su una visione della rete non più come "contenitore" da cui prelevare (informazioni, software etc.) ma come "piattaforma" su cui sviluppare. Ovviamente bisogna capirsi sul concetto di piattaforma, ma le caratteristiche principali possono sicuramente essere: - il maggior coninvolgimento degli utenti (come diceva Andrea) - lo sviluppo di applicativi nativi per web (un esempio, che piaccia o meno, è quello di google) - la capacità di gestire in maniera più flessibile i dati e il miglioramento (continuo e costante) dell'usabilità dei servizi web tramite nuove tecnologie (AJAX, CSS etc.) E mi fermo qui. Detto questo, però, ormai la dicitura "web 2.0" è diventata una sorta di meme (o forse una specie di buon marketing) e molti la utilizzano a sproposito. Molti siti o applicativi che si fregiano del 2.0 di fatto lo sono solo molto alla lontana. Un blog, per esempio, è 2.0 solo nella parte che riguarda la possibilità degli utenti di commentare. Ma di fatto non è 2.0 se non abilita una programmazione avanzata e un elevato livello di personalizzazione o altre caratteristiche di integrazione con altri applicativi web. Si ritorna alle scatole chiuse del web 1.0 e si perde il concetto fondamentale del 2.0, la rete come piattaforma di sviluppo. Ovviamente il blog è sempre meglio dei vecchi siti statici... non se la prendano i blogger eh. :-)

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Manilo

circa 7 anni fa - Link

Si parlava di chiacchiere da bar, invece mi trovavo in fila in banca, proprio questa mattina vedo un mio cliente, che prima era direttore commerciale di zona, per un azienda di latte. Per vari motivi suoi, dal latte è passato al vino(è diventato maggiorenne) a parte la battuta, rappresenta la nostra decadente Cantina Sociale di Cerveteri(ultimamente indagata dai NAS per mosto modificato)gli ho chiesto ma vivi solo con quella? sai il momento non è dei più floridi, mi dice no... ho un sagrantino Antonelli, un Cesanese del Piglio, poi mi sta pressando una cantina toscana per il Chianti, dice però oramai stò Chianti è sputtanato lo trovi al GDO ad € 1.10, mi trattengo per non mandarlo a quel paese(è sempre un mio cliente)scusa, c'è anche il SuperTuscan... non sapeva neanche cosa era, poi mi magnificava il vino della Cantina sociale, continuavo a ripetergli parliamo di vini o cantine bevibili, il suo miglior vino era il Sagrantino della cantina Antonelli, gli ho accennato il Caprai, personalmente apprezzo Bartoloni, ho un passito di Ruggeri. Alla conversazione partecipava un contadino, che ne sapeva più del mio cliente rappr., parlava del Sassicaia, lui conosceva la zona e diceva se lo stesso vitigno viene inpiantato al Sasso che è una frazione di Cerveteri,che si trova a circa 350 mt e guarda il mare, gli ho detto del terroir è lo stesso argillosso, stessa posizione..... Ma la cosa che mi fà più incazzare, che il mio cliente sparava sentenze, sul Chianti, su cantine private che si fanno i cazzi loro, che fanno vini da un euro e se lo vendono a 7 euro, che lui preferisce solo le cantine sociali, lui era un tuttologo del vino io direi un cazzaro. Gli dico, ma fatti un corso, datti un aggiornata... dice no no i sommelier, son quelli che hanno rovinato il vino (parlava di marchette) alla fine mi dice sai io non è che ci capisco tanto di vino, io vendo solo ai supermercati( questa affermazione l'ha fatta all'ultimo quando vedeva che io gli ribbattevo su tutte le cazzate che narrava al contadino, alla fine non ce l'ho fatta più" ma era meglio se continuavi con il latte" tu non ce capisci na minchia. Fabbretti e menomale che non gli ho parlato dell'enoteca tua( ha proposito lui non vende in enoteca, dice non ci si campa) secondo me lo prendono a calci in culo.

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simona

circa 6 anni fa - Link

Articolo molto interessante

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