Comunicazione aziendale al tempo dei LOL | Lamberto Frescobaldi è un contadino. E io sono Lady Gaga



Oggi, mentre scrivo, è il 30 giugno ed è una gran brutta giornata. Gli amici su Facebook e Twitter non fanno che parlare di commercialisti e di tasse: ci siamo già capiti, vero? Ma leggendo questo scambio di battute, che vedete quassù ritratto, perfino oggi riesco a sorridere. Grato all’amica che anonimizzo (i nomi sono celati per proteggere gli innocenti, as usual) ne approfitto pure per un bel pistolotto sulla comunicazione aziendale al tempo dell’internette.

Punto primo. Cari i miei produttori industriali, fate un gesto di orgoglio: riconoscete di essere industriali. Voglio dire, smettetela con questa tiritera “sono un piccolo produttore, sono un contadino”. Diamine, se avete quei due-trecento ettari vitati voi NON siete contadini. Siete industriali. Pazienza se ci sono quattro gatti (quorum ego) che mostrano preferenza per la produzione artigianale. Voi non siete artigiani, quindi, tanto vale, siate orgogliosi della vostra essenza: INDUSTRIALI, su la testa! In fondo che c’è di male? Date lavoro, fate prodotto interno lordo a pacchi, promuovete il made in Italy all’estero: un po’ di orgoglio. Lei, per esempio, Marchese Frescobaldi: ma cos’è questa storia che è un contadino? Guardi, secondo me essere Marchese è circa diecimila volte meglio che essere contadini. E allora, che è questa lagna?

Punto secondo. Questa è l’internez ragazzi, voi fate pure le vostre conferenze stampa, però rassegnatevi. Qua sotto ormai è pieno di maramaldi che twittano, bloggano, e non sono iscritti ad una CIPPA di ordine. Che lo vogliate o no, che partecipiate o no, il mondo parla di voi. Chiaro che se provocate, ogni tanto commenti così ci scappano.





48 commenti a “Comunicazione aziendale al tempo dei LOL | Lamberto Frescobaldi è un contadino. E io sono Lady Gaga”

  1. Alessandro Bandini commenta:

    Come cambia il mondo…una 30ina di anni fa prendevamo sempre in giro un compagno di scuola figlio di contadini(stupidità preadolescenziale) e lui si difendeva dicendo che il babbo era “imprenditore agricolo”. Adesso invece i marchesi fanno a gara per diventare contadini. Quando la cacca avrà valore, i poveri nasceranno senza culo.

    • Franco Ziliani risponde:

      complimenti Fiorenzo, condivido in toto il tuo intervento. Che la finiscano, questi industriali del vino, di atteggiarsi a viticoltori e contadino. Rivendichino con orgoglio (se ne vergognano forse?) di essere industriali, di ragionare, produrre, commercializzare (e magari di guidare/condizionare la vita delle denominazioni entro le quali operano) come tali.

    • silvana biasutti silvana biasutti risponde:

      Tutti gli amici ‘cittadini’ che vengono a rimirare il ‘lavoro nei campi’, e ad acquistare il vino, sbavano davanti alla ‘vita in campagna’. Poi tornano in città, e lì parlano delle meraviglie della campagna e del lavoro agreste.

      Chiaro che tutto quello che sta intorno al vino di un piccolo produttore è diventato la sua poetica e stimola l’interesse e il passaparola.

      A ciascuno il suo. Perché mai travestirsi da contadini, essendo marchesi e avendo ben altri mezzi per comunicare. Basta fare un vino strepitoso e raccontare che viene da una grande tradizione. Che ha sempre il suo fascino.

      • Franco Ziliani risponde:

        il problema é farlo “il vino strepitoso” Silvana. Esserne capaci, averne la volontà. O preferire fare altro…

        • silvana biasutti silvana biasutti risponde:

          Caro Franco, sì certo che quello può essere un ‘nodo’, ma non dovrebbe! Perché le stesse motivazioni che spingono un marchese a ‘travestirsi da contadino’ lo dovrebbero indurre a schiacciare l’acceleratore sulla qualità (non quella di cui si ciancia, ma proprio quella a cui tu alludi).
          Perché se egli si traveste da villano, lo fa perché sa che è un genere che ‘tira’.
          Ma allora dovrebbe anche sapere che ‘tira’ anche la qualità reale. E dio solo sa alcune ‘grandi famiglie’ non avrebbero affascìnanti storie per condire prodotti con un bel nome!

          • Franco Ziliani risponde:

            volere é potere Silvana, ma credo che determinate grandi dinastie del vino, toscane e non, non mirino a quel concetto di “qualità reale” che abbiamo in mente tu ed io. E che intriga sempre più i consumatori, quelli che scelgono, acquistano e pagano i vini…

  2. EnotecaRomani EnotecaRomani commenta:

    Eh si,e io sono Paperon De’ Paperoni !! ahahah !!

  3. armando trecaffé armando trecaffé commenta:

    vabbé bella famiglia, pero’ a topa stiamo scarsetti…

  4. Fabio Italiano Fabio Italiano commenta:

    Guardando la loro foto di famiglia sul sito web aziendale posso assicurarvi che non sanno neppure dove si trova il magazzino degli attrezzi nelle loro tenute :)

  5. francesca ciancio francesca ciancio commenta:

    fermi un attimo
    ogni tanto impariamo anche a “menarcela” un po’: non è che sono tanti i paesi che possono vantare una famiglia del vino vecchia di 700 anni. a me come dato storico piace

    • silvana biasutti silvana biasutti risponde:

      740 anni, come mi ha garbatamente corretto il vecchio marchese in persona; e sono d’accordo che è un dato unico, su cui uno potrebbe costruire una gran bella menata. Proprio per questo ci si domanda se – anziché ricorrere ai panni del contadino – non sarebbe il caso di concentrare la propria (la loro) attenzione su una qualità altissima, consona alla storia.

      Mi pare che, oggi (un po’ diversamente da ieri), chi acquista la bottiglia di vino, per qualsiasi ragione lo faccia – consumo personale, regalo, cena con gli amici – vada un po’ oltre la ‘bella storia’ e voglia un vino strepitoso.
      Travestirsi da contadino non serve e non basta.

  6. EnzoPiet EnzoPiet commenta:

    Il “Vice Presidente di Marchesi de’ Frescobaldi Soc Agricola Srl con delega ai settori della produzione ed immobiliare” sostiene di essere un contadino ?!?!?!? Già me lo vedo aggirarsi tra le vigne tutto sudaticcio col cappellino in testa che bestemmia iddio per il caldo di questi giorni …
    Ma sior Lamberto, ci faccia il piacere !

  7. Filippo Ronco Filippo Ronco commenta:

    Si a livello di marketing io spingerei molto più sul marchese che sul contadino. Contadini ce ne sono tanti, marchesi pochi e poi il titolo nobiliare ha un suo fascino. Mi piacerebbe, per dire, un corso che illustri in modo approfondito usi e costumi di queste famiglie, tradizioni nobiliari secolari qualche traccia l’avranno pur conservata fino ad oggi no?

    E poi, che fine farebbe la noblesse oblige se anche il marchese si facesse contadino?

    Fil

  8. Ming Zhou Lin Ming Zhou Lin commenta:

    E’ facilissimo verificare se Lamberto Frescobaldi è un contadino. Basta prenderlo a bruciapelo e sparargli in faccia la prima parte di un proverbio contadino toscano attestato da almeno 46 generazioni. Tipo: “Terzo aprilante?”. Soluzione: “Quaranta di durante”. Se non risponde, si va in appello: “Per l’Assunta?” Soluzione: “L’oliva è unta”. Cassazione, ultima chance: “Dio mi guardi?” Soluzione: “Da chi non beve”.

  9. Nelle Nuvole Nelle Nuvole commenta:

    Mi sembra un post tirato un po’ per i capelli. E’ estate, primo sabato di luglio, quindi tutti sono al mare, a partire da Fiore di Genova spero.
    Cosi’ posso scrivere tranquillamente. Non sono una grande estimatrice dei vini targati Frescobaldi, e questo e’ un understatement, pero’ mi sembra che si infierisca un pochino troppo sul povero Marchese Lamberto.
    Almeno lui ha studiato all’Universita’ di Davis in California e qualche passeggiata fra le vigne l’avra’ fatta. Sai quanti produttori di vino minori non sanno una cippa di come si governa una vigna e di quello che succede in cantina. Per non parlare di tanti giornalisti e/o blogghisti.

    Secondo me la cosa piu’ attinente e, direi, “rivoluzionaria” di questo post e’ il commento di Corrado Dottori “Contadini ce ne sono tanti, e dove se e’ lecito chiederlo?”
    La figura del contadino non esiste piu’ da almeno un paio di decenni. Ci sono quelli che giornalmente si infangano le scarpe e si sporcano le mani, sanno quello che succede dentro la vigna e conoscono le piante quasi per nome. Ma non chiamateli contadini, ci sta che abbiano preso una laurea e siano nati in citta’. Hanno fatto una scelta esistenziale e non si sono trovati sul gobbone tanta terra e tanta nobilta’. A loro va tutto il rispetto. Cosi’ come vanno rispettate e ammirate le nuove generazioni di produttori, molto serie e preparate, che hanno deciso di continuare a vivere e lavorare in campagna, come i loro nonni e padri, quelli si’ una volta contadini.

    Ma chi da generazioni si trova a doversi occupare di agricoltura, in mezzo ad una famiglia ricca e numerosa, con responsabilita’ di scelte condivise da tanti fratelli, zii, cugini, forse ha anche voglia ogni tanto di sentirsi metaforicamente con i piedi nel fango di una vigna, perche’ e’ da quello che e’ nata la sua fortuna, qualche secolo prima. Anche se e’ un novello “industriale”. Personalmente preferisco che si dichiari “villano” piuttosto che grande manager.

    Detto questo, il Giovane Lamberto ha platealmente copiato l’affermazione del Barone Eric de Rotschild, proprietario di Chateau Lafite e di una manciata di altre vigne, che da anni e annorum dichiara di essere “un semplice vignaiolo”

    • Luciano Ciolfi risponde:

      No, mi dispiace ma questo rimescolare le carte sinceramente non mi piace!
      Il signor Marchese a detto contadino perchè come dice Silvana è quello che tira, stai certa che se tirava l’industriale si sarebbe dichiarato capo degli industriali!! Come mai non lo ha affermato negli anni settanta-ottanta quando i contadini facevano schifo.

      I contadini, se si intende coloro che lavorano la terra e nella forma più evoluta seguono tutti i passaggi, dal campo alla trasformazione fino alla vendita ed anche alla comunicazione, ce sono e come!! Ma anche se ce ne fosse rimasto uno solo, non vedo perchè tu ti debba impossessare del suo status per i tuoi interessi.

      Poi se vuoi riconoscerli, quando ci parli guardali le mani, quelle non mentono!!

  10. Fabrizio pagliardi Fabrizio pagliardi commenta:

    Nelle nuvole grazie!!! Avrei perso un sacco di tempo senza essere chiaro come lo sei stata tu. Devo solo aggiungere che la frase “io sono un contadino” detta da alcuni figli di papa’ con la vigna come regalo di laurea, o con la scelta agricola figlia di una visione radicalchic della vita mi urta molto di più, che detta da un frescobaldi. Per altro contesto la scelta del termine industriale legato alla viticoltura di qualità, dove ” di qualità ” va letto in modo intelligente e non polemico. Il mito del contadino per altro non mi appartiene.

    • silvana biasutti silvana biasutti risponde:

      Autentici contadini – perché hanno acquistato un pezzo di terra, o l’hanno avuto in eredità – che lavorano quotidianamente nel campo, con passione e con voglia di offrire prodotti che assomigliano a un’idea che hanno in testa, non hanno niente a che fare con i radicalchic d’antan.

      Ce ne sono tanti, diversi tra di loro – per cultura, provenienza e motivazioni – ma hanno un dato in comune: con il loro lavoro ci campano e hanno imparato (stanno imparando) ad accontentarsi, non pensano di diventare “grandi” o di “fare il business”; hanno un’idea del mercato selettiva e contemporanea, senza snobismi. E non vanno declamando di essere dei contadini: lo sono. Sono un piccolo cluster nel mondo dei produttori, senza altra pretesa se non quella di fare un buon vino, possibilmente più che buono; e il loro lavoro comincia ad essere apprezzato.

      Bisogna poi mettersi d’accordo anche sull’accezione della parola “contadino”. Perché si può lavorare la terra e sporcarsi le mani (facendo i contadini) ed essere laureati; conoscere il mondo e qualche lingua o avere un blog, ed essere a pieno titolo un contadino (o un vigneron, come dice di sé il Barone citato da Nelle Nuvole).

      Ma un nobile fiorentino che si gabella per contadino è quanto meno stravagante.

  11. Fabrizio pagliardi Fabrizio pagliardi commenta:

    Per me contadino e’ qualcosa di più che uno che si sporca le mani. Per me contadino e’ una aggettivo positivo che non può essere sminuito in un modo di comportarsi. Contadino e’ portatore di una cultura e di un saper fare per certi versi arcaici che sono tramandati attraverso i gesti quotidiani della famiglia e della campagna. Non mitizzo la figura. Ma neanche la sminuisco fino ad accettare che uno si compri un pezzo di terra e si trasformi in un contadino. E’ un agricoltore il che e’ ben diverso. Vigneron e’ viticoltore non contadino vignerons lo accetto contadino no.

  12. Luciano Ciolfi commenta:

    Fabrizio, contadino e’ chi sporca le mani lavorando la terra, come prima cosa! No che la guarda dalla terrazza!

    Viticoltore e’ colui che coltiva la vigna e credimi che anche in questo caso le mani servono molto.

    Perciò le due figure possono coincidere

  13. Fabrizio pagliardi Fabrizio pagliardi commenta:

    Per me contadini si nasce e non si diventa. O lo si diventa ma dopo una vita. Sporcarsi le mani, non basta. Se ti sporchi le mani puoi essere un agricoltore. Ma sono l’unico che distingue il mestiere dell’agricoltore dal contadino che e’ per me ben altra cosa??

  14. Fabrizio pagliardi Fabrizio pagliardi commenta:

    Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l’antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee. Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico……. Levi lo spiega meglio

  15. Edoardo Edoardo commenta:

    Ricordiamoci anche che se il vino fosse rimasto “quello dei contadini”, non saremmo qui a parlarne. Per fortuna si è evoluto! Il contadino oggilo riconosci dal fatto che ancora distingue il vinobuono da quello non buono a seconda del grado alcolico…

  16. Luciano Ciolfi commenta:

    @Edoardo, avrà mica inteso questo il marchese quando si e’ definito contadino……

    Dopo tutte questi commenti forse il più azzeccato e’ il primo

    Alessandro Bandini
    1 day ago
    Come cambia il mondo…una 30ina di anni fa prendevamo sempre in giro un compagno di scuola figlio di contadini(stupidità preadolescenziale) e lui si difendeva dicendo che il babbo era “imprenditore agricolo”. Adesso invece i marchesi fanno a gara per diventare contadini. Quando la cacca avrà valore, i poveri nasceranno senza culo.

    • silvana biasutti silvana biasutti risponde:

      Caro Luciano – da contadino verace quale sei, o se preferisci, da coltivatore diretto, o se preferisci da vigneron o vignaiolo (oppure agricoltore!) – hai indicato il punto.
      Non ho mai sentito uno di voi – agricolae – definirsi ‘contadino’, ma lo siete a pieno titolo.

  17. davide bonucci davide bonucci commenta:

    Fiorenzo for President! :-D
    Le parole sono importanti e un contadino lo riconosci dal fango nelle scarpe che ha dalla mattina alle 5 fino alla sera alle 20.
    La distinzione tra contadino e agricoltore la trovo abbastanza capziosa, se ragioniamo del presente. Lavorare in campagna è faticoso e nel 95% dei casi poco remunerativo (possiamo anche dire in pareggio o a rimessa, ultimamente). Avere il coraggio, la necessità fisica, l’ambizione, la voglia di lavorare la terra non è per tutti e di solito è un bisogno della donna e dell’uomo maturi. Delle volte è una scelta obbligata, sempre più di rado, per fortuna. Delle volte è un bisogno di un ritorno alla semplicità. Non ne farei un ragionamento di principi, però se uno è imprenditore agricolo deve giustamente dedicarsi soprattutto al marketing, alle scelte di bilancio, alla logistica e poco alla terra in senso stretto.
    Rispetto per chiunque abbia davvero voglia di lavorare la terra, passando ore e ore sul trattore. Se poi lo sa fare bene ancora meglio. I contadini oggi sono pochi, ma esistono ancora (per quanto ancora?) e le loro storie non sono mai banali. Rispetto anche per chi decide di investire o continuare ad investire seriamente in campagna, da imprenditore. A patto che abbia coscienza di lavorare in un luogo che è patrimonio di tutti e che propone prodotti che rappresentamo ben più dell’azienda che li produce. Dove le furberie dalle gambe corte (non sto ad elencarle) vanno evitate o ridotte al minimo.

  18. ag ag commenta:

    Chissà domani mattina che fischi alle orecchie…..

  19. Paolo Cianferoni commenta:

    Una precisazione: negli anni settanta, siccome la parola “contadino” era disprezzata, arrivò la definizione di “Coltivatore Diretto”, definizione più garbata e pulita, un po abbandonata in questi ultimi tempi, ma che sicuramente offre una definizione più precisa oggi.
    Anche in inglese si dice “director of cultivation”, mentre la parola “peasent” è disprezzante.
    Un contadino o Coltivatore Diretto è colui che segue una sua beatitudine, una chiamata interna che proviene dal profondo di se stessi…
    ( http://www.caparsa.it/getunstuck.htm )

  20. Vinogodi Vinogodi commenta:

    … abbiamo un Presidente del Consiglio multimiliardario proprietario di tutto “Operaio” , non capisco tanto clamore per un Marchese latifondista “contadino” . Diciamo che sporcarsi le mani non è condizione né necessaria , né sufficiente . I ginecologi , guanti in lattice permettendo , dovrebbero essere tutti iscritti alla confagricoltura…

  21. ag ag commenta:

    Chissà che fanno stamani i contadini blasonati

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  • ag: Chissà che fanno stamani i contadini blasonati
  • Vinogodi: ... abbiamo un Presidente del Consiglio multimiliardario proprietario
  • Nicoletta: Grande Luca. :D
  • silvana biasutti: Caro Luciano - da contadino verace quale sei,
  • Paolo Cianferoni: Una precisazione: negli anni settanta, siccome la parola