Cooperative vitivinicole: conferme e scoperte di un ex no-coop

Cooperative vitivinicole: conferme e scoperte di un ex no-coop

di Simone Di Vito

In Italia le cooperative del settore primario legate al vino sono ad oggi 484, rappresentano una grossa fetta del tessuto vitivinicolo italiano con circa il 60% della produzione nazionale, un volume d’affari intorno ai 5 miliardi di euro e più di 9 mila posti di lavoro; numeri astronomici se visti in ambito economico e occupazionale, ma raramente riconducibili a prodotti di qualità legati al territorio.

Del resto aziende monstre come Caviro e Cantine Riunite più che cooperative sono ormai vere e proprie multinazionali, da anni stabilmente in vetta alle classifiche italiana e UE per export e fatturato; spopolano in supermercati, autogrill e spot pubblicitari (il più recente “botte buona”, “buona per ogni occasione”); solo a pensarci mi tornano gli incubi da giovane ex scaffalista di supermercato, tra brik, tetrapak con rubinetto e odiosi “sorsi di Romagna”, quante pedane di vino dozzinale ho smosso e rifornito in tre anni dio solo sa. D’altra parte in quel periodo erano il mio unico riferimento di vino da cooperative, un qualcosa da evitare come il lato oscuro della forza.

La Scoperta
Con il passar del tempo, tra corsi, assaggi e tanto studio, la mia avversione (o semplicemente ignoranza) per la categoria iniziava a vacillare; qualche anno fa partecipai ad una degustazione dei Produttori del Barbaresco; per me che ne ero ateo furono come gocce di sangue (in quel caso di nebbiolo) sul volto della madonna; fondata nel 1958 dall’unione di 19 vignaioli locali per mano di don Fiorino Marengo, allora parroco di Barbaresco (di cui troviamo un mezzo busto all’ingresso dell’azienda); oggi i produttori sono una realtà di riferimento per la propria denominazione: 110 ettari e 50 famiglie dedite alla causa, unico vitigno il nebbiolo per produrre l’omonimo Langhe doc, il Barbaresco e nove fantastici cru riserva (solo nelle grandi annate); splendidi quella sera furono Rio Sordo, Montestefano e Asili.

Da quel momento in poi, iniziai a guardare con un occhio diverso le cooperative; nel corso degli anni infatti, ho trovato sempre più esempi, nazionali e non, di come una cooperazione sana e costruttiva tra vignaioli, oltre ai numeri, può esprimere qualità, spirito d’appartenenza, con un occhio sempre al prezzo, e considerati i tanti ettari che spesso hanno a disposizione, la possibilità di un’accurata selezione. Non tutte le cooperative vengono per nuocere insomma, ulteriore conferma che è sempre sbagliato far di tutta l’uva un fiasco.

In Piemonte tra le tante di rilievo, ho scoperto ultimamente Araldica Castelvero, fondata nel 1954 a Castel Boglione, piccolo borgo tra Asti e Acqui Terme, 140 soci e un’ampia produzione di classici piemontesi da zone come Monferrato, Gavi, Langhe e Roero; nel 1999 hanno acquisito e rilanciato il Cascinone, azienda in disuso nell’acquese, dalla quale oggi oltre a barbera, pinot nero e riesling, producono due Alta Langa, Alasia rosè e una lunghissima riserva.

Sempre al nord, difficile non parlare delle cooperative altoatesine, Terlan, Girlan, Tramin, St. Michael Eppan e chi più ne ha più ne metta, nel territorio italiano forse la zona con maggior presenza di cooperative vitivinicole di qualità; anche nel loro vino economicamente più abbordabile riscontri sempre una riconoscibile territorialità.

In Lombardia, tra le tante, menzione speciale per la cooperativa Il Gabbiano di Sondrio, che grazie ad una collaborazione con l’azienda Nino Negri, ha recuperato vecchi vigneti abbandonati, da questi si produce vino di denominazione Valtellina Inferno (rosso, superiore e Sfurzat), oltre che mele, grano ed ortaggi, un lavoro agricolo atto alla riabilitazione e recupero di persone con problemi di natura sociale.

Interessante anche la romagnola Cantine Intesa, a Faenza, nata nel 2000 da una costola della mastodontica Agrintesa, 60 ettari, alcuni dei quali in regime bio, con cui si è deciso di intraprendere la strada della qualità, affiancando alla produzione classica le linee “Poderi delle rose”(monovitigni solo acciaio) e i Calanchi, vitigni autoctoni e cru(alcuni con passaggio in legno), tra sangiovese, uva longanesi, malbo gentile e albana (di quest’ultimo anche un metodo classico brut nature appena sfornato), oltre che vitigni internazionali come chardonnay e i tre bordolesi.

Scendendo più a sud, in Campania, troviamo la Cantina del Taburno, a Foglianise, realtà che dal 1972 unisce vignaioli di paesi limitrofi in zona Benevento; aglianico, piedirosso, coda di volpe e falanghina sono gli autoctoni coltivati, tra questi spiccano Bue Apis, aglianico da vigne centenarie e la falanghina Cesco dell’Eremo.

Altra bella scoperta di qualche anno fa è stata la cantina Santadi nel Sulcis, dove, non a caso, mise lo zampino un certo Giacomo Tachis; Terre Brune e Rocca Rubia sono vini eccezionali, che insieme ad altre produzioni sarde portano alta la bandiera dei quattro morì.

Piccola parentesi anche per alcune co-op d’oltralpe: in alta Borgogna come non nominare la Chablisienne, considerata da molti la cooperativa migliore d’Europa, produzione di qualità della maggior parte di aoc Chablis, nei grand cru vantano addirittura un quasi monopole del climat Grenouilles, con circa il 77% dei vigneti. Sempre in Borgogna, di passaggio in zona Macon, mi imbattei quasi per caso nella sconosciuta Cave des Grands crus blancs, cooperativa che unisce i vigneron di Vinzelles e Loché, con ampia scelta di aoc locali a prezzi più che ragionevoli (8/15€), degni di nota i loro Pouilly-Fuissé “les Vercheres”, Pouilly-Vinzelles “les Quarts”, Saint-Veran vieilles vignes e il cru di Beaujolais Saint Amour.
So già che fioccheranno commenti e segnalazioni di tante altre realtà che ho tralasciato, ma queste sono solo alcune di quelle che ho incontrato nella mia breve e modesta esperienza da ex no-coop.
Di seguito un poker di assaggi fatti recentemente:

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Il Cascinone, Alasia Alta langa Riserva 2010
Pinot nero 100% da suoli argilloso-calcarei in provincia di Asti, 96 mesi sui lieviti e sboccatura autunno 2019. Un giallo paglierino tendente all’oro invaso da tante piccole bollicine; naso elegante agrumato (pompelmo, lime), poi lieviti, fieno, sbuffi minerali di roccia e tostatura da nocciola. Un sorso fine, setoso e masticabile per la tanta materia, sapidità alle stelle che lascia quasi una patina sulla lingua come fosse tannino, finale acido da salivazione profusa. Un gran bel bere. Prezzo 15/18 euro.

Cantina del Taburno, Cesco dell’Eremo 2017
Falanghina in surmaturazione su suolo marnoso-calcareo, vinificata e maturata in barrique per 4 mesi. Giallo paglierino con sfumature oro, camomilla e frutta esotica(papaya) su sfondo gessoso, al gusto è decisamente fresco, sapido con un ritorno minerale che facilita ancor più la beva; sono già a mezza bottiglia e sono solo le 11. Prezzo 9/12 euro.

Produttori del Barbaresco, Barbaresco 2016
Selezione di uve nebbiolo di zona Barbaresco, su suoli argilloso-calcarei, affinamento in botti da 50 hl per 24 mesi.
Rosso rubino tendente al granato; sentori floreali di viola, poi sciroppo all’amarena e pepe su un tappeto di tabacco biondo; in entrata è potente, bella acidità e struttura muscolosa, con un tannino selvaggio che tappezza ogni parete della mia bocca, un cavallo di razza giovane e ribelle ma che in futuro, con la giusta attesa, potrà lottare come un purosangue. Prezzo 24/28 euro

Cantine Intesa, Loveria, Albana di Romagna passito 2015
Da suolo collinare mediamente argilloso, appassimento forzato in locali condizionati, fermentazione e affinamento in barrique di 2° e 3° passaggio per circa 18 mesi con una piccola parte in acciaio. Color ambra cristallino, si mostra denso e concentrato ruotando il calice; al naso subito frutta secca, datteri, zafferano, poi genziana e un lieve idrocarburo. Un abbraccio delicato all’assaggio, dove dolcezza e acidità convivono in equilibrio, senza essere mai stucchevole, costringendomi anzi a contingentare la bottiglia; caldo, morbido e lunghissimo, compagno ideale per una crostata o un formaggio erborinato. Produzione limitata di sole 2000 bottiglie. Prezzo 15/17 euro

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Simone Di Vito

Simone Di Vito ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, da un paio d'anni di notte si trasforma in un anomalo sommelier, appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Per la Borgogna ha un ossessione, per le Langhe un sentimento, coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

23 Commenti

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

... Oltre alla già citata Cantina del Taburno dove lavora l'amico Pippo Colandrea (l'agrotecnico, come lui ama definirsi) e dove la collaborazione con Moio portò proprio a quel piccolo capolavoro di Bue Apis ai fine anni '90, vorrei segnalare, fra le cooperative , quella di Valtidone nel piacentino , anch'essa in regime biologico che , in mezzo ad una gamma assai vasta e tutta di qualità sorprendente e dai prezzi commoventi , ho quest'anno assaggiato uno dei più ispirati Gutturnio dell'intero comprensorio , la Riserva Bollo Rosso 2016 , una chicca prodotta in piccole quantità ma che alla ceca se l'è giocata con i top della denominazione ...

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...ah ... come non ringraziare per la citazione della Chablisienne , che produce , caso unico per le cooperative , la migliore versione esistente di una vera rarità come il Grand Cru Château Grenuouilles ...

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Simone Di Vito

circa 2 mesi fa - Link

vinogodi grazie, sono d'accordissimo sulla Chablisienne e il loro Chateau de Grenouilles, con gli ettari che hanno a disposizione potrebbero farne addirittura due di cuvee di quel climat, marcando ancor di più le differenze nello stesso climat.

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Encomiabile La Chablisienne anche per i prezzi, davvero abbordabili. Un gigante in Borgogna, che lavora bene a prezzi interessanti, è la Cave de Lugny nel Maconnais, ma ce ne sono moltissime in Francia (inspiegabilmente i loro prodotti non arrivano in Italia e non si trovano molto nemmeno sui siti di acquisto online) In Sardegna a me piace molto Calasetta. Ma "cooperativa" e "Cantina sociale" che differenze hanno?

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Storicamente la principale differenza consiste in questo: una cantina sociale paga al socio conferitore un prezzo concordato di anno in anno indipendentemente dalla qualità delle uve, distinguendone di solito il prezzo solo per la tipologia; una cantina cooperativa fa invece generalmente distinzione tra le uve di una stessa tipologia selezionandole in base alla futura destinazione (Bianco o Rosso d'Italia, IGT, DOC, DOCG), e, all'interno di ciascuna categoria, distingue ulteriormente le uve conferite per qualità. Esistono anche cooperative di "secondo livello" che selezionano i vini che le cooperative socie producono da uve conferite a loro volta dai loro soci.

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Armin

circa 2 mesi fa - Link

Io conosco cantine sociali che si comportano esattamente così come quelle che Lei attribuisce al gruppo delle cooperative. Poi è la prima volta che leggo/sento questa tesi. Ne siamo veramente così sicuri?

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Salve Armin, ha ragione, esistono anche tanti casi contrari. Ho volutamente utilizzato l'avverbio "generalmente", proprio perché non esistono sicurezze. Aldilà dei nomi, infatti, ai fini del diritto le cantine sociali sono a tutti gli effetti cooperative agricole. L'unica certezza si trova negli statuti di ciascuna cooperativa, il cui obiettivo resta quello della valorizzazione delle uve e/o dei vini dei soci. Questa distinzione è molto sui generis ed è più frutto dell'evoluzione storica dal dopoguerra ad oggi.

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giovanni esposito

circa 1 mese fa - Link

Buon giorno, noi per i nostri viticoltori (Taburno) paghiamo le uve in base alla loro qualità, difatti nelle operazioni di "pesatura" vengono effettuate le analisi del grado babo, acidità, polifenoli per ogni carico ritirato, e c'è un prezzo maggiore per i raccolti che arrivano in cassetta cassetta quindi evitando schiacciamenti degli acini preservandone la freschezza. Ogni giornata raccogliamo una sola tipologia di uva, basti pensare che per la Falanghina facciamo ben 4 vendemmie diverse, da settembre (spumante) fino i Crus, ad ottobre per il Cesco dell'eremo ha la quote dei vigneti che superano i 600 metri. Aggiungo che, avvolte gli IGT oppure gli IGP provengono da "riclassificazioni" della DOC, ecco perchè bere del vino in bag in box oppure vini igt in tanti casi sorprendono i consumatori finali. Le realtà come le nostre nonostante le "turbolenze", ogni anno distribuiscono capitali ingenti su zone dell'appennino campano con forte spopolamento e paesi inferiore ai 3000 abitanti. Un caro saluto e grazie per l'articolo saluti Giovanni

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

PS: la foto è stupenda (e si trova pari pari sul loro sito); quando mi capitava di mangiare alle tavole dei grandi ristoranti pensavo spesso ai personaggi veri e veraci che avevano prodotto il vino che stavo bevendo in preziosi calici di cristallo, tra affettate movenze di camerieri

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Ruggero Romani

circa 2 mesi fa - Link

mi sembra innegabile una menzione alla cantina Belisario di Matelica che fa uno dei mogliori Verdicchio ti tutte le Marche...

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Simone, per completare il suo percorso di ravvedimento nei confronti del mondo cooperativo italiano la invito a degustare il Brunello di Montalcino di Cantina di Montalcino, magari in una verticale 2012-2013-2015, (quest'ultima ha ottenuto 94pt. da James Suckling), oppure i Chianti Riserva 2015 e 2016 delle diverse linee delle Cantine Leonardo da Vinci, senza dimenticare i 4 pluripremiati Supertuscan "Villa da Vinci". Scoprirà che, così come Cantine Intesa, essere soci del più grande gruppo cooperativo italiano significa rafforzarsi a vicenda, ognuno in ciò che riesce a fare meglio. Sono convinto che dopo la degustazione i suoi incubi da giovane ex-scaffalista svaniranno del tutto, ricordandole che sono i consumatori a scegliere ogni giorno i migliori prodotti adatti alla loro necessità, e, mi permetta, in una fase così delicata per la nostra economia, anche puntando al miglior rapporto qualità prezzo senza affatto rinunciare alla loro qualità. Cordialmente, Dario Mirabella

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Simone Di Vito

circa 2 mesi fa - Link

cavolo ora mi toccherà ricambiare il titolo! da pochi anni avevo cambiato idea sulle co-op, ma poi arriva il commento/spam e taac... non sarà certo un voto di Suckling a farmi cambiare idea o a influenzare le mie scelte, e comunque il costo di un brunello Leonardo a scaffale non è poi così lontano da articoli secondo me superiori, anche a parità di denominazione

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Salve Simone, mi dispiace aver suscitato in lei una reazione negativa al mio commento. Perché lo considera spam? Il punteggio citato (non del Brunello Leonardo, che deve combattere a scaffale ogni giorno tra tanti imbottigliatori, ma, se rileggerà con attenzione, della linea Cantina di Montalcino) è solo l'ultimo dei numerosi premi ricevuti negli anni. Certo, concordo che un riconoscimento non sia tutto, ma proprio per questo la invito a non essere scettico nei confronti di questi prodotti: li assaggi e lasci che sia il suo gusto a farle "cambiare idea e ad influenzare le sue scelte" future, come fanno ogni giorno gli amanti del vino che ci scelgono aldilà dei preconcetti in tutto il mondo. La ringrazio per l'attenzione e per questa opportunità di confronto.

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Simone Di Vito

circa 2 mesi fa - Link

Dario Mirabella, non si preoccupi, più che negativa la mia reazione è stata quasi divertita dal suo commento, a mio avviso è lei che è sembrato risentito, non so di cosa, io non ho parlato male della cantina di Montalcino, anche perchè non ho assaggiato nulla di vostro (o loro). Comunque, nell'articolo specifico che ho cambiato idea sulle coop da qualche anno grazie ad alcuni esempi; il mio riferimento da giovane ex-scaffalista risale a 18 anni fa , dove di cooperativo ricordo solo le dannate pedane di vino in bric, in quel tempo di Leonardo per me esisteva solo il Da Vinci, e forse il giocatore del milan, gran bel giocatore, un pò meno come allenatore o dirigente credo. Buona serata

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Nessun risentimento, anzi, condivido il divertimento: anche io 18 anni fa conoscevo solo i riferimenti a Leonardo da lei citati, e condivido pienamente la sua opinione calcistica, pur rispettando enormemente il budget che oggi il Leonardo dirigente ha a disposizione al PSG. Spero possa presto aggiungere altri esempi positivi che le permettano di cementare il suo cambio di opinione sulle cantine cooperative . Grazie mille per l'articolo! Saluti

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SALVATORE AGUSTA

circa 2 mesi fa - Link

Cordiale Dario Mirabella, non ho mai visto citare con tanto orgoglio cosí tanti nomi a mio avviso scadenti. Ad esempio, lei saprà che il nome da lei citato come critico spesso e volentieri viene recepito come una nota negativa dai consumatori avveduti, come giustifica il fatto?

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Dario Mirabella

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Avvocato Agusta, vede, l'orgoglio è frutto della passione e dell'impegno con la quale giorno dopo giorno si cerca di trasmettere ai wine lover che la qualità dei vini prodotti dal mondo cooperativo italiano è molto più elevata di quanto si pensi, spesso maggiore rispetto ad altri "nomi" blasonati. Questo articolo lo dimostra, e sono convinto che siano state solo ragioni di spazio ad aver impedito un'analisi più completa e dettagliata. Spero vivamente che possa ricredersi sull'aggettivo denigratorio che ha adoperato per definire i "nomi" citati, magari sottoponendo gli stessi ad una nuova analisi. Per quanto riguarda la sua domanda sa meglio di me che la reputazione di un critico è oggi messa continuamente in discussione, così come vivono un periodo di profondo cambiamento e trasformazione molte guide enoiche e i format di tanti concorsi internazionali. Questo tema meriterebbe una discussione a parte. Per fortuna, oggi abbiamo tanti strumenti in più per farci un'opinione prima di un acquisto, oltre ai nomi, ed anche questo portale lo è. Uno degli strumenti che tanti altri consumatori appassionati utilizzano nel mondo ad esempio è Vivino. Credo possa verificare di persona che i punteggi assegnati da migliaia di consumatori ai vini da me citati corrispondano e a volte superino le valutazioni dei critici e dei giudici dei principali concorsi enoici internazionali. La ringrazio per l'attenzione che ha voluto dedicarmi. Cordiali saluti.

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Maurizio Gily

circa 2 mesi fa - Link

Se certe bottiglie di certe etichette famose potessero parlare avrebbero molto da raccontare, sulle cooperative e sul "raramente riconducibili a prodotti di qualità legati al territorio".

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Mi permetto di citare la Cantina dei Produttori del Nepente a Oliena. Dal vino sfuso alle riserve e alle acquaviti varie. Qualità sempre alta, vini veramente territoriali.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Se le capita le suggerisco di provare i vini della Cantina cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano, è più grande delle realtà che citate perché i suoi soci hanno 600 ettari, ma il rapporto qualità prezzo è tra i migliori che può trovare in Toscana. Alcune selezioni sono notevoli, meriterebbero un miglior destino sulle guide. Poi in Sicilia come dimenticare Settesoli? Molti dei loro vini sono straordinari, e l'ordine e la cura delle loro cantine in vendemmia mi ha lasciato un grande ricordo.

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Simone Di Vito

circa 2 mesi fa - Link

Grazie Stefano, sono tante quelle che non ho inserito, Belisario, cantine San Marzano, produttori di Carema, le Mesnil in Champagne, ecc... ma avrei fatto una lista interminabile, so dell'esistenza dei produttori di Morellino, ma mai assaggiata, se capiterà le saprò dire

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BT

circa 2 mesi fa - Link

io sono molto preparato sulla sardegna. molte cantine sociali hanno copiato da santadi- ma e quindi un percorso verso la qualità è in atto da parecchio tempo. secondo me sono migliori dei grandi gruppi (es sella e mosca). tipo 10 anni or sono, se non di più, assaggiai l'anastasia , un semidano di mogoro della Cantina il Nuraghe che credo sia una coop a tutti gli effetti, facile beva ma davvero valido. poi anche la cantina di dorgali. anzi io vorrei fossero molto più presenti nella gdo del continente che c'ha un po' sempre i soliti.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

All'interno del bel dibattito si è sviluppato anche un interessante scambio di opinioni sui seguenti argomenti:__ 1- Il ruolo degli ESPERTI, 2- Il ruolo dei CRITICI(che sono degli esperti "particolari") 3- e la loro REPUTAZIONE 4- altri STRUMENTI UTILI al consumatore per la formazione di un'opinione prima dell'acquisto... 5- il GUSTO PERSONALE(la cui importanza è stata evidenziata dalle parole dell'indimenticabile EZIO BOSSO) e la Libertà del consumatore. __ Questo è il thread che ho estratto dal dibattito: 1 Dario Mirabella:  "la invito a degustare il Brunello di Montalcino di Cantina di Montalcino, magari in una verticale 2012-2013-2015, (quest'ultima ha ottenuto 94pt. da JAMES SUCKLING)". 1b Simone Di Vito: "non sarà certo un voto di SUCKLING a farmi cambiare idea o a INFLUENZARE le mie SCELTE" 1c Dario Mirabella: "Certo, concordo che un riconoscimento non sia tutto, ma proprio per questo la invito a non essere scettico nei confronti di questi prodotti: li assaggi e lasci che sia......... il SUO GUSTO a farle "cambiare idea e ad INFLUENZARE le sue SCELTE" ............ come fanno ogni giorno gli amanti del vino che ci scelgono aldilà dei preconcetti in tutto il mondo". __ 1 Salvatore Agusta: " Il nome da lei citato come CRITICO spesso e volentieri viene recepito come una NOTA NEGATIVA dai CONSUMATORI avveduti, come giustifica il fatto?" 1 b Dario Mirabella: " Per quanto riguarda la sua domanda sa meglio di me che la.......... REPUTAZIONE di un CRITICO è oggi messa continuamente in discussione..........., così come vivono un periodo di profondo cambiamento e trasformazione ........molte GUIDE enoiche e .........i format di tanti CONCORSI internazionali. Questo tema meriterebbe una discussione a parte. Per fortuna, oggi abbiamo tanti STRUMENTI in più per FARCI UN'OPINIONE prima di un acquisto, oltre ai nomi, ed anche questo portale lo è. Uno degli strumenti che tanti altri consumatori appassionati utilizzano nel mondo ad esempio è Vivino. Credo possa verificare di persona che i punteggi assegnati da migliaia di consumatori ai vini da me citati corrispondano e a volte superino le valutazioni dei critici e dei giudici dei principali concorsi enoici internazionali".

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