Cosa pensare del Montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe. Una specie di Clash of clans

Cosa pensare del Montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe. Una specie di Clash of clans

di Andrea Gori

Se chiedessimo a tutti voi di rammentare le tre bevute più gratificanti degli ultimi dieci anni, siamo convinti che almeno la metà includerebbe un vino di Emidio Pepe. Ma siamo anche convinti che se ponessimo la domanda opposta, sui tre vini che più vi hanno deluso negli ultimi anni e non avete mai osato confessarlo, l’altra metà nominerebbe la stessa cantina. Non esiste forse azienda, e stile di produzione, più dirimente oggi in Italia. Pepe dispone di un vitigno, il montepulciano, che ha tendenza alla riduzione e viene prodotto nel modo più riduttivo possibile, in cemento e vetro, senza legno in nessuna fase, pigiato a mano (ovvero a piede). È una materia bellissima e dirompente, dotata di energia e forza inusitate che viene incanalata in un vino personale e originale, destinato a dividere, appunto, come del resto molti prodotti del catalogo Velier, i famosi Triple A la cui qualità viene spesso promossa dagli stessi venditori in maniera fideistica e talebana.

Una qualità molto spesso reale, ma che non ha in certi casi l’affidabilità necessaria a giustificare prezzi elevati. Sono vini che si pagano, e cari, mediamente un 30% in più di un pari denominazione, magari anche trebicchierato, ma che non sempre mantengono le promesse verso un pubblico generico, finendo per accontentare solo i sostenitori ortodossi dell’artigianalità più estrema.

Non è la prima volta che partecipiamo a verticali di vini di Emidio Pepe (qui una molto approfondita, a Merano, e qui una festa per i 50 anni con Sandro Sangiorgi a Vinitaly 2014). Spesso ci imbattiamo in assoluti capolavori e in vini che fanno fatica a farsi desiderare per un secondo bicchiere. L’ultima occasione è stata in una serata presso il Signum di Salina, eccezionale palco per degustare eccellenze in mezzo al Mediterraneo) con l’organizzazione impeccabile a cura di Natura delle Cose di Gae Saccoccio.

I vini in assaggio

Emidio Pepe 2014 Montepulciano d’Abruzzo. Ricco e intenso, more mirtillo, sandalo e balsamico che avvolgono naso e palato in un ricco abbraccio, tannino vivace e acceso, rustico e selvaggio con una sua eleganza particolare, non pulitissimo e in debito di bottiglia, giovanissimo e irrequieto ancora, ma non impressiona. 84+

Emidio Pepe 2007 Montepulciano d’Abruzzo. Ciliegia, amarene e pepe, tamarindo e sandalo, piccante e con traccia alcolica elevata, tannino acceso e ricco, che graffia, e necessita di qualche buon abbinamento nel piatto: godibile ma non perfettamente a fuoco. 85

Emidio Pepe 1997 Montepulciano d’Abruzzo. È brillante, luminoso e affascinante, con frutta sotto spirito, sale, olive, menta, balsamico e rigoroso. Bocca vitale, ricca, con lunghezza ed aromaticità splendide. Per integrità e concentrazione uno dei migliori 1997 autoctoni italiani. 92

Emidio Pepe 1983 Montepulciano d’Abruzzo. Spunto acetico e riduzione, fine e sottile, evanescente il finale, resiste l’acidità e un po’ di tannino ma frutto ed eleganza sono evaporate da tempo. 77

Siamo andati a ripescare alcuni appunti di assaggi risalenti a Merano 2014, per confrontare alcuni giudizi.

Emidio Pepe 1979 Montepulciano d’Abruzzo. Annata equilibrata, sole, pioggia, umidità ideale: ha bisogno di tempo e all’inizio è chiuso da volatile, poi si apre piano, bocca ampia e fine con sottobosco e resine, castagno e ginepro, polveroso e balsamico, elegante snello e profondo con tannino ancora vitale e che si fa sentire, eleganza contadina nobile e sussurrata. 92

Emidio Pepe 1983 Montepulciano d’Abruzzo. Annata caldissima, potenza e larghezza, tenuto 10 anni in cantina prima di venderlo: cassetto e ginepro, menta e camemoro, smalto e noci, senape dolce, agrumato e leggiadro. Bocca presente e fruttata, con un bel finale vispo e piacevole. 88

Emidio Pepe 1993 Montepulciano d’Abruzzo. Acetica e cassetto di sacrestia, polvere e peperlizia, cacao e caffè. Bocca scossa, con floreale balsamico molto esile. 81

Emidio Pepe 2000 Montepulciano d’Abruzzo. Solare e pietroso, sottobosco e liquirizia, acciuga e oliva. Bocca pronta e fresca ma che non esce dalle note del naso. 76

Emidio Pepe 2001 Montepulciano d’Abruzzo. Potenza e larghezza da annata 2001, caldissima: mirtillo e resina, miele di castagno e pepe nero, bocca dal tannino vivace e sveglio, con bel passo e struttura, acidula, precisa, finale agrumato e di sottobosco molto persistente. 91

Emidio Pepe 2003 Montepulciano d’Abruzzo. Annata indimenticabile con 43 gradi ad agosto: le uve su filare andate e cotte, la pergola ha salvato tutto: dolce e ricchissimo, fragola e rabarbaro in confettura, scorza d’arancio candito. Bocca animata e vitale, tannino di soddisfazione, finale di dopobarba e cannella, pepe verde e alloro, un po’ di alcol sul finale. 86

Emidio Pepe 2007 Montepulciano d’Abruzzo. È selvatico e viscerale, annata caldissima di nuovo, uva molto matura: bicchiere scuro e concentrato, pepe e cassetto, oliva e prugna. Bocca scura, dura e pietrosa, spezie e sottobosco, tannino bizzoso ma affascinante. 86

Emidio Pepe 2010 Montepulciano d’Abruzzo. Annata equilibrata e fantastica: molto in riserva (40 mila bottiglie) e in effetti il vino è splendido e luminoso, con lavanda, fragole e lamponi in confettura a impreziosire un naso già ricco di rimandi speziati e balsamici. Bocca polposa animosa e saporita, caleidoscopico, a tratti anche umbratile a mostrare contemporaneamente il suo lato oscuro e la sua verve luminosa. 92

Quella al Signum è stata una serata intensa, ma che contraddice ad esempio precedenti belle impressioni su un’annata come la 1983, mentre conferma alcune idee sulla 2007. Più in generale siamo convinti che il Montelpulciano di Pepe sia un vino che parte da una materia prima eccellente, essendo tra le migliori uve autoctone italiane, ma cui la vinificazione “ostinata e contraria” non apporti particolari pregi, anzi ne rafforzi alcune debolezze che potrebbero essere eliminate. Come sempre accade quando si parla di Pepe, la discussione è dietro l’angolo e non si smetterà mai di parlarne finché ci saranno barriere ideologiche e steccati culturali.

[Immagine principale: Emidiopepe.com]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

33 Commenti

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Luca

circa 7 mesi fa - Link

...con rispetto parlando per Gori, il Dopobarba sul finale del 2003 non l'ho sentito. Dipenderà forse dalla marca?

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

un dopobarba stile quelli anni '30 con note marcate speziate ma molto belle in realtà

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Gianluca

circa 7 mesi fa - Link

Sono d'accordo sul fatto che molti vini cosiddetti "naturali" abbiano difetti o che comunque la vinificazione "contraria e ostinata" esalti alcune debolezze nel vino, ma vorrei porre una riflessione di ordine generale: siamo così sicuri che i sommeliers istituzionali siano dotati di strumenti capaci di valutare correttamente un vino "naturale"? Io ho la sensazione che stiamo vivendo un epoca di trasformazione del modo di produrre vino, un cambiamento anche della domanda di mercato del vino mentre le figure professionali in grado di valutare il vino siano rimaste ancorate a quei profumi e gusti frutto di pratiche enologiche chimiche e utilizzo di lieviti selezionati. Con questo non voglio criticare l'eccellente articolo e la valutazione dell'assaggio

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

Capisco la tua riflessione Gianluca...ma secondo me tra i sommelier di un certo livello, anche all'estero, hanno semmai il problema contrario ovvero troppa deferenza e concessioni ai vini naturali e un atteggiamento molto snob nei confronti dei vini cosiddetti convenzionali (Sassicaia, Ornellaia, Gaja) e altri di pari livello.

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Denis Mazzucato

circa 7 mesi fa - Link

Attenzione però: un conto è mettere un pochino da parte i canoni classici di un vitigno e aprirsi a nuove possibilità espressive, questo un bravo sommelier lo deve fare sempre (e non è detto che lo faccia), un altro conto è tollerare difetti in nome della tripla A.

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Marco

circa 7 mesi fa - Link

Io invece condivido poco la riflessione di Gianluca in quanto ciò che sta cambiando concretamente non è il modo di produrre il vino, ma l'approccio che il consumatore medio ha nei confronti dei prodotti "bio", "naturali", "artigianali"... Non è solo utilizzando "pratiche enologiche chimiche" che si possono ottenere dei vini puliti e fruttati ma semplicemente si incomincia a considerare buoni anche vini con volatili a volte troppo alte o con problemi di rifermentazioni batteriche o altro che un sommelier professionista non può giustificare

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Nelle Nuvole

circa 7 mesi fa - Link

Magari sono una rompicoglioni. Anzi, senza magari, so di sapere di esserlo. Però la foto in apertura di post non mi sconfinfera proprio: ma la pigiatura delle uve a piede, non si fa come si faceva un tempo e cioè a piedi e gambe nude? All'interno di una cantina e non in pieno sole? Così com'è concepita sembra una terribile forzatura promozionale, con tre generazioni instivalate che pigiano con scarsa convinzione in un contenitore che sembra uscito dall'Ikea. Si tratta di forma, lo so, però in qualche modo disturba la sostanza dell'articolo che è , in effetti, molto sostanzioso e fa venire sete.

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Cioccarossa

circa 7 mesi fa - Link

Sarebbe infatti interessante andare ad indagare quanto ci sia di autentico e quanto faccia parte semplicemente di un fantasioso story-telling, che è più o meno reale quanto un unicorno. Perchè il lavoro sul nome e sul racconto della storia è legittima, l'offesa all'intelligenza umana no.

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Alessandro Morichetti

circa 7 mesi fa - Link

In effetti 'sti giorni non sei l'unica che premette dicendo di esse rompicoglioni da quelle parti. Maruonn, essù ;-)

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david

circa 7 mesi fa - Link

Tradotto per i non beventi: un'annata buona su cinque. Vorrei che si lasciassero da parte i dopobarba e i tannini bizzosi e si tornasse al "è buono" o "fa schifo". Perché il vino, gusti personali a parte, questo è, può non piacere un Montepulciano ma se è fatto bene è fatto bene, se è fatto male è fatto male. A me sembra che tutta questa "naturalitá" stia solo allargando il range dei difetti accettabili, e vini scadenti vengano venduti a cifre assurde, giustificate da qualche certificato o etichetta di moderna concezione.

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Alvaro pavan

circa 7 mesi fa - Link

Appunto. Viva e ben venga il vino senza additivi chimici, ma non si può accettare la deriva del difetto conclamato come un plusvalore. Chi lavora in maniera non interventista deve avere l'umiltà di ammettere che non sempre le cose gli vanno bene.

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Il chiaro

circa 7 mesi fa - Link

Certi, tanti, troppi triple A puzzano da far paura, ma sembra di competere reato di lesa maestà a dirlo e io di tanti trangugiano facendo buon viso a cattivo gioco. Tante bottiglie di Pepe seguono la media, ma anche in questo caso guai a dirlo. Potenza del marketing.

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Il chiaro

circa 7 mesi fa - Link

Odio il t9

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Leonardo Finch

circa 7 mesi fa - Link

Concordo in generale con il fatto che non siano accettabili difetti nei vini "naturali". Un difetto è un difetto e in quanto tale va rilevato. Certo alcuni vini "naturali" hanno delle iniziali reticenze, riduzioni e altre puzzette che si perdono con un'opportuna ossigenazione, qualche minuto che mi sento di perdere per un vino fatto con amore e dedizione. Ci riempiamo la bocca dicendo che il vino è materia viva ma poi lo trattiamo come la più morta delle birre industriali: stappato, versato, bevuto, bono!, rutto. Oddio, i vini per cui si può fare così esistono: monoblocchi sempre uguali a se stessi senza riguardo per l'annata, il clima e il terreno. Nella mia esperienza i vini di Pepe dopo opportuna, a volte lunga, ossigenazione non hanno evidenziato, se non in casi rari, problemi di tenuta o di volatili sballate. Ma è solo la mia esperienza. Per quanto riguarda il fatto di sommelier compiacenti con i vini triple A, mi pare una bella esagerazione. Come lo dimostrano i commenti a questo articolo. Io tutta questa stampa favorevole ai vini triple A e soprattutto ai vini triple A difettati (come si intende dalle premesse fatte dal Gori e da altri commenti) non la vedo. Vedo più giornalisti e commentatori pronti a sparare 97 a priori per un Ornellaia che per un Pepe

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Alvaro pavan

circa 7 mesi fa - Link

Vero, difatti se sotto il difetto vi trovo la materia viva, sono molto tollerante. Vale sempre il motto: "il peggior vino del contadino meglio del miglior vino industriale." Ciò non avalla i troppi, pessimi, vini di tanti dilettanti allo sbaraglio. Appunto perché il vino è materia viva bisogna avere determinate sensibilità. Ancora una volta si dimostra che il vino nasce prima di tutto nella testa di chi lo fa.

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

....premetto , doverosamente , che non sono un sommelier di professione (anche se feci tutti i 3 livelli 25 anni or sono) , non ho preconcetti , adoro tutto ciò che è buono nel mondo del vino (anche se "buono" è un concetto assai astratto in questo campo minato) . Ho un grande difetto (fra i tanti) : assaggio tanto , ma tanto . Quindi , aldilà dei concetti e di descrizioni varie , posso solo portare a testimonianza gli ultimi 20 assaggi di Montepulciano di Emidio Pepe dell'ultimo triennio : Imbevibile - ottimo (1990) - interessante - buonino - discutibile - improponibile (2001) - ottimo (1984) - scarso - buono - buono - scarso - imbarazzante (2003) - emozionante (1985) - scarso - puzzone (2008)- buono - eccellente ed emozionante ( 1984 un mese fa ad una bicchierata vintage....) - sgarbato - sconclusionato - buono - eccellente e memorabile(1978). Senz'altro vini mai banali . Li bevo da oltre vent'anni e la successione potrebbe continuare con lo stesso andamento per tutto il periodo , con grande analogia (strutturale e di andamento) con il Barbacarlo di Lino "mago" Maga , altro artigiano supremo di soluzioni idroalcooliche . Ogni tanto ti capita la bottiglia memorabile e ti scordi quella precedente con chiari difetti . Secondo me ci sta , anche se difficilmente lo consiglio ai neofiti in solitario assaggio meditato ....

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Pure io ho frequentato i tre livelli AIS 25 anni fa: ti ricordi la lezione del I corso sui difetti del vino? si faceva fatica a trovare bottiglie "didattiche" per il riconoscimento dei vari difetti. Pensiamo solo alla prima, banalissima e quasi trascurabile fase visiva, così non discutiamo di percezioni più sottilmente soggettive come quelle olfattive e gustative: era impensabile ci fossero vini torbidi, con residui importanti, etc. Insomma, inconcepibili nemmeno a 1000 lire al litro [per i lettori millenials: 0.50 €] sugli scaffali di un discount quelle bottiglie che oggi gli appassionati si contendono in enoteca a suon di decine di euro. Una vita fa insomma: anche perchè a pensarci bene 25 anni sono un quarto di secolo...

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Nicola

circa 7 mesi fa - Link

Per quale motivo dovrei cambiare il mio paradigma gustativo approcciandomi ad un vino naturale? Acetica, riduzione, ossidazione sono tutti difetti di produzione, al di la della tecnica produttiva usata. Se cucino una pastasciutta prodotta con il grano biologico/naturale, la condisco con il pomodoro biodinamico, la cuocio in acqua purissima di fonte, uso sale marino proveniente da saline assolutamente naturali e poi la lascio cuocere 50 minuti, non devo cambiare il mio paradigma gustativo solo perché ho usato materie prime naturali e senza alcun additivo chimico. Ho sbagliato a cuocere la pasta. Punto, fine. Così è per il vino. Se puzza, se è ridotto, se è in acetica è perché ho sbagliato a produrlo. Non perché è naturale e quindi devo approcciarmi in modo differente.

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Andregolf

circa 7 mesi fa - Link

La penso esattamente come te! Naturale non vuol dire necessariamente buono. Invece i difetti del vino sono oggettivi. Purtroppo ormai nei confronti dei vini/produttori naturali vige una sorta di tacita indulgenza volta a giustificare alcuni difetti perché non usano lieviti selezionati o ''strani e diabolici macchinari moderni''. Detto questo, credo fermamente che un vino fatto bene proveniente da un produttore ''Naturalista'' (definizione che odio) sia spesso un prodotto più espressivo, intenso ed interessante del pari grado ''Convenzionale'' (altro termine che odio). Inoltre tanti bravissimi produttori riescono a mantenere una costanza stilistico/espressiva dei propri vini pur non rinnegando la propria filosofia. Per eventuali dubbi citofonare a Rinaldi e non a Pepe...

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Dani

circa 6 mesi fa - Link

Ed io, caro Andreagolf, la penso esattamente come te... a meta'! Sono amante dei vini naturali, ma non a priori e per moda. Ci sono arrivato partendo dai vini da supermercato, passando per una passione che e' cresciuta sempre di piu' e mi ha dato la possibilita' di provare vini straordinari. Poi mi sono stancato della monotonia di tanti vini che mi sembravano tutti uguali come un compitino di matematica in seconda elementare ed ho scoperto il mondo dei naturali. Personalmente, mi danno di piu'. Mi sorprendono e mi incuriosiscono. Concordo con te che naturale non significa necessariamente buono o migliore di un vino convenzionale. Ci sono tanti vini convenzionali straordinari e tanti vini naturali fatti male. Ma bisogna anche essere oggettivi e riconoscere che questa tacita indulgenza nei confronti dei vini naturali (che tu menzioni) non non e' poi cosi' pronunciata. Leggendo tutti i commenti a questo post (ma anche su post simili sullo stesso argomento da altre parti) mi sembra invece che la frase piu spesso utilizzata sia proprio: naturale va bene, ma questo non deve giustificare i difetti. I talebani del naturale, chiaramente, ci sono. Ma personalmente credo che rappresentino davvero un'esigua minoranza. Per fortuna.

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...ripeto alla noia che un sottoinsieme "biologico" o "biodinamico" in un universo convenzionale lascia perlomeno perplessi ed è poco credibile , se non nelle condivisibili e lodevoli intenzioni. Lo affermo come ex studioso appassionato dell'argomento e " a conoscenza dei fatti" per estrazione culturale . Così come ripeto che l'agricoltura sostenibile è l'unico obiettivo per salvare ( o salvaguardare ) questo nostro mondo malato oltre alla riduzione dei fattori inquinanti industriali e domestici . Sta di fatto che la pulsione verso la sostenibilità ... va sostenuta. Così come adoro i "prodotti di sistema biologico o biodinamico" che tecnicamente si dotano , seppur in maniera empirica , di maestria nell'operare. Un esempio : la Borgogna . Non siamo capaci di fare le cose fatte bene? Facciamo una visitina a (in) quei luoghi : esortazione ai nostri produttori "bioqualcosa..." ...

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Leonardo Finch

circa 7 mesi fa - Link

Quoto

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setgio

circa 7 mesi fa - Link

Il nuovo paradigma degustativo è manipolato dall'alto, cioè dagli influencer che si sono schierati con i vini cd. naturali. La degustazione personale è influenzata da chi, per vari motivi, acquisisce un peso mediatico. Chiaramente ci sono anche degustatori con spiriti liberi e indipendenti. Sui difetti dei vini cd. naturali ho una mia particolare opinione: se un vino naturale, tutti gli anni, è esente da difetti mi preoccuperei. Perché un giorno ci diranno che anche alcuni vini, perfetti e naturali tutti gli anni, sono abilmente manipolati. E assisteremo a nuova riformulazione del paradigma.

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Marco

circa 7 mesi fa - Link

Perché dici che un "vino naturale" non dovrebbe essere esente da difetti in tutte le annate?

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sergio

circa 7 mesi fa - Link

Limitando di molto gli interventi in cantina che potrebbero aiutare in annate meno favorevoli(per avversità climatiche ad esempio) il rischio che si presentino dei difetti è molto più alto nei vini cd. naturali.E infatti, come leggiamo in alcune recensioni, sono evidenziati. In una prima fase iniziale dello sviluppo dei cd. vini naturali i difetti venivano presentati come un male minore da tollerare anche perché sono quasi una prova della "naturalità" di questi vini. Poi questa tolleranza è diminuita anche perché sono venuti fuori dei vini privi di difetti. Sicuramente c'è stato un miglioramento della tecnica e alcuni produttori sono diventati più esperti. Ma ho detto che è impossibile produrre ..."tutti gli anni" ... "vini naturali perfetti": se invece ciò avviene ho espresso, provocatoriamente, dei dubbi anche perché non esiste nessun disciplinare che può garantirci su quello che succede nelle cantine dei cd. vini naturali. Ne abbiamo parlato con il nuovo disciplinare di Vinnatur che suscitò reazioni differenti tra >esperti produttori<. Non sono un esperto e, se ho detto inesattezze o sciocchezze, vi invito a criticarle.

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Antonio

circa 7 mesi fa - Link

Buonasera Andrea, utile la parte tecnica degustativa. Si fa fatica a trovare sul web delle descrizioni canoniche vecchio stile AIS. Complimenti. Per tutto il resto non mi sei piaciuto. Ti leggo gratuitamente polemico: con i Pepe e con Velier-TripleA.
Che senso ha citare il distributore, che tra l'altro ha la migliore selezione dei vini naturali? Vogliamo parlare di Les Caves de Pyrene?
Clash of clans. Titolo davvero brutto, associato ad una famiglia meravigliosa come i Pepe. Certo la foto non gli fa onore ma loro veramente pigiano così, magari vestiti in maniera diversa.

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

E' proprio questo il punto Antonio. Secondo me alcuni miti intoccabili diventati dei grandi successi commerciali non fanno vini così irresistibili o per lo meno non così irresistibili come i prezzi. E la politica prezzi di Velier in questo è stata sempre aggressiva nel senso che hanno aumentato costantemente i prezzi dei vini in catalogo anno dopo anno giustificandoli con l'artigianalità. Ma se un vino costa caro, deve essere ineccepibile...e nella critica in parte ci metto anche le altre distribuzioni che hanno fatto della naturalità la loro bandiera.

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

Ineccepibile ed irresistibile quanto una cuvée prestige da 25 euro sullo scaffale di un supermercato?

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Alvaro pavan

circa 7 mesi fa - Link

Il vino "naturale", credo, il difetto se lo porta in grembo. Senza intervento chimico, ossidazioni enzimatiche e volatile suscetibile sono, a rigor di logica, "naturali". Sta appunto nella testa di chi lo fa contenere queste inevitabili variabili all'interno di un profilo aromatico equilibrato. Quindi ogni annata avrà una sua differente traccia "difettosa", e una non sarà mai uguale all'altra. È il bello, e il rischio, di questi vini. "Bisogna conoscere bene l'enologia per poterne fare a meno".

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Zoran

circa 7 mesi fa - Link

Ho assaggiato diversi vini di Pepe, pochi quelli buoni (alcuni Trebbiano), troppi quelli deludenti o addirittura imbevibili; ridotti anche dopo giorni dall'apertura della bottiglia. La cosa potrebbe anche starci se le bottiglie costassero sui 20 euro, come fino a qualche tempo fa per il Trebbiano, ma ai prezzi a cui viaggiano ora se le sorbiscano loro e i loro aficionados 'ste puzze immonde. Dopo l'ultimo Cerasuolo 2015 che sapeva di fogna, (non trovo descrittori più adatti), per me è una lotteria troppo costosa, anzi proprio stupida. Mi chiedo se un'altra azienda meno alla moda, proponesse al mercato certi liquidi imbevibili, critici e blogger sarebbero così generosi con i punteggi?
E poi vogliamo parlare della presunta "naturalità" dei vini a cui viene contrapposta l'eccessiva "tecnica"?
Puro marketing: tecnica è anche non fare, non aggiungere, non sofisticare, ma sapere cosa si sta facendo perché chimica, fisica e microbiologia non sono più un mistero, come cinquant'anni fa. Sapere quando fare un travaso ad esempio. La butto lì: Gravner fa dei vini estremamente tecnici, e per questo non omologati ed enologicamente corretti.

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Roberto Dal Ponte

circa 6 mesi fa - Link

Quindi, caro Gori, mi aiuti a capire:
Ca' del Bosco grande produttore, Prestige grande spumante, prezzo giustificato, grande progetto imprenditoriale.
Dagli invece a Velier Triple A: cattivoni, speculatori ingannevoli, spacciatori di liquidi puzzosi?
Sa cosa sembra dall'esterno?
Rifletta un attimo perché l'esaltazione di un gruppo da milioni di bottiglie e l'esecrazione pubblica di un listino minuscolo lasciano un poco di amaro in bocca.

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zzzzz

circa 6 mesi fa - Link

Gori non ha mai citato Ca' del Bosco (o qualunque altro produttore da volume), e la fila di commenti qui sopra dovrebbe averti indirizzato verso il cuore della polemica, che è: non consentiamo più lo scusare i difetti eccessivamente presenti, nemmeno nei vini naturali, perchè la perizia tecnica in cantina, necessaria per produrre un vino pulito (pur non omologato) è alla portata di chiunque. Anche dei bio pasdaran.

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andrea celant

circa 6 mesi fa - Link

Da un po' di tempo ho iniziato ad appassionarmi al vino e, recentemente, ho partecipato a una degustazione di triple A: pensavo di non capire nulla, perchè vini così ammirati a me parevano quasi imbevibili.Con i commenti che vedo qua sopra mi sento rinfrancato e, a proposito di Pepe, che ero più volte tentato di acquistare, sono felice di aver investito il corrispettivo di una sua bottiglia in un bel gruppo di lambruschi...

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