Consigli a un giovane degustatore


Alessandro Masnaghetti è il direttore di Enogea. Questo articolo è originariamente comparso e solo ieri sul profilo Facebook della rivista (consigliatissimo), utilizzato alla stregua di un blog. A livello sperimentale, lo pubblichiamo anche qui pensando sia cosa gradita.
1. Non so quanto questo possa turbarvi, ma sono convinto che per degustare non si debbano avere delle doti particolari. Bastano un naso, una bocca e se vogliamo anche degli occhi che funzionino a dovere.
Se poi Madre Natura vi ha dato il tocco di Zico o la memoria enciclopedica di Bettane, tanto meglio. In caso contrario, basteranno un bel po’ di allenamento e tanta voglia di conoscere per farvi diventare una specie di Gattuso del vino, che visto con l’occhio del milanista è tutt’altro che da buttare.

2. Volendo imparare ad assaggiare, bisogna ovviamente iniziare ad assaggiare e per farlo bisogna investire su tre fronti: viaggi, studi e bottiglie. Viaggi, per conoscere i produttori e le relative zone di produzione (di tutti i generi, sia i primi che le seconde); studi, per crearvi delle basi tecniche indispensabili (ma senza perdersi nei tecnicismi inutili tipici dei neofiti); bottiglie per potervi allenare con metodo.

3. Quando scrivo con metodo, intendo degustazione alla cieca e comparata. Che siate da soli e in compagnia, questo è l’unico modo per permettere ai vostri sensi di “scavare” con profitto nel bicchiere restando allo stesso tempo con i piedi per terra (e scoprirete più avanti che cosa intendo dire).

4. Volendo iniziare a “scavare” con proficuo, la prima cosa che dovete fare è memorizzare ogni vino che assaggiate perché il primo obiettivo che dovete perseguire è quello di essere in grado con il tempo di riconoscere alla cieca un vino, un’annata, lo stile di un produttore o di una zona in particolare. Quando riuscirete a fare questo non avrete bisogno che qualcuno vi dica bravo, perché ve lo potrete dire da soli.

5. Una volta diventati bravi, la prima cosa che dovrete fare è dimenticare tutto ciò che avete fatto fino al giorno prima (a parte viaggi e studi). Da quel momento in poi dovrete infatti iniziare a degustare alla cieca senza più pensare a ciò che sta nel bicchiere (cosa tutt’altro che semplice). Se così non fosse, il vostro giudizio inizierebbe ad essere guidato più che altro dalle vostre simpatie (o antipatie) e il vino, invece di degustarlo (anche se a voi sembrerà di farlo), inizierete a immaginarlo, perdendo di vista ciò che realmente c’è nel bicchiere e perdendo in un solo colpo anche quel minimo di oggettività che ogni degustatore deve sforzarsi di avere. Non è un delitto, ovvio, ma sappiate che se così fosse potreste anche risparmiarvi la fatica di rendere anonimi i campioni.

6. “Le vin ne doit pas être seulement bon à boire, il doit être bon à penser”. Questa frase l’ho presa pari pari dalla rivista Vinifera di Jacques Perrin e fa da raccordo perfetto con quanto scritto al punto precedente.
La sua applicabilità non è chiaramente universale, ma di sicuro, per una certa fascia di vini, ha una validità pari a quella della legge di gravità. Ciò che distingue l’alcolista dal vero appassionato di vino è infatti l’esigenza di trovare nel vino qualcosa in più del semplice piacere organolettico e quindi qualcosa che lo induca a “pensare”. Il vero problema, non solo da oggi – per la verità, è che il vino, invece di fare pensare, viene troppo spesso “pensato”, specie da chi ne scrive, vuoi perché serve a trasmettere una propria sincera convinzione, vuoi perché fa “fico” e ti fa apparire agli occhi dell’interlocutore come il depositario di chissà quali straordinarie verità.

7. Se volete un esempio, eccovene uno. Nel catalogo di una degustazione organizzata pochi mesi fa da una rivista di settore (pur valida) ho trovato una scheda organolettica in cui la Malvasia di Bosa di Columbu veniva descritta come un vino dalla “dolcezza chiara”. Avendone una bottiglia in fresco, aperta dal giorno prima, sono tornato ad assaggiarla, trovandola di nuovo rigorosamente secca. Non sicuro, il giorno dopo l’ho riassaggiata. Secca, inequivocabilmente secca. Ancora nel dubbio, ho mandato un campione al laboratorio di analisi e il risultato e stato inappellabile: di zuccheri, solo tracce. Così va il mondo.

8. Altro esempio, ancora più calzante. Ad una cena tra colleghi, la maggior parte stranieri, abbiamo aperto (non alla cieca) una grande bottiglia di un grande produttore che si è rivelata – non importa per quale motivo – un’altrettanto grande “monnezza”. Eppure quasi nessuno ha avuto l’onestà e/o il coraggio di esporsi e ha lasciato spazio alle più stravaganti giustificazioni della maggioranza. Qualcuno addirittura è arrivato a scomodare i ricordi dell’infanzia “quando andavo da mio nonno in campagna e sentivo quegli odori che voi giovani non siete più abituati a sentire”. Sarà, ma la merda di vacca (mischiata pure all’aceto) non è esattamente quello mi aspetto quando apro una bottiglia di vino. Così va il mondo.

9. Usando un linguaggio meno “forbito” e senza con questo voler dare ragione ad alcuni tecnici che vorrebbero spiegare il vino solo con i numeri (così sarebbero anche gli unici autorizzati a giudicare il proprio operato), credo che nella degustazione ci siano alcuni punti cardine (ossidazione, riduzione acescenza et similia) che vadano rispettati. In caso contrario la degustazione diventerà sempre più una coperta che chiunque, con un minimo di personalità, potrà tirare a proprio piacimento.

10. E a proposito di personalità eccovi un’altra storiella. Sempre alcuni mesi fa, alla fine di una degustazione alla cieca di Barolo, un assaggiatore giovane quanto bravo e presuntuoso si sbilanciò sul vino del produttore xy affermando, con quell’aria di chi la sa lunga: “vedrete domani, se tra i 2001 ci sarà anche il suo Barolo sarà molto meglio di questo 1996. L’ho assaggiato da lui e ve lo posso garantire”. Il giorno successivo, alla fine della degustazione, l’ardito giovinotto, richiesto di un suo parere su un vino di cui ancora non conosceva il nome, sparò a zero senza tanti cerimoniali. Come potrete immaginare, il vino in questione era il Barolo 2001 del produttore xy.

La morale? Evitate di assaggiare pensando sempre di “ tenere na minchia tanta”* perché Madre Natura, pur se donna, prima o poi vi dimostrerà di avere un paio di centimetri più di voi. E non è una cosa bella.
Soprattutto se siete giovani e nel pieno delle forze.

* cfr Frank Zappa (1940-1993), Uncle Meat, 1969, doppio CD, Rykodisc.





46 commenti a “Consigli a un giovane degustatore”

  1. gian paolo gian paolo commenta:

    Il Masna è un Grande …..bisognerebbe far leggere questo prima di ogni degustazione :)
    “Da quel momento in poi dovrete infatti iniziare a degustare alla cieca senza più pensare a ciò che sta nel bicchiere ”
    e pensare che c’è gente che pensa che non sia utile fare degustazioni alla cieca !
    Consiglio per un tatuaggio…
    “Sarà, ma la merda di vacca (mischiata pure all’aceto) non è esattamente quello mi aspetto quando apro una bottiglia di vino. Così va il mondo.”

  2. Francesco Amodeo Francesco Amodeo commenta:

    Tutto vero, tutto giusto. Ci terrei a precisare però che non esiste solo la presunzione tipica dei giovani – dettata più che altro da forte personalità e/o voglia di conoscere – che deve essere giustamente rimproverata. Esiste anche la presunzione boriosa tipica degli “anziani arrivati”, funzionale a proteggere le proprie rendite di posizione ed a proteggersi da ogni pericolo possa arrivare “dal basso”, in stile “lei non sa chi sono-io sò io e voi nun siete un cazzo (cit.)-io centomila vini voi niente”, che dovrebbe essere ugualmente condannata. Questo in Italia accade in tutti i settori, non solo nel mondo del vino. Ed è così che, con la scusa dell’arroganza e/o dell’incompetenza, oggi in questo paese la generazione dei venti-trentenni viene costantemente rintuzzata, privata di molte possibilità che si avrebbero da parte di coloro che invece dovrebbero capire, comprendere e, nel caso, valorizzare.

  3. Giovanni A. Giovanni A. commenta:

    Bravissimo Masnaghetti, tra i più grandi degustatori italiani.
    Una testa pensante nel vuoto pneumatico di troppe parole.

    Lo seguo da anni e non ne sbaglia mai una: dalla Enogea alle cartine.
    Senza contare che ha dato vita alla Guida de L’Espresso.

    Persichetti for president!

  4. Daniele Daniele commenta:

    Ciao Masna, pensa che io non ne so niente di vino e alcune sere fa ho ordinato da Settembrini, a Roma, una boccia di Nuits St. Georges da 120 euro. Il sommelier, scioccato dal mio aspetto proletario forse, è venuto al tavolo un po’ infastidito e mi ha chiesto con aria supponente (giuro che è vero)
    “Ma sa che bottiglia ha ordinato?”, e io “Rosso”. Gelo.
    “E’ la mia favorita di tutta la cantina del ristorante”, “Mi fa piacere, quindi?” e lui, indispettito “Poteva chiedermela subito, andrebbe aperta almeno 30 minuti prima”.
    “Scrivetelo sulla carta”.
    A questo punto si avvia spocchioso e ferito a prendere la mia Borgogna e me la apre, affranto.
    Non sa di tappo. Bene.
    Ce la beviamo in tre, godendoci l’ottima cena, senza troppe seghe mentali su le “parole” che stavano dentro la bottiglia.
    Con la minchia al posto suo.

  5. luca ferraro commenta:

    oh cazzo! e adesso come facciamo coi vini puzzoni, ossidati e con volatili altissime?

  6. gianpaolo paglia gianpaolo paglia commenta:

    Lo sbaglio piu’ grosso di Alessandro Masnaghetti, non me ne voglia, e’ stato la sua curiosa avversione verso internet e la comunicazione on line per tutto questo tempo. E’ bastato un affaccio di Enogea su Facebook per arricchire il livello della conversazione del 3000 %.
    Invoco un referendum popolare per obbligare Masnaghetti ad essere online almeno 4 ore al giorno, con un blog, o quello che vuole lui.

  7. superciuck superciuck commenta:

    Tutti quelli che hanno bevuto ormai più di un camion di vino non possono che condividere tutti i punti. Il pericolo sono quelli che hanno letto più di un camion di riviste e di annuari e di listini e che cercano solo qualcosa che ogni volta li stupisce, senza ascoltare cosa dice veramente il bicchiere. L’etichetta è più importante delle proprie sensazioni….

  8. Tommaso Farina commenta:

    Un big.
    AScolta anche lui la musica moderna, ma gli diamo le attenuanti.

    Particolarmente gustoso è il capitolo “Saper Bere”, alla fine della Guida dei Vini dell’Espresso 2002, un vero piccolo trattato con tutte le cose fondamentali. I punti fermi del bere vino sono espressi con linguaggio divertentissimo:

    “Diffidate da chi, novello Archimede, vi consiglia di servire i rossi ben gelati per godervi l’evoluzione nel bicchiere. Le possibilità in questo caso sono solo due: o è matto o capisce nulla di vino”

    “Se siete al ristorante e vi servono un vino troppo caldo non fatevi problemi e chiedete un secchiello con acqua fredda e un poco di ghiaccio. Siete dalla parte della ragione, e chi vi guarda con malcelata sufficienza ha – come minimo – torto marcio”.

    “Il bicchiere ufficiale da degustazione ISO, prodotto da molte vetrerie, è invece la peggiore scelta che possiate fare, a meno che lo scopo del vostro assaggio non sia quello di scovare i difetti (cosa che per la verità troveremmo piuttosto curiosa)”.

    “Trasferire il contenuto di una bottiglia in una caraffa (o decanter) è un’operazione da guardare con una certa diffidenza. Indispensabile se il vino presenta un sedimento consistente[...], la scaraffatura presenta molti inconvenienti. [...] Di nuovo, molto meglio avere un bicchiere ampio e lasciare che il vino prenda piano piano confidenza con il nuovo ambiente”.

  9. esp esp commenta:

    e io “Rosso”. Gelo.

    E pensa se avessi detto “Nero”… ;)

  10. Nelle Nuvole Nelle Nuvole commenta:

    Impeccabile Decalogo di Modesty Masna. In cui il “Modesty” sta a significare una serena consapevolezza di sé e della propria esperienza, senza bisogno di sciorinarla ad ogni pie’ sospinto.

    E’ importante capire il significato di “degustatore”, diverso da quello di “bevitore appassionato” a sua volta distante da “alcolizzato”.

    Ho trovato particolarmente gustoso il punto 8. Succede a chiunque si riunisca per assaporare qualcosa a lungo atteso e che poi delude. E per mascherare la delusione e non perdere la faccia ci si arrampica sugli specchi.

    Quanto al concetto di “giovane” non ne farei tanto una questione anagrafica e su questo sono d’accordo con Francesco Amodeo. La presunzione non ha età, se però si può considerare un peccato veniale in qualcuno con meno esperienza ma tanta passione diventa mortale (nel senso di noia) quando a pontificare sono personaggi rimasti al bel tempo che fu quando c’ero solo io, mammate e tu.

  11. Così come per il vino non ho pregiudizi ad attaccare un mito se la sua boccia è difettata, non ho problemi a dire che non condivido il concetto del vino che debba far pensare in sè inquanto:
    1-Dioniso e Apollo sono due facce della stessa medaglia
    2-Pensare richiede un abbinamento psicologico circostanziale adatto
    3-Il vino resta un alimento e non un “der numinose” di mulleriana memoria
    Per il resto concordo con quasi tutto

  12. alessandro masnaghetti alessandro masnaghetti commenta:

    in questi casi non so mai come comportarmi.
    se commento, mi sembra di mettermi in mostra.
    se non commento, ho paura di fare la figura dello snob.
    nel dubbio, mi limito a ringraziare:
    intravino, per l’ospitalità, e tutti quelli che hanno voluto commentare. in particolare tommaso farina per avere citato la parentesi “espressa” a cui sono molto legato e che conteneva tanti piccoli semi: alcuni di cicorione, altri di dragoncello.
    masna

    Dopo anni di studi nel settore, mi arrischio a pontificare: sentiti come al (wine)bar e sii te stesso, il resto viene da sé. E perdonami se son stato troppo tecnico ;-) . [ale]

  13. alessandro masnaghetti alessandro masnaghetti commenta:

    te ghe resùn, morichetti, ma cerca di capirmi.
    già sono entrato in un’altra era con facebook.
    mo’ tutto questo panegirico.
    sono un po’ frastornato.

  14. Rizzo Fabiari Rizzo Fabiari commenta:

    Il Masna, pur da poco nel settore della critica enologica, sa già orientarsi. Certo, non è un esperto navigato quanto i numerosissimi allievi di Veronelli oggi in circolazione (lui invece l’ha a malapena sentito nominare), ma farà presto valere le sue capacità anche con la rivista “Enogea”.
    Basta dargli tempo: non ha ancora la solida tradizione internettiana dei classici wine-blogger, però il cartaceo ha margini di miglioramento e – sebbene ancora poco noto come strumento comunicativo – secondo alcuni tecnici fra qualche anno sarà molto più diffuso di quanto non sia adesso.

    • she-wolf wondering she-wolf wondering risponde:

      In effetti Modesty Masna è uno dei rara avis che non mostra nel suo curriculum la discendenza Veronelliana, forse è perché non ne ha bisogno come credenziale?
      Lo stesso si potrebbe insinuare per il semi-sconosciuto Frazzio Ibari, appartenente anche lui alla generazione di mezzo della critica enologica italiana, attualmente la migliore.

  15. Francesco Annibali Francesco Annibali commenta:

    visto che si è in tema di revival e si citano le prime edizioni di guida Espresso, e avendo contribuito, pur modestamente e pur trattandosi di una collaborazione scarsamente significativa nella mia carriera, alla prima edizione, credo che non c’è bisogno di avere tra le mani gli scampi freschi dell’adriatico per fare un buon piatto: un buon piatto si può fare anche con i semi di cicorione. Dipende tutto dallo chef, se è un incapace rovina anche il caviale beluga

  16. Gianluca Zucco Gianluca Zucco commenta:

    Complimenti Alessandro, per il decalogo e l’approccio low profile.

    Ho appena terminato il 2. livello del corso AIS e, nonostante le decadi di degustazioni empiriche dietro le spalle, mi sembra letteralmente di ricominciare tutto da capo.

    Molto meglio così, in certi casi il metodo è necessario.

    Ti seguirò su Enogea!

  17. Enzo Pietrantonio Enzo Pietrantonio commenta:

    Grande Masna, grande Enogea.

  18. Olimarox Olimarox commenta:

    Masnaghetti, lei è stato il mio primo amore enologico. Ero abbonato ad Enogea, cui devo la scoperta di un primitivo di manduria maiuscolo tanti anni fa, quando ancora la categoria era rappresentata da vinacci dolciastri. Parlo di Felline.
    Però, a proposito di maiuscole, lasci perdere chi la lusinga con l’understatement. Non usarle, nemmeno dopo il punto, è solo un terribile strascico di sms e internet.
    La prego, Masnaghetti, usi l’ortografia della sua era.
    Cordialità

  19. filippobarbabianca filippobarbabianca commenta:

    Che anche Persichetti faccia capolino su internet, mi sorprende, ma mai dire mai.
    Io so solo che mi diverto a ripercorrere le sue esperienze e mai dico mai sono rimasto deluso o in disaccordo.
    Per me resta uno dei pochi seri degustatori che ci sono in giro.
    Buon bere a tutti.

  20. alessandro masnaghetti alessandro masnaghetti commenta:

    @ olimarox la ringrazio del suggerimento, ma continuerò per la mia strada. non è understatement né strascico di sms (li uso pocchissimo). al massimo – da vecchio “nostalgico” – è un ricordo di internet degli albori. e poi mi piace così. senza rancore.

  21. gianluca bianucci gianluca bianucci commenta:

    Grande Alessandro Masnaghetti.
    Che si divulghi il Verbo.

  22. gp gp commenta:

    Non sono convinto del punto 1 di Masnaghetti (“per degustare non servono doti particolari”), e non lo sono proprio alla luce di altri suoi punti che condivido molto, e che come dirò nei fatti sono tutt’altro che scontati (il 3 e il 5).

    Per essere un bravo assaggiatore ci vogliono sia doti naturali, sia l’allenamento e il metodo, i due fattori che Masna giustamente sottolinea. Allenamento e metodo vanno per forza di cose di pari passo: allenarsi senza metodo può addirittura essere controproducente. Ora, il metodo della cieca comparata di cui al punto 3 è una pratica tutt’altro che scontata tra gli stessi addetti ai lavori, figurarsi tra gli appassionati. D’altra parte, si tratta di un metodo esigente, che mette alla prova costantemente l’assaggiatore stesso: non è detto che si abbiano sufficienti doti naturali (considerati anche i margini di sviluppo) per sostenerlo. Se infatti si riassaggia lo stesso vino poniamo tre volte nell’arco di tre mesi in cieca comparata e se ne ricavano tre impressioni e valutazioni completamente diverse, la cosa migliore è lasciar perdere le “ambizioni gattusiane” (salvo si tratti di uno di quei vini di cui non esiste una bottiglia simile a un’altra…). Da qui un corollario che mi sento di suggerire al punto 3: non solo “degustazione”, ma espressamente “assaggi e riassaggi”.

    Il punto 5 è se possibile ancora più esigente, oltre a essere di interpretazione molto meno immediata degli altri: la capacità di giudicare un vino per quello che c’è nel bicchiere, non per ciò per cui si crede di riconoscerlo (disattivando quindi volutamente la capacità che si suggerisce di sviluppare al punto precedente). Giudizi dati nell’ambito di assaggi comparati allla cieca si basano invece abbastanza spesso su riconoscimenti, magari paradossalmente errati.

    Infine, non può che colpire che i consigli pur largamente condivisibili di Masnaghetti all’ipotetico “giovane degustatore” non costituiscono uno standard effettivo del settore, se non in pochi concorsi che si svolgono in Alto Adige, dedicati a Pinot Nero e Riesling, che seguono il metodo messo a punto anni fa da Kobler. Questo metodo prevede tra le altre cose di scartare dal panel i giudizi degli assaggiatori che danno valutazioni troppo distanti allo stesso vino riproposto alla cieca nella stessa tornata di assaggi.

  23. pragmatist pragmatist commenta:

    L’aforisma di Persichetti giustamente parla di UNA bottiglia e non di CERTE bottiglie proprio perchè, Il Masna è prima di tutto un degustatore e solo secondariamente un bevitore appassionato: una distinzione davvero fondamentale, come fa notare NN, anche perchè per l’appassionato “le parole che certi vini conterrebbero” sarebbero fatte di suggestioni poetiche mentre “le parole che OGNI vino contiene” invece devono essere innanzittutto (credo) fatte di un linguaggio più analitico e tecnico: non necessariamente più arido o superficiale, ma diverso. L’appassionato vuole farsi suggestionare, il degustatore no.Molto significativo il punto 5 poi, oggi purtroppo ignorato da troppi appassionati: se “l’era del gambero”, almeno all’inizio, aveva portato ad una vera democratizzazione, oggi molti appassionati semplicemente hanno “chiuso l’albo” escludendo a priori vini che invece forse meriterebbero attenzione per le loro caratteristiche intrinseche ed è un gran peccato. Infine c’è una bella differenza tra la modestia autentica espressa mediante l’understatement e l’uso dell’ironia che malcela invece solo superbia ed arroganza.

  24. Lido Vannucchi commenta:

    La Bibbia del degustatore, orde barbariche di diplomati sommelier, prendete nota e fatene proseliti.

  25. Antonio Ciccarelli Antonio Ciccarelli commenta:

    Grande Masnaghetti!

    Alessandro è una delle pochissime persone nel mondo del vino, a farci sorridere dei vari “frutto croccante” e “pietra bagnata dopo una giornata di sole”.
    Condivido al 100%, anche il giudizio su Priurè-Roch, Suchot 2002 meraviglioso

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  • Lido Vannucchi: La Bibbia del degustatore, orde barbariche di diplomati
  • pragmatist: L'aforisma di Persichetti giustamente parla di UNA bottiglia
  • gp: Non sono convinto del punto 1 di Masnaghetti
  • gianluca bianucci: Grande Alessandro Masnaghetti. Che si divulghi il Verbo.