Da Cefalicchio a Ognissole, la rinascita di una cantina biodinamica in Puglia

Da Cefalicchio a Ognissole, la rinascita di una cantina biodinamica in Puglia

di Antonio Tomacelli

La cantina Cefalicchio ha la certificazione biodinamica Demeter dal 1992. Vi stupisce? Pensavate che il biodinamico italiano fosse più recente? Per darvi un’idea di quanto erano avanti, probabilmente tra i primi in Italia, vi dico solo che Intravino sarebbe nato 17 anni dopo, nel 2009.

Ma ripartiamo dall’inizio: la tenuta Cefalicchio era la masseria della famiglia Rossi di Andria, in realtà una elegante villa del ‘700 costruita nelle vicinanze di Canosa di Puglia. L’idea di produrre vini di qualità venne al senatore Nicola che, da subito, volle una conduzione delle terre più naturale possibile. Per i vigneti il riferimento di Rossi è stato da sempre il viticultore e guru Nicolas Joly, ospite più volte in azienda per alcuni convegni sulla biodinamica.

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Per la verità conosco i vini della tenuta Cefalicchio dalle prime annate e non mi hanno mai fatto impazzire, complici una conduzione enologica a fasi alterne e una serie di “incidenti” che, in alcuni millesimi, hanno compromesso intere produzioni.

Da qualche anno la cantina e le vigne sono state rilevate da Feudi di San Gregorio che ha cambiato nome e direzione tecnica mantenendo la conduzione biodinamica sotto la guida di Luca D’Attoma. La tenuta ha 36 ettari di cui 25 vitati, e il resto suddiviso tra bosco, ulivi e altro: i risultati, finalmente, si vedono e l’azienda agricola gira senza intoppi e rallentamenti.

Ho riassaggiato di recente tutti i vini in produzione ed anche quelli che, per curiose strategie aziendali, presto non ci saranno più.

Jalal, Puglia Bianco Igp 2017
Nasce da un moscato secco per cui ha un naso molto aromatico, esotico di ananas, mango e merengue. Diventa più sobrio in bocca con un soffio di agrumi e sale che lo rendono succoso e durevole. Fossi uno di quelli bravi lo abbinerei sugli scampi alla qualunque, ma io sono io per cui ci tuffo una percoca tagliata a pezzi grossi. 87

Pietraia, Castel del Monte Bianco Dop
Uno Chardonnay travestito da Bombino, dal tanto che è agrumato e minerale. Potenza del terroir, probabilmente, tutto argilla e gesso. Una spremuta di cedro, un odor di limoni e il vitigno francese assume uno strano accento pugliese. 86

Pontelama, Castel del Monte Rosato Dop 2017
Qualche giorno fa ho scritto: “…un Nero di Troia rosé fermentato e affinato in anfora di terracotta. Lamponi, ribes rosso e scarica di adrenalina quando arriva al cervello quell’accenno di tannini. Vino difficile da dimenticare per pulizia e rigore. Un cristallo di quarzo liquido e miglior rosé assaggiato nel 2018“. Non ci ho ripensato. 90

Romanico, Castel del Monte Nero di Troia Dop 2015
Mai nome fu più azzeccato: è pietra leggera, intarsiata in un rosone di cattedrale, ma è anche pietra d’angolo, immobile e perenne. Intanto, dal mare, arriva un vento che sa di mirto e caffè al tavolino della piazzetta. 89

Primitivo Gioia del Colle Doc 2017 (anteprima)
È il nuovo arrivato, quello che sostituirà il Primitivo di Manduria che non verrà più prodotto. Non è ancora in commercio ma è già perfettamente definito, sia di faccia che di profilo. Al naso sa di caffè fatto alla moka e di cacao amaro mentre al palato è prugna fresca e ciliegia di Turi. L’identikit di un pugliese doc, insomma. 90

Essentia Loci, Primitivo di Manduria Dop, 2015
Il vitigno dovrebbe essere lo stesso ma è il territorio a marcare la differenza. Questo di Manduria è un Primitivo più caldo, di ciliegie mature e more di rovo. Tinge la bocca e l’anima, un peccato perderne le tracce: lo cercherò in qualche altra bottiglia. E, giuro, lo ritroverò. 92

 

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

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