Cosa berremo a Natale? I consigli spassionati della crew di Intravino

Cosa berremo a Natale? I consigli spassionati della crew di Intravino

di Redazione

Cosa berrà a Natale la crew di Intravino? La qualunque, verrebbe da dire, vista la quantità impressionante di bottiglie che verranno sacrificate sulla tavola del 24 sera. Ma non è tutto oro quel che che luccica e non potrebbe essere altrimenti visto l’andazzo di questo 2020. Eccovi allora il nostro Natale in zona rossa, rosé e gialla e, per qualcuno, arancione.

E anche in una New York depressa, afflitta da una nota di malinconica tristezza, sarà tempo di Natale. Un Natale lontano dai soliti sfarzi delle cene aziendali, dei ristoranti sempre stracolmi, dalle strade piene di gente e l’eccitamento del Theatre District. Complice le temperature basse e la neve che di tanto in tanto viene a bussare alla nostra porta, questo Natale, obbligati in casa e lontano dai cari, non ci faremo mancare nulla. Cena e pranzo ispirati alla più autentica e millenaria tradizione palermitana dove il “brociolone” assurgerà al ruolo di rockstar indiscussa e sullo sfondo vedrà impegnate in diverse coreografie le verdure in pastella, i cazzilli e le panelle, lo sfincione e la pasta c’anciuova. Champagne Charles Heidsieck brut vintage, un Etna rosso ancora da decidere e un Testamatta 2016 di Bibi Graetz dirigeranno l’orchestra. Special guest della serata, ça va sans dire, Maison Champy, Beaune 1er Cru 2015. Salvatore Agusta

Dolce ma fermo, per chiudere quest’anno che sarebbe stato meglio saltare a piè pari. Intenso, aromatico, glicerico e sapido il Moscato di Sorso Sennori nasce nell’omonima DOC sarda, piccola e con una produzione ormai in via di estinzione. Le uve allevate da sempre “faccia a mare”, crescono su calcari marnosi. E questo tira su il sorso, perciò mai stucchevole, ma di gran conforto. Aprirò “Oro passito”, Cantina Fara di Sennori, da sempre qui viticoltori. Alessandra Corda

Lo zio che porta il vinaccio, la cognata che ha dimenticato il capitone e mamma che aspetta solo la tombola di mezzanotte con le bucce dei mandarini – sempre senza soldi cavolo! Ma davvero stavolta ci manca tutto questo? Guardiamoci allo specchio, aldilà di qualche commensale in più, l’unica cosa che mancherà veramente è la possibilità di smaltire la quantità industriale di cibo che mangeremo con una bella passeggiata. Con la scusa del cambiamento, il tradizionale menù di vigilia quest’anno sarà un po’ rivisto e gourmetizzato; tra i soliti crema di scampi, anguilla, aringhe e frittelli, trovano posto crudité, ostriche e orata, il tutto condito da un duo canavese/irpino: l’Erbaluce di Favaro e il fiano di Pietracupa. Un pranzo di Natale sempre all’insegna del panza-piena, ma su sfondo carnivoro: salumi, ragù e abbacchio panato, bagnati da un Ragis di le Vigne di Raito e un Nobile di Montepulciano riserva di Gattavecchi, entrambe 2013. Mangiate bene e bevete meglio, ci sarà tempo per tornare a fare il resto. Simone di Vito

Dal momento che ogni esperimento deve essere riproducibile, e fallire sempre allo stesso modo, come insegna una delle leggi di Murphy, quest’anno abbinamenti saltati, connessioni fra cibo e vino manco a parlarne, solo improvvisazione e voglia di bere senza pensieri. Champagne quindi, si tentenna fra l’Empreinte di Pascal Mazet dai lunghi affinamenti e vecchie solera e quel monumento al meunier che è la Cuvée Apogée di Jérome Blin. Il Natale verrà santificato da una delle bottiglie folgoranti di Podere sotto il Noce, senza lambrusco che Natale sarebbe? Massimiliano Ferrari

Natale a dir poco anomalo, che non trascorrerò in famiglia né al lavoro. Niente tortellini in brodo né bollito. E dunque, liberi tutti: stop alle regole e ai diktat. Una coppia di amici, i ravioli di ricotta e limone fatti con le mie mani (evento epocale), il cotechino di Zivieri, e un panettone purchessia. Il bere sarà una compagnia discreta, senza protagonismi. Si comincerà con un gin tonic, che ormai è diventato il mio apristomaco d’elezione. Poi si passerà a una bollicina francese, ma senza blasone: il Crémant d’Alsace di Albert Boxler, cremoso e agrumato. E si chiuderà con un vino del cuore, il rosato di Bonavita, dalla Sicilia con tanto amore (ché ce n’è un gran bisogno). Lisa Foletti

So this is Christmas: prima il coniglio dal cilindro, che quest’anno sarà il (la) méthode traditionelle da cab. sauv. dei bordolesi Jean & Yves Millaire, un croccantissimo, salato e salace compagno per salame & Co; poi il comfort wine dell’amico Beppe Viglione (Generaj) da Montà, che fa rima con bontà e quest’anno sarà Pinòtu 2017, Nebbiolo fine e disinvolto, dai modi eleganti e senza affettazioni, né ostentazioni. Emanuele Giannone

Cicuta. Così almeno finisce. Andrea Gori (NdR: non è specificata l’annata)

Se state pensando che sia un Natale triste perché siete chiusi in casa e non potete spostarvi a vostro piacimento, smettete di farlo. Meglio voi, a cui il virus ha tolto la libertà per qualche giorno rispetto a coloro a cui ha strappato una vita cara per sempre. Non so cosa berrò il giorno di Natale, ma per la vigilia voglio qualcosa di buono e autentico che si abbini alle innumerevoli pietanze di pesce di cui noi terroni siamo soliti abbuffarci la sera prima della nascita di Cristo. Scelta di pancia, senza pensarci troppo, Domaine du Collier Saumur Blanc 2014, di cui tempo fa scrissi: veemente e variegato, armonizza una dolcezza caramellosa ad un’acidità lussureggiante; fusione perfetta dal gusto profondo. La seconda bottiglia, e sì, perché anche se in pochi è necessaria, la sceglierò all’ultimo minuto, tra Miani, PYCM, Labet, Ganevat o perché no, uno Champagne da bere prima dello Chenin: Savart, Brochet, Mouzon Leroux, Roses de Jeanne, Chartogne Taillet,Huré Frères, chissà dove mi porterà il cuore. Vincenzo le Voci

Mancano pochissimi giorni a Natale e in quest’anno balordo è troppo difficile fare programmi tra restrizioni, risultati dei tamponi che si aspettano come l’estrazione della lotteria, e l’umore che di conseguenza è perennemente sull’ottovolante. Ci sono due bottiglie che però aspettavano le Feste, e che probabilmente non vedranno l’anno nuovo: il Bagnadore 2011, di Barone Pizzini, un Franciacorta con più di una lettera maiuscola, fresco come un bambino ed equilibrato come uno yogi, e il Ròche d’Ampsèj 2006 di Matteo Correggia: lo aprirò il giorno prima, lo decanterò, lo cullerò, e me lo godrò fino all’ultima goccia, anche se non mi stupirei, visto l’andazzo, che qualche spora di Armillaria Mellea stia già sogghignando. Denis Mazzucato

Inutile dire quanto manchi la condivisione così innanzitutto aprirò il rosso di Monte di Grazia (Campania Rosso Igt 2015, 90% tintore, 10 piedirosso) che mi riporta a un incontro indimenticabile di questo 2020, fra un lockdown e l’altro, cioè quello con Alfonso Arpino, la moglie Anna, la figlia Olivia. Un vino che sa di famiglia e racconta una storia centenaria… Perché ogni Natale dovrebbe essere come una cena a Tramonti in quei giorni sospesi prima della vendemmia, attorno a un tavolo di legno, fra profumi e ricordi di casa. Poi mi giocherò l’impatto nucleare del Derthona Costa del Vento 2013 di Walter Massa fra ravioli di zucca fai-da-te e un cappone bollito. Bonus track con l’assaggio del nuovo arrivato della cantina Scuropasso (e nel club del Buttafuoco storico), il Pianlong 2017. Un’altra bellissima famiglia del vino, dove Fabio Marazzi è beato fra le donne di casa e le bollicine d’Oltrepo. Giorgio Michieletto

Barbaresco Asili 2015 di Ca’ del Baio. Ecco cosa berrò questo Natale, perché non sono mai stato molto bravo a dimenticami le bottiglie in cantina e quando una mi salta all’occhio troppo spesso, si vede che è arrivato il suo momento. Il Cru è noto e l’annata pure, mi aspetto grande intensità, grande energia, calore che mi trasposti, per un attimo, nella memoria più felice, lontana da questo tempo. Alberto Muscolino

Il succo d’uva “Einab”, dagli sceneggiatori dello Sciornaia, è il vino che non esiste. E anche se per Tommaso Ciuffoletti “questo vino non esiste” noi a tavola a tavola ce lo mettiamo lo stesso e, credetemi, ordinatene 3 casse perché sarà il primo a finire. Sarà il brindisi per tutti, bimbi compresi: per gli astemi, per quelli che la religione me lo vieta, non ho gli enzimi, sono allergico, oggi non posso bere e non ho l’età. È un succo di uve trebbiano per circa il 90% e malvasia bianca per la restante parte, il procedimento artigianale e le quantità minime lo rendono unico e riconoscibile. Color oro verde e sentori intensi di mela si intrecciano con il fondo aromatico della malvasia. Il gusto piacevolmente zuccherino invita al sorso successivo. Insomma auguri a tutti e calici colmi di buon Einab! Antonia Maria Papagno

Il Natale alla mia tavola si festeggia identico forse da cent’anni, chi può saperlo davvero? Il sapore è quello della tradizione della Bassa, affidato alle amorevoli coccole di un tortellino da brodo fatto in casa. Bis d’obbligo per gli uomini, la mezza porzione allungata col vino, l’amato/odiato brodo nero padano. Quale migliore compagno se non un lambruscone reggiano come il Pozzoferrato della cantina Storchi? Seguirà il padre del brodo, un cappone ripieno di cascina e non di batteria, cosa rara ormai. Qui andremo su di un vino aereo, che non ingaggi battaglia né con la focosa mostarda cremonese, né sovrasti il delicato pollastro: un Blauburgunder del maso Befehlhof, in alta valle Venosta. E dopo il panettone – milanese, il solo verace – davanti al camino acceso ci si concederà un cognac vecchio di dieci lustri: che Natale sarebbe, senza?  Thomas Pennazzi

Un anno diverso, non voglio pensarlo per forza negativo, nel quale celebro il Piemonte , dove ci sono stato due volte ed ho già voglia di tornare. Assaggio per Natale il Bricco del Drago dei Poderi Colla, territoriale all’inverosimile, dove il vitigno dolcetto si fonde con la natura circostante. Prima strappo la Freisa 2016 di Borgogno, che mi ha riportato ai tempi andati, la bevuta della memoria. Ma siccome credo anche nei piccoli e nei neofiti, della Toscana mi concedo un pinot nero del Mugello appena uscito, il Rossano della Fattoria di Cortervecchia. Leonardo Romanelli

La cena della Vigilia è da sempre stampata nei miei ricordi come il momento in cui, per poche ore, il Natale prende forma. È lì che tutto converge: attesa per i regali, canzoni sghembe stonate in coro, affetti trattenuti in un abbraccio; cibo che non è cosi buono in nessun altro giorno dell’anno. Berrò sui gamberi un Syrah Rosato di Tenimenti d’Alessandro: un cesto di ciliegie, zest d’arancia e sale a profusione. Poi, rimanendo i commensali in Toscana, ma virando il menù, berrò di gusto un bel 5 di Giovanna Morganti e, se la sete non dovesse passare, proporrò l’assalto al bersaglio grosso. No, non avete capito: parlo dei tre litri di Vino Rosso che Enrico Togni stipa nel suo Black in bag. Che già solo per il nome mi ricorda gli AC/DC del 1980, e mi fa felice. Fine pasto con mirto “di proprietà”: quest’anno, in Sardegna, bacche grandi come nespole. Auguri! Gianluca Rossetti

Natale coi parenti stretti, tutti ex ristoratori che faticano ad accettare le dimensioni casalinghe. Perciò almeno col vino ho bisogno di leggerezza. Falistra Lambrusco di Sorbara Podere il Saliceto per i tortellini in brodo. A seguire il ciliegiolo di Antonio Camillo per zampa bollita e affini. Mai senza moscato d’Asti e quindi Emilio Vada: panettone farcito non ti temo! Sabrina Somigli

Il mio Natale sarà dorato come il trebbiano spoletino di Raina e rosso profondo come il Lambrusco di Ferretti, amore ormai consolidato, per accompagnare i tortellini e salvarli dal loro brodo. Andrea Troiani

Altre” o “Altri” caratterizza, in molte carte dei vini, quello che non è “Champagne” e “Spumanti italiani”. Provo da tempo una grande attrazione per quell’indefinito “Altri”e dietro quelle cinque lettere immagino un mondo straripante di possibilità e di potenzialità, mi abbandono lascivamente al fascino dell’esotico e cavalco il brivido del rischio, ché a perdermi nell’”Altri” ho scoperto tanti gustosi gioielli ma anche indimenticabili ciofeche. Questa volta ho avuto una gran fortuna: Les Bulles d’Emma (P. Meyer), assemblaggio alsaziano di pinot bianco e auxerrois. Sulla retroetichetta c’è scritto che questo vino è “il risultato dell’energia della vigna e della forza minerale, elementi che nutrono il benessere e elevano lo spirito.” E poche volte una retroetichetta mi ha convinta di più. Gastronomico, profondo, fine come un grigio perla, potente come il rosso dei pompieri. Samantha Vitaletti

Quest’anno, visto che non ci si può spostare, me ne vado sul Lago Balaton con Bencze. Il rószako 2018 in purezza è uno spettacolo di freschezza, perfetto per pulire la bocca dopo i piatti sapidi di Natale e i cazzi acidi del 2020. Arancia sanguinella, volatile sul filo del rasoio, spezie che sfrizzolano il palato duro e pure quello molle. Egészségedre! Graziano Nani

Vaccino Pfizer annata 2020 ben ghiacciato per me, e auguri a tutti! Antonio Tomacelli

 

 

16 Commenti

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

IL POST DI GORI E'STUPENDO !!! :) -Vigilia : Champagne Robert Moncuit reserve perpetuelle, Rosè Tempier 2016 Alain Chabanon, Pouilly Fumè Quercus 2013 Tinel Blondelet. -Natale: Champagne rosè Eric Rodez, Cerasuolo Anfora 2018 Cirelli, Barolo Parafada Massolino 2011. -Sera del 31 : Champagne rosè Mouzon-Leroux 'L'incandescente', Champagne AR Lenoble 1988, Domaine de l'Horizon blanc 2012, Chardonnay 'Les Grands Teppes' Ganevat 2011, vin jaune Domaine Macle 2006. -Giorno 1: Champagne Guy Michel & fils 1982, Coteaux Champenois rouge Egly Ouriet 2016, Chianti classico Baron Ugo Monteraponi 2011, Porto Colheita 1986. Poi, se sopravviviamo, dormo fino al giorno 3.... Auguri a tutti.

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Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Grazie! Auguri! PS Colheita 86 di chi?

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Barros. Cantinone enorme ma ho assaggiato un 1976 spaziale.

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

mi sa che divento tuo congiunto per i prossimi giorni!

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Pittosforo Alchechengi

circa 2 mesi fa - Link

Si ce l'hai più lungo

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Simone Di Vito top . Di Benito Favaro, fammi ricordare il Ros: Nebbiolo che ti coccola. Fruttino Borgognone, florealita diffusa; vino in punta di piedi che ti ammalia e che ti rende faticoso staccare il naso dal bicchiere. Eternamente giovane.

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Alessandro

circa 2 mesi fa - Link

Simone Di Vito i miei complimenti per il Nobile Gattavecchi 2013, vino che segna l'ultima annata dalla Famiglia Gattavecchi, prima del cambio, aimè, di proprietà. Io nel mio piccolo sposo il pensiero esposto a fine post di Leonardo Romanelli e berrò qualcosa di molto locale, almeno per me; Il Podere Sassaie di Petreto, declinato in 6 annate diverse.

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Simone Di Vito

circa 2 mesi fa - Link

Grazie Alessandro e Sancho

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...ho speso un botto per il doppio magnum di Romanée Conti all'asta Bolaffi , mò me lo bevo...

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VINOLOGISMO

circa 2 mesi fa - Link

Mah.. io ne ho uno con la capsula rovinata e il numero di serie abraso...posso berlo??!! 😂🤣🤟🤟

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Vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...mmmmhhh....direi meglio venderlo...

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link
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hakluyt

circa 2 mesi fa - Link

Quale miglior occasione per mostrare chi ce l'ha più lungo ???

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

Confermo. Terrificante...

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

Io ho in casa bottiglie che mi vergogno di bere dopo un anno così.

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Tom

circa 2 mesi fa - Link

All'insegna del comfort (e dello svuota tutto per dimenticare questo anno orrendo), tra domani sera e Capodanno aprirò (in ordine sparso): Darmagi 2000, Kurni 2000, trebbiano Valentini 2014, Stella Flora 2010 di Maria Pia Castelli, Rioja Gran Reserva 904 Viña Ardanza 2005, Tardivo ma non tardo 2017, Ruinart rosé e un Gewürztramine Sélection de Grains Nobles 1998 Buone feste a tutti gli intravinici

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