Cosa manca al Durello per diventare il vostro metodo classico preferito

Cosa manca al Durello per diventare il vostro metodo classico preferito

di Andrea Gori

Due giorni a spasso nella Lessinia, tra Verona e Vicenza e quasi cento assaggi dopo, possiamo dire che il Durello non è ancora pronto al confronto con le più importanti zone spumantistiche italiane. Ma può aver trovato un mezzo per sorpassarli tutti a destra, grazie al suo vantaggio: alla base del suo sistema produttivo non ha i soliti pinot nero e chardonnay, ma un’uva autoctona, che pare creata in laboratorio per dare basi-spumante perfette.

La durella ha caratteristiche che, dal medioevo, l’hanno fatta preferire ad altri vitigni, perché in grado di produrre vini duri, acidi e difficili da bere, ma longevi, che non si alteravano nel tempo. Sono i presupposti per assecondare un movimento spumantistico di proporzioni sempre più grandi, che si trova ad un bivio fondamentale della sua storia, simile a quello in cui si trovò la Franciacorta anni fa: la necessità di rinunciare alla DOC e al nome stesso per gli spumanti non metodo classico.

durello banner panorama

Oggi la DOC Durello dei Monti Lessini conta infatti quasi un milione di bottiglie, di cui il 60% spumantizzato Martinotti (nonostante qui si ostinano a chiamare “Charmat”) e un 40% metodo classico, e già questo equivoco comunicativo andrebbe risolto prima di subito. Come ha sottolineato lo stesso giornalista Andreas Merz in un accalorato intervento: «le bottiglie di Lessini Durello metodo classico sono delle vere e proprie gemme preziose, e hanno tutte le carte in regola per “esplodere” come nuovo fenomeno della spumantistica italiana. La durella è una varietà molto resistente anche ai mutamenti climatici perché, anche nella sua piena maturità, presenta una componente acida molto spiccata: i produttori sono oggi chiamati a fare scelte lungimiranti e non miopi».

La zona di produzione del Lessini Durello si trova sulle colline tra Verona e Vicenza, dove sono coltivati a durella 366 ettari sulle colline veronesi e 107 ettari su quelle vicentine, ma raramente rappresentano l’attività principale della cantina che la coltiva. Dei 428 viticoltori che coltivano quest’uva autoctona sono pochi (31) ma agguerriti quelli che hanno aziende socie del Consorzio, ma per certi versi pare di assistere ad un’incubazione accelerata di un fenomeno destinato ad un futuro radioso, seguendo il trend dei vini ad alta acidità e mineralità da suoli vulcanici, com’è appunto la zona dei Monti Lessini. L’espansione è possibile (soprattutto nel vicentino) ma prima occorre mettere alcuni punti fermi, a partire appunto dall’accettare tutti insieme la vocazione al metodo classico, non così scontata.

durello friends wine2 digital

L’altro punto da chiarire è il suo spiccato profilo organolettico, quell’originalissimo mix di sentori di gesso, petricore, pietra focaia e umidità leggera che vanno sotto la definizione di “mineralità”. In effetti è un marcatore costante di quest’uva, che non abbandona mai neanche nelle versioni Martinotti, e anzi ne diviene in certi casi un fattore limitante, perché vini che hanno al naso e al gusto solo l’indefinibile maturità rischiano di appiattirsi su un modello stilistico cui gli ennemila mesi sui lieviti non aggiungono molto in termini di complessità. Diverso il caso di aziende (tutte con una certa esperienza, Casa Cecchin, Fongaro, Tessari, Sandro de Bruno) che riescono a portare la maturazione della durella molto in avanti, fino quasi all’inizio di ottobre, ottenendo sfumature di frutta matura e spezie che nella trasformazione in metodo classico accrescono la complessità in maniera considerevole.

Ascoltiamo qui Chiara Mattiello del Consorzio che elenca le caratteristiche pedoclimatiche e agronomiche della durella.

Questi infine i nostri assaggi, tutti durella 100% salvo diverse indicazioni, più approfonditi nel caso di tre aziende nel vicentino visitate di persona.

Fongaro – VR
Brut 36 mesi: schietto, floreale mentolato, ottimo gioco tra dolcezza e finezza. 88
Brut 60 mesi: con menta, anice, glicine e pesca bianca, bocca gustosa gessosa e animata, grande ritmo e spinta. 90
Pas Dosé 80 mesi: glicine, miele, pesca e ginestra, gustoso e ampio, soave e cangiante. 91

Romeo Durello del Castello – VI
Ginestra, nocciole e agrumi, ben sapido e fresco il sorso. 87

Marcazzan Le Strie – VR
Martinotti: vigne di 50-60 anni, vendemmia tardiva, è piacevole e ritmato. finale discreto, non molto complesso. 84

Gianni Tessari – VR
36 mesi: anice e glicine, biancospino, canfora, menta, gusto con forte impronta di mela, sapido e netto. 88
60 mesi, metodo classico 2010: senape, mela, pepe bianco e agrumi, bocca di struttura e avvolgenza, finale piccante e sostenuto, appagante e dinamico. 91

Franchetto – VR
Martinotti lungo: saporito e gustoso, bella stoffa e immediatezza. 85
36 mesi: mele e pesca, mandarino e sale, lunghezza e stile con bollicina fine, ed equilibrio di beva. 89
60 mesi: dorato, con pesca candita, zenzero pepe, lunghezza e stile preciso, bocca sapida e gessosa, finale lungo e deciso. 91

Fattori – VR
Martinotti: gessoso, incalzante, lime e pietra, gusto piacevole, secco, ritmato, con lime e mandarino. 86
36 mesi: acqua piovana, senape mela, anice, bocca scattante, arcigna, ma lunghezza media. 85
60 mesi: gesso, anice, mandarino, confetto, cremoso e piccante, non molta materia ma equilibrio preciso. 88

Zambon – VR
10 mesi martinotti: note di pera pompelmo, piccante e saporito, bocca animata, un’ottima via di mezzo tra le due tipologie per un vino intrigante come stile. 88

Cantina di Soave – VR
Settecento 33 dolce piccante, arancio e mandarino, miele e acacia, gusto con rose e fior d’arancio. 87
Riserva 36 mesi ricco, preciso cremoso, opulenza e freschezza ben mescolati. 89

Casarotto – VR
Martinotti: cremoso e gelido, bella bollicina ma stretto su note pietrose. 83
36 mesi: pietra e vegetale, bocca amarognola con finale piacevole. 86

Cavazza – VR
Martinotti: anice glicine e rosmarino, bocca piacevole e gessosa, lunghezza e gusto. 86
Solo per Noi! (scritto proprio col punto esclamativo) è un rifermentato in bottiglia, torbido ma non troppo: gusto, frutta, senape e canditi, lungo e adatto alla tavola più che alla degustazione. 87

Corte Moschina – VR
“Purocaso sur lie”: torbido invitante e piacevole, bocca gessosa e sapida ma contratta. 85
Durello Martinotti: piacevole ma semplice, bocca agile e corta. 83
36 mesi 2012: gessoso e ficcante, bocca limonosa e croccante, finale semplice ma efficace. 86
60 mesi 2010: sapido e salino, freddo e cremoso, gusto limite, aggressivo. 83

Vitevis – VI
Martinotti Valfonda: gradevole fruttato, gusto, menta e fiori, bocca piacevole. 85
Le Macine 36 mesi: mela, anche passita, poi arancio giallo e glicine, bocca cremosa e distintiva, lunghezza e polpa. 87

Sacramundi – VI
Durella secco (non spumante) 2014: pietroso e ricco, pietra anche in bocca accesa, fresca, e con cenni fruttati lievi. 84
Martinotti 120 giorni: glicine, bella spinta, menta e anice. 86
18 mesi metodo classico: glicine e fiori, senape e pesca, bel gusto intermedio. 85
36 mesi 2013: acceso, aperto, luminoso, grande floreale e frutto ricco, lunghezza e piacere. 88

Sandro de Bruno – VR
36 mesi (bimillesimato 2012 e 2013) pas dosé: glicine, ginestra e pesca, piccante e gustoso. 88
60 mesi 2010: gessoso, pietra, menta e anice, profondità ed eleganza, lunghezza e personalità. 91

Casa Cecchin – VR
Durella 2015 (fermo): gesso sale e menta, acidità e gusto, mandorla, frutta e acidità ben dosate. 88
36 mesi 2013: acacia e pera, senape e sale, mela, tiglio, bocca pepata e lunga. 90
60 mesi 2011: fiori, sambuco, anice e salvia, bocca ampia fine ed elegante, che cede un poco sul frutto. 87
75 mesi 2009: pepe e noci, lieviti e pasticceria, mela, torrone e agrumi, bel passo e lunghezza per un vino completo, scattante senza perdere di vista la piacevolezza complessiva. 92

Tonello – VI
Lessini Durello Brut 36 mesi 2012: con dosaggio che sembra elevato (8gr/lt) ha pesca bianca, lime e menta, sapido fresco, saporito con lunghezza sorprendente, grazia e finezza ben dosati. 89
Lessini Durello Brut 60 mesi 2009; caldo, dorato, ricco e speziato, canfora e sambuco, orzo e fieno, bocca ampia e pulita, piccante e fresca, cede in freschezza ma si mantiene godibile. 86

Masari – VI
36 mesi pas dosé 2012-2013: intenso e ricco al naso ma note sapide e glaciali, miele, canditi, bocca piuttosto profonda e con spinta notevole con chiusura sapida, intrigante. 88
Agnobianco 2015 (durella garganega e riesling 60%) è vulcanico, speziato, pepato, nota dolce, albicocca e ginger, purea di mele, bocca alsaziana ricca e particolare. 86
Agnobianco 2005 (durella 60% e garganega 40%) sa di nespola, è sassoso e dolce di ginestra e pesca, torrefazione, idrocarburi, resina. 87

Dal Maso – Gambellara VI
Martinotti: dolce e speziato, glicine e timo, agrumi, semplice ma efficace. 87

Da Dal Maso (azienda con in gamma rossi interessante a base Tai Rosso e un sontuoso Vin Santo) abbiamo provato inoltre, in anteprima, il futuro metodo classico colto a metà strada del suo percorso in bottiglia, con un 18 mesi sboccato al momento: glicine, ginestra, pesca e ginger, volume sapidità e piccantezza, da seguire bene e con piacere. 88+

Non abbiamo la sfera di cristallo, ma nei prossimi anni vedremmo molto bene una DOC Lessini Spumante che raccolga i piacevoli Martinotti da uve durella in autoclave (e magari qualche rifermentato ancestrale) e una DOCG Durello che incarni appieno lo spirito e le potenzialità del Metodo Classico, che a nostro avviso dovrà puntare sempre più sulle cuvée non millesimate e gli assemblaggi multivintage e multi zona. Ci sono almeno dodici sottozone nella DOC, con microclimi e suoli significativamente diversi, per non parlare dei cultivar di durella.

Sarebbe interessante vedere questi produttori alle prese con delle cuvée più complesse, piuttosto che lavorare sui tanti mesi sui lieviti, al momento l’unica strada per ammorbidire l’altrimenti inscalfibile corazza di durezza dell’uva. Altro progetto intrigante sarebbe proprio investigare il carattere cosiddetto “minerale” della zona, e il suo legame con il sottosuolo vulcanico: da nessuna parte se non a Calce o qualche AOC nella Loira è possibile sentire profili aromatici così chiaramente particolari, che rientrano tutti nel quadro degli aromi più in voga del momento.

[Aggiornamento del 22 Marzo 2018:  “Si chiamano “Lessini Durello” Metodo Italiano e “Monti Lessini” Metodo Classico le due distinte identità che l’assemblea dei soci ha deciso di dare allo spumante berico/veronese. 
Con la dicitura “Lessini Durello” verrà indicato solo lo spumante prodotto in autoclave con metodo Martinotti, mentre la denominazione “Monti Lessini”, finora dedicata ai vini fermi, cambia pelle e diventa la casa ideale per lo spumante ottenuto con rifermentazione in bottiglia” ]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Alvaro pavan

circa 2 anni fa - Link

A mio parere, manca di finezza, requisito massimo per un metodo classico. Cercare la maturità organolettica ancor peggio.

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Ziliovino

circa 2 anni fa - Link

Non di solo Champagne (e tanto meno di Franciacorta) vive l'uomo: Verdicchio, Erbaluce di Caluso, Asprinio, Gavi, Lambrusco... in ognuna di queste zone ci sono metodo classico più che interessanti. Bisogna solo aver voglia di cercarli. Ottimi quelli di Fongaro. Mi è venuta voglia di fare un giro in zona...

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Sisto

circa 2 anni fa - Link

Gori: lei tratteggia i vini in maniera comprensibile (che non è poco), efficace ed efficiente. Perché rovina un ottimo lavoro infilandoci dentro la solita puttanata su "mineralità" e zona? Solo nel 2017 tutti i principali 4-5 mega professori italiani (non li cito perché so che lei sa di chi parlo) hanno nuovamente, dati sperimentali alla mano, certificato per l"ennesima volta che è una puttanata (uno di questi ha scritto, motivandolo scientificamente, che lo è anche l"utilizzo del termine " mineralità"). Boh: non ci si può limitare a descrivere un vino e ad astenersi da trovare legami che non siano stati pubblicati da qualche fonte autorevole dopo decenni di prove sperimentali controllate? Mi fa vedere che si esprime così ad un convegno dell'OIV?

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

Guarda Sisto che io scrivo "originalissimo mix di sentori di gesso, petricore, pietra focaia e umidità leggera che vanno sotto la definizione di “mineralità" sforzandomi il più possibile di definirla senza lasciarla così a mezza strada. E' un termine che odio io per primo e che non uso mai ma che in questo caso l'aroma non fruttato, non floreale, non speziato, non tostato è talmente evidente che in qualche modo va definito...

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Nicola

circa 2 anni fa - Link

Brava Chiara!

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